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Full text of "Raccolta di viaggi dalla scoperta del nuovo continente fino a'di nostri"

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RACCOLTI  DI  \\m\ 


TIII. 


I 


RACCOLTA 

DI   VIAGGI 


DIL  NUOVO  GONTIIIIIITI 

FINO  A' ni  NOSTRI 

DA    F.C.  HAEMOCCHI 

Toh.  Vili. 


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VIAGGI 


IN     ASIA 


toH.  3. 


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VIAGGI 


DI 


ESSANDRO    BURNES 


PARTE    II. 

aUOOHTIlHB 

LA  DB8CR1ZI0NB  DI  UN  VIAGGIO 

DA  DEUU  A  LAHORA  CABUL  KHUNDUZ  BALKH  fi  BUKHARA 
e  NEUA  TURGOMANU  NEL  KHORASAN 

EP  IN  PERSIA 


PAIMA  VBUIONB  ITAUANA 


TIPOGRAFIA  GIACUETTI 
1843 


"ymam-^  BEh^-vmm^. 


.xCttlH/i.)    ir,    ,>,    »i.j,ov/.    i>i„.,NK    „ 


I      Ulti.»    otii     SU)   %|.\ui|0   Kvii.M,! 


VIAGGI 


DI 


ALESSANDRO    BURNES 


PARTE    II. 

aUOCNITlBlll 

LA  DBSCRIZIONB  DI  UN  VIAGGIO 

DA  DELHJ  A  UHORA  GABUL  KHUNDUZ  BALKH  fi  BUKHARA 
e  NELLA  TURGOMANIA  NEL  KHORASAN 

EP  IN  PERSIA 


PAIMA  VBUIOrnt  ITALIANA 


TIPOGRAFIA  GIACUETTI 
1843 


L'AUTORE 


L  felice  esito  del  mio  viag* 
gio  dalla  foce  dell'Indo  a 
Bon,uy  Li^liora ,  e  la  rivelazione  di 

popoli  infin' allora  quasi  sconosciuti,  risve- 
gliaron  con  forza  più  viva  un  desiderio  che 
sempre  aveva  nudrito,  quello  cioè  di  percor- 
rer nuove  regioni ,  e  visitar  le  contrade  dal 
Macedone  Conquistatore  negli  antichi  tem- 
pi attraversate.  Io  era  il  primp  Europeo  che 


VIU. 


*«  10  e« 
avesse  in  tempi  moderni  risalito  l'Indo^  una 
peregrinazione  al  di  là  di  questo  fiume  ^  in 
paesi  che  furono  il  teatro  di  straordinari  av- 
venimenti, la  lettura  de' quali  aveva  fatto  le 
delizie  della  mia  verde  età,  era  divenuta  il 
sogno  continuo  della  mia  mente. 

Lord  Guglielmo  Bentink ,  governator  del- 
l'India,  che  andai  a  trovare  a  Simla  nei  mon- 
ti Uimalaya ,  siccome  ho  detto  alla  fine  del 
mio  viaggio  a  Lahora ,  diede  la  più  incorag- 
giante approvazione  al  mio  progetto .  Egli 
pensò ,  che  la  cognizione  dello  stato  delle  con- 
trade che  io  percorrer  voleva,  non  potesse 
essere  che  di  grande  utilità  pel  Governo  Bri- 
taftiìico^  oltre  ad  «Itri  vantaggi  che  da  simile 
uitra^endiiiiento  emerger  dovevano . 

Lo  risehiosa  natura  di  questa  spedizione 
ed  U  miglior  modo  per  esegnu-h^  richiede- 
vaso  ponderate  considerazioni.  Sarebbe  sta* 
ta  €fi4r«Biai)(ieQte  impriidente  e  repi^QBsibil  co- 
sa ,  peoelrare  nelle  contrade  situai  tra  i'  In  - 
dia  e  l'Ew'efia  col  prelesto  che  wi  aveva  sern- 
io  a  navi^r  suU'  lodo  e  pei  suoi  affloenli ,  in 


•  • 


•  « 


•»  11 


cpialità  d'age«(e  «ocredilato  del  Governo  Bri- 
tannico^  per  cui,  siqcooK  io  stesso  aveva  sug- 
gerito^ fui  invitato  a  viaggiare  cene  sempU** 
ce  particolare  • 

Ritornando  in  Suropa^  ricevei  i  passapor^ 
ti  come  capitano  mII'  esercito  brftaanico  ^  in 
francese ,  in  inglese  ed  in  pecsiano.  Essi  eran 
concepiti  in  termini  da  far  conoscere  la  mia 
vera  qualità^  e  nel  tempo  stesso  mostravano 
che  il  governo  prendeva  molto  interesse  per- 
cbè  fossi  coBveoieHteineiile  trattato . 

Furono  abbandonali  aUa  mia  direaione  tutti 
gli  altri  aggiustamenti  relativi  al  mio  viaggio. 
U  governator  generala  approvò  la  scella  che 
io  aveva  fatto  ckl  JUclue^  il  quale  aveva^ 
mi  precedentemente  accompagnato  nel  mio 
viaggio  a  Lahqra  ^  questo  giovine  ufficiale  era 
contentissimo  d'associarci  un'altra  volta  ai 
miei  lavori,  ed  eravamo  alla  vigilia  della  par* 
tenea  qufiiido  fu:  dal  governo  richii^mato  a 
Bombay.  Pensando  allora  che  sarebbe  stato  be^ 
ne  rimpia2;zarlo  con  un  perito  nell'arte  medi- 
ca v  la  cui  qualità  io  presumeva  potosse  molto 


■1  ■■ — I  11  «I» 


•s  12  e« 
facilitare  il  nostro  viaggio  ne' paesi  che  dove- 
amo  visitare,  riuscii  a  persuadere  Giacomo 
Gerard ,  chirurgo  nel!'  armata  del  Bengala ,  a 
venir  meco^  egli  avea  passato  la  maggior 
parte  della  sua  vita  nelF  India  esplorando  la 
regione  deU'  Himalaya  j  ed  era  di  più  domi- 
nato dalla  passione  pe'  viaggi . 

Mohammed  Ali,  l'ingegnere  indiano  che 
aveva  diritto  a  tutta  la  mia  confidenza,  per  la 
sua  condotta,  per  la  sua  fedeltà  e  pel  suo  at- 
taccamento dimostrato  in  molte  critiche  occa- 
sioni  del  mio  viaggio  a  Lahora ,  acconsenti  di 
essermi  nuovamente  compagno . 

Ora  ho  a  deplorar  col  più  sincero  dolore  la 
morte  di  quest'  uomo  benemerito  ^  dopo  ave- 
re traversato  incolumo  i  deserti  del  Turke- 
stan e  la  Persia,  e  dopo  aver  fatto  meco  il  tra- 
gitto da  Bender  Buscir  a  Bombay,  mentre 
tornavamo  insieme  a  Calcutta  fu  attaccato  dal 
cholera  morbus  a  Vellor ,  citta  del  .Carnatic . 
Un  governo  generoso  non  potea  obliare  il 
euo  merito  *,  egli  ha  concesso  una  convenevol 
pensione  alla  vedova  di  lui ,  ha  provveduto  al 


I 


13 

mantenimento  della  sua  famiglia,  e  quando 
i  figli  saran  pervenuti  all'età  richiesta,  li  farà 
entrare  al  suo  servìzio .  Questo  tratto  di  be- 
nevolenza non  è  sfuggito  all'attenzione  dei 
compatriotti  di  Mohammed  Ali:  ho  vedu- 
to ,  che  una  gazzetta  del  Bengala  di  cui  è  edi- 
tore un  indiano  ne  fa  menzione,  ed  invita  gli 
abitanti  di  questa  contrada  dell' India  a  seguir 
l'esempio  di  Mohammed  Ali,  e  dimostrare,  che 
per  gì' intellettuali  progressi  i  Bengalesi  non 
vonno  rimanere  indietro  a  quelli  di  Bombay  . 
Condussi  pur  meco  Mohun  Lai,  giovine  di 
Gasmira ,  che  sapeva  l' inglese  e  doveva  aiu- 
tarmi nella  mia  corrispondenza  epistolare  in 
persiano,  le  cui  forme  compongono  una  scien- 
za in  Oriente  :  congetturai ,  che  la  sua  gioven- 
tù e  la  sua  religione  mi  preserverebbero  da  un 
real  pericolo,  cioè,  che  non  si  sarebbe  immi- 
schiato in  alcuno  intrigo  cogli  abitanti  de' pae- 
si pei  quali  io  doveva  viaggiare .  Mohun  Lai  e 
Mohammed  Ali  mostraronsi  costantemente  fe- 
deli ed  esatti  nel  disimpegno  de'  loro  doveri , 
ed  intieramente  devoti  a'nostri  interessi  :  egli- 


oa  14  K« 


no  potevano  ^  essendo  Asiatici ,  separarsi  da 
noi  ogni  volta  che  le  circostanse  io  esigesse- 
ro :  pel  quale  artifizio  di  diminuire  opportu*- 
namente  il  numero  degli  uomini  del  nostro 
seguito^  potevamo  conservare  il  carattere  di 
viaggiatori  poveri,  qualità  cbe  ho  sempre  con- 
siderato come  la  nostra  migliore  salvaguardia. 
Noi  licenziammo  tutti  gH  altri  servitori  india*- 
ni,  tranne  due  :  Ghulam  Uusn  ^  il  quale  ha  dì- 
ritto  all'eterna  mia  riconowenza  pelle  fa- 
tiche e  le  pene  che  ha  sofferto  per  me,  e 
perchè  è  tuttora  mio  fedel  servitore^  e  Soli- 
mano, mio  domestico,  Afghano  nato  a  Pei- 
sciaver . 

Dal  momento  in  cui  mi  risolvei  d'attraver- 
sare  i  paesi  situati  fra  V  India  ed  il  mar  Ca- 
spio ,  decisi  di  conservare  dovunque  il  nome 
d'Europeo,  adattandomi  però  sempre  alla  me- 
glio, per  gli  abiti ,  pe'  modi  e  per  le  abitudi- 
ni, agli  usi  degli  uomini  co'quali  veniva  in  con- 
tatto .  Il  fatto  ha  provalo  la  savies^a  di  que- 
sto consiglio  j  sebbene  il  carattere  d' Europeo 
nel  quale  proseguiva  a  mantenermi,  ci  susci -> 


o«  15  »« 

(a6$e  di  tanto  in  tanto  alcune  difficollà -,  io 
non  pr6si  questa  risoluzione  se  non  perchè  di- 
sperava di  poter  sostener  con  disinvoltura  la 
parte  d'Asiatico,  e  perchè  aveva  osservato, 
che  niun  viaggiatore  europeo  p(4è  pellegrina- 
re per  queste  contrade  senza  svegliar  de' so* 
spetti ,  e  senxa  finire  per  essere  scoperto .  La 
lunga  frequenza  cogli  Asiatici  mi  aveva  pro- 
curato ima  certa  cognizione  del  loro  caratte- 
re^ e  possedeva  nel  tenpo  stesso  bastanti  stu- 
di per  correttamente  parlare  la  lingua  persia- 
na ,  che  è  la  lingua  dèi  pellegrini  trai  popoli 
che  io  doveva  incontrare.  INon  esitai  dun- 
que a  comparir  fra  essi  vestito  alla  lor  fog- 
gia^ e  palesar  che  era  straniero . 

Dietro  i  ragguagli  da  me  raccolti ,  non  mi 
parve  che  vi  fosser  giusti  motivi  per  temer  al- 
cun insulto  od  alcun  personale  pericolo^  ma 
non  ritrassi  molta  consolazione  dai  miei  amici 
dell' India ,  che  mi  ricordaron  la  sorte  de' no- 
stri predecessori ,  e  specialmente  quella  dello 
sventurato  Moorcroft  e  dei  suoi  compagni ,  e 
vaticinaronmi  le  stesse  sciagure  siccome  ine- 


•a  16  e« 
\  itabilì .  Io  spero  frattanto ,  che  il  fausto  esito 
di  questo  viaggio  darà  più  favorevole  idea  del 
carattere  degli  Asiatici,  ed  ecciterà  altri  Euro- 
pei  a  visitare  e  percorrere  le  regioni  dell'  A- 
sia  eh'  io  vidi ,  lo  che  riguarderei  come  la 
migliore  mia  ricompensa . 

Tale  è  il  minuto  racconto  delle  circostanze 
che  mi  han  guidato  in  queste  contrade. 

Il  Gerard,  che  mi  ha  accompagnato ,  ora  è 
direttore  in  Inghilterra,  e  parteciperà  del- 
l' approvazione ,  che ,  forse  con  troppa  libe- 
ralità, è  stata  benevolmente  concessa  a' miei 
lavori . 


Alessandro  Burnes 


Londra,  ìSZh. 


■  ^  ■  0mm^^ 


É 


QUESTI 

VIAGGI 

SOVO  9S9IGATI 

ALL' OIOBKVOI.ISS1«0 

GUGLIELMO  GATENDISH  BENTING& 

G.  G.  B. 

GOVBRNATOU!  GENERALE  DELL'INMA 
ECC.    ECC.   ECC. 

sotto  ^i  auspici  del  quale 

furono    intrapresi    ed    e&eguiii 

dal  suo  obbedientissimo  e  fedel  cervo 


▼III. 


^ 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO    PRIMO 

PARTB7IZA  DA  DBLUI  —  VEDUTA  DBLL'  HIMALAVA  —IL 
SBTLBIMSB  —  ALTARI  D*  ALESSANDRO --  INGRESSO  NBL 
PBNIMSIAB  — IL  MANDOIA— ANTICHI  CANALI— PATTI  — 
CASTELLO  D*UN  CAPO  SEIKO  —  LAHORA  —  VISITA  AL 
HAHARAD«IA*H  —  SUO  CAMPO  —  CONVBRSAZIONB  CON 
QUESTO  PRINCIPE— CACCIA —RITORNO  A  LAHORA- 
FESTA  DELLA  PRIMAVERA  — SERVIGI  RESI  DALL'  AL- 
LARD  E  DAL  COURT  —  UDIENZA  DI  CONGEDO  —  ISTRU- 
ZIONI DEL  COURT  « 


LAHORA 


LLA  fine  di  diconbre  del  1831  ^ 
ebbi  l'onore  d'ottenere  la  finale 
Odia  approvaiioDe  dal  goveroator  gè* 

nenie  delle  Indie ,  onde  percorrete  V  Ària  Centrale.  Il  dì 
23  di  quel  mese  ei  mi  riniee  i  miei  passaporti  ^  e  partii 
da  DoDii  per  Lodiana  9  solla  frontiera  ^  ov'ebbl  il  piacere 
di  raggiognere  il  mio  compagno  di  Tiaggio  Giacomo  Gè» 
raid^  cbirargo  dell'esercito  dal  Bengala.  U eapilaoo  €«  M. 
Wade  9  agente  politico  in  qnefia  città ,  che  i^  aveva  già 
vednloa  Lahora,  ci  colmò  con  ogni  dimostraiione  d'at* 


22  BURHB8 


tenzioni  e  di  bontà,  per  il  che  gì ien' esprimo  la  mia  più 
viva  gratitudine.  GF Inglesi,  che  compongon  la  società  di 
questa  stazione,  chy  è  la  più  remota  deU' India  Britannica, 
dimostraronci  un  fnteresse  veramente  tenero^  ci  conge- 
dammo da  loro  in  amichevole  banchetto,  il  2  gennaio  1832, 
e  rindomani  dicemmo  per  lungo  tempo  addio  a  riunioni  di 
questo  genere,  inoltrandoci  nelle  solitudini  del  deserto 
delP  India .  Noi  prendemmo  la  via  che  costeggia  la  sinistra 
riva  del  Setledge,  fino  alla  sua  confluenza  col  Beyah. 

Oltre  al  Gerard,  io  aveva  meco  Mohammed  Ali,  inge- 
gnere nato  nel  paese  ed  aggregato  al  servizio  della  Compa- 
gnia delle  Indie  ;  e  Mohun  Lai ,  giovine  Casmirano ,  edu- 
cato nell^  istituto  inglese  di  Delhi,  che  doveva  aiutarmi  per 
la  mia  corrispondenza  epistolare  in  persiano.  Di  tutti  i  miei 
domestici  indiani  non  ritenni  che  Ghulam  Husn ,  uomo  di 
sperimentata  fedeltà  ;  e  condussi  pure  Solimano  altro  mio 
domestico,  nativo  di  Peisciaver  nelP Afghanistan. 

Prima  d' oltrepassare  i  limiti  delF  India  Britannica ,  era 
necessaria  e  prudente  cosa  ottener  dal  maharadgiàh  Rend- 
git  Sing,  sovrano  del  Pendgiab,  il  permesso  d'entrare 
ne^  suoi  stati .  Mi  fu  dato  ad  intendere,  che  una  dimanda 
indirizzata  in  mio  nome  particolare  sarebbe  per  ogni  ri- 
guardo  preferìbile  ad  una  lettera  officiale  del  nostro  gover- 
no, poiché  la  tanto  benevola  accoglienza  fattami  da  questo 
principe  nel  mio  primo  viaggio,  dovea  farmi  sperare  una 
pronta  e  favorevole  risposta;  Io  dunque  gli  scrissi^  per  sol- 
lecitar la  facoltà  di  penetrar  nuovamente  ne^  suoi  slati  ^ 
gli  esposi  brevemente  l'oggetto  che  io  aveva  in  vista ,  e 
mi  rallegrai  di  dover  di  nuovo  attraversare  il  territorio  di 
cosi  cordiale  alleato.  Impiegando  il  vero  siile  dell'  iperbole 
orientale,  protestai  al  maharadgiàh:  •  che  quando  avessi 
•  il  piacere  di  rivederlo ,  me  ne  stimerei  tanto  più  felice, 


i 


VIAGGIO  33 

•  ioqoaotoehè  questa  circostanza  mi  procurerebbe  l' oc- 
»  casioue  di  rioDOfar  le  espreBsioni  della  mia  amicizia  per 

•  un  principe)  le  cui  eminenti  virtù  mi  riempievano  di  ri- 

•  membraiize  .di  perenne  delizia.  » 

AI  termine  di  tre  giorni ,  fummo  raggiunti  da  una  pic- 
cola scorta  di  cavalleria  destinata  a  venirci  incontro^  e 
Tufflciale  cbe  la  comandava  recommi  la  risposta  del  ma- 
haradgiàb^  che  ci  attestava  il  piacere  cbe  il  nostro  arrivo 
era  per  procurargli.  Ci  fu  pure  annunziato  che  avremmo 
ricevuto  doni  pecuniari ,  ed  altri  ancora  a  misura  che  ci 
saremmo  inoltrati  ;  ma  perchè  alla  nostra  qualità  di  sem- 
plici viaggiatori  meglio  convenivasi  il  progredir  senza  tan- 
te dimostrazioni  io  urbanamente  li  ricusai .  Siccome  era 
probabile  che  dei  rapporti  alquanto  esagerati  ci  precede- 
rebbero,  io  desiderava  evitar  tutto  ciò  che  di  pompa  e  di 
Casto  avesse  apparenza ,  e  questo  con  tanto  maggior  ragio- 
ne )  che  non  ne  avevamo  alcun  diritto. 

Scendendo  lungo  il  Setledge ,  perdemmo  a  poco  a  poco 
di  vista  i  monti  Himalaya.  Pel  tratto  delle  prime  20  mi- 
glia del  nostro  viaggio  potemmo  scorgerli  in  tutta  la  lor 
magniflcenza ,  datr  apice  alla  base  ricoperti  di  neve  ^  sen- 
za cbe  alcuna  catena  inferiore  ne  celasse  V  aspetto  loro 
maestoso.  Essi  erano  alla  distanza  di  150  miglia,  eja  lor 
cresta  offiriva  cime  sempre  meno  acuminate  verso  levante. 
Le  nevi  che  coprivano  que' culmini  giganteschi  formava- 
no un  sorprendente  contrasto  colla  piacevol  verzura  delle 
pianure  del  Pendgiab  :  per  verità  eran  queste  in  sul  comin- 
ciar del  giorno  9  biancheggianti  dì  brinata,  ma  dessa  alFap* 
parir  de'  primi  raggi  del  sole  dissipa  vasi  ;  le  quali  alterna- 
tive  di  caldo  e  di  freddo,  indurivano  la  superficie  della 
terra  e  la  vestivano  dì  si  bel  verde,  quale  non  vedesi  so- 
vento  nelle  contrade  fra  i  tropici  stessi  collocate. 


34  BUEHBS 

Noi  pMsammo  davanti  ad  inomiierevoli  viliaggf^  fSUdiri* 
cali  galle  rive  del  Selledge:  le  case  aveTano  i  tetti  piani  io 
guisa  di  terrane,  ed  erano  fatte  di  mattoni  diMeecati  al  so- 
le che  riempivano  un  intelàiatara  di  legno:  avevan  Paria 
d'esser  pulite  e  eomode  ed  i  paesani  parevano  ben  vestiti 
e  feilei.  La  popolazione  si  eompone  di  Dgiati,  tanto  brami- 
nisCi  cbe  musulmani,  e  di  alcuni  Seiki.  Tutti  i  settatori 
deir  islamismo,  lo  fnron  prima  del  brahmanismo;  ed  è 
cosa  realmMte  notabile ,  che  la  prima  di  queste  religioni 
predomini  suDa  riva  meridionale ,  ove,  a  cagien  delia  vi- 
cinanza del  mondo  brahminieo,  si  sarebbe  creduto  dover 
trovar  de' proseliti  di  questa  credenza.  —  Nelle  parti  supe- 
riori del  corso  del  Setledge ,  presso  Lodiana ,  gli  abitanti 
sono  esclusivamente  agricoltori;  ma  al  disotto  del  confluen- 
te di  questo  fiume  e  del  Beyah ,  la  popolazione  ha  abitu- 
dini depredatrici .  Essa  è  conosciuta  sotto  i  nomi  di  Do- 
gur ,  Dgeltnairi ,  Salairi ,  etc. ,  e  sotto  la  denominazione 
generale  di  Baat^  queste  genti  stanno  tra  loro  in  etema 
contesa  • 

Nelle  regioni  coltivate ,  questo  paese  rassembra  ad  im- 
mensa pianura  ;  è  privo  affatto  di  macchie,  ed  alcuni  cam- 
pi di  grano  hanno  un'  estensione  di  parecchie  miglia  sen* 
za  che  siavi  neppure  una  siepe .  Quivi  non  si  annaffiano 
i  campi ,  quantunque  Pacqua  non  sia  che  a  20  piedi  dalla 
superficie  del  suolo;  né  si  vedon  alberi  se  non  nelle  vici- 
nanze de'  villaggi . 

Son  tanto  rare  le  legna  per  far  fuoco ,  che  dappertutto 
vi  si  supplisce  collo  sterco  di  vacca ,  che  ammontano  do*        | 
pò  d'averlo  fatto  seccare:  il  fuoco  che  se  ne  ottiene  span- 
de calore  si  forte ,  che  queste  genti  non  bau  motivo  di 
rammaricarsi  del  difetto  d' altra  materia  combustibile . 


VIAGGIO  t5 

La  contrada  situata  al  disotto  della  striscia  che  con- 
tonia  il  Setledge,  è  conosciuta  sotto  al  nome  di  Jtfa/iia; 
il  terreno  ed  il  clima  vi  sono  egualmente  asciutti  ;  essa 
produce  del  gram  e  delPorzo^  come  pure  del  badjri  (hol^ 
eu8  spicaius)  e  del  mai.  Queste  biade  sono  spedite  nel 
Pendgiab  • 

Dopo  aver  percorso  50  miglia  da  Lodiana,  ci  attendam- 
mo  ad  Bari,  sulle  rive  del  Beyah,  al  disotto  del  suo  con- 
fluente col  Setledge.  Tutte  le  nostre  carte  rappresentano 
questa  confluenza  come  situata  ad  una  cinquantina  di  miglia 
più  in  basso  ;  ma  par  che  ciò  non  succedesse  che  ad  un'epop- 
ea remotissima  •  Queste  due  fiumane  insieme  riunite  for- 
mano un  bel  fiume,  che  non  è  in  alcun  punto  guadabile  ed 
ha  una  larghezza  di  825  piedi  :  quella  del  canale  attuale 
sorpassa  un  miglio  e  mezzo  ;  la  sponda  alta  è  a  destra  : 
r  acqua  scorreva  con  una  celerità  di  due  miglia  ed  un 
quarto  per  ora  ;  essa  era  in  quel  momento  perfettamente 
chiara ,  e  non  aveva  queir  apparenza  sudicia  e  fangosa  di 
un  fiume  gonQ;ito  da'  torrenti  delle  montagne.  La  sua  pro- 
fondità non  eccedeva  i  12  piedi  dacché  era  rientrata  nel 
suo  letto  d'estate  per  esser  cessato  Io  scioglimento  delle  ne- 
vi ÀuUe  montagne .  La  temperatura  dell'acqua  era  di  57® 
(  11''  10  ) ,  cioè  6»  meno  di  quella  dell'aria.  Gli  abitanti 
ci  raccontarono ,  che  50  anni  indietro  il  Setledge  era  stato 
chiuso  nelle  montagne  da  una  collina  caduta  a  traverso  al 
suo  letto  :  dopo  essere  stato  così  trattenuto  per  alcune  set- 
timane ,  si  aprì  finalmente  una  via  sforzando  gli  ostacoli 
che  Io  arrestavano,  e  cagionò  molte  rovine.  Otto  anni  fa 
un  accidente  consimile  intravenne  al  Ravi;  ma  non  ne  ac- 
caddero che  pochi  danni,  e  i  timori  degli  abitanti  delle 
sue  rive  non  furono  eccitati  se  non  dal  color  nero  che  a- 
vevan  preso  le  sue  acque,  dopo  aver  fatto  irruzione  attra- 


vui. 


BURlfBS 

▼erso  alle  terre  che  ne  oitruivaiio  il  corso.  D  Setledge  ha 
cambiato  il  suo  corso  in  un'epoca  poco  remota,  portando 
via  alcuni  villaggi  che  gli  si  pararon  dinanzi.  Le  sue  spon- 
de sono  argillose  e  cadono  in  ruina ,  poiché  sono  facilmen- 
te erose  dall^aciiua.  Presso  l^attoal  confluente ,  noi  traver- 
sammo il  Ietto  asciutto  del  Setledge,  il  quale,  secondo  la 
tradizione,  eoùgiungevasi  anticamente  celBeyaha  Firu- 
zpor.  Lo  spazio  compreso  fra  i  due  alvei,  T antico  ed  il 
moderno ,  ha  un  estensione  da  12  a  lo  miglia  per  traver- 
so  ,  ed  è  intaeraBiente  nodo  d' alberi  e  coperto  d' lin  pin- 
gue terriccio  depositalo  dalle  acque  • 

In  nii  paese  sottoposto  a  sì  forti  cambiamenti,  come  di- 
scernere la  corrispondenza  Ira  la  topografia  de^  tempi  an- 
tichi con  quella  dei  tempi  moderni?  Eravam  frattanto  Delle 
vicinanze  degli  altari  d' Alessandro,  e  se  inutilmente  cer- 
cammo gli  avanzi  di  que'  monumenti  delF  inumalo  Jfoce- 
done ,  non  fu  però  senza  ardore  né  senza  entusiasmo*  Al- 
lorché r  esercito  d* Alessandro  si  ammutinò  sulle  rive  del- 
VHyphasùy  quel  principe  tragittò  questo  fipme,  ed  innakò 
dodici  altari  di  colossali  dimensioni  onde  segnare  il  limi- 
te e  la  gloria  deUa  sua  spedizione.  U  Renoel  ha  colloca- 
to la  posizione  di  que'  monumenti  fra  il  Beyab  ed  il  Set- 
ledge; ma  Topinione  di  questo  gran  geografo  non  é  ap- 
poggiata dagP istorici  d'Alessandro:  eglino  non  fanno 
neppur  menzione  del  Setledge,  e'I  deserto  che  accenna- 
no situato  al  di  là  deir  Byphoiis ,  non  può  esser  real- 
mente che  il  paese  il  quale  trovasi  al  di  là  di  quel  fiume 
inferiormente  al  suo  confluente  col  Setledge,  poiché  questo 
deserto  vi  si  riscontra  ancora  :  né  par  probabile,  ehe  Ales- 
saudro  avesse  voluto  erigere  un  trofeo  delle  sue  conqui- 
ste, in  un  punto  ove  una  fiumana  poco  considerevole  e 
guadabile  lo  separava  dall'India •  Noi  vagammo  per  al- 


VIAGGIO  S7 

cuoi  giorni  9  ed  esteodemmo  ia  ogni  senso  le  nostre  ricer- 
che: avendo  varcato  il  Setledge ,  trovammo ,  al  panto  del 
SQO  confluente  col  Beyah  alcune  rovine  di  edifizi  di  pie* 
coli  mattoni  denominale  Andrtsa^  ciocché  ha  del  greco; 
ma  esse  son  di  costruzione  musulmana  . 

CMmbarcammo  allora  sul  Beyab  ed  oltrepassammo  il 
confluente,  ove  le  acque  de' due  fiumi,  dopo  essersi  riu* 
Dite  senza  romore ,  seguitano  a  scorrer  dolcemente .  Fra 
tatti  e  due  hanno  una  larghezza  di  600  piedi  ;  ma  il  Se- 
tledge svolge  il  pili  coosiderevoi  volume  d'acqua.  Poca 
speranza  di  felice  successo  ci  animava  a  proseguir  le  no- 
stre investigazioni  intorno  a  questi  avanzi  d^  antichità , 
poiché  gli  abitanti  non  avevan  ricordanza  che  si  fosse  mai 
veduto  tra  loro  neppur  un  Europeo  •  Frattanto ,  costatare 
i  luoghi  ove  gli  altari  non  esistono,  è  un  avvicins^rpi  alla 
scoperta  de^  medesimi ,  e  se  inseguito  alcune  tracce  se  ne 
incontreranno,  ciò  sarà  probabilmente  più  basso,  e  sulla 
riva  sinistra  del  fiume  formato  dalla  riunione  del  Beyah  e 
del  Setledge ,  che  chiamasi  Gorra  • 

Non  debb' omettere  qui  d'avvertire,  che  a  una  doz- 
zina di  miglia  da  Lodiana  ci  fu  parlato  delle  rovine  di 
Tihara ,  sulla  sinistra  riva  del  Setledge ,  le  quali  da  circa 
aoa  trentina  d' anni  erano  state  divelto  dalle  acque  di 
qaesto  fiume .  Trovansi  ancora  in  quel  sito  mattoni  cotti 
di  grande  dimensione  e  di  particolar  forma ,  che  forse 
appartennero  a  qualche  antico  edifizio  •  Se  gli  altari  fos- 
ser  quivi,  la  mia  supposizione  allora  sarebbe  erronea. 

Udì  11  traghettammo  il  Setledge  sulle  chiatte  ad  Ha* 
ri  ka  Pattan ,  ove  sbarcammo  nel  Pendgiab  :  vi  son  23 
chiatte  in  questo  luogo  di  passo ,  che  è  difeso  da  400 
cavalieri ,  ivi  appostati  dal  sovrano  del  paese  per  impedire 
che  i  fanatici  della  religione  de'  Seiki  non  passino  sul  ter. 


tt  BURNBS 

ritorio  britannico.  Fummo  circondati  entrando  nel  vil- 
laggio da  una  turba  di  donne  e  di  fanciulle,  cbe  celebrarono 
il  nostro  arrivo  con  de^canti  ;  eran  povere  genti  della  classe 
agricola,  cbe  naturalmente  aspettansl  una  mercede  ;  ma 
quest'  usanza  ba  qualche  cosa  cbe  piace . 

I  fanciulli  del  villaggio  eglino  pure  si  erano  radunati  per 
appagar  la  loro  curiosità:  avvicinandoci  a  loro,  essi  stet- 
tero in  silenzio  guardandoci  attentamente  ;  ma  appena  fum* 
mo  passati,  cominciarono  a  correre,  a  fare  scrosci  di 
risa,  salti  e  capitomboli  con  tanto  strepito  e  con  tanto 
clamore ,  cbe  il  comandante  ed  i  soldati  dovettero  accor- 
rere per  rimettere  V  ordine  in  quella  marmaglia  di  bertuc- 
cioni • 

Appena  ponemmo  il  piede  sulle  terre  del  Pendgiab, 
un  serdar  o  capo  chiamato  Sciam  Sing ,  venne  da  parte 
del  suo  sovrano  ad  incontrarci.  Egli  mi  donò  un  arco , 
giusta  le  costumanze  de^Seiki,  e  due  borse  piene  di 
denaro;  queste  io  non  ricevei,  essendo  abbastanza  con- 
tento della  prontezza  con  cui  avevam'^ottenuto  il  permes- 
so di  penetrar  nel  paese  :  di  più ,  desiderava  d^  esser  di- 
spensato della  compagnia  di  questo  personaggio  e  de'  suoi 
cavalieri ,  ma  ciò  fu  impossibile  egli  essendo  stato  spedito 
da  Labora  per  servirci  di  scorta ,  giacché  la  strada ,  per 
quanto  ci  fu  detto,  non  era  per  una  piccola  comitiva  molto 
sicura.  Buon  per  noi  che  non  ci  separammo  da  questo 
capo  !  poiché  avemmo  a  passar  per  un  villaggio  messo  a 
soqquadro  ed  in  poter  de'  fanatici .  Una  schiera  di  500 
cavalli,  che  incontrammo,  era  stata  spedita  per  castigar 
quest^  uomini  •  di  corta  vista  e  di  mal  organizzato  cer- 
vello • ,  siccome  lo  stile  officiale  del  governo  del  Pendgiab 
li  qualificava. 


i 


VIAGGIO  29 

L^  indomani  mattina  cominciammo  il  nostro  viaggio  nel 
Mandgia^  che  è  il  Duab^  o  terreno  compreso  fra  M  Beyah 
ed  il  Bavi  :  questa  è  la  parte  più  elevata  del  Pendgiab , 
air  est  del  Beyah;  fatto  dimostrato,  poiché  la  sponda 
orientale  delP  uno  di  questi  fiumi,  e  la  sponda  occidentale 
dell'altro,  son  tutte  e  due  elevate  :  la  sponda  sinistra  del 
Bavi  è  alta  circa  40  piedi  j  lo  stesso  è  della  sponda  de- 
stra del  Beyah  ;  ed  i  pozzi  son  molto  più  profondi  che  al 
sud  del  Setledge,  non  avendo  quivi  che  26  piedi  di  profon- 
dità mentre  ne  ban  colà  più  di  sessanta .  Il  suolo  k  ar- 
gilla  dura,  compatta  e  a  luoghi  ghiaiosa ,  che  produce  rovi 
ed  altri  arbusti  spinosi,  cbe  gP  indigeni  chiamano  kharil 
(  capparis)e  babul  (mimosa  arabica).  La  coltivazione  di- 
pende dalle  piogge ,  e  T  irrigazione  non  è  in  alcun  modo 
generale;  vi  si  vedono  errare  a  branchi  dé^nilgodi^  specie 
d* antilopi:  gP imperatori  mogoUl,  scorgendo  la  sterilità 
comparativa  di  questa  contrada,  fertilizzaronla  per  mezzo 
di  canali ,  che,  derivati  dal  Bavi ,  congiungevano  questo 
fiume  col  Beyah  ;  si  pub  riconoscere  ancora  un  avanzo  di 
questi  lavori  a  Patti ,  ove  formano  un  angolo  retto  col 
Beyah ,  ma  sono  estratti ,  abbandonati  da  150  anni  a 
questa  parte . 

U  Mandgia  è  celebre  per  la  bravura  de'  suoi  soldati  e 
la  sua  bella  razza  di  cavalli,  per  il  che  la  protezione  d'uo 
governo  gli  sarà  sempre  assicurata . 

La  prima  città  che  incontrammo  fu  Patti ,  la  cui  po- 
polazione è  di  5,000  anime  ;  fu  fabbricata  sotto  il  regno  di 
Akbar ,  come  quella  di  Sultanpur  che  ne  è  poco  distante. 
Le' case  son  di  mattoni,  che  adoperaronsi  anche  per  lastri- 
car le  strade.  Alcuni  lavoranti,  nello  scavare  un  pozzo 
ne  incontrarono  uno  più  antico ,  sul  quale  leggevasi  una 
iscrizione  Indiana,  da  cui,  rilevavasi  essere  stato  costrutto 


j 


39  BURNBS 

da  UD  certo  Àgirlata  9  sai  quale  la  tradìzioae  è  muta .  li  di- 
stretto di  Patti  contò  inaotico  1,360  villaggi  oella  sua  giù* 
risdìzioDe,  e  rendeva  nove  lacche  Ai  rupie  allorché  veniva 
fertilizzato  da  un  canale  . 

Qaivi  noi  visitammo  le  reali  razze  aquine  di  Rendgit 
Sing.  Ci  vedemmo  una  sessantina  di  cavalle  da  far  puledri 
principalmente  della  razza  di  duni ,  di  là  dal  Dgialem  j 
ove  il  paese,  come  il  Mandgia,  è  secco  ed  asciutto.  Que- 
sta aridità,  che  similmente  caratterizza  il  suolo  delP  Ara- 
bia, ove  i  cavalli  vengono  in  tanta  perfezione,  non  ba  elU 
qualche  influsso  sulP  eccellenza  di  questi  animali?  Nudri- 
sconsi  unicamente  d' orzo  e  di  dub ,  specie  di  gramigna 
serpeggiante,  che  è  considerata  come  molto  nutritiva.  1  ca- 
valli di  questa  razza  furono  ultimamente  colpiti  da  una 
epizoozia ,  da  cui  credesi ,  che  un  musulmano ,  che  ri 
siede  in  un  tempio  vicino ,  li  guarisse  ;  il  perchè  i  Seiki 
hanno  ristaurato  in  segoo  di  riconoscenza  questo  santua 
rio,  che  ora  è  un  ediflzio  di  somma  bianchezza,  e  rispien 
de  ai  raggi  del  sole.  Questo  popolo  è  tollerantissimo  in  ma 
teria  di  religione  ;  ed  io  ho  potuto  osservare  che  questa 
virtù  neir  India  è  molto  più  comane  di  quello  che  si  possa 
supporre  :  forse  è  la  superstizione  che  inspira  questo  gene* 
rate  rispetto  per  tutte  le  religiimi  ^  ma  qualunque  sia  la 
causa  di  tal  seotimento,  egli  è  sempre  ragionevole  e  salu- 
tare: furono  i  musulmani  nelle  lor  conquiste  molto  inso- 
lenti senza  dubbio  ;  ma  quali  conquistatori  noi  furono  ? 
A  misura  però  ch'eglino  stabiliroosi  tra  i  popoli  soggioga- 
ti, i  pregiudizi  che  nutrivano  disparvero,  a  mutuo  van- 
taggio  di  loro  stessi  e  de^  loro  dependenti . 

Ricevemmo  il  dì  13  un  messaggio  dall' aca/t,  il  quale 
pochi  giorni  avanti  avea  messo  a  fuoco  un  villaggio,  e  i  di 
cui  atti  di  fanatismo  avean  provocato  V  intervento  del  go- 


VIAGGIO  3t 

Tento:  questo  proscritto,  chiamato  NehnaSiog,  deside- 
rara  farci  una  visita ,  ed  io  aveva  egual  desiderio  d^  udir 
un  81  famoso  personaggio  narrarmi  alcune  delle  sue  av- 
venture. Questi  fanatici  Sciiti  non  riconoscon  superiori , 
e  'I  sovrano  del  paese  non  può  moderare  la  lor  frenesia 
che  a  forza  d^  intrighi  e  di  presenti  ;  essi  camminan  sem- 
pre con  una  spada  nuda  in  mano,  e  senza  riserva  prodi - 
ganoie  loro  ingiurie  a' nobili  come  ad  altre  quiete  persone; 
ma  non  si  limitan  sempre  a  si  poco  pericolose  dimostra- 
zioni 9  poiché  hanno  in  diverse  occasioni  fatto  perfino  dei 
tentativi  contro  la  vita  di  RendgitSing.L*  idea  d^una  con- 
ferenza con  un  tal  personaggio,  cagionava  grand^  inquie- 
tudini a'  nostri  conduttori  ;  eglino  fecer  di  tutto  per  dis- 
suadercene, e  finalmente  riuscirono  a  sventare  i  nostri 
disegni,  facendo  sapere  air aca/t  ch^egli  avrebbe  dovuto 
venire  senza  essere  accompagnato .  Non  volle  piegarsi  a 
questa  condizione,  e  cosi  fummo  frustrati  del  piacer  di 
vedere  un  uomo, che  aveva  sfidato  Tistesso  Bend^^itSing 
a  poche  miglia  di  distanza  dalla  sua  capitale  •  Fummo  dun- 
que obbligati  a  contentarci  deVacconti,  che  su  questo  fre- 
netico Seiko  si  spargevano ,  e  non  potei  discoprir  differen- 
za verun.'i  fra  T  indole  del  fanatismo  del  Pendgiab  e  quello 
degii  altri  paesi .  Questi  acali  o  mhangi  non  sono  numero- 
si, ma  sotto  il  manto  del  lor  carattere  religioso  eglino  com- 
metton  le  violenze  più  ingiuriose.  Nonspiegan  maggiore 
animosità  contro  i  settatori  d^  una  differente  religione  che 
contro  i  Seiki,  e  vorrebbero  aver  Tarla  d^essere  in  guer- 
ra con  tutto  il  genere  umano;  il  lor  fanatismo  confina 
colla  pazzia.  Come  i  musulmani  loro  vicini,  i  Seiki  bau 
molto  deviato  dalla  lor  primitiva  forma  di  fede,  e  la  loro 
differenza  dalle  altre  sette  non  è  fondata  che  sulP  osser- 
vanza d^alcuni  riti .  Un  Seiko  vi  asserirà  che  il  tabacco 


I  ^ 


I  _ 


52 


BCRNES 


è  '1  più  vile  degli  siimolaDti;  Gorù  Goviod  Sing  lo  provò 
mostrando  il  sudiciume  delPioterDO  d^uoa  pipa,  e  lo 
diede  come  esempio  della  corruzione  del  corpo  umano. 
Un  Seiko  mi  disse  un  giorno,  che  li  tabacco  e  le  mo- 
sche eran  le  peggiori  piaghe  di  questo  secolo  degenerato . 

A  mezzo  circa  il  Duab,  trovammo  Pidana,  ove  risie* 
de  il  serdar  Dgiavala  Sing,  uno  de^capi  principali  dei 
Pendgiab.  Egli  era  stato  spedito  da  Labora  per  darci  una 
festa  in  quest^  abitazione  di  sua  famiglia  :  venne  ad  incon- 
trarci alla  distanza  d^nn  miglio,  e  ci  trasmise  una  lettera 
ed  un  arco  con  un  sacchetto  di  denari .  Era  vestito  da  una 
vesta  di  broccato,  e  le  genti  del  suo  seguito  portavan  to- 
nache gialle ,  color  prediletto  de^  Seiki .  Dgiavala  Sing  ha 
fama  di  bravo  soldato,  e  spiega  ne^  suoi  modi  e  nel  suo 
conlegno  una  dolcezza  che  incanta ,  in  un  nomo  il  cui  as- 
petto è  marziale  e  la  statura  di  circa  sei  piedi.  Già  co- 
minciava ad  imbrunire,  quando  egli  conducevaci  al  nostro 
campo,  attraversando  il  suo  castello  fortificato,  che  ci  die- 
de favorevoF  idea  del  soggiorno  d'un  capo  SeijLO.  Sorgeva 
questi  nel  centro  d^un  villaggio  abitato  da' suoi  vassalli  ; 
ed  era  tutto  circondato  da  un  muro  di  terra  e  da  un  es- 
terno fossato:  trovansi  nelP interno  di  questo  recinto  un 
bazar  e  vaste  scuderie  con  molta  regolarità  fal>bricate  . 
Alla  conquista  di  questo  paese,  succeduta  essendo  profon- 
da tranquillità,  i  suoi  capi  bau  volte  le  loro  idee  all' ab- 
bellimento dei  luoghi  di  lor  residenza^  che,  veduti  da  lon- 
tano, hanno  aspetto  rispettabile  ed  imponente,  quantun- 
que inferiore  alle  fortificate  abitazioni  dei  capi  Badgiputi 
del  Marvar  :  queste  abitazioni  sono  costruite  nello  stile 
militare,  di  forma  quadrata  con  alte  mura  e  torriceile . 

Il  nostro  buon  ospite  ci  trattò  con  tanta  generosità ,  che 
ci  trattenemmo  seco  per  due  giorni .  DalPalto  del  suo  ca- 


VIAGGIO  35 

Steno  la  nostra  vista  abbracciava  tutto  il  circostante  pae- 
se, il  quale  è  ricchissimo)  a  causa  della  prossimità  delle 
due  capitali  5  Labora  ed  Amritsir;  ma  il  sodo  frattanto 
H^è  sterile. 

Progredendo  verso  Labora,  entrammo  nella  gran  strada 
costrutta  da  Dgiban  Ghir,  la  quale  anticamente  era  adom- 
brata da  file  d'alberi  e  munita  d'ospi2i  pe^ viaggiatori  e 
di  torrette.  Essa  condaceva  da  Agra  a  Labore  ^  città  del 
gran  Mo;:ol^  è  stata  celebrata  nel  poema  di  Lalla  Rukh  , 
sul  soggetto  della  descrizione  del  regni  corteggio  che  an- 
dava a  Casmira  •  Coir  andar  del  tempo ,  gli  alberi  sono 
scomparsi ,  ma  molte  torrette  e  superbi  ospizi  annunzia- 
no ancora  la  magnificenza  degP  imperatori  mogolli:  offre 
questa  via  un  marciapiede  spazioso  e  frequentato,  né  vi 
si  poteva  camminare  senza  prender  parte  all'  entusiasmo 
che  r  autor  di  Lalla  Rukh  ha  suscitato ,  ed  anche,  dir  po- 
trei ,  soddisfatto  • 

La  mattina  del  17,  entrammo  nelP  imperiale  città  di  La- 
bore ,  che  fu  anticamente  la  rivale  di  Delhi .  Noi  ci  ag- 
girammo fra  le  sue  rovine ,  ed  incontrammo  alla  distan- 
za di  tre  miglia  il  cavaliere  Allard ,  eh'  era  stato  inviato 
per  venire"  incontro  con  due  Indigeni  d' alto  lignaggio  . 
L' ufficiai  francese  era  nella  sua  carrozza  tirata  da  quat- 
tro mule  ;  il  Gerard  ed  io  ci  assidemmo  seco  lui ,  e  fum- 
mo cosi  condotti  air  ospitai  sua  dimora,  ove  prendem- 
mo alloggio  •  Terminala  la  cerimonia  del  ricevimento  di 
diversi  amichevoli  ed  officiali  messaggi  di  Kendgit  Sing, 
i  Seiki  che  avevan  fatto  parte  della  deputazione ,  si  ri- 
tirarono, lasciando  larga  copia  di  frutti  del  Casmira  e 
del  Cabol ,  come  segno  di  benevolenza  del  loro  signore . 
La  sera  ci  fu  inviata  dal  maharadgiafa  una  borsa  di  1,100 
rupie ,  la  quale  ricevemmo  per  non  offendere  il  principe  . 


L 


Vili 


34  BURNES 

ADdammo  il  giorno  seguente  ad  ossequiare  il  mahara- 
dgiàb,  elle  ci  ricevè  con  estrema  affabilità,  in  un  giardino 
distante  due  miglia  da  Lahora.£gli  era  di  buonissimo  umo- 
re^eper  ben  due  ore  ci  trattenemmo  seco  lui.  Si  aggiravano 
i  suoi  discorsi  ora  sopra  soggetti  di  alta  importanza ,  ora 
sopra  pure  inezie  ;  espresse  il  vivo  suo  soddisfacimento 
per  una  conferenza  recentemente  avuta  col  governator  ge- 
nerale dellUndia  9  e  ci  disse  poter  ora  diminuir  lo  stipen* 
dio  a'  suoi  soldati  dopo  aver  saputo  cbe  un  sì  possente  eser- 
cito, com^è  quello  degPInglesi,  era  cosi  scarsamente  ri- 
munerato . 

Il  mabaradgiab  molto  si  occupava  del  tiro  delle  bombe  ; 

ci  condusse  nella  parte  anteriore  del  suo  giardino  per  farci 

fi 

vedere  le  risultanze  de' suoi  studi.  Ignorandosi  in  questo 
paese  V  arte  di  fondere  il  ferro ,  le  bombe  faceansi  di  ra- 
me: ma  il  Court,  uno  degli  ufficiali  del  mabaradgiab,  glie 
ne  mostrò  alcune  da  lui  fatte  del  primo  metallo  il  giorno 
stesso  del  nostro  arrivo ,  e  ricevè  in  dono  una  borsa  di 
5,000  rupie,  de' gioielli  ed  altri  regalucci. 

Rendgit  Sing  ci  diresse  le  piii  minute  domande  circa  al 
nostro  viaggio;  e  siccome  non  era  nelle  nostre  mire  lo 
sviluppargli  intieramente  il  nostro  piano ,  rispondemmo 
esser  diretti  alla  volta  della  nostra  patria .  Egli  mi  pregò 
d' incaricarmi  d^  una  lettera  di  complimento  pel  re  d' In- 
gbilterra  ;  gli  feci  conoscere  ciò  esserm'  impossibile ,  per- 
chè questa  avrebbe  potuto  comprometter  la  mia  sicurezza 
ne' paesi  cbe  doveva  attraversare.  Io  gli  offrii  un  bel  paio 
di  pistole,  che  ottennero  i  di  lui  elogi  e  mi  disse  le  avrebbe 
conservate  per  mia  memoria  ;  e  '1  Gerard  fecegli  dono  di 
un  canocchiale. 

Il  mabaradgiab  ci  ricevè  circondato  dalle  sue  truppe  ; 
quattro  reggimenti  d' infanteria  vedevansi  dalla  di  lui  sala 


VIAGGIO  35 

d^adieDza,  e  forma vaa  colla  cavalleria  aaa  lunga  fila  che 
percorremmo  e  fumm^ onorati  del  saluto.  Quando  fum* 
mo  per  prender  congedo,  ci  pregò  di  trattenerci  alla  sua 
corte  pio  lungamente  cne  potremmo ,  poiché  desiderava  di 
farci  vedere  la  caccia  della  tigre ,  e  darci  una  festa  nel  suo 
palazzo  9  onore  che  noi  convenientemente  apprezzammo. 
Ritornammo  quindi  air  abitazione  dell' Allard,  onde  goder 
del  piacere  della  sua  compagnia  e  di  quella  degli  ufficiali 
suoi  compagni . 

Il  di  22  verso  la  mezza  notte ,  fummo  sgomentati  da  una 
scossa  di  terremoto  che  durò,  con  gran  violenza,  per 
circa  due  minuti  secondi;  la  casa,  nella  quale  ci  trova* 
vamo ,  sebben  solidamente  fabbricata  con  mattoni  e  cal- 
cina, fu  fortemente  scossa:  l*" atmosfera  nulla  aveva  accen- 
nato di  straordinario;  il  .barometro  non  subì  alcun  cam* 
biamento  né  prima  né  dopo  il  fenomeno;  il  termometro 
non  segnava  cbe  S?.**  (2^.  22  )  :  prima  del  levar  del  so- 
le, si  abbassò  fi  oo  a  quattro  gradi  al  disotto  del  punto  di 
congelazione;  nel  precedente  mese  di  luglio  egli  era  salito 
a  102."*  (31.''  00).  —  Seppi  che  i  terremoti  erano  aLahora 
molto  frequenti ,  specialmente  di  verno;  e  sono  ancor  più 
frequenti  al  Gasmira  e  particolarmente  in  prossimità  delle 
montagne:  ma  gli  alti  minare tti  di  Lahora,  fabbricati  son 
già  200  anni,  provano  evidentemente  che  da  quelPepoca 
queste  commozioni  non  sono  state  molto  disastrose.  La  scos- 
sa che  sentimmo  pareva  dirìgersi  dal  sud-est  al  nord  -  o- 
vest ,  e  fummo  sorpresi  sapere  in  seguito,  che  dopo  d^aver 
valicato  FHinda  Kuce,  essa  avea  esattamente  percorsa 
questa  linea;  nella  vallata  di  Badakscian,  ed  in  tutto  1  corso 
superiore  dell^Indo,  la  maggior  parte  dei  villaggi  erano 
stati  rovesciati ,  e  parecchie  migliaia  d*  abitanti  eran  rima- 
ste sepolte  sotto  le  loro  rovine  ;  la  scossa ,  per  quanto  pò- 


56  BURNBS 

tei  giudicaroe,  era  successa  aligera  medesima  che  a  La- 
bora,  poiché  misi  parlò  degli  orrori  del  triste  avvenimeoto 
che  sopraggiuDse  nel  colmo  della  notte. 

Una  settimana  dopo  il  nostro  arriVo,  ricevemmo  il  prò* 
messo  invito  d' andare  a  raggiungere  il  mabaradgiàb  onde 
goder  seco  de^ piaceri  della  caccia.  Egli  già  era  partito 
dalla  capitale 5  e  c'inviò  una  lettera  amichevole  con  quat- 
tro elefanti  per  condur  noi  ed  i  nostri  bagagli . 

Noi  montammo  subito  sopra  questi  animali,  e  c^incam-- 
minammo  luogo  le  sponde  del  Ravi,  seguendo  la  via  te- 
nuta dalla  corte  •  Ci  fermammo  per  un'  ora  al  celebre 
giardino  diScialimar,  che  era  allora  più  bello  che  mai; 
sebbene  nel  cuor  deir  inverno ,  gli  aranci  eran  carichi  di 
frutti!  La  notte  prendemmo  riposo  nel  villaggio  diLako* 
dar  9  famoso  nelP  istoria ,  perchè  ivi  fu  che  Nadir  scià 
passò  il  Ravi  per  andare  ad  impadronirsi  di  Labora .  Il  fiu- 
me ha  abbandonato  il  suo  antico  letto,  che  ora  è  secco  e  coN 
tivato,  e  le  orde  di  Nadir  il  devastatore  si  sono  egualmente 
da  lungo  tempo  dissipate  ,  cedendo  il  luogo  a'  quieti  e  labo- 
riosi abitanti  di  questo  paese  •  Entrammo  l' indomani  mat- 
tina nel  campo  reale ,  che  era  ad  una  ventina  di  miglia 
dalla  capitale. 

Avevam  veduto  lungo  la  via  delle  squadre  di  soldati, 
de*  facchini  e  de'  vetturieri  che  portavan  frutti  e  rare 
cose  'y  insomma ,  dopo  la  nostra  partenza  da  Labora,  era 
evidente  che  noi  ci  avvicinavamo  ad  una  numerosa  riu- 
nione d' uomini .  Un  miglio  innanzi ,  un  radgiàh  col  suo  se- 
guito montato  sopra  elefanti,  venne  verso  di  noi  e  ci  eoo. 
dusse  al  campo  situato  sulla  riva  del  fiume  ;  a  misura 
che  c'inoltravamo,  lo  spettacolo  facevasi  magnifico.  Un 
gran  padiglioae  in  tela  rossa ,  circondato  da  vasto  recioto 
della  medesima  stoffa,  indicava  Tattendamento  del  maba- 


( — . —  .  — 


VIAGGIO  37 

radgith)  le  sue  truppe  erano  costoro  capi  accantonate  aV- 
l'iotorno  formando  pittoreschi  gruppi:  estremamente  eie- 
ganti  eran  le  tende  preparate  per  riceverci ,  fatte  di  tela  di 
colore  scarlatto  e  giallo;  il  suolo  era  coperto  di  scialli 
di  Casmira  e  di  pecze  di  raso  di  Francia ^  di  guisacbè  non 
fu  cbe  eoo  una  certa  repugnanza  clie  potei  posare  il  pie- 
de sopra 'SÌ  ricche  materie:  era  in  ogni  tenda  un  letto  da 
campo,  con  cortine  e  coperte  di  seta  gialla.  Un  si  dim^ndioso 
splendore  era  poco  conveniente  per  uomini  che  non  ave- 
van  molta  speranza  di  trovar  neppure  i  comodi  della  vita 
oel  resto  del  loro  viaggio  ;  ma  io  debbo  ccmfessare  esserne  ' 
stato  in  quel  momento  contentissimo.  Un  oflBcial  della  corte 
venne  da  parte  del  maharadgiah  a  congratularsi  con  noi  l 
del  nostro  arrivo  9  e  nella  sera  fummo  raggiunti  dal  capi-  ; 
laoo  Wade  e  dal  dottor  Murray,  i  quali  erano  stati  inviati  | 
a  Labora  per  una  missione  politica  • 

La  sera  del  27  agosto  9  ci  mettemmo  in  cammino  col 
maharadgikh 9  e  dopo  aver  guadatoli  Ravi  c'inoltrammo 
Deir  interno  del  paese .  L' ordine  della  marcia  era  somma* 
mente  pittoresco,  e'I  ciHrteggio,  sotto  tutti  i  rapporti, 
fu  quello  d^  un  re  -  soldato.  I  suoi  cavalli  eran  condotti  in- 
nanzi ,  e  '1  viaggio  si  fece  sopra  gK  elefanti  :  due  di  questi 
mostruosi  animali  portavan  de'  palchetti  in  oro ,  in  uno  dei 
quali  era  assiso  il  maharadgiah  ;  in  sei  o  sette  altri  eie- 
Cinti  erano  i  suoi  cortigiani  ed  i  suoi  favoriti .  Un  piceni 
drappello  di  cavalleria  ed  un  pezzo  da  campagna  formavan 
la  scorta;  e  la  carrozza  che  gli  era  stata  donata  dal  gover- 
nator  generale ,  era  attaccata  a  quattro  cavalli  e  chiudeva 
il  magnifleo  treno. 

Rendgit  Sing  parlò  molto,  canunin  facendo,  e  continuò 
la  sua  conversazione  con  noi  per  quasi  un'  ora  dopo  che 
si  fu  fermato:  ranunentò  la  fortuna  d'Emir  Khan,  cbe 


58  BURNBS 

aveva  ricevuto  dal  governo  delFIodia  una  ragguardevol 
concessione  di  terre  senza  obbligo  di  servizio  militare  ^ 
e  si  dilungò  sul  di  lui  ioalzamento  a  cosi  sublime  rango 
da  un^  origine  tanto  abietta;  ma  egli  non  aveva  che  a  ci- 
tar sé  stesso  come  notabile  esempio  del  capriccio  della  for- 
tuna. Ci  disse ,  che  un  esercito  disciplinato  non  si  adatte- 
rebbe alle  abitudini  d' un  principe  deirOriente  perchè 
questi  non  lo  potrebbe  regolarmente  stipendiare ,  e  si  dolse 
per  conseguenza  di  quest^ obbligo.  SMnformò  se  le  nostre 
truppe  reclamavan  mai  altamente  il  lor  soldo,  e  manifestò 
qualche  sorpresa  sentendo  che  una  simil  condotta  era  con- 
siderata come  un  ammutinamento. Una  conversazione  acni 
ei  prendeva  parte,  non  poteva  naturalmente  finire  senza 
che  si  trattasse  del  soggetto  suo  favorito ,  il  vino  ;  laonde, 
subitochè  si  fu  assiso  osservò ,  che  la  posizione  della  sua 
tenda  era  opportunissima  per  un  divertiménto  qualora  le 
persone  della  comitiva  avesser  voglia  di  bevere ,  poiché 
dessa  abbracciava  una  bella  veduta  del  vicino  paese  ;  do- 
mandò  ai  medici  se  fosse  meglio  far  uso  del  vino  avanti  o 
dopo  il  pasto ,  e  rise  di  tutto  cuore  quando  risposi  rac- 
comandandolo e  prima  e  dopo . 

Nel  tempo  di  questa  conversazione  avanzossi  verso  di  noi 
un  paesano  che  altamente  chiedeva  giustizia  i  le  guardie  lo 
arrestarono  e  gli  sbarraron  la  bocca,  ma  il  maharadgiàh 
gridò  in  tuono  autorevole  :  •  non  lo  percuotete  •  •  Un  uffi- 
ctale  fu  incaricato  di  ascoltar  le  sue  lagnanze  ,  ma  temo 
che ,  se  la  comune  opinione  è  vera ,  la  giustizia  sia  quivi 
non  meno  dispendiosa  che  nelle  altre  contrade  dell'Asia . 

Dopo  aver  preso  commiato  dal  principe ,  raggiugnemmo 
le  nostre  tende ,  che  eran  diverse  da  quelle  che  il  giorno 
innanzi  avevam^  occupato;  eran  essedi  scialli  di  Casmira, 
ed  avevan  quattordici  piedi  quadrati  •  Ye  n*  eran  due  riu« 


VIAGGIO  39 

oite  per  meizo  d^una  cintura  della  stessa  ma^iflca  stoffa, 
e  lo  spazio  iatermedio  era  coperto  d' araxzi  sostenuti  a 
grand'  altezxa  da  massicci  pilastri  ornati  d*"  argento  ;  $;li 
scialli  d^  una  tenda  eran  rossi  9  bianchi  quelli  dell*  altra  • 
Era  in  ciascheduna  un  letto  da  campo,  con  cortinaggi 
egualmente  di  scialli  di  Casmira  ;  ciocché  dava  piuttosto 
i  ridea  d'^un  soggiorno  incantato  che  d' un  campo  situato 
nelle  dgengle  del  Pendgiab . 

Tra  le  persone  che  vennero  al  campo,  obliar  non 
debbo  il  saggio  Aiizodin ,  medico  e  segretario  di  Bendgit 
Sing .  Secondo  le  nozioni  dell*  Oriente ,  egli  è  un  uomo 
dottissimo,  profondamente  versato  nella  teologìa,  nella 
metafisica  e  nella  fisica ,  ch'ei  confessa  avere  studiato  nei 
greci  scrittori .  Egli  fé'  mostra  della  sua  scienza  in  molti 
lunghi  discorsi ,  de'  quali  ho  estratto  quel  che  segue,  co- 
me un  saggio  di  ciò  che  in  Oriente  è  qualche  volta  repu- 
tato come  sapienza:  » 

Il  mondo  possiede  tre  atomi  diversi,  tutti  eccellenti,  a 
che  entran  nelP  opera  più  nobile  del  Creatore ,  la  quale  è 
Tuomo .  Né  le  pietre  preziose ,  né  i  preziosi  metalli  posson 
moltiplicar  il  lor  numero  od  accrescere  il  loro  volume  ; 
nella  bellezza  loro  risiede  la  loro  eccellenza .  Yeggiam  nel 
regno  vegetabile  gli  alberi  e  le  piante  succiar  T  umidità 
dalla  terra  ed  appropriarla  alla  loro  natura ,  crescere  in 
dimensione  ed  in  gloria  •  Nel  regno  animale  vediam  le  he* 
slie  della  foresta  pascersi  delle  piante  che  loro  dan  nutri- 
mento ,  ed  evitar  quelle  che  loro  possono  recar  danno  ;  noi 
le  vediam  propagare  la  loro  specie  senza  sociali  instituzio- 
ni.  Neir  uomo  solo  scorgiamo  ogni  eccellenza  :  egli  possie- 
de la  bellezza  e  V  ornamento  della  pietra  preziosa ,  com- 
prende ed  impiega  le  proprietà  del  regno  vegetabile ,  ag* 
giugno  allMstinto  degli  animali  la   ragione,  e  si  occupa 


40 


BDRNES 


dell'avvenire  j  sceglie  con  riflessione  la  sua  compagna,  e 
non  vive  in  branchi  come  gli  altri  animali .  • 

Ma  noi  eravam  venuti  per  cacciare  e  non  per  filosofare; 
quindi  I**  indomani  a  meziogiorno  seguimmo  Rendgit  Sing 
in  una  esplorazione .  Egli  cavalcava  un  cavallo  baio  suo 
prediletto  )  coperto  da  elegante  gualdrappa  riccamente 
guarnita,  ed  ornata  nei  suo  contorno  dalla  maggior  parte 
de' quadrupedi  e  de^li  uccelli  che  nella  caccia  persegue. 
Questo  principe  portava  una  sopravvesta  di  scialle  verde 
orlata  di  pellicce  ;  il  suo  pugnale  era  ornato  de^  più  pre- 
ziosi brillanti ,  ed  un  leggiero  scudo  di  metallo,  dono  del- 
Vex  '  re  di  Cabul,  compieva  il  suo  vestito.  Una  turba 
di  elefanti  lo  seguiva,  ed  un  branco  di  cani  di  diverse  e 
tra  loro  confuse  razze,  provenienti  dal  Sindbi,  dalla 
Bakharia  ^  dalP  Iran  e  da'  suoi  propri  stati ,  formava  il 
vanguardo.  1  suoi  falconieri  già  tenevano  in  pugno  i  loro 
uccelli ,  i  quali ,  da  ogni  parte  volteggiando ,  agitavano  i 
sonagli  sospesi  aMoro  piedi.  Una  squadra  d'infanteria,  di- 
sposta sopra  un''  estesa  linea ,  e  trecento  cavalieri  incir* 
ca,  pellustravano  il  terreno.  Noi  andavam  dietro  a' guar* 
daboschi ,  che ,  colle  lor  grossolane  alabarde ,  fecer  ben 
presto  sbucar  la  cacciagione ,  che  allora  consistette  in  cin- 
ghiali, non  in  tigri.  Le  sciabole  de'Seiki  brillavano  ai 
raggi  del  sole ,  e  in  una  mezz'  ora  avevam  già  veduto 
otto  mostri  morder  la  terra  ;  molti  più  ancora  eran  ca- 
duti ne'  lacci .  Per  la  massima  parte  erano  stati  uccisi  dalle 
sciable  dei  cavalieri  ;  alcuni  soltanto  erano  stati  prima  fe- 
riti dagli  schioppi.  Il  sollazzo  di  questa  caccia  potrebbe 
non  esser  abbastanza  apprezzato  da  un  Europeo ,  poiché 
i  cinghiali  non  avevan  che  poca  probabilità  di  non  esser 
colti:  son  tuttavia  persuaso  che  i  Seiki  molto  si  diver- 
tissero. 


VIAGGIO  41 

QmsU  scena  ebbe  laogo  io  una  pianura  che  un*  erba 
folta  ed  alta  cofuriva:  dall'Yalta  .^bieaa  de' nostri  elefanti  ^ 
noi  potevao»  ne' liberi  spazi ,  a  nostro  bell'agio  contemplar 
la  bellezza  delio  spettacolo}  i  brillanti  colori  delle  vesti  delle 
persone  della  corte  producevano  un  efletto  seducente } 
Bendgit  Siag  accorreva  sollecito  ad  esaminar  ogni  cignale 
a  misva  cbe  cadeva . 

BitoraaBimo  dopo  un'ora  e  mezzo  alle  nostre  tende:  i 
Cofittoali  car Gjatori  furoo  rimunerati;  furon  poscia  me- 
nati i  cinghiali  viventi,  ed  attaccati  per  una  zampa  ad  un 
palo  stettero  esposti  come  ludibrio  de'  cani  ;  si  aizzava  '1 
coraggio  e  V  ardor  di  questjL  animali  spruzzando  lor  del- 
r  «cgua  sul  ^orpo  ;  ma  un  tal  divertimento  è  poco  dilette- 
vole. Dopo  d^  averlo  per  qualche  tewpo  osservato ,  Rea* 
dgit  Siog  dette  ordine  di  porre  io  libertà  i  cinghiali,  di- 
cendo ch^essi  potrebber  poi  vantar  la  di  lui  umanità:  gli 
aauDnali  furiosi  se  la  biMerono  attraverso  la  fossa  che  riem* 
piva  il  campo ,  eoa  soddisfazione  della  moltitudine . 

Passammo  qoindi  alcuni  momenti  col  mabaradgiah ,  che 
et  fece  un  animato  racconto  delle  sue  gesta  al  di  là  del* 
l'Indo:  egK  parlò  del  valore  d' unNihango,  o  fanatico  Seiko 
che  io  questa  occasione  perde  la  vita:  costui  aveva  com* 
battuto  a  piedi,  e  ricevuto  una  ferita  che  medico,  ritornò 
qoiodi  f  cavallo  sul  campo  di  battaglia;  una  seconda  ferita 
non  lo  scoraggi,  montò  sopra  un  ^apie  per  combattere 
ancora,  quando  una  palla  di  schioppo  io  colpì  mortal- 
mente nel  petto .  —  «Era  un  prode  guerriero,  soggiunse  il 

•  principe,  ma  molto  perverso:  se  io  quel  giorno  egli  non 
M  fosse  perito ,  io  sarei  stato  costretto  a  cacciarlo  in  un 

•  carcere  per  tutto  il  resto  della  sua  vita  ;  egli  voleva 

•  oltrepassar  la  frontiera  per  mettere  il  fuoco  ad  un  ac- 
»  cantonamento  inglese  •  » 


vili. 


42  B  C  R  5  E  S 

La  battaglia ,  di  cai  parlavasi ,  era  stata  combattuta  a 
Nascerò,  presso  Peiscia  ver  ;  orala  piìi  brillante  vittoria 
che  ReodgitSiog  avesse  riportato,  dopo  P eroico  passag- 
gio deirindo  in  un  punto  che  non  era  guadabile.  —  Era 
invero  piacevoi  cosa  sentirgli  raccontare  le  sae  incursioni  9 
le  sue  evoluzioni,  le  sue  battaglie,  i  suoi  successi.  — 

•  Bisogna  che  passiate  sul  campo  di  battaglia ,  continuò  a 
»  dire ,  e  bisogna  che  ne  facciate  esatta  recognizione  :  io 

•  vi  darò  lettere  per  i  capi  vicini ,  e  per  I  Khiberi  che 

•  vivon  da  masnadieri;  eglino  vendicheranno  il  terreno, 

•  vi  assicureranno  una  ferma  protezione  ed  un  trattamento 
»  onorevole.  »  —  Questa  prova  di  favore  era  benevola, 
e  ne  fui  tanto  più  sensibile  in  quanto  che  non  V  aveva  sol. 
lecitala  ;  le  lettere  però  furono  inutili . 

Continuammo  a  goder  della  società  del  mabaradgiàh 
sino  alla  fin  del  mese,  epoca  in  cui  ritornammo  a  La- 
hora,  colla  solita  pompa,  col  medesimo  fasto,  che  In  cam- 
pagna erano  stati  spiegati.  Cammin  facendo  cacciammo 
col  falcone,  divertimento,  a  cui  può  prender  parte  anche 
chi  non  è  cacciatore .  Una  salva  dì  cento  colpi  di  cannone 
annunciò  il  ritorno  di  Rendgit  Sing  nella  sua  capitale ,  e 
noi  tornammo  ad  'alloggiare  in  casa  delPAIIard,  nostro 
degno  amico . 

Il  di  6  febbràio  fu  celebrata  con  gran  pompa  la  festa  del 
Vasant^  o  sia  della  primavera:  Rendgit  Sing  c^Tnvitò;  lo 
accompagnammo  sopra  degli  elefanti,  per  esser  testimoni 
delle  dimostrazioni  di  gioia,  che ,  come  in  altri  paesi ,  su* 
scita  quivi  il  ritorno  della  primavera.  Le  soldatesche  èra- 
no schierate  in  fila  si  lunga ,  che  non  si  poteva  percorrere 
in  meno  di  trentacinque  minuti  :  elleno  unicamente  consi* 
stevano  in  corpi  regolari,  cavallerìa,  infanteria  ed  arti- 


VIAGGIO  45 

glieria;  eran  tutte  in  divisa  gialla,  che  è  il  vestiario  di 
gala  per  questa  solennità  • 

Il  mabaradgikli  passò  lungo  la  fila,  e  ne  ricevette  il  salu* 
to:  faceva  d*uopo  attraversar  intieramente  le  rovine  del- 
l'antica  Labora  sopra  un  terreno  irregolare ,  il  che  dava 
alla  linea  un  ondeggiante  aspetto,  che  notabilmente  faceva 
risaltar  la  bellezza  della  scena.  Airestremità  di  questo  ma- 
gnifico esercito  sorgevan  le  tende  regali  adornate  di  seta 
gialla:  era  in  una  di  queste  un  baldacchino  che  ascendeva 
al  valore  di  un  lac  di  rupie ,  tutto  tempestato  di  perle  e 
di  pietre  preziose  ,  e  la  di  lui  magnificenza  sorpassava  ogni 
immaginazione:  Hendgit  Sing  vi  si  assise  da  un  lato,  ed 
ascoltò  per  dieci  minuti  la  lettura  del  Grintb  (la  Sacra 
Scrittura  dei  Seiki)  ;  egli  fece  un  dono  al  sacerdote,  e'I 
sacro  volume  fu  portato  via  inviluppato  in  dieci  differenti 
coperte ,  T  esteriore  delle  quali  era  di  velluto  giallo  in  ono- 
re del  giorno  •  Fiori  e  frutti  furono  allor  collocati  dinanzi 
al  principe  ^  ogni  albero  od  arbuscello  che  porta  fiori  gial- 
li, fu  in  quell*  occasione  spogliato  .  Non  potei  circa  la  scel- 
ta di  color  SI  semplice  altra  ragion  discoprire  se  non  T  ar- 
bitraria volontà  d^un  sovrano. 

I  nobili  ed  i  comandanti  delle  truppe ,  tutti  vestiti  di 
giallo,  venner  quindi  ad  offrire  il  lor  dono  di  danaro  :  sciàh 
Zeman,  e  sciàh  Eyub,  figli  deirex-re  di  Gabul,  furono 
allora  introdotti,  e  lungamente  parlarono  col  maharadgiàh: 
Sarafraz  Khan ,  nabab  del  Multan,  similmente  vestito  di, 
giallo ,  ed  accompagnato  da  cinque  de'  suoi  figli ,  rese  il 
suo  omaggio  e  fu  accolto  con  molta  bontà  :  gli  agenti  di 
Bbaoalpur  e  del  Sindhi  avvicinaronsi  alla  lor  volta,  e  f uroa 
minutamente  interrogati  sopra  argomento  di  grave  politica 
importanza  per  l'attuale  congiuntura,  io  voglio  dire  sul- 
r apertura  dell'Indo;  allMpocrita  attitudine  di  questi  per- 


44  BUANBS 

ftooaggi,  sài^bbe  statò  difficile,  potersi  accorgere  esser 
dessi  i  rappresentanti  di  principi  che  cordralmeote  aveva* 
no  In  odio  il  mafaaradgiàh . 

Terminate  queste  cerimonie,  furono  introdotte  le  bal- 
lerine .  Siccome  pslrtecipavano  della  benivoleoza  del  prln^ 
cipe,  elleno  riceveron  buona  parte  del  denaro  esposto  in 
mostra  dinanzi  a  lui ,  ana^  parve  cbe  intieramente  lo  scom- 
partisse tra  esse.  Quindi  le  furono  invitate  a  cantar  le  amo* 
rose  canzoni  della  festa ,  come  porre  un'ode  sul  vino  :  Beft^ 
dgit  Siog  fece  apportar  le  bottig4ie,  e  volle  che  si  beveS'^ 
se  il  bicchiere  della  partenza;  dopo  di  che  ci  separammo. 

Fu  prolungato  il  nostro  soggiorno  a  Lahora  a  cagion  del* 
la  festa  che  il  principe  aveva  risoluto  darci  nel  suo  paIaZ'' 
to  di  Saman  Burdge.  Noi  andammo  'a  raggiungerlo  io  un 
giardino,  e  lo  accompagnammo  nel  luogo  suddetto  che 
in  tale  occasione  era  magnificamente  illuminato  a  cera:  : 
bottiglie  piene  d'acqua  diversamente  colorata  eran  si- 
tuate intomo  alle  Tutnlere  e  ne  aumentavano  lo  splendore. 
Noi  fummo  condotti  subito  nella  gran  sala  ove  stavano 
anticamente  gr  imperatori  mogolli;  dessa  ha  70  piedi  di 
lunghezza,  e  vi  si  accede  per  un  colonnato  di  marmo  che 
sostiene  una  volta.  La  soffitta  e  le  pareti  sono  intieramente 
dorate  ed  incrostate  di  specchi ,  e  V  IHumhiazione  ne  fa- 
ceva molto  risaltar  la  magnificenza.  Diverse  parli  di  que* 
sto  palazzo ,  nel  modo  stesso  che  quello  di  Delhi ,  deono 
evidentemente  molte  delie  beHezze  della  loro  architettura 
al  genio  d^  un  artista  europeo . 

Uscimmo  dàlia  gtao  sala  per  passare  In  un  piccolo  ap- 
partamento, ove  dovevano  aver  luogo  i  divertimenti  della 
Sera .  Yi  eran  pure  presenti  il  capitano  Wade  ed  il  dottor 
Murray,  éstavan  lutti  seduti  sopra  seggi  d^ argento  in- 
torno al  maharadgihh.  In  un^ estremità  della  stanza  era  un 


VIAGGIO  45 

Ietto  da  campo  che  merita  d*  esser  deseritto:  tatte  le  parti 
ne  erano  intieramente  coperte  d^  oro,  ed  una  lamina  mas- 
siccia di  questo  prezioso  metallo  formava  il  sopraccielo  ; 
posava  sopra  sgabelli  similmente  d^oro,  alti  10  pollici 
disopra  al  palco  ;  il  cortinaggio  era  di  scialli  di  Gasmira , 
e  d^oro  era  pure  un  seggio  rotondo  che  stavagli  accanto: 
ci  fu  poi  fatta  vedere  ne^ superiori  appartamenti  r  accom- 
pagnatura a  questo  splendido  addobbo.  I  ceri  deir illumi- 
nazione eran  sostenuti  da  viticci  d^oro.  li  pìccol  quartiere 
ove  ci  trattenemmo  era  magnificamente  dorato ,  ed  un  pa- 
ramento di  seta  gialla  formava  il  Iato  verso  il  cortile  . 

Quivi  godemmo  col  maharadgikh,  che  faceva  libera, 
mente  circolar  la  bottiglia ,  empieva  egli  stesso  i  bicchie- 
ri, e  col  suo  esempio  dava  animo  a^  bevitori .  Bendgit 
Slog  l>eve  a  peso  ;  la  sua  dose  usuale  non  oltrepassa  quello 
di  otto  peisei  (1),  ma  in  quest^ occasione  ne  tracannò  di- 
ciotto.  La  bevanda  sua  prediletta,  è  uno  spiritoso  liquo- 
re estratto  per  distillazione  dalle  uve  delGabul,  arden- 
tissimo  e  più  forte  delFacquavite .  II  principe  divenne  al- 
legrissimo,  piacevolissimo,  e  raccontò  molte  avventure 
della  sua  vita  privata  :  egli  aveva  sedato  due  ammutina- 
menti del  suo  esercito  ;  tre  de^  suoi  capi  erano  ad  epoche 
diverse  caduti  a^  suoi  fianchi  ;  una  volta  egli  aveva  sfi- 
dato un  suo  avversario  a  venirne  seco  a  singoiar  tenzone  , 
onde  terminarla  loro  contesa;  ec.ec.  Lo  spirito  bellicoso 
del  principe  si  comunicò  alle  ballerine,  le  quali ,  secondo  il 
suo  costume ,  fece  più  tardi  entrare  in  conversazione;  le 
fece  rallegrar  col  liquore,  e  venner  quindi  alle  mani  tra 
loro;  questo  combattimento  molto  lo  diverti,  ma  non  ci 


(1)  Pleoato  moneta  di  rame. 


46  BUENBS 

ebber  gusto  quelle  povere  creature  9  che  perderon  nella 
mischia  alcuoi  de'pesanti  cerchi  che  daMoro  nasi  e  dalle  loro 
orecchie  pendevaoo .  —  Fu  imbandita  la  cena,  che  consi- 
steva in  cibi  diversi  eccellentemeote  preparati,,  e  che, 
per  un  siogolar  cootrasto  colla  magnificenza  della  sala,  fu- 
mo presentati  sopra  foglie  cucite  in  forma  di  piatti.  Veran 
lepri  e  pernici,  del  cinghiale  ed  altra  cacciagion  d^ogni 
sorta .  Rendgit  Sing  ne  mangiò  abbondantemente  e  ce  ne  | 
fece  parte  a  noi  pure.  Eravi  ancora  una  quantità  di  con- 
fetture diverse  e  di  sorbetti .  Non  ci  separammo  che  molto 
tempo  dopo  la  mezza  notte . 

In  mezzo  a  queste  feste,  a  questi  divertimenti ,  non  per- 
devamo però  di  vista  le  difficoltà  che  saremmo  per  in- 
contrare, e  risolvemmo  di  mettere  a  profitto  T  esperienza 
deir  Allard  e  del  Court,  che,  venuti  per  (erra  dalla  Persia, 
aveao  percorso  una  parte  del  paese  che  noi  eravam  per  tra- 
versare .  Pareva  che  essi  gareggiassero  insieme  nel  darci 
prove  di  benevolenza:  ci  coosegoaron  diverse  lettere  per 
le  persone  di  lor  relazione  nelf  Afghanistan ,  e  ci  dieder 
sani  consigli  per  diriger  la  nostra  condotta.  11  Court  ebbe  pur 
anche  la  compiacenza  d'estendere  in  francese  na^  Istru^ 
zione^  che  ho  inserito  in  fine  di  questo  capitolo,  poiché, 
essendo  il  resultamento  della  sua  esperienza,  contiene  pre- 
ziose notizie  per  i  viaggiatori ,  e  mi  dà  occasione  di  espri-  I 
mere  la  mia  riconoscenza  tanto  a  lui  che  air  Allard.  Que- 
sti ufficiali  non  ci  mascheraron  i  molti  timori  che  circa  la 
nostra  sicurezza  concepivano ,  ma  noi  non  eravam  venuti 
a  Lahora  per  discutere  le  probabilità  di  successo ,  sibbene 
unicamente  per  continuare  il  nostro  viaggio  • 

Nella  sera  del  10  febbraio,  prendemmo  congedo  dal  ma- 
haradgiàh  alla  parata ,  ove  nuovamente  ci  mostrò ,  eoa 
certo  evidente  orgoglio,   i  progressi  fatti  da^suoi  soldati        ' 


VIAGGIO 


47 


neirarte  di  lanciar  le  bombe.  Mi  domandò  poi  del  mio  pa- 
rere circa  air  apertura  deiriodo,  ed  osservò,  che  questo 
fiume  ed  i  suoi  cinque  grandi  affluenti  scorrendo  pel  suo 
territorio ,  ne  sarebber  derivati  vantaggi  per  lui  più  consi* 
derevoli  che  pel  governo  britannico  :  parlò  di  questo  pro- 
getto in  quel  modo  che  era  da  aspettarsi  da  un  uomo  di 
estese  vedute  ;  ma  disse  che  molto  non  andavagli  a  genio 
il  veder  de*  vascelli  navigar  per  ogni  dove  ne'  suoi  stati  : 
egli  teme  qualche  collisione  col  nostro  governo.  Dettò 
dopo  ciò  alcune  lettere,  colle  quali  raccomandavaci  ai 
capi  di  Peisciaver  e  del  Cabul ,  come  anche  ad  altri  gran 
personaggi  de' paesi  d*  oltre  Plodo.  Spedì  similmente  ordini 
a  tutti  i  suoi  capitani  ed  agenti ,  dalla  capitale  sino  alla 
frontiera;  finalmente ,  stendendo  la  mano  dall'alto  del  suo 
elefante ,  ci  strinse  le  nostre  destre  e  ci  disse  addio.  Mi 
pregò  particolarmente  di  scrivergli  sovente,  e  ragguagliarlo 
de'  paesi  che  percorrerei ,  dei  loro  usi  e  della  politica  loro^ 
e  di  non  dimenticarlo  giammai  in  qualunque  luogo  mi  tro- 
vassi .  Fummo  fedeli  a  questa  raccomandazione  anche  a 
gran  distanza  dagli  stati  di  Rendgit  Sing ,  e  noi  ricevemmo 
lettere  di  lui  fin  ne' deserti  del  Turkestan  edaBukbara! 
Giammai,  nel  sepcirarmi  da  uit  Asiatico,  io  non  provai 
un'impressione  simile  a  quella  che  in  me  si  suscitò  nel 
dividermi  da  questo  principe  :  senza  educazione ,  senza 
guida,  egli  conduce  tutti  gli  affari  del  suo  regno  con  gran- 
d'energia  e  con  straordinario  vigore,  ed  esercita  nullo- 
stante  la  sua  autorità  con  una  moderazione ,  che ,  presso  i 
principi  orientali ,  è  assolutamente  senza  esempio. 


•M»)#€4 


..  ] 


48 


BOaN BS 


QUESTA 


L' ESTRUZiONE  DEL  COURT 


Al  signor  Burnes^  ti  suo  omc^^  Cour 

Va  proverbio  fraocese  dice:  se^  Tìaggiando^  vuoi  vive- 
re io  pace  9  -fa  in  modo  d' urlare  come  i  lupi  coi  quali  ti 
trovi  ;  cioè,  uAifqnpati  in  tutto  agii  usi,  alle  costumale 
degli  aBitanti  delie  cooirade  che  percorri .  *-  Questa  è  la 
base  delle  vostre  istruxiooi . 

Prima  di  tutto  cominciate  a  spogliarvi  di  quaoto  po- 
tesse dar  indizio  che  siete  Europei;  poiché,  se  si  viene 
a  saper  che  siete  tali,  si  crederà  che  con  voi  portiate 
tutte  le  miniere  del  Perà.  Per  questo,  vi  attirereste  addosso 
un  nugolo  di  nemici;  poiché  le  barbare  popolazioni  nelle 
quali  V*  imbatterete  congiurano  cojutro  il  denaro ,  non 
contro  la  persona.  Guardatevi  dunque  dal  produrre  il  più 
piccolo  oggetto  che  dentar  possa  la  loro  cupidigia.  Ram- 
mentatevi che  spesso  ho  «dito  queste  genti ,  glorificarsi 
siccome  d?  uq'  eroica  azione  V  aver  tatto  assassinare  tale 
0  tal  altra  persona  per  carpirle  un  oggetto  che  avevan 
bramato. 

Sfuggite,  per  quanto  è  in  vostro  potere,  le  occasioni  che 
leder  potessero  il  vostro  decoro:  se  sopraggiungan  impre- 
visti casi,  non  gli  affrontate  con  impeto;  poiché,  rispon- 


VIAGGIO  «8 

dere  tìP  asiatica  insoleiifa ,  altro  non  è  ebe  aggiunger  al 
ftiooo  die  gih  arde  nuova  covibastibil  oiateria  :  se  vi  tro* 
vate  ceetrettia  riaeutirvi,  è  d^uopo  allora  preeeatar  so^ 
lide  ragioai  ^  aocompagDale  da  obbliganti  e  eoraggiose 
espresaioni. 

Abbiate  per  maasiaui,  che  nen  bisogna  legar  cogli  Orien- 
tali particiriare  aariciiia  9  poiebè  sono  incapaci  d'affetto 
sincero  :  alate  d' accordo  con  tatti,  non  vi  affesionate  ad 
nlcnno;  in  qneslo  modo  ne  nseirete  sempre  a  mioor  costo. 
Sapinate  cbe  dessi  non  hanno  né  la  bnona  fede,  né  la  fran-» 
chezia,  ne  la  lealtk  che  ci  cafallerinano:  per  verità  eglino 
san  dolci,  careaganti,  lusinghieri;  ma  sotto  queste  sedu- 
centi apparenae ,  nascondon  qnasi  sempne  perversi  disegni. 
La  peridia,  il  tradimento,  lo  spergiuro,  nulla  han  per 
kro  di  biasimevole  ;  agli  occhi  loro  H  diritto  è  nulla ,  tnito 
la  forza.  Non  v'imaginate  che  ciò  ci»  da  noi  chiamasi 
bontìi ,  dokezia,  compiacenza,  esser  vi  popsa  di  qualche 
utilità  ;  queste  qualità  non  sod  da  loro  per  nuHa  apprei* 
zaie.  Non  teawte ,  siccome  Europei,  di  mettere  in  opra 
r  adulazione  ;  essendo  tra  loro  di  frequente  uso ,  voi  non 
sapreste  troppo  spesso  impiegarla  ;  ella  può  anrf  esservi 
di  moUo  vantaggio. 

Abl>andonandoLahora,  dite  addio  a  Bacco,  per  non  ri- 
vederlo  più  cbe  nella  bella  Europa  •  È  questi  un  essenzial 
sacrifizio  che  bisogna  subire ,  poiché  egB  varrà  a  rispar- 
miarvi molte  contese  che  i  maomettani  suscitar  vi  potreb* 
boro. 

Siale  uMidesti  neHe  vostre  spese-,  meno  ne  farete ,  e  meno 
aguzzerete  la  venalità  degli  Orientali  :  schivate  soprattutto 
di  fare  il  più  picco!  regalo,  poidié  se  a  qualcuno  ne  fate , 
sarete  subito  assediati  da  un^  infinità  di  altri,  i  quaN,  fin- 
ché non  sieno  soddisfatti ,  non  si  dipartiranno  • 


vili 


so  tuaiiBS 

Presentatevi  in  pubblico  meno  spesso  che  sia  possibile- 
Scansate  le  conversazioni  d'ogni  specie 9  quelle  particolare 
mente  che.  trattan  di  teologia ,  sul  .quale  argomento  i  mao- 
mettani son  vaghi  d'affrontar  gli  Europei.  Costretti  a 
dover  dire  il  vostro  parere ^  date  lor  sempre  ragione.. 

Le  vostre  memorie  sieno  scritte  in  segreto,  altrimenti 
potreste  dar  luogo  a  sospetti  che  potrebbero  esservi  noci- 
vi. Raccogliendo  notizie 9  siate  destrìe  prudenti ,  né  ab- 
biate  mai  aria  dMnsistenza  per  averne.  Se  il  paese  offre 
delle  curiosità ,  visitatele  come  per  diporto  :  se  son  lontane 
non  andatevi  mai  se  non  in  buona  compagnia  • 

Non  vi  mettete  in  viaggio  fuorché  con  sicure  carovane , 
e  siate  intenti  a  non  discostarvene  mai.  Abbiate  de' ri- 
guardi pel  caravamercukiere ,  poiché  da  lui  sempre  dipende 
il  felice  successo  de' viaggiatori:  acquistandovi  la  di  lui 
amicizia 9  egli  potrà  darvi  i  desiderati  ragguagli ,  ed  evi- 
terete in  tal  maniera  d'indirizzarvi  ad  estranee  persone- 
Il  vostro  attendamento  sia  sempre  prossimo  al  suoj  ma 
un  di  voi  stia  sempre  non  ostante  coli'  occhio  alla  penna  • 

Per  imporne,  siate  sempre  armati  dal  capo  ai  piedi:  sfug- 
gite quelli  che  si  dan  troppa  premura  per  servirvi ,  perchè 
ordinariamente  son  de'  bricconi  che  fanno  air  amore  colla 
vostra  borsa.  Quando  siete  sul  punto  di  partire,  procurate 
di  dare  ad  intendere  che  partite  senza  denaro,  e  che 
avete  in  lettere  di  cambio  quello  che  vi  è  necessario.  Fate 
in  modo  d' aver  sempre  con  voi  e  ben  nascosto  la  metà  del 
vostro  denaro  ;  e  ne'  punti  ove  temete  d' esser  visitati ,  na- 
scondetelo ancor  più  perchè  non  sia  veduto.  Rammentate 
chMo  sono  stato  pia  volte  visitato,  e  che  ciò  a  voi  pure 
potrebbe  accadere;  trovate  dunque  buoni  nascondigli  pel 
vostro  denaro . 


VIAGGIO  51 

Qaando  tratterassi  di  pagar  gabelle  e  pedaggi ,  sborsate 
il  danaro  senza  difficoltà ,  a  meno  che  le  esigenze  de^  do- 
ganieri non  sieno  soverchie  :  sappiate  che  questi  soq  ma- 
riooll  che  posson  suscitarvi  molte  contese  • 

Quantunque  abbiate  a  percorrer  contrade  abbandonate 
al  più  spaventoso  dispotismo ,  non  potrete  fare  a  meno  di 
ammirar  la  gran  familiarità  che  regna  fra  M  piccolo  e  M 
grande  :  però  non  vi  meravigliate  se  vedete  de^  cialtroni 
farvisi  dappresso ,  e  togliervi  dalle  mani  la  pipa  e  mettersi 
a  fumare  ;  non  abbiate  dunque  aria  d' austerità  con  alcuno  ; 
0  contegno  ie^ fachiri  è  quello  che  meglio  vi  conviene. 

Il  Nevab  Dgiabar  Khan  può  appianar  tutte  le  difficol* 
tk  che  incontrar  potete  da  Cabul  a  Bukhara  ;  procurate 
dunque  di  piacergli:  d' altronde  egli  è  T  uomo  più  perfet- 
tamente onesto  eh'  io  m' abbialrovato  neir  Asia . 

Quanto  al  vostro  progetto  di  attraversar  la  regione  di 
Khi va  per  andar  sulle  rive  del  mar  Caspio ,  io  lo  riconosco 
impraticabile:  desidero  pertanto  che  possiate  effettuarlp^ 
caso  contrario,  rivolgetevi  verso  Herat  o  Mesced;  ma  non 
vi  mettete  in  via  se  non  con  una  numerosa  e  ben  armata 
carovana  9  perchè  *1  paese  che  dovete  percorrere  è  infe- 
stato dai  Torcomani,  clie  impunemente  ne  saccheggian 
ogni  contrada . 

Del  resto  l'esperienza  che  acquisterete  nel  traversar 
queste  regioni ,  vi  fornirà  de'  lumi  atti  a  guidarvi  meglio 
assai  che  le  mie  istmzioni  noi  possano  • 

Dio  vi  faccia  arrivare  a  buon  porto  ! 


SOMMARIO 


DEL   CAPITOLO  SECONDO 


PABTKIIZA  DA  LAHOI A  —  MIDUZIOIIB  DEL  IIOSTIO  BA- 
6A6U0— TBDCTA  DBLL'UMALATA— IL  TSCBNAB— IL 
DCIALKM  —  railD  DADAK  KHAN  ~  SUE  ANTICHITÀ'  — 
MOHTl  SALSI  ~  MODO  D'ESTMABRE  IL  SALE  —  VILLAG61 
DELLE  SPONDE  DEL  D«IALEM— TEATBO  DELLA  BATTA- 
GLIA DI  POBO— ISOLE  NATANTI— POBTE  DI  BOTAS  — 
TOPE  DI  MANIBIALA  —  MEDAGLIE  E  ANTICHITÀ*  —  TAXI- 
LA— BAVEL  PENDI—  INDIZI  CHE  ANNUNZIANO  IL  FINE 
DEL  TEBBITOBIO  INDIANO  — 60LE  DI  MABGALLA  — YE- 
DITTA  DELL'  INDO  —SI  PASSA  QUESTO  FIUME  A  GUADO— 
ATTOK  . 


VIAGGIO 


NEL  PENDGIAB  FINO  ALL'  INDO 


ATO  alPAIIard  ed  al  Court  un  ami- 
chevole  addio,  partimmo  da  Laho- 
Botas  ra  il  di  1 1  febbraio ,  e  facemmo 

la  fermata  al  sepolcro  di  Dgihan  Gbir,  magnifico  moau- 
meato  sulla  sponda  dei  Ravi . 

Senza  essere  in  uno  stato  di  morale  abbattimento,  e 
senza  accorgermi  che  il  mio  zelo  s'infiacchisse  ,  io  nulla- 
dimeno  sentiva  un  gran  vuoto  nel  cuore ,  vedendomi  se- 
parato da  due  amici ,  da^  quali  eravamo  stati  accolti  con 
tanta  ospitalità;  ancb^ora  rammento  il  breve  numero  di 
settimane  passate  a  Lahora,  come  i  giorni  più  felici  delia 
mia  vita . 


56  BURNES 

La  nostra  prima  fermata  non  offriva  oggetti  capaci  di 
rallegrarci  ;  Il  sito  dove  albergammo  altro  non  era  clie 
1^  avanzo  d^un  mausoleo  che  le  ceneri  d^un  re  avean  san- 
tificato ,  e  che  recentemente  il  soggiorno  d' una  brigata 
d^  infanteria  ,  cui  era  slato  assegnato  per  caserma ,  nota- 
bilmente aveta  degradato .  Noi  passammo  la  notte  in  uno 
de' padiglioni  che  circondano  il  monumento,  ed  ascoltam- 
mo le  puerili  fole  delle  persone  che  ci  stavan  sedute  din- 
torno; desse  ci  assicuravano ,  che  la  salma  delP  imperator 
Dgihan  Ghir ,  stava,  come  quella  di  Maometto,  sospesa  in 
aria  in  virtù  d^una  calamita ,  basta  però  guardare  nel- 
Favello  per  veder  che  riposa  sul  terreno. 

Ma  qui  rendeasi  necessario  d^  abbandonar  quas^  intiera- 
mente tutti  i  nostri  effetti ,  e  di  rinunciare  a  diverse  co- 
stumanze ed  abitudini  eh'  eran  per  noi  divenute  una  se- 
conda  natura;  da  questi  sacrifizi  dipendeva  il  buon  esito 
della  nostra  intrapresa .  Buttammo  via  il  nostro  vestiario 
europeo  ed  adottammo  l' asiatico  :  le  nostre  vesti  strette  ed 
attillate  si  permutaron  colle  ondeggianti  toghe  degli  Afghani; 
cignemmo  il  cordone  per  la  sciabola,  e  la  sciarpa.  Le  nostre 
teste  furon  rasate,  le  fasciammo  in  un  vasto  turbante  e 
cammìoammo  in  pantofole  ;  cosi  fu  d'uopo  aver,  per  un 
assoluto  contrasto ,  toperìai  la  testa  e  i  piedi  nudi .  Tende, 
letti ,  bauli  furon  dati  via;  tavole  e  seggMe  furono  spezza- 
te ;  sapevamo  che  in  avvenire  una  eapaiiM  o  pur  la  volta 
del  cielo  esser  doveva  il  nostro  ricovero ,  ed  un  grosso- 
lano tappeto  ed  una  stuoia  il  nostro  letto;  una  coperta 
(  kammai  )  aveva  a  cuoprir  la  sella  all'  uso  dei  paese ,  ed 
a  velarci  il  viso  nel  tempo  del  sonno.  La  maggior  parte 
del  mio  piccol  guardaroba  trovò  posto  nelle  kurdgin  o 

borse  di  cuoio  intraversale  sulla  groppa  del  cavallo  •  Un 
sol  mulo  per  ciascun  di  noi  portava  tutto  il  nostro  baga- 


VIAGGIO  57 

glio,  co'miei  libri  ed  i  miei  strameoti.  Moliammed  Ali 
ed  il  giovine  Gasmiriaao  cavalcan  due  ronzini. 

Tali  aggiustamenti  richiedevano  tempo  e  riflessione:  dem< 
mo  via,  distruggemmo,  abbruciammo  intiere  masse  d'og- 
getti di  diverse  qualità ,  che  avrebbero  potuto  formare  il 
carico  di  parecchi  muli;  sacrifizio  propiziatorio,  siccome 
io  lo  chiamai,  a  quegli  immortali  demoni  dei  Khiberi,  che 
da  tempo  immemorabile  han  sempre  svaligiato  i  viaggiato- 
ri al  passaggio  delP  Indo.  Ciascuno  parve  persuaso  delPim* 
periosa  necessità  del  sacrifizio,  giacché  piii  assai  che  tut- 
ti i  nostri  beni  ci  era  cara  la  vita.  £  di  quale  utilità  infatti 
esser  ci  poteva  dopo  avere  adottati  gli  usi  e  le  vesti  del 
paese  il  superfluo  bagagliume  della  civiltà?  Nulladimeno 
ella  è  una  singolar  sensazione  quella  che  si  prova ,  quan- 
do, seduti  colle  gambe  incrociale,  si  scrive  il  proprio 
giornale  sulle  ginocchia  !  L' abitudine  ci  ebbe  presto  fa- 
miliarizzati con  questi  cambiamenti  ;  e  quantunque  privi 
di  vino  e  di  altri  spiritosi  liquori  di  qualunque  specie ,  e 
sebben  ci  servissemo  delle  nostre  dita  per  prendere  le  vivan- 
de in  piatti  di  rame  senza  far  uso  né  di  forchette  oè  di  col- 
telli, seguitammo  pertanto  a  mangiar  col  medesimo  buon 
appetito  di  prima  « 

Fatta  mezza  via  dal  Tscenab,  ci  fermammo  a  Kote,  nella 
casa  di  campagna  d^un  colonnello  degli  eserciti  di  Rendgit 
Sing.  Era  questo  un  piacevole  albergo  *,  e  sebbene  il  giar- 
dino non  fosse  di  neppur  300  piedi  quadrati ,  egli  era  pe- 
rò adorno  di  molti  alberi  fruttiferi  e  di  fiori  :  i  primi  eran 
pel  maggior  numero  fioriti,  e  la  loro  nomenclatura  darà 
una  favorevole  idea  del  clima  di  questo  luogo:  v'  eran  pe- 
schi, albicocchi,  susini,  fichi,  melagrani,  aranci  di  frutto 
dolce  e  forte ,  cedri,  limoni,  peri  indiani,  viti,  bairi ,  pal- 
me dattilifere,  mandorli  e  meli,  e  sette  o  otto  altre  specie 


vili. 


58 


BURNES 


che  DOQ  posso  designar  che  cognomi  che  lor  danno  gP in- 
digeni, e  sono:  il  guier,  iisobaadgna,  il  guKscin  9  Poam- 
Itass,  il  beli,  il  bassura.  lyiali  di  questo  giardino  eran 
contornali  da  magnifici  salci  piangenti  e  cipressi ,  e  le 
aiuole  offri Tan  narcisi  e  rose  stradopple.  Quasi  tutti,  tanto 
alberi  che  fiori,  sono  indigeni,  ma  molti  Tengono  da  Ca- 
sfflira:  un  easmiriano  avea  la  cura  di  questo  luogo  deli- 
zioso, il  di  cui  proprietario  era  assente;  la  sua  casa  era 
in  disordine  e  molto  negletta,  essendo  pòco  pagato  dall'  a- 
varo  suo  sovrano .  Il  figlio  del  colonnello  ,  spiritoso  fan- 
ciullo di  nove  anni ,  ci  fece  una  visita ,  e  recitò  dei  ver- 
si d^un  poeta  persiano,  che  leggeva  alla  sua  scuola. 
Questo  giovinetto  è  destinato  ad  esser  testimonio  di  san- 
guinose scene,  od  almeno  di  grand^ avvenimenti  in  que- 
sto  paese  ! 

Alla  distanza  di  circa  20  miglia  dal  Tscenab,  rive* 
demmo  in  tutta  la  lor  magnificenza  le  gigantesche  cime 
dell*  Himalaya .  Erano  i  monti  che  sono  sulla  strada  del 
Gasmira  al  disopra  di  Bember,  ove  il  Bemier  tanto  lamen- 
tossi  del  caldo  che  lo  alBisse  ;  ma  ora  vedeansi  tutti  coperti 
di  neve .  È  impossibile  contemplar  queste  montagne  senza 
provare  un  sentimento  di  piacere ,  poiché  sollevan  l' oc- 
chio stanco  dalla  monotonìa  delle  immense  pianure  del 
Pendgiab.  A  giudicar  dalP  altezza  di  quelle  che  sono  state 
misurate  più  alPest,  queste  non  debbono  aver  meno  di 
16,000  piedi  d^  elevazione ,  Difficile  fu  valutarne  la  di* 
stanza,  poiché  la  carta  non  dava  esatta  idea  della  catena; 
ma  facendo  tutte  le  possibili  deduzioni ,  le  più  alte  non  pò- 
teano  esser  a  meno  di  160  miglia  da  noi,  e  presentavansi 
sotto  un  angolo  di  51  grado .  In  tutta  la  fila  notavasi  appe- 
na un  sol  punto  0  picco;  or  questa  regolarità  di  cresta 


VIAGGIO 


59 


perchè  non  potea  indicare  una  formazione  trappica  o  cal- 
carea 7 

Pervenimmo  alle  rive  del  Tscenab  a  Ramnagar ,  picco- 
la città  ebe  Rendgit  Siag  visita  volentieri ,  ed  ove  sovente 
ha  passato  le  sue  truppe  a  rassegna ,  quando  imprendeva 
le  sue  spedizioni  al  di  là  dell'  Indo .  Dessa  è  in  una  vasta 
pianura  atta  alle  evoluzioni  d^un  esercito.  Il  suo  nome 
era  anticamente  Ressulgar ,  e  le  fu  cambiato  dopo  la  ro- 
vina della  musulmana  dominazione  ;  significava  città  del 
profeta^  mentre  quello  di  Ramnagar )  che  gfi  è  stato  so- 
stituito  9  suona  città  d^  un  Dio  • 

11  Duab,  ossia  paese  fra  il  Ravi  ed  il  Tscenab ,  è  un 
poco  più  coltivato  e  piii  fertile  della  contrada  ebe  avevam 
prima  traversata ,  abbenebè  il  suolo  ne  sia  sabbioso.  Nella 
sua  parte  centrale  i  pozzi  non  hanno  che  25  piedi  di  pro- 
fondità: la  loro  temperatura  media  era  di  l(y*  (  IG"*  87  ); 
e  nella  mattina  sorgevan  da  essi  vaporose  nuvolette ,  che 
rimanevan  visibili  finché  P atmosfera  non  fosse  abbastan- 
za riscaldata  per  disperderle .  In  questa  stagion  il  clima  è 
freddo  e  glaciale ,  spesso  piovoso ,  e  sempre  oscurato  da 
nubi.  Il  vento  soffia  generalmente  dal  nord . 

Qui  cresce  la  canna  da  zucchero  ;  se  ne  faceva  allo- 
ra r  estrazione  del  su^  ^  stringendo  a  tal  efifetto  le  can- 
ne fra  due  cilindri  di  legno  orizzontaliaenle  disposti  Tu- 
no  sopra  l'altro ,  e  messi  in  moto  da  bovi  ;  i  quali  fan- 
no girare  una  ruota^  ebe  dà  movimento  a  due  altre  piii 
piccole  verticalsiente  sttuate  alla  sua  super  fiele  9  e  comu- 
nicanti co' due  cilindri  di  legno.  Nel  mentre  che  ioesa« 
minava  uno  di  questi  ordigni  ^  il  capo  del  villaggio  me  ne 
spiegò  il  meccanismo  ;  poi  mi  donò  del  gur  o  zucchero 
grezzo,  priodzia  di  quella  raccolta.  Era  costui  un  ignoran- 
tissimo Dgiat,  in  compagnia  di  suo  figlio .  Avendo  cercato 


(io  B  V  K  N  B  S 

di  sapere  quali  fossero  le  cognizioni  del  figlio  ^  consiglia! 
il  padre  di  mandarlo  a  scuola  9  ma  egli  mi  rispose  esser 
Tistruzione  inutile  per  le  persone  che  coltivan  la  terra  :  e 
mi  duole  dover  dire ,  che  una  tal  opinione  regna  anche 
nelle  classi  più  elevate ,  giacché  Rendgit  Sing  e  suo  figlio 
sono  egualmente  illetterati,  e  non  vogliono  che  si  faccia 
istruire  il  figlio  di  quest^  ultimo  sebben  sia  un  fanciullo  di 
belle  speranze. 

A  Bamnagar  ricevemmo  la  visita  d'un  venerabii  capo 
Seiko  delPetà  di  82  anni ,  il  quale  aveva  guerreggiato  sotto 
Tavo  di  Rendgit  Sing;  la  sua  barba  era  incanutita ,  ma 
pel  rimanente  era  un  vecchio  vigoroso  ;  avea  il  vestiario 
tutto  bianco  che  annunziava  un  uomo  ancora  attaccato  alle 
antiche  costumanze  ;  loquace  come  tutti  i  vecchi ,  ci  de- 
scrisse in  modo  animato  i  suoi  verdi  anni  e  i  progressi  della 
potenza  dei  Seiki.  »  E  stato  predetto  nel  nostro  Grinth^ 

•  egli  ci  disse,  che  dovunque  trovisi  un  cavallo  ed  una 
»  lancia ,  ivi  sarebbero  e  capi  e  soldati  nel  paese  .  Ogni 
»  giorno  conferma  la  verità  di  questa  predizione,  poiché 
I  il  numero  de^settatori  della  fede  dei  Seiki  si  aumenta , 

•  termine  medio,  di  cinquemila  per  anno .  • 

Quando  T  ingrandimento  politico  segue  i  progressi  del- 
la supremazia  religiosa  d'una  setta,  non  occorre  molta 
previdenza  per  pronosticar  che  questa  setta  si  accresce* 
rk:  dopo  P invasione  de'Patani,  P  indiano  diventò  musul- 
mano, e  colla  potenza  de' Seiki  il  musulmano  ed  il  brah- 
mino  fecersi  Seiki  o  Singi.  Il  vero  Sing  o  Khalsa  altra  oc- 
cupazione non  conosce  che  la  guerra  e  V  agricoltura,  e  più 
quella  predilige  che  questa .  Il  settator  di  Babà  Nanek  è 
mereadante  :  i  Seiki  sono  indubitamente  il  popolo  delP  In- 
dia moderna  che  maggiormente  progredisce.il  nostro  vec- 
chio parlò  molto  della  degenerazione  del  paese  ;  ma  il  vi- 


VIAGGIO  (il 

gor  del  governo  e  M  tuono  della  nazione  non  erano  la  sua 
opinione  ;  egli  come  tutti  i  vecchi ,  era  rimasto  addietro . 

L'aspetto  del  popolo  Seiko ,  e  la  generale  rassomiglianza 
degli  uomini  che  lo  compongono ,  porgon  alla  speculazio- 
ne un  curioso  soggetto.  Quattrocento  anni  fa,  il  Seiko  era 
scoDoscinto,  anche  come  tribù;  ed  oggidì  la  fisonomiadi 
tutta  intiera  la  nazione  è  altrettanto  distinta,  quanto  quel- 
la de^suoi  vicini  gP Indiani  ed  i  Cinesi.  L^ estrema  re- 
golarità delineamenti,  ed  il  viso  allungato  de^Seiki, 
fan  che  aleno  facilmente  distinti  dalle  altre  tribù .  Non  è 
difficile  il  comprendere  che  una  nazione  che  ha  partico- 
lari costumi ,  offra  morale  e  caratteri  comuni  in  tutti  i 
suoi  individui  ;  ma  che  in  cosi  breve  periodo ,  più  centi- 
naia di  migliaia  d' individui  presentino  una  nazionale  ras- 
somiglianza ,  tanto  fortemente  pronunziata  quanto  quella 
che  distingue  i  Agli  dUsraele ,  è  per  lo  meno  un  fatto  no- 
tabilissimo • 

Noi  traversammo  ilTscenabnel  punto,  ove  ordinaria- 
niente  si  tragitta  in  chiatta,  a  tre  leghe  dal  villaggio. 
Aveva  egli  900  piedi  di  larghezza,  e  9  di  profondità  nei 
due  terzi  del  suo  canale .  Le  sue  rive  son  basse  da  cia- 
scun lato,  e  vengono  prontamente  inondate  nelle  stagioni 
calde  e  piovose.  Gì' istorici  raccontano,  che  Alessandro 
Magno  dovè  precipitosamente  allontanarsi  dàiVÀcesines^di 
cui  Arriano  parla  come  d' un  fiume  rapido  :  e  tale  egli  è 
infatti  nella  stagion  delle  pioggie;  ma  quandMo  lo  vidi,  la 
sua  celerità  non  era  che  d'un  miglio  e  mezzo  per  ora ,  e  si 
potea  traversare  a  guado.  La  temperatura  delle  sue  acque 
era  di  5;V  (9<>  32),  e  per  conseguenza  più  bassa  di  quella 
degli  altri  fiumi  del  Pendgiah  che  già  avevam  traversati , 
i  quali  sono  il  Setledge ,  il  Beyah  ed  il  Ravi . 


63  tUBNES 

Ci  ripofiammo  sulla  sponda  destra  in  una  moschea;  que- 
sti edifiii  quivi  dod  offrono  clie  mora  di  terra;  delle  tavo- 
le formanti  un  tetto  a  guisa  di  terrazio.  son  coperte  della 
stessa  materia.  I  credenti  hanno  troppo  a  cnore  i  lor  co- 
modi per  non  avervi  nell'interno  an  focolare,  ove  fanno 
scaldar  l'acqua  per  le  loro  abluzioni.  Se  violammo  la  santità 
del  luogo  col  farlo  nostro  albergo,  vi  fu  compensazione 
però  nella  nostra  liberalità  in  distribuir  medicamenti.  Gii 
abitanti  dicevano  die  nn'  aria  maligna  aveva  recentemente 
soffiato  su  questo  paese,  lo  che,  combinato  colf  arrivo  di 
un  personaggio  quale  è  nn  medico  firìngi  (  europeo) ,  rcn- 
dea  malato  tutto  il  mondo:  le  donne ,  siccome  soglion 
fare  in  ogni  parte ,  lamentavansi  d' immenso  numero  di 
mali ,  e  se  il  dottor  Gerard  non  le  guariva  credo  die  al- 
meno agisse  sulla  loro  immaginazione,  il  che  è  certa- 
mente di  qualche  entità*  Molto  gli  abitanti  soffrivano  per 
un  tal  morbo  chiamato  nuzla^  litteralmente  flussione;  cre- 
doche  ciò  vogMa  dir  catarro;  e  dicon  che  consisle  in  un 
flusso  che  sgorga  per  le  narici  e  che  offende  il  cervello  ed 
altri  organi  del  corpo  ed  ha  un  esito  funesto:  ne  altri» 
buiscono  la  cagione  al  sale,  del  qnale  si  fa  uso  in  questo 
paese  ,  che  è  tratto  dalle  montagne.  Le  oftalmie  sono  fre- 
quenti nel  Pendgiah  e  son  forse  cagionate  dalle  particelle 
nitrose  deDe  rive  de'snoi  diversi  fiumi  ;  ma  se  si  domanda 
ad  un  indigeno  la  causa  di  questa  o  di  qualunque  altra 
malattia,  risponderà  esser  dessa  un'espiazione  ddie  colpe 
che  conmiesse  in  questa  vita ,  o  nelle  altre  vite  e  ferme 
anteriori;  poiché  eglino  bau  trovato  nella  dottrina  della 
metempsicosi,  uno  stato  futuro  di  punizione  per  tutti  I  ca- 
si,  ed  anche,  almeno  io  lo  credo,  di  ricompensa. 

Una  corsa  di  45  miglia  d  fece  arrivar  sulle  sponde  del 
Dgialem ,  il  celebre  Hydaspes  de'  Greci .  Egli  scorre  ser- 


VIAGGIO  63 

peggìando  per  uaa  pianura  di  terre  d^alluvione,  alle  falde 
di  basse  e  sassose  coUioe . 

Esseodoc'  imbarcali  su  questo  bel  fiume ,  ne  discen- 
demmo un  tratto  di  cinque  miglia:  la  nostra  navigazione 
scompigliò  de^  coccodrilli  che  riposavansi  sopra  le  isolette 
del  Dgialem ,  ove  sono  pia  numerose  che  negli  altri  fiu- 
mi del  Pendgìab .  Questo  stesso  fatto  è  riferito  da  Arria- 
DO  il  quale  parla  dell'  Hyda$pe$  come  d'  un  fiume  fango- 
so, rapido  ed  avente  una  celerità  di  tre  o  quattro  miglia 
per  ora  ;  ciocché  è  esatto .  —  Era  piovuto  il  giorno  innan^ 
li  ;  r  acqua  era  torbida  ed  in  alcuni  punti  formava  dei 
vortici .  U  Dgialem  è  meno  considerevole  del  Tscenab  ;  ma 
in  questa  stagione  la  lor  larghezza  è  presso  a  poco  uguale . 

Incontrammo  appena  sl>arcati  una  bella ,  verdeggiante  e 
fertile  pianura ,  che  distendesi  fino  alla  città  di  Pend  Da- 
dan  Khan  dove  ci  fermammo .  Le  storiche  rimembranze  e 
la  naturai  bellezza  del  paese  ci  entusiastarono  lunghesso 
le  vie  calcate  da  Efestione  e  da  Gratero  e  nei  vogar  sul  fiu- 
me che  aveva  portato  la  flotta  d'Alessandro.  Venendo 
dal  Tscenab ,  avevam  traversato  gli  stati  che  quel  conqui- 
statore aveva  aggiunti  al  regno  di  Poro  dopo  la  battaglia 
deir  Idaspe. 

La  descrizione  d'Arriano,  mi  dipinge,  mi  fa  veder  Fat- 
tuale popolazione  :  »  Gli  abitanti  son  vigorosamente  for- 
»  mati ,  robusti ,  e  di  statura  piii  grande  degli  altri  Asia- 
»  tici .  »  —  Ma  nulla  può  esser  piii  meschino  del  paese 
che  è  fra  il  Tscenab  ed  il  Dgialem,  sterile  pianura  coperta 
di  cespugli ,  soggiorno  di  pastori ,  e  scarsamente  provve- 
duta d'acqua,  la  quale  non  incontrasi  che  a  65  piedi  dalla 
superficie  del  suolo.  Noi  facemmo  la  fermata  ad  uno  dei  pò* 
chi  villaggi  di  questa  contrada,  presso  al  pozzo  d' una  don- 
na non  maritata,  la  quale,  per  sentimento  di  carità,  lo 


6  i  B  U  R  N  B  S 

aveva  fatto  scavare  ed  avea  fondato  una  moschea .  Queste 
doone  chiamansi  pak  daman ,  ciocché  letteralmente  vuol 
dire  vestimenta  pure*^  elle  sposansi  al  Corano.  I  musul- 
mani della  nostra  brigata  andarono  a  visitarla  :  il  pozio 
fu  da  noi  riattato  fissandovi  de^  nuovi  pali  per  attinger 
r  acqua . 

Le  autorità  di  Pind  Dadan  Khan  ci  vennero  incontro 
fino  alla  riva  del  fiume  per  complimentarci ,  e  presenta* 
ronci  unirbx>rsa  di  500  rupie  unitamente  a  de^  vasi  di  con- 
fetti. Pond  Dadan  Khan  è^l  capo  luogo  d'un  piccol  di- 
stretto^ la  cui  popolazione  è  di  5,000  anime  ;  questo  borgo 
è  composto  di  tre  villaggetti  uno  vicino  all'altro,  e  distan- 
te quattro  miglia  dal  Dgialem  •  Le  case  sono  simili  a  tut- 
te quelle  del  Pendgiab  ;  ma  il  legname  è  di  cedro  (  deo- 
dar)j  che  scende  galleggiando  dalPHimalaya  nelle  occa- 
sioni di  piena  del  fiume .  Essendo  per  natura  durevole 
ed  odoroso ,  egli  è  tenuto  in  gran  pregio  per  le  costruzioni 
d'ogni  genere;  noi  vedemmo  sulle  rive  del  Dgialem  un 
cedro  di  13  piedi  dì  circonferenza  •  Fu  sulle  sponde  di 
questo  fiume ,  che  i  Macedoni  costruiron  la  flotta  sulla 
quale  discesero  l'Indo.  E  da  osservare,  che  questi  alberi 
non  sì  veggon  galleggiare  sopra  alcun  altro  fiume  del  Pend- 
giab, e  che  io  nìun' altra  parte  trovasi  silo  cosi  bene  adat- 
tato per  la  costruzione  de'  navigli  * 

Peod  Dadan  Khan  è  a  5  miglia  dalle  colline  salse ,  che 
dair  lodo  eslendonsi  al  Dgialem ,  e  nelle  quali  sono  stati 
scavati  dei  pozzi  numerosi  per  l'estrazione  del  sale.  Noi 
vi  restammo  un'  intiera  giornata  per  esaminar  queste  cu- 
riose escavazioni.  Vedemmo  un  centinaio  d' operai  che  la- 
voravano in  una  di  queste  miniere  ;  eglino  furon  sorpresi 
del  nostro  arrivo,  quanto  noi  stessi  lo  fummo  all'aspet- 
to  de' magnifici  splendenti  cristalli  di  sale  che  forman 


VIAGGIO  65 

le  pareli  del  sotterraneo  •  La  nostra  visita  fu  per  quelle 
genti  so<rgetto  di  ricreazione  9  polche  venne  loro  liberal- 
mente distribuita  una  parte  di  quel  denaro  che  dappertutto 
ci  si  prodigava  ;  né  meglio  potevamo  impiegarlo ,  giacché 
quelle  povere  creature  presentavanci  lo  spettacolo  della  mi« 
seria  :  le  madri  ed  i  piccioli  bambini,  i  giovanetti  ed  i  vec« 
chi  erano  egualmente  impiegati  a  trasportare  il  sale  alla 
super6cie  del  suolo;  il  loro  aspetto  cadaverico  9  il  loro  an- 
gustiato respiro  movevano  a  compassione .  Fu  data  a  cta« 
scono  una  rupia;  essi  seppero  appreizame  il  valore ,  men- 
tre  è  lor  necessario  estrarre  20  quintali  di  sale  per  gua- 
dagnare altrettanto . 

Nel  paese  alto  del  Gabul,  tra  la  città  di  questo  nome  e 
Peisciaver ,  una  catena  di  colli  che  si  distaccan  dalla  base 
delie  montagne  bianche  (  Sefid  Koh  ) ,  traversa  V  lodo  a 
Karabsgh  e  viene  a  terminare  alla  destra  riva  del  Dgialem: 
questa  catena  flgurava  altre  volte  sulle  nostre  mappe  sotto 
il  nome  di  Dgiud^  dopo  aver  tagliato  riodo;  ma  le  è  stato 
recentemente  applicato  quello  di  Colli  Salini^  che  meglio  le 
conviene  a  cagion  de^  vasti  depositi  di  sai  gemma  cbd 
dessa  contiene.  Trovasi  nella  Relazione  del  Cabul  scritta 
dalP  Elphittstone,  una  descrizione  della  parte  di  questa 
catena  che  è  prossima  a  Karabagh ,  luogo  ove  V  Indo  la 
caglia  scorrendo  al  sud ,  ed  espone  alla  vista  i  tesori  mine- 
rali che  nasconde  nelle  sue  viscere. Le  miniere  di  «ale, 
che  somministran  questo  genere  di  prima  necessità  alle 
Provincie  settentrionali  delP india,  sono  scavate  in  questa 
stessa  catena  presso  Pend  Dadan  Khan ,  città  che  dista 
100  miglia  al  nord  di  Lahora.  —  Ecco  i  -ragguagli  che  ho 
raccolto  visitando  questa  parte  sì  poco  frequentata  del 
l'eodgiab . 


vili.  9 


66 


B  U  R  N  B  S 


I  clivi  saliai  formano  il  coafloe  meridionale  d^  un  baci- 
no  situato  fra  Tlndo  ed  il  Dgialem ,  e  la  cui  elevazione  è 
di  800  piedi  al  disopra  delle  pianure  del  Peodgiab.  11  con- 
trafforte perviene  ad  un^  altesza  di  1,200  piedi  sopra  la 
vallata  del  Dgialem,  e  quindi  alla  elevazione  di  2,000  {riedi 
sai  livello  del  mare  .La  sua  larghezza  è  di  5  miglia,  ed  è 
composto  di  pietra  bigia  disposta  a  strati  verticali ,  con 
ghiaia  qua  e  là  incrostata.  La  vegetazione  v^è  meschina,  i 
precipizi  nudi  e  dirupati,  alcuni  de^quali  sorgon  dalla  sa- 
perfide  del  piano  con  aspetto  di  spaventevole  sterilita.  In 
diverse  parti  zampillano  sorgenti  d"" acque  termali ,  che 
contengono  allume,  antimonio  e  zolfo;  T  argilla  rossa  che 
specialmente  incontrasi  nelle  vallate  è  indizio  certo  d^un 
deposito  salino;  e  trovasi  ad  intervalli  in  questa  catena . 
L^  approvvigionamento  del  sale  traesi  ora  da  Pend  Dadan 
Khan ,  donde  è  facilmente  spedito  risalendo  o  discenden- 
do un  fiume  navigabile. 

Esaminammo  nel  villaggio  di  Keora  y  distante  5  miglia 
da  Pend  Dadan  Khan,  una  delle  principali  miniere  di  sa- 
le; essa  era  situata  presso  Testremilà  della  catena,  in  una 
vallata  che  un  ruscello d^ acqua  salsa  irriga.  La  sua  aper- 
tura attraverso  V  argilla  rossa  di  cui  ho  precedentemente 
fatto  parola^  era  200  piedi  sopra  la  base  del  colle  •  Noi 
fummo  condotti  in  un^  angusta  galleria ,  ove  potevasi 
camminare  a  due  di  fronte,  lunga  1,050  piedi ^  300  dei 
quali  erano  in  discesa  ;  ivi  noi  entrammo  in  una  caverna 
d^  irregolari  dimensioni ,  alta  un  centinaio  di  piedi  ed  in- 
tieramente scavata  nel  sale .  Questo  minerale  è  depositato 
in  strati  d^  estrema  regolarità  ^  che  si  presentan ,  come 
la  roccia  esteriore ,  in  croste  verticali  ;  tuttavolta,  alcuni 
sostenevano  un  angolo  da  20  a  30  gradi,  ed  offri van  la 
stessa  apparenza  dei  mattoni  gli  uni  sovrapposti  agli  altri. 


VIAGGIO  67 

NessQOO  Strato  ha  pia  d^  un  piede  e  mezzo  di  profondità , 
e  ciascuno  è  distintamente  separato  dal  suo  vicino  per  un 
deposito  di  terra  argillosa  della  (grossezza  d'un  pollice. 

Alcune  volte  il  sale  è  in  cristalli  esagoni  ^  ma  più  spesso 
in  masse,  onde  T insieme  è  d^una  tinta  rossa  che  varia  dal- 
la più  leggiera  sfumatura  al  più  cupo  colore  ;  il  sale  9  tri- 
turato, è  bianco.  La  temperatura  della  caverna  era 
io  gradi  più  elevata  dell'  aria  libera  9  ove  il  termometro 
segnava  64""  (  14%  21  ) .  GV  indigeni  dicon  che  la  minie- 
ra è  molto  più  fredda  nella  stale ,  lo  che  prova  soltanto 
ch'essa  non  subisce  che  piccolo  e  forse  niun  cambiamen- 
to, mentre  airesterno  il  calore  varia  secondo  le  stagioni. 
Non  vi  si  provava  alcuna  sensazione  d'umidità,  siccome 
sarebbe  stato  da  supporsi  in  una  miniera  di  sale . 

Ho  già  detto,  che  un  centinaio  d' individui  d'ogni  età  e 
sesso  lavoravano  nella  miniera;  le  loro  piccole  lucerne 
attaccate  alle  pareti  della  caverna,  non  davan  che  fio- 
ca luce  ,  che  riQassa  dai  rosei  cristalli  della  roccia,  tra- 
mandava un  vivo  splendore.  Il  pozzo  era  stato  scavato  dal- 
l'alto in  basso  ;  il  sale  è  duro  e  fragile  ^  takhè  percosso 
dal  martello  o  dalla  marra ,  fendesi  in  schegge  •  Non  mai 
ai  fa  scoscender  la  roccia  per  mezzo  della  polvere  da 
schioppo  per  timore  che  la  volta  non  precipiti,  il  qual 
sinistro  qualche  volta  avviene  malgrado  V  attaàl  metodo 
di  scavo  che  è  tanto  semplice  •  Per  la  stessa  ragione ,  nei 
due  mesi  della  stagione  delle  pioggie  non  si  lavora  in 
quelle  miniere  • 

1  minatori  vivono  in  villaggi  in  mezzo  alle  montagne . 
Sembra,  malgrado  l'aspetto  loro  valetudinario ,  non  va- 
dan  soggetti  a  particolari  malattie .  Ho  già  avvertilo  che 
essi  ricevono  una  rupia  per  ogni  venti  man  di  sale,  che 
trasportano  alla  superficie  della  terra  ;  lavoro  che  un  no- 


68  BUE1IB9 

mo,  ia  sua  moglie  ed  un  figlio  posson  fare  appena  io  due 
gioroi .  Io  queUe  miniere ,  quando  ii  minerale  è  vicino  al- 
la superficie  del  suolo  si  rompe  in  pezzi  di  quattro  man  , 
due  de*  quali  fan  la  soma  d^un  cammello  ;  ma  d^  ordinario 
si  stritola  più  minutamente.  Questo  sale  gode  di  una  gran- 
de riputaaiooe  nelFIndia,  presso  i  medici  indigeni,  a  ca- 
gion  delle  sue  virtù  medicinali.  Esso  non  èpuro^macoo; 
tiene  un  eonslderevol  miscuglio  d'altre  sostanze  e  pro- 
babilmente di  magnesia}  ciocché  produce  ch^egli  non  sia 
buono  per  salar  k  carne  affine  di  conservarla  luogo  tempo. 

Siccome  i  monti  salini  racchiudono  un*  inesauribile 
provvigione  di  questa  sostanza,  cosi  le  miniere  posson  for- 
nirne tanta  quanta  se  ne  può  desiderare.  Se  n^estraggon 
quotidianamente  2,500  man,  cioè  800,000  per  anno.  In 
alcuni  anni,  un  man  di  sale  costa  alla  miniera  una  mez- 
za rupia  od  anche  un  quarto  di  rupia  ;  ma  si  rivende  sem- 
pre  due  rupie ,  independentemente  da^dazi. 

Questo  genere  costituisce  un  monopolio  del  governo  dei 
Peodgiab,  e  Rendgit  Sing  spera  ricavarne  una  rendita  an- 
nua di  sedici  lac  di  rupie^  con  più  due  lac  «  mezzo  di  ga- 
belle. Il  benefizio  ascende  a  1,100  per  100,  quantunque 
il  prezzo  del  sale  non  sia  che  il  terzo  di  quel  che  si  paga  al 
Bengala ,  che  è  di  cinque  rupie  al  man  di  80  libbre.  Il  sa- 
le del  Pendgiab  è  spedito  pel  Dgialem  a  Multan  e  a  Bhau- 
alpur ,  ove  incontra  quello  del  lago  di  Sambrè  ;  egli  pe- 
netra fino  alle  rive  dei  Dgemnah  ed  al  Gasmira,  ma  non  è 
venduto  alfovest  dell'Indo.  Rendgit  Sing  ha  proibito  la  fab- 
bricazione  del  sale  io  tutta  T  estensione  de* suoi  stati;  ma 
è  cosa  dubbia  eh'  egli  possa  trarre  costantemente  da  que- 
sto genere  una  rendita  tanto  vistosa  quanto  quella  che  at- 
tualmente gli  frutta  :  il  eonduttor  del  monopolio ,  uomo 
crudele  e  tiranno,  opprime  spietatamente  il  popolo  per 


T1A66I0  69 

l'estrazione  di  questo  minerale.  Gli  indigeni  ignorano  a 
qual'  epoca  queste  miniere  cominciassero  ad  esser  messe  a 
profitto;  ma  la  dee  esser  ben  remota,  poicliè  il  sale  è 
posto  allo  scoperto  dalle  acque  dell'Indo.  GÌ'  imperatori 
dell'India  facevano  uso  di  questo  sale,  ma  nonostante, 
Baber,  tanto  voglioso  d*  istruirsi,  non  ne  fa  menzione  nel- 
le sue  memorie . 

Noi  seguimmo  la  riva  destra  del  Dgialem  fino  a  Dgelal- 
pur,  per  30  miglia  di  pingue  e  fertile  terreno.  I  coltiva- 
tori falciavano  il  grano  verde  pel  bestiame .  —  I  colli  salini 
corron  paralleli  al  fiume,  ed  offrono  un'  aridità  cbe  forma 
UQ  assoluto  contrasto  colla  fertilità  della  vallata  ,  poiché 
non  vi  si  scorge  segno  di  vegetazione.  Molti  villaggi  sou 
tuttavia  appoggiati  sulle  colline  esterne ,  ed  in  modo  vera- 
mente pittoresco  sorgongli  uni  al  di  sopra  degli  altri.  Es- 
si non  sono  notabili  per  questa  romantica  situazione,  più 
che  pel  loro  stato  di  prosperità:  noi  ci  riposammo  in  un  di 
essi,  che  era  pulito  e  ben  regolato;  fummo  alloggiati  in  uno 
stanzone  lungo  sedici  piedi  e  largo  otto  ;  vi  si  vedevan  cre- 
denze e  scaffali  :  le  casse  per  serbare  il  grano,  che  son  di 
terra,  aervivan  di  tavole  •  Tutte  le  case  tanto  dentro  che 
faori  sono  intuonacate  d'una  terra  di  color  cenericcio,  che 
loro  dà  apparenza  di  pulizia;  e  la  situazione  di  questi  vil- 
laggi sul  pendio  delle  montagne  fa  che  le  piogge  ne  portin 
via  le  inamonde/ze. 

In  cootraccaubio  dell'ospitalità  che  ricevemmo  in  questa 
casa,  il  Gerard  ebbe  la  fortuna  di  salvar  la  vita  d'una 
povera  donna  che  mori  vasi  d'una  infiammazione  e  che 
egli  salassò  copiosamente  • 

Si  congettura  che  Dgelalpur  sia  sul  campo  della  fa- 
mosa battaglia,  che  Alessandro  diede  contro  Poro  allor- 
ché con  uno  stratagemma  passò  IMdaspe  e  debellò  questo 


70  B0HNB8 

principe.  Molte  circoBtaoze  favoriscoiio  quesf  opioione , 
giacché  QuiDto  Curzio  parla  dMsole  nel  flame,  di  sponde 
rilevate,  •  d'acque  torbide  •:  niilladiroeno,  le  parole  se- 
guenti • ,  scogli  sotto  V  acqua  • ,  sembrano  indicare  uaa 
parte  del  fiume  situata  più  in  alto,  presso  al  villaggio  di 
Dgialem.  Le  grandi  strade  che  vengon  dalPIndo,  attraver- 
sao  quel  fiume  a  Dgelalpur  e  a  Dgialem  ;  ma  quest'ultimo 
punto  è  sulla  strada  del  Turkestan ,  la  quale  par  sia  quella 
che  seguì  Alessandro.  La  natura  sassosa  delle  rive'  e  del 
letto  del  fiume  in  questo  luogo ,  ci  aiutano  a  riconoscere  le 
località  di  tale  strada ,  poiché  il  corso  del  Dgialem  ivi  non 
è  soggetto  a  variare  ;  il  villaggio  di  questo  nome  egli  è 
ancora  diviso  in  cinque  o  sei  canali ,  tutti  guadabili  ec- 
cettuato nel  tempo  della  monsone . 

A  quindici  miglia  circa  inferiormente  da  questo  villag- 
gio ,  ed  a  tre  mila  piedi  dal  Dgialem  presso  il  villaggio  di 
Darà  pur ,  incontrammo  vaste  rovine  che  bau  nome  Udi- 
nagar'^  elleno  sembran  esser  quelle  d^una  città  ch'ebbe 
da  3  a  4  miglia  d'estensione.  Le  tradizioni  degli  abitanti 
su  queste  rovine  son  vaghe  e  poco  atte  a  soddisfare;  si  ra- 
gionò di  diluvio  e  del  tempo  di  Noè;  fi  trovan  delle  meda* 
glie  di  rame,  ma  una  che  ce  ne  fu  presentata  portava  arabe 
iscrizioni .  Ci  fu  pur  mostrata  una  lastra  di  pietra  recen- 
temente dissotterrata  ed  anche  quella  con  iscrizioni  nella 
medesima  lingua.  Il  Court  mi  raccontò  ch^egli  aveva  sco- 
perto in  prossimità  di  questo  luogo  una  colonna  scannel- 
lata con  un  capitello  corintio  che  sosteneva  una  statua 
brahminica.  Non  esiste  attualmente  alcun  edifizio  di  que* 
st'  antica  e  incognita  città  ;  ma  frattanto  il  terreno  è  co- 
perto di  frammenti  di  mattoni  e  di  vasellame  di  bellissi- 
ma qualità. 


VIAGGIO  7i 

Sulla  riva  del  Dglalem,  opposta  a  Darapar,  vedesi  un 
poggio  che  dicesi  esser  contemporaoeo  d^Udinagar  :  ivi  è 
fabbricato  il  villaggio  di  Masg,  ove  potei  procurarmi  due 
medaglie  saoscritte  •  Vastissime  roviae  son  pure  al  di  là  dì 
Mung ,  in  prossimità  di  Haria  Badsciapur . 

Noo  mi  pare  improbabile  che  Udioagar  possa  corrispoo- 
dere  alla  sitoazieoe  di  Nicea ,  e  che  i  poggetti  e  le  rovine 
ddb  sponda  occidentale  segain  quella  di  Bueefalia .  Gli 
istorici  ci  fan  conoscere  cbe  queste  due  città  furono  fab- 
bricate cosi  prossime  aìV  Idaspe ,  che  Alessandro  fu  co- 
stretto trasferirle  un  poco  piii  lontano  al  ritorno  della  sua 
campagna  del  Pendgiab,  poiché  eran  soggette  air  azione 
dello  straripamento  di  questo  Oume.Devesi  osservare, 
cbe  k  città  .vantaggiosamente  situate  son  di  rado  abban- 
donate; ma  in  quest'ultimo  caso  altre  ne  sursero  in  prossi* 
mità  di  quelle,  ciocché  spiega  come  sieosi  potute  trovar 
medaglie  arabe  in  questa  regione.  Secondo  gli  storici,  Ales- 
sandro alzò  il  suo  attendamento  alla  distanza  di  150  sta*- 
di  daUMdaspe.  In  questo  stesso  sito  havvi  una  vasta  pia- 
nura. 

Queste  ricerche  degli  avanzi  delle  città  fabbricate  da 
Alessandro,  conducono  a  far  delle  riflessioni  sullo  stato 
del  paese  al  tempo  di  questo  conquistatore ,  ed  è  bene  di 
confrontarlo  collo  stato  presente.  Leggesi,  che  Poro  con- 
tro il  quale  Alessandro  combattè ,  ebbe  un**  esercito  di 
30,000  fanti  e  4000  cavalieri,  con  200  elefanti  e  300 
carri  da  guerra,  e  ch^egli  avea  soggiogato  tuttM  popoli 
vicini.  Cambiamo  ora  i  carri  da  guerra  in  cannoni ,  ed 
avremo  precisamente  il  numero  dell'  esercito  regolare  di 
BendgitSing ,  il  Poro  moderno,  che  ha  egualmente  domato 
tutti  i  suoi  vicini.  Il  medesimo  paese  fornirà  la  medesima 


It  B  V  R  N  E  S 

quantità  di  soldati ,  se  le  accadute  vicende  dod  ne  ban  di- 
miduita  la  popolazione. 

AbbaodoDando  le  rive  delDgialem,  entrammo  nel  paese 
di  Potouar  abitato  da^Gakeri,  tribù  rinomata  per  la  sua 
bellezza,  e  che  pretende  d'esser  la  discendente  de^Radgia- 
putì.  La  credulità  di  queste  genti  è  tanto  grande  quanto 
quella  degli  altri  abitanti  delP  India:  un  uomo  grave  e  ri- 
spettabile, mi  assicurò  aver  veduto  nel  montuoso  distretto 
di  Mandi ,  sol  Setledge,  un  lago  chiamato  Bavasir^  ov'e- 
ran  tre  picciole  isole;  è  questi  un  luogo  di  pellegrinaggio 
per  gr  Indiani ,  e  'I  buon  uomo  affermò  ch^  elleno  avvici- 
nansi  asfodeli  perchè  vi  si  possano  imbarcare,  e  che  cosi 
vi  navigavano  insieme  colle  loro  offerte  •  E  cosa  evidente 
esser  ciò  FeiTetto  di  qualche  illusione,  se  non  di  qualche 
soverchieria  condotta  con  molta  destrezza,  poiché  quel  luo* 
gocooserva  sempre  la  sua  reputazione.  Un  indigeno  mi  dis- 
se, che  da  quanto  gli  era  stato  raccontato,  queste  isole  non 
erao  che  mucchi  di  terra  adattati  sopra  un  fondo  di  canne; 
ma  egli  non  aveva  visitato  il  luogo,  e  parve  dar  tali  rag- 
guagli solo  perchè  mi  aveva  sentito  esprimere  i  miei  dubbi 
con  quella  stessa  sincerità  colla  quale  io  li  concepiva.  Nella 
vallata  di  Casmira ,  vi  son  dei  campetti  mobili  di  poponi , 
che  Ano  a  un  certo  segno  si  possoo  riguardar  come  isole 
natanti  :  gP  ingegnosi  abitanti  di  questa  vallata,  stendono 
una  stuoia  fitta  sulla  superficie  del  loro  lago,  e  lacuopron 
di  terra  che  presto  acquista  consistenza  per  P erba  che  vi 
pullula.  Vi  seminan  Tanno  seguente  cocomeri  e  poponi, 
e  fauno  la  raccolta  di  questi  frutti  colle  barche,  e  così  trag- 
gon  profitto  dalla  superficie  stessa  del  lago  in  un  paese 
per  sé  tanto  ubertoso .  Queste  isole  dai  poponi  nel  Casmira 
han  forse  suggerito  a^  brahmini  di  Mandi  Tidea  datore 
messa  ad  efletto . 


VIAGGIO  75 

Facevasi  ogni  di  più  evideote  la  prossimità  d^  uo  paese 
musulmano*,  ciò  che  soprattutto  T indicava  era  il  fre- 
quente incontro  di  donne  velate.  Una  donzella,  die  ve- 
demmo a  cavallo  sulla  grande  strada  9  aveva  sulla  testa  una 
specie  di  tenda  di  tela  rossa,  che  le  dava  un  aspetto  origi- 
nale: pareva  una  specie  di  palco  ;  ma  siccome  la  tela  tutto 
cnopriva,  compreso  il  volto  della  bella,  io  non  potei  co- 
noscer la  causa  delP  invenzione.  La  parte  non  velata  del 
vestiario  delle  donne  aveva  similmente  subito  un  cam- 
biamento; esse  porlavan  larghi  calzoni  bianchi,  stretti  alla 
noce  del  piede ,  ove  terminano  a  punta  in  graziosa  ma- 
niera. Per  fare  un  paio  di  que'  calzoni  vi  s*  impiega  quaN 
che  volta  una  pezza  di  tela  lun$;a  180  braccia,  essendo 
fatti  a  pieghe  cadenti  le  una  sulle  altre . 

Il  dì  1  marzo,  arrivammo  a  Rotas,  rinomato  forte,  il 
quale  è  considerato  come  uno  de^  principali  baluardi  fra 
il  Turkestan  e  V  India .  Noi  seguivamo  una  via  tortuosa 
attraverso  terrìbili  gole,  pensando  alle  diverse  spedizioni 
ch*eran  passate  per  questa  stessa  strada  ;  quando,  come 
per  effetto  di  lanterna  magica ,  tutto  a  un  tratto  ii  forte 
comparve  ai  nostri  occhi  ;  T  altezza  de^  precipizi  ce  Tavea 
fin  allora  nascosto,  e  noi  ci  avvicinammo  a' suoi  grossi 
muraglioni  per  un  calle  sinuoso  che  'I  tempo  aveva  scol- 
pito nella  rupe,  ed  in  pochMstanti  arrivammo  alla  sua 
porta  che  è  altissima .  Il  cupo  colore ,  V  aspetto  antico 
della  rocca ,  Tarida  sterilità  degli  scogli  che  la  circon- 
dano, inspiravano  idee  poco  favorevoli  delle  vicinanze^ 
ch'erano  state  covile  di  bande  di  ladroni.  Quantunque 
avessimo  dimenticato  di  premunirci  d'un  ordine  del  maha- 
radgiàh  per  essere  ammessi  nella  fortezza,  ci  presentam- 
mo senza  cerimonie  aUa  porta ,  che  dopo  qualche  collo- 


L 


Tlll. 


10 


74  B0RNB9 

quio  ci  fu  aperta .  Il  giorno  seguente  ne  arriifò  un  per- 
messo officiale  da  Lahora  • 

Presto  ci  trovammo  fra  amici ,  ed  ascoltammo  le  nar- 
razioni dei  vecchi  soldati  senza  timore  d' esser  testimoni 
delle  scene  alle  quali  gli  antenati  loro  avevano  assisti- 
to.  Gli  officiali  afghani  delF impero  mogoUo^  sotto  il  re- 
gno d'Humaiun^  avendo  detronizzato  questo  monarca 
nel  1531^  fortificaronsi  a  Rotas.  Scir  Sciàh,  loro  capita- 
no ,  ne  fu  il  fondatore  •  Dicesi  che  fossero  impiegati  do- 
dici anni  a  costruir  questa  fortezza ^  e  che  vi  si  spendesse- 
ro alcuni  milioni  di  rupie  :  nonostante  fu  abbandonata  e 
cadde  •  Humalun  tornò  dal  suo  esilio  co'  Persiani  suoi  au- 
siliari, e  ricuperò  il  regno  de' suoi  avi.  Egli  ordinò  che 
la  fortezza  di  Rotas  fosse  spianata;  ma  le  sue  mura  eran 
così  massiccie  9  ne  era  talmente  solido  tutto  Fedifizio,  che  ì 
suoi  emiri  ed  i  suoi  omrah  ebber  V  ardire  di  domandar- 
gli s^ei  ritornava  per  risalir  sul  suo  trono,  oppur  per  de- 
molire una  cittadella;  poiché  l'uno  e  T altro  di  questi 
tentativi  esigerebbe  ugual  grado  d'energia  e  di  vigore . 
Humalun  si  contentò  di  smantellare  la  porta  come  segno 
della  di  lui  conquista ,  ed  ebbe  la  saviezza  di  correr  so- 
pra Delhi . 

Noi  esaminammo  minutamente  le  fortificazioni  e  le  opere 
esteriori  di  Rotas:  ci  furon  mostrati  i  fori  praticati  per 
versar  dell'olio  bollente  sopra  gli  assediatori  •  Vedemmo 
con  ammirazione  le  feritoie  diligentemente  aperte  pe'  fu- 
cili, i  pozzi  profondi  scavati  nel  vivo  scoglio  ed  i  magaz- 
zini coperti  da  vòlte  a  prova  di  bomba.  Dalla  sommità  di 
una  delle  torri  i  nostri  sguardi  spaziarono  per  la  vasta  pia- 
nura, ove  distinguevasi  un  grand' ospizio  perle  carovane 
costrutto  dal  generoso  e  tollerante  Akbar .  In  questo  egli 
ecclissò  suo  padre  siccome  in  tutti  gii  atti  del  luogo  suo 


VIAGGIO 


75 


regno:  il  figlio  inalzò  un  edifizio  onde  ricoverar  lo  stanco 
viaggiatore  nel  suo  pellegrinaggio;  il  padre ,  acciecato  dal- 
r  invidia  9  sprecò  una  considero  voi  somma  per  demolire 
un  palazzo  !  !  Questi  ospizi  sono  stati  eretti  ad  ogni  stazio- 
ne fino  allindo  ;  il  viaggiatore  non  passa  per  questa  via , 
senza  sentire  una  grata  emozione  ripensando  assaggi  pro- 
getti del  ior  fondatore  :  V  imperatore  Aldbar  fu  un  vero 
filantropo  • 

Al  di  là  di  Rotas ,'  entrammo  in  un  paese  montagnoso, 
molto  scabro  e  fortissimo ,  e  camminammo  ne^  botri . 
L'ammasso  delle  rupi,  i  loro  strati  verticali  terminati  in 
guglie  per  la  decomposizione  della  loro  sostanza ,  la  gbtaìa 
incrostata  nella  pietra  arenaria,  e  T aspetto  selvaggio  di 
quest'insieme 9  rende van  la  veduta   molto  interessante. 

L^Humboldt  ba  detto,  cbe  i  depositi  di  sale  e  le  sorgenti 
minerali  denotano  qualche  connessione  co^ulcani  ;  ora 
noi  trovavamo  gli  uni  e  le  altre  in  quelle  montagne .  L^  e- 
same  delle  rocce  convince  al  primo  sguardo  dei  solleva* 
menti  e  delle  commozioni  operate  dalla  natura.  Abbenchè 
la  roccia  sia  generalmente  verticale ,  si  vede  cbe  in  alcuni 
punti  essa  discende  nelle  anfrattuosita  come  se  una  metà 
fosse  stata  bruscamente  sollevata,  ovvero  P altra  istao* 
taneamento  abbassata. 

L'acqua  è  abbondante  ne^burroni,  e  trovasi  pure  net 
pozzi  a  una  profondità  di  35  piedi  •  Alla  nostra  destra  noi 
potevam  distinguere  ove  il  Dgialem  esce  dalle  montagne 
ed  ha  nome  Bamgalli.  La  strada  non  arriva  nella  vallata 
di  Casmira  per  quel  fiume  ;  la  più  frequentate  passa  per 
Mirpur  e  Puntch  a  12  miglia  piii  all'est.  Presso  il  punto 
ove  il  Dgialem  entra  nel  piano,  la  Raoka,  rupe  isolate, 
s^  innalza  ad  una  sessantina  di  piedi  ;  vi  si  può  salir  per 
mezzo  di  scalini ,  ed  è  la  dimora  d"*  un  santone  mosulma- 


n 


re 


BURNES 


DO.  Gercanda  deir obelisco  di  Radgi,  che  rElphinsiooe 
ricorda  nella  sua  relazione  del  Cabul^  udimmo  parlar  del 
Raoka  ^  ma  siccome  pare  che  altro  esser  noo  sia  fuorché 
una  porzione  distaccata  dalla  massa  degli  S€0<;li  ^  non  an- 
dammo a  visitarla . 

Il  dì  6  marzo  arrivammo  al  villaggio  di  Manikiala,  ove 
esiste  un  singolar  tope  o  mooticello  composto  di  sassi  e 
calcina,  stato  descritto  daìP  Elphinstone  che  ne  dà  un  fedele 
disegno:  egli  dice,  che  nella  disposizione  dei  materiali  ha 
>  tanta  rassomiglianza  colP  architettura  greca ,  quanto  un 
»  qualche  ediflzio  che  gli  Europei  potessero  far  costruire 
f  in  que^ punti  remoti  del  paese  per  mano  d'opera»  indi- 
»  geni  inesperti.  »  Il  Ventura,  generale  al  servizio  di  Ren- 
dgit  Sing,  rha  fatto  recentemente  aprire:  ed  abbiam  verso 
di  lui  obblighi  grandissimi  per  questo  lavoro^  che  procu- 
rogii  niolt^  imbarazzi  e  gravi  spese . 

In  grazia  della  compiacenza  del  mio  amico  AUard,  ho 
avuto  favorevoPoccasione  d'esaminar  gli  oggetti  trovati  dai 
Ventura.  Gonsiston  essi  in  tre  bossoli  cilindrici,  uno  d^oro, 
Taltro  di  stagno  o  metallo  mescolato ,  ed  il  terzo  di  ferro; 
i  quali  eran  posti  Pun  dentro  air  altro  e  collocati  in  una 
nicchia  scavata  in  un  grosso  macigno  messo  nelle  fonda- 
menta. Il  cilindro  d'oro  ha  tre  pollici  di  lunghezza  e  sei  li- 
nee di  diametro  ;  era  pieno  d*  una  sostanza  nera ,  sudicia, 
simile  a  della  malta ,  per  metà  liquida  e  tramescolata  con 
frammenti  di  vetro  o  di  succino ,  il  che  darebbe  luogo 
a  supporre  ch^  essa  fosse  slata  prima  rinchiusa  in  un  vaso 
di  vetro  che  quindi  si  è  rotto  e  stritolato  •  Furoo  trovate 
i  n  questa  sostanza  due  monete  o  medaglie  :  una  piccola , 
della  grandezza  d'una  moneta  di  sei  pettce,  era  d'oro  e 
presentava  una  testa  umana  e  lo  strumento  a  quattro  punte 
impresso  in  tutte  le  medaglie  di  Manikiala  ;  l' altro  pezzo 


i  -— 


VIAGGIO 


77 


ba  da  uoa  parie  due  lioee  io  caratteri  grossolanameDte 
tracciati  e  probabilmente  ìDdiaol,  e  dall^  altra  è  liscia 
seDsa  alcoB  carattere  o  simbolo . 

Nel  mentre  che  aprivasi  il  tape  trovaronsi  moK**  altre 
medaglie  e  resti  d^anticbità  ;  gli  abitanti  del  luogo  mi  rac- 
contarono esservi  state  dissotterrate  molte  ossa  umane. 
Al  mio  arrivo  a  Manikiala ,  ebbi  occasione ,  esaminando 
il  iope  cbe  i  perseveranti  lavori  de}  Ventura  avevano  aper- 
to ,  d^apprezzar  1^  importanza  del  servizio  reso  da  que- 
st^uf Sciale:  egli  aveva  da  principio  tentato  di  penetrar 
Deiredifizio  dalla  base;  ma  T estrema  solidità  della  co- 
struzione aveagli  opposto  un  ostacolo  invincibile  .  Succes- 
sive osservazioni  indicaronli ,  che  un  tubo  o  un  pozzo  9 
se  pos$o  COSI  esprimermi ,  discendeva  dalla  sommità  nel* 
I*  interno  dell' ediflzio;  e  fu  per  questa  via  cbe  il  Ven- 
tura potè  frugare  con  frutto  ;  prima  egK  sgombrò  il  pozzo 
che  conduce  m  basso  fino  aMa  metà  del  monumento ,  ed 
in  fondo  è  lastricato  con  enormi  pietre:  terminò  allora 
r  opera  sua  rompendo  queste  masse  finché  pervenne  alle 
fondamenta  ^  ove  fu  ricompensato  dalla  scoperta  de^  ci- 
lindri da  me  descritti ,  come  pure  da  una  quantità  di  me- 
daglie diverse  che  sono  state  spedite  a  Parigi,  ma  che  an- 
cor non  furono  descritte. 

Non  mi  aspettavo  di  vedere  le  mie  ricerche  di  medaglie 
e  di  altre  cose  antiche  ricompensate  al  di  là  delle  mie  spe- 
ranze in  un  luogo  tanto  celebre ,  poiché  la  Relazione  del 
CabìH  non  ci  fa  sapere  se  le  persone  che  componevano  la 
legazione  ne  avesser  veduta  qualcheduna.  Io  mi  procurai 
due  oggetti  di  antichità  e  settanta  medaglie  di  rame,  il  valor 
delle  quali  di  molto  si  accresce,  per  Tanalogia  che  hanno 
con  quelle  che  il  Ventura  ha  trovato  nelP interno  del  tope. 
Una  delie  anticaglie  è  un  rubino  0  cristallo  rosso,  lavo- 


78  BUHNES 

rato  io  forma  di  testa  eoo  viso  orrido  e  luaghissime  orec- 
chie ;  r  altra  è  uoa  coraiola  ovale  eoo  uoa  figura  di  doooa 
geotilmeote  coperta  da  uo  maolo  e  eoo  uo  fiore  io  ma- 
DO,  tutto  di  perfetta  esecuziooe.  Sodo  est remameote  do- 
lente che  questi  oggetti  sieoo  stati  perduti;  oe  ho  però  con- 
servato le  impronte;  e  quanto  alle  medaglie  ne  parlerò  in 
fine  della  mia  relazione . 

La  situazione  di  Manikiala  molto  m' interessò ,  poiché 
questo  villaggio  è  io  una  vasta  pianura  e  si  può  scorgere  il 
suo  tope  da  uoa  distanza  di  16  miglia.  Diverse  congetture 
si  son  fatte  su  questo  luogo  ;  quanto  a  me ,  non  esito  a 
considerarlo  come  rispoodeote  a  Taxila ,  che  Arriano  di- 
ce espressamente  questa  essere  stata  la  citta  più  popò- 
lata  che  era  fra  Tlndo  e  Tldaspe;  e  quest'  è  precisamen- 
te la  posizione  di  Manikiala.  Il  Ventura  crede  che  sia  Bu- 
cephalia^  dietro  un^  etimologia  che  interpreta  il  nome  di 
Uanichiala  per  città  del  cavaUo\  ma  questa  presunzione 
non  è  fondata  suir  istoria ,  poiché  Bucephalia  era  sulle 
rive  deiridaspe,  ed  io  credo  d'averle  precedentemente 
assegnato  il  suo  vero  posto . 

11  di  7  arrivammo  a  Ravil  Pendi ,  e  ci  riposammo  alla 
casa  che  Tex-  re  di  Cabul  ha  fabbricata  nel  suo  esilio;  ma 
non  era  che  un  miserabil  tugurio .  Ravil  Pendi  é  una  città 
gradevole^  e  provammo  una  sensazione  di  piacere  in  veder 
le  montagne  coperte  di  neve  distanti  solamente  12  miglia . 
Mi  furon  portate  delle  mostre  di  cristalli  di  zoKo  nativo 
trovato  io  questi  monti,  ove  s'incontra  pur  la  città  di  Po- 
reuala,  il  di  cui  nome  mi  sembra  aver  qualche  rapporto  con 
quello  del  celebre  re  Poro. 

Tutto  ci  annunziava  che  lasciavam  rapidamente  dietro 
di  noi  riodia  e  le  sue  costumanze .  La  cicorea  era  dive- 
nuta una  pianta  comune.  A  Manikiala  noi  ci  eravamo  fer- 


VIAGGIO  79 

mali  alla  porta  d^  ud  forno  ove  euocevasi  tutto  il  pane 
del  ▼illaggio:  quanto  una  tale  usanza  non  è  ella  più  sensa- 
ta di  quella  deir  India ,  ove  ciascuna  famiglia  lo  fa  cuoce- 
re in  casa  propria  e  vive  in  un  perpetuo  terrore  pel  timor 
d' essere  coDtamioata  dal  contatto  d*  un'  altra  !  —  Noi  go* 
demmo  moltissimo  dell'  esser  considerati  come  ricorrenti 
al  forno  feudale.  Incontrammo  per  via  una  numerosa 
schiera  d' Afghani ,  e  delle  bande  di  pellegrini  Indiani  che 
?eni?an  dal  di  là  dell'Indo ,  e  dirigevansi  alla  gran  Ae- 
ra religiosa  d' Herduar  j  costoro  rassomigliavano  più  ai 
rousnlmani  che  a' settatori  di  Brahma.  La  festa  ricorre 
ogni  dodici  anni ,  e  la  distanza  contribuisce  ad  infervorar 
la  fede  del  pellegrino.  La  vista  di  questi  uomini  d'oltre 
r  Indo  suscitava  in  noi  singolari  sensazioni  •  Noi  avevamo 
adottato  la  lor  foggia  nelle  vestimenta  ed  eglino  non  ci  co- 
noscevano; ricevevamo  i  loro  saluti  come  compatriotti,  ma 
non  potevamo  partecipare  a'  lor  sentimenti .  Alcuni  ci  do- 
mandaron  passando  se  andavamo  a  Cabul  o  a  Caodabar; 
i  loro  sguardi,  le  loro  domande  destavano  in  me  segrete  e 
straordinarie  emozioni .  Riconobbi  provenir  ciò  dalla  no- 
vità della  nostra  posizione,  giacché  d'indi  a  poco  non  fu 
più  lo  stesso,  quando  cioè  fummo  familiarmente  mescolati 
eon  quelle  genti  ;  e  a  lungo  andare,  feci  e  resi  il  saluto  con 
tutta  r  indifferenza  d'  uno  sperimentato  viaggiatore  . 

Ricevemmo  a  Ravil  Pendi  la  visita  degli  ufficiali  dei  go- 
verno, tra  i  quali  era  nnòedt,  o  sacerdote  selko,  che  aveva 
fatto  il  singoiar  voto  di  non  articolar  giammai  tre  o  quat- 
tro parole  senza  pronunziar  quella  di  Yiscenù ,  uno  degK 
Dei  della  trinità  brabminica .  Ne  risultava  una  notabil  biz- 
zarrìa nella  sua  conversazione ,  giacché  ad  ogni  proposito , 
ad  ogni  risposta  interpolava  le  parole  Ylscenà ,  Yiscenù , 
in  modo  tale  che  non  potei  far  a  meno  di  sorrìdere.  Que- 


80  BCJRNBS 

Sto  personaggio  ci  presentò  una  borsa  di  200  rupie  :  ma 
pareva  che  dessa  provenisse  da  Viscenù  e  non  dal  maha- 
radgiah  R^ndgit  Sing . 

À  15 «Biglia  da  Ravil  Pendi,  attraversammo  i  passi ,  le 
gole  di  Margalla,  e  con  gran  gioia  scorgemmo  i  monti  del 
di  là  dall'  lodo:  son  queste  gole  uno  stretto  passaggio  che 
attraversa  basse  montagne;  ed  è  lastricato  con  grosse  pie- 
tre per  una  iunghezza  di  450  piedi:  uo^iscrlzione  persia- 
na, Incisa  nella  rupe,  celebra  la  giurìa  del  colto  imperatore 
cbe  ba  aperto  questa  strada.  Questo  angusto  passo  prolun* 
gasi  pel  tratto  d*un  miglio;  là  un  ponte  costruito  sopra  un 
torrente  conduce  il  viaggiatore  al  \icino  ospizio:  un  pon- 
te, un  ospizio  per  le  carovane,  una  strada  che  fende  una 
montagna,  annunziano  un  ordine  di  cose  differente  da 
quello  del  Pendgiab  ne'  tempi  moderni  ! 

Noi  preseguimmo  la  nostra  via  verso  Osman,  distante 
una  ventina  di  miglia  da  Ravil  Pendi.  Questo  villaggio  è 
in  una  pianura,  ma  allo  sbocco  d^uua  vallata^  e  prossimo 
alla  base  deir  esterne  montagne  .  Le  sue  praterie  sono  an- 
nafliate  da  belli  e  limpidi  ruscelli  che  scorron  dalle  alture  ; 
alcuni  traversano  il  villaggio  per  mezzo  d^  acquedotti  e  vi 
muovon  alcuni  mulini  da  biade.  Trovasi  nella  vallata  il  forte 
diKhanpur  con  bei  giardini,  ed  al  disopra  inalzansi  nevose 
montagne .  —  1  campi  di  questa  ubertosa  campagna,  sono 
negletti  adagino  delle  onerosissime  esigenze  delF  uomo  cbe 
queste  terre  ba  prese  iu  aflStto;  i  contadini  non  hanno  altra 
speranza  di  sollievo  che  nell'espediente  di  non  lavorare: 
questa  totale  sospensione  di  lavoro  negli  agricoltori ,  farà 
forse  aprir  gli  occhi  ad  un  governo  che  segue  una  falsa  via . 

Andammo  a  visitare  Osman,  che  è  a  quattro  miglia  dal- 
la strada  maestra ,  alle  falde  delP  Himalaya  inferiore  ;  e 
ciò  collo  scopo  di  visitare  un  tape  simile  a  quello  di  ll;i* 


I 


VIAGGIO  81 

nikiala,  posto  sul  pendìo  d^  una  catena  di  colli  prossimi  a 
Belur  ^  villaggio  ruinato ,  un  miglio  al  di  là  d*  Osman .  La 
costruzione  di  questo  tope  fa  congetturare,  ch^egli  appar- 
tiene alla  stessa  epoca  dell^  altro .  Ninno  deMue  edifizi  è 
intatto,  e  quello  di  Belur  differisce  dal  primo  per  la  mag- 
gìor  profondila  del  suo  pozzo;  del  resto ,  la  sua  totale  al- 
tezza della  costruzione  non  è  che  di  50  piedi,  cioè,  mino- 
re d^  un  terzo  di  quella  del  tope  di  Manikiala  •  Esso  fu 
egualmente  esplorato,  d'apertura  quadrata  fatta  nella  pie- 
tra viva,  conduce  nelP  interno,  ove  si  posson  vedere  i  pic- 
coli pilastri  :  il  disegno  generale  del  monumento  è  alquan- 
to differente.  Il  tope  di  Belur  è  un  oggetto  notabile  in 
distanza,  per  la  sua  situazione;  ma  dalle  popolazioni  di 
questa  contrada ,  numerose  anzi  che  no ,  non  ho  potuto 
raccogliere  tradizione  alcuna  che  lo  riguardasse.  Come  ad 
un  uomo  che  è  in  cerca  della  pietra  filosofale ,  erami  in- 
dicato un  posto ,  eppoi  un  altro  ;  venni  a  sapere  che  al  di 
là  dairiodo ,  tra  Peìsciaver  e  Cabul,  vedevansi  due  edi- 
fizi  simili  a  questi  tope^  e  discuoprimmo  pur  le  rovine 
d'un  altro  a  tre  miglia  air  est  di  Ravil  Pendii 

I  Le  poche  medaglie  che  trovai  nel  tope  di  Belur  erano  del 

medesimo  tipo  di  quelle  delle  quali  ho  parlato.  Il  pozzo  che 
scende  neir  interno  de'  tope  di  Manikiala  e  di  Belur ,  mi 

>        fa  nascere  il  pensiero,  che  questi  monumenti  sieno  le  tom- 

I        he  d'una  stirpe  di  principi,  che  anticamente  regnaron.  nel- 
l'India superiore,  e  non  sieno  altrimenti  né  le  sepolture 

I        de' re  hattriani,  né  de' re  indo-sciti  lor  successori,  dei 
quali  è  fatta  menzione  nel  Periplo  d' Arriano . 

Dalle  sponde  de'  hei  ruscelli  d' Osman  scendemmo  nel- 
la vallata ,  e  dopo  un  viaggio  di  sette  ore  ci  trovammo  nei 

I        giardini  di  Husn  Ahdall,  luogo  di  delizie  degli  splendidi 
imperatori  dell*  India  :  e'  sono  situati  fra  due  nudi  ed  ele- 


vili. 1 1 


82  BURNBS 

> 

vati  eoHi ,  le  cui  arìde  cime  non  poco  cenirìbniscono  alia 
loro  bellecza;  e  questo  debb' essere  pei  mesi  estivi  un  in- 
ca«tevol  soggiorno  •  I  padiglioni  del  giardino  sono  in  ano 
stato  d* assoluto  deperimento,  e  le  tristo  erbe  nascondono  i 
fiori  ed  i  rosai  :  nuiladtmeno  i  peschi  e  gli  albicocchi  eran 
coperti  di  fiori ,  le  viti  avvitichiavansi  a^  loro  rami ,  e 
limpide  acque  precipito vans^  in  torrentelli  da'  fianchi  delia 
rupe .  Chiare  fonti  zampillavano  a  centinaia  in  questo  pie- 
col  giardino  9  e  dopo  d*  averne  annaffiato  le  aiuole  volgon 
il  lor  corso  in  tributo  ad  un  ruscello  che  si  scarica  nelF  In- 
do. Elleno  formao  laghi  pieni  di  pesci  9  che  la  trasparen- 
za delie  acque  lascia  vedere  • 

Già  ritornava  la  primavera ,  allorché  visitommo  quel 
luogo  delizioso .  In  uscir  da  questo  giardino  9  i  nostri  sguar- 
di penetraron  nella  vallea  di  Dramtur  che  conduce  a  Ca- 
smira,  e  potemmo  scorgere  la  catena  de'monti  Pakli  che 
la  neve  copriva,  e  a  più  altee  più  lontane  montagne  coo- 
ginngevasi.  L'ubertosa  pianura  di  Tseiatsce  e  di  Hezarè, 
egualmente  dinanzi  a  noi  dispiega  vasi . 

Arrivaonno  in  vista  dell'Indo,  che  era  a  15  miglia  di 
distanza .  Se  ne  pote?a  distiognere  il  corso  dalia  sua  usci- 
to dalle  inferiori  montagne  fino  ad  Attok,  dal  vapore  che 
simile  a  fumo  libravasi  aopra  le  sue  acque ,  le  quali  essen- 
do pni  fredde  delPatmosfèra ,  dan  la  ragione  del  fénooM- 
ne.  Noi  ci  aUendamoM  ad  Hazrù ,  che  è  un  mercato  fra 
Peisciaver  e  Labore .  La  popolazione  era  intieramente  di- 
versa da  quelle  che  avevamo  Inine  allora  incontrate; 
ella  era  Afghana  e  parlava  il  pe$etu .  io  fui  colpito  Aàì  ma- 
eohio  aspetto  di  questo  popolo,  e  con  piacere  mi  assisi 
eepra  un  toppete  di  feltro  con  un  afghano  che  cortosemen- 
4e  tovitommi  a  conversar  seco  lui  :  non  mi  era  discaro  che 


YIAGGIO 

all'abbietta  sertilità  degrindiani  si  sostituissero  i  modi 
più  disinvolti  e  familiari  dell'  AfgbaoistaD  . 

Un  orefice  ambulante ,  che  avea  udito  parlar  del  nostro 
progetto  di  viaggio  a  Bukbara ,  venne  a  ragionar  con  noi. 
Egli  era^tato  in  quella  città,  ed  anche  in  Russia,  e  ci  fece 
vedere  un  copee  di  rame ,  ebe  ritornando  aveva  portato . 
Ci  parlò  dell'equità  e  giustizia  dei  popoli  tra  i  quali  era* 
vam  per  passare;  insomma,  il  nostro  trattenimento  con 
questo  Indiano  ci  fu  non  poco  gradevole  • 

La  mattina  del  14  marzo  avemnm  il  piacere  d' atten* 
darci  sulle  rive  dell'  indo ,  colle  soldatesche  di  Rendgit 
Sing,  che  ivi  eran  a  guardia  della  frontiera, sotto  gli  ordini 
del  serdar  Hari  Siog.  Questo  capo  venne  ad  incontrarci  eoa 
tutta  la  pompa  e  con  tutto  il  fasto  orientale ,  e  ci  condusse  a 
comodissime  tende ,  che,  per  riceverci^  avea  fatto  prepara- 
re. Avanzandoci  verso  il  fiume,  passanmio  davanti  al  campo 
di  battaglia  ove  gli  Afghani  sostenner  l' ultimo  combatti«- 
mento ,  che  ebbe  luogo  son  circa  venti  anni  sulla  riva 
orientale  dell'Indo.  Eglino  eran  comandati  dal  visir  Feth 
Khan,  il  quale  vinto  da  panico  terrore  e  non  sconfitto,  ab* 
bandonossi  alla  fuga. 

Un  esercito  numeroso  come  quello  di  Serse  e  di  Timur 
può  campeggiare  in  questa  vasta  pianura,  che  dappertut* 
to  presenta  una  superficie  coltivata .  Ella  è  cosparsa  di 
ghiaia  per  gran  parte  granitosa ,  prova  taicontestabile  del- 
l' azion  delle  acque . 

Noi  andammo  a  visitare  il  comandante  Hari  Sing,  che 
ci  ricevè  alla  testa  de'suoi  uficiali  e  ddle  sue  truppe  schie- 
rate in  battaglia,  e  ci  fece  cordiale  accoglienza  siccome 
ad  amici  si  farebbe .  La  nòstra  conversazione  si  aggirò  so- 
pra le  bellicose  gesta  di  Rendgit  Sing  e  sul  di  lui  passag- 
gio dell'Indo  a  guado  ed  a  nuoto:  tal  soggetto  c'inspirò  il 


84 


•  UR  NBS 


più  vivo  ioteresse,  e  sabito  coacepimmo  il  disegno  di  pro- 
varci almeDo  a  passar  questo  grao  fiume  a  guado . 

Montati  sopra  un  elefante  del  serdar,  che  ci  accompagnò 
seguito  da  200  uomini ,  scendemmo  per  alcune  miglia  lun- 
go rindo  fino  a  Kbirakhnel,  villaggio  situato  a  5  miglia 
al  disopra  d^  Attok .  Là  il  fiume  di  vide  vasMn  tre  rami,  e 
scorreva  ne^  due  primi  con  impeto  prodigioso;  quest'  ap- 
parenza poco  mi  piacque ,  e  sebbene  me  ne  stessi  cheto 
io  sarei  volentieri  ritornato  indietro;  ma  era  ciò  egli  pos- 
sibile per  me ,  che  avevo  il  primo  proposto  di  fare  quel 
tentativo?  Il  serd^r  rannodò  intorno  a  se  la  sua  gente  9 
gitlò  giusta  il  costume  una  moneta  nelle  acque,  e  vi  si 
slanciò:  noi  lo  seguimmo,  e  tutta  la  comitiva  arrivò  al- 
l'isolotto  sana  e  salva.  Mentre  facevamo  i  nostri  prepara- 
tivi per  traversare  il  ramo  principale,  alcuni  viaggiatori 
che  tentaron  di  passar  dopo  di  noi ,  corsero  grave  perico*- 
lo  :  erano  in  numero  di  sette ,  ed  invece  di  prender  il  pun- 
to preciso  nel  quale  noi  avevamo  eflettuato  il  nostro  pas- 
saggio, essi  ne  preferirono  un  altro  qualche  tesa  più  in 
giù  ;  V  acqua  non  vi  arrivava  che  al  ginocchio ,  ma  era 
rapidissima:  ad  un  tratto  eglino  furon  buttati  giù  da' lo- 
ro cavalli  e  strascinati  dalla  corrente.  1  barcaiuoli  della 
chiatta  celeremente  volarono  in  loro  soccorso  e  li  salva- 
rono ,  tranne  un  povero  diavolo  e  due  cavalli  che  vedem- 
mo contendere  colle  onde  e  finalmente  aflògare .  Gli  altri 
non  furon  liberati  se  non  con  grande  difficoltà ,  e  due  eran 
quasi  morti. 

Questa  catastrofe  tanto  ci  scoraggi ,  che  si  parlò  di  tor- 
nare indietro;  ma  il  sérdar  non  volle  dare  ascolto  a  tale 
proposta:  —  •  Che  ne  sapete  voi?  diss-egli  ridendo;  quel- 
1  le  genti  (noi  supponevamo  che  fosser  periti  tutti)  van- 
t  no  ad  esser  tanti  re  nelP  altro  mondo  1  ed  a  che  mai 


TIAGGIO  «  ( 

•  sari  buono  un  Seiko,  se  noa  è  capace  a   lra?ersare        ' 

•  r  Attok  (riodo)?  >  —  TuUavìa  sUraci  a  froole  il  raaso 
principale  ;  io  non  consentiTa  di  tragiUarfe  se  non  si  lene* 
vano  indietro  i  caTalieri.  —  •  Lasciar  la  mia  guardia? 
>  esclamò  il  capo  ^  impossibile  !  —  •  FralCanto  le  cose  re* 
slaroo  n,  e  passammo  il  guado  sema  sinistri .  Il  fondo  era 
sdrocciolevoie  e  la  corrente  spingerà  con  grand^ impeto; 
l'acqua  era  di  colore  amrro  ed  estremamente  fredda^  il 
che  rende  il  di  lei  contatto  molesto  per  gli  nomini  e  per 
gli  animali .  Gli  elefanti  si  fecer  a  camminar  contro  la  cor^ 
rente,  e  mugghiavano  a  misura  che  si  atamava.  In  ta* 
le  intraprendimento  è  di  molla  soddisfaiione  9  e  molto  ci 
saremmo  divertiti  se  la  noistra  gioca  non  (oae  stata  tur- 
bata daBa  calamità  della  quale  eravamo  stati  spettatori,  1 
Seiki  han  praticato  sovente  questo  guado,  ma  vi  sono  ac- 
cadute spesso  gravi  disgrazie  (1). 

Noi  ci  mettemmo  in  cammino  alla  folta  d^lttok,  for- 
tezza fobbrìcata  sulla  cresta  dTun  nero  nkasso  di  scisto  solla 
ripa  deirindo,  il  qual  iume  è  proibito  a'brabmini  di  potere 
oltrepasiare.  EgM  fu  eifettìf  amn^ntt^  un  fiume  proibito  per 


SiMMmni  r  isinrte  ^  ai  Mlifato  rtiWM  *iU  <tf n^pitRHiniM»  ;  d  fM- 

a  ■  Ah  1 .  Eicll  <ra  uii^  4esl'  buia  e  «r^ì^a  bHI*  «wvcim 

,  Accado  OKimi  V  atiitaate  iM  «m  ft^^minaiA ,  Ib  rtiu^^u  la 

pA  ■HKiÉMBHfKififla  itiwjpana:^aa  U  anitafartsiaiu  M  tf^m- 

e  saMa  sai  rmao,  ma  ka  aiai  fiiun  ipanfer  waaatt,  vma  folla  dK 

a  narta  aS  «ila  «  mitA  «ipiieiit  ete  «r  sfl  piic«»i#>rr»  2II  aSMaU 

a  cilpev^ie  ti  CMriaaaMo  ad  «mct  auuUabi  <Mla  auai  alia  parafa, 

;  eio  fb  €fl«8iuiA  caW  «K)a.  e  ai»  fti  fhvau  P  «mniraida 

aeir  «iUa  bAUi!nie   i«  auai  riima  inchindaca  «a- 

ar  mMail  :  e  la  «ia^iraia  fti  ■anitifr»  «ia  ea» 

caaiva^Bi  o  rnadnvK  ail  una  aMUKtwa  in  mvtaia ,  «^ 

1  iJ  mmuna  <tf  Mpivr^fT^i»  Jt  «a 

,  9i  sena   r  uirtnww  ad  lavi ,  <iw,  a 

detrae^ia  wswm  \m   ma   rtaolnalaaa,  piMcSa,  mftre 

ea'suoi  Sdì 


86  BURNBS 

noi  9  poiché  il  prendio  erari  ammutinate ,  avea  respinto  i 
suoi  ufficiali  e  ri  era  impadronito  d*una  dellechiatte.  U  soldo 
loro,  molto  arretrato,  non  vedendosi  mai  pagato,  era  stato 
preso  il  partito  di  far  pervenire  al  mabaradgiàb  opportune 
doglianie .  Tornò  vano  per  noi  il  mostrar  gli  ordini  i  più 
perentori  perchè  fosrimo  ricevuti  neU'*  intemo  della  piai- 
la,  e  di  rendercene  ostensibili  tutte  le  curiosità;  esri  r>- 
sposer  che  i  loro  reclami  sarebbero  interi ,  poiché  il  ma- 
baradgiàb avrebbe  saputo  il  cattivo  trattamento  al  quale 
eravam  sottoposti.  Siccome  poi  non  manifestavan  pia 
mar  umore,  prendemmo  alloggio  fuori  delle  mura,  ove 
non  ci  fu  recata  alcuna  molestia .  Era  inutile  il  parlamene 
tar  con  uomini  inaspriti ,  ed  io  stimava  che  fossimo  stati 
assai  fortunati ,  quando ,  al  termine  di  due  giorni  di  ri- 
tardo ,  potemmo  deciderli  a  darci  un  battello  sul  quale 
varcammo,  il  17  marzo  dopo  mezzo  giorno ,  il  gran  con* 
fine  dell'  India .  L' acqua  del  fiume  era  di  color  cilestro , 
e  la  sua  celerità  di  sei  miglia  per  ora.  Il  tragitto  fu  eflbt» 
tuato  in  quattro  minuti .  A  600  piedi  al  disopra  d^Attiri^ 
e  più  su  del  confluente  del  fiume  di  Cabul ,  V  Indo  ri  pre- 
cipita  per  una  balza  con  ìmpeto  precipitoso  :  in  quel  pun- 
to la  sua  larghezza  non  eccede  i  360  piedi  ;  le  di  lui  acque 
sono  agitatissime  e  fluttuose  come  quelle  doll^  Oceano  ;  es* 
se  si  sollevano ,  svolgonsi  con  terribil  fracasso ,  ed  hanno 
una  celerità  di  10  miglia  per  ora.  Un  battello  non  può  re- 
sistere alla  foga  di  questo  torrente  ;  ma  dopo  il  confluente 
del  fiume  di  Cabul ,  V  Indo  scorre  placidamente  sotto  i  ba- 
luardi d'Àttok,  ove  la  sua  larghezza  è  di  780  piedi,  e  di 
35  la  sua  profondità .  Questa  piazza  non  è  d' alcuna  re- 
sistenza ;  la  sua  popolazione  si  valuta  per  2,000  anime  • 
Prima  di  attraversar  Plndo,  osservammo  un  singoiar  fé 
nomeno  al  confluente  riesso  deirindo  e  del  fiume  di  Cabul  : 


VIAGGIO  87 

è  quest'uD  fuoco  fatuo  visibile  latte  le  sere.  Vedonsi  con- 
lemporaaeameDte  due,  tre  ed  auche  quattro  scintillanti 
fiamme  che  risplendoo  per  tuttala  notte,  ad  alcuni  piedi 
di  distanza  Puna  dalF  altra .  Gr  indigeni  non  poterono  spie- 
garcene la  causa,  ed  a  loro  parere,  la  continuità  di  quelle 
nella  stagion  delle  piogge  è  la  più  sorprendente  circostanza 
<li  questo  fenomeno.  Essi  raccontano,  che  il  prode  radgia- 
imto  Mang  Sìng,  che  per  vendicarsi  de'musulmani  andò  a 
fargli  guerra  al  di  là  dair  Indo ,  diede  una  battaglia  in  que- 
sto luogo ,  e  che  i  fuochi  che  oggidì  si  vedono  son  le  ani- 
me de'  soldati  uccisi.  Io  non  avrei  creduto  alla  costanza  di 
quest^apparizione  se  non  Favessi  veduta.  Deriva  forse  dalla 
riflessione  delP acqua  sullo  scoglio  reso  levigato  dair azio- 
ne della  corrente  7  ma  essa  non  si  manifesta  che  in  un  sol 
punto,  e  tutta  la  ripa  elisela.  È  forse  P effetto  delF esa- 
lazione d'un  gas  che  sorge  fuori  da  qualche  fessura  dello 
scoglio?  La  natura  del  sito mMmpedi d'esaminarlo. 

Noi  vedemmo  i  pescatori  dell'  Indo  e  del  fiume  di  Ca- 
bul  occupati  a  lavar  la  rena  per  cercarvi  delPoro:  dopo 
lo  straripamento ,  quest' operazione  è  piii  lucrosa.  Si  fa 
passar  la  rena  per  un  crivello  :  le  parti  più  grosse  che  ri- 
mangono sono  impastate  con  del  mercurio,  cui  Foro  ade- 
risce. De'  fiumi  poco  considerevoli,  come  il  Suan  e  I  Har- 
rù ,  dan  più  oro  deir  Indo  ;  e  siccome  le  lor  sorgenti  son 
poco  lontane,  sene  può  inferire,  che  il  minerale  si  trovi  nel 
fianco  meridionale  dell'  Himalaja  • 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO  TERZO 


INGRESiiO  ?(KLL'ArGUA>'ISTAK  —  MlSit'RB  Ul  PHEGAt- 
ZIOMB  —LETTERA  DI  COtiEDO  A  RE^'DGIT  SIKG— CAMPI 
Di  BATTAGLIA  —  PBISGIAVER  —  CARATTERE  DEL  CA- 
PO —  MODO  IN  GUI  GLI  AFGHANI  PASSANO  IL  VENER- 
DÌ —  IL  CAPO  E  LA  SUA  CORTE  —  PASSEGGIATE  NEL 
PBISCIAVER  —  CACCIA  ALLE  QUAGLIE  —  IL  MOLLAH 
NADGIB—  ANTICHITÀ*  —  OPINIONE  SII  TOPE  —  PREPA- 
RATIVI DI  PARTENZA. 


VIIL 


12 


i.'^^'^Z^fh  ir  !:"^fr^.ìIF 


'3  ::•/^^^^    ij.>3a  i-yns  jsa  tTAiy 


PEISCIAVER 


noGMò  prender  giusle  niisore  per 
eomtBciare  il  noslro  viaggio  ael* 
r  Afgaoidtao^  poiché  fra  i  suoi  abi- 
tanti ed  i  Seiki  regna  anticbiesiina 


Fieo  d'Adamo 

inioiicizia.  Ad  Altok^  ricevemaio  una  lettera  aniKhevoKasi* 
ma  di  suitaa  Mobammed  Khan^  capo  di  Peiaciaver,  la  foa* 
le  eaprìmeTa  la  di  lui  benevolenza .  In  con^egoenjBa  lo  gH 
seriali  per  farlo  conscio  dei  nostri  progetti  e  per  soliccilar  la 
di  lui  protenone.  Spedii  similmente  una  commendatizia  di 
Rendgit  Singal  capo  d' Acora^  ma  io  quelle  contrade  il  pò* 


• 


92  BURNBS 

tere  è  tanto  precario,  cbe  questo  personaggio  era  stato  di- 
spodestato nel  lasso  di  poche  settimane  decorse  dopo  la  no- 
stra partenza  da  Lahora;  nonostante,  Tusurpatore  che  apri 
la  mia  lettera  mandò  una  schiera  ad  incontrarci.  I  sudditi  di 
Rendgit  Sing  ci  scortaron  fino  alla  loro  frontiera^  che  è  a  3 
miglia  aldi  là  da  Attok;  là  noi  incontrammo  gli  Afghani. 
Niuna  delle  due  soldatesche  volle  avanzarsi  ;  allora  noi 
ci  spingemmo  ad  una  distanza  di  circa  900  piedi  fra  Puna 
e  r altra.  I  Seiki  salutaronci  col  loro  uagrudgi  feth  (che 
equivale  al  moderno  grido  hurra  )  per  tre  volte  ripetuto  ; 
ed  essendoci  accostati  a' musulmani^  ci  abbandonammo 
nelle  lor  braccia .  Eglino  ci  accolsero  con  un  (ma$  salam 
aletkom  (  la  pace  sia  con  voi  )  ! 

Eccoci  sulla  via  di  Acora  con  un  popolo  per  noi  nuovo, 
i  Khattak,  razza  perversa .  Facemmo  alto  in  questo  vil- 
laggio, ch^è  a  cagione  deir  escursioni  continue  de' Seiki 
quasi  abbandonato.  Il  capo  venne  subito  a  farci  visita  ,  e 
mostrò  un  certo  malcontento  per  aver  noi  comprato  alcu- 
ni oggetti  al  bazar,  poiché  con  questo  davamo  segno  di 
dubitar  della  di  lui  ospitalità  :  io  lo  pregai  a  scusarci  ,  e 
feci  cader  lo  sbaglio  sulla  ignoranza  in  cui  eramo  sugli  usi 
degli  Afghani,  aggiugnendo,  che  non  avrei  dimenticato 
giammai  le  ospitali  accoglienze  de^  Khattak  di  Acora .  Il 
capo  ci  disse  addio ,  esortandoci  a  crederci  sicuri  come 
sono  le  uova  sotto  la  gallina;  paragone  poco  studiato, 
della  cui  verità  non  avemmo  per  alcun  motivo  a  sospet- 
tare.  Fu  pertanto  in  questo  luogo  stesso,  che  il  povero 
Moorcroft  e  i  suoi  compagni  incontraron  così  serie  difH» 
colta ,  da  essere  costretti  a  combattere  per  andare  avanti . 

Qui  ricevemmo  una  seconda  lettera  del  capo  di  Peiscia- 
ver ,  la  quale  mi  fece  estremo  piacere ,  poiché  conteneva 
un^  amicbevol  risposta,  sebbene  quel  capo  non  avesse  ri- 


VIAGGIO  95 

cevolo  neppur  una  delle  GommeDdatizie  che  per  lai  aveva- 
mo .  Egli  ci  annunziava  essere  stato  spedito  qualcheduno 
per  servirci  di  guida. 

Eravamo  allora  fuori  dell'  India ,  e  ci  trovavamo  in  un 
paese  in  cuiTeffrenata  cupidigia  del  bene  altrui  è  la  do- 
minante passione;  per  conseguenza  viaggiammo  insiem 
col  bagaglio,  ed  il  piccol  numero  delle  nostre  genti  fu  di- 
viso in  modo  da  star  regolarmente  in  guardia  durante  la 
notte. Noi  avevam  due  Afghani,  due  Indiani,  e  due  Gasmi- 
riani  ;  uno  di  questi  fu  messo  con  un  Indiano ,  e  quello 
sulla  cui  persona  si  poteva  contare,  lo  accoppiammo  col 
più  poltrone  ;  del  resto  noi  stessi  attendevamo  in  persona 
al  collocamento  delle  sentinelle  . 

I  nostri  uomini  risero  di  tutto  cuore  delle  nostre  dispo- 
sizioni militari  ;  ma  inseguito  vi  si  uniformarono  in  tutti 
i  nostri  viaggi  •  Noi  ci  si  cibava  come  i  naturali  del  pae- 
se ;  la  durezza  della  terra ,  la  miseria  delle  capanne  ove 
ci  ricoveravamo ,  più  non  recavanci  omai  disgusto  e  mo- 
lestia. Io  aveva  collocato  tutti  gli  oggetti  di  pregio  che 
possedeva  in  modo  che  mi  parve  eccellente  :  una  creden- 
ziale di  5000  rupie  l'attaccai  al  mio  braccio  sinistro,  come 
fosse  stato  uno  di  quegli  amuleti  che  gli  Asiatici  soglion 
portare.  U  mio  passaporto  in  lingue  diverse  lo  fissai  al  j 
mio  braccio  destro,  ed  una  borsa  di  ducati  la  cinsi  iu torno  | 
al  mio  corpo .  Distribuii  una  parte  del  mio  denaro  contante 
a  ciascuno  de' miei  domestici  e  la  sorveglianza  che  su  loro 
stabilii  fu  s\  perfetta,  che  in  tutto  il  nostro  viaggio  non 
perdemmo  un  ducato,  ed  in  uomini  che  ci  avrebbero  po- 
tuto tradire  e  rovinarci  non  trovammo  che  fedelissimi  ser- 
vitori. Noi  ci  affidammo  a  loro ,  ed  eglino  ci  ricompensa- 
rono della  nostra  confidenza.  Un  di  essi,  Ghulam  Unsn 
nativo  di  Surate ,  mi  seguì  fino  all'  ultimo ,  e  ci  cucinava 


94 


BURNBS 


i  nostri  alimenti  senza  muover  lamento  per  quest^  onere , 
che  era  estraneo  a' suoi  impegni.  Egli  è  presentemente 
meco  in  Inghilterra. 

TscinniLal,  che  Rendgit  Sing  ci  aveva  dato  per  condut- 
tore,  ci  lasciò  ad  Acora  :  egli  era  nn  innocentissimo  bra* 
bmino,  che  trova  vasi  poco  bene  al  di  là  dell^lndo:  gii 
consegnai  una  lettera  di  congedo  pel  suo  signore,  e  siccome 
questo  principe  mi  aveva  chiesto  il  mio  parere  sulle  mi- 
niere di  sale  del  Pendgiab  e  sul  miglior  modo  di  trame 
partito ,  io  gli  trasmisi  un  lungo  esposto  de^  monopoli  del 
sale,  e  gli  feci  conoscere  come  sarebbe  meglio  convenuto 
mettere  considerevoli  gabelle  sul  sale  che  sul  grano:  gli  dis- 
sMnoltre,  che  i  colli  salini  erano  una  parte  de^  suoi  stati 
tanto  preziosa  quanto  la  vallata  del  Casmira;  ma  non  ere 
do  che  il  maharadgiàh  avesse  bisogno  di  lunghe  istruzioni, 
dietro  ciò  che  avevam  veduto  mettere  in  pratica  alle  mi- 
niere del  sale . 

Andando  ad  Acora ,  aggiugnemmo  al  piccol  villaggio 
di  Saidn,  sul  campo  di  battaglia  ove  8,000  Seiki  si  dife- 
sero contro  una  popolazione  di  ISO^OOO  esasperati  musuh 
mani.  Bud  Sing,  capo  de' primi,  fece  alzare  un  picciol 
trinceramento  di  pietre ,  e  seppe  destreggiarsi  in  s\  spi. 
nosa  situazione  in  modo ,  da  meritar  il  suffragio  de*  suoi 
stessi  nemici .  Noi  eravamo  su  quel  loco  stesso ,  e  vedem 
mo  le  ossa  imbiancate  de^  cavalli  uccisi  in  tale  occasione. 

Al  di  là  di  Acora  vedemmo  il  campo  di  battaglia  di 
Nuscero,  molto  più  celebre,  sul  quale  Rendgit  Stng  sles- 
so avea  diretto  la  nostra  attenzione .  Ivi  egli  sconfisse  Tul* 
tlma  volta  gli  Afghani;  maM  loro  capo,  Azim Khan  di 
Cabul,  era  separato  per  mezzo  del  fiume  dal  nerbo  del  suo 
esercito:  i  Seiki  sbaragliarono  la  divisione  che  trova  vasi 
dair  altra  parte  ,  e  la  vittoria  fu  principalmente  dovuta  al 


I     _ 


VIAGGIO  95 

?alor  personale  di  RendgilSing,  che  colla  sua  guardia  pre- 
se d^  assalto  un  ridotto  da  cui  le  sue  troppe  erano  state 
per  tre  volte  respinte .  Azim  Khan  si  dette  alla  fuga  sen- 
za oppor  resistenza  aiP esercito  trionfante,  di  cui  una 
parte  già  aveva  passato  il  fiume  per  offrirgli  la  battaglia. 
Credesi  ch'ei  temesse  pel  suo  tesoro,  che  sarebbe  ca- 
dalo in  potere  del  maharadgiàh  se  questi  si  fosse  avanzato, 
ma  dicesi  ancora  ch^  egli  fosse  impaurito  dalle  grida  di 
vittoria  de'  Seiki  la  sera  di  questo  segnalato  trionfo  ;  egli 
le  attribuì  all'arrivo  di  freschi  rinforzi,  che  tale  è  il 
costume  in  simili  occasioni. 

Noi  abbiam  già  paragonato  quel  principe  Seiko  a  Poro; 
ora  vogliam  pure  ricordare ,  che  lo  stratagemma  da  Ales- 
sandro impiegato  per  debellar  questo  re,  molto  si  assomi- 
glia a  quello  di  Beodgit  Sing;  poiché,  nello  ìstesso  modo 
che  i  Greci  avevano  spaventato  il  suo  predecessore  sulle 
rive  deiridaspe,  cosi  i  Seiki  sparsero  il  terrore  nelP  animo 
degli  Afghani  colle  kir  grida  salk  sponde  del  fiume  di  Cabul. 

Nel  tempo  in  cui  traversavamo  la  pianura  di  Peiscia- 
ver,  io  provala  un  intimo  senso  di  vigorosa  salute  e  di 
prosperità  ;  il  timo ,  la  mammola  profumavano  V  aria  ;  la 
verdeggiante  erbetta  ed  il  trifoglio  ci  fecero  risovvenir 
della  nostra  patria  da  cui  eravamo  tanto  lontani.  In  que- 
sto luogo  la  mammola  chiamasi  gaul  t  patg  hanUnir  (la  rosa 
del  prof  età),  probabilmente  per  distinzione,  a  cagion  del 
suo  soave  odore . 

A  Pirpai,  che  è  ad  una  gita  da  Peisciaver,  fununo  rag- 
giunti da  sei  cavalieri  mandati  dal  capo  per  scortarci  • 
Montammo  a  cavallo ,  quantunque  piovesse  dirottamente, 
e  ci  mettemmo  in  cammino  con  que^  cavalieri ,  la  pazienza 
de' quali  fu  da  noi  messa  a  dura  provai,  ricusando  di  far 
alto  a  mezza  strada  acciocché  eglino  avessero  il  tempo  di 


96  BURNBS 

poter  aoDUDziare  il  nostro  appressarci .  Noi  ci  avanzammo 
floo  a  no  punto  vicinissimo  alla  città:  ma  allora  non  fu  più 
possibile  di  resistere  alla  loro  preghiera:  —  «Il  capo,  dis- 
»  se  il  comandante ,  ci  ha  soltanto  incaricati  di  venirvi 

•  incontro,  ed  ha  dato  ordine  a  suo  figlio  di  ricevervi 
»  fuor  della  città  ;  ora  non  siamo  più  che  a  qualche  cen- 

•  tinaie  di  passi  dalla  sua  casa .  •  —  Allora  ci  fermammo, 
e  dopo  alcuni  minuti  comparve  il  figlio  maggiore  del  ca- 
po, con  un  elefante  ed  un  drappello  di  cavalieri . 

Era  questi  un  bel  giovinetto  d^una  dozzina  d^ anni,  ve- 
stito con  una  tonaca  azzurra,  e  ^1  capo  coperto  da  uno 
scialle  di  Gasmira  a  modo  di  turbante  •  Essendo  respetti- 
vamente  smontati,  ci  abbracciammo ^  e  quindMI  giova- 
netto ci  menò  immediatamente  alla  presenza  di  suo  padre. 
Niuna  persona  non  mai  fu  accolta  in  modo  tanto  afiettuoso; 
il  capo  venne  in  persona  a  riceverci  alla  porta,  e  ci  con- 
dusse in  un  quartiere  tutto  adorno  di  specchi ,  e  di  pit- 
ture  di  trivialissìmo  gusto  tutto  scarabocchiato.  La  sua 
casa ,  i  suoi  beni ,  il  suo  paese ,  ci  disse ,  tutto  era  nostro  ; 
egli  era  T  amico  del  governo  britannico,  e  lo  aveva  provato 
co^  suoi  modi  di  procedere  verso  il  signor  Moorcraft ,  il 
che  egli  considerava  come  un  trattato  d' amicizia  :  e  noi 
non  eravam  certamente  persone  da  volerlo  infrangere . 

11  sultano  Mohammed  Khan  è  in  età  di  circa  35  anni, 
d'alta  statura  e  bruno.  Egli  era  vestito  di  una  soprav ve- 
sta foderata  di  pelle  ed  ornata  intorno  air  affibbiatura  delle 
maniche  di  peluria  di  pavone,  ciocché  aveva  aspetto  più 
ricco  della  guarnitura  che  la  orlava  intorno  intorno.  Noi 
ci  ritirammo  volentieri  per  levarci  le  nostre  vesti  che  eran 
bagnate,  e  fummo  alloggiati  nell'harem  ch'egli  avea  fatto 
preparar  per  riceverci,  e  che,  non  è  uopo  il  dirlo,  era  vuoto 


VIAGGIO  97 

di  dooDe:  Dulla  ostante  fu  questa  uu' accoglienza,  alla 
quale  non  eravamo  preparati. 

Mon  era  ancor  trascorsa  un^ora,  che  ricevemmo  la 
visita  di  Pir  Mohammed  Khan,  fratello  cadetto  del  capo, 
uomo  allegro  ed  amabile  *)  nella  serata  venne  àncora  il  ca- 
po, e  fu  imbandito  un  sontuoso  pranzo,  del  quale  tutti  par- 
teciparono.  Le  vivande  erano  deliziose  ed  eccellentemeoio^ 
preparate.  È  superfluo  aggiugner  cbe  mangiavam  colle 
dita,  ma  cessammo  d'esser  meravigliati  quando  vedem- 
mo un  personaggio  dMmportanza  metter  in  pezzi  un  a* 
gnello ,  e  scerne  i  migliori  per  ofl'rirceli .  Una  larga  rotella 
di  pan  lievito  fu  collocata  dinanzi  a  ciascun  di  noi  e  tene- 
va luogo  di  piatto,  che  diminuiva  collo  sparir  della  carne ,  e 
compiega  cosi  un  doppio  offizio.  Y'eran  stufati  e  pikU  e  sal- 
se agro  dolci  ;  ma  '1  pi  indelicato  cibo  fu  un  agnello,  eh'- era 
stato  nudritodi  solo  latte:  il  sugo  d^un  arancio  forte  es- 
presso sulla  carne  le  dava  un  gusto  squisito.  Vennero  poi 
quattro  vassoi  di  confetture  e  di  frutta,  e  terminò  il  pran- 
zo con  una  quantità  di  sorbetti  mescolati  con  neve;  la  lor 
vista  fece  grata  sensazione  tanto  in  noi  che  ne*  nostri  nuo- 
vi amici. 

Noi  non  ci  separammo  che  a  notte  molto  -avanzata.:  il 
capo,  dopo  averci  ripetuto  alP  orecchio  r>assicuranza 
del  suo  attaccamento  verse  la  nostra  nazione ,  e  della  sua 
sollecitudine  per  la  nostra  prosperità,  ci  augurò  la  buo- 
na notte.  La  molesta  ed  incomoda  posizione  nella  quale 
io  stava  seduto  m'aveva  fatto  perder  Tuso  delle  mie  gam- 
be .  Noi  eravam  già  disposti  ad  amare  i  modi  di  quelle 
genti ,  e  quella  serata  ci  confermò  in  questo  sentimento . 

LMndomani  fummo  introdotti  presso  gli  altri  membri 
della  famiglia.  Il  capo  ha  due  fratelli  ed  lina  Jegume  di  fi- 
gli e  di  parenti .  Il  più  notabil  personaggio^  era.  untovi* 


vili.  13. 


96  BURlfBS 

netto  di  quattordici  anni,  unico  figlio  di  Fetli  Khan  già 
visir  di  Scìàh  Mabmud ,  e  elicerà  stato  sì  yilmenta  e  cra- 
delmente  assassinato.  V erano  ancora  i  figli  di  Mir  Uaiz  e 
di  Holchtar^o-Daula,  che  avevan  detronizzato  Scikh  Sclu* 
dgia  •  —  La  giornata  passò  piacevolissimamente  ;  tutti  que* 
sti  uomini  eran  di  buon  conversare  ed  istruiti ,  immuni 
da  religiosi  pregiudizi ,  ed  alcuni  versatissimi  nelIMstoria 
dell^Àsia.  La  costante  loro  ilarità  diveniva  a  momenti  cla- 
morosa. Durante  la  conversazione  molti  si  alzarono  e  re- 
citaron  le  loro  preghiere  nelf  appartamento  aligera  coman* 
data. 

A  misura  che  meglio  conoscemmo  Peisciaver,  il  circolo 
delle  persone  che  eotraron  con  noi  in  relazione  si  accreb- 
be,  e  ricevemmo  visite  a  tutte  Tore,  specialmente  quan- 
do sapeano  che  eravam  soli  ;  perchè  gli  Afghani  non  son 
punto  amanti  delia  solitudine ,  e  facevan  sempre  le  loro 
scuse  9  se ,  quando  venivano ,  trovavan  solo  qualcun  di 
noi ,  sebbene  avessimo  piacere  di  star  qualche  momento  in 
libertà. 

Nel  dopo  pranzo,  il  capo  convitò  ad  andar  con  lui  e 
co^suoi  fratelli  a  visitare  i  dintorni  della  città.  11  Gerard 
non  fu  della  corniti  va  ;  ma  io  montai  a  cavallo  ed  accom- 
pagnai il  capo:  era  il  di  21  di  marzo,  giorno  del iVuruz ,  o 
del  nuovo  anno,  propizio  per  conseguenza  ad  una  passeg- 
(i^iata.La  maggior  parte  della  popolazione  s' era  riunita  nei 
giardini ,  ove  gli  abitanti  passeggiavano  tenendo  in  mano 
mazzi  di  fiori  e  rami  fioriti  di  pesco.  Noi  entrammo  nel 
{{lardino  d'Alt  Merdan  Khan,  ed  assisi  sopra  il  tetto  a  ter- 
razza del  padiglione ,  contemplammo  la  moltitudine  ranna- 
ta. Gli  alberi  eran  coperti  di  fiori ,  e  nulla  vincer  potea 
la  bellezza  del  quadro  che  dinanzi  ci  si  parava.  Il  capo 
-ed^  suoi  fratelli  si  detterla  pena  di  darmi  de*  ragguagli 


VIAGGIO 


99 


soUe  monlagne  de^  contorni ,  indicandomi  qaali  popolazio- 
ni le  abitavano  e  ragionando  di  tntte  le  particolarità 
ch'eglino  consideravan  capaci  di  poterm^ interessare. Hi 
raccontarono  inoltre,  cbe  il  nobii  personaggio  che  avea 
filto  accomodar  qncl  giardino ,  possedeva  la  pietra  filoso* 
fak  {ieng  ifan)^  poiché  non  si  potette  concepire  per  qual 
altro  mezzo  avesse  potato  acquistar  tante  ricchezze  •  Ag- 
giiinsero,  cb'ei  gettò  il  ung  %  far$  nell'Indo;  e  ciò  li  con« 
•olava,  perchè  sarebbe  stato  troppo  potente  Terede  di 
COSI  Inestimabile  talismano. 

Ci  accostumammo  ben  presto  al  nostro  nuovo  modo  di  vi- 
vere; e  siccome  ci  eravamo  prefissi  di  non  scriver  mai  in 
pubblico  dorante  il  giorno  9  noi  avevamo  il  comodo  di  ri- 
cever tutte  le  persone  che  avevan  desiderio  di  vederci* 
Non  andò  guari  cbe  avemmo  fatto  conoscenza  con  tutta  la 
società  di  Peisciaver,  ed  il  nostro  soggiorno  cbe  prolun- 
govvisi  un  mese,  fu  una  serie  continua  di  visite  e  di  fe- 
ste; ma  ninna  cosa  alla  nostra  felicità  alla  nostra  sod- 
disfazione tanto  contribuì,  quanto  la  bontà  del  nostro 
ospite  il  sultano  Mohammed  Khan.. Questo  capo  non  è  un 
illetterato  Afghano,  ma  siccome  io  l'ho  supposto,  egli  è  anzi 
un  uomo  di  buona  compagnia ,  ben  educato ,  istruito , 
le  cui  maniere  alTabiit  e  liberali  han  lasciato  nel  mio  ani- 
mo indelebile  impressione  :  sovente  arrivava  senza  alcun 
seguito  nel  tempo  del  nostro  pranzo ,  e  passava  con  noi  la 
serata  ;  portava  seco  alcune  volte  piatti  pieni  di  vivande 
diverse ,  che  aveva  fatto  preparar  nel  suo  harem  e  re- 
putava poter  essere  di  nostro  gradimento  • 

Questo  capo  è  più  rimarchevole  per  la  sua  urbanità  che 
per  la  sua  saviezza;  ma  tratta  però  da  sé  stesso  tutti  i  suoi 
affari ,  ed  é  bravo  soldato .  Il  suo  harem  è  popolato  di  una 
trentina  di  donne ,  ed  ebbe  già  sessanta  figli  ;  richiesto  da 


100  BURNES 

me  quanti  ne  fossero  ancora  viventi,  non  seppe  dirmene 
esattamente  il  numero . 

Il  venerdì  successivo  alla  nostra  venuta ,  seguimmo  il 
capo  e  la  sua  famiglia  a' giardini,  ove  passammo  in  con- 
versazione la  maggior  parte  del  giorno .  Egli  si  assise  al 
rezzo  d^  un  albero  e  noi  ci  accomodammo  sotto  un  altro . 
Faron  portati  sorbetti  e  confetture,  e  il  mollah  Nedgib , 
vecchio  venerando  che  aveva  accompagnato  TElphinstone 
a  Calcutta,  ci  parlò  molto  della  muniflceuza  di  quest^ am- 
basciatore . 

La  Sera  andammo  al  giardino  del  re,  che  è  grandissi* 
mo ,  e  ci  assedemmo  per  terra  col  capo  e  la  di  lui  fami- 
glia, e  mangiammo  della  canna  da  zucchero  tagliata  a 
piccoli  pezzi  :  quattro  de^suoi  figli  eran  venuti  con  noi,  ed 
era  spettacolo  commovente  veder  l'afiettaoso  interesse  che 
egli  aveva  per  loro;  il  maggiore  di  quei  bambini  non 
arrivava  a  cinque  anni  :  ciascun  di  essi  precedeva  a  ca- 
vallo tutte  le  genti  del  seguito ,  e  sapeva  meravigliosa- 
mente tener  le  redini  in  mano,  avvegnaché  i  Durani  im- 
parino a  cavalcare  fin  dair  infanzia  • 

Dopo  ciò ,  andammo  col  capo  alla  tomba  della  sua  fami- 
glia ;  ivi  son  sepolti  Atta  e  Yar  Hohammed  Khan ,  fratelli 
maggiori  di  lui,  spenti  sul  campo  di  battaglia .  Tutta  la  fa- 
miglia era  presente  e  fece  la  sua  preghiera  del  giorno  in 
una  moschea  prossima  al  sepolcro .  La  scena  faceva  tanto 
maggiore  impressione ,  in  quanto  die  t  figli  deMefunti  eran 
presenti  ;  e  compiemmo  la  giornata  con  una  visita  ad  un 
santo  personaggio ,  Sceikb  luaz.  In  questo  modo  i  Durani 
che  dimorano  a  Peisciaver  passano  il  giorno  del  venerdì  . 

Il  seguito  del  capo  compone  vasi  dei  suoi  parenti  e  de^suoi 
domestici  ;  egli  era  senza  guardie ,  ed  al  momento  della 
sua  partenza  non  era  accompagnato  che  da  noi  e  da  due 


I 


I 


VIAGGIO  101 

cavalieri.  Regna  tra  queste  genti  una  semplicità,  una 
liberta  che  non  saprebbersi  abbastanza  ammirare ,  e  qua- 
lunque ne  sia  la  regola  ordinaria  io  posso  asserire ,  che 
almeno  le  istanze  delle  persone  che  muovon  querela  so- 
no ascoltate  :  ciascuno  sembra  tenersi  eguale  al  loro  ca- 
po, e^l  più  abbietto  domestico  gli  dirige  la  parola  senza 
cerimonie  :  egli  stesso  pare  completamente  immune  da  ogni 
sorta  d^  orgoglio  e  di  affettazione ,  e  non  distinguesi  tra  la 
folla  che  per  la  ricchezza  e  gli  ornamenti  delle  sue  vesti  • 
In  una  delle  nostre  passeggiate  a  cavallo,  fatte  insieme  col 

I  capo  nelle  vicinanze  della  città ,  fummo  testimoni  di  un  e- 
sempiodi  giustizia  e  di  gastigo  presso  i  musulmani.  Passan* 
do  per  un  subborgo ,  vedemmo  affollarsi  molta  gente  ;  e 
quando  ne  venimmo  da  presso ,  scorgemmo  i  corpi  mutilati 
d*un  uomo  e  d'una  donna  stesi  sopra  un  mucchio  di  letame; 
il  primo  non  era  ancora  completament^estinto.  La  folla  cir- 
condò subito  il  capo  e  tutta  la  comitiva  ;  un  uomo  si  fece 
avanti ,  ed  espose,  in  atto  tremebondo,  a  Sultan  Hoham- 
med  Khan ,  che  aveva  sorpreso  sua  moglie  neir  istante  in 

I  cui  rendevasi  colpevole  d' infedeltà ,  e  eh'  egli  Paveva  uc- 
cisa nèlPatto,  unitamente  al  suo  complice  ;  teneva  in  ma- 
no  la  sciabola  grondante  ancora  di  sangue ,  e  raccontò  in 

I      che  modo  avea  commessa  V  uccisione  •  La  sua  moglie  era 

I  incinta  e  già  madre  di  tre  figli  •  —  Mohammed  Khan  gF  in- 
dirizzò alcune  domande,  che  non  Toccuparon  neppur 
per  tre  minuti  ;  poi  ad  alta  voce  disse  :  •  Tu  ti  sei  con- 
»  dotto  da  buon  musulmano,  ed  hai  commesso  un'azione 
•  scusabile.  •  —  Prosegui  quindi  il  suo  cammino,  e  la  fol- 
la esclamò:  afh'n  I  (  bravo  )  •  L'uomo  fu  immediatamente 
messo  in  libertà .  Noi  e'  eravamo  accostati  al  capo  nel 
tempo  dell^  interrogatorio ,  e  quando  fu  terminato ,  si 
volse  a  me  e  spiegommi  minutamente  la  legge  :  •  Un  de- 


iOS  BURNBS 

»  litCo  commesso  il  venerdì ,  egli  soggiunse ,  è  certamente 
•  scoperto.  •  L' avvenimento  ebbe  effettivamente  luogo 
in  quel  giorno  .  Questi  fatti  non  presentan  nulla  di  nuovo  ; 
ma  come  Europeo  9  sentii  congelarmisNl  sangue  nelle  ve- 
ne, alia  vista  de' cadaveri  mutilati,  ed  alla  voce  del  mari- 
to cbe  giustificavasi  deir  uccisione  della  donna  dalla  quale 
aveva  avuto  tre  Agli  •  La  gìustiiia  so  mmaria  del  capo  ,  cbe 
per  là  passò  fortuitamente,  non  era  ii  men  notabiP  episodio 
di  questa  scena  lugubre.  Sembra  cbe  V  esposizione  de^ corpi 
sopra  un  muccbjo  di  letame ,  sia  considerata  come  atta  ad 
espiar  fino  a  un  certo  punto  il  peccato  del  colpevole ,  ed  a 
servire  d^ esempio  al  pubblico;  i  due  cadaveri  furon  poi 
sotterrati  nel  luogo  medesimo  • 

Pochi  giorni  dopo  il  nostro  arrivo ,  fummo  invitati  a 
passare  una  giornata  con  Pir  Mohammed  Kban  fratello 
del  capo  ;  egli  ci  ricevette  in  un  giardino ,  sotto  un  per- 
golato formato  da  alberi  fruttiferi  in  fiore.  Gli  alberi  fu- 
rono scossi  sopra  tappeti  espressamente  stesi ,  per  il  che 
ri  maser  coperti  da^  petali  del  persico  e  delf  albicocco  di 
svariati  colori  e  di  balsamica  fragranaa;  quindi  ci  assidem- 
mo, in  numero  di  quindici,  al  magnifico  banchetto:  de'^mu- 
•ici  cantaron  odi  in  dialetto  pesclù  ed  in  persiano:  la  con- 
versazione fu  generale,  e  principalmente  si  aggirò  sulle 
spedizioni  del  capo  e  della  sua  famiglia.  I  fanciulli  furon 
presenti,  secondo  il  solito,  e  Tennero  alle  prese  pei  confet- 
ti, ed  ebbe  luogo  fra  quattro  di  loro  un  combattimento  io 
regola  con  dei  fiori  che  lanciavansi  ammostati  a  guisa  di 
palle   di  neve. 

Io  non  ho  ricordanza  d^  aver  veduto  un  luogo  tanto  de- 
lizioso quanto  era  Pdsciaver  in  quella  stagione  ;  il  clima, 
i  giardini ,  il  paesaggio  concorrono  ad  incantare  i  sensi  ^  e  a 
lutto  ciò  noi  potevam  fortunatamente  aggiognereTospitale 


VIAGGIO  10S 

accogUcBia  degli  abitatici.  Iodod  aveva  portato  meco  akan 
<^getlo  di  dono  coi  quale  cattivarmene  la  beaivolenza;  e 
non  volli  per  tal  moUvo  riceverne  alcano  da  loro  :  ma  nel» 
Pattoale  occasione  9  il  nostro  ospite  ni  fece  vedere  nn  piccol 
cavallo  d^  una  razia  delle  montagne ,  ed  intistè  perchè  lo 
accettassi .  •  Il  Moorcroft ,  mi  disse  9  gradì  ano  di  questi 

•  cavalli ,  il  qaale ,  in  circostanie  ben  critiche  9  gli  fa 

•  di  molto  vantaggio  ;  io  donqoe  non  posso  convenire  nel 

•  tuo  rifiato;  poiché  ta  devi  andare  in  paesi  tanto  perì- 

•  colosi .  •  — 11  cavallo  fa  mio  malgrado  invialo  al  mio  air 
loggiamento;  e  si  vedrà  insegoito  qual  singolare  provviden- 
za nelle  aiioni  dell^nomo  alcune  volte  si  manifesti* 

11  nostro  soggiorno  nella  casa  di  Mohammed  Khan  non 
era  frattanto  immune  da  qualche  inconveniente ,  e  fu  d^  uo- 
po poodo^ilamente  riflettere  per  inventare  un  espediente 
atto  a  trarci  d^ impegno  onoratamente.  Questo  capo^  che 
era  in  discordia  col  suo  fratello  di  Cabul ,  si  sfonò  di  per- 
suaderci a  passar  di  soppiatto  per  quella  città  e  senza  ve- 
derlo; inoltre  esibì  di  farci  accompagnare  da  un  distinto 
personaggio  persiano,  il  quale  ci  condurrebbe  al  di  là  del- 
l'Afghanistan.  Se  avessi  credulo  che  tale  aggiustamento 
potesse  esser  messo  ad  esecnzicme,  me  ne  sarei  rallegra- 
to; ma  egli  era  evidenlemenle  difficile  di  traversar  la  città 
di  Cabul  e  gli  stati  del  di  lei  capo  senza  ch^egli  il  sapasse  9 
ed  il  discoprimento  di  simil  tentativo  allo  sdegno  ci  espo- 
neva d^  un  uomo,  dal  quale  d'altronde  nulla  avevamo  a  te^ 
mere,  dandoci  apertamente  per  ufficiali  inglesi.  Io  era  dun- 
que deciso  d' affidarmi  al  capo  di  Cabul ,  siccome  mi  era 
affidato  a  quello  di  Peisciaver;  ma  tentai  di  convìncer  que- 
sto ,  che  i  nostri  rapporti  con  suo  fratello  non  avreUier 
potuto  giammai  attenuare  i  sentimenti  di  stima  che  per 
lui  stesso  nudrivamo. 


104  BURIfBS 

Alcuni  giorni  dopo,  egli  acconsenli  infatti  che  scri- 
▼essimo  aCabuI,  per  annunziar  la  nostra  venuta  al  Nabab 
Dgiabbar  Khan,  fratello  del  governatore  •  Appesi  alla  mia 
lettera  un  nuovo  sigiHo,  impresso  air  usanza  del  paese,  e 
col  nome  di  Sekander  Bumes .  Allora  Mobammed  Khan  se 
ne  stette  agli  avvisi  e  ai  buoni  uffici  per  farci  viaggiar  con 
sicurezza  al  di  là  del  suo  territorio.  Egli  e'  invilo  a  eambiar 
nuovamente  dì  vestiario;  profittammo  del  consigHoed  indos- 
sammo un  abito  che  annunziava  la  nostra  povertà.  Il  vesti* 
mento  esterno  che  io  portava ,  mi  era  costato  bello  e  fatto 
al  bazar ,  una  rupia  e  mezzo.  Convenimmo  ancora  di  na- 
scondere al  comune  delle  genti  il  nostro  carattere  d'Euro- 
pei ;  ma  di  confessar  francamente  la  verità  a  tutt^i  capi , 
ed  anche  ad  ogn'uomo  con  cui  fossimo  per  avere  intime 
relazioni.  Tuttavia,  la  nostra  deferenza  a  tal  partito  ci 
procurò  straordinarie  importunila,  perchè  ognuno  volea 
persuaderci  a  scansare  il  Turkestan,  e  prender  piuttosto 
la  vìa  di  Gandahar  per  andare  in  Persia  •  »  Nulla ,  ci  si 
»  diceva,  potrà  salvarvi  dalla  ferocia  de^ barbari  Uzbeki, 
»  venditori  di  uomini;  il  paese,  il  popolo,  tutto  v*è  tri- 
•  sto.  »  Cosi  ne  giudicavano  i  nostri  ospiti,  dietro  le  ca- 
lamità di  Moorcroft  e  de^  suoi  compagni;  io  ascoltai  tacita- 
mente que^  discorsi.  Il  sultano  credè  tanto  d"" avermi  deciso 
a  cambiar  direzione,  che  preparò  lettere  per  Candahar, 
e  fra  le  altre  una  per  mezzo  della  quale  mi  raccoman- 
dava al  suo  fratello ,  capo  di  questa  città . 

Poco  tempo  dopo  il  nostro  arrivo  a  Peisciaver,  Mobam- 
med Khan  illuminò  il  suo  palazzo,  e  cMnvitò  ad  una  fe- 
sta, data,  egli  diceva,  in  onor  nostro.  La  sua  dimora 
non  era  separata  dalla  nostra  che  da  un  muro;  egli  venne 
in  persona  il  dopo  pranzo  per  condurci .  —  Le  dame  avean 
passato  la  giornata  negli  appartamenti ,  ove  noi  restammo; 


VIAGGIO  105 

ma  prima  deDa  noelra  venata  em  loro  stalo  datD  il  sagna- 
ie  di  uscirne,  e  non  rioMneva  che  un  solo  eunuco ,  che 
pareva  precisamente  una  vecchm.  Nella  sera  ia  lirigala 
sirìnnì,  ed  era  composta  di  quindici  persone  le  più  di* 
stìnte  di  Peisciaver  •  —  Noi  eravamo  assisi  nella  sala  che 
era  sfanosamenle  illuminata  ;  dal  lato  posteriore  una  rie* 
ca  fontana  fluiva  nell^ iaterno  della  casa,  sotto  una  cupola 
alta  cinquanta  piedi,  e  dai  diversi  quartieri  laterali  gode- 
vasi  della  vista  dell^ acqua:  T aspetto  della  cupola ,  la  cui 
volta  era  dipinta,  produceva  uu  efletio  stupendo. 

Verso  le  ore  otto  fu  apprestato  il  destaare ,  che  ebbe 
principio  con  confetture  e  conserve  prep^ate  nell'harem; 
le  quali  erano  mollo  migliori  di  quelle  che  io  aveva  gu- 
stato nell'India;  venne  quind' il  desinare,  ed  il  tempo  passò 
piacevolmente.  Il  capo  ed  i  di  lui  cortigiani  parlaron  delle 
lor  guerre  e  delle  loro  rivoluiioni  v  io  risposi  alle  non  po« 
che  domande  risguardanti  la  nostra  patria.  Ognun  era 
iutento a  stabilir  paragoni  tra  i  fatti  che  racconta va.e  gli  av- 
venimenii  deir  istoria  dell^A»a,  citando  famUiarmeote  a 
tal  soggetto  Timur  ^  Baber  y  Aureug  Zeb^  e  mostrando  nel 
tempo  stesso  un  gran  fondo  di^ enenili  arnioni  •  lo  ragionai 
a  quegli  Afghani  deMe  maochiue  a  vapore,  delle  batterie 
elettriche,  de' palloni  aereostatìci,  delle  mai^chine  elettri- 
che; questi  particolari  parvero  cagionar  ne^mie?  uditori  un 
judicibil  piacere:  se  eglino  oon  vi  pr^staron  fede,  non  enun- 
ciarono almeno  altamente  i  loro  dubbi.  Molti  cortigiani 
accarezzaron  naturalmente  il  .capo,  dando  un  certo  svilup- 
pò  alle  di  lui  osservazioni^  ma  il  \ot4>  stile  non  era  detur* 
paio  dalle  abbiette  forme  dell^  adulazione,  e.  la  dolce  af- 
fabilità di  Mohammed  Khaa  gf  rbommi  completamente  • 
E*jAì  parlò  senza  riguardi  di  Kendgit  Siog  ,  ed  espresse  il 
voto  perchè  qualche  rivolgimento  lo  esonerasse  dall'onta 


vin. 


14 


r 


ice  BURNBS 

d^aver  a  Lahor^a*' un  Aglio  in  ostaggio.  Si  veDDe  poi  a 
parlare  de^Rusai^  ed  iid  Persiano  chetrovavasi  nella  co- 
fiAìtiva^  dicliiarò',  cbe'i  suo  paese  era  assolutaooiente  in- 
depèDileote  dalla  Russia.  Il  capo  osservò  con  scherzosa 
giovfalità  elle  questMndepehdenza  era  simile  alla  saa  ri- 
spetto a'' Seiki^  a'  quali  egli  era  incapace  di  resistere  ,  e 
co'  qurali  sarebfoesi  ben  volefntieri  accomodato. 

Tra  ie  persone  che  Venivano  a  farci  visita  9  i  figli  e  i 
fratelli  del  capo,  eran  quelle  di  maggior  frequenza;  e  ^1 
loro  arrivo  era  sempre  ed  estremamente  grato  per  noi^ 
avvegoactiè  dessi  mostravano  un^  intelligenza  ed  uno  spi- 
rito Sorprendenti.  Eran  quasi  tutti  affetti  da  febbri  Inter- 
mittenti;  ma  ne  fciron  ben  presto  guariti  mercè  alcune  dosi 
dichioa^di  cui  avevam  buona  provvisione.  Le  cognizioni 
delle  quali  queMeoeri  giovanetti  davan  saggio,  m^iospi- 
raron  Fidea  di  scriver  la  relazione  delle  loro  conversa 
zionì  • 

Essi  eran  là  in  numero  di  quattro,  e  niuno  arrivava 
alPetà  di  dodici  anni  :  erano  assisi  intorno  a  me ,  ed  io  V  in- 
terrogai sui  vantaggi  di  Cabul ,  ed  invitai  ciascuno  a  dar 
due  risposte;  eccole:  1.®  la  salubrità  del  clima;  2.^  il  gu- 
sto squisito  de^frutti  :  3.®  la  bellezza  della  popolazione;  4.^ 
ii'bel  bazar;  5.^  la  cittadella  di  Baia  Rissar  ;  6.^  Tequità 
del  capo;  7.^  la  melagrana  senza  acino;  8.^  l' incompara- 
bil  mach  o  rabarbaro.  —  Avendo  poi  lor  domandato  quali 
fossero  gli  svantaggi  di  quella  città ,  essi  dieder  le  quattro 
risposte  che  seguono:  1.^  i  viveri  vi  sono  a  caro  prezzo; 
2.^  non  vi  si  posson  mantener  le  case  in  buono  stato  se 
non  spalando  costantemente  la  neve  di  sopra  i  tetti  ;  'i.^  gli 
straripamenti  del  fiume  imbrattan  le  vie  ;  4.^  T  immora- 
lità delle  donne  che  è  passata  in  proverbio  e  di  questo  pro- 
verbio se  n^è  fatto  un  distico. 


I 


VIAGGIO  107 

Noa  mi  par  che  ia  Europa  i  faDciulU  mostrioo  una 
iotellìgeaza  sì  precoce  j  tal  effetto  debbe  quivi  attribuir- 
si all'uso  d^Dtrod urli  di  buon'ora. a  conversar  cou  uo- 
mioi  già  formali.  Appena  un  giovaocitto  è  pervenuto  al 
suo  dodicesimo  anno  ^  ba  la  sua  casa  particolare  ^  e  mol- 
to tempo  prima  di  quest'  epoca  gii  è .  interdetto  di  fre- 
quentar r  appartamento  della  madre  9  tranne  in  certe  par- 
ticolari occasioni.  Kbodgia  Mobammed ,  del  quale  bo  par- 
lato 9  cbe  è  il  figlio  primogenito  del  aatCano^  venne  im 
giorno  ad  invitarmi  a  desinare}  avendo  io  manifestato  k 
mia  sorpresa  per  aver  egli  di  già  la  sua  casa:  »  £  cbe  !  ror 
•  plico  egli  9  vorresti  tu  che  essendo  figlio  d' un  Duraiii  ^ 
>  io  prendessi  il  carattere  d' uaa  donna?  • 

lo  accompagnava  alcune  volto  que'giovaiietti  oe'giardini 
di  Peisciaver ,  e  trovai  esser  de^i  di  buopa  compagnia  9 
percbè  niono  cercava  mai  a  confonderli.  Io  ori  rammento  9 
cbe  un  di  loro  narrò  le  guerre  di  suo,  padre  eia  di  lui 
morto  immatura  in  un  combattimento ,  cbe  aveva  avuto 
luogo  due  anni  prima  :  ei  disse  d'aver  tonuto  tra  le  sue 
braccia  il  sanguinoso  teschio  del  genitore ,.  quando  fu  por- 
tato senza  il  corpo  di  lui  dal  campo  di  battaglia  ! 

Tali  passeggiate  in  Peisciaver  non  sempre  si  facevano 
con  simil  compagnia  ;  poiché  neg)i  ultimi  tempi  io  andava 
senza  esser  accompagnato  neppur.  da  un  capici  (usciere 
dei  sultano  )  9  mentre  in  principio  seguivaci  sempre.  Visitai 
la  Baia  Bissar  9  ove  Sciàb  Sciudgia  aveva  sì  splendidamen- 
te ricevuto  Tambasciata  al  Cabul  nel  1819  :  ora  ella  è  un 
mucchio  di  rovine  \  i  Seiki  in  una  delle  loj^o  spedizioni  m 
questo  paese  T incenerirono .  Vidi  parimente.il  gran  bazar ^ 
dove  successe  l'avventura  dell'avido  moUah,  che  voleva 
rubar  gli  abiti  di  Forster,  la  quale  avventurataci  dottg^ 
scherzevole  viaggiatore  si  gaiamente  rapcontav,Dopoque-\ 


108  '    BUHNBS 

sl^  epoca ,  cbe  ri  tote  al  178B,  te  Gircostanxe  erano  strana- 
mente^lsambiate  !  Egli  considerò  i  suoi  affanni,  i  suoi  peri- 
coli terminati  arrivando  a  Calul  ;  noi  invece  pensavamo 
che  per  noi  comincerebbero .  Passando  per  una  porta  di 
l^eisciaver,  notai  esser  de^a  coperta  di  ferri  da  caval- 
lo; cih  che  9  come  in  lacozia,  è  nn  emblema  smperstìzloso 
in  qiie^a  conti^ada .  Un  mari^calco  non  avea  ricorrenti  9 
iin  santO)  al  qtMle  ei  si  raccomandò,  gli  disse  che  inchio- 
idasse  un  paii^  éi  ferri  da  cavallo  sulla  porta  della  città  ; 
ed  eseguito  dal  mariscalco  un  tal  consiglio,  le  cose  sue  pfo- 
«peramno.  Ad  eseanpio  di  lui ,  i  suoi  confratelli  di  Pei* 
ficjaver  si  son  propiziati  col  medesimo  espediente  il  san- 
to, in  cui  hanno  piena  fidùcia . 

Uno  «degli  uominfi,  te  cui  visite  'Ci  furono  più  grate,  era 
4m  i^eisor  di  sigilli ,  nativo  di  Peisciaver  ;  costui  avea 
viaggiato  ncfHa  maggior  parte  deir  Asia  e  delP  Europa 
orientate ,  e'  con  ttftto  ciò  non  aveva  ancora  90  anni .  Egli 
avea  coacépito  fin- dalla  sua  pitt  tenera  gioventù  ardente 
desiderio  di  correre  estranei  paesi, 'col  manifesto  motivo, 
ma  non  il  soto,  di  fare  il  peftegrinaggio  della  Mecca:  e 
senza  farne  consapevole  la  sua  ibmiglia ,  abbandonò  la  pa- 
tria, discese  l'Indo,- e «'hnbarch  per  P  Arabia.  Termi- 
nate te  sue  "def ottoni,  visitò  P Egitto,  la  Siria,  Costan- 
tinopoli, la  Grecia  e  te  isole  ddP  Arcipelago.  Egli  viveva 
di  quel  cbe  guadagnava  incidendo  1  nomi  dei  musulmani 
ne'  fcr  srgHIi  ,11  cbe  costituisce  trn  mestiere  baste volmente 
Incluso  hi  Aiia .  Col  prodotto  de'^suoi  lavori  vide  tutto  ciò 
che  ii  ÌjeyAììte  òffritagli  di  nuovo ,  e  si  uni  ad  altri  viag- 
giatori; egfit  ebbeta  fottuna  di  scampar  daRa  perfidia  di  un 
di  loro,  che  volle  avvelenarlo.  Bdpo  un^  assenza  di  cinque 
0  sei  anni  ritornò  in  seno  della  sua  famiglia ,  cbe  io  cre- 
deva perduto .  Suo  padre  avea  colta  la  prima  occasione  di 


TIA66IO  f09 

maritarlo,  caie  arrestar  la  sua  tendenza  alla  vita  erran- 
te, ed  infatti  allora  se  ne  stava  tranquillo  nella  soa  patria. 
Egli  era  invaghito  di  conversar  eoo  noi ,  e  parlar  del  Nilo  e 
delie  Piramidi,  di  Stambol  e  del  suo  magnifico  porto:  po- 
chi tra*  SQoi  Gompatrtolti  prestavan  fede  a'  svoi  racconti . 
Rammentava  eoo  diletto  le  sne  escursioni,  e  vivamente  in- 
crescevagli  che,  essendo  padre  di  famiglia ,  non  poteva  se- 
guirci .  L*  iadinaaione  a  viaggiare  è  un  tratto  distintivo 
del  carattere  degli  Afghani,  sebbene  e'  sieno  amantissimi 
del  loro  paese;  tuttavia  un  musulmano  è  in  sua  casa  per- 
tirtto  dovo  la  sua  religlooe  è  professata  ;  imperocché  fra  i 
settatori  del  Corano  è  una  specie  di  vincolo,  il  quale,  come 
quello  de  liberi  -  muratori ,  tutti  li  unisce  tra  loro  :  nes- 
suna disttmione  di  grado  o  di  rango ,  che  sì  stranamente 
in  ahre  religioni  e  in  altri  paesi  scinde  la  società ,  fra  loro 
non  esiste  • 

Eravam  nella  stagione  delle  quaglie  ;  chiunque  poteva 
sottrarsi  alle  proprie  occupazioni ,  non  pensava  che  o  a 
predar  di  que^  coraggiosi  uccelli  per  mezzo  de'  falconi  e 
delle  reti ,  od  a  fargli  combattere .  Tutte  le  mattine  di 
martedì,  il  sultano  teneva  nella  sua  corte  un" assemblea 
per  incoraggiar  questo  divertimento  ;  ed  et  ci  faceva  cer* 
care  perchè  ne- fossimo  testimoni-,  le  quali  assemblee  ci 
facevano  un  qualche  piacere,  giacché,  capo,  domestico, 
suddito,  tutti  v'erano  uguali,  gli  eroi  essendo  le  quaglie 
e  non  gK  uomini .  Portavan  queste  io  specie  di  sacchi ,  e 
le^)ccitavano  a  comtiettere  le  une  contro  le  altre  mettendo 
tra  loro  del  grano;  e  una  volta  che  una  quaglia  avea  fatto 
la  sua  prova  non  se  ne  facea  più  conto  e  si  uccideva. 

Nulla  uguaglia  la  passione  degli  Afghani  per  questo  pas- 
satempo ,  o  non  vedesi  fanciullo  per  la  via  che  non  abbia 
la  sua  quaglia  in  mano  ^  eia  folla  si  raguna  in  gruppi,  in 


110  BURNES 

tutte  le  parti  della  città,  per  vedere  i  combattimenti  di 
questi  uccelli. 

Il  sultano,  vedendo  r interesse  cbe  prendevamo  a  que* 
ste  scene ,  convitò  ad  accompagnarlo  ad  una  caccia  coi 
falcone ,  la  quale  doveva  aver  luogo  a  5  miglia  dalla  cit* 
tà;  ma  avemmo  poca  fortuna,  e  non  prendemmo  nulla. 
Allora  andammo  in  cerca  d' uccelli  acquatici,  e  delle  ana- 
tre furono  trovate  e  scompigliate  da  una  seliiera  cbe  ci 
precedeva. 

Frattanto  avemmo  una  colezione  afghana  a  lira  e  sol- 
do i^  e  si  ebbe  in  tal  modo  un  saggio  .de'  .nazionali  costu- 
mi.  Noi  ci  assidemmo  all'ombra  d^una  grossa  tela,  e  i 
domestici  portarono  una  diecina  d'agnelli  espressamente 
uccisi  per  la  circostanza.  Il  capo  chiese  un  coltello,  la* 
{>iiò  io  pezzi  uno  di  questi  animali,  prese  la  bacchetta 
dello  schioppo  d'un  uomo  del  seguito,  vMnfilò  1  pezzi  di 
carne ,  e  li  diede  perchè  fossero  fatti  arrostire.  Ci  disse 
che  la  carne  in  tal  modo  arrostita  era  di  miglior  gusto  di 
quella  fatta  cuocere  dai  cuochi  ordinari  ;  e  che  se  fossimo 
stati  realmente  in  piena  campagna,  volentieri  egli  terreb- 
be  un'estremità  della  bacchetta,  facendo  tener  P  altra  a 
qualcuno  finché  la  carne  non  fosse  cotta,  e  rendere  cosi 
il  banchetto  d' indole  intieramente  durana. 

lo  amava  questa  semplicità  senza  affettazione.  Eravam 
presso  a  poco  una  trentina  a  prender  parte  a  quella  cole- 
zione; non  ne  rimasene  anche  un  brano  di  queir  agnel* 
lo,  tanto  eravam  di  buon  appettio,  e  tanto  la  carne  era 
saporita;  di  più  gli  Afghani  son  bravissimi  mangiatori. 

Mentre  approssimavasi  il  momento  della  nostra  parten- 
za ,  le  feste  che  ci  venivan  date  eran  continue  :  pran- 
zammo con  tutti  i  capi  e  con  molli  de'figli  loro ,  con  sacer- 
doti e  contitifza^.  Una  delle  feste  più  piacevoli  fu  quella 


-J 


VIAGGIO  III  i 


offertaci  dal  Mollah  Nedg[fb,  uomo  di  merito,  il  quale^  a 
aoggerìmeoto  deir  Elphinstoiie ,  avea  fatto  un  ayveDturoso 
Tiaggio  nel  paese  de^  Kaffiri ,  impresa  che  gli  valse  una 
peosìooe  beo  guadagnata .  Egli  ci  diede  bnoni  consìgli  ; 
ne  citerò  noo  a  eagion  della  soa- singolarità:  —  ci  disse 
che  doveamo  mangiar  delle  cipolle  in  tottM  paesi,  che  vi- 
siteremmo, avvegnaché,  secondo  una  popolare  credenza^ 
uno  straniero  poò  acclimatarsi  agevolmente  in  un  luogo 
facendo  uso  di  questa  pianta  degli  orti  !  —  Ci  dette  prova 
di  molto  aOètto;  e  fortemente  ci  dissuase  dal  prender  mai 
un  santone  per  nostra  guida  ;  alla  qual  cosa  io  aveva  già 
pensato. 

Si  rappri'seotaiio  gli  Uzbeki  come  eccessivamente  som- 
messi a^  loro  sacerdoti  e  a*  loro  seidi  ;  ed  io  pensava  ,  che 
la  compagnia  d^  uno  di  questi  nomini  potesse  esserci  van- 
taggiosa nelle  critiche  circostanze ,  poiché  il  Moorcroft 
erasMotieramente  aflSdato  a  un  di  loro ,  che  ora  è  a  Peiscia- 
ver .  Da  un  altro  lato,  Mollah  Nedgib  assicurommi ,  che 
qualunque  di  quei  personaggi  non  mai  varrebbe  a  li- 
berarci nelle  circostanze  difficoltose,  e  farebbe  in  ogni 
dove  pubblica  la  nostra  venuta  ;  e  ci  fece  finalmente  sen- 
tire^ che  molte  delle  sventure  nelle  quali  incorse  il  Moor- 
croft, ad  uno  di  questi  uomini  attribuirsi  dovevano.  Un 
simìi  parere,  dato  da  un  sacerdote,  meritava  ben  seria 
attenzione,  eJa  giustezza  dei  precetti  di  questo  mollah  è 
stata  io  seguito  da  me  pienamente  riconosciuta . 

Era  necessario  frattanto  conciliarsi  il  sant^uomo  del 
quale  ho  parlato,  ed  andai  a  fargli  visita:  chiamavasf 
FaziI  Haq,  e  vaotavasid^aver  nelle  vicinanze  di  Bukhara 
una  folla  di  discepoli ,  numerosa  quasi  quanto  gli  abi- 
tanti. Singolare  fu'l  modo,  col  quale  venni  introdotto 
presso  di  lui  :  —  il  Court  aveva  detto  al  suo  segretario  di 


112  BURNBS 

scrivere  ad  un  altro  saato  personaggio  di  Peisciaver ,  del 
quale  aveva  dimenticato  il  nome  ;  e  in  tale  imbaraxio  es^ 
sendosi  a  me  diretto ,  siccome  io  conosceva  il  gran  cre- 
dito del  quale  FaziI  Baq  godeva ,  a  caso  lo  nominai  :  la 
lettera  fu  dunque  scritta^  io  la  consegnai,  ed  il  santo  estre- 
mamente se  ne  compiacque  y  avvegnaché  dessa  veniva  da 
un  luogo,  nel  quale  egli  non  conosceva  alcuno*  Mi  accolse 
con  bontà ,  e  urbanissimamente  mi  offerì  i  suoi  servigi , 
esibendomi  commendatiEie  per  tutti  i  grandi  personaggi 
del  Turkestan.  Egr aveva  inteso  dire  cbe  io  era  origina^' 
rio  d^ Armenia,  sebben  fossi  al  servizio  britannico;  ma 
stimai  fosse  indispensabile  di  rettificare  su  tale  oggetto  le 
sue  idee,  lo  lo  ringraziai  della  sua  benevolenza  con  tutta  la 
modestia  e  V  umiltà  d^  un  povero  viaggiatore ,  ed  egli  co>> 
minciò  a  darmi  affabilmente  i  suoi  consigli  • 

•  La  tua  sicurezza,  mi  disse,  dipenderà  dalla  tua  dili- 

•  genza  in  tenere  da  parte  il  nome  d'Europeo,  ed  in  ogni 

•  evento  d' Inglese  ;  poiché  gli  abitanti  di  queste  contrade 

•  consideran  gF  Inglesi  intriganti  in  politica  e  possessori  di 
»  immense  ricchezze  •  »  —  il  senso  comune  e  la  rifles* 
sione  prescrivevano  una  simil  condotta  ^  ma  il  tenerla  era 
più  difficile  •  Il  sant'  uomo  preparò  ie  sue  lettere  ;  elleno 
eran  diritte  al  re  diBukbaria,  e  ai  cinque  potentati  cbe 
ban  de*  territori  bagnati  dall^  Oxus,  che  tutti  riconosce* 
vanto  per  lor  guida  spirituale .  Fazil  Haq ,  parlava  dì  noi 
come  di  poveri  viaggiatori  ciechi  che  ban  diritto  alla  pro- 
tezione d' ogni  vero  credente .  Queste  missive  eran  ridon- 
danti di  passi  del  Corano,  e  d' altri  morali  aforismi  citati 
io  nostro  favore.  Frattanto  il  sant'uomo  ci  pregò  di  non 
mostrar  queste  lettere  che  ne'  casi  d' assoluta  necessità  ; 
ma  io  le  considerava  come  oggetti  preziosissimi . 


VIAGGIO  115 

lo  DOD  uscii  dalla  abitazione  di  lui  senza  invidiar  1^  in- 
flaenza  cbe  egli  esercita  sopra  le  tribù  delle  quali  si  è  te* 
nulo  proposito,  il  che  egli  deve  alla  sua  discendenza  da  un 
padre  rispettabile,  cbe  parimente  lasciogli  in  eredità  un  con- 
siderevoi  patrimonio.  Io  non  era  scevro  da  qualche  dolorosa 
idea  a  conto  suo,  essendo  egli  sospettato  d*  aver  accresciuto 
le  angustie  del  Moorcroft;  ed  è  certo  che  la  famiglia  d^uno 
de'suoi  discepoli  fu  impinguata  di  tutto  ciò  cbe  quello  sven- 
turato viaggiatore  possedeva!  FaziI  Haq  ha  pertanto  in 
suo  potere  tali  documenti ,  cbe  mi  persuadon  a  reputar- 
lo innocente  di  tutto  ciò  cbe  gli  è  stato  addebitato  ;  nul- 
ladimeno  vorrei  piuttosto  evitarlo  cbe  cercarlo ,  e  gli  vor- 
rei piacere  piuttostocbè  dispiacere  • 

Fra  gli  altri  avvertimenti  datici,  ci  venne  altamente 
raccomandato  di  cessar  dal  distribuir  medicamenti  al  pò* 
polo  poiché  qoest'  uso  avea  già  raunato  intorno  al  Gerard 
centinaia  di  malati,  ed  anticipatamente  annunzierebbe 
la  nostra  venuta  a  misura  cbe  ci  avanzeremmo.  Io  aveva 
supposto  cbe  il  carattere  di  medico  ci  avrebbe  servito 
di  passaporto,  e  punto  non  dubito  de^suoi  vantaggi  per  gli 
avventurieri;  ma  V  unico  nostro  oggetto  essendo  quello  di 
traversare  il  paese  con  sicurezza,  eramo  quindi  incerti  se 
persister  dovessimo  a  prender  la  qualità  di  dottori  :  indi- 
pendentemente dalle  continue  domande,  cbe  non  ci  la- 
sciavan  la  libera  disposizione  del  nostro  tempo ,  molte  con* 
gettare  pur  si  facevano  sulle  nostre  ricchezze  e  sopra  i 
nostri  tesori ,  cbe  inoltre  la  gratuita  distribuzione  de^  me- 
dicamenti permetteva  di  fare  .  Decidemmo  per  conseguen- 
za di  astenerci  dall'  esercizio  delf  arte  medica  alla  prima 
opportunità  ^  ed  un  piano ,  che  in  principio  avea  riguar- 
dato come  probabilmente  adequato  ad  agevolar  molto 
la  nostra  intrapresa ,  venne  intieramente  abbandonato . 


vili.  15 


114  BURNBS 

La  sola  pratica  del  salasso  sarebbe  stata  sufficiente  per  oc- 
cupare un  uomo  dell'  arte ,  poiché  gli  Afghani  si  fanno 
regolarmente  levar  sangue  ad  ogni  equinozio  della  prima- 
vera, finché  non  son  pervenuti  al  lor  quarantesimo  an- 
no .  Di  più ,  gli  abitanti  di  Peisciaver  erano  afletti  da  feb- 
bri terzane,  che  molto  aumentavano  il  numero  de'  nostri 
clienti . 

L^  unica  antichità  che  quivi  discuoprissimo  fu  un  tope^ 
situato  a  cinque  miglia  di  distanza  sulla  strada  di  Gabul , 
ed  evidentemente  della  stessa  epoca  di  quelli  di  Mani- 
kiala  e  di  Belur .  Il  tempo  lo  ha  moltissimo  danneggiato , 
e  i  suoi  avanzi  non  darebbero  alcun^  idea  delP  oggetto  di 
un  tal  monumento ,  se  non  avessimo  veduto  quelli  del  Pen- 
dgiah.Egli  aveva  presso  che  100  piedi  d^ altezza,  e  le 
pietre  che  lo  rivestirono  eran  cadute  od  erano  state  por- 
tate  via.  Noi  non  riuscimmo  a  procurarci  nessuna  meda- 
glia sul  luogo,  e  gli  abitanti  non  altro  seppero  dirci  se 
non  eh'  egli  era  un  tope .  Ci  fu  pur  parlato  d^  un  edifizio 
del  medesimo  genere  nelle  gole  diKhiber,  18  miglia  di- 
stante ;  ma  le  turbolenze  del  paese  non  ci  permisero  di  vi- 
sitarlo :  é  ben  conservato,  e  piti  alto  e  più  grande  di  quello 
di  Manikiala .  —  Ci  fecero  finalmente  menzione  d*  una  die- 
cina di  torri  consimili,  che  sono  a  Sonat  e  aBonnéri,  dalla 
parte  del  paese  de'Kaifiri;  e  sembra  probabilissimo,  che 
questi  monumenti  fosser  le  sepolture  de' re,  poiché  hanno 
tutti  una  camera  sepolcrale  nel  centro  della  lor  massa  ; 
ma  ponno  anche  essere  edifizi  buddhici. 

Era  già  trascorso  un  mese  dappoiché  giugnemmo  a  Pei- 
sciaver, e^l  rapido  avvicinarsi  della  calda  stagione  ci  av- 
vertiva che  più  non  avevamo  a  temer  la  neve  del  Ga- 
bul e  deir  Hindu  Ruch .  Il  termometro,  che  al  nostro  ar- 
rivo tenevasi,  a  mezzo  giorno,  a  60^  (12^  13),  or  sa- 


I  VIAGGIO  i15 

1        Uva  a  87^  (  24®  43  ).  Le  more  cadean  matare ,  e  le  nevi 

i  erano  interam^ite  scomparse  dalle  vicine  montagne  :  V  in- 
verno era  stalo  rigorosissimo ,  e  nel  tempo  del  nostro  sog- 

'        giorno  era  caduta  della  grandine  grossa  come  le  palle  da 

I        schioppo . 

Ci  occupammo  dunque  della  nostra  partenza;  e  ne  Tu 
accelerato  il  momento  da  una  lettera  arrivata  da  Gabul , 
la  quale  ci  pregava  a  mettere' in  via  senza  indugio.  Non 
fu  pertanto  agevol  cosa  decidere  Mohammed  Khan  ad  ac- 

I  condiscendere  ;  finalmente ,  dopo  mille  dilazioni ,  la  no- 
stra partenza  fu  fissata  pel  19  d*  aprile . 

Fra  i  componenti  la  famiglia  di  questo  capo,  sarebbe 
imperdonabile  dimenticare  il  maestro  di  casa,  Setar  Khao, 
nativo  di  Gasmira,  faceto ,  di  belF umore,  che  per  si  lun- 
go tempo  ci  favori  i  suoi  piiat  ed  altri  cibi  di  sapor  gra- 

I       to.  Per  tutto  '1  tempo  della  nostra  dimora ,  vivemmo  a  spe- 

j  se  del  sultano ,  e  questo  Setar  Khan ,  brav^  uomo  e  dì  ca- 
rattere allegro  al  quale  univa  tutta  la  civiltà  de'  suoi  com- 
patriotti,  si  studiava  di  contentarci  per  ogni  possibil  ma- 
niera. Sebben  non  occupasse  un  posto  molto  eminente,  la 
sua  sorella  era  maritata  al  capo ,  ed  esercitava  perciò  una 
considerevole  influenza  nel  paese  • 

Egli  era  uomo  d^alta  statura,  di  belP  aspetto,  con 
grand' occhi  neri,  i  quali  non  oblierb  giammai,  perchè 
seguivan  con  delizia  ogni  boccone  che  vedevaci  mangia- 
re .  La  sua  flsonomia  esprimeva  l' amor  per  le  buone  co- 
se di  questo  basso  mondo ,  e  '1  suo  carattere  gli  faceva 
desiderar  di  dividerle  cogli  altri.  Ci  sollecitò  istantemen- 
te perchè  gli  dassimo  ricette  atte  a  perfezionar  Tarte 
sua,  ma,  disgraziatamente,  noi  non  avevamo  un  cuoco 
che  potesse  istruirlo. 


116  BURNBS 

Non  ho  fatto  parola  di  Peìsciaver ,  per  la  ragione  che 
nulla  si  può  aggiungere  alla  descrizione  che  V  Elphinsto- 
ne  ne  ha  dato .  I  ragguagli  contenuti  nelP  eccellente  sua 
opera  son'così  completi,  che  io  eviterò  sempre  di  met- 
termi sul  terreno  ov^egli  ha  camminato;  e,  per  quel 
che  riguarda  T Afghanistan,  mi  limiterò  agP incidenti, 
alle  avventure  che  mi  son  personali  :  e  questo  dico  per 
mia  difesa . 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO    QUARTO 


I  KHmU  —  rAflSAfi«IO  DSL  FIUHX  DI  CABUL  —  CA&A- 
▼AHA  —  ATTHITUmA  —  ■ORT AttlIK  —  COLLOQUIO  COR 
UN  CAPO  MOHAinM  —  TUTTO  PUTILBlf ZIALB  —  AHTI- 
flHITA*  —  DOIALALABAD — ■01ITA«1IK  RSTOn  —  IL  BA- 
LABA6H  —  «SOHDAMAK  —  PAMB  FSXDDO  — HIHLA  —  MO- 
DO DI  GUmABB  I  CAVALLI  —  D«IA6DALOK  —  «HILIMI 
NOMADI  —  iena  PASTORALI  —  60LB  DI  LATA  BBIID  — 
CABUL  —  KOB AMMBD  fCBRIF  ,  NOSTRO  COHDUTTORB . 


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VIAGGIO 

DA  PEISCIAVER  A  CABIiL 


I  L  19  aprile,  avendo  preso cODgedo 
da  Hofaammed  KbsD,  partimmo  da 

^  Peisciaver.  Nulla  avrebbe  potalo 
e»  dt-KhiLm  WH-paesar  la  beoevolema  di  questo 

capo  :  ali*  istante ,  in  cui  ci  separavamo  da  lui ,  ci  affidava 
ad  un  Persiano,  che  era  uno  de*  sooi  ufficiali,  e  cbe,  es- 
pressamente per  noi ,  egli  spediva  a  Cabul  :  ci  rimise  la  let- 
tera indirizzala  a  suo  fratello  a  Candabar ,  ed  altre  per  de- 
gli abitanti  di  Cabul:  fioalroente  ci  dava  sei  fogli  biancbi 
muniti  del  suo  sigillo ,  Invitandoci  a  riempirli  per  quelle 


190  BURNBS 

persone  di  sua  conoscenza  che  stimeremmo  poter  esser  per 
noi  di  qualche  vantaggio. 

Una  tale  condotta,  cornee  facile  intendere ,  richiedeva 
un  attestatodi  nostra  riconoscenza:  ma  non  fu  che  con  diiB 
colta,  che  potei  determinarlo  ad  accettare  un  paio  di  pisto 
le  di  poco  valore;  gli  feci  dono  ancora  d^una  scatola  a r 
monica,  ed  egli  si  rammaricava  che  gli  facessi  tale  offerta 

Allorché  abbandonammo  la  casa  sua ,  egli  stette  a  ve 
derci  montare  a  cavallo,  e  ci  augurò  ogni  buon  successo 
e  prosperità  :  avrebbe   voluto  accompagnarci  fino  a  una 
certa  distanza ,  ma  noi  noi  permettemmo . 

Molte  deir  eccellenti  persone  che  lo  circondavano,  e  col- 
le quali  avevam  vissuto  familiarmente,  venner  con  noi  fino 
alla  prima  stazione  :  eran  tra  queste  Gholam  Kadir  e  Mir 
Alem  ,  tutti  e  due  figli  d^un  cazi  di  Lodiana,  a^  buoni  uffi- 
ci dei  quali  fummo  in  diverse  circostanze  debitori  di  molti 
favori  durante  il  nostro  soggiorno  a  Peisciaver . 

Cinque  strade  diverse  menano  da  questa  città  a  Ca- 
bul.  Noi  preferimmo  quella  che  corre  lungo  il  corso  del 
fiume ,  perchè  le  gole  Khiber  son  poco  sicure  a  cagion 
del  perverso  carattere  de'  Khiberi  ^  quindi  attraversammo 
la  gran  pianura  che  da  Peisciaver  estendesi  fino  a  Matsni. 

Avevam  fatto  intima  conoscenza  con  un  capo  delle  mon- 
tagne, il  quale  ci  aveva  istantemente  impegnati  a  prender 
la  via  di  Khiber  ;  ciò  non  pertanto  ninno  si  fida  d'un  Khi- 
bero  ,  e  f u  giudicato  esser  prudente  di  non  avventurar- 
visi  ;  lo  stesso  Nadir  Sciàh  pagò  una  somma  di  denaro  per 
assicurarsi  il  passaggio  attraverso  le  gole  di  questo  paese, 
che  estendonsi  per  18  miglia  e  sono  fortissime. 

Avrei  desiderato  di  veder  questi  uomini  nella  contrada 
che  abitano,  ma  non  potevamo  abbastanza  contare  sui 
vincoli  che  ad  uno  dei  loro  capi  ci  univano .  Era  costui 


VIAGGIO  121 

uomo  d^alta  skatora,  magrissimo,  e  come  tutti  i  suoi  com- 
paU-iotti  deditissimo  agli  spiritosi  liquori;  parlaado  del  suo 
paese ,  egli  cbiamavalo  Taghistan  (  paese  de^  ribelli  ) .  Io 
accompagnai  questo  personaggio  con  alcuno  de^  miei  in  un 
verziere  presso  Peisciaver,  ov^egli  cMnyitò  a  riunirci  ad 
una  società  che  ^i  era  ragunata  per  bevere  ;  ma  noi  Io  ri- 
guardammo, lui  ed  i  suoi  compagni,  abbastanza  feroci 
anche  senza  esser  ubriachi. 

Tragittammo  il  fiume  di  Gabul  superiormente  a  Ma- 
tchni,  sopra  un  graticcio  sostenuto  da  pelli  gonfie ,  spe- 
cie di  barca  debole  e  mal  sicura .  Il  fiume  non  ha  che  650 
piedi  di  larghezza;  ciò  non  pertanto  egli  è  talmente  ra- 
pido, che  fummo  spinti  in  giìi  per  ben  più  d^un  miglio 
prima  di  poter  raggiugnere  Topposta  riva.  1  cavalli  tanto 
da  sella  che  da  bagaglio,  passarono  a  nuoto.  Matcbni  è  un 
Tillaggio  di  case  sparse  allo  sbocco  della  vallata,  ove  il 
fiume  di  Cabul  entra  nella  pianura.  Più  giù  e^ si  divide  in 
tre  rami,  e  scorre  verso  riodo.  Si  naviga  ordinariamente 
in  battello  so  questo  fiume,  e  i  pellegrini  che  vanno  alla 
Mecca  vi  s^  imbarcano ,  e  così  discendono  V  Indo  fino  al 
mare .  Le  merci  non  sono  mai  spedite  per  questa  via  ;  ma 
non  è  meno  importante  conoscere  la  comunicazione  che 
esiste  per  acqua  da  Gabul  fino  air  Oceano  • 

Il  dì  23  noi  avevamo  aggiustato  tutto  ciò  che  concerneva 
il  nostro  viaggio  pel  paese  dei  Momaodi ,  tribù  di  malan- 
drini un  poco  meno  feroci  de^Khil)erì  lor  vicini.  Eglino 
chiesero  una  rupìa  per  ciascun  musulmano,  ed  il  doppio  di 
questa  somma  per  un  Indiano  ;  ma  si  contentaron  però  di 
meno  assai  ed  ebbero  a  contendere  tra  loro  pel  riparti- 
mento.  —  Noi  ci  mettemmo  in  moto,  e  cominciammo  ad 
arrampicarci  per  poggi  e  per  balze  :  ben  tosto  avemmo 
una  prova  delP  influenza  delle  genti  colle  quali  aveamo 


vili. 


16 


122  BDRNE8 

patteggiato ,  incontrando  de^  ?iaggiatori  isolati  ed  aecom- 
fMgoaii  da  fanciulli,  la  tribù  de^qaali  annunziava  in  lai 
modo  ch'ella  li  proteggeva,  e  questo  bastava. 

Dopo  una  faticosa  via  attraverso  le  montagne ,  rive- 
demmo il  fiume  di  Gabul,  il  quale  avemmo  un'altra  volta 
a  tragittare.  Acquistammo  allora  un'esatta  idea  del  nostro 
modo  di  viaggiare ,  e  del  trattamento  che  avevamo  ad 
aspettarci.  Noi  non  andavamo  mai  disuniti  ;  e  quando  per- 
venimmo alle  sponde  del  fiume  sotto  la  sferza  d^  un  sole  co- 
cente ,  non  era  in  nostro  potere  alcun  mezzo  per  traghet- 
tarlo: facea  d'uopo  adunque  aver  dalla  nostra  gli  amici 
Momandi ,  e  per  aspettarli  ci  assommo  all'  ombra  di  rupi 
distaccatesi  dall'alto  de'precipizi,  cbe  maestosamente  in- 
nalza vansi  sopra  le  nostre  teste  all'  altezza  di  2,000  piedi; 
dinanzi  a  noi  scorreva  il  fiume  con  estrema  rapidità,  poi- 
ché la  di  lui  larghezza  non  eccedeva  i  360  piedi.  Poco  dopo 
il  mezzo  giorno ,  i  nostri  montanari  portaron  una  diecina 
di  pelli  e  cominciammo  il  passaggio  :  ma  la  notte  sovrag- 
giunse priflsa  che  fossimo  dall'altra  sponda,  e  allora  fu 
dato  fuoco  air  erba  delle  montagne,  per  illuminar  le  vi- 
cinanze ed  assicurar  il  tragitto  del  fragii  graticcio .  Que^ 
transito  fu  noioso  e  difficile  ;  in  alcuni  punti  la  rapidità 
della  corrente  produceva  de' gorghi,  che  ci  facevano  gi- 
randolare stranamente ^<e  non  ignoravamo,  ebe  se  la  cor- 
rente ci  avesse  strascinali  un  poco  piii  giù ,  incontrerem- 
mo un  vortice ,  nel  cer^chio  dell'  azione  del  quale  una 
volta  entrati ,  vi  avremmo  volteggiato  una  giornata  inte- 
ra, e  solTerlo  fame  e  capogiri.  Per  verità  noi  schivammo 
tutti  questi  inconvenienti;  ma  alcuni  viaggiatori  furono 
spinti  ben  lontano,  e  noi  stessi  incontrammo  qualche  dif- 
ficoltà per  eausa  de'  piccoli  vortici . 


1 


VIAGGIO  1S 

Non  iflcorgeTansi  salle  rive  né  villaggi ,  né  abiUotì  :  bi* 
sortoci  dunque  stendere  i  nostri  tippeCi  per  terra  e  dormire 
a  cielo  scoperto  io  vna  fredda  notte  «  cbe  snccedeva  ad  un 
g:onio  trava<{liatisstBao.  Ciò  non  pertanto,  il  mormorio 
delle  aeqoe  ci  concilio  ben  presto  il  sonno  a  quasi  tutti ,  e 
verso  la  meixa  notte  pili  non  si  udiva  cbe  la  voce  de'^moa- 
tanaci  i  quali  accosciati  sur  uno  scoglio  sporgente  sopra  1 
nostrocanpo,  stettero  vigilanti  fino  a  giorno.  Eglino  ave- 
van  r  aspetto  di  veri  assassini ,  ed  era  un  piacere  a  veder 
quale  studiato  rispetto  usavano  a  nostro  riguardo .  lllor 
capo  5  bandito  cencioso  che  non  avea  neppur  turbante , 
era  a  cavallo  ;  cantaronsi  le  lodi  di  lui ,  gli  presentammo 
de'  doni  ;  ma  non  fummo  appena  usciti  dal  loro  paese ,  che 
imprecammo  contro  coloro  che  la  necessità  ci  aveva  obbli- 
gaio  ad  accarezaare:  lo  spirito  che  animava  la  nostra  co- 
mitiva ^  è  espresso  dal  motto  d'un  vecchio  di  essa,  che 
spinse  il  suo  cavallo  in  un  campo  di  grano  sui  confini  del 
territorio  dei  Momandi,  dicendogli:  »  mangia,  mangia, 

•  povera  bestia ,  que"*  birbanti  dei  Momandi  han  divorato 

•  buona  parte  della  mia  fortuna .  • 

Dopo  essere  stati  esposti  T  indomani  alPardor  del  sole 
per  otto  ore,  arrivammo  a  Daka  per  una  sassosa  ed  inco- 
moda via;  e  nel  giorno  stesso  andammo  fino  ad  Hazarnò: 
la  giornata  fu  di  20  miglia.  —  A  Daka  noi  avevamo  già 
sormontata  la  maggior  parte  delle  difficoltà  della  strada  del 
Cabul.La  vista  del  fiume  di  Cabul  dall'alto  d^un  colle, 
priflota  di  scendere  nella  valle ,  era  magnifica  :  noi  scor- 
gemmo la  città  di  Dgelalabad  a  40  miglia  di  distaoia,  ed 
il  fiume  cbe  nel  suo  corso  sinuoso  prolungasi  nella  pia- 
nura^ cbe  divide  in  un  infinito  numero  di  fertili  isoletle  : 
il  SafaedKoh,  o Monte  Bianco,  innalzava  la  cima  da  un 
iato,  ed  ilNurghiI,  oKuner,  sollevava  P  orgogliosa  fron« 


L 


1S4  BURNBS 

te  deir altro.  Gli  Afghani  credono  che  colassù  si  fermasse 
la  barca  di  Noè,  e  per  certo  qaest^Ararat  delP  Afghani- 
stan  è  per  la  sua  considere voF  altezia  degno  di  tal  distin- 
zione :  egli  è  coperto  di  eterne  nevi .  Gli  sorge  a  poca  di- 
stanza il  Naoghi,  scoglio  isolato  9  che,  a  parer  mìo,  cor- 
risponde alla  descrizione  che  Arriano  fa  del  famoso  scoglio 
d'ilormi^,  indabitatamente  situato  in  questa  regione:  di- 
cesi  che  egli  sia  inaccessibile,  fuorché  da  un  lato;  e  si 
aggiunge  esser  egli  forte  ed  altissimo,  ed  avere  una  som* 
mità  tanto  spaziosa  da  produr  grano  fiiufficiente  per  sosten- 
tare annualmente  un  presidio;  ed  in  fine  narrasi  esser  ab- 
bondantemente provveduto  d'acqua ,  il  che  è  letteralmente 
conforme  alla  descrizione  deir  Aomus .  Egli  è  precisamente 
a  20  miglia  da  Badgi ur,  ed  Arriano  ci  dice,  che  gli  abi- 
tanti di  Baxaria^  che  si  suppone  esser  Badiur,  rifugiaronsi 
nella  notte  suìV Aomus.  Io  non  ho  veduto  il  monte  di 
Naog^i  • 

AMatchni,  le  montagne  sono  di  pietra  bigia,  e  sull'alto 
delle  medesime  vedonsi  delle  vene  di  quarzo  :  gli  scogli  del 
letto  del  flume  di  Cabul  son  di  granito,  e  al  disotto  del  vil- 
laggio di  Daka ,  la  roccia  è  di  mica  a  strati  verticali  •  Le 
piante  e  V  erbe  esalano  una  fragranza  dolce  ed  aromatica; 
vidi  un  arboscello  consimile  alla  ginestra,  ed  una  pianta 
simigliante  al  giaggiolo,  la  quale  somministra  materia 
per  fare  le  stuoie  per  eostruir  le  abitazioni ,  come  anche 
per  fare  i  sandali  pe^  loro  piedi,  che  fissan  con  una  corda 
della  stessa  materia.  Ci  ristorammo  dalle  nostre  fatiche  e 
dalla  sete  con  una  specie  d^  acetosella,  che  inerpicandoci 
pe^  monti  coglievamo  e  mangiavamo  con  diletto  •  I  pascoli 
pel  bestiame  vi  sono  eccellenti  ;  V  agnello  che  mangiasi  a 
Veisciaver  deve  loro  il  suo  grato  sapore  • 


VIAGGIO  135 

Prima  della  nostra  partenza  da  Daka ,  ricevemmo  la  vi- 
sita di  SadatKhan  di  Lalpur,  capo  de^Momandi ,  beli'  uomo 
d'una  trentina  d'anni,  d' un  aspetto  giocondo .  Noi  restam* 
mo  secolui  una  meri*  ora  seduti  sopra  un  tappeto  alF  om- 
bra d'un  gelso.  Egli  molto  ci  stimolava  a  traversare  il  flu- 
me ,  per  passare  alcuni  giorni  nella  sua  dimora ,  prò- 
mettendoci  di  farci  ben  divertire  alla  caccia  co'  falconi;  al* 
cune  persone  del  suo  seguito  ne  aveano  condotti  seco  lo- 
ro .  Adducemmo  per  iscusa  di  non  poter  gradire  le  di  lui 
gentilezze  la  premura  di  proseguire  in  fretta  il  nostro 
viaggio  ;  e  più  tardi  venimmo  in  cognizione ,  che  questo 
Nomando  sì  ilare  e  ridente ,  era  divenuto  capo  della  sua 
orda  9  uccidendo  spietatamente  i  suoi  due  giovani  nipoti 
e  la  lor  madre. 

Ad  Hazarnò  incontrammo  unKhibero,  il  quale  avevamo 
un  poco  conosciuto  nel  Pendgiab ,  ove  egli  era  herkaru  o 
messaggiere  di  Rendgit  Sing .  Appena  seppe  il  nostro  arri- 
vo venne  a  trovarci ,  e  prendendomi  prima  per  i  piedi  e 
poi  per  la  barba ,  mi  annunziò,  parlando  quel  poco  cbe 
sapeva  di  persiano ,  che  noi  eravamo  i  suo  ospiti ,  e  che 
dovevamo  alloggiare  in  casa  sua ,  al  che  volentieri  accon- 
sentimmo. Era  costui  un  uomo  di  rozzo  aspetto ,  con  bas- 
se sopracciglia,  occhi  aggrottati:  aveva  due  figli,  che 
qualche  giorno  prima  della  nostra  venuta  da  quattordici 
anni  non  aveva  veduti .  Egli  era  stato  per  due  volte  spe- 
dito a  Gabul ,  e  sebbene  avesse  traversato  il  suo  villag- 
gio natale  ove  erano  i  suoi  lari ,  non  mai  si  era  fermato  a 
domandar  di  sua  famiglia;  ma  poi,  era  definitivamente 
tornato  nella  patria  sua  • 

Dopo  un  faticoso  cammino  di  12  ore,  tre  delle  quali 
erano  state  consumate  ad  aspettar  i  yettnrieri ,  arrivammo 
la  mattina  del  26  a  Dgelalabad .  Passando  per  Snrkhdeuar, 


196  8CRNBS 

dove  le  caravaae  soq  qualche  yoha  svaligiale ,  il  nostro 
conduttore  Persiano,  o  fosse  per  far  prova  del  suo  corag- 
gio ^o  fosse  per  un  eccesso  di  patzia,  credè  d'esser  aggre- 
dito daMadri.  Egli  sparò  la  sua  carabina,  e  prima  che 
giuDgesser  gli  uomini  del  retroguardo,  aveva  terminato 
una  lunga  istoria  della  sua  baldanzosa  bravura;  raccontò 
com'  egli  avesse  punito  un  de'  ladri  colla  sola  estremità  del-* 
r  arme  sua ,  e  come  avesse  corso  grave  perìcolo  per  ana 
palla  del  suo  antagonista,  la  quale  erasi  inteso  fischiare  aN 
r orecchio:  le  genti  del  suo  seguito  applaudirono  al  suo 
valore ,  ed  io  pure  vi  aggiunsi  la  mia  parte  di  lode.  Del  re* 
sto  ci  sembrò  alquanto  singolare,  che  solo  il  Persiano  vedu- 
to avesse  gli  assassini  ;  ma  un  nomo  della  earavana  spiego 
la  difficoltà ,  tranquillamente  osservando  die  quel  perso- 
naggio aveva  voluto  dare  una  prova  del  suo  valore,  allora 
che  il  pericolo  era  passato . 

La  strada  da  Hazaroò  a  Dgelalabad  attraversa  un  gran 
deserto  pietroso,  di  cui  una  parte  è  conosciuta  sotto  il 
nome  di  Déschi  o  pianura  di  Battieote,  celebre  pel  $emum 
o  vento  pestilenziale  che  ci  regna  nella  calda  stagione , 
quantunque  dai  due  lati  sieno  montagne  coperte  di  per- 
petue nevi .  Gli  abitanti  parlano  del  semum  come  di  cosa 
che  à  generalmente  fatale.  I  viaggiatori  che  ne  sono  scam« 
pati ,  dicono  ch^egli  assale  dì  tal  modo  come  fosse  un  vento 
freddo  e  toglie  il  sentimento .  L' acqua  introdotta  violente  • 
mente  in  bocca  degli  asfissiati  dal  vento  salva  qualche  volta 
da  morte,  siccome  io  qualche  caso  produce  buon  eflétto 
anche  il  fuoco  acceso  intorno  al  malato ,  ed  impiegasi  con 
buon  successo  le  prugne  di  Bukhara  collo  zucchero .  I  6a* 
valli  e  gli  altri  animali  van  soggetti  come  V  uomo  air  ioOus- 
80  del  smum^  e  dicesi  che  le  carni  di  quelli  che  ne  son  vit^* 
tima,  divengon  tosto  flaccide  e  putride ,  le  parti  si  dissol« 


1 


VIAGGIO 


127 


v^DO^  le  oMMbra  ri  leparaoo,  i  capelli  si  svellon  seaia 
akaoa  fona  !  Questo  veaCe  pestilenziale  è  scoDOsciuto 
Belle  alte  terre  del  Cabul  ;  egli  è  specialosente  eonflnato 
nella  pianura  di  BaUicote  .  1  saoi  effetti  soo  perniciosi  tanto 
di  notte  cbe  di  giorno:  na  in  estate  ninno  si  espene  a 
viaggiare  finché  il  sole  non  è  tramontato.  Qualche  volta, 
fra  trenta  o  quaranta  persone  riunite ,  una  sola  o'  è  col- 
ta; e  quelle  che  ne  rimangono  illese  non  riconoscono  alcun 
cambiamento  neir atmosfera:  lo  che  prova  che  il  morbo 
dipende  probabilmente  dal  semplice  effetto  del  caldo  sul 
corpo  cbe  trovasi  in  una  particolare  disposizione. 

Noi  non  viaggiavamo  nella  stagione  de^  venti  caldi  e  pe- 
stilenziali  ;  ma  in  questa  gita  fummo  sorpresi  da  una  di 
quelle  burrasche  di  vento  e  polvere,  che  son  frequenti  nel- 
le regioni  poco  distanti  da'  tropici .  In  quella  circostanza 
la  procella  fu  accompagnata  da  uno  strano  fenomeno:  dei 
nuvoli  di  polvere  moveotisi  da'  punti  opposti  dell^orlzzon- 
te,  si  ravvicinarono;  ed  incontratisi,  presero  quindi  una 
direzione  assolutamente  diflerente:  questo  potrebbe  forse 
spiegarsi  pel  movimento  dell'aria  respaota  in  senso  con- 
trario in  una  bassa  pianura  d' una  quindicina  di  miglia  in 
larghezza,  e  da  ogni  tato  circondata  da  alte  montagne?  Ci 
fu  detto  cbe  Dgelalabad  era  stata  inondata  dalla  pioggia , 
mentre  noi  non  ne  avemmo  ne  anche  una  goccia . 

Una  montagna  al  nord  del  fiume  di  Cabul  e  del  villaggio 
di  Bassaul  ci  presentò  vaste  escavazioni  nel  masso ,  cbe 
rìferisconsi  a'  tempi  de^  KaflBrt  od  infedeli;  elleno  son  di- 
sposte a  grappi  :  le  aperture  d' ingresso  son  separate ,  ed 
hanno  appresso  a  poco  la  grandezza  d*  una  porta  ordinaria  • 
Esse  formaron  forse  altrettanti  villaggi,  avvegnaché  sem- 
bra essere  stato  uso  in  Asia  d^  abitare  in  consimili  ca- 
verne ,  come  diversi  istorici  cbe  parlan  de'  Trogloditi  ci 


138  BURNBS 

narrano  •  Io  non  suppongo  che  si  possa  trarre  alcuna  in- 
duzione relativamente  a  tale  o  tal  altro  popolo ,  dall'esi- 
stenza  di  tal  costume  ne^  diversi  paesi;  poiché  la  maggior 
parte  delle  nazioni  non  civilizzate  riguardar  dovevano 
una  cavità  dentro  una  rupe  ben  più  sicura  nelle  loro  di- 
sordinate società ,  che  una  capanna  nel  piano . 

Vedonsi  presso  Dgelalabad  sette  torri  rotonde ,  ma  per 
la  loro  costruzione  totalmente  diflerenti  da^  tape.  Dicesi  es- 
ser desse  antichissime ,  ed  infatti  si  sono  trovate  nelle  lor 
vicinanze  grandi  medaglie.  Nel  paese  di  Laghman^  tra 
Dgelalabad  e  le  montagne ,  gli  abitanti  fan  veder  la  tom- 
ba di  Metar  Lam,  ossia  Lamech  padre  di  Noè.  Alcuni  ri- 
feriscon  quel  monumento  al  secolo  de'Kaffiri  ;  mai  buoni 
musulmani  son  contenti  di  credere  che  sia  la  tomba  di 
un'  proi^ta ,  e  che  non  ve  ne  sian  che  altre  tre  sulla  su- 
perficie della  terra . 

Noi  ci  fermammo  per  un  paio  di  giorni  a  Dgelalabad , 
che  è  una  delle  città  piti  sudicie  che  io  abbia  veduto  in 
Oriente.  Dessa  è  piccola ,  possiede  un  bazar  di  50  botte- 
ghe ,  ed  ha  una  popolazione  di  2,000  anime  :  ma  questo 
numero  divien  dieci  volte  più  considerevole  nella  fredda 
stagione^  perchè  gli  abitanti  delle  vicine  montagne  vengo- 
no a  rifugiarvisi. 

Dgelalabad  è  la  residenza  d' un  capo  della  famiglia  Ba- 
rakzia,  che  ha  una  rendita  annua  di  sette  lae  di  rupie.  Il 
fiume  di  CahuI  passa  ad  un  quarto  di  miglio  al  nord  della 
città  9  ed  ha  in  questo  punto  una  larghezza  di  450  piedi, 
e  non  è  guadabile .  Tanto  al  nordiche  al  sud  ^  aspre  catene 
di  nevose  montagne  si  estendono  parallele  V  una  alP altra  • 
La  catena  del  sud  è  chiamata  Safaed  Koh ,  ma  più  d^  or- 
dinario Radgigal ,  e  diminuisce  d^  altezza  prolungandosi 
air  est ,  ove  non  ha  più  sommità  nevoseP  sino  a  Dal^a . 


J 


TIAGGIO  1» 

Nelk  parti  superiori  la  neye  non  si  scioglie  mai ,  il  che , 
sotto  questa  latitudioe,  su^poue  un^altexza  di  15,000  piedi 
al  disopra  del  livello  del  mare.  Il  famoso  picco  di  NurghiI, 
di  coi  ho  precedeotemente  parlato ,  sorge  a  una  trentina  ! 
di  miglia  al  nord  di  Dgelalabad  ;  e  i  superbi  picchi  del- 
l'HindùKuch  cominciano  di  qui  a  farsi  vedere  dalla  parte 
di  Dord-ovest. 
Discostandoci  dal  fiume  di  Cabul ,  entrammo  nella  vai-        i 

■ 

lata  di  Baia  -  Bagh  :  allora  noi  potevamo  distinguere  i  fé-  i 
condi  giardini  situati  alle  falde  delle  nevose  montagne ,  i 
quali  prodttcon  le  famose  melagrane  senza  acini,  che  sono 
spedite  neirindia.  Noi  ci  fermammo  in  un  recinto  pian- 
tato di  viti ,  le  quali  non  sono  ivi  né  potate,  uè  rimonda- 
te ,  ma  si  lasciano  ags^rapparsi  fino  alle  cime  di  grandi  al- 
beri-, ve  n'erano  a  Baia  -  Bagh  che  si  avviticchiavano  agli 
agrifogli  fino  alKaltezza  di  80  piedi;  ma  le  uve  non  son  buo- 
ne quanto  quelle  d'una  pergola •  Pioveva  a  Baia-  Bagh;  e 
la  nostra  abitazione  era  più  romantica  che  comoda ,  il  che 
ci  costrinse  all'  imbrunir  della  notte  a  cercar  ricovero  in 
una  moschea.  Gli  abitanti  parevan  troppo  occupati  decloro 
aflàri  civili  o  religiosi  per  curarsi  di  noi ,  e  fin^  allora  non 
c'era  stata  usata  da  alcuno  la  piìi  piccola  cortesia,  quan-  J 
tunque  ci  aggirassimo  da  ogni  parte . 

Non  pareva  che  fosse  in  quelle  genti  prevenzione  al- 
cuna contro  i  Cristiani  ;  giammai  ho  sentito  uscir  dalla 
bocca  loro  la  parola  di  cane  o  d^  infedele,  che  si  eminen- 
temente figura  nelle  relazioni  di  molti  viaggiatori. —  •  Cia- 
scun paese  ha  i  suoi  usi  •  —  è  un  proverbio  tra  loro  usita- 
tissimo;  e  gli  Afghani  musulmani  sembrano  aver  pe' Cri- 
stiani de**  riguardi,  che  a^brahmanisti  loro  concittadini  non 
concedono.  Eglino  ci  chiamano  il  popolo  del  libro,  men- 


viii.  17 


130  BURNBS 

tre  riguardan  gli  altri  corno  immerai  n^lte  tOMbre^  e  pt ivf 
di  profeta  • 

A  GaadaQiaJc  ^  aggiugneinaio  alla  linea  di  aeparazime  fra 
i  paesi  caldi  ed  i  freddi  :  dicesi  che  nevichi  da  uoa  parte 
del  piccolo  ftume ,.  e  piova  dair altra.  La  vita,  vegetabile 
vi  prende  una  nuova  forma  ;  il  grano  ^  che  a  Dgelalabad 
era  sul  punto  della  maturità,  a  Gandamak  non  aveva 
che  tre  pollici  d' altezza^  e  trattaAta  la  distansa  da  un  luo- 
go air  altro  noo  è  che  di  25  miglia  •  Noi  vedenmo  nei 
campi  la  margheritina  bianca  in  mexzo  al  Irifoglio;  i 
mooli ,  lontani  soltanto  dieci  miglia ,  tran  coperti  di  fo* 
reste  di  pini,  che  cominciavano  a  1,000  piedi  al  disotte 
del  limite  inferiore  delle  nevi  :  ci  fu  d*  uopo  aggravarsi 
«n  poco  più  le  vesti  a  motivo  deli^  aria  troppo  fresca . 

I  viaggiatori  son  soggetti  a  incontrare  uoa  folla  di  pie* 
coli  ostacoli  che  o  dilettano  q  mettono  a  prova  il  caratte- 
re, secondo  la  disposizione  dello  spirito  nel  momento. 
In  ({uella  sera  un  gatto  carpi  il  mio  desinare ,  quando  per 
V  appunto  io  stava  assidendomi  per  mangiare  ^  mi  rasse- 
gnai a  soddisfare  un  divorante  appetito  con  pane  ed  acqua, 
e ,  debbo  aggiugnere  «  in  una  sordida  stalla  :  ma  noi  eram 
beati  di  aver  trovata  un  simile  alloggio.  Devo  del  resto 
far  Telogio  del  pane  di  quel  paese ,  che  è  lievito,  ben  cotto 
e  saporito. 

A  tre  miglia  da  Gandamak ,  vedemmo  il  giardioo  dì 
Nimla,  celebre  pel  campo  di  battaglia  ove  ScUidgta  -el- 
Mulk  nel  1809  perde  la  sua  corona .  Questo  giardino  è  si- 
tuato in  una  valle  eccellentemente  coltivata ,  e  circondata 
da  nude  montagne .  È  un  luogo  delizioso,  ove  gli  alberi  o 
sono  stati  tosati  «  osono  pervenuti  alla  medesima  alteiza; 
adombran  co' loro  rami  numerosa  varie tàdi  fiori,  tra^quaH 
distinguesi  per  la  sua  bellezza  il  narciso.  Cosi  ornato  dal- 


VIAGGIO  ia 

r  arte  9  questo  silo  loa  è  opporlaoo  per  pugnare  ^  e  ^1  de- 
stiÉO  della  guerra  ri  tm  stranameote  capricoioso:  Sciiidgia 
fu  flcoofllto  da  HO  eserciCD  dieci  volle  aneno  numeroso 
del  suo ,  e  vi  perde  'i  suo  visir  ed  il  trOM.  Ben  lungi 
dal  temere  un  tal  resuUalo  ^  egli  aveva  menato  seco  le 
sue  gieie  i  suoi  tesori  j  t  si  stimò  troppo  fortunato  se  ab- 
bandonandoli al  nemioe  potè  salvar  la  vita  »  Fetb  Kban  9 
visir  di  Mabmud  ^  avendo  riportato  la  vittoria  pel  suo  si» 
gnore,  lo  assise  sopra  uno  degli  elefanti  di  parata  eh*  erano 
stati  preparati  pel  re 9  e  prodamò  cosili  suo  trionfo.  Sciu- 
dgia  se  ne  fuggi  nei  paese  de'Khiberi^  e  da  quelP  epoca 
ba  fallito  in  tutti  i  tentativi  impresi  per  riconquistare  il  suo 
regno. 

Niuna  cosa  è  più  sorprendente  in  questo  paese  della  ma* 
nìera  di  tenere  i  cavalli,  diflerendo  essa  moltoda  quella  del* 
rindia.  Non  mai  durante  il  giorno  logliesi  loro  la  sella, 
credendo  cbe  il  cavallo  possa  meglio  dormir  la  notte  •  Non 
mai  si  fa  passeggiare  un  cavallo  accaldato  innansi  e  indie* 
tre ,  ma  e  si  cavalca  o  si  fa  girare  in  tondo  fino  a  che  egli 
siasi  rinfrescalo.  Nella  presento  stagione  non  gli  si  db  bla* 
da^  ma  si  nudrisce  con  orzo  fresco  non  ancora  spigato  • 
Si  legano  otto  o  dieci  cavalli  a  due  corde  Ornato  le  une 
alle  altre  paralielamente  per  mezzo  di  pezzi  di  l^oo.  Si  fa 
sempre  un  nodo  alla  coda  del  cavaUo;  gli  si  tiene  cosUn* 
tornente  coperta  la  groppa  con  un  feltro  pulito  orlato  di  se- 
ta e  rattennto  dalla  groppiera  •  Si  usa  la  sella  uzbeka,  che 
assomiglia  a  quella  de' nostri  ussari;  io  la  trovai  baste* 
volmente  comoda  e  non  ne  adoperai  d^ altra  foggia.  Il 
cavaliere  annoda  il  frustino  al  suo  polso.  Gli  Afghani 
son  diligentissimi  pe'  loro  cavalli ,  ma  non  li  trattano  con 
spezierie  come  oelF  India  e  sono  pur  sempre  io  buono 
stato* 


iSai  BURNES 

Noi  proseguimmo  il  nostro  cammino  verso  Dgiagdalal^ , 
e  passammo  il  Surk  rud  ( flume  rosso)  sopra  un  ponte, 
come  molti  altri  torrenti  gonfi  pello  scioglimento  delle 
nevi  del  Saraed  Kob,  che  vanno  ad  ingrossar  quel  flu* 
me  ;  le  loro  acque  son  tutte  di  color  rossastro ,  e  da  ciò 
n^è  derivalo  il  nome  a!  fiume .  Il  paese  è  sterile  e  misera- 
bile; Dgiagdalak  è  un  luogo  meschino  con  delle  grotte  in 
luogo  di  case .  Un  proverbio  ne  fa  conoscere  V  estrema 
povertà:  •  Quando  il  legno  di  Dgiagdalak  comincia  a  bru- 
•  ciare,  fondete  délPoro  •  •  Infatti,  nelle  triste  montagne 
de^ suoi  contorni  non  si  trovan  legna. 

Noi  facemmo  la  fermata  sotto  un  gruppo  d^  alberi  che 
è  memorabile,  poiché  quivi  fu  privato  della  vista  Sciàh 
Zeman,  re  di  Cabul.  Potevam  riconoscere,  camminan- 
do su  questa  strada ,  Pantico  argine  e  le  case  di  posta,  fab- 
bricate ad  una  distanza  dì  5  o  6  miglia  le  une  dalle  al- 
tre dagP imperatori  mogolli,onde  mantener  la  comunica- 
zione fra  Delhi  e  Cabul  ;  e  si  può  seguir  la  traccia  di  que- 
sti stabilimenti  attraverso  alle  montagne  fino  a  Balkh, 
perchè  Humalun  e  Aurengzeb  furono  nella  lor  gioventù, 
governatori  Tnoo  e  Taltro  di  questo  territorio.  QuaPalta 
opinione  non  fa  ciò  concepire  della  grandezza  delf  imperp 
mogollo!  poiché  vediamo,  tra  le  pro\incie  più  distanti,  un 
sistema  di  comunicazione  tanto  perfetto  quanto  quello  del- 
le poste  di  Cesare  ! 

Sulla  via  di  Cabul,  incontrammo  delle  migliaia  di  pe- 
core guardate  dai  Ghild(;i,  tribù  di  Afghani  nomadi.  Allo* 
ra  che  la  neve  più  non  ricuopriva  la  terra,  eglino  con- 
ducevano il  loro  gregge  suir  Hindù  Kuch,  ove  passa  Tes- 
iate .  Tutto  era  perfettamente  pastorale  :  gli  uomini  segui- 
vano le  pecore  che  pascolavan  sulle  pendici  de*  monti  ;  i 
fanciulli ,  guidando  gli  agnelli ,  formavano  il  retroguardo 


VIAGGIO  133 

a  un  miglio  o  due  di  distanza  ;  uoa  vecchia  pecora  inco- 
raggi vali  ad  andar  avanti,  e  i  fanciulli  favori van  questi 
sforzi  con  leggieri  colpi  di  fili  d^erba  e  con  delle  grida. 
Alcuni  di  que'  fanciulli  eran  si  piccini  che  appena  potevan 
camminare,  ma  M  piacer  delP esercizio  li  stimolava. 

Noi  passammo  dinanzi  a  diversi  attendamenti  sulP  argine 
della  strada,  clie  già  stavan  per  esser  tolti,  già  si  affardella- 
van  gli  arnesi.  Gli  Afghani  han  le  tende  basse,  nere  o  piut- 
tosto brune .  Le  donne  accudivano  a  tutte  le  faccende  in- 
vece de' loro  indolenti  mariti,  caricavano  i  cammelli  e  gli 
cacciavano  innanzi  ;  elleno  son  brunissime,  e  per  bellezza 
poco  notabili.  Tutte  queste  genti  eran  del  resto  ben  vesti- 
te, e  calzate  di  sandali  con  larghi  chiodi  di  ferro;  i  fan. 
ciulli  eran  sani  e  paffuti:  dicesi,  che  tra  queste  erranti  po- 
polazioni non  è  permesso  il  matrimonio  fino  air  età  di  venti 
anni . 

Dopo  aver  valicato  il  Surkh  rud ,  arrivammo  ad  Ispa- 
ban ,  villaggio  conosciuto  per  un'  altra  disfatta  di  Sciudgia, 
soffertavi  prima  del  suo  innalzamento  al  trono.  Raccontasi, 
che  il  visir  Feth  Khan  temesse  d^  esser  supplautato  su 
questo  campo  di  battaglia  da  Mir  A  lem,  nobile  durant\  che 
aspirava  a  subentrargli  neir  impiego .  Mir  Alem  aveva ,  in 
una  precedente  occasione,  insultato  Feth  Khan ,  e  rottogli 
con  uno  schiaffo  uno  de'  denti  anteriori;  ma  pareva  che 
r ingiuria  fosse  stata  perdonata,  poiché  posteriormente 
aveva  sposato  una  sorella  del  visir  ;  questi  però  non  aveva 
aderito  a  tal  matrimonio  senonchè  per  metter  più  agevol- 
mente ad  esecuzione  gl'iniqui  suoi  progetti:  la  notte  che 
precede  la  battaglia  egli  uccise  il  suo  cognato.  Un  muccbio 
di  pietre,  cbiamato  quivi  ioda^  indica  il  luogo  dell'assas- 
sinio •  La  sorella  del  visir  gittossi  a'  suoi  piedi ,  e  chiese 
perchè  avesse  ucciso  così  il  di  lei  marito  :  •  —  e  che  !  le 


134  BUENBS 

•  rtspos'  egli  ;  hai  tv  piìra  cuore  il  tuo  sposo ,  che  V  aiior 
t  di  tuo  fratello  7  guarda  il  mio  deote  infranto ,  e  lappi 

•  or  che  P insulto  è  vendicato.  Se  sei  affKUa  per  ia  perdita 

•  d\uo  marito,  io  ti  aposerò  ad  un  mulattiere.  • 
Quesr  avTenimrato  fa  abbastansa  conoscere  il  morale 

e  gl'impetuosi  sentimenti  degli  Afghani.  Secondo  «n  loro 
proverbio,  devesi  tanto  più  temere  uno  cui  si  è  recato  of- 
fesa, io  quanto  che  un^  apparente  riconciliazione  sia  ef- 
fettuata per  mezzo  d' un^  alleanza  di  famiglia . 

11  30,  a  mezza  notte,  giugnemmo  al  passo  diLatÀ-Bend , 
daU'al  to  del  quale  vedesi  per  la  prima  volta  la  città  di  Cabtii, 
in  distanza  di  25  miglia  :  questo  passo  ha  una  limgheiia 
di  circa  sei  miglia  ;  la  strada  corre  sopra  una  mobilissima 
ghiaia.  Noi  ci  fermammo  ad  una  sorgente  chiamata  KM 
Tscestnà  (fontana  deUa  pernice) ,  e  dormimmo  a  cielo  sco- 
perto in  una  notte  crudamente  fredda  ;  il  rigor  della  tem^ 
peratura  fece  morire  i  falconi  della  nostra  guida ,  con  suo 
gran  cordoglio.  —  Lata  signiBca  un  pezzetto,  nn  hoc* 
cono  di  qualche  cosa  ^  e  fu  dato  questo  nome  al  passo, 
perchè  i  viaggiatori  lasciano  sempre  agli  sterpi  che  il  con- 
tornano qualche  piccol  brano  delle  lor  testi  :  -^  nelP  in» 
verno  è  chiuso  dalla  neve  • 

Alzatici  colia  stella  del  mattino,  noi  continuammo  la 
nostra  via  verso  Cabul,  oyo  non  arrivammo  che  dopo 
mezzo  giorno .  L' esteriore  di  questa  celebre  città  non  è 
in  alcun  modo  imponente;  e  non  fu  che  quando  mi  tro- 
vai air  ombra,  sotto  il  suo  bel  hazar,  che  potei  credermi 
BeHa  capitale  d'un  in^pero. 

Noi  eravam  passati  pel  villaggio  di  Butkhak  ,  sulla  atra* 
da,  ove  dicasi  che  Mahmud  di  Ghazna,  al  suo  ritorno  del- 
r india,  sotterrasse  il  ricco  idolo  brabmioiGo  ohe  aveva 
tolto  dal  famoso  Soouiat.  Entrati  in  Cabul,  andammo  di* 


TIAGGIO  435 

retlameiiie  all^  abitazioDe  del  nabab  Dgebbar  Khan ,  fra** 
tello  del  governatore  ;  egli  ci  accobe  cordialmente  j  e 
maodb  a  prender  de'  cibi  al  baiar,  i  quali  oiangiai  di  buon 
appetito.  Cosi  non  fu  del  mìo  sventurato  compagno ,  la  cui 
salute  andò  deperendo  daccbè  avevamo  passato  V  lodo;  ed 
in  quel  raomenta  era  in  una  eetrema  mancanza  di  forze . 
Insorsero  dubbi  ne'  doganieri  salta  visita  de'  nostri  baga* 
ali  9  ma  io  giudicai  esser  prudenza  presentar  loro  la  no* 
stra  povertà ,  piuttostocfaè  lasciarli  concepir  sospetti  cou* 
tro  la  nostra  pretesa  riccbeaia:  ma  siccome  noi  non  erar 
vam  preparati  alla  visita  j  il  mio  sestante  e  i  miei  libri  ^ 
colle  boccette  e  tutto  l' apparato  del  Gerard,  furono  espo* 
sti  in  gran  mostra  agli  sguardi  della  folla  radunata .  ìiia- 
n' oggetto  ebbe  a  soffrir  danno;  ma  l'aspetto  di  tante  cose 
delle  quali  ignoravasi  l' uso ,  ci  fece  probabilmente  pren- 
der per  stregoni. 

Mohammed  Scerif  9  nostro  buou  conduttore,  avendoci 
rimessi  sani  e  salvi  nelle  mani  del  nabab,  si  separò  da  noi 
per  abitar  finalmente  la  sua  natale  città ,  che  da  otto  anni 
non  aveva  più  veduta  :  egli  era  ciocché  si  pub  chiamare 
un  buon  ragazzo  ;  aveva  esercitato  il  commercio ,  e,  seb- 
bene ancor  giovane,  aveva  accumulato  una  coosiderevol 
fortuna ,  della  quale  godeva  divertendosi  alla  caccia  collo 
schioppo  e  co'  falconi ,  e  bevendo  del  meglio  che  potea.  Era 
corpulento  e  dava  indizi  di  disposizione  alPidrope,  pur 
nuUadimeno  lo  vedevam  partire  ogni  mattina  polla  caccia , 
co' suoi  cani  e  co'suoi  falconi  •  L' altro  divertimento  poi 
se  lo  prendeva  sempre  in  segreto.  —  lo  non  vidi  mai  per- 
sona di  lui  più  felice  come  quando  entrammo  in  Cabul  ; 
fosse  questi  stato  l'Eliso,  egli  non  lo  avrebbe  tanto  van. 
tato.  Ci  era  stato  eccellente  compagno  di  viaggio ,  poiché 


136  B  U  R  N  E  S 

riunìTa  la  cortesia  d^  un  Persiano  e  la  vivacità  e  M  baon 
cuore  d**  un  Afghano . 

Ai  nostro  arrivo  in  Cabai  sopravvenni^  un  incidente, 
che  avrebbe  fatto  piacere  a  molti  non  che  a  lui  ;  un 
mendicaoie ,  avendo  indovinato  chi  egli  era ,  cominciò  ^ 
quando  eravamo  ancor  lontani  mezzo  miglio  dalla  porta 
della  città ,  ad  invocar  sul  suo  capo  tutte  le  benedizioni 
del  cielo  ;  lo  salutò  chiamandolo  per  nome^  e  io  seguì  Goo 
alla  sua  abitazione  culmandolo  di  carezze.  —  »  Date  qual- 
>  che  cosa  a  quel  pover'  uomo ,  disse  Hohammed  Scerif 
»  al  suo  domestico,  »  —  facendo  colia  testa  un  movimento 
che  annunziava  il  piacere  !  Era  assolutamente  dilQcile  de- 
cidere ,  chi  del  Persiano  o  del  mendicante  fosse  piii  lieto  • 

Il  nostro  conduttore  ci  disse  addìo ,  raccomandandoci  di 
non  fldarci  che  alle  persone  che  volontariamente  ci  offrìs* 
sero  i  loro  servìgi,  perchè  non  aveva  grande  stima  la  mo- 
ralità de'  suoi  compatriotti.  Egli  ci  obbligò  a  promettergli 
di  pranzar  .seco,  e  lo  ringraziammo  de^suoi  consigli  e 
delle  sue  attenzioni . 


rise?* 


L 


SOMMARIO 

DEL    CAPITOLO    QUINTO 

IL  NABAB  DGEBBAD  RQAN  — PUBSENTAZIINE  AL  CAPO 
DI  CABCL  —  TOUBA  DELL*IMPBRATORB  BABBR— CA- 
BUL  —  TBADlZIOFfl  —  ARHBNI  —  DIVBRTIMENTI  ,  GIAR- 
DINI, FRUTTI  — IL  BALA  BISSAR  —  DIFFERENZA  DEGLI 
USI  dell'europa  e  DELL'ASIA — TOMBA  DI  TIMOR  SCI- 
All  —  SEGRETI  E  ALCHIMIA  —  ORIGINE  DEGLI  AFGHA- 
NI—I RAFFIRI  —  MERCANTI  DI  SCIRARPDR  —  AGGIU- 
STAMENTO RELATIVO  ALLE  NOSTRE  FINANZE  —  INCIVI- 
LIMENTO —  facilita'  pel  COMMERCIO . 


TIII. 


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I  OH  erao  che  poche  ore  che  erava- 
'  mo  a  Cabul,  quaodoci  Tu  fatta  ao- 
I  ta  la  disavventura  del  Wolf.  mis- 
To^^d'iM^  sionario  degli  Ebrei  ;  egli  era  de- 

tenato  in  un  vinaggio  vicino,  e  noi  ci  afi^ettammo  di  spe- 
dire in  suo  soccorso. L' indomane  esso  venne  a  trovarci, 
e  ci  fece  nn  lungo  e  siogolar  racconto  della  maniera  per 
la  quale  gli  era  riuscito  sottrarsi  alla  Kbiavilii  ed  alla 
morte.  Pare  che,  nuovo  Beniamino  di  Tadela,  ei  viag 
glasse  per  raccor  documenti  sopra  gli  Israeliti:  «gli  en- 
tròoelTorkestancome  israelita,  cheèil  miglior  nome  che 


140  BCRNBS 

assumer  si  possa  in  un  paese  musulmano,  il  Wolf  si  è  da 
poco  tempo  convertito  al  cristianesimo  ^  ed  ba  pubblicato 
la  sua  professione  di  fede  concernente  la  rovina  del  popo- 
lo ebreo.  Ha  detto  inoltre,  che  occupa  vasi  della  ricerca 
delle  tribù  perdute  ;  ma  non  avrà  attinto  molte  notizie  tra 
gli  Afghani  di  Gabul ,  malgrado  ch'eglino  pretendano  di- 
scendere da  una  tribù  dMsraeliti. 

11  racconto  delle  avventure  del  Wolf  eccitò  la  nostra  sim- 
patia e  la  nostra  compassione  ;  e  quantunque  non  conve- 
nissemo  in  alcune  sue  idee  sulla  fine  del  mondo,  pur  gli 
facemmo  buone  accoglienze ,  ed  accrebbe  la  nostra  socie- 
tà per  tutto  il  tempo  della  dimora  che  facemmo  a  Gabul  • 
Egli  era  stato  a  Bukbara;  ma  non  aveva  ardito  di  predi- 
care in  quel  centro  deir  islamismo .  GPinfortuni  successi- 
vamente incontrati  derivavano  dalPaver  egli  presa  la  qua- 
lità di  hadji^  cioè  pellegrino  musulmano,  e  d^ essere  sco- 
perto per  europeo  ;  per  lo  che  era  stato  derubato  e  percosso. 

Àvevam  precedentemente  udito  parlare  del  carattere 
amabile  del  Nabab  Dgebbar  Khan ,  nostro  ospite  :  quando 
ne  avemmo  fatta  la  conoscenza ,  riconoscemmo  esser  egli 
un  vero  patriarca.  Egli  acqueta  tutti  i  litigi  che  tnsorgon 
tra^suoi  turbolenti  fratelli .  Sebbene  sia  il  primogenito 
della  famiglia^  egli  è  scevro  da  ambiziosi  progetti  ;  eppure 
fu  altre  volte  govemator  di  Gasmira  e  d^  altre  provincie 
delP impero  de'Durani.  Il  fratello  suo,  che  ora  esercita 
r  autorità  suprema  a  Gabul  ^  Tha  ricompensato  de^sttot 
numerosi  servigi  confiscandogli  i  beni;  ma  Dgebbar  Khan 
di  questa  iDgratitudioe  non  parla  :  ei  dice  che  Dio  gli  ha 
concesso  abbondantemente  pe^  suoi  bisogni,  e  per  ricom- 
pensar coloro  che  Io  servono  ;  che  pochi  piaceri  uguaglian 
quello  di  poter  dare  a  coloro  clie  ci  stanno  dintorno,  e 
vivere  in  questo  mondo  senza  essere  obl>ligati  a  governare. 


"1 


VIAGGIO  i41 

DorAnte  il  nostro  soggiorno  a  Cabul ,  avemmo  luogo  di 

« 

conoscere  che  il  nabab  parla  sinceramente  •  £  impossibile 
di  veder  nn  nomo  più  modesto  e  pia  amato  :  le  genti  si 
arrestan  per  le  vie  per  benedirlo  ;  i  politici  lo  assediano 
in  sua  casa  per  impegnarlo  ne*  loro  intrighi .  E  rispet- 
tato da  tatti ,  ed  in  questo  momento  niun  personaggio  deità 
famiglia  de'  Barakzi  esercita  maggiore  iuflaenza  morale 
diluf  in  tutto  r  Afghanistan .  1  suoi  modi  sono  notabilmen- 
te dolci  e  piacevoli  ;  né  mai  dalle  sue  vesti  si  penserebbe 
esser  egli  nn  membro  iofluen te  d'una  bellicosa  famiglia. 

Si  sta  seco  in  conversazione  con  piacere ,  e  ne  gode 
l'animo  ad  esser  presente  alle  di  lui  azioni. Egli  sente 
una  decisa  parzialità  per  gli  Europei,  ed  accoglie  tutti 
quelli  che  arrivano  a  Cabul .  Tutti  gli  u£Qciali  francesi  del 
Pendgiab  sono  stati  suoi  ospiti,  e  iotrattengoo  seco  lui  ami* 
chevoli  relazioni .  Tale  è  il  patriarca  di  Cabul ,  delF  età  di 
50  anni)  e  presso  il  quale  avemmo  la  fortuoa  d'alloggiare. 

Nostro  primo  oggetto,  dopo  che  arrivammo,  fu  d'esser 
presentati  a  Sidar  Dost  Mohammed  Khan,  capo  del  Cabul. 
Comunicatogli  dal  nabab  il  nostro  desiderio,  fummo  con 
molta  gentilezza  invitati  a  pranzo  col  governatore,  per  la 
sera  del  4  maggio  :  attesa  la  sua  malattia  il  Gerard  non 
potè  intervenirvi.  Il  Wolf  ed  io  fummo  condotti,  al  mo- 
mento  prefisso,  al  Bala-Hissar , o  palazzo  reale.  Il  capo  o 
re  ci  fece  la  più  cordiale  accoglienza  ;  si  alzò  quando  en- 
trammo, ci  salutò  alla  persiana ,  quindi  e'  invitò  ad  assi- 
derci presso  di  lui  sopra  un  tappeto  di  velluto .  Ci  disse 
cb^eravamo  i  ben  arrivati  nel  suo  paese,  e  che,  sebbene 
avesse  veduto  poch' Inglesi ,  rispettava  la  nostra  nazione 
e'I  nostro  nome  .  —  A  qaesto  complimento  risposi  quanto 
piò  potoì  urbanamente,  lodando  l'equità  del  suo  governo, 
e  la  protezione  che  al  viaggiatore  ed  al  negoziante  accor- 


14i  BURNBS 

dava.  La  comitiva  componevasi  da  sei  a  oUo  Afghani  coi 
tre  figliuoli  del  capo. 

Noi  eravamo  io  una  piccola  sala ,  pulitissima^  nella  quale 
altro  mobile  non  vedovasi  fuorché  un  tappeto.  La  conver- 
sazione fu  SI  variata ,  e  si  aggirò  sopra  tanti  soggetti ,  che 
mi  sarebbe  molto  diflSciledi  parlarne  minutamente ,  tanta 
fu  l'istruzione,  T intelligenza  e  la  curiosità  che  il  capo  di- 
spiegava .  Si  mostrò  voglioso  di  conoscere  lo  stato  delPEu- 
ropa,  il  numero  dei  suoi  potentati^  in  quai  termini  tra 
loro  vivessero,  e ,  siccome  sapeva  che  i  territori  loro  eran 
contigui,  come  ,  senza  reciprocamente  distruggersi  esister 
potessero.  logli  nominai  le  diverse  nazioni,  gii  dipinsi  la 
lor  relativa  potenza ,  e  gli  feci  conoscere ,  che  i  nostri  pro- 
gressi nello  incivilimento  non  ci  rendevano  immuni  pia 
de^  suoi  compatriotti  da  contenzioni  e  da  guerre  ;  che  noi 
invigilavamo  attentamente  gli  atti  degli  uni  e  degli  altri , 
e  che  procuravamo  per  ogni  possibile  maniera  di  mante- 
ner r equilibrio  fra  stati  diversi,  onde  impedire  che  un  re 
sia  dair altro  soggiogato;  ed  aggiunsi,  molti  esempi  for- 
nirne la  storia  delP  Europa.  Questo  capo  aveva  sentito  par- 
lar di  Napoleone . 

Hi  pregò  poi  dMstruirlo  del  sistema  finanziario  delF  In- 
ghilterra ,  del  modo  con  cui  le  rendite  erano  percepite , 
dei  modo  della  compilazione  delle  leggi ,  e  de^  naturali 
prodotti  del  paese  :  una  succinta  spiegazione  bastò  per  far- 
gli perfettamente  comprendere  la  nostra  costituzione .  Al- 
lora ei  disse  nulla  esservi  di  sorprendente  ne^  nostri  suc- 
cessi d^  ogni  genere ,  poiché  la  sola  rendita  che  dal  po- 
polo ritraevamo ,  era  suflSciente  a  pagare  i  debiti  e  le 
spese  dello  stato .  •  La  vostra  ricchezza ,  proseguì  a  di- 
•  re,  deve  venir  dairindia:  •  Ma  io  lo  assicurai  che  le 
entrate  di  questo  paese  vi  erano  spese;  che  il  solo  vantaggio 


VIAGGIO  143 

che  da  tali  contrade  si  ritraesse,  quello  era  d' offrir  uno 
stNMXO  al  nostro  commercio  ;  che  tutte  le  ricchezze  in- 
viate alla  metropoli  consistevano  in  alcune  centinaia  di  mi- 
gliaia di  lire  sterlinee,  somme  costituenti  d'altronde  la 
fortuna  óegV  impiegati  del  governo . 

lo  non  aveva  incontrato  ancora  un  Asiatico,  che  a  que- 
sto fatto  avesse  prestato  fede  :  •  Questa  circostanza ,  mi 
»  disse  Dost  Mohammed  Khan ,  spiega  in  modo  soddisfa- 

•  cento  la  soggezione  delF  India  •  Voi  avete  abbandonato 

•  molte  delle  sue  ricchezze  a' principi  indigeni:  non  avete 
t  avuto  a  combattere  la  loro  disperazione,  e  le  vostre  corti 

•  di  giustizia  son  rette .  • 
S'informò  dello  stato  de'  principati  musulmani  dell'  in- 
dia e  della  potenza  reale  di  Rendgit  Sing  ;  e  non  volle  cre- 
dere che  fosse  nostra  intenzione  di  risparmiare  il  paese  di 
questo  monarca  :  egli  volle  sapere  se  aveamo  qualche  pro- 
getto sopra  Gabul . 

Aveva  udito  parlare  dai  negozianti  Russi  del  metodo  di 
reclutare  un'^armata  nell'  impero  per  mezzo  della  coscri- 
zione ,  e  domando  se  tal  metodo  fosse  generalmente  adot- 
tato in  Europa .  Questi  negozianti  lo  avevano  ancora  in- 
trattenuto sopra  i  loro  spedali  di  esposti ,  e  e'  indirizzò 
diverse  domande  sulla  utilità  di  questi  stabilimenti . 

Hi  pregò  dargli  delle  notizie  sulla  Cina  ;  indagò  se  gli 
abitanti  fosser  bellicosi,  e  se, partendo  dall'India,  si  potes* 
se  invader  questa  contrada  ;  se  il  suolo  vi  era  fecondo  ^  il 
clima  salubre ,  e  finalmente ,  perchè  i  Cinesi  tanto  dagli 
altri  popoli  diflerissero . 

La  menzione  delle  manifatture  cinesi,  naturalmente  con-        i 
dusse  ad  una  notizia  di  quelle  della  Gran  Brettagna.  Dopo 
d' aver  soddisfatto  alla  sua  curiosità  relativamente  alla  no- 
stra meccanica  ed  alle  nostre  macchine  a  vapore ,  mani- 


• 


i44  BDRNES 

festò  grande  stopore  per  la  mediocrità  de^preizi  delle  no* 
stre  merci . 

M' interrogò  sopra  i  monumenti  notabili  che  io  aveva 
osservato^  e  quale  delle  città  delP India  maggiormente 
ammirassi  :  Delhi ,  io  gli  risposi .  —  Mi  chiese  poi  se 
aveva  veduto  il  rinoceronte ,  e  se  gli  animali  dell^  India  da 
quelli  del  Cabul  diOTerivano.  —  Gli  era  stato  parlato  della 
nostra  musica ,  e  desiderava  sapere  se  fosse  migliore  di 
quella  della  sua  patria . 

Passò  da  queste  materie  a  quelle  che  personalmente  mi 
riguardavano  :  s' informò  del  motivo  per  cui  avevo  ab- 
bandonato r  India ,  e  perchè  avessi  cambiato  il  mio  vestia- 
rio ;  ed  io  gli  risposi ,  che  dominato  dalla  passione  di  visi- 
tare stranieri  paesi ,  andava  a  Bukhara  per  quindi  ritor- 
nare in  Europa;  e  che  io  non  aveva  conservato  le  mie  \e- 
sti ,  per  non  esser  mostrato  a  dito  in  quelle  contrade,  ma 
che  non  aveva  in  verun  modo  V  intenzione  di  nasconder- 
mi né  a  lui  né  ad  altri  capi  dei  paesi  pe^  quali  sarei  per 
passare ,  che  io  era  un  Inglese ,  e  che ,  per  la  completa 
adozione  delle  vestimenta  degli  orientali ,  mi  trovava  più 
comodo  assai  •  Dost  Mohammed  replicò  in  modo  cortesis- 
simo,  approvando  il  disegno  e  la  convenienza  d^  un  tal 
cambiamento. 

Allora  egli  si  volse  al  Wolf  perché  gli  narrasse  la  sua 
istoria  :  e  siccome  ei  ben  conosceva  la  sua  professione , 
aveva  riunito  tra  le  persone  della  compagnia  alcuni  dot- 
tori musulmani  per  discuter  sopra  certi  punti  di  religio- 
ne .  Potrei  esporre  minutamente  i  vari  argomenti  che  dal* 
r  una  e  dalfaltra  parte  venner  prodotti  :  ma  io  non  voglio 
arrogarmi  una  tal  priorità  sopra  al  dotto  viaggiatore ,  che 
tali  contenzioni  farà  probabilmente  di  pubblico  diritto. 
Ma  siccome  suole  accadere  sopra  materie  di  sìmil  sorta , 


VIAGGIO  14S 

una  parte  noa  rìesei  a  cmiyiiicer  P altra;  e  senia  ramni* 
rabii  tatto  del  capo  y  potevao  derìvame  dispiaceyoli  con- 
iegociiae.l  mnsolmani  crede?aao  d^esier  rimasti  ritto* 
riod ,  e  se  ne  sarebbero  anche  stati  alla  mia  decisione;  ma 
io  ricosai  questo  difficile  incarico^  adducendo  per  motivo 
cbe  non  ero  on  moDah  (sacerdote).  Ciò  non  ostante,  sio> 
come  qoeMottori  parean  liasar  la  loro  credenxa  sulla  ra- 
gione ,  giodicai  r  occasione  troppo  favorevole  per  non 
dovermela  lasciare  sfuggire  9  sebbene  T  argomento  che  io 
contava  d*  impiegare  non  avesse  il  merito  d*  essere  in- 
teramente  nuovo,  lo  gP  invitai  ad  indicare  i  tempi  nei 
quali  eglino  facevano  le  loro  preghiere;. ed  essi  nomina- 
ron  fra  gli  altri  il  momento  prima  dello  spuntar  del  sole,  e 
quello  dopo  il  suo  tramonto .  —  «  Son  queste ,  dissi  loro , 
•  le  ore  rigorosamente  comandate  dal  Corano?  —  Sì,  ri- 
»  spose  un  sacerdote,  e  chiunque  ricusa  di  conformarvisi 
»  è  un  infedele.  »  —  StabiUte  queste  premesse ,  pregai  il 
dottore  a  farmi  sapere  come  questa  regola  osservar  si 
potesse  sotto  il  circolo  polare  artico,  ove  il  sole  non  si 
leva  e  non  tramonta  per  molti  mesi  successivi  ! 

Il  teologo  non  aveva  mai  inteso  quest^  argomento  :  bal- 
bettò confusamente  alcune  frasi,  e  Onì  con  affermare  che 
in  que^  paesi  tali  preghiere  non  si  esigevano,  e  che  bastava 
ripetere  il  eoloma  cioè  la  profession  di  fede  musulmana.  — 
lo  invitai  sulHto  il  dottore  a  nominar  il  capitolo  del  Cora-  ; 
no  sul  quale  egli  fondava  questa  dottrina ,  poiché  non  mi 
rammentava  d^  averla  veduta  in  quel  libro:  ma  non  lo 
potè  citare.  Allora  una  viva  disputa  si  accese  tra  gli  Afgha- 
ni :  il  soggetto  non  fu  più  ripreso ,  e  si  parlò  di  cose  più  ! 
intelligibili  • 

Al  momento  della  nostra  uscita ,  il  capo  ci  offri  in  mo- 
do amichevolissimo  d^ aiutarci  nel  nostro  viaggio ,  e  di 

I 

I 

vie.  19 


146 


BUKN1I8 


darci  delle  lettere  pe'capi  dei  paesi  bagnati  dall^Ojnu^e 
pel  re;  di  BaUcara .  C  incitò  parimente  a  venire  a  trovarlo 
fiovente  ;  durante  il  DOStro  soggiorno  aCabul,  pereh^egli 
amava  mollo  di  sentir  parlare  degli  altri  paesi,  e  ci  rice- 
verebbe cpn  piacere.  Noi  lo  lasciammo  a  mezza  notte ,  in* 
cantati  del  nostro  ricevimento ,  come  dell' urbanità  e  delie 
bnone  maniere  delle  quali  Dost  Mohammed  era  perfetta* 
mente  adorno  • 

Io  non  perdei  tempo  a  far  delle  escursioni  nelle  vicinao* 
se  di  GabaI,  e  colsi  la  prima  occasione  per  visitar  la  tom- 
ba deir  imperator  Baber ,  che  è  distante  un  miglio  dalla 
città  nel  luogo  più  delizioso  de*  contorni.  Il  buon  nabab 
fu  il  mio  duca  in  quel  pellegrinaggio  • 

lo  sento  un  profondo  rispetto  per  ia  memoria  di  Baber , 
e  per  me  è  divenuto  più  grande  ancora  dacché  ho  letto  le 
di  lui  interessanti  memorie.  Egli  ordinò  che '1  suo  corpo 
fosse  sepolto  in  questo  luogo,  perchè  quello  era  che  mag- 
giormente piace  vagli  in  tutti  i  suoi  vasti  stati.  Ecco  co- 
m'egli si  esprime  sopra  Gabul.  »  Il  clima  qui  è  stupendo, 

•  ed  una  città  simile  non  trovasi  in  tutto  U  mondo  cono  • 

•  écinto  •  .  —  •  Bevete  il  vino  nella  cittadella  diCabul, 

•  e  fate  circolar  la  coppa  senza  discontinuare;  poiché 

•  «Ila  é  ad  un  tempo  una  montagna,  un  lago ,  una  città, 

•  ed  un  deserto .  »      • 

Questa  tomba  é  distinta  da  due  lastre  di  marmo  bianco, 
e  le  ultime  parole  delP  inscrizione  indicano ,  secondo  V  u- 
sanza ,  la  data  della  morte  deir  imperatore  •  Felice  mi 
par  che  sia  stata  la  scelta  de^  termini  impiegati  polla  epi- 
grafe di  questo  sepolcro  :  •  Buzvan,  che  é  in  cielo,  chic- 
»  deva  ia  data  della  sua  morte:  io  gli  dico  che  il  cielo  è 
»  reterna  dimora  di  Baber  Badsciàh.  • 


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'•  i 

■■■  I 

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VIAGGIO  147 

Baber  morì  Del  1530;  molli  de'sooi  figli  e  deHe  sue  mo* 
gli  80Q  sotterrate  presso  di  lui.  Il  giardino,  ehe  b  piccolo , 
fa  aDticamente  circondato  da  uo  muro  di  marmo.  Un  lim- 
pido ruscello  irriga  gii  odorosi  fiori  di  questo  cimitero,  che, 
nei  giorni  festivi,  è  'i  gran  punto  di  riunione  per  gli  ahi* 
tanti  di  Cabul.  Sorge  di  faccia  alla  tomba  una  moschea  di 
marmo,  piccola,  ma  bellissima i  on^inscriaione  incisa  nella 
facciata,  fa  conoscere  dessa  essere  stata  costruita  nel  1640, 
per  ordine  deirimperator  Scikh  Dglhan,  dopo  la  disfatta 
di  Nessìr  Khan  nel  paese  di  Balkb  e  di  Badakscian ,  •  af* 

•  finché  i  poveri  musulmani  possan  quivi  recitar  le  loro 

•  preghiere.  •  Mirasi  con  sentimento  di  compiacenza  la 
tomba  d*  un  uomo  sì  grande  come  fu  Baber ,  grandemente 
onorata  da'"  suoi  discendenti . 

Dal  colle  che  domina  il  sepolcro  di  Baber  godesf  di  ona 
bella  veduta ,  e  Scikh  Zeman  vi  ha  fatto  erigere  un  padi« 
glione,  donde  la  si  può  meglio  contemplare  :  io  tì  salii  col 
nabab,  e  lassii  ci  mettemmo  a  sedere .  Se  il  lettore  può  ima* 
ginarsi  una  pianura  di  venti  miglia  di  circuito,  cosparsa 
di  campi  e  di  giardini  con  dilettevole  irregolarità,  solca* 
ta  da  tre  ruscelli  che  vagamente  vi  serpeggiano  e  bagnan 
fortezze  ed  innumerevoli  villaggi,  avrà  V idea  d^  una  deUe 
praterie  di  Cabul  •  Sorgono  al  nord  i  monti  di  Piuman , 
fino  alla  metà  della  loro  altezza  coperti  di  neve ,  e  sepa« 
rati  dallo  spettatore  per  un  tappeto  della  pia  bella  verzu* 
raj  dalPaltro  lato ,  monti  cenerognoli  e  sassosi  segnau  la 
bandita  della  caccia  de'  re  •  I  giardini  di  questa  città  si  ce- 
lebre pe*  suoi  frutti,  sono  di  sotto,  e  Tacqua  vi  è  condotta 
con  molta  intelligenza .  Or  io  non  mi  meraviglio  se  il 
cuore  degli  abitanti  h  invaghito  di  qnesta  veduta ,  e  se  la* 
ber  l'ammirò;  perchè,  come  dice  questo  principe,  »  la 


148  BUEIIBS 

•  sua  verxara  ed  i  suoi  fiori  reudoD  Cabul  di  primavera 

•  uo  luogo  celeste  • . 

Le  nostre  relaiioni  cogli  abitanti  vi  erano  in  migliore 
stato  che  a  Peisciaver,  poiché  più  non  alloggiavamo  nella 
casa  d^  un  capo,  e  non  eravamo  dissestati  da  si  gran  nu- 
mero di  visite .  Il  nabab  occupava  un  quartiere  d^  una 
gran  casa,  lasciandone  a  noi  il  rimanente.  Siccome  rìuni- 
vansi  presso  di  lui  molte  persone  di  buona  compagnia,  noi 
ne  facemmo  la  conoscenza;  ezii  ce  le  presentava,  e  passa* 
vamo  ad  ogni  momento  dalle  nostre  alle  sue  stame ,  dalle 
sue  alle  nostre .  Il  vestiario  cbe  avevamo  adottato  ci  era 
vantai^gioso  per  le  nostre  relazioni  con  tutti ,  Noi  stavam 
con  loro  a  sedere  sullo  stesso  tappeto,  mangiavamo  con 
loro,  e  vivevamo  familiarmente  nella  lor  società. 

Gii  Afghani  sono  una  nazione  seria,  semplice,  costante  ; 
eglino  indirizzavanmi  precise  domande  snlPEuropa,  ed 
era  cosa  piacevole  il  veder  la  curiositii  di  quegli  uomini , 
anche  dei  pio  provetti  in  età.  Il  maggior  male  deir isla- 
mismo è  quello  di  tener  le  persone  che  lo  professano  in 
una  sfera  di  civilizzazione  determinata  :  i  loro  stessi  co- 
stumi sembrano  non  esser  soggetti  a  cambiamento;  pos- 
seggon  deir  istruzione ,  ma  ella  è  d*  un  altro  secolo^  e  né 
loro  modo  di  scriver  V  istoria ,  tutto  ciò  che  ha  della  filo* 
sofia  V*  è  sconosciuto  • 

La  lingua  degli  Albani  h  il  persiano;  ma  non  è  come 
V  idioma  dolce  ed  elegante  delP  Iran  :  il  pesctii  è  il  dialetto 
della  bassa  gente;  ma  nelFalta  classa  molte  persone  non 
lo  sanno  neppur  parlare. 

Gli  Afghani  sono  una  nazione  di  fanciulli  ;  si  battono 
nelle  loro  contese,  e  senza  alcuna  formalità  ritornano 
amici .  Eglino  non  sanno  nascondersi  i  loro  sentimenti ,  e^ 
non  mancando  di  una  certa  perspicacia,  si  possoo  sempre 


TIAGGIO  i49 

iDdoyioare  i  loro  disegni.  Secondo  quello  che  loro  stessi 
dicono,  il  vizio  da  cui  sono  dominati  è  P invidia,  clie  tra 
loro  regna  anche  tra  t  piò  strettì  e  più  affezionati  parenti , 
e  non  vi  sodo  uomini  più  atti  di  loro  a  tessere  intrighi .  Io 
fai  singolarmeote  colpito  dalla  loro  iofingardaggine^  par 
che  ahhian diletto  a  starsene  a  sedere  tutto  il  giorno,  guar» 
dandosi  Tun  T altro  senza  pensare  a  nulla;  sarehbe  diffi- 
cile lo  scoprir  quali  sono  i  mezzi  di  lor  esistenza;  frat- 
tanto eglino  vanno  ben  vestiti ,  godon  buona  salute  e  son 
felici .  Io  concepii  favorevolissima  idea  del  lor  nazionale 
carattere . 

Cabul  è  una  città  popolosissima  e  romorosa  ;  dopo  mezzo 
giorno  il  fracasso  è  tale ,  che  nelle  strade  è  impossibile 
farsi  sentire  da  un^  altra  perscma.  Il  Tsciauseiai^  o  gran 
baxar,  è  un  elegante  fabbricato  sostenuto  da  arcate ,  che 
ha  quasi  600  piedi  di  lunghezza  e  30  di  larghezza  :  egli 
è  diviso  in  quattro  parti  eguali,  la  volta  è  dipinta,  le  genti 
della  città  dimoran  sopra  le  botteghe .  Il  piano  di  questo 
ediOzio  è  molto  ben  concepito ,  ma  ei  non  è  terminato  ; 
le  fontane  e  le  cisterne  che  ne  costituivauo  una  parte,  son 
rimaste  neglette.  Ciò  non  dimeno,  pochi  bazar  delP  Oriente 
lo  uguagliano ,  e  si  è  compresi  da  meraviglia  in  contem- 
plar le  seterie ,  le  tele  ed  altre  merci  che  sotto  i  suoi  por- 
tici sono  messe  in  mostra.  La  sera  offre  Cabul  un^ inte- 
ressante prospettiva  :  ciascuna  bottega  è  iilumioata  da  una 
lampada  anteriormente  sospesa,  il  che  dà  alla  città  Taspetto 
d^essere  illuminata .  Notabile  è  il  numero  delle  botteghe , 
nelle  quali  vendonsi  frutta  secche  accomodate  in  modo 
pieno  dì  gusto.  Nel  mese  di  maggio  vi  si  comprano  uva, 
pere,  mele,  prugne,  ed  anche  poponi  dell'anno  prece- 
dente ,  raccolti  tutti  dieci  mesi  prima .  Ti  son  botteghe  di 
pollaiaoli,  nelle  quali  si  hanno  beccaccini,  anatre,  per- 


ISO  BCRNES 

Dici ,  pivieri  ed  altra  cacciagione  ;  le  botteghe  de^  calzolai  ^ 
de^  chiocaglieri  sono  con  particolare  eleganza  parimente 
disposte .  —  Ogni  ramo  di  commercio  ha  '1  sno  parti- 
colare bazar,  e  tutti  sono  animatissimi.  Yi  son  librai  e 
cartolai;  molta  carta  yien  di  Russia ,  ed  è  d'un  colore 
azzurro. 

Il  mese  di  maggio  è  la  stagione  del  salodèh^  il  quale  è 
una  gelatina  bianca  estratta  dal  frumento  ;  beTesi  col  sor' 
bello  e  colla  neve .  Gli  abitanti  ne  sono  molto  avidi ,  tal- 
ché ,  in  ogni  parte  della  città ,  le  pèrsone  che  ne  vendono 
sono  costantemente  occupate  a  servire  i  loro  avventori  • 
Un  mucchio  di  neve  s^inàlzada  On  lato  di  queste  botteghe, 
e  da  presso  vi  scorre  una  fontana ,  il  che  dà  a  questi  luo* 
ghi  una  freschezza  ed  untarla  di  pulizia  piacevolissime. 
Intorno  alle  botteghe  dei  paoattieri  vedesi  una  folla  di  per- 
sone che  aspettano  il  loro  pane,  il  quale  si  fa  cuocere, 
come  ho  veduto ,  applicandolo  alle  pareti  del  forno . 

È  famosa  Gabul  pe^  suoi  Kabob^  o  carni  acconciate  che 
son  ricercatissime  ;  poche  persone  fan  la  cucina  nelle  pro- 
prie case .  Il  rhauach  era  a  Cabul  nel  mese  di  maggio  la 
ghioltornia  della  stagione  ;  consiste  nel  rabarbaro  sempli- 
cemente imbiancato  col  preservarlo  diligentemente  dal- 
l'azione del  sole;  cresce  selvaggio  alle  falde  delle  vicine 
montagne  ed  è  d'un  gusto  delizioso:  per  tutte  le  strade 
non  si  sente  gridare  che  iciabach  rhauach  (  buon  rhauach) 
e  ciascuno  ne  compra . 

Nei  più  frequentati  quartieri  della  città ,  de^  cantatori 
di  storie  diverton  gli  oziosi ,  oppur  de'  dervis  altamente 
proclamano  le  gesta  e  le  glorie  de'  profeti .  Se  qualche  for- 
naio abbattesi  dinanzi  ad  uno  di  questi  pii  personaggi ,  gli 
è  chiesta  una  focaccia  in  nome  di  qualche  profeta;  e  se  giù- 


dkv  si  deve  <U)  DDinen)  di  qaeUt  t.ui 
pnfessiOBe  ,  elU  debb'etwr  Ituii  iul. 

A  Cabul  Dan  Tedomi  uè  e^iri.  ^ 
Tettara  qualunque  colle  ruolt:  ;  ii:  a. 
strette  ,  e  oell'  aacjotu  itagiooc  uiiiuit; 
to;  son  tr^Tcnate  da  piccoli  ac^yvuu.. 
ra,  CMechè  agU  abitanti  reuAnf^nm  lu. 
!■  MKzio  ala  Mia  aenza  cbe  auoauiiv  . 
corcbè  oiuoo  ci  accampa jaaiue.  1  Lu. 
melilo  detta  •*«  ili  più  de'  iuru  iiji.. 
wwlfi^  dipr!>eàBaatocw,«ildV(... 
futa  a  cauta  4eU>  quanUlà  deli 
dalli  haa  le  fot«  rawe,  «  da  prii: 
OBcalore  artificiafe^  ma  poi  mi   ^ 
daHa  aaturad  fresc^ena  d^ia  ^,- 
«lasautde  ■■  «li- 

Cabal  è  ut  cJujcMDpalu  ;  il 
!  alTclefaoza.   l 
,  e  pbcL 
>  di  quel  le. 
I  m  fa  Mcendere  a  Gu^(i< 
t^Oi.  È  attraversala  ^ 
tre  wille^  lecauli»  la  Iradiziuu- 
lueaD  ÌBoadala  :  —  qnaadu  più- 
Otta»  di  Cabul- 

Ciftactne  Tìfelii  the  Cabul  • 
tribniacta  mù  mila  «■iud*tìÌA. 
eoa  Ghaiaa  naa  ciUà  tribuUi 
eflutr^Ou  di  circuslaatc '.  (j. 
r  undecioM*  Mscuti'  -,  divealii  i 
ira  la  vetrufNiii  di  tihaiai  « 
ai  I  hi  ■■■■m  u>  «bIk»  Ztiu. 


1(1  be- 
<bul   e 


i5S  B  D  a  A  B  8 

infedele  fondatore  di  lei;  da  ciò  deriva  la  denominaaione 
di  ZabtUistan .  Alcuni  autori  hanno  scritto  che  si  fan  Te* 
dere  in  questa  città  gli  avanzi  del  sepolcro  di  Cabul  o  Cai- 
no ,  figlio  d^  Adamo;  ma  gli  abitanti  non  conoscono  nessuna 
simigltante  tradizione:  tuttavia,  dietro  la  popolare  creden- 
za, il  diavolo,  discacciato  dal  cielo,  cadde  a  Cabul. 

Non  esiste  tradizione  positiva  circa  Alessandro  Magno , 
ma  credesi  che  Herat  e  Labora  sieno  state  fondate  da  due 
schiavi  di  quel  conquistatore  che  vien  qui  qualificato  co* 
me  profeta  :  eglino  chìamavansi  Heri  (  antico  nome  di  He- 
rat) eLahor.  —  Si  dice  che  Candahar  sia  più  antica  dt 
tutte  queste  citta. 

Durante  il  mio  soggiorno  a  Cabul,  feci  ogni  possibile 
tentativo  per  procurarmi  delle  medaglie;  ma  fu  invano , 
e  non  potei  ottener  che  un"  antica  moneta  cufica  di  BuÌLha- 
ra  ;  essa  aveva  ottocento  quaranta  anni  d^  antichità .  Fra  le 
rarità  portate  alla  zecca  di  Cabul ,  udii  parlar  d^  una  mo- 
neta della  grossezza  e  della  forma  d*  un  uovo  di  passero  ; 
bizzarro  modello  !  Le  monete  triangolari  e  quadrate  sono 
comuni  ;  le  ultime  appartengono  al  secolo  d*  Acbar  . 

Fra  le  persone  che  venivano  a  vederci,  era  un  Simon 
Magarditcb ,  Armeno ,  che  si  suoleva  chiamar  Solimano; 
ei  ci  fece  il  tristo  quadro  della  dispersione  d^una  tribù 
della  sua  nazione  stabilita  a  Cabul  :  non  vi  son  più  che 
ventidue  individui  avanzo  d'una  colonia  d^ alcune  centi- 
naia d^  Armeni,  che  Nadir  Sciàh  e  Ahmed  Sciàh  avevan 
condotto  da  Dglulfa  e  da  Mesced  in  Persia.  Le  inscrizioni 
delle  tombe  del  lor  cimitero  provano,  che  i  negozianti  Ar- 
meni si  eran  fissati  a  Cabul  prima  di  quest^  epoca  :  sotto 
la  monarchia  durana ,  essi  cuopri vano  deglMmpieghi  nel 
governo ,  e  fino  alla  morte  di  Timur  Sciàh  f uron  rispet- 
tati. A  cagione  delP  anarchia ,  eOetto   delle  contese  che 


( 


( 


VIAGGIO 


IS3 


insonero  per  la  succeMiooe  ^  egliDO  si  sono  a  poco  a  poco 
ritirati  colle  famiglie  loro  in  altri  paesi  ;  e  T  attuai  capo  di 
Cabul ,  colle  migliori  inteniioni  possibili ,  ha  dato  il  colpo 
di  graiia  alla  colonia  armena  rigorosamente  proibendo  il 
▼ino  ed  i  liquori .  —  Ha  inoltre  inibito  il  giuoco  de^  dadi 
ed  ogni  sorta  di  crapula  ;  ed  ha  similmente  minacciato 
di  far  arrostire  ne'  loro  forni,  i  panattieri  che  non  ven* 
dessero  al  peso  legale.  Dopo  d*a?er  menato  una  vita,  che 
eerto  non  era  stata  segnata  dalla  temperanza ,  questo  ca- 
po lia  rinunziato  al  vino ,  ed  ordina ,  con  comminazione 
delle  pene  più  severe ,  che  i  suoi  sudditi  egualmente  se 
ne  astengano .  Per  questo  motivo  gli  Armeni  e  gli  Ebrei 
soo  fuggiti  da  Gabul,  per  rifugiarsi  in  altre  contrade  ;  poi* 
che  r  unico  lor  mezzo  d^  esistenza  era  la  distillazione  dei 
Hqoori  spiritosi  e  la  fabbricazione  del  vino . 

Non  vi  sono  più  a  Cabul  che  sole  tre  famiglie  ebree,  re- 
siduo d^un  centinaio  che  vi  abitavan  Tanno  decorso  .  Se 
Dost  Mohammed  Khan  riesce  a  distruggere  la  crapula  ed 
il  vizio  dell'ubriachezza,  al  prezzo  delP assenza  di  alcuni 
abitanti d^ origine  straniera,  egli  non  è  biasimevole,  poi* 
che  vi  si  posson  comprar  quaranta  bottiglie  di  vino  o  dieci 
d'acquavite  per  una  rupia;  e  siccome  il  capo  da  il  buon 
esempio  al  suo  popolo,  noi  non  ne  criticheremo  i  motivi, 
e  ci  asterremo  dal  far  severe  osservaiiooi  sopra  un  he- 
vone  riformato.  NuUadimeno  noteremo,  che  Cabul  è 
sempre  stata  famosa  pe'suoi  piaceri  e  pe'suoi  diverti- 
menti. 

Gli  Armeni  si  affezionarono  a  noi  come  fossimo  stali 
ona  parte  della  loro  colonia:  andavamo  spesso  a  far  cor 
lazione  presso  Simon  Magarditch  e  sua  famiglia,  ed  ivi 
incontravamo  tlitti  i  membri  della  comunità  -y  i  fanciulli 
accorrevan  verso  di  noi ,  ci  baciavan  le  mani ,  poi  appli« 


VIIT. 


20 


154 


BVBHBS 


cavante  sulla  iora  franto  •  Gli  Amairi  di  Gabal  tona  b^ 
lisrimi  :  Tadamna  la  ìaro  chiesa ,  angusto  fabbrìcaCo  cbe 
non  ba  mai  poluto  contenere  cento  persone  • 

Simon  ci  offrì  ano  sfuisito  lianchetto  servito  sapra  nna 
tela  coperta  di  frasi  del  Corano .  •  Questa  è  ma  tela  ma« 
»  solmana ,  dim^egii  (  ma  queste  frasi  non  fann^  akttn 
«  danno  ai  cristiani^  i  quali  maogian  con  tnttocio  di  buon 
«  appetMo .  •  -^  Gii  Armeni  hanno  adottato  i  oostumi  e  b 
usanBC  de^  musnlmani;  entrando  in  chiesa ,  levaos*  il  tur» 
bante  e  le  scarpe  »  Questa  nazione  è  paciAca^  inoffensiva; 
ma  venale . 

Dopo  la  nostra  partensa  da  Latiora^  nei  avevam  pra« 
vate  cootinnamente  caMo  :  gli  alberi  comlociavano  a  fio- 
rire, aiiorcbè  nel  mese  di  febbraio  uscimmo  da  quella  cit* 
là  ;  e  li  trovammo  in  piena  fioritura  a  Peisciaver  nel  mese 
di  marzo.  La  campagna  ci  offri  lo  stesso  rìdente  aspetto 
a  Cabul,  ove  arrivammo  nella  opportuna  steglone  per 
vederla.  Questo  stato  della  primavera  può  dar  un'e- 
satta idea  deM'  altaica  relativa  delle  diverse  città ,  e  del» 
1*  andamento  delle  laro  stagioni . 

Csbul  trovasi  a  pie  di  6,000  piedi  al  disopra  del  livello 
del  mare  :  io  passai  deliziose  giornate  nessuni  magnifici 
giardini.  Una  sera  andai  a  vederne  uno,  bellissimo ^  in 
compagnia  del  nabab,  alla  distanza  di  sei  Ssiglta  dalla  città. 
Son  tutti  ben  accomodati  ed  accuratamente  tenuti  ;  gli  aK 
beri  fruttiferi  son  piantati  a  regolari  distanze  gli  uni  da* 
gli  altri .  Quasi  tutti  questi  giardini  sorgono  sul  pendio  del 
terreno  e  son  formati  a  ripiani  o  ordini  gli  uni  sopra  gli 
altri .  II  suolo  era  coperto  di  fiori  caduti  cbe  erano  stati 
spinti  negli  angoli  a  guisa  di  neve .  Il  nabab  ed  io  ci  aa- 
sidemmo  sotto  un  pero  di  Samarcanda,  che  è  la  specie  pia 
rinomata  nel  paese,  e  di  la  contemplamsM  la  proapetiiva. 


VIAGGIO  155 

La  varietà  e  la  qiiaalilà  degli  alberi  fruttiferi  eraa  censi- 
dereyoli:  oel  medesimo  verziere  vedevaosi  peschi,  susini 9 
albicocchi,  peri,  meli,  ciliegi,  noci,  gelsi,  melagrani  e 
viti .  Usignuoli,  merli ,  tordi  e  colombi  svolazzavano  fra  i 
loro  rami  graziosamente  cantando ,  e  quasi  sopra  ad  ogni 
albero  odivansi  garrir  le  piche ,  ciocché  per  me  era  un 
gran  diletto  rammentandomi  V  Inghilterra .  lo  fui  soprat^ 
tutto  rapito  in  udire  il  rosignuolo  ,  ed  allorché  fummo  di 
ritorno^  il  nabsb  me  ne  mandò  uno  in  gabbia  checan* 
lava  tutta  la  notte  •  Questi  ha  nome  611/611/ 1  azar  da$iaM 
(l'usignuolo  dalle  mille  voci),  e  par  che  realmente  egM 
aappia  imitare  il  canto  di  tutti  gli  uccelli .  La  gabbia  era 
involta  in  nna  tela  ;  ma  T  uccello  diventò  un  compagno  cosi 
clamoroso ,  cbe  fui  costretto  a  rimandarlo  perchè  non  mi 
Issciara  dormire.  Questo  volatile  vien  qui  da  Badakseian. 

11  più  bel  giardino  de*  dintorni  di  Cabul  è  queiio  che 
chiamasi  giardino  del  re  ;  egli  fu  piantato  da  Timur  Sci- 
ab,  ed  è  al  nord  delhi  città  :  la  sua  super  flcie  è  presso  a  po- 
co d^  un  miglio  quadrato;  la  strada  che  vi  conduce,  lun- 
ga tre  miglia ,  è  il  passeggio  gradito  delle  persone  reali  • 
Un  gran'  padiglione  ottagono  sorgeva  nel  centro  del  giar- 
dino ;  de'  viali ,  che  da  ogni  lato  di  esso  dipartonsi  sono 
ombreggiati  da  alberi  fruttiferi,  ciocché  produce  un  ya- 
l^iissimo  efletto.  Un  sedile  di  marmo  dinanzi  alla  facciata 
iodica  il  punto  do^e  i  re  di  Cabul  asside vansi,  mentre  la 
fortuna  loro  arrideva .  Gli  abitanti  sono  ardentemente  ya- 
ghi  d^ andare  a  diporto  In  questi  giardini,  e  ?i  si  vedono 
egid  sera  in  schiere  numerose  • 

Quivi  il  dima  è  estremamente  gradevole.  A  mezzo  gior- 
no, il  sde  v^è  più  caldo  che  in  Inghilterra;  ma  le  serate 
e  le  notti  son  fresche  :  soltanto  nelP  agosto  gli  abitanti 
ion  costretti  a  dormir  sui  loro  balconi  •  —  Non  vi  si  co- 


156  lUAKBS 

Dosce  Stagione  piovosa  ;  perlaoto  han  luogo  frequenti  ac- 
quaizooi  come  nella  patria  mia.  Di  maggio ^  il  termome* 
tro  mantenevasi  a  64®  (là?  21)  nel  più  gran  caldo  del  gior* 
no;  il  vento  del  nord  che  generalmente  soffiava ,  era  raf- 
frescato dalle  nevi ,  delle  quali  le  montagne  vedeansi  co- 
perte ;  e  questo  vento  è  senza  dubbio  il  più  frequente,  poi- 
ché tutti  gli  alberi  di  Cabol  sono  inclinati  a  mezzo  giorno. 

Questa  città  è  particolarmente  celebre  pe'suoi  frutti ,  f 
quali  sono  in  gran  quantità  spediti  neir  India.  L'  uva  v'  è 
tanto  abbondante ,  che  per  lo  spazio  di  tre  mesi  se  ne  dà  al 
bestiame.  Ve  ne  son  dieci  varietà  ben  distinte;  ma  le  mi» 
gliori  son  quelle  delle  pergole  ;  quelle  prodotte  dalle  viti 
che  si  lasciano  toccare  la  terra ,  sono  inferiori  ;  le  viti 
si  potano  nel  maggio .  Il  vino  di  Cabul  ha  un  gusto  molto 
simile  a  quello  di  Madera  ;  e  non  si  può  mettere  in  dub- 
bio, che  con  un  poco  di  diligenza  non  se  ne  potrebbe  fare 
in  questo  paese  d'una  qualità  superiore.  Gli  abitanti  di  Ca- 
bui  impiegano  V  uva  ad  usi  moltiplici  più  assai  che  nella 
massima  parte  delle  altre  contrade:  eglino  spremono  il 
sugo  sulla  carne  arrostita  ;  e  nel  tempo  del  pasto  una  pol- 
vere d' uva  è  da  loro  adoperata  in  vece  di  pepe  :  se  la 
procorano  pestando  il  frutto  prima  che  sìa  maturo  e  dopo 
averlo  fatto  disseccare  ;  questa  polvere  è  simile  al  pimen- 
to polverizzato  ed  ha  un  gusto  acido  assai  grato.  Fanno 
inoltre  moUo  siroppo  d^  uva,  ed  una  gran  quantità  d^ute 
secche  •  Una  libbra  d*  uva  costa  cinque  centesimi . 

Ho  già  parlato  del  rabarbaro  (rhauach)  di  Gabul,  il 
quale  spontaneamente  cresce  alle  falde  de*  nevosi  monti  di 
Piuman  :  Gabul  è  rinomatissima  per  questo  prodotto .  Gli 
abitanti  lo  consideran  come  sanissimo,  e  lo  mangiano  tan- 
to crudo  che  cotto ,  come  noi  si  fa  degli  ortaggi .  Eglino 
raccontan  un'istoria  di  certi  medici  deirindia ,  che  non 


VIAGGIO 


157 


esercitaroo  Parie  loro  a  Gabul  che  per  breve  lasso  di  tem- 
po :  aspettarao  la  stagione  de'  frutti  9  nella  speranza  elides- 
si probabilmente  genererebbero  delle  malattie  :  ma  quan- 
do in  maggio  e  giugno  videro  questo  rabarbaro,  affretta- 
rono la  loro  partenza,  dicendo  che  la  popolazione  aveva 
in  esso  uno  specifico  contro  tutti  i  mali  !  In  ogni  caso, 
ciò  prova  che  questa  pianta  è  considerata  come  un  sano 
Dudrimento.  —  Quando  la  vien  portata  ne' mercati,  i  suoi 
steli  hanno  circa  la  lunghezza  d'un  piede,  e  le  foglie  stan- 
no per  svilupparsi;  queste  son  rosse,  e  gli  steli  bianchi. 
Appena  tratta  di  sotto  terra ,  questa  pianta  ha  un  gusto  di 
dolcezza  come  il  latte,  ma  si  altera  nel  trasporto,  A  misu- 
ra che  cresce  V  ortolano  la  circonda  di  mucchi  di  sassi  per 
difenderla  dal  sole  :  la  radice  non  è  impiegata  come  medi- 
camento . 

Non  vedonsl  palme  dattilifere  a  Gabul,  quantunque  se  ne 
trovino  a  Peisciaver  all'  est,  a  Candahar  air  ovest.  Gli  abi- 
tanti di  queste  due  città  ignoran  l'arte  praticata  nell'In- 
dia per  eslrarne  un  liquore  inebbriante  . 

Peisciaver  è  celebre  per  le  sue  pere,  Ghazna  per  le 
sue  prugne,  che  vendonsi  nell'India  sotto  il  nome  di  pru- 
gne di  Bukhara  ^  Candahar  pe'  suoi  fichi ,  Gabul  per  le  sue 
more:  ma  quasi  tutte  le  frutta,  specialmente  quelle  col 
nocciolo,  vengon  bene  a  Gabul,  ove  il  futto  è  più  comune 
del  pane,  ed  è  considerato  come  una  delle  necessità  della 
vita.  Yi  si  conoscon  quattordici  differenti  maniere  per 
conservar  le  albicocche  ;  si  fan  seccare  col  nocciolo  e  sen- 
za,  e  alcune  volte  si  sostituisce  a  quello  una  mandorla; 
se  ne  fa  ancora  una  pasta  schiacciata,  che  piegasi  a  guisa 
di  cartoccio:  —  tra  i  frutti  secchi  questo  è'I  più  squisito. 

Degli  edifizi  di  Gabul,  il  Baia-  Hisar  o  cittadella  è'i 
più  importante  ;  ma  non  già  per  la  sua  forza  •  —  Questa 


J 


lo6 


lURIfES 


citta  è  drcoDdata  al  Bad  ed  air  ovest  da  colli  alti  e  sasso- 
si pi  Baia  •  Hidsar  che  la  comaoda ,  è  fabbricato  all^cst re- 
rolla  di  quelli.  Esdi  è  sor  una  collioetta  alta  150  piedi  circa 
ai  disopra  delle  praterie  delle  vicinanze.  Più  in  basso  v'è 
un  altro  forte  similmeste  chiamato  Baia- Bissar ,  che  è  oc- 
capato  dal  governatore  e  dalla  sua  guardia.  Il  capo  attuale 
non  abita  nella  fortezza  ;  il  suo  fratello  vi  fece  costruire 
un  palazzo  chiamato  il  Kullah  i  Firinghi  (  cappello  del» 
r Europeo)  che h  il  più  alto  fabbricato.  Dost  Mohammed 
KhansMmpradron\delBala*IIissar  facendo  saltare  una  delie 
sue  torri.  Del  resto  questue  una  misera  forti6caziooe  irre- 
golare quasi  rovinata,  che  non  potrebbe  giammai  sostenere  il 
piti  piccolo  assalto.  Il  forte  superiore  è  piccolo,  F inferio- 
re può  contener  circa  5,000  uomini,  e  racchiude  il  palai- 
zo  del  re.  Il  Baia  Hissar  fu  fabbricato  da  Baber,  e  da  al* 
cnni  altri  principi  della  casa  di  Timur  che  gli  succederò- 
no.  Aurengzeb  vi  fece  scavare  i  vasti  sotterranei  clie  sono 
ancor  visibili  per  deporvi  i  suoi  tesori.  ^  Fintantoché  il 
Bala-Hissar  fu  M  palazzo  de'  re  di  CalNil ,  egli  servi  pure 
di  prigione  a^  principi  cadetti  della  famiglia  reale ,  che 
v'eran  detenuti  per  tutta  la  lor  vita .  Raccontasi,  ch^ea- 
sendosi  ultimamente  liberati  dalla  loro  cattività  coir  ucci- 
eione  del  carceriere,  eglino  videro  scorrer  V  acqua  con  stu- 
pore, tanto  erano  stati  tenuti  ristretti  fra  quattro  mura. 
È  diiBcile  dire  se  quegli  sciagurati  fossero  allora  meno  in- 
felici di  quello  che  neir  attuale  loro  stato  non  sono,  trovan- 
dosi ora  nella  pih  abbietta  povertà  ;  parecchi  Agli  di  Timor 
Sciàh ,  derditti  per  fame ,  son  venuti  a  chiederci  V  eterno* 
«ina  !  io  lor  consigliai  d^  indirizzare  una  supplica  al  capo 
per  sollecitare  un  soccorso  permanente  ;  ma  eglino  mi  ri* 
sposero  che  nulla  compassione  aveano  a  sperar  da  uno  della 


Cmugria  de'  Barakzi ,  che  attaalmeote  ha  In  sve  maoi  9 
potere ,  e  che  he  sete  del  loro  songoe. 

ProffiimamenCe  al  Baia-Hiasar^  aia  in  nn  quartiere  eepa^* 
rato  da  qneslo  forte  e  dalla  città  ^  dimorano  i  Persiani  o 
Kixilbachi  :  eglino  eon  Torchi  ^  principalmente  della  trilm 
di  DfeTansctr^  e  furono  atabiliti  in  questo  paese  da  Na« 
dir  Sciàh.  Sotto  i  re  di  Cabnl  ^  servi? ano  oocue  goardie  del 
corpo,  ed  eran  potenti  stromenti  delia  loro  politica .  Con* 
•errano  ancora  il  loro  idioma  ^  e  sono  aiEezionati  al  capo 
attuale  ^  la  cui  madre  è  della  loro  tribà  •  lo  ebbi  occasione 
di  reder  queste  genti  con  tutto  mio  comodo  ^  essendo  stato 
invitato  ad  una  festa  data  dal  naib  Mobammed  Scerif ,  che 
quivi  ci  aveva  accompagnati  da  Peisciaver;  mi  trovai 
co*  principali  persooairgf,  e  Sclrio  Khan  loro  capo:  lafe«> 
sta  fu  pio  persiana  che  afghana  •  lo  riconobbi  un  popolo 
nuovo  ed  un  nuovo  modo  di  pensare ,  imperocché  questi 
uomini  ancor  ritengono  una  parte  di  quello  spirito  che  i 
lor  compatriotti  distingue .  Verso  la  6ne  delia  serata ,  il 
capo  invitò  uno  di  quelli  eh' eran  presenti  a  dar  una  prova 
del  suo  ingegno,  facendo ,  non  un  racconto,  ma  il  ritratto 
delle  vicine  nazioni.  L'improvvisatore  cominciò  dagli 
Afghani ,  e  dopo  un  esordio  assai  piacevole ,  nel  quale ,  ec* 
eettuò  i  duraai  o  capi ,  i  quali ,  egli  disse ,  non  assomi* 
glian  punto  agli  altri  Afghani ,  descrisse  V  ingresso  d' una 
trentina  di  naitoni  in  paradiso:  quando  giunse  agli  Afghani,       j 

raccontò,  da  vero  bestemmiatore,  che  il  loro  orribii  lin-        l 

^  '  I 

gm^Egio  era  inioteHigibile ,  e  che ,  il  profeta  avendo  pro- 
nunziato quello  essere  il  dialetto  delP  inferno ,  non  poteva 
esser \1  posto  in  cielo  per  quelli  che  lo  parlavano.  Que- 
st'uomo  era  gioviale,  e  pronunziò  diverse  frasi  afghane 
con  gran  diletto  ddla  compagnia.  —  Inveì  poi  contro  gli 
IJzbeki,  sul  loro  modo  particolare  di  preparare  il  tè  e  sulle 


160  BURIVES 

lor  maoiere  poco  urbane^  volse  iaseguilo  i  suoi  frizzi 
contro  i  fraudolenti  Gasmiraiii  ^  iogaoDatori  e  furbi  ; 
questo  popolo,  se  non  è  caluoniato,  gli  altri  tutti  pe'suoi 
vizi  sorpassa:  tuttavia ,  il  suo  ingegno  e  la  sua  abilità 
son  riconosciuti ,  e  ciò  forma  un  considerevoi  compen* 
so .  ~*  Gli  abitanti  di  Herat,  e  le  particolarità  del  loro  dia* 
letto,  occuparon  quindi  la  vena  del  garrulo  Mìrza;  imitò 
la  furfanteria  de^  loro  doganieri ,  e  facendo  la  parte  d^  un 
impiegato  in  funzione ,  si  lasciò  corrompere  per  non  fare 
il  proprio  dovere,  accettando  del  vino  che  diceva  non 
avrebbe  bevuto . 

La  diflerenza  tra  i  costumi  delP  Oriente  e  quelli  dell'Eu- 
ropa ,  non  è  mai  tanto  distinta  quanto  nel  modo  di  dir 
cose  di  rilievo  :  un  Europeo  prova  piacere  a  raccontar 
un  aneddoto,  ma  sarebbe  estremamente  sorpreso  se  in 
una  conversazione  fosse  invitato  a  inventarne  de*  nuovi 
per  divertir  la  compagnia.  In  Oriente  vi  son  de^  novellieri 
di  professione;  in  Occidente,  ci  contentiamo  di  qualche 
facezia  nel  corso  d'Anna  conversazione.  Tal  diversità  si 
può  riferire  al  governo,  perchè  in  Oriente,  quantunque  vi 
sia  molta  familiarità ,  vi  son  però  poche  relazioni  sociali  ; 
in  Europa,  il  buon  costume  consegna  a  considerar  tutti 
quelli  che  sono  alla  medesima  tavola  come  fossero  sulla 
medesima  base  d'uguaglianza. 

Durante  il  nostro  soggiorno,  venne  T epoca  delPiif,  che 
è  una  festa  da' musulmani  celebrata  in  memoria  dell' in* 
tenzione  che  ebbe  Abramo  di  saeriHcare  il  proprio  figlio 
Isacco .  Fu  essa  osservata  con  tutte  le  dimostrazioni  di 
rispetto;  le  botteghe  furon  chiuse,  e  '1  capo  andò  a  far  la 
preghiera  nel  luogo  fissato,  con  frequenza  grande  di  popò- 
lo .  La  sera  la  folla  si  diresse  verso  i  giardini  ;  io  non  potei 
resìstere  all'  impulso  e  seguii  la  moltitudine .  —  A  Cabul 


VIAGGIO  161 

appena  asciti  dal  bazar,  si  è  sulle  rive  del  Buine  che  son 
soavemente  ombreggiate  da  gelsi,  da  salci,  da  pioppi.  Qua- 
si tutte  le  strade  dei  contomi  della  citta  van  lungo  ad 
acquedotti  od  a  corsi  d'acqua  attraversati  da  ponti;  sul 
Gume  ve  ne  son  due  o  tre ,  ma  ninno  è  di  buona  archi- 
tettura .  1  più  bei  giardini  di  Cabul  sono  al  nord  della  cit. 
ti  ;  ma  pur  questi  cedono  a  quelli  che  son  più  lontani  nel 
territorio  dUslatif,  al  disotto  delle  prime  nevose  montagne 
dalla  parte  deir  Hindii  Kuch  le  quali  scorgonsi  da  Cabul . 

Io  fui  condotto  alla  tomba  di  Timur  Sciàh  •  che  è  fuor 
delle  mura  ;  è  questo  un  edifizio  ottagono  in  mattoni  al- 
to 50  piedi,  r  interno  ha  una  superflcie  di  40  piedi  qua- 
drati; r architettura  esimile  a  quella  di  Delhi,  ma  il  mo- 
numento non  è  terminato  •  Anticamente  vi  stava  sempre 
accesa  una  lampada  r,  ma  '1  sentlmeoto  del  benefizi  di  que* 
sto  monarca  come  di  tant' altri,  si  è  dissipato.  —  Timor 
Sciàh  fece  di  Cabul  la  sua  capitale  ;  però  vi  fu  situata  la 
sua  tomba.  Suo  padre  fu  sepolto  a  Candabar,  che  è  il  pae- 
se natale  dei  Durani  • 

lo  andava  passeggiando  tutto  il  giorno,  e  godeva  fre- 
quentemente la  sera  della  società  del  nabab  nostro  ospite  ; 
egli  cerca  come  molti  altri  suoi  compatriotti  la  pietra  filo- 
sofale .  Uo^  occasione  come  quella  della  nostra  venuta,  sem- 
brò promettergli  ricca  messe;  ma  io  non  indugiai  a  disin- 
gannarlo, e  risi  de'crogiuoli  e  delle  ricette  che  mi  fece  ve- 
dere .  lo  gli  spiegai  come  la  chimica  succeduto  avesse  al- 
l'alchimia,  e  come  V  astronomia  avesse  soppiantato  T as- 
trologia; ma  siccome  non  potei  fargli  un  corso  minuto  ed 
esatto  di  queste  scienze ,  le  mie  asserzioni  di  non  esser 
alchimista  non  sortirono  un  grand"*  efietto ,  e  perciò  egli 
s'indirizzò  al  Gerard, al  quale  domandò  delle  ricette  per 
fare  il  calomelanos ,  de'  cerotti  e  de*  linimenti  di  chinina  ; 


VID. 


21 


ie2 


BURNBS 


lì  che  non  era  àgeyol  cosa  potergli  concedere.  Egli  non 
voleva  credere  che  V  arte  d^  ordinare  i  medicamenti ,  e 
quella  dì  prepararli  fosaero  distinte,  laonde  ci  considerò 
ignoranti,  o  molto  caparbi»  Ricosò  i  medicamenti  preparati, 
persuaso  che  non  potessero  esser  per  Ini  d^afcun  uso,  quan- 
do che  fossimo  partiti.  Riconoscemmo  che  quest^ opinione 
generalmente  prevaleva  ;  e  guai  al  medico  che  in  quelle 
contrade  amministra  medicamenti  che  non  pub  preparare  ! 

Noi  mantenemmo  il  nabab  di  bnon  umore,  sebbene  non 
volessimo  credere  aver  egli  V  abHith  di  convertire  il  ferro 
in  oro  :  egli  ci  fece  conoscer  la  situazione  di  molte  minie- 
re metalliche  di  quel  paese .  Fra  le  altre  cariosità  ci  fe- 
ce vedere  dell'  amianto  o  9ing  i  puMiba  (  pietra  di  cotone  ) 
trovato  presso  Dgelalabad .  Questo  buon  nomo  ci  disse , 
che  in  contraccambio  di  quanto  egli  volonterosamente  ci 
aveva  detto ,  doveam  qualche  cosa  comunicargli  della  no- 
stra scienza  :  non  sapendo  dunque  come  fare  a  liberarmi 
da  insistenza  cosi  importuna,  e  scorgendo  il  suo  gusto  de- 
ciso pelle  cose  arcane  e  mistiche,  io  gli  dissi  che  apparte- 
nevo ad  una  setta  detta  de*  liberi  muratori ,  e  lo  misi  a 
parte  di  alcuni  particolari  risguardanti  le  sue  pratiche  e 
V  associazione  :  egli  chiese  d^  esservi  aamiesso  senza  indu- 
gio ;  ma  dovendo  il  numero  de'  membri  esser  eguale  a 
queOo  deHe  pleiadi,  come  ognun  sa,  rimettemmo  la  cosa 
a  più  conveniente  occasione.  Eg|H  era  intimamente  persuaso 
di  potere  finalmente  pervenire  allaioognizioae  della  magia 
nella  sna  più  pura  essenza;  e. se  fesse  stato  in  mio  potere, 
ben  volentieri  io  lo  avrei  iniziato  • 

Volle  da  me  la  promessa  d' inviargli  de'semi  di  Bori  del 
nostro  paese,  cfa^ei  desiderava  di  vedere  a  Cabul }  ed  io 
gli  ho  fedelmente  mantenuto  la  parola  «  —  Distaccai  le 
tavole  della  Relazione  del  Cabul  del  Elphinslone,  e  le 


VIAGGIO  165 

prMentai  al  Aabab  in  una  numerosa  società  ;  non  solamen- 
Ce  fa  trovato  esatto  il  vestiario,  ma  con  grande  lor  sod- 
disfacun^ito  quegli  Afgani  diseooprirooo  ancor  della  ras- 
aomiglianta  nelle  figure:  i  ritratti  son  proibiti  presso  i 
moaulmani  sunniti  \  ciò  non  ostante,  in  questa  clrcostania 
furon  gratissimamente  accolti.  -*  Fra  gli  amici  del  nabab, 
vedemmo  un  uomo  di  ceoto  quattordici  anni ,  che  aveva 
servito  sotto  Nadir  Sciàh  da  ottanta  anni  ;  egli  dimora  a 
Cabol,  ed  aveva  veduto  sorgere^  e  cadere  la  dinastia  dei 
Durani.  Questo  vecchio  irenerando  avea  ancor  fona  di 
salire  le  scale  fino  ai  nostri  appartamenti  • 

Siccome  dal  nostro  ospite  veniva  molta  gente,  pensai  di 
raccoglier  de' documenti  sull'origine  degli  Afghani,  i  qua- 
li, a  quanto  supponesi,  discendono  dagli  Ebrei;  punto 
moltissimo  contestato  •  Mi  furon  portate  tutte  le  storie 
della  nazione  Afghana  ;  ma  io  non  aveva  il  tempo  d'esami- 
narle, e  chiesi  delle  orali  testimonianze.  — Gli  Afghani 
appellansi  essi  stessi  Ben  i  hratl  (  figli  d'Israele)  ;  tutta- 
volta  considerano  il  vocabolo  d'  iahudi$  (  giudeo  )  come  un 
insulto.  Eglino  dicono,  che  Nabuccodonosor  dopo  aver 
distrutto  il  tempio  di  Gerusalemme,  li  trasportò  nella  città 
di  Ghori  presso  Bamian,  e  che  il  nome  d'Afghani  vien  dal 
loro  capitano  Afghama ,  uoo  dei  figli  del  zio  d' Asaf ,  che 
era  visir  di  Salomone  e  figlio  di  Berkia  •  Si  fa  ascendere 
la  genealogia  di  questo  personaggio  ad  un  ramo  collatera- 
le ,  a  cagion  dell'  oscurità  del  proprio  genitore ,  ciò  che 
non  è  raro  in  Oriente.  Gli  Afghani  dicono  di  esser  rima- 
sti Ebrei  fino  al  tempo  in  cui  Khaled ,  designato  col  tito- 
lo di  Gsliflb,  chiamoUi  nel  primo  secolo  dell'islamismo 
perchè  lo  aiutassero  nella  guerra  contro  agl'infedeli.  Rai- 
tè  lor  capitano,  in  remunerazione  de' servizi  in  quel- 
l'occasione da  esso  prestati,  ricevè  il  nome  d'Abdalrescid 


161  BURNBS 

(  servilor  del  giusto  ) .  Gli  fu  dello  ioollre  di  coDsiderarsi 
come  il  baian^  o  F albero  della  sua  Iribù,  a  coi  la  prospe- 
rità di  questa  sarebbe  sospesa  e  per  mezzo  del  quale  la 
nave  dello  stalo  sarebbe  diretta  •  Dopo  quest'epoca  gli  Af- 
ghani soo  qualche  volta  chiamati  Patani^  ed  è  sotto  que- 
sta denominazione  ch'eglino  sono  comunemente  eonosciult 
nell^  India  •  Non  aveva  mai  sentito  dar  questa  spiegazione 
di  tal  vocabolo.  Dopo  la  guerra  di  Kbaied,  gli  Afghani 
ritornarono  nel  loro  paese  natio ,  e  furon  governati  da 
un  re  della  stirpe  di  Kaian  o  Ciro,  fino  alP  undecìmo  seco- 
lo ,  in  cui  furon  soggiogati  da  Mabmud  il  Gbazoevida . 
Una  razza  di  re  uscita  da  Ghort,  rovesciò  la  casa  di 
Gbazna  e  conquistò  Tlndia .  Si  sa  che  alla  morte  del  suo 
fondatore  9  questa  dinastia  si  divise  in  due  rami,  Funo 
air  est,  r  altro  air  ovest  dell'Indo;  quale  slato  di  cpsn^--^^ 
durò  fino  al  momento  in  cui  un  discendente  di  Timur  li 
sottomise  tulli  e  due  ad  un  nuovo  giogo. 

Dopo  d'aver  esposto  l'istoria  e  le  tradizioni  degli  Afgha- 
ni ,  io  non  scorgo  nessuna  buona  ragione  per  non  prestar- 
vi fede,  quantunque  elleno  inchiadan  diversi  anacro- 
nismi)  e  le  date  a  quelle  dell'  antico  testamento  esatta- 
mente non  corrispondano.  Nelle  storie  di  Grecia  e  di  Ro- 
ma ,  rin  vengbiamo  pur  simili  alterazioni ,  nel  modo  slesso 
che  nelle  ultime  opere  degli  scrittori  arabi  e  musulmani . 
Gli  Afghani  per  molti  segni  assomigliano  agli  Ebrei;  per 
esempio  presso  di  loro  il  fratello  cadetto  sposa  la  vedova 
del  fratello  maggiore  conformemente  alla  legge  di  Mosè  • 
Nulladimeno  è  negli  Afghani  una  forte  prevenzione  con- 
tro la  nazione  israelitica ,  ciocché  starebbe  a  convalidare 
ch'eglino  non  reclamino  senza  un  giusto  motivo  la  di- 
scendenza loro  da  quel  popolo:  e  se  è  vero  che  alcune  del* 
le  tribù  d'Israele  furon  condotte  verso  l'est,  perchè  non 


J 


VIAGGIO  i65 

ammetter  la  coogettura  dietro  la  quale  gli  Afghaai  ne  sa- 
rebbero la  posterità  convertita  alP  islamismo  7  Io  so  che  il 
mio  parere  dissente  da  quello  deir  Elpbinstone ,  che  è  una 
autorità  imponente  (1);  ma  credo  aver  appoggiata  la  mia 
opinione  a  ragionevoli  basi  (2) . 


(I)  Cabul ,  p.  IS9,  etc . 

(1)  TuU'i  popoH  barbari  che  hanno  abbracciato  T Islamismo,  e  che  prima 
mancaTaiio  d' annali  ignorando  essi  i'  arte  della  scriltura ,  si  son  fabbricali 
dopo  la  lor  conversione  delie  genealogie,  le  quali  rannodansl  a  quelle  del 
Tecchio  testamento,  perchè  gli  Arabi,  come  noi,  lo  riguardano  qual  libro 
storico  e  sacro,  li  cui  contenuto  non  può  esser  soggetto  ad  alcun  dubbio  . 
Quindi  è,  che  le  cronache  musulmane  fin  discendere  i  Berberi  della  Mauritania 
da  Golia ,  e  le  tribù  turche  e  mogoile  da  llendgè  Khan ,  che  dicono  figlio  di 
Glafet,  figlio  di  Noè:  finalmente  esse  fanno  ascendere  la  genealogia  degli  Afgha- 
ni Ufino  ad  Aslf  e  Afghana,  due  figli  postumi  del  re  Saul ,  1  quali  unitamente 
ad  altri  Israeliti  fUron  transplantatl  ne'  montuosi  territori  di  Ghori ,  di  Gha- 
ma,  di  Cabul,  di  Candahar ,  di  Finii  Kob . 

Questa  ftTola  là  per  lungo  tempo  sconosciuta  In  Europa;  e  non  fti  rivela- 
la al  mondo  dotto  che  nel  1784  dal  Vansittart,  che  la  estrasse  da  un  libro  sto- 
rico. Intitolato  :  Secreti  degli  Afghani.  Egli  la  comunicò  a  sir  W.  Jones» 
r  mostre  presidente  delia  società  asiatica  di  Calcutta  ,  Il  quale  la  ricevè  a  brac- 
cia aperte  e  la  confermò  coli*  asserire ,  che  l'esame  d'un  vocabolario  afghano 
lo  aveva  convinto  che  questa  lingua  oflìriva  manifeste  affinità  colla  lingua  del 
Caldei. 

U  Klaproth  è  stato  11  primo  Europeo  che  abbia  esaminato  l' idioma  de- 
gH  Afghani ,  sul  quale  ha  fatto  stampare  una  memoria  a  Pietroburgo ,  nel 
laiO.  (  Vber  die  Spraehe  und  den  Ursprung  der  Aghuan  oder  Afghanen) . 
Egli  vi  dimostra,  che  questa  lingua  appartiene  al  gran  ceppo  Indo-germanico, 
che  non  ha  niente  di  comune  col  caldeo ,  e  che  l' asserto  di  slr  W.  Jones  è  on- 
ninamente gratuito  .  In  una  seconda  memoria  sul  medesimo  soggetto,  inseri- 
ta nel  teno  volume  delle  sue  Jf «morte  relaiive  ali*  Asia  (Parigi  1828),  lo 
stesso  dotto  die  maggiore  sviluppo  a  questa  materia .  L' Elphlustone ,  che  ha 
visitalo  11  paese  degli  Afghani ,  ha  giudicato  la  questione  come  lui ,  e  gli  au- 
tori del  Supplemento  al  Miiridaee  dell'  Adelung  hanno  adottato  la  sua  opi- 
nione ,  tanto  per  riconoscer  V  Indole  Indo-germanica  dell'afghano  idioma ,  che 
per  rigettar  l' opinione  che  fa  discender  gli  Afghani  dagi'  Israeliti .  Finalmen- 
te Il  dotto  professore  S.  Lee  di  Cambridge ,  a  tal  proposito  dice  :  •  Se  vi  fosse 
la  più  piccola  cosa  che  approssimar  si  potesse  alla  verità,  neli'  Istoria  della  lor 
dlieentettza  dagli  Ebrei ,  egli  è  ragionevole  il  supporre  che  la  lor  lingua  fosse 
0  dell'  ebreo  puro ,  od  un  dialetto  che  molto  se  ne  avvicinasse  ;  ma  invece  è  tut- 
to il  contrario .  Questa  pretesa  discendenza  è  dunque  una  pura  favola ,  come 
la  lor  premura,  II  loro  zelo  miracolo^  In  abbracciar  l' Islamismo.  Alcune  per- 
sone sono  slate  credule  abbastanza  per  prestar  fede  ali'  Istoria  di  questa  discen- 
denza, e  per  imaglnarsl  inseguito  d'avere  scoperto  presso  questo  popolo  le 


L-_ 


166  BURIfES 

Passai  uo**  altra  serata  presso  del  capo  9  siccome  ne  ave- 
va mostralo  desiderio ,  ed  il  Gerard  9  che  era  io  conva- 
lescenza) mi  fece  compagnia;  il  Wolf  aveva  prosegui- 
to il  suo  cammino  verso  Tlndia.  —  Dost  Mobammed 
Klian  fa  amabile  come  pel  solito  ;  egli  ci  trattenne  lunga- 
mente dopo  la  mezza  notte,  e  ci  diede  completa  idea  degli 
affari  politici  del  suo  paese,  siccome  delle  disgraziate  con- 
tese che  fra  lui  ed  i  suoi  fratelli  esistevano  •  Manifestò  la 
speranza  che  nudriva  di  poter  ristaurare  V  afghana  monar- 
chia ,  ed  espresse  il  suo  odio  cordiale  contro  HendgU  Slng^ 
come  pure  un  vivo  desiderio  di  sapere  se  il  governo  bri- 
tannico fosse  per  accettare  i  suoi  servigi  di  ausiliario 
per  rovesciarlo.  —  lo  gli  risposi,  che  questo  principe  era  no- 
stro amico  :  —  ed  ei  mi  promise  allora  il  comando  della  sua 
armata ,  se  avessi  voluto  rimaner  presso  di  lui  :  la  quale 
offerta  ripetè  poi ,  dicendo  :  —  •  Dodici  mila  uomini  di  ca- 
»  vaHeria  e  venti  pezzi  d^  artiglieria  saranno  a  tua  dispo- 
»  sizione  I  »  Quando  vide  che  io  non  voleva  accettar  que* 
sti  onori,  mi  pregò  dMnviargli  uno  de' miei  amici  per  far- 
lo suo  generalissimo . 

In  questa  occasione  avemmo  una  conversazione  estre- 
mamente interessante  sopra  i  Kaffiri,  popolo  che  abita 
le  moDtagne  al  nord  di  Peisciaver  e  di  Gabul,  e  che  suppo* 
nesi  originato  da  Alessandro  •  Il  capo  mi  avevafatto  vede- 


vesUgie  delle  dieci  tribù  d'braeie;  doccile  è  asMi  più  di  quel  che  gU  Afgha- 
ni slessi  suppongono.  Quesia  parte  della  naaione  tornò  tutta  dalia  cattività» 
tranne  gì' individui  che  avevano  abbracciato  la  religione  degl' idolatri  i  del  che 
il  nuovo  Testamento  non  permetle  di  dubitare  un  solo  istante.  (  Jtti  dtgU 
Apostoli,  cap.  XXVI,  T.  Ti  Epistola  di  &  Giacomo,  cap.  i>  v.  !.)•  Io 
dunque  non  vedo  la  più  piccola  probabilità  di  ritrovarle ,  né  nel  Candahar,  né 
altrove.  (  The  Travels  of  16»  Batuia  troMlaisd  from  tke  akrìdgsd  arahie 
manuscript  copies  viits  notes t  by  the  'Reo,  Samuel  Lee,  DD.  ^  London ^ 

1829,  in  4.0,  p.  99.) 


VIAGGIO  i07 

re  VD  gioTioe  Kafflro,  che  era  ud  suo  schiavo ,  preso  due 
anoi  prima.  Noi  gli  facemmo  ripetere  diverse  parole  della 
8«a  lingua,  alcune  delle  quali  erano  indiane .  —  I  Kaffiri 
dlIferiscoDO  completamente  dagli  altri  abitanti  delle  circon- 
vicine contrade  ;  ma  sventuratamente  tutto  ciò  che  li  con- 
ceroe  è  inviluppato  nelP oscurità  più  profonda:  in  seguito 
ne  parlerò  più  minutamente . 

Noi  avevam  passato  a  Gabul  quasi  tre  settimane,  bre- 
Temente  trascorse  come  tre  giorni .  Era  intanto  necessa- 
rio prepararci  alla  prosecuzione  del  nostro  viaggio;  il  che 
non  ci  si  presentava  come  agevoi  cosa.  Ninna  carovana  era 
ancor  pronta,  e  di  più  non  si  aveva  certezza  che  le  strade 
fesaero  praticabili ,  poiché  nel  mese  era  caduta  della  neve  • 
Pensai  allora ,  che  il  miglior  partito  cui  appigliarsi,  fosse 
quello  di  contrattare  con  un  Kafila  basci  o  cooduttor  di 
grandi  carovane ,  perchè  fosse  intieramente  a  nostro  servi- 
zio; il  che  ci  procurerebl)e  la  facilità  di  partire  quando  vo- 
lessimo ,  ci  risparmierebbe  i  ritardi  che  dal  camminare  in 
carovane  risultano,  e  ci  presterebl>e  la  medesima  sicurezza. 
Il  nabab  non  approvò  né  il  nostro  piano ,  né  la  nostra  par- 
tenza precipitata;  egli  avrebt>e  voluto  trattenerci  per  pa- 
recchi mesi.  Frattanto  noi  concludemmo  un  aggiustamento 
con  un  tal  Haiat,  vecchio  burbero  ma  vigoroso ,  che  ave- 
va più  d^  una  volta  traversato  V  Hindù  Kuch  •  Allorché  il 
nabab  vide  che  eravamo  determinati  a  partire ,  fece  pre- 
mura al  suo  parente  Terairo  Mulk,  nobil  personaggio, 
che  era  stato  legato  a  Sciàh  Mahmad  ex-re ,  e  che  fa  il 
commercio  con  Bukhara  ed  in  Russia,  perché  ci  dasse  un 
uomo  di  fiducia.  Fu  per  conseguenza  risoluto  che  ihilet. 
Afghano  rispettabile,  fratello  del  suo  nezir  o  intendente,  ed 
egualoMBle  qualificato  nezir ,  verrebbe  ad  accompagnar- 
ci. Egli  aveva  degli  affari  a  Bakhara ,  ed  andava  anche  Ono 


168  BURNBS 

ia  Russia;  però  i  nostri  moTimenti  affrettarono  i  suoi. 
Tutto  presentava  uo  favorevole  aspetto,  e,  grazie  alla  bon- 
tà  del  nabab ,  fummo  provveduti  di  lettere  per  gli  Afgha- 
ni di  Bukhara.  Il  più  cospicuo  tra  costoro  era  Beder-ed* 
Din. 

Khodadad ,  suo  agente  a  Cabul,  che  portò  le  di  lui  lettere , 
aveva  deciso  pagarsi  del  suo  incomodo  godendo  della  no- 
stra società  ;  egli  era  mollab.  Restò  costui  a  pranzo  con  noi , 
e  disse ,  cbe  qualunque  fosse  la  nostra  saviezza  come  na* 
zlone ,  noi  non  avevamo  un^  idea  esatta  di  quel  che  sia  ben 
vivere.  Egli  non  amava  i  cibi  inglesi  perchè  cotti  nel- 
Inacqua,  ciocché,  secondo  lui,  non  è  buono  che  per  un 
malato.  —  Khodadad  era  uomo  intelligentissimo;  aveva 
viaggiato  nelP India  e  nel  Turkestan,  ed  era  molto  versa- 
to nelle  scienze  delPAsia.  Aveva  inoltre  letto  Euclide,  al 
quale  ì  suoi  compagni,  egli  diceva,  avevan  dato  il  so- 
prannome d'^akl  duzd  (che  toglie  la  saviezza)  a  causa  del- 
la confusione  che  'aveva  fatto  nascere  nella  mente  degli 
uomini  ;  laonde  ei  non  amava  per  niente  le  matematiche , 
e  voleva  saper  per  qual  motivo  noi  le  avessimo  studiate , 
non  avendo  mai  inteso  dire  eh**  elleno  sien  atte  a  perfezio- 
nar la  facoltà  di  ragionare  :  e  considerava  le  persone  che 
sapevano  Euclide ,  come  quelle  che  soltanto  han  letto  piii 
delle  altre . 

Dost  Mohammed  Khan  preparò  egli  pure  le  sue  lettere  : 
ma  fra  gli  Afghani  e  gli  Uzbeki  esiston  poche  relazioni , 
perciò  ci  furono  inutili.  Quella  che  era  indirizzata  al  re 
di  Bukhara  fu  perduta  o  rubata.  ^ 

Hadgi  Kauker ,  addetto  alla  corte  del  capo  di  Cabul, 
e  governatore  di  Bamian ,  ci  rimise  delle  lettere  che  molto 
ci  giovarono,  siccome  inseguito  vedremo.  Sebbene  que- 
sta uomo  sia  al  servizio  di  Dost  Mohammed  Khan,  egli 


VIAGGIO  169 

sente  per  lui  minore  amicizia  cbe  pel  capo  di  Peisciaver: 
da  costui  eravamo  stati  raccomandati  a  questo  Uadgi  Kau- 
ker,  ed  io  tenni  segrete  le  relazioni  cbe  aveva  seco  lui.  Egli 
ci  offri  una  scorta  di  cinquanta  cavalieri  ;  ma  io  opinai  cbe 
fosse  prudente  ricusarla  • 

Prima  d^  abt>andonar  Gabul,  feci  la  conoscenza  di  molti 
commercianti  brahmanisli  di  Scikarpur:  tutto  il  commer- 
cio dell^Asia  Centrale  è  nelle  mani  di  questi  uomini,  i 
quali  banno  agenti  da  Astrakban  e  Mesced  fino  a  Calcutta. 
Essi  stanno  assorti  nei  loro  negozi,  e  non  prendon  mai  par- 
te ad  altra  cosa  se  non  al  commercio  cbe  gP interessa,  e 
si  assicuran  la  protezione  del  governo,  qualunque  sia ,  pre- 
standogli del  denaro.  Essi  banno  una  particolar  fisonomia , 
con  naso  rilevatissimo ,  e  vanno  ignobilmente  vestiti  ^  un 
piccolissimo  numero  soltanto  ba  ^1  permesso  di  portare  il 
turbante .  Lascian  le  proprie  famiglie  nel  loro  paese ,  cbe  è 
il  Sindbi  superiore,  e  continuamente  vanno  a  farvi  delle 
visite ,  il  cbe  mantiene  fra  loro  lo  spirito  nazionale  •  A  Ca- 
bul  vi  sono  considerevoi  case  di  commercio  appartenenti 
a  questi  Scikarpuri ,  cbe  vivono  intieramente  separati  da- 
gli altri  abitanti  brabmanisti,  dei  quali  si  contano  circa 
trecento  famiglie,  lo  incontrai  uno  di  questi  negozianti 
scikarpuri  air  isola  di  Kiscem,  nel  golfo  Persico.  Se  i  brab- 
manisti fossero  tollerati  in  Persia,  son  persuaso  che  si  spar- 
gerebber  presto  in  quel  paese,  ed  ancbe  in  Turcbia,  in 
virtù  del  gran  numero  degli  agenti  di  questi  scikarpuri  re- 
partiti in  tutte  le  contrade  dell'Asia  che  eravam  per  viag- 
giare. 

Non  fu  tanto  difficile  come  si  sarebbe  potuto  imaginare 
il  nostro  aggiustamento  pecuniario; e  furon  prese  tali  mi- 
sure ,  cbe  noi  potevamo  aver  denaro  ancbe  a  gran  distan- 
za dairindia.  Le  nostre  spese  doveano  essere  poco  consi- 


VIII.  22 


170  BURNBS 

derevoli^maiQlaoto  noi  avevam cucito  diligentemeote  dei 
ducati  d^oro  nelle  nostre  cinture  e  ne^nostrì  turbanti ,  e  ne 
avevamo  messi  perGno  nelle  pantofole  ;  ma  siccome  era- 
vamo obbligati  di  lasciarle  alia  porta  di  ciascuna  casa,  per- 
ciò non  sempre  approvai  tale  specie  di  nascondiglio,  lo 
aveva  in  mio  possesso  una  lettera  di  credito  di  5,000  ru- 
pie, pagabile  dal  tesoro  pubblico  di  Lodiana  o  di  Delhi.  1 
negozianti  di  Gabul  non  ebbero  alcuna  difficoltà  a  ricever- 
la; essi  dissero  d'esser  pronti  a  pagarla  alP istante  in  oro, 
odare  in  cambio  delle  tratte  sulla  Russia,  pella  fiera  di 
San  Macario  a  Nijoei  Novgorod  e  sopra  Astrakhan^o  per 
Bukhara:e  considerando  questi  uomini  come  solventissimi, 
presi  delle  lettere  di  cambio  sopra  quest^  ultima  città.  Gli 
Scikarpuri  mi  raccomandarono  il  più  assoluto  segreto ,  e 
la  loro  sollecitudine  superava  ancora  il  nostro  desiderio  di 
passar  per  poveri,  poiché  il  possesso  di  tant'oro  poco  sa* 
rebbe  stato  consentaneo  colle  grossolane  e  logore  vesti  che 
essi  portavano .  Ma  qual  prova  soddisfacente  avevam  qui 
della  buona  riputazione  della  nostra  nazione,  in  veder  le 
lettere  di  cambio  di  persone  che,  come  noi,  avevanFaspetto 
di  mendicanti ,  ricevute  senza  difiìcoltà  e  cambiate  in  dena- 
ro contante ,  nella  capitale  d^un  paese  straniero  e  dal  nostro 
tanto  lontano!  Ma  principalmente  T ammirazione  nostra 
era  eccitata,  dal  trovar  le  ramificazioni  del  commercio, 
che  senza  interruzione  si  estendevano  per  regioni  tanto  va- 
ste, tanto  lontane  e  tanto  tra  loro  difierenti,  per  lingua, 
per  religione ,  per  costumi  e  per  leggi  ! 


(H^ft^^-imm^!^^ 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO     SESTO 


PARTBNZA  DA  GABUL—  IL  CARLA  BB8CÌ  —  DGBLRAIZ  — 
VALLATA  DBLFIUIIB  DI  GABUL  —  PASSO  D'UNNA— BP- 
PBTTO  DBLLA  IfBYB  —  HBZARBS1  —PASSO  D'HADGIGAK 
B  DI  KALC*  —  BAMIAIf  B  SUOI  COLOSSI  —  USCIAMO  DAL- 
L*AFGHAlfISTAlf  — PASSO  DI  DAIVDAN  SGIKAN  —  PIBtV 
DB6LI  UZBBKl  —  OPINIOHB  DBGLl  ASIATICI  SULL'BU- 
ROPA— PASSO  DI  BARA  BUTTAL— AVVBHTUBB— TBB- 
RIBILI  GOLB  —  BHULUll— PIAlfURB  DBL  TURBBSTAH. 


LE  MONTAGNE  NEVOSE 
DELL'HINDI!  KIICH 


I  oi  eravamo  partiti  da  Peisciaver  col 
I  baoni  auguri  del  capo  pel  oostro  fé- 
f  lice  viaggio  :  qui  furoD  quelli  di  suo 
fratello  che  ci  accompagoaroDo.  — 
U  dì  18  maggio,  giorno  di  venenfì,  uscimmo  da  Cabul 
dopo  la  preghiera  del  mezio  giorno,  cODrormemenle  al- 
l'uso de'  viaggiatori,  onde  non  urtare  i  pregiudizi  del 
popolo,  che  considera  egualmente  quest'  ora  come  favo* 
revole.  Noi  credevamo  d'easerci  separati  dal  buon  na- 
bab  alla  porta  della  di  lui  casa  ove  ci  diede  la  sua  be< 
Dedizione,  ma  prima  che  fossimo  fuor  della  città  egli  ci 


174  BURNES 

raggiunse,  e  venne  a  cavallo  con  noi  fino  ad  una  di- 
stanza di  due  o  tre  miglia.  Non  credo  aver  mai  provato 
un  s\  vivo  dispiacere  nelP abbandonare  un  asiatico,  co- 
me quello  che  io  sentii  dicendo  addio  a  questo  buon  no* 
mo ,  che  pareva  vivere  per  tutti  fuorché  per  se  stesso . 
Durante  il  nostro  soggiorno  egli  ci  aveva  trattato  nel  mo- 
do il  più  ospitale,  ed  ogni  giorno  ci  supplicava  perchè  sce- 
gliessimo  tutt^altra  via  fuorché  quella  del  Turkestan  ;  egli  ci 
pronosticava  sinistri  accidenti  d^ogni  specie.  Ed  ora,  egli 
prendeva  da  noi  congedo  con  molta  sensibilità ,  e  noi  non 
potemmo  rattener  le  lagrime  nel  dirgli  addio.  Quantunque 
il  principe  suo  fratello,  tant' affezione  non  ci  avesse  mo- 
strata quanto  quello  di  Peisciaver ,  egli  pure  ci  dette  prove 
di  gentilezza  e  di  grandi  attenzioni  ;  e  prima  della  nostra 
partenza  gli  facemmo  intendere  le  espressioni  della  nostra 
riconoscenza . 

Ci  riposammo  la  notte  al  piccol  villaggio  di  Killa  Kazi, 
e  riconoscemmo  fino  da  questa  prima  stazione  la  felice  in- 
fluenza e  r utilità  del  nostro  ca/Qa  basci.  E^li  fece  sgom- 
brare una  casa  per  noi ,  guadagnandosi  un  mollah  per  mez- 
zo di  doni;  ed  essendo  un  freddo  assai  mordace,  un  buon 
alloggio  ci  fece  molto  comodo.  Haial  era  uomo  di  buon  umo- 
re: noi  avevam  seco  lui  concluso  un  ragionevole  aggiu- 
stamento; dovevamo,  cioè,  ricompensarlo  secondo  i  suoi 
meriti,  che  noi  stessi  aveamo  a  giudicare.  Noi  ci  confidam 
mo  a  lui  come  fossimo  balle  di  mercanzia,  e  gli  dicemmo 
di  viaggiare  come  più  conveniente  credesse .  Gli  consegnai 
i  miei  libri  ed  i  miei  strumenti ,  che  erano  in  piccol  nu- 
mero ,  ed  egli  li  fece  passare  come  fosser  di  proprietà  delie 
famiglie  ebree  che  Panno  precedente  avevano  abbandona- 
to Cabul. 


YIAGGIO  175 

Voleva  la  prudenza  che  molto  chetamente  camminassi- 
mo in  questa  parte  del  nostro  viaggio  ;  noi  eravam  desi* 
guati  col  nome  di  mirza  cioè  segretario ,  che  in  quelle  con- 
trade è  comune  appellazione ,  e  che  in  seguito  conservam- 
mo ;  il  Gerard  lasciò  dormire  il  suo  titolo  di  dottore .  Nul- 
ladimeno  ci  fu  dato  di  riconoscer  ben  presto  ^  che  senza  il 
nostro  cafiia  bascì,  noi  non  ci  saremmo  cosi  agevolmen- 
te tratti  dMmpiccio;  poiché  T  indomani  mattina,  un  uo- 
mo investito  d' una  certa  autorità ,  afferrò  le  redini  del 
mio  cavallo  e  chiese  di  visitar  le  mie  valìgie  :  mi  prepa- 
rava a  rappresentargli  la  mia  povertà ,  quando  un  motto 
del  nostro  conduttore  pose  termine  alle  ricerche .  Ninno 
qui  ci  riconobbe  per  Europei ,  ciocché  ci  lasciava  certa- 
mente una  piacevole  libertà  nelle  nostre  azioni . 

Fra  le  mercanzie  di  contrabbando  che  gl'impiegati  del- 
le dogane  del  Cabul  erano  incaricati  di  cercare,  una  ve  ne 
era  veramente  singolare  ;  i  Corani  !  Pare  che  i  negozian- 
ti ne  avessero  esportato  al  di  là  delPHindù  Kuch  tan- 
ta quantità,  che  i  credenti  dell'Afghanistan  temessero  di 
rimaner  privi  di  quelli  che  ancor  possedevano .  L' inibizio- 
ne di  lasciar  uscir  gli  esemplari  del  libro  santo  aveva  in- 
contrato favore  nella  popolazione ,  questi  lavori  essendo 
carissimi  per  la  pena  e  fatica  che  costano  ad  esser  copia- 
ti, per  lo  che  sono  in  una  parola  preziosissimi . 

Lasciando  a  sinistra  la  strada  che  conduce  a  Gandahar, 
risalimmo  la  vallata  del  6ume  di  Cabul  fino  alla  sua  sor- 
gente a  Sirtsciachma .  La  nostra  prima  fermata  fu  a  Dge- 
Iraiz,  COSI  chiamato  da  due  voci  persiane  che  suonano 
aequa  corrente  ^j  presso  questo  villaggio  scorre van  due  belli 
e  limpidi  ruscelli,  le  cui  rive  erano  adombrate  da  albe- 
ri maestosi.  Son  questi  ruscelli  che  rendon  delizioso  questo 
paese  a  dispetto  de'  tristi  suoi  scogli .  La  vallata  non  aveva 


176  BURNBS 

più  d^ao  miglio  di  largbezia  ed  era  molto  diligentemente 
coltivata^  poiché  in  alcuni  punti  T acqua  era  condotta  al- 
l'altezza  di  100  piedi  sulla  montagna.  Nella  parte  infe- 
riore ì  campi  di  riso  pittorescamente  innalzavansi  grada- 
tamente gli  uni  sugli  altri ,  e  da  ciascun  lato  la  sommità 
de^  monti  era  coperta  di  neve  ;  il  termometro  mantenevasl 
a  60»(12<>43). 

A  Sìrtsciacbma,  onde  il  nome  letteralmente  significa 
sorgente  della  fontana ,  visitammo  due  stagni  naturali  9 
donde  scaturisce  il  fiume  di  GabuK  Le  acque  zampillanti 
riunisconsi  in  due  serbatoi  con  molta  diligenza  mantenn- 
ti ,  cbe  servon  di  vivaio  pel  pesce .  Questo  è  un  luogo  di 
pellegrinaggio  consacrato  ad  Ali  9  cbe ,  per  quanto  di* 
cesi ,  lo  visitò  ;  pietosa  menzogna  che  non  si  appoggia  a 
niuna  autorità ,  poiché  il  genero  di  Maometto  non  mai 
venne  a  Gabul ,  sebbene  le  azioni  cbe  in  questo  cantone 
gli  si  attribuiscono ,  sieno  numerose  e  sorprendenti .  Noi 
demmo  del  pane  a^  pesci,  cbe,  in  quantità  di  molte  mi- 
gliaia, lo  facevan  tosto  sparire:  non  v'é  alcuno  cbe  gl'in- 
quieti ,  giacché  si  é  persuasi,  cbe  la  maledizione  minac- 
cia il  capo  di  chiunque  osasse  disturbarli. 

Prima  d^  entrar  nella  vallata,  lasciammo  al  sud  la  famosa 
città  di  Ghazoa  ^  essa  non  disia  che  di  60  miglia  da  Gabul . 
Queirantica  capitale  del  paese  ora  dipende  da  quest^ ul- 
tima ciaà  e  non  é  cbe  un  luogo  di  poca  importanza.  Vi  si 
vede  la  tomba  del  gran  Mahmud  suo  fondatore  ;  ma  un  più 
oDorevoI  monumento  per  la  memoria  dì  lui ,  é  un  argine 
magnifico  costruito  mercé  grandi  spese,  il  solo  cbe  dei  set- 
te  che  erano ,  ancor  rimanga  •  E  cosa  meritevole  d^  osser- 
vazione, cbe  il  sovrano  del  Pendgiab,  in  una  negoziazione 
cbe  recentemente  intavolò  con  Sciudgia  Ul  Mulk  ex-re 
di  Gabul,  stipulasse,  come  una  delle  condizioni  del  suo  ri- 


VIAGGIO  177 

stabiliineiito  sai  trono  de'suot  antenati  ^  la  restituzione  del- 
le porte  di  legno  di  sandalo  che  sono  al  sepolcro  dell'  impe* 
ratore  Mahmud ,  ebe  son  le  stesse  di  qnelle  che  questo  con* 
qnistatore  portò  vìa  da  Somnat  neir  India ,  allorché  per* 
cosse  ridoioe  le  pietre  preziose  caddero  dal  corpo  di  que* 
sta  statua.  Quasi  ottocento  anni  son  trascorsi  dall'epoca 
di  quest'avvemmento;  ma  gF  Indiani  non  han  dimenticato 
tale  depredazione ,  quantunque  queste  porte  abbiano  sì 
lungamente  ornato  la  tomba  del  sultano  Mahmud.  Baber 
esprime  il  suo  stupore ,  in  veder  che  un  monarca  si  gran* 
de  abbia  pensato  a  far  di  Ghazna  la  sua  capitale  ;  ma  gli 
abitanti  vi  diranno,  che  il  freddo  rende  questo  luogo  inac* 
cessibile  per  sei  meri  delFanoo,  ciò  che  dava  fiducia  di  si* 
carezza  pella  sua  capitale  al  conquistatore  nel  tempo  che 
desolava  Tlndla  e  'I  paese  degf  infedeli. 

Noi  risalimmo  per  una  via  sinuosa  la  vallata,  che  grada* 
tamente  si  fa  più  angusta  6no  al  punto  in  cui  pervenimmo 
nelle  montagne  sur  uno  spazio  appianato  ^  che  è  il  passo 
d'Uraia;  la  salita  che  vi  conduce  è  difesa  da  tre  piccoli 
forti.  Prima  di  pervenire  alla  sommità,  avevamo  incon- 
trato la  neve  ;  era  la  prima  volta  che  io  la  calpestava  dopo 
dodici  inverni,  e  ne  provai  an  certo  piacere:  nevicò  nel 
tempo  che  traversavamo  questo  passo,  che  è  circa  11,000 
piedi  al  disopra  del  liveHo  del  mare  • — Entrammo  finalmen- 
te, non  senza  soddisfazione,  in  un  piccol  villaggio,  ove  pò* 
teauM)  stare  al  coperto  dalle  ingiurie  d^un  vento  glaciale  che 
aveva  soflato  tutto  il  giorno.  Già  ci  eravamo  considerevol- 
mente inoltrati  attraverso  alle  montagne ,  e  i  fiumi  ora 
scorrevano  in  opposte  direzioni  ;  eravam  giunti  nelP  antico 
paese  degli  Hezaresi  ;  i  paesani  aravano  e  seminavano,  men- 
tre  avevamo  veduto  la  raccolta  già  fatta  a  Peisciaver,  ed 
il  grano  in  spiche  a  Gabul  ! 


_j 


vili  23 


178  B*U  E  N  B  S 

Noi  proseguimmoil  nostro  cammino  nelle  montagne^  lun- 
go la  base  de^ monti  Kob  i  Babà,  la  sommità  de^  quali, 
coperta  di  eterne  nevi,  è  notabile  per  tre  picchi  che  sMn- 
naizano  presso  a  poco  a  18^000  piedi  d' assoluta  altezza. 
Nella  sera  del  21  maggio ,  pervenimmo  nel  fondo  del  passo 
di  Hadgigak ,  estremamente  abbattuti  dalla  fatica  e  mezzi 
acciecati  dalla  viva  lucereflessa  dalla  neve.  Pel  tratto  di 
quasi  dieci  miglia,  avevam  camminato  nel  letto  d'un  torren- 
te  coli' acqua  fino  al  ginocchio,  che  risultava  dallo  sciogli*  { 
'        mento  della  neve,  e  che  più  di  venti  volte  attraversammo  •        | 


Entrammo  allora  nella  regione  delle  nevi,  che  avevano 
tuttora  una  gran  profondità;  a  mezzo  giorno  la  tempera- 
turasi  fece  si  dolce,  che  i  cavalli  affondarono  buttando 
giù  cavalieri  e  fagotti ,  ed  in  alcuni  punti  non  f uron  rial- 
zati se  non  con  estrema  difficoltà  •  Ne'  luoghi ,  liberi  dalla 
neve, il  suolo  era  talmente  impregnato  d'acqua  che  era  ri- 
dotto un  vero  pantano ,  in  modo  che  ci  conveniva  calpe- 
stare ora  il  fango  ora  la  neve.  Il  caldo,  pel  riflesso  della 
neve,  io  suppongo,  era  opprimente:  avevo  intieramente 
perduto  Tuso  degli  occhi,  ed  il  mio  naso  s'era  sbucciato  dal 
freddo  prima  che  arrivassimo  ad  un  picco!  forte  al  disotto 
dei  passo;  ivi  la  sera  ci  riposammo  presso  una  famiglia  di 
Hezaresi . 

Così  avemmo  occasione  di  veder  le  genti  di  questa  na- 
zione nel  loro  stato  naturale,  in  mezzo  alle  loro  montagne  . 
Fummo  ricevuti  da  una  vecchia,  in  una  miserabii  casa  a 
tetto  piano ,  scavata  da  un  lato  sotto  terra ,  con  due  o  tre 
fori  nel  tetto,  che  servian  di  finestre:  questa  donna  era  oc* 
cupata  a  custodire  un  suo  nipotino;  essa  ci  accolse  col 
titolo  d' a j^Aà  (signore  );  io  la  trattai  di  macfr^  :  ci  par- 
lò poi  della  sua  casa  e  degli  affari  di  sua  famiglia.  Eravam 
creduti  Persiani;  ed  essendo  gli  Hezaresi  nella  fede  stessa 


TIAGGIO  179 

di  quelb  nazione,  noi  fummo  ospiti  beo  venati:  il  nostro 
vestiario  da  mendicanti  non  permetteva  che  si  sonoprìsse 
che  noi  fossimo  Europei .  Questa  buona  donna  ci  assicurò^ 
che  la  neve  impediva  qui  d^uscire  alia  campagna  per  sei 
mesi  deiranno,  e  che  mai  non  pioveva  ;  raccontò  che  si 
seminava  1*  orzo  nel  mese  di  giugno ,  e  che  si  raccoglieva 
in  settembre  • 

Queste  genti  non  hanno  moneta  e  ne  ignorano  intiera- 
mente il  valore:  noi  ci  procurammo  tutto  quel  che  c^ era 
necessario  per  mezzo  di  baratti  ;  cosi  non  avemmo  moti- 
vo di  mostrar  loro  oro,  che  fa  si  agevolmente  riconoscer 
gP Inglesi  nelle  terre  straniere.  Un  che  viaggi  tra  questi 
montanari ,  non  può  acquistarvi  le  cose  di  prima  neces- 
sità, sennonché  dando  qualche  braccio  di  grossa  tela, 
un  poco  di  tabacco,  del  pepe  o  dello  zucchero,  oggetti  che 
quivi  sono  apprezzati  al  dìlà  del  loro  valore.  Gli  Hezaresi 
sono  una  popolazione  di  gran  semplicità ,  e  molto  difléri- 
Beano  dalle  afghane  tribù.  PeMelineamenti  del  loro  viso, 
che  è  quadrato ,  e  per  gli  occhi  piccoli ,  eglino  molto  as- 
somigliano ai  Cinesi:  nulladimeno  son  di  origine  turca,  ed 
una  delle  tribìi  loro  è  attualmente  chiamata  Hezarè  Tatar. 
Credesi  generalmente  ch^  eglino  cedano  le  proprie  mogli 
alloro  ospiti,  ma  quesf  opinione  è  certamente  erronea.  Le 
donne  godon  d^una  grand^ autorità  e  vanno  senza  velo; 
son  belle  e  la  lor  castità  non  ha  gran  fama,  ciocché  for- 
se ha  cagionato  qualche  scandalo  presso  i  lor  vicini  sun- 
niti ,  da*  quali  son  detestati  siccome  eretici .  Se  il  lor  pae 
se  non  fosse  naturalmente  forte ,  essi  sarebbero  in  poco 
tempo  esterminati ,  non  avendo  che  nemici  da  ogni  parte . 

La  buona  donna  che  ci  aveva  dato  ricovero  contro  la 
neve  ed  il  gelo,  mi  favori  ancora  i  suoi  consigli  per  i  miei 
occhi ,  che  essa  disse  essere  stati  bruciati  dalla  neve  :  mi 


180  BURNBS 

raccomandb  Poso  deiraDiimonio,  che  io  v'applicai  per 
messo  d*  uq  pennellino  ;  la  mia  fisonomia  vi  acquistò  mol* 
io  in  beilezia ,  per  quanto  questa  donna  mi  disse  ;  na  io 
posso  con  ptìi  verità  aggiugnere,  che  mi  sentii  sollevata  e 
molto  meglio  assai^  quando  nuovamente  mi  trovai  in  mez* 
10  alla  neve  • 

Io  osservai 9  che  questi  montanari  (alcuni  de' quali  vi- 
vono ad  un'elevazione  di  11,000  piedi  al  disopra  del  livel- 
lo del  mare)  vanno  assolutamente  esenti  dalla  noiosa  maiat* 
tia  del  gozzo,  che  aveva  veduto  nella  stessa  catena ^  cioè 
neir  Himalaya ,  all'est  dell'Indo,  anche  al  disotto  di  4,000 
piedi:  il  broococele  è  forse  un'infermità  propria  alle  medie 
altezze ,  e  qnest'  opiniene  è  sostenuta  da  medici  abilissi- 
mi: ma  frattanto ,  in  un  trattato  sopra  questa  malattia,  trat« 
tato  che  fòodasi  sopra  una  personale  esperienza  fatta  du- 
rante on  lungo  soggiorno  nelle  montuose  contrade  del  Ni-* 
pai,  il  Braoriey,  medico  di  Calcutta,  cita  de' fatti  che 
condurrebbero  ad  una  contraria  concluaioQe  relativan^n^ 
te  alla  località  del  goozo,  poiefaè  egli  espone  esser  il  gozzo 
slesso  più  generale  sulla  cresta  d' un  alla  montagna ,  che 
nella  vallata  del  Nipal . 

lo  credeva ,  che  gli  abitanti  di  queste  alte  e  triste  re- 
gioni di  tutt'  altro  si  occupassero  che  di  punti  astraili  di 
teologia;  ma  era  fra  loro  arrivato  n  mollah  o  prete ,  che 
annunziava  nuove  dottrine,  e  fra  le  altre  questa,  che  Ali 
era  la  divinità,  e  più  grande  che  Maometto  stesso  •  Questo 
fanatico  avea  raggranellalo  alcune  centinaia  di  settatori , 
ed  aveva  loro  inspirato  si  grande  idea  della  sua  potenza, 
che  gli  credeva  n  quella  perfino  di  resuscitare  i  morti  e  di 
attraversare  impunemente  le  fiamme  •  Uno  de'  capi  He- 
zaresi,  indignato  dalle  bestemmie  di  questo  falso  profeta, 
aveva  predicato  una  spedizione  contro  colui  che  faceva 


VIAGGIO  181 

COSI  prevaricare  i  credenti ,  indacendoli  uelV  errore  ;  e 
molli  de^ftuoi  compatriotti  lo  accompagoarono  per  aiutarlo 
a  ricondarre  nelle  buone  vie  dell' islamismo  tutti  quelli 
che  se  n'erano  allontanati •  Ci  fu  detto  che  questi  settari 
eran  chiamati  Ali  tllahi  ed  avevano  adottato  turpissime 
usanze,  singolarmente  quella  della  comunanza  delle  donne  ; 
celebravan  poi  delle  orgie  nell'oscurità,  ove  si  abbando- 
navano ad  ogni  eccesso,  per  lo  che  era  loro  stato  imposto 
il  nome  di  Uciragh  iucA  (spengitori  di  lumi),  per  allu* 
sione  alle  tenebre  che  le  loro  iniquità  nascondevano.  Son 
certo  che  uoa  tal  setta  non  è  del  tutto  nuova ,  poiché  i 
MogoUi  di  Gabul  han  da  gran  tempo  professato  alcuni  di 
questi  principi ,  ed  ancora  li  praticano  in  segreto  ;  essa  è 
parimente  conosciuta  in  di  verse  parti  della  Persia  e  della 
Turchia,  ma  l'andamento  dello  spirito  umano  non  Taveva 
ancora  estesa  alle  gelide  regioni  deirHindù  Kuch  • 

La  spedizione  degli  Hezaresi  fu  per  noi  una  sfortunata 
combinazione,  poiché  Yezdan  Bakch,  capo  di  dodici  mila 
famiglie  e  signor  di  quelle  gole,  e  la  cui  soggezione  al  capo 
di  Cabul  é  dubbiosissima,  era  sul  punto  di  marciare  per 
prendervi  parte.  Badgi  Khan  Kauker  ci  aveva  dato  per  lui 
una  commendatizia ,  ma  quello  che  ci  venne  raccontato  del 
di  lui  carattere  non  ci  faceva  sperar  dal  canto  suo  che  le 
gientilezze  d'uso,  e  forse  qualche  cosa  meno.  Noi  evitammo 
frattanto  il  centro  del  religioso  tumulto,  dopo  d'aver  aspet- 
tato un'ora  alle  porte  della  sua  fortezza ,  e  dopo  che  ognu- 
no di  noi  ebbe  pagato  una  rupia  a  titolo  di  pedaggio  al 
suo  luogotenente,  per  non  esser  musulmani.  La  nostra 
lettera  forse  impegnò  gli  Hezaresi  a  lasciarci  passare  per 
sì  modica  tassa;  ma  molto  tempo  trascorse  prima  che 
avessero  aggiustato  le  loro  pretensioni  col  cafila  basci ,  il 
quale,  od  tempo  della  negoziazione  del  trattato,  mi  aveva 


idi 


BUR5ES 


fatto  cogli  occhi  alcuni  segni  significanti.  Il  Gerard  ed  lo 
non  cercammo  di  estender  relazioni  con  que^  montanari 
fino  air  intimità;  anzi  ci  limitammo  a  guardarli:  e  dal 
canto  loro^  essi  ci  giudicarono  per  quanto  parve  assoluta- 
mente indegni  della  loro  attenzione  • 

Dopo  una  intera  notte  di  riposo,  cominciammo  ad 
ascendere  il  passo  del  Hadgigak,  che  era  1,000  piedi  al 
disopra  di  noi,  e  12,000  sopra  ai  livello  del  mare:  noi 
partimmo  il  22  di  maggio  di  buonissima  ora.  1  nostri  ea- 
valli sostenevansi  sulla  neve  agghiacciata ,  ed  arrivammo 
alla  sommità  del  passo  prima  che  P  azione  del  sole  P  aves- 
se rammollita  ;  il  termometro  scese  quattro  gradi  disot- 
to al  punto  di  congelazione,  e  il  freddo  era  incomodis- 
simo quantunque  fossimo  vestiti  di  pelliccie  col  pelo  volto 
interna  Mente.  Io  mandava  frequenti  benedizioni  al  buon 
nabao  di  Cabul ,  il  quale  mi  aveva  obbligato  ad  accettare 
una  pelliccia  di  lontra  che  mi  fu  utilissima . 

Non  si  eflettuò  il  passaggio  senza  accidenti ,  avvegna- 
ché non  eravi  strada  tracciata  che  potesse  guidarci  attra- 
verso alla  neve  :  Mohammed  Ali  rotolò  giù  per  un  pendio 
col  suo  cavallo  per  un  centinaio  di  piedi;  un  simil  caso  in* 
travvenuto  a  qualcheduno  del  vanguardo,  servi  d^  avverti- 
mento a  coloro  che  dietro  ne  venivano  onde  sceglier  mi- 
glior  via  ;  ma  non  si  potè  far  a  meno  di  ridere  vedendo  il 
povero  Mohammed  AH  che  capitombolava  col  suo  cavallo, 
giacché  pingue  per  natura  e  tutto  inviluppato  di  pellicce , 
presentava  un  volume  che  di  gran  lunga  superava  la  sua  be- 
stia a  lunghe  gambe,  che  faceva  più  profondi  intagli  nel- 
la neve . 

Incominciavamo  a  salire  il  passo  di  Kalù ,  il  quale  è  di 
1,000  piedi  ancora  più  alto  di  quello  d'Hadgigàk,  quan- 
do la  neve  nuovamente  dtOìcuUò  il  nostro  cammino .  Moi 


VIAGGIO  i83 

>o  salimmo  a  sghembo ,  aggirandoci  intorno  ad  ano  de^suoi 
^cbi ,  e  prendemmo  una  via  laterale  per  una  vallata  ba- 
da un  affluente  deirOxus;  questa  valle  ci  condusse 
'Q .  Nulla  uguagliar  poteva  la  maestà  dei  quadro 
offri  :  orrendi  precipizi  stavan  sospesi  sulle  no- 
I  immensi  frammenti  di  rupe  sparsi  dinanzi  a 
iavano  la  poca  solidità  ;  per  lo  spazio  di  cìr- 
A  impossibile  d'andare  innanzi  a  cavallo 
.luminammo  paurosi  a  piedi  sulPorlo  d^  un 

4.a  valle  presentava  una  sezione, lo  spaccato  della  mon- 
tagna, scena  per  un  geologo  interessantissima;  vi  si  scor* 
gevan  tracce  d^  antiche  forti flcazioni^  sebbene  nonfossevi 
che  un  angusto  sentiero.  Ci  furono  indicati  alcuni  avanzi 
di  case  di  posta  fattevi  edificare  evidentemente  dagl'im- 
peratori mogoUi,  quantunque  se  ne  assegnasse  il  maggior 
numero  al  tempo  di  ZohalD,  re  di  Persia.  Un  castello ,  in 
partìcolar  modo  situato  all'estremità  settentrionale  della 
vallea,  della  quale  dominava  lo  sbpcco,  era  stato  con  im- 
menso lavoro  costrutto  sull'orlo  d^un  precipizio ,  e  prov- 
veduto d'acqua  in  modo  ingegnosissimo.  —  Stimo  inuti- 
le di  ripetere  il  racconto  delle  favole  narrate  dal  popolo  in- 
torno a  que'  ruderi. 

Bamian  è  celebre  pe'coiossali  suoi  idoli,  e  per  le  inou- 
merevoli  escavazioni  che  in  tutte  le  parti  di  questa  vallata 
per  un^  estensione  di  otto  miglia ,  si  scorgono  e  che  sono 
la  dimora  delia  maggior  parte  della  popolazione  :  tuttora 
gli  abitanti  chiamano  tali  grotte  sumotch.  Una  collina, 
isolata  nel  mezzo  della  valle,  è  traforata  come  un  favo, 
e  richiamava  alla  nostra  memoria  le  dimore  de'  Trogloditi 
descritti  dagli  Storici  d*  Alessandro .  Essa  porta  il  nome  di 
citta  di  Ghulghula,  e  consiste  in  una  serie  coatinoa  di  ca* 


1S4 


BURIVBS 


vita  e  grotte  praticate  io  tutte  le  direzioni ,  le  quali  si 
considerano  opera  d' un  re  cbiamato  Dgelal.  Non  è  molto 
difficile  il  forar  le  montagne  d^Bamian,  essendo  composte 
d^  argilla  secca  e  di  ghiaia;  ciò  nonostante 9  la  grand"" esten- 
sione data  a  questi  lavori  eccita  V  attenzione .  Sono  state 
fatte  escavazioni  da  ciascun  lato  della  valle ,  ma  il  mag- 
gior numero  trovasi  su  quello  del  nord,  ove  sono  gli 
idoli;  esse  formano  nn^ immensa  città.  Vison  frequente- 
mente impiegati  operai  per  farvi  delle  escavazioni ,  e  le 

« 

cure  di  coloro  che  li  pagano  son  ben  ricompensate  con 
anelli ,  medaglie ,  utensili  ed  altri  oggetti.  Le  medaglie 
hanno  generalmente  iscrizioni  cufiche,  e  son  posteriori  al 
secolo  di  Maometto  • 

Quest*  iocavamenti ,  questi  fori  ed  antri,  non  hanno  al- 
cuna pretensione  architettonica,  che  altro  non  sono  che 
semplici  aperture  quadre  praticate  nella  montagna  :  alcune 
hanno  la  volta  in  forma  di  cupola  con  un  fregio  scritto  nel 
punto  donde  si  spicca  •  Gli  abitanti  spaccian  molti  singolari 
racconti  su  queste  cave,  e  fra  gii  altri  quello  di  una  madre 
che  vi  tenne  perduto  il  suo  figliuolo  dodici  anni  !  Non  è 
possibile  prestar  fede  a  questa  novella  ;  ma  essa  serve  a 
dare  unMdea  dell*  estensione  di  queMavori.  Vedonsi  da 
ogni  parte  escavazioni  intorno  agFidoli  colossali  diBaihiao, 
ed  un  mezzo  reggimento  potrebb*  essere  alloggiato  in  quel- 
la solamente  che  trovasi  al  disotto  del  più  grande  di  essi . 

Bamian  dipende  da  Cabul:  ella  sembra  esser  città  prò- 
digiosamente  antica  ;  forse  è  pur  dessa  la  città  che  Alessan- 
dro incontrò  alle  falde  del  Paropamlso,  prima  d'entrar 
nella  Battriana  :  il  paese  di  fatti  a  Cabul  a  Balkh  è  chia- 
mato ancora  Bakhtar  Zemin  (  terra  de'  Battriani  ) .  Il  nome 
di  Bamian  derivra  dicesi  dalla  sua  elevatezza ,  barn  signifi- 
cando  un  balcone,  e  l'annesso  ion  paese .  Le  si  può  appli- 


VIAGGIO  i85 

car  questa  denominaiione  a  cagion  deUci  caverne  che  a'  inal- 
zano le  une  sulle  altre  nella  rupe. 

Nrasun  avanzo  d^  asiatica  anticaglia  ha  tanto  eccitato  la 
curiosità  de'dotti  quanto  gl'idoli  giganteschi  di  Bamian. 
Fortunatamente  io  posso  presentare  un  disegno  di  queste 
imagini:  esse  consistono  in  due  figure;  d^uomo  Tuna, 
l'altra  di  donna:  la  prima  chiamata  Silsal^  la  seconda 
Seiahmama .  Queste  statue  sono  scolpite  in  tutto  rilievo 
sul  davanti  della  rupe,  e  rappresentano  due  imagini  colos- 
sali «L^  uomo  è  il  piò  grande^  e  la  sua  altezza  è  di  120 
piedi  :  egli  occupa  una  superficie  di  70  piedi ,  e  la  nicchia 
lidia  quale  è  collocato  appresso  a  poco  ha  la  medesima  prò- 
rendita.  L'idolo  è  mutilato;  le  sne  gambe  furono  fracas* 
aste  dalle  palle  di  cannone ,  e  al  disopra  della  bocca  il  viso 
è  distrutto.  Le  labbra  son  grossissime,  le  orecchie  lunghe 
e  pendenti ,  e  sembrerebbe  che  la  testa  fosse  stata  sormon* 
tata  da  una  tiara .  Il  corpo  è  avviluppato  io  un  mantello, 
che  da  ogni  parte  lo  cinge ,  il  quale  è  fatto  con  una  specie 
dMntooaco;  e  de^cavicchi  impiantati  in  diverse  parti  della 
statua  devono  aver  servito  a  poterlo  fissare .  La  figura  non 
presenta  alcuna  simmetrìa ,  e  il  panneggiato  ha  poca  ele- 
ganza :  le  mani  che  sostenevano  il  manto  sono  state  in- 
frante . 

La  statua  deNa  donna  è  meglio  eseguita  di  quelia  del- 
r  uomo  5  ma  non  ne  è  migliore  il  vestimento  :  è  scolpila 
nel  medesimo  scoglio  alla  distanza  di  600  piedi  ^  ed  ha 
dimensiooi  nrinori  della  metà .  Dai  ragguagli  somministra- 
timi  dagli  abitanti  riconobbi  che  la  statua  deir  idolo  mino- 
re è  quella  del  figlio  o  del  fratello  del  personaggio  rap' 
presentato  neiraltro  colosso.  Il  disegno  che  presento  darà  di 
queste  statue  un*  idea  piii  esatta  di  quel  che  noi  potrebbe 
fare  una  minuta  descrizione. 


Vili. 


2ì 


18C 


BURNES 


Le  aperture  qaadre  e  centinate  che  vedonsi  sulla  ta  • 
vola  rappresentan  T  entrature  delle  caverne  o  escava- 
zioni ,  e  attraverso  di  queste  una  via  conduce  alla  som  - 
mita  de^  due  idoli  •  —  Le  caravane  di  Gabul  fan  general- 
mente la  fermata  nelle  caverne  inferiori  :  le  superiori  ser- 
von  di  granai  alla  popolazione  di  Bamian. 

Debbo  ora  parlare  di  quel  cbe  %V  idoli  offrono  di  mag- 
giormente curioso.  Le  nicchie  di  ciascheduno  sono  state 
pel  passato  rivestite  d^un  intonaco  ed  ornate  di  pitture 
d^  umana  figura  ^  che  son  da  pertutto  disparse  fuorché 
nella  parte  immediatamente  situata  al  disopra  della  testa 
delle  statue:  anzi  ivi  i  colori  sono  tanto  vivaci,  le  pittui^e 
tanto  distinte 9  quanto  quelle  delle  tombe  egiziane.  Poca 
è  la  varietà  del  disegno  in  queste  figure ,  le  quali  rappre- 
sentano il  busto  d^una  donna  con  una  ciocca  di  capelli  sul 
capo  f  ed  un  manto  che  cuopre  la  metà  del  corpo;  il  resto 
è  circondato  d^  un** aureola,  e  da  una  seconda  è  coronata  la 
testa.  Potei  distinguere  in  una  parte  un  gruppo  di  tre  don- 
ne, runa  dietro  all' altra.  L^  esecuzione  dell^  opera  è  me- 
diocre, e  poco  superiore  a  quella  de^  quadri  che  i  Cinesi 
fanno  ad  imitazione  de'  lavori  d' un  artista  Europeo  • 

Le  tradizioni  degli  abitanti  relativamente  agP  ìdoli  di 
Bamian,  son  vaghe  e  poco  sodisfacenti;  raccontasi  eh' e- 
giino  furono  sculti  verso  T  epoca  deli'  era  cristiana  da  una 
tribù  di  Kaffiri  o  infedeli,  per  rappresentare  un  re  chia- 
mato Silsa  e  la  moglie  di  lui,  il  quale  regnava  in  remoto 
paese  ed  era  adorato  per  la  sua  potenza .  Gl'Indiani  affer- 
mano,  ch^essi  furono  scolpiti  dai  Pandusi,  e  che  il  gran 
poema  epico  del  Màhabarat  ne  fa  menzione .  Certo  è  che  ì 
brahmanisti ,  passando  dinanzi  a  quest*idoli,  alzan  le  mani 
in  segno  d' adorazione  ;  eglino  non  fanno  loro  oblazioni , 
forse  perchè  cadute  in  disuso  dopo  la  nascita  delf  islamis- 


>  >.. 


VIAGGIO  187 

mo .  —  So  che  una  congettura  attribuisce  queste  imagini 
ai  buddhisti^  e  le  lunghe  orecchie  della  statua  maggiore 
rendon  probabile  tal  supposizione.  Non  potei  scorgere  al- 
cuna rassomiglianza  fra  quest'  idoli  e  le  gigantesche  fi- 
gure delle  caverne  di  Salsetta  presso  Bombay.  Trovai  a 
Manikiala  nel  Pendgiab  ^  presso  al  celebre  tope ,  un  vetro 
o  antica  cornalina  con  un^  impronta  perfettamente  simile 
a  quella  testa;  ed  osservai  nelle  pitture  al  disopra  degFido- 
li^  una  perfetta  conformità  di  lineamenti  colle  imagini 
deUempli  dgiaini  deir India  occidental€^  sul  monte  Abù  ^  a 
Ghirnar  ed  a  Politana  nel  Kattivar.  Io  penso  ch^  elleno  rap- 
presentino figure  di  donna  ^  ma  il  disegno  è  grossolano? 
quantunque  i  colorì  sieno  brillanti  e  belli. 

Nulla  nelle  imagini  di  Bamian  mostra  gran  progresso 
nelle  arti  ;  non  vi  si  vede  se  non  quel  che  artisti  i  più 
ordinarli  avrebber  potuto  agevolmente  eseguire  :  per  con- 
seguenza non  si  posson  riferire  air  invasione  de^  Greci, 
tanto  più  che  ninno  degli  storici  d^ Alessandro  ne  parla. 

Ma  lo  Scerif  Eddin  Ali,  storico  di  Timur,  ha  descritto 
le  caverne  e  gP idoli  di  Bamian.  Egli  dice  questi  esser  tanto 
alti ,  che  ninno  degli  arcieri  potè  arrivar  a  colpirne  le  te- 
ste ;  e  quest'  autore  fa  pur  menzione  della  strada  che  dal- 
l' interno  della  montagna  conduce  alla  lor  sommità.  Li 
chiama  Lai  e  Marni  ^  nomi  di  due  idoli^' celebri  menzio- 
nati nel  Corano. 

Non  esiste  inscrizione  a  Bamian  che  possa  seguir  di 
guida  per  riguardo  all'istoria;  e  tutte  le  tradizioni  mo- 
derne son  talmente  confuse  col  nome  d^Alì  (il  quale, 
come  ben  si  sa ,  non  mai  venne  in  questa  parte  delP  Asia), 
che  mm  son  molto  atte  a  soddisfare  •  Non  è  impossibile , 
che  r  opera  degli  idoli  di  Bamian  debbasi  al  capriccio  di 
qualche  considerevol  personaggio,  che  dimorava  in  que- 


188  B  U  R  x\  E  S 

Sta  regione  piena  di  caverne  scavate  dall'  arte ,  il  qnale 
cercò  d' immortalizzarsi  con  queste  statue  colossali . 

Dopo  un  gioroo  di  ripeso  a  Bamian ,  ove  non  avemmo 
a  lodarci  d^  essere  ricevuti  con  troppa  ospitalità  ^  avvegna- 
chà  si  durò  fatica  a  trovare  un  piccol  ricovero^  e  fum- 
mo costretti  ad  uscir  da  diverse  case  nelle  quali  ci  era- 
vamo introdotti,  partimmo  per  Sighan  che  B*è  distante 
30  miglia  •  —  Alle  gole  d' Akrobat  j  che  passammo  in  par- 
te,  abbandonammo  il  territorio  attuale  del  regno  di  Ga- 
bul,  a  mettemmo  il  piede  su  quello  del  Turkestan  |  che  gli 
Europei  chiaman  Tartarta  o  Tataria.  Dietro  la  guida  delle 
nostre  carte,  io  mi  aspettava  di  trovar  al  di  là  grandi  e 
nevose  montagne  ;  ma  erano  invece  nella  catena  situata 
posteriormente,  e  noi  le  scorgevamo  dietro  alle  nostre 
spalle.  UKob  i  Babà  ò  il  vero  gran  prolungamento  del- 
rHindù  Kucb. 

Avevamo  ancora  davanti  una  larga  cinta  di  monti  da 
valicare;  ma  tran  però  quas' intieramente  sgombri  da  ne- 
ve, e  molto  più  t>assi  di  quelli  che  già  avevam  traversati. 

Fummo  condotti  al  passo  di  Akrobat  da  venti  cavalieri, 
in  virtù  d^  una  lettera  di  raccomandazione  d'  Badgi  Khan 
di  Gabul  pel  governator  di  Bamian;  questa  scorta  era  de- 
stinata a  proteggerci  contro  i  Dih  Zaoghi,  Hezaresi  che  iur 
festan  quelle  strade .  Questi  cavalieri  montavan  superbi 
cavalli  turcomanni,  ed  eran  seguiti  da  veltri  del  paese, 
razza  di  cani  agilissimi  al  corso,  de' quali  il  corpo  e  le 
zampe  ricopre  ispido  pelo  •  Que'  cavalieri  licenziaroosi , 
nelle  strette  dei  monti  e  noi  dicemmo  addio  a  loro  ed  al  re- 
gno di  Cabul. 

A  Sighan,  noi  ci  trovammo  sul  territorio  di  Mohammed 
Ali  Beg ,  capo  uzbeko  ,  che  alternativamente  è  suddito 
del  Gabul  e  dei  Khunduz ,  secondqchè  i  sovrani  di  questi 


VIAGGIO  189 

due  Siati  diveogoa  rispeltivameiite  pia  potenti.  Egli  sod* 

'  disfa  al  capo  di  Cabtd  mercè  un  picco!  numero  di  cavalli, 
e  al  signor  di  Khunduz ,  mercè  schiavi ,  presi  io  alcune 
escursioni  da^suoi  figli  e  da^suoi  ufficiali,  ai  quali  di 
laoto  in  tanto  commette  queste  spedisiooi .  Tale  è  la  dif  • 

I        lerenza  di  gusto  fra  il  suo  vicino  del  nord  e  quello  del 

0ttd  •  Gli  schiavi  sono  Hezaresi ,  ai  quali  gli  Usbeki  fanno 

continua  guerra ,  per  essere  sciiti  e  affinchè  possano  con^ 

vertirsi  e  divenir  sunniti  e  buoni  musulmani. 

Un  amico  di  questo  capo  gì*  indirizzò  non  ha  guari  delle 

j  rappresentanze ,  sopra  questa  grave  infrazione  della  legge 
del  profeta,  cioè  di  rullar  gli  uomini*  Mohammed  Ali  Beg 

I  convenne  del  delitto:  »  ma,  diss*egli,  poiché  Iddio  non 
•  turba  i  miei  sonni ,  e  la  coscienza  è  tranquilla ,  io  non 
»  vedo  per  qua!  ragione  rinunziar  debba  ad  un  traffico 

'  •  tanto  husroso!  »  Avrei  desiderato  poter  amministrare 
una  narooCiea  pozione  a  quell^Uzbeko  tanto  soddisfatto  della 
propria  coscienza . 

Egli  non  gode  buona  fama ,  tanto  per  V  equità  che  per 
la  protezione  che  accorda  a^  viaggiatori  ;  V  anno  trascorso, 
una  carovana  d^  Ebrei  che  andava  a  Bukhara  passò  per 
Sighan,  ed  egli  trattenne  alcune  delle  loro  donne:  imprese 
a  palliar  questa  violaziooe  del  diritto  delle  genti ,  ad  ogni 
rimostranza  rispondendo  che  i  6gli  di  esse  diverrebbero 
musulmani ,  il  che  giustificava  nelP  opinione  dei  devoti 
la  di  lui  condotta  •  In  tal  modo  questo  malvagio  rapisce  gli 
nomini ,  e  fa  oltraggio  alla  moglie  d^  un  viaggiatore  ;  per- 
chè pretende  che  così  diportandosi  le  sue  azioni  sien 
grate  a  Dio ,  e  conformi  a^princfpii  della  sua  religione! 

11  nostro  cafila  bascì  si  rese  presso  Mohammed  Ali  Beg 
per  annunziargli  il  nostro  arrivo ,  e  par  che  gli  dicesse 
che  noi  eravamo  de^ poveri  Armèni:  egli  scherzò  seco  lui, 

1 

i : 


ino  BURNES 

e  gli  rispose  cbe  forse  eravam  Europei  ;  ma  Haiat  invocò 
la  testimoDianza  d'una  commendatizia  diCabul,  nella  quale 
non  eravam  designati  sotto  questo  nome  •  Una  pezza  di 
naokioo  e  ottoo  nove  rupie,  tassa  usuale  per  una  cara- 
vana,  soddisfecero  quest^  Uzbeko  mercante  di  carne  urna- 
na ,  e  noi  passammo  quetamente  la  notte  in  un  Mehman 
Khanè^  osteria  pulitissima  e  guernita  di  tappeti,  situata 
air  estremità  del  villaggio;  il  capo  cMnviò  una  coscia  di 
capriolo,  perchè  eravam  conosciuti  da^ suoi  amici  di  Ga- 
bnl. 

Già  scorgevasi  cb^ eravamo  in  una  contrada  differente; 
il  pavimento  delle  moscbee  era  coperto  di  feltro ,  ciò  cbe 
indicava  una  maggiore  attenzione  a  tutto  quel  cbe  riguar- 
da la  religione;  e  questi  edifizi  erano  meglio  fabbricati  di 
quelli  cbe  per  P  innanzi  avevamo  veduti  •  Fummo  av- 
visati di  non  addormentarci  co'  piedi  volti  verso  la  Mec* 
ca  ,  il  cbe  indicberebbe  dispregio  per  la  città  santa . 

D' allora  in  poi  io  non  stesi  più  le  mie  mappe  e  non 
le  orientai  colla  bussola  se  non  nelP  intemo  delle  case, 
mentre  fin  allora  aveva  fatte  fuori  le  mie  osservazioni;  non 
ci  misi  però  minor^ attenzione.  Tagliai  pure  la  porzione 
centrale  e  intermedia  dei  miei  mustaccbi,  percbè  la  di- 
menticanza di  quest^uso  mi  avrebbe  segnalato  come  scii- 
ta,  e  per  conseguenza  come  un  eretico  • 

Noi  facemmo  tutti  questi  aggiustamenti  a  Sigfaan,  bel 
villaggio  con  ameni  giardini ,  sebben  situato  in  una  triste 
vallea  sprovveduta  d' ogni  vegetazione .  Quando  V  indoma- 
ni mattina  ne  partimmo,  un  uomo  venne  con  noi  fino  ad 
una  distanza  di  1,500  piedi  per  darci  il  fatiha^  ossia  la 
benedizione,  conforme  all'usanza  del  paese:  noi  ci  bat- 
temmo  seriamente  la  barba,  nel  ricever  un  tal  onore,  e 
partimmo  • 


VIAGGIO  i91 

Vedendo  la  rigida  osservanza  delle  leggi  di  Maometto  ^ 
e  il  costante  ritorno  alla  pratica  del  Corano  in  ogni  azione 
della  vita ,  io  augurai  sfavorevolmente  circa  V  accoglimen- 
to che  proveremmo  tra  gli  uomini  che  eravam  per  fre- 
quentare, e  circa  la  confidenza  che  in  essi  potremmo  avere . 
mi  venne  in  mente  la  spedizione  del  principe  Bekevitch  ; 
mi  risovvenni  di  Moorcrofl  e  de^  suoi  compagni  di  sventu- 
ra ,  ì  quali  prima  di  noi  eran  penetrati  in  queste  contrade. 
La  sorte  deiruiSciale  russo  e  del  suo  piccolo  esercito  è  ben 
nota;  eglino  furon  traditi  e  crudelmente  trucidati . 

Non  fu  meno  tristo  il  destino  di  Moorcroft ,  che  mori 
di  febbre  con  tuttM  suoi  e  non  senza  sospetto  d^una  fine 
più  violenta  •  —  Ma  non  potemmo  tuttavia  far  a  meno  di 
persuaderci,  che  dinanzi  a  noi  aprivasi  una  prospettiva 
più  incoraggiante:  noi  non  viaggiavamo  in  cerca d^oro  o 
per  fondar  colonie  ,  come  i  Russi  ;  né  tampoco  avevam  le 
ricchezze  del  viaggiatore  inglese,  le  quali ,  non  ho  esitanza 
dirlo ,  furon  la  causa  della  sua  sventura.  Non  avevam  ne 
anche  doni  pe^  capi ,  giacché  meglio  era  passar  per  pove* 
ri,  che  metter  a  repentaglio  la  vita,  eccitando  la  cupidigia 
d^  uomini  venalissimi . 

È  facile  imaginarsi,  che  in  quel  momento  le  nostre  sen- 
sazioni non  eran  di  troppo  lieta  natura  ;  ma  un'esperienza 
piò  compiuta ,  dissipò  molti  de^  nostri  timori.  Lo  stesso  no- 
stro cafila  bascì  aveva  idee  alquanto  strane  :  poco  tempo 
dopo  la  nostra  partenza  da  Cabol ,  tolsi  da  terra  un  sasso 
lungo  la  via  per  esaminarne  la  formazione  ;  il  nostro  uo- 
mo, che  stava  guardandomi,  tosto  mi  chiese  con  inquieta 
curiosità: —  •  L'hai  tu  trovato?  •  —  »  Cosa?  »  —L'oro.  • — 
Buttai  via  subilo  il  sasso,  e  fui  in  seguito  più  circospetto 
nelle  mie  osservazioni . 


193  B  C  R  N  B  9 

Dopo  d*  aver  abbandonato  Sìgban ,  traveraamoio  il  [>as- 
80  di  Dandan  Scikun{iì  roa^pi- denti ),  nome  ehe  gli  è  stato 
adequatamente  applicato  tanto  egli  è  ripido  e  difiicUe  •  Yi 
trovammo  a  profusione  la  pianta  dell*  assafetida  ed  i  ufh 
stri  compagni  di  viaggio  ne  mangiarono  con  delizia,  lo 
credo  ch^ella  sia  il  silghium  degli  storici  d^  Alessandro  ; 
poiché  le  pecore  se  ne  pascolano  con  graod^  avidità,  egli 
abitanti  la  riguardano  come  molto  nudritiva  •  Scendemmo 
poi  in  una  stretta  vallata,  ove  era  un  bel  verziere  d^ albi- 
cocchi, che  per  qualche  miglio  estendevasi  ai  di  là  del  vii- 
laggio  di  Kamard.  Le  rupi  de^  due  lati  innalzavansi  3,000 
piedi ,  ed  erano  non  di  rado  molto  scoscese;  la  vallata  in 
nessuna  parte  eccedeva  i  900  piedi  in  larghezza  •  Non  po- 
temmo scorger  le  stelle  onde  far  qualche  osservazione  in 
tempo  di  notte:  questo  quadro  era  estremamente  impo- 
nente . 

Kamard  è  la  residenza  di  Rahmat  Ullah  Khan,  altro  pic- 
colo capo  ;  costui  è  un  Tadgdiko  molto  dedito  al  vino ,  cbe 
ne  era  privo  da  otto  giorni,  il  cbe  strappavagli  esclanui- 
zioni  e  doglianze,  che  molto  dtvertiron  le  nostre  genti  pei 
rimanente  del  viaggio  di  quel  giorno: —  >  Senza  il  mio 

•  bicchiere  ricolmo,  egli  diceva,  il  cielo  e  la  terra  son  nul- 

•  la  per  me  ^  •  e  ci  fece  vedere  un^  enorme  bottiglia,  seria- 
mente pregando  il  nostro  cafila  basci  di  riempirla  a  Kul- 
lum,  e  di  rinviargliela  per  la  prima  occasione.  Una  gros- 
solana cintura ,  unita  alla  promessa  del  vino ,  soddisfece 
questo  capo;  poiché  egli  reclama  anche  una  tassa  sopra  t 
viaggiatori ,  sebbene  egli  altro  non  sia  che  un  tributario 
di  Khundoz.  La  sua  potenza  è  limitata;  ed  il  modo  con  cui 
compie  i  suoi  doveri  verso  Mobammed  Ali  Beg  suo  signo- 
re, è  veramente  curioso .  Incapace  di  far  degli  tscepaussi 
o  scorrerìe ,  come  fa  il  suo  vicino  di  Sighan,  per  rapir  de- 


VIAGGIO  195 

gli  uomini,  sMinpadroQi  protervamente  Tanno  passato  di 
tutti  gli  abitanti  d^  uno  de'  suoi  villaggi ,  e  gli  spedi  tutti , 
uomini,  donne  e  fanciulli,  a  Khunduz  come  schiavi.  Egli 
fu  ricompensato  della  sua  divozione  e  de'  suoi  servigi ,  col 
dono  di  tre  villaggi  ;  ciò  nonostante  noi  prendemmo  per 
scortarci  nel  nostro  viaggio  il  figlio  di  quel  furfante,  e 
facemmo  bene  ad  agire  in  tal  modo . 

Il  capo  di  Kamard,  in  una  contesa  che  alcuni  anni  so- 
no ebbe  con  uno  de'  suoi  vicini,  vi  perde  la  moglie  la  qua- 
le fu  presa  :  ella  venne  tosto  menata  nelP  harem  del  suo  ri- 
vale, e  col  tempo  gli  diede  una  prole  numerosa.  Dopo  un 
certo  lasso  di  tempo ,  una  circostanza  la  rese  al  suo  primo 
sposo;  ma  questi  commise  a'  dottori  musulmani  la  cura  di 
decidere,  se  fosse  conveniente  riprenderla  nella  sua  fami- 
glia: ma  siccome  questa  donna  era  stata  rapita  senza  il  suo 
consenso,  essi  pronunziarono  poter  nuovamente  esser  ri. 
cevuta  con  tutta  la  sua  progenitura .  Del  resto ,  è  cosa  tra 
i  Turchi  comune  di  prender  per  spose  quelle  de' loro  ne- 
mici ,  che  loro  sono  state  tolte  in  battaglia  ;  ma  tal  co- 
stume è  barbaro,  e  sembra  in  opposizione  co'  sottili  prin- 
cipi di  delicatezza,  che  relativamente  alle  donne  i  musul- 
mani professano. 

Ho  finora  obliato  di  dire ,  che  il  nazir  nostro  compa- 
gna, aveva  seco  un  certo  Mohammed  Hossein,  lepido 
personaggio,  il  quale  aveva  viaggiato  in  Russia,  e  che 
spesso  ci  raccontava  deUe  particolarità  sopra  questa  con- 
trada e  sulla  capitale  degli  Gzari ,  la  quale  gli  era  sembra- 
ta, siccome  a  molt' altri  Asiatici  che  ho  successivamente 
incontrati,  atta  ad  offrire ,  pel  vino  e  per  le  donne,  un'idea 
abbastanza  precisa  del  paradiso  di  Maometto .  Un  musul- 
mano ,  trasportato  fuor  del  suo  paese  ove  le  donne  stan 
recluse ,  non  può  non  essere  meravigHato  del  gran  cam- 


T1II  25 


I 


194  BURNES 

biamejìto  cbe  osserva  a  questo  riguardo  in  uoa  contrada 
europea:  ma  in  Russia,  ove,  secondo  tutte  le  relazioni, 
il  contegno  morale  della  società  sembra  essere  alquanto  li- 
bero, debbe  essere  estremo  il  suo  stupore.  Gli  spedali  de- 
gli esposti  e  gP individui  cbe  li  abitano,  son  soggetti  di  eoa- 
tioue  oeservaziopi  \  e  per  severo  cbe  sia  staio  il  profeta 
ce!  proibir  le  bevande  inebbrianti ,  potei  discuoprire  da 
coloro  che  tra  i  suoi  settatori  avean  visitalo  la  Russia, 
ch^  eglino  non  avevan  potuto  resistere  alla  tentazione  del- 
r  acquavite  e  del  punch.  Molti  Asiatici  erano  diventati  an- 
che giuocattri,  eU  commercio  aveva  introdotto  le  carte 
nella  città  santa  di  Bukhara .  . 

Y'è  molta  uniformità  nella  descrizione  de^  sentimenti 
provati  da  un  Asiatico  alla  vista  dell'Europa  ;  non  ostante 
i  loro  racconti  san  sempre  interessanti .  Notan  essi  con 
singolare  gravità  una  moltitudine  dMnezie  e  di  bagattelle 
cbe  ci  sfuggono:  ma  nulla  è  più  sorprendente  per  un  Asia- 
tico della  tenuta  e  disciplina  militare,  cb' ei  considera  co» 
.me  una  specie  di  tortura  e  di  oppressione  •  Io  ho  dovuto  ri- 
.spondere  a  ripetute  ed  infinite  domande ,  sulla  utilità  di 
far  guardare  un  uomo  sempre  dal  medesimo  lato,  e  di  far- 
lo sempre  partire  nelle  parate  col  medesimo  piede  innan- 
zi. Non  avendo  costorp  3eot ito  parlar  mai  di  Federico  il 
Grande,  non  potei  rimandarli  all'imponente  autorità  del 
suo  nome  per  un  esempio  ;  ma  citai  loro  V  India  e  la  Per- 
sia ,  come  atte  ad  offrir  prove  certe  del  vantaggio  della 
dlscijriina  suir  indisciplinato  valore  •  Gli  Asiatici  hanno 
idea  più  aita  della  saviezza  che  della  bravura  degli  Euro- 
pei ;  e  in  verità ,  poiché  il  secolo  della  forza  iuica  è  fi- 
nito, la  saviezza  è  il  coraggio . 

Il  26  maggio  traversammo  il  Kara  SuUal ,  cioè  passo 
nero,  cbe  è  l'ultimo  del  Caucaso  Indiano*,  frattanto  ave* 


VIAGGIO  IH* 

vamo  ancora  a  percorrere^  95  miglia  prima  d^ esser  fuori 
delle  montagne.  Noi  discendemmo  nel  letto  del  Kuliim,  e 
seguimmo  questo  fiume  fino  al  villaggio  del  Duab  ^  tra 
spaventosi  precipizi  9  che  nella  notte  non  lasciavan  vede* 
re  altre  stelle  tranne  quelle  poste  al  zenit.  — NelP attra- 
versare quel  passo,  un^avventura  ci  fece  conoscere  i  costu- 
mi del  popolo  in  mezzo  al  quale  viaggiavamo  9  la  quale 
avrebbe  potuto  diventar  seria  • 

11  nostro  cafila  basci  ci  aveva  già  avvisati  cbe  eramo 
in  un  pericoloso  cantone  ;  e  perciò  prendemmo  una  scor- 
ta comandata  siccome  ho  già  detto  dal  figlio  di  Rbamat 
Uliab  Khan  •  Nel  mentre  che  ascendevamo  il  passo ,  in- 
contrammo una  numerosa  caravana  di  cavalli  cbe  anda- 
vano a  Cabul;e  pervenuti  alla  sommità ,  scorgemmo  una 
frotta  di  ladri  che  eran  sulla  cima  d^  un  monte  dalla  parte 
dell' Hindn  Kuch*  11  grido  d'a//aman  /  allamanJ  cbe  si- 
gnifica un  ladro ^  si  fé  sentire  all'istante  ;  e  noi  ci  spin- 
gemmo innanzi  colla  nostra  scorta,  per  ricevere,  e  se 
possibilera^  combatter  la  masnada.  Gli  i^sassini  osservava- 
no i  nostri  movimenti  ;  e  f  uron  raggiunti  da  altri  uomini 
cbe  erano  stati  in  agguato ,  ciocché  fece  ascendere  II  lor 
numero  ad  una  trentina .  Ciascuna  delle  due  parti  man- 
dò innanzi  on  par  di  cavalieri ,  cbe  arrestaronsi  ad  una 
distanza  d' un  centinaio  di  piedi  gli  uni  dagli  altri  e  par- 
lamentarono. Gli  assassini  erano  Uezaresi  Tatari ,  coman- 
dati da  Delaver,  famoso  nuasnadiero ,  cbe  era  corso  in  trac* 
eia  della  caravana  di  cavalli:  or,  avendo  saputo  eh' essa 
avea  traghettato,  e  die  noi  eravamo  in  sì  buona  compa- 
gnia com'era  quella  del  figlio  del  capo  di  Kamard^  rinun 
ziarono  a  qualunque  idea  d'aggredirei  ;  laonde  affrettam- 
mo il  nostro  cammino.  Subito  cbe  fummo  usciti  dal  passo, 
essi  occuparonlo }  totto  il  lor  bottino  coiuistea  in  due  cam- 


19b 


B  U  R  N  E  S 


melli  carichi  9  che  erao  rimasi^  iodietro  alla  caravana. 
Eglino  arresiaronli  sotto i  nostri  occhi ^  siccome  ancorai 
lor  conduttori  j  i  quali  rimaneano  schiavi  pel  rimanente 
della  lor  vita;  e  se  noi  non  avessimo  preso  la  nostra  scorta, 
forse  ci  sarebbe  toccata  la  stessa  trista  sorte  ^  e  saremmo 
subito  diventati  guardiani  delle  greggia  nelle  montagne.  La 
banda  de*  ladri  era  ben  armata  e  composta  d' nomini  riso* 
luti  ;  frustrati  della  lor  preda  ^  attaccaron  nella  notte  il 
villaggio  di  Duab  ove  avevamo  pensato  di  riposarci  ;  ma 
fortuoalamente  eravamo  andati  tre  miglia  più  in  là ,  e 
passammo  la  notte  alfarìa  aperta  nel  letto  d*  un  torrente. 
Tali  incidenti  eran  di  natura  da  suggerirci  delle  riflessio- 
ni ;  noi  dovevamo  dei  ringraiiamenti  al  nostro  cafila  bascl 
per  averci  fatto  scampar  dal  pericolo  colla  sua  prudenza  j 
il  vecchio  si  percosse  la  barba,  benedisse  il  giorno  fortu- 
nato, e  rese  grazie  a  Dio  perchè  aveva  preservato  la  sua 
buona  riputazione  e  la  sua  persona  dalle  aggressioni  di  si- 
mili scellerati. 

'  Poco  dopo ,  il  nostro  viaggio  divenne  piacevole  più  as- 
sai di  quello  che  il  racconto  de^  nostri  pericoli  e  delle  no- 
stre pene  non  darebbe  a  credere .  Ogni  mattina  alla  punta 
del  giorno  montavamo  a  cavallo ,  e  generalmente  cammi- 
navamo senza  fermarci  fino  a  due  o  tre  ore  dopo  mezzo 
giorno .  Noi  percorrevamo  ogni  giorno ,  ragguagliatamen- 
te,  una  ventina  di  miglia  ;  ma  gli  abitanti  di  quelle  con- 
trade non  hanno  regola  per  misurar  le  distanze;  le  miglia 
e  tutte  le  altre  misure  lor  sono  ignote,  e  contan  sempre 
a  giornate  di  cammino.  — Facemmo  sovente  colazione  con 
pance  formaggio,  senza  smontare:  dormivamo  sempre  sul- 
la terra  ed  a  ciel  sereno  ;  dopo  il  viaggio  del  giorno,  noi 
stavam  seduti  colle  gambe  incrociate,  finché  la  notte  ed  il 
sonno  ci  sorprendevano.  —  Le  nostre  genti  nulla  ci  lascia- 


VIAGGIO  197 

▼ano  a  desiderare,  poiché  il  nazir  e'I  suo  faceto  compagno 
di  viaggio  erano  in  tutto  compitissimi:  non  eravamo 
che  otto  di  numero;  tre  di  loro  eran  naturali  del  paese , 
e  due  altri  erano  stati  instrniti  a  fingere  di  essere  intiera- 
mente disciolti  da  noi  ;  uno  di  essi  rilevava  le  direzioni 
del  viaggio  colia  bussola ,  lavoro  del  quale  io  non  poteva 
convenientemente  occuparmi ,  senza  risvegliar  de' sospetti 
che  avrebber  potuto  farmi  riconoscere. 

Koi  dunque  eravam  completamente  felici  in  mezzo  a 
questo  treno  di  vita  ;  ed  alla  nofità  di  tutte  le  cose  che  ci 
si  paravan  dinanzi ,  sentivamo  parimente  della  consolazio- 
ne allorché  riconoscevam  delle  piante  e  degli  arboscelli  9 
simiglianti  a  quelli  della  nostra  patria.  L'uva  spina  ed  il 
lampone,  o  rovo  ideo,  crescevan  sulle  sponde  del  fiume, 
e  la  cicuta  dalPodor  nauseabondo,  che  sorgeva  all'ombra 
di  quelli,  mi  pareva  pur  bella  per  le  rimembranze  che  alla 
vista  di  essa  si  associavano.  — La  società  degl*  altri  viag- 
giatori ci  procurava  essa  pur  del  diletto^  ed  io  coglieva  ogni 
opportuna  occasione  per  mescolarmi  tra  quelli  che  incon- 
travamo per  via  e  nei  luoghi  ove  facevam  le  fermate.  Nulla 
più  m' impicciava  de'di versi  modi  di  salutare  in  uso  presso 
gli  Afghani,  co^  quali  il  tempo  solo  può  familiarizzar  lo 
straniero.  Quando  incontrate  una  comitiva  d'uomini, 
posate  la  mano  destra  sul  vostro  cuore  e  dite:  salam 
aleikom  !  (  la  pace  sia  con  voi  !  )  ;  vi  si  risponde  che  siete 
il  ben  venuto:  e  quando  ve  n'andate,  ripetete  la  stessa 
cerimonia ,  e  di  bel  nuovo  vi  si  risponderti  che  siete  il  ben 
venuto.  —  Per  istrada  un  viaggiatore  vi  saluta,  dicendovi  : 
manda  na  basei  !  (  possi  tu  non  stancarti!  )}  al  che  voi  ri- 
spondete: zinda  basci  !  (possi  tu  viver  lungamente!) — Tra 
conoscenti  i saluti  divengon  più  numerosi.  Ti  si  dice:  Sei 
tu  forte  ?  stai  tu  bene  7  sei  esente  da  disgrazie  7  etc.  etc.  ; 


108  BURNES 

ai  cbe  dovete  rispondere  :  seiuker  !  (  gratta  a  Dio!  ) .  — 
Allorché  partite ,  il  vostro  amico  vi  augura  che  il  viaggio 
Don  vi  sia  noioso 9  e  vi  raccomanda  alla  custodia  di  Dio! 
(ba  aman  ikkuda!  )  —  Se  vi  s'invita  a  pranzo,  dovete  gen* 
tilmente  replicare:  •  la  casa  tua  sia  popolata  t  !  (kkana 
i  io  abad  !  )  e  se  vi  si  dirige  un  complimento  in  qnalsivo- 
glia  occasione,  dite:  ■  io  non  son  degno  di  te,  è  tua  gran- 
dezza !  •  —  Ogni  uoaM> ,  qualunque  ne  sia  il  rango ,  deb- 
b' esser  qualificato  khan  o  aghà,onde  cattivarsene  la  be- 
nivolenza.  Scegli  è  mollah  o  prete,  bisogna  chiamarlo 
akkund  (padrone);  se  è  figlio  di  mollah:  akkundxadè>.  Un 
segretario  è  chiamato  mirza^  ciocché  d'altronde  é  'I  so- 
prannome dato  a  tutte  le  persone  la  cui  qualità  non  é  defi- 
nita^ infatti,  siccome  ho  detto,  noi  fummo  classati  in  que- 
sta categoria  .  Le  persone  tra  le  quali  é  intima  rdazione  ! 
trattansi  di  lalà  (fratelli).  I 

Gli  Afghani  han  senza  dubbio  imparato  da'  Persiani  tut- 
to questo  cerimoniale;  poiché,  quanto  a  loro,  non  v'è  in 
tutta  V  Asia  popolo  più  semplice  •  Era  veramente  piacevole 
il  sentire  i  variati  saluti  cbe  erano  indirizzati  al  nostro 
cafilabascì;  pareva  che  tutte  le  persone  che  incontrava- 
mo per  via  lo  conoscessero  *,  ed  a  misura  che  andavamo  in- 
nanzi ,  avea  T  abitudine  di  darci  delle  lezioni  di  buona  cre- 
anza, ed  io,  come  docile  alunno,  coglieva  tutte  leocca* 
sioni  per  far  veder  che  ne  aveva  profittato . 

Noi  continuammo  a  discendere  per  Kurram  e  Sarbagb 
ino  ad  Heibak,  che  non  é  distante  pih  cbe  una  camminata 
dal  termine  delle  montagne;  e  quindi  i  nostri  alti  e  sterili 
scogli  convertironsi  adagio  adagio  in  meno  inospite  terre  • 
Attraversammo  spaventevoli  gole,  le  cui  pareti,  alte  due 
e  tremila  piedi  al  disopra  delle  nostre  teste ,  stavan  sospe* 
se  sulla  via,  e  le  aquile  ed  i  falconi  descrivendo  de'cir- 


VIAGGIO  199 

coli,  libravansi  neiraria;  disUngoeiiinio  tra  que*  volatiK 
raqaiianera,  che  è  bellitsima .  Io  prossimità  di  Heibak, 
il  passo  si  fa  talmente  aogusto,  che  gli  è  stato  dato  il  no- 
uie  di  darai  undan  (cioè  valle  del  carcere  oscuro);  le 
rapi  sono  taoto  alte,  che  i  raggi  dei  sole  ne  anche  in  pie- 
no meriggio  non  mai  penetrano  in  alcuni  punti.  —  Trovasi 
quivi  una  pianta  venefica ,  che  anche  pe^  cavalli  e  permuti 
è  deleteria;  si  assomiglia  alquanto  ad  un  giglio,  ed  il  fio- 
re ,  lungo  circa  quattro  pollici ,  sta  pendente ,  e  presenta 
on  cilindro  allungato  coperto  di  semi,  il  quale,  sicco- 
me le  foglie,  ha  il  tatto  dei  piii  fino  velluto.  Questa  pian- 
ta ha  nome  zakur  buia  ;  ciò  che  iodica  semplicemente  la 
sua  venefica  qualità.  Ne  ho  portato  una  mostra  a  Calcut- 
ta: il  dottor  Wallich,  botanico  distinto  e  soprintendente 
del  giardino  della  Compagnia ,  mi  ha  detto  esser  una  specie 
di  arum. 

Ben  presto  vedemmo  numerosi  greggi  pascer  le  pian- 
te  aromatiche  delle  montagne,  ed  estesi  verzieri  pieni 
di  alberi  fruttiferi .  De^  branchi  di  daini  saltellavan  sol- 
le sommità  delle  rupi,  e  nelle  valli  la  terra  era  tutta  ri- 
voltata da*  cinghiali ,  che  io  quel  cantone  sono  in  grandis- 
sima copia.  La  popolazione  diveniva  più  numerosa  a  mi- 
sura che  ci  approssimavamo  alle  pianure  del  Turkestan . 
Ad  Heibak  incontrammo  Babà  Beg,  altro  capo  IJzbeko  ed 
abbastanza  fangoso  tirannetto  • 

Ci  avvicinavamo  aHa  sua  città ^  ed  on  viaggiatore  e'  in- 
formò che  questo  capo  aspettava  Parrivo  de^  Firiogbi ,  la 
futura  venuta  de^  quali  eragli  stata  da  quakhe  tempo  an- 
nunziata. -—  Questo  Babà  Beg  è  uno  de'  figli  dì  Khilitch 
Ali  Beg,  che  aveva  governato  Khuoduz  con  molta  modera- 
zione; egli  però  non  ha  seguito  r  esempio  del  padre  suo  : 
avvelenò  il  proprio  fratello  in  on  festino,  e  sMmpadroiA 


200 


BURlf  BS 


de' tesori  di  suo  padre  prima  ch^ei  morisse.  Aveva  su- 
scitato grandMociampi  al  Moorcroft,  e  sapevasi  non  es- 
ser egli  mojto  favorevolmente  disposto  verso  gli  Europei  • 
I  suoi  sudditi,  stanchi  di  tanta  tirannide,  Io  avevano  scac- 
ciato da  Kbunduz,  e  non  possedeva  in  allora  che  il  terri- 
torio di  Heibali .  —  Noi  scorgemmo  il  suo  castello  verso  le 
quattro  ore  dopo  mezzo  giorno  ;  e  non  ci  andammo  se  non 
con  repugnanza  ;  ma  i  nostri  aggiustamenti  furon  condotti 
con  abilità,  ed  anche  allora  ne  uscimmo  sani  e  salvi. 

Noi  ci  eravam  fermati  fuori  della  città,  e  coricati  per  ter- 
ra come  viaggiatori  affaticati ,  coprendoci  con  una  grosso- 
lana coperta  da  cavalli  •  Nella  serata ,  Babà  Beg  venne  in 
persona  a  far  visita  al  nazir ,  e  non  parve  in  modo  veruno 
sospettar  della  nostra  presenza  :  fece  esibizioni  di  ogni  ge- 
nere di  servigi ,  e  propose  d^  inviar  immediatamente  la  no- 
stra comitiva  a  Balk  con  una  scorta  ch^  ei  stesso  fornireb- 
be, ed  evit^ir  cosi  Khunduz;  mi  piacque  una  tal  dispo- 
sizione; e,  siccome  inseguito  vedremo,  essa  ci  avrebbe 
risparmiato  unMn6nità  di  disgusti:  ma  i  nostri  compagni 
di  viaggio  ricusarono  i  buoni  uiHci  di  Babà  Beg,  e  tanto 
vantaronsi  del  loro  credito  a  Khunduz,  che  non  paven- 
tammo d^ avviarci  a  quella  città  dove  finalmente  fummo 
presi  in  trappola.  Nel  mentre  che  Babà  Beg  faceva  la  sua 
visita  al  nazir,  noi  mangiavamo  un  quarto  d'agnello  ac- 
canto al  fuoco  ed  a  breve  distanza  da  lui ,  talché  potevamo 
vederlo  ed  ascoltarne  la  conversazione  :  egli  era  di  trista 
flsonomia ,  ed  il  suo  corpo  dimostrava  un  logoro  Ubertino . 
Siccome  egli  avea  degli  obblighi  verso  i  nostri  compagni 
di  viaggio,  mandò  per  loro  della  carne,  e  delforzo  pei 
loro  animali  j  del  che  noi  ed  i  nostri  profittammo .  Non  fu 
concepito  sospetto  sul  conto  nostro.  La  notte  era  si  bella, 
che  io  non  volli  lasciar  fuggire  questa  prima  occasione  di 


VIAGGIO  «)l 

osservar  la  nostra  latitudine ,  al  nord  deirUindù  Kucb.  — 
Partimmo  P indomane  prima  dello  spuntar  del  sole,  ral- 
legrandoci d^ essere  così  felicemente  scappati  dalle  roani 
d^un  uomo  che  ci  avrebbe  certamente  maltrattati. 

Heibakè  un  villaggio  animato,  ed  ha  un  castello  di  mat- 
toni  seccati  al  sole  5  fabbricato  sopra  un  poggio  che  domi- 
na il  paese.  Per  la  prima  volta  in  queste  montagne  apresi 
la  vallata ,  e  presenta  de^  giardini  ed  un  tappeto  della  più 
bella  verdura  ;  il  clima  stesso  subisce  un  notabii  cambia- 
mento, poiché  vi  si  trova  il  fico,  che  non  cresce  né  a  Ca* 
bui,  né  più  in  alto  ne^ monti.  —  L'elevazione  d' Heibak  so- 
pra al  mare  è  di  circa  4,000  piedi  ;  il  suo  territorio  é  gras- 
so 9  la  vegetazione  magnifica.  —  Ci  eravamo  lusingati  di 
essere  ornai  liberi  dai  serpenti  e  dagli  scorpioni ,  compa- 
gni incomodi  della  temperatura  del  tropico;  ma  essi  eran 
qui  più  numerosi  che  nell'India,  e  molti  ne  uccidemmo 
sulla  strada;  uno  de' nostri  domestici  fu  morso  da  uno  scor- 
pione, e  siccome  secondo  la  popolar  credenza  il  dolore 
cessa  se  Taoimale  é  ucciso,  fu  messo  a  morte  neir  istante . 

La  costruzione  delle*  case  ad  Heibak  lissò  la  nostra  at- 
tenzione: esse  han  delle  cupole  invece  di  terrazze ,  con 
un  foro  nel  tetto  a  guisa  di  cammino;  talché  questo  vil- 
laggio rassembra  ad  un  gruppo  di  grandi  e  bruni  copigli  • 
Gli  abitanti  hanno  adottato  questo  genere  di  fabbricati  a 
cagione  della  scarsità  del  legname .  Gli  uomini ,  che  diffe- 
rì van  come  le  case  loro,  da  quelli  che  pel  passato  avevamo 
veduti,  portavan  berretti  conici  in  luogo  di  turbanti,  e 
quasi  tutti  quelli  che  incontravamo,  tanto  viaggiatori  che 
paesani,  calzavan  lunghi  e  scuri  stivali.  —  Le  donne  pa- 
re van  prediligere  i  più  vivaci  colori  pel  loro  vestiario,  lo 
potei  distinguer  visi  bellissimi,  poiché  oeNillaggi  le  mu- 
sulmane non  si  piccano  d'esser  sempre  velate:  elleno 


vili.  26 


aOS  BCRNBS 

eran  molto  più  bianche  de^  loro  mariti ,  e  nulla  acorgeasi 
di  spiacevole  nel  loro  aspetto ,  sebben  le  fossero  di  razu 
turca.  Allora  potei  comprender  gli  elogi  che  gli  Orientali 
fanno  della  bellezza  di  queste  Turche . 

Il  30  maggio  facemmo  V  ultima  nostra  tappa  nelle  mon- 
tagne ,  e  sboccammo  nel  Turkestan  a  Kulùm  o  Tach  Kur- 
ghan ,  ove  avemmo  una  magnifica  prospettiva  del  paese , 
che  al  nord  prolungasi  in  dolce  pendio  Ano  airOxus.  A  due 
miglia  da  Kulùm  lasciammo  gli  ultimi  monti ,  che  brusca- 
mente sVinnalzano  in  modo  imponente  e  son  dirupati .  La 
strada  che  li  attraversa  va  per  un  passo  angusto  che  pò* 
trebb^esser  facilmente  difeso.  —  Kulùm  conta  10,000  abi- 
tanti :  ella  è  la  città  di  frontiera  di  Murad  Beg  di  Khun« 
1  duz,  capo  potente,  che  ha  soggiogato  tutto  il  paese  al  nord 
deir  Hindù  Kuch.  Noi  scendemmo  ad  un  caravanserraglio, 
ove  appena  si  fece  attenzione  alla  nostra  presenza.  Un  ca- 
ravanserraglio è  troppo  conosciuto  perchè  sia  necessario 
di  farne  lunga  descrizione  ;  è  uno  spazio  quadrato  circon- 
dato di  muri ,  sotto  ai  quali  son  delle  cellule  o  apparta- 
menti 9  in  cui  si  prende  alloggio  :  le  merci  e  gli  animali 
stan  nel  cortile  •  Ciascun  individuo  ha  la  sua  cella,  ov'  è 
assolutamente  segregato;  poiché  è  contrario  air  uso  che 
uno  r altro  importuni:  quelli  che  veggonsi  son  de^ viaggia- 
tori, tutti  affaticati  e  stanchi.  Se  dappertutto  la  società  si 
contenesse  ne^  limiti  come  in  un  caravanserraglio ,  il  mon- 
do sarebbe  esente  dai  mali  della  calunnia.  —  Colà  ci  ripo- 
sammo dopo  una  lunga  e  laboriosa  giornata  fra  monti  e  ru- 
pi ;  e  questo  cambiamento  fu  per  noi  di  gran  sollievo .  Do- 
po la  nostra  partenza  da  Cabul,  avevam  dormito  sempre 
vestiti,  e  non  avevam  potuto  che  raramente  cambiar  di  ve- 
sti, quantunque  più  volte  dovessimo,  far  alto  in  mezzo  ai 


VIAGGIO  fiU5 

fango,  traversare  i  fiami  a  guado,  marciar  nella  neve ,  e 
negli  ultimi  giorni  fossemo  stati  arrostiti  dal  sole  ! 

Ma  queste  non  son  che  lievi  pene  per  un  viaggiatore, 
e  sembrano  anche  insi{{ni6canti  allorché  si  paragonano  al 
piacere  di  veder  nuovi  paesi  e  nuove  $;enti ,  costumi  ed 
usanze  straniere;  e  di  poter  temprare  i  pregiudìzi  della 
propria  patria,  osservando  quelli  delle  altre  nazioni. 


J 


SOMMARIO 


DUZ  —  FARTBIIZA  DA  QCBSTA  CITTA  —  PABTINZA  DA 
KDLÙM  —  PBBICOLI  DILLA  8TBADA  DI  BALKH  —  MI- 
BACCIO  —  MAZAB  ~  TOMBA  DI  TBBBBCB  —  ABBITO  A 
BALKH . 


DEL    CAPITOLO    SETTIMO 

difficoltà'    a   KULÙM  —  QOADBO    DBLLB  STBlfTUBB 
DBL  MOOBCBOFT  —  PABTBRZA  PBB  KBCNDUZ  —  AVYBIV- 

TUBA  NOTTITBHA  —  CONTO  CHB  L'  A17TORB  BBNDB  DI  St  ' 

I 

MBDB81M0  ~  IMFBUDBIIZA    DBL   CONDUTTOBB  —  MODO  ; 

DI  BBTBBB  IL  TÈ  —  CONFBBBNZA  COL  CAPO  DI    KHUN-  l 

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iri£.GQID  DEL3"JBiI13 


CiBTA  GCKEBALC  DEI  VIAGGI  W  ALESSANDRO  BUBNES 


VIAGGIO 


H  KHUNDUZ  R»  A  BALHK 


oi  eravamo  entrali  a  Kuliim  col- 
riQteoziooe  di  partir  riodomaDe 
per  Balkh^  perchè  avevamo  ua^im* 
Kbumiu.  plicita  coofideoaEa  nelle  asserzioni 

de'oostri  compagni ,  i  quali  ci  dicevano,  che  cosi  agendo, 
nulla  avevamo  a  temere.  Si  giudichi  dunque  della  nostra 
sorpresa  allorché  apprendemmo,  che  gli  utBciali  della  do* 
gana  aveano  spedito  un  messo  al  capo  di  Kunduz  ,  per  in- 


iOS  BURNES 

formarlo  del  nostro  arrivo  e  chiedergli  le  sue  istruziooi 
relativamente  a  noi ,  e  nel  tempo  stesso  fummo  invitati  ad 
aspettar  la  risposta .  Il  nazir  fu  estremamente  dolente  di 
questa  detenzione  ;  ma  era  omai  inutile  il  rampognarlo 
per  averci  menati  a  Kulbm  • 

Egli  d'altronde  ci  assicurò  quello  non  essere  che  un  tem- 
porario  disgusto^  e  spedì  dal  canto  suo  una  lettera  al  mini- 
stro a  Khunduz,  pregandolo  a  non  volerci  ritenere  ^  perchè 
senza  di  noi  non  avrebbe  potuto  fare  i  suoi  interessi  in 
Russia  •  Quel  ministro  era  un  amico  della  famiglia  del  na- 
zir; e  se  noi  eravamo  immersi  nelle  difficoltà  9  le  cose 
sembravano  almeno  presentarsi  favorevolmente  abbastan- 
za perchè  potessimo  sperare  d^uscirne  senza  disgrazie.  Non 
potei  fare  a  meno  di  sentir  rammarico  d' essermi  lasciato 
trascinare  dagli  altrui  consigli,  ed  avrei  anche  in  quel  mo- 
mento stesso  tentato  d^  evadermi  alla  volta  di  Balkh ,  se  il 
cafila  basci)  con  tutti  gli  altri,  non  mi  avesse  fatto  sentire 
ciò  esser  temerario  ed  impraticabile.  Nulladimeno,  in  al- 
tro momento ,  cioè  verso  la  mezza  notte ,  il  cafila  base! 
aderì  a  questo  progetto ,  ed  anche  recitò  il  primo  versetto 
del  Corano ,  come  volesse  impegnarsi  per  giuramento  e 
benedir  l'imprendi  mento  :  ma  siccome  io  non  compresi , 
che  il  piano,  V  esecuzione  del  quale  era  diO*erita  alla  notte 
successiva,  dovea  tenersi  segreto  al  nazir,  io  innocente- 
mente glielo  rivelai  Tindomane,  il  che  molto  dispiacque  al 
cafila  basci  ;  il  nazir  dal  canto  suo  se  ne  sgomentò  estre- 
mamente ed  andò  per  le  furie  :  •  Aspettate  la  risposta  da 
i  Khunduz,  ci  disse ,  non  c^è  luogo  a  dubitare  che  non  sia 
»  favorevole.  • 

Noi  dunque  aspettammo,  e  'I  primo  giugno  ricevem- 
mo una  sommazione  di  doverci  sbrigare  e  renderci  a 
Khunduz  ;  mentre  il  ministro,  rispondendo  alla  lettera 


VIAGGIO  Wè 

iti  nostro  conduttore ,  lo  pregava  a  non  lasciarsi  trat- 
tenere per  eagioo  nostra  ^  ed  a  continnare  il  suo  viaggio 
a  Bukbara .  Si  può  concepire,  non  descriver  la  nostra 
sorpresa.  Era  ornai  tardi  per  scappare,  poicbè  eravam 
guardati  a  vista  nel  caravanserraglio  e  gli  ufficiali  della 
dogana  non  vollero  neppar  permettere  che  il  mio  cavallo 
fosse  condotto  in  città  per  esser  ferrato  •  Il  disegno  avreb« 
be  potuto  esser  messo  ad  effetto  al  nostro  arrivo,  ma  allora 
sarebbe  stato  considerato  come  imprude«ite  ;  era  d^  uopo 
dunque  rassegnarsi,  e  far  fronte  alle  difficoltà  della  nostra 
situaaione  con  prontexza  ed  in  modo  conveniente,  lo  feci 
premura  perchè  mi  si  facesse  partir  subito  per  Kbunduz , 
lasciandoa  Kulìim  il  Gerard  con  tutti  gli  altri,  all'eccezione 
di  due  Afghani.  Mi  risolvei  allora  a  farmi  credere  Armeno, 
e  pensai  che  la  celerità  in  obbedire  mi  sarebbe  vantaggiosa 
e  calmerebbe  i  sospetti,  lo  aveva  lettere  del  santone  di  Pei- 
sciaver,che  pensava  potermi  essere  utili  per  la  nuova  parie 
che  intendeva  di  rappresentare,  poiché  egli  ci  dava  il  no* 
me  di  Armeni;  nonostante ,  i  miei  compagni  di  viaggio  mi 
accertarono ,  che  il  solo  possesso  di  simili  carte  svelereb- 
be  la  nostra  vera  condizione;  ed  io  le  distrussi  tutte ,  sic- 
come  ancora  tutte  le  lettere  del  capo  di  Cabul,  che  si- 
milnaente  eran  di  natura  tale  da  comprometterci.  Distrussi 
tutta  la  mia  corrispondenza  persiana ,  e  lacerai  fra  le  altre 
alcune  lettere  di  Rendgit  Sing ,  le  quali  io  quel  momento 
mi  parvero  pericolosissime. 

Nel  mentre  che  io  prendeva  queste  giuste  misure,  scoprii 
che  il  nazir  non  aveva  alcuna  voglia  di  vanire  a  Kbunduz; 
e ,  quasi  pazzo  per  disperazione ,  sembrava  disposto  a  ri- 
manere indietro  :  ma  la  vergogna  è  uno  stimolo  potente  per 
far  agire  ;  lo  pregai  di  volermi  accompagnare ,  ed  egli  vi 
acconsenti . 


vili. 


27 


sto  BURNES 

AflÌDcbè  meglio  si  compreoda  la  crìtica  posìzioDe  io 
cui  eravamo  caduti ,  darò  uo  rapido  ceooo  sulle  sveoture 
successe  al  Moorcroft,  nel  1824,  in  questo  stesso  paese,  e 
che  ebber  per  motore  Murad  Beg ,  il  personaggio  stes- 
so dal  quale  eravamo  chiamati  a  Kbunduz .  Quaudo  il 
Moorcroft  ebbe  valicate  le  montagne ,  andò  ad  ossequiar 
questo  capo,  e  dopo  d^ avergli  fatto  de* regali  proporzio- 
nati al  suo  rango,  ritornò  a  Kulum.  Era  appena  arrivato, 
che  ricevè  da  parte  di  Murad  Beg  un  messaggio ,  il  quale 
annunziava,  che  alcuni  de' suoi  soldati  erano  stati  Teriti, 
e  lo  pregava  a  compiacersi  di  ritornare  in  fretta  co^  suoi 
strumenti  di  medicina,  e  col  Guthrie,  (inglese  nato  nel- 
l' India),  che  lo  aveva  accompagnato  come  chirurgo.  An* 
che  il  Moorcroft  era  di  abilità  conosciuta  in  chirurgia , 
poiché  aveva  già  dato  a  que*  popoli  molte  prove  del  suo 
ingegno.  Egli  dunque  partì  per  Kbunduz  senza  alcun  so- 
spetto, ma  trovò  arrivandovi  che  niun  bisogno  esisteva  del» 
la  di  lui  capacità  chirurgica ,  ed  altro  non  essere  stata 
quella  chiamata  che  una  gherminella  per  impadronirsi  del- 
la sua  persona .  Murad  Beg  gli  ordinò  di  far  venir  tutte  le 
sue  genti  co^suoi  bagagli,  ed  il  Moorcroft  obbedì  all'in- 
giunzione •  —  Dopo  il  lasso  d^  un  mese,  non  riuscì  a  svin- 
colarsi dalle  mani  di  questo  capo ,  se  non  che  ottemperan. 
do  ai  di  lui  esorbitanti  voleri  :  usando  ogni  sorta  di  mez- 
zi, Murad  Beg  pervenne  ad  impossessarsi  di  una  somma 
io  ispecie  di  23,000  rupie,  prima  che  il  Moorcroft  aves- 
se da  lui  ottenuto  il  permesso  di  partire.  Né  fin  qui  vi 
sarebbe  stato  gran  male  se  tutto  con  ciò  fosse  terminato  \ 
ma  la  cupidigia  di  questo  capo  non  era  atata  che  vie  mag- 
giormente incitata  •  Si  dice  ancora  eh' ei  concepisse  qual- 
che timore  sui  disegni  del  Moorcroft,  a  cagion  delle  armi  e 
di  due  piccoli  pezzi  da  campagna,  che  per  difendersi,  so- 


VIAGGIO  211 

leva  seco  menare .  La  caravana  del  M oorcroft  fece  i  suoi 
preparativi  di  partenza  da  Kbanduz  per  Bukbara  ;  ma  la 
vigilia  del  giorno  fissato  essa  fu  circuita  da  400  cavalie- 
ri,  e  nuovamente  chiamata  a  Kbunduz  :  era  in  tal  modo 
evidente ,  che  Murad Beg  era  deciso  d'impadronirsi  di  tut- 
to quel  che  il  Mooreroft  possedeva  e  di  far  perire  tutte  le 
sue  genti.  Laonde  si  appigliò  questi  all'unico  partito  che 
poteva  salvar  lui  ed  i  suoi  compagni:  egli  si  travesti  da 
abitante  del  paese  e  di  notte  tempo  fuggi  9  e  dopo  un  viag- 
gio veramente  straordinario  pervenne  a  Taligban,  città 
oltre  Kbunduz,  ove  viveva  un  sant'uomo  che  era  creduto 
esercitare  una  grande  influenza  sulla  coscienza  di  Murad 
Beg  :  si  gettò  a' suoi  piedi  9  lo  prese  pel  lembo  della  sua 
veste  ed  implorò  la  di  lui  protezione  •  —  •  Alzati ,  escla- 
»  mò  il  santone  :  ella  ti  è  concessa  :  non  temer  nulla.  •  — 
Questo  brav'  uomo  spedì  subito  un  emissario  a  Kbunduz 
per  intimare  al  capo  di  venire  al  suo  cospetto  :  ed  infatti 
comparve  in  persona  colla  sua  risposta:  gli  fu  inibito, 
pena  la  testa ,  di  torcere  nemmeno  un  capello  al  Moor- 
eroft ;  ed  ubbidì  ;  e  '1  sant'  uomo  ricosò  ogni  più  piccola 
cosa  in  ricompensa  del  suo  servigio . 

Dopo  la  fuga  del  Mooreroft,  gli  Uzbeki  forzaron  Gior* 
gio  Trebeck,  suo  compagno  di  viaggio  e  tutte  le  sue  genti 
a  rendersi  a  Kbunduz  con  tutto  il  bagaglio:  né  cessaron 
le  loro  inquietudini  fino  al  loro  arrivo  in  questa  città,  ove 
seppero  il  buon  esito  de'  passi  fatti  dal  Mooreroft  per  la 
sicurezza  di  lui  e  di  loro  stessi  • 

Dopo  questo  disastro,  il  Mooreroft  continuò  il  suo  viag- 
gio nel  regno  di  Bukbara  ;  ma  sventuratamente  l'anno 
seguente  al  suo  ritorno  mori  nel  villaggio  di  Andkbodi  di- 
stante 80  miglia  da  Balkh.  Il  Trebeck  non  potè  proseguir  la 
sua  via  al  di  la  dlMazar,  nelle  vicinanze  di  questa  cit(à  , 


MS  BUEIII8 

perchè  il  capo  di  KbuDdBi  avea  deciso  di  trucidar  la  s«a 
truppa  al  ritorno  ;  e  d*  altronde  la  sola  strada  sicura  per 
arrivare  a  Cabul  ^  passava  per  KuKim  9  ove  già  incontrate 
a  trovano  tante  difficoltà.  Cosicché  languì  ne*  dintorni  di 
Balkh  per  quattro  o  cinque  mesi  ^  e  per  tutto  quel  tempo 
fu  tormentato  dalla  febbre  che  finalmente  lo  estinse.  Il 
suddetto  Gutbrie  era  già  perito  per  la  stessa  malattia ,  del- 
la quale  la  maggior  parte  de' suoi  compagni  fnron  pur  vit- 
time ;  e  così  ebbe  termine  quella  malaugurata  spedizione 
del  Moorcroft  al  Turkestan  • 

Nella  sera  del  2  giugno ,  partii  per  Khunduz ,  che  è 
situato  al  disopra  di  Kuliun  nella  vallata  dell*  Oxus:  T  uf- 
ficiale della  dogana  9  il  quale  era  un  Indiano  9  acconsoulì 
ad  accompagnarmi.  Io  non  imprendeva  quel  viaggio  sotto 
favorevoli  auspici  ;  poiché  aveva  scoperto,  che  un  Indiano 
di  Peisciaver  avea  benevolmente  istruito  le  autorità  di 
molti  particolari  concernenti  la  nostra  condizione  e  le  no- 
stre azioni ,  dacché  avevamo  abbandonato  Tlndia^  e  ave- 
va inoltre  aggiunto  numerose  esagerazioni  al  suo  racccm- 
to,  avvegnaché  ci  rappresentava  come  persone  opulente  le 
cui  lettere  di  cambio  avevan  perfino  prodotto  un  effetto 
sul  valor  del  denaro .  Allorché  fummo  fuor  della  città , 
trovai  una  diecina  di  negozianti  di  té  di  Badakscian  e  di 
Yarkend,  i  quali  avevano  venduto  il  loro  genere  e  ritor- 
navan  nel  loro  paese  ;  essi  si  unirono  alla  nostra  parlico- 
lar  comitiva ,  clie  comprendeva  il  qazir ,  il  caflla  bascì  e 
me;  in  fine  Tsciamaodass ,  V  ufficiale  di  dogana ,  che  non 
aveva  nessuna  guardia  seco,  lo  conobbi  che  questo  perso- 
naggio possedeva  esatta  cognizione  dei  nostri  affari  :  ciò 
non  pertanto  io  non  lo  aiutai  a  rettificar  quel  eh* egli  non 
ben  sapeva,  e  arditamente  mi  diedi  per  un  Armeno  del - 
Plndia  ;  il  nome  d^  Inglese  che  per  ogni  altra  parte  ci  aveva 


▼  IA66I0  213 

fatti  passar  sani  e  salvi,  era  qaivi  accompagnato  da  pe- 
ricoli,  perchè  dava  idea  di  grande  ricchezza  non  solo, 
ma  dava  anche  a  credere  che  avessimo  il  potere  di  cam- 
biare in  òro  i  meno  preziosi  metalli.  Tuttavia,  io  m' era 
subito  accorto  che  T  Indiano  Tsciamandass  era  un  bra- 
v'uomo;  poiché  il  modo  con  cui  aveva  visitato  al  cara* 
vaoserraglìo  i  nostri  bagagli ,  mentre  arrivammo  a  Ku- 
linn ,  aveva  lasciato  nel  mio  spirito  una  favorevole  im- 
pressione: egli  avea  detto  al  nazir:  —  >  Non  è  mia  colpa  se 
»   voi  ed  i  vostri  amici  siete  condotti  a  Khunduz  ;  io  non 

•  sono  che  un  ufficiai  di  dogana;  e 4  mio  dovere  mi  ob- 

•  biigava  a  dar  avviso  del  vostro  arrivo.  —  Fu  per  me  evi* 
dente  potersi  agire  sopra  i  di  lui  sentimenti  colla  persua- 
sione e  coir  oro,  e  giudicai  da  certi  suoi  discorsi  che 
il  denaro  esser  poteva  il  suo  dio .  Non  tardammo  ad  at- 
taccar discorso  insieme:  seppi  egli  esser  nativo  di  Multan^ 
e  da  molto  tempo  dimorante  nel  paese  ove  io  lo  incontra* 
va,  gli  parlai  moUodeirindìa,  de'suoi  abitanti  e  delle  sue 
costumanze  :  gli  dissi  che  io  era  stato  nella  sua  città  nata* 
le,  ed  Impiegai  tutta  T eloquenza  che  poteva  per  far  elogi 
al  suoi  compatriotU  e  a  tutto  quel  che  alla  sua  patria  ap- 
parteneva. 

In  meszo  alle  moltiplici  materie  della  nostra  conver- 
sazione, era  stato  difficile  lo  scorger  che  io  era  in  pre- 
da ad  irrequiete  incertezie .  lo  passai  a  rassegna  tutte  le 
divinità  del  brahminismo ,  per  quanto  potei  rammentarmi 
i  nomi  loro,  e  cagionai  qua»  un  delirio  di  soddisfazione 
nel  mio  interlocutore ,  che  da  lunga  pezza  piìi  non  era  ac- 
costumato a  sentir  citare  questi  numi  se  non  che  coi  termi- 
ni del  più  profondo  disprezzo.  Giudicai  allora  essere  il 
momento  di  trar  partito  dall^  affetto  che  io  era  riuscito  a 
produrre  ;  e  siccome  la  nostra  conferenza  succedeva  in 


214  B  U  R  N  B  S 

liDgua  indiaDa  ^  aian  della  nostra  compagnia  ci  compren- 
deva. Io  esposi  schiettamente  a  Tsciamandass  la  nostra 
condizione  infelice  e  disperata,  trovandoci  nelle  mani  d*un 
uomo  qual^è  il  capo  di  Khanduz  ;  e  gii  domandai,  se  dietro 
la  sua  intima  convinzione,  il  nostro  bagaglio  non  depone- 
va  della  nostra  povertà:  gli  dimostrai,  che  abitando  P In- 
dia, potrei  un  giorno  essergli  utile  in  quel  paese,  e  fi- 
nii con  offrirgli  una  ricompensa  in  denaro,  e  lo  scongiurai 
per  tutti  gli  dei  del  suo  Panteon  ad  assisterci  in  quelle 
nostre  tribolazioni . 

Ci  riposammo  al  villaggio  d^  Angarak  distante  una  doz- 
zina di  leghe  da  Kulùm  ,  onde  far  mangiare  i  nostri  ca- 
valli. Allora  io  pensai ,  che  T  occasione  di  battersela  fosse 
realmente  favorevole.  Non  v'era  né  guardia,  né  scorta 
che  ci  accompagnasse,  e  r  ufficiale  della  dogana  non  era 
in  caso  di  chieder  soccorso  a  chicchessia ,  ed  anche  man- 
cante di  mezzi  per  dar  T allarme;  mentre,  senza  affret- 
tare il  passo,  noi  avremmo  potuto  oltrepassar  la  frontiera 
degli  stati  di  Murad  Beg.  ed  arrivare  a  Balkh  anche  prima 
del  giorno.  Ma  questo  piano ,  sebben  praticabile,  non  pote- 
va evidentemente  esser  eseguito  perchè  il  dottor  Gerard 
era  rimasto  a  Kulùm ,  ove  la  sua  salute  era  io  maggior 
pericolo  che  mai;  cosicché  altro  non  poteva  fare,  che  forte 
rammaricarmi  che  qnest^  idea  non  mi  si  fosse  più  presto 
affacciata  alla  mente .  Le  espressioni  dell'*  Indiano  aveanmi 
frattanto  fino  a  un  certo  segno  riconciliato  colla  mia  situa- 
zione ,  e  ripresa  la  via  sul  far  del  giorno,  ritornammo  al 
nostro  colloquio.  Prima  del  sorgere  del  sole  io  era  convin- 
to ,  che  se  onorevoli  motivi  non  avevan  toccato  il  cuor  di 
quest^uomo,  i  preziosi  metalli  almeno  avean  prodotto 
r effetto:  e  quasi  credei  che  saremmo  per  trionfar  deUe 
nostre  disgrazie;  ma  ecco  che  insorse  un  nuovo  incidente . 


VIAGGIO  215 

Fipo  ad  uD^ora  circa  avanti  Taorora  percorremmo  una 
strada  orribile  attraversando  gole  profonde  fra  due  col- 
line ,  senza  vedere  neppur  un  albero ,  e  senza  che  vi  fos- 
se  una  gocciola  d^acqua  in  tutto  il  tratto  di  45  miglia.  In 
quest* orrido  deserto ,  alcuni  lumicini  accesi  innanzi  a  noi, 
i  quali  sembravano  attraversarci  la  strada ,  risvegliaron 
la  nostra  attenzione,  e  dovemmo  concludere,  ch^essi  an- 
nunziavano la  presenza  di  ladri ,  giacché  il  paese  era  ve- 
ramente infestato  da  malandrini.  Uno  de^ nostri  negozian- 
ti si  mise  subito  a  strappar  de* cenci,  li  stropicciò  con 
polvere  da  schioppo  e  li  accese ,  per  dar  ad  intendere  che 
noi  eravamo  bene  in  forze;  a  giudicarne  dal  numero  delle 
fiaccole  della  parte  opposta,  la  truppa  sconosciuta  dove- 
va far  la  medesima  dimostrazione,  ciò  che  avrebbe  dato 
alla  faccenda  un  aspetto  ridicolo,  se  non  avessimo  con- 
eluso  che  tutte  quelle  faci  erano  altrettanti  fucili .  Non 
avendone  noi  che  un  solo  ^  con  una  mezza  dozzina  di  scia- 
bole ,  non  avremmo  potuto  oppor  che  una  trista  resisten- 
za; ma  il  talento  di  comandare  si  può  spiegar  con  poca 
gente  come  con  un  numeroso  battaglione,  e  *1  nostro  mer- 
cante di  tè ,  che  sembrava  abituato  a  scene  di  tal  fatta , 
invitò  a  smontare  ed  aggredire.  Io  non  voglio  nascondere 
i  sentimenti  che  in  tal  istante  provai  ;  eran  quelli  della 
contrarietà  e  dello  sdegno  per  quella  serie  di  sinistre,  vi- 
cende. Finalmente ,  essendosi  le  due  truppe  Funa  air  altra 
avvicinate  fino  a  portata  di  voce ,  un  giovine  ardito  della 
nostra  s'indirizzò  in  persiano  agP  incogniti  ;  ma  un  vec- 
chio gì*  impose  bruscamente  silenzio,  e  loro  parlò  in  tur- 
co: il  persiano  essendo  la  lingua  de'  negozianti,  ci  avrebbe 
presto  fatti  conoscere,  mentre  sarebbe  stato  conveniente 
che  fossimo  creduti  militari.  GP incogniti  non  ci  risposero, 
e  ripiegaronsi  verso  Kulùm ,  e  noi  continuammo  la  no- 


216  BUHNES 

«tra  VIA  alla  volta  di  Kbuaduz ,  mutuameate  cooteoti  ^  io 
suppongo,  d'esserci  disbrigati  gli  uni  dagli  altri .  Noi  ap* 
preodemoio  io  quella  città,  che  avevam  cercato  di  venire 
alle  mani  con  pacifici  mercanti,  i  quali,  come  noi,  dove- 
vano essere  stati  ben  contenti  d'essere  scampati  dal  pe* 
ricolo . 

Verso  le  ore  undici  del  mattino  pervenimmo  ai  prind 
campi  coltivati ,  e  ci  riposammo  a  una  dozzina  di  miglia 
da  Khunduz  in  Un  giardino  d'albicocchi ,  ove  godemmo  di 
alcune  ore  di  sonno ,  dopo  una  lunga  notte  che  avevam 
passato  viaggiando .  Io  mi  trovai  presso  ad  una  siepe  di  ca* 
prifogli;  quest'arboscello  mi  cauzionò  infihita  delizia,  non 
avendolo  mai  fin  allora  incontrato  in  Oriente .  Entram* 
mo  suir  imbrunire  in  Khuoduz ,  dopo  un  viaggio  di  più 
di  70  miglia . 

Fummo  ricevuti  al  nostro  arrivo  in  casa  d*  Atmaran , 
ministro  o  divan-beghi  di  Murad  Beg,  e  aspettammo 
alla  porta  finch'  egli  uscisse  :  mi  ricorderò  lungamente  del 
taciturno  sguardo  che  Atmaran  e  '1  nazir  scambievolmente 
lanciaronsi.  La  nostra  accoglienza  fu  tale  da  sembrarci  un 
favorevol  preludio,  poiché  il  ministro  ci  condusse  nella 
sua  casa  degli  ospiti,  e  ci  furon  portati  buoni  letti  ;  ma 
nulla  egli  disse  sul  soggetto  che  più  c'interessava,  e  fum- 
mo abbandonali  alle  riflessioni  de'  nostri  propri  aflari  • 

Eccomi  ora  a  sostener  la  parte  d'  un  viaggiatore  pove* 
rissimo  ;  e  siccome  era  d' uopo  che  mi  conducessi  in  modo 
conforme  a  questa  condizione,  mi  assisi  in  un  canto  io  as- 
petto umile  e  dimesso  ^  mangiai  co' domestici,  e  trattai  il 
nazir  qual  mio  padrone  con  gran  rispetto;  finalmente 
mostrai  in  tutte  le  occasioni  la  maggior  sommissione  che 
fosse  possibile .  Frattanto  la  prudenza  comandava  che  nel 
caso  che  fossimo  interrogati  raccontassimo  tutti  la  mede- 


VIAGGIO  217 

«ma  storia,  e  in  un  momento  di  tranquillità ,  prima  di 
coricarci ,  diedi  i  seguenti  ragguagli  sul  mio  stato  :  —  Io 
sono  un  Armeno  nato  a  Laknau  ;  il  mio  nome  è  Sikao< 
der  Alaverdi,  la  mia  professione  è  quella  d'orologiaro. 
Quando  son  venuto  a  Gabal  ho  sentito  parlare  di  certi 
miei  parenti  che  dimorano  a  Bukhara:  questo  è  che  mi  ha 
fatto  imprendere  il  viaggio  per  quella  città;  e  tanto  più 
sono  stato  incoraggito  a  seguir  tale  divisamento,  in  quanto 
che  io  poteva  contar  sulla  protezione  del  narir ,  essendo 
in  certo  modo  addetto  al  servizio  di  suo  fratello  a  Gabul . 
Lasciammo  da  parte  V  idea  di  dir  che  io  doveva  accompa- 
gnare  il  nazir  inRussia,  perchè  a  ciò  potevao  succedere  di- 
spiacenti ricerche.  Doveva  in  seguito  esporre  che  'i  Gerard 
era  un  mio  parente ,  e  che  era  rimasto  malato  a  Kulum  ; 
ed  accomodai  così  brevemente  tutto  ciò  che  li  mio  spirito 
potè  inventare  onde  trarmi  d" impiccio.  Tutti  i  miei  com- 
pagni convennero  esser  molto  più  prudente  prendere  il  no- 
me d' un  Armeno  che  quello  d' un  Europeo ,  cui  doveva 
sssolutamento  rinunziare  ;  il  cafila  basci  chiese  pertanto , 
fino  a  qual  punto  potess^  essere  a  proposito  lo  spacciar 
tante  madornali  menzogne ,  che  aveva»  suscitato  la  sua 
ilarità  ;  ed  io  gli  risposi  con  queste  parole  di  Sadi  :  — 
•  Una  menzogna  che  conserva  la  pace  è  migliore  d*  una 
»  verità  che  suscite  la  discordia  ».  —  Egli  mosse  la  teste  in 
segno,  d*  approvare ,  e  ammirò  la  saggezza  di  queste  mo- 
ralità ;  cosicché  in  seguito  k>  trovai  il  più  ardito  della  bri- 
gate neir  appoggiare  il  mio  racconto  e  tutte  le  sue  circo- 
stanze. Ci  trovammo  d'accordo  in  dover  prima  comuni- 
car queste  narrazione  al  doganiere,  eppoi  adottarlo  in 
complesso;  e  il  nsizir  promise,  che  nel  corso  deli'  indoma- 
ue  lo  parteciperebbe  al  ministro. 


VII!  28 


SiS  B  e  R  N  B  S 

Passò  il  4  giugno  ^enza  che  i  nostri  affari  facessero  un 
sol  passo  in  \ia  d^  agginsUinento  ;  il  nazir  mostrò  insop- 
portabile imliecillità  e  debolezza  di  spirito  •  À  momenti  ri- 
peteva in  modo  lamentevole  e  lacrimando  alle  persone  che 
venivano  a  visitarci ,  la  narrazione  delle  nostre  sventare; 
edora  se  ne  stava  ritto  in  aria  di  fierezza  e  di  presonzione, 
come  ad  un  uomo  di  riguardo  si  conviene.  Nel  dopo  mezzo 
giorno  egli  ritirossi  in  un  giardino ,  quindi  ne  uscì  con  nu- 
meroso seguito ,  come  fosse  stato  un  gran  personaggio  in* 
vece  d^  un  prigioniero;  non  era  nella  giornata  neppur  an- 
dato presso  il  ministro  9  e  i  nostri  siluri  non  avevan  prò- 
gredito  la  sera  più  cbe  la  mattina.  Appena  si  fece  buio  , 
colsi  l'occasione  per  rappresentargli  P estrema  indecenza 
della  sua  condotta  ^  ciocché  mi  valse  una  buona  dose  del 
suo  sdegno,  lo  gli  dissi  cbe  la  di  lui  afflizione  come  la  sua 
alterigia  er^no  egualmente  intempestive  ed  impolitiche  ; 
che  ogni  ora  il  nostro  pericolo  cresceva ,  e  cbe  s'egli  agir 
voleva  coovenientemeale  ^  andasse  subito  a  sollecitare  un 
abboccamento  col  mioistro^o  procurasse  di  convincerlo  o 
d' ingannarlo. 

•  Tu  sei  io  casa  d'un  brahmioo  soggiunsi,  e  puoi  tutto 

•  ottener  da  lui,  dicendo  ch'egli  è  responsabile  della  tua 
»  vita,  e  stando  senza  mangiare  fino  a  che  la  tua  doman* 
»  da  non  sia  soddisfatta  •  La  tua  condotta  è  intieramente 

•  opposta  al  disbrigamento  del. nostro  affare,  poiché  sem- 
»  bra  che  tu  ami  meglio  farti  vedere  in  gran  pompa  nel 

•  suo  giardino  e  mangiar  con  buon  appetito  i  cibi  eccel- 
»  lenti  ch'ei  ci  manda.  • 

Il  serio  contegno  con  che  gli  parlai  produsse  buon  eflbt- 
to;  egli  spacciò  subito  un  messo  al  ministro  per  dirgli,  che 
s' era  V  amico  di  sua  famìglia  non  avrebbe  dovuto  rite- 
nerlo in  quel  modo  poiché  egli  non  era  venuto  a  mangiar 


VIAGGIO  »9 

delle  sue  vivande  come  un  caoe  j  ma  bensì  come  un  ami- 
co per  clìiedere  un  favore.  Io  mi  rallegrai  della  risoluzio- 
ne che  allora  prendeva,  e  dal  cantuccio  deir appartamen- 
to ove  mi  trovava  altamente  espressi  la  mia  soddisfazione  ; 
ma  il  nazir  m^  invitò  a  condurmi  con  gran  discrezione  ed 
esser  più  quieto.  Io  meritava  il  rimprovero,  e  fui  contento 
d' aggiustar  cosi  le  cose  tra  noi . 

U  ministro  avendo  ricevuto  il  messaggio,  fece  chiamare 
H  nazir,  e  ne  segui  una  lunga  spiegazione  de^nostri  affari ,  i 
quali,  per  quanto  potei  sapere,  lo  avevan  lasciato  confuso 
sulla  loro  realità .  Parve  tuttavia  che  avessimo  a  poter  con- 
tare sui  di  lui  buoni  uflBci ,  poiché  fu  convenuto  che  V  in. 
domani  mattina  saremmo  partiti  per  la  casa  di  campagna 
del  capo ,  ove  avremmo  potuto  vederlo .  Essendo  il  nazir 
un  uomo  di  qualità,  gli  fu  consi^iato  di  non  presentarsi  ^ 
colle  mani  in  mano  ;  e  '1  ministro  gli  rese  gentilmente  uno 
scialle  che  da  esso  aveva  al  suo  arrivo  ricevuto,  e  dissegli 
che  lo  regalasse,  con  un  altro  simile,  a  Murad  Beg. 

Io  aveva  veduto  nella  giornata  buon  numero  d^  abitan- 
ti di  Khunduz ,  perchè  vi  furon  molte  visite  ;  e  sebliene  per 
lo  piò  facesser  la  corte  al  gran  personaggio,  alcuni  avan* 
zaroosi  fino  a  me ,  che  stavo  rannicchiato  nel  mio  can- 
tuccio. In  questo  paese  nulla  si  fa  senza  he  ver  del  tè,  che  • 
si  mesce  a  tutti,  in  ogni  tempo  e  ad  ogni  ora;  il  che 
imprime  alla  conversazione  un  carattere  sociale  e  piace- 
volissimo .  Gli  Uzbeki  prendono  il  tè  col  sale  invece  che 
collo  zucchero ,  e  a  volte  lo  mescolano  con  del  grasso ,  e 
preparato  io  quel  modo  lo  chiamano  keimak  geiàk .  Dopo 
che  ciascuno  ne  ha  bevuto  due  o  tre  grandi  tasze,  se  ne 
fa  passar  a  vicenda  una  più  piccola  preparata:  nel  modo  or- 
dinario ,  ma  senza  latte  ;  e  le  foglie  rimaste  nel  vaso  sono 


290  BCRNES 

divise  allora  Ira  le  persone  presenti,  e  si  masticano  a  gui- 
sa di  tabacco . 

Molti  tra  gli  stranieri  mostraron  deir  interesse  per  gli 
affari  di  Gabul:  alcuni  pfl»rlaron  di  Rendgit Sing;  ed  altri, 
ma  in  piccol  numero^  degl'Inglesi  neir India.  La  mag- 
gior  parte  di  quelle  genti  eran  mercanti  che  fanno  il  com- 
mercio tra  Kbunduz  e  la  Cina  r  diluogaronsi  sulle  loro  re- 
lazioni col  popolo  siiigolare  di  quella  contrada,  ed  enco- 
miarono V  equità  e  la  giustizia ,  che  negli  affari  commer- 
ciali lo  caratterizzavano  •  Que^  mercanti  eran  Tadgiki  na- 
tivi  del  Badakscian ,  paese  sulla  frontiera  del  quale  in  al* 
lora  eravamo. 

Raccontaron  quelle  genti  diverse  particolarità  sui  pre- 
tesi discendenti  d'Alessandro  Magno,  i  quali  diceano  che 
esistono  ancora  ne'  dintorni ,  nella  vallata  dell'  Oxus  e  nei 
paesi  vicini  all'Alto  lodo.  Tal  soggetto  aveva  molto  risve- 
gliato la  mia  attenzione ,  e  un  mercante  di  tè  della  nostra 
piccola  caravana  mi  aveva  assai  divertito,  per  la  strada 
da  Koltun  a  Kbunduz ,  co'  minuti  racconti  relativi  alla 
discendenza  di  que'  Macedoni:  egli  era  prete,  e  conside- 
rava Alessandro  Magno  come  uo  profeta;  lo  che,  nella 
sua  opinione ,  in  modo  soddisfacente  spiegava  la  genera- 
zióne continua  de'  Greci ,  poiché  ninna  creatura  umana 
nuocer  poteva  a  razza  si  santa. 

Il  dì  5,  di  buonissim'ora ,  partimmo  alla  volta  della  re- 
sidenza di  Murad  Beg  :  —  lo  trovammo  nel  villaggio  di 
Kbanaabad,- distante  una  quindicina  di  miglia  da  Kbun- 
duz, e  situato  sul  fianco  de^  colli  che  sorgono  al  disopra 
delle  paludi  \  egli  è  bagnato  da  un  ruscello  che  scorre  con 
rapidità  dinanzi  ad  un  forte  ombroso  di  magnifica  verzu- 
ra.  Traversatolo  sopra  un  ponte ,  arrivammo  alla  porta  di 
un  edifizio  l»en  fortificato;  colali  capo  teneva  la  sua  corte. 


j 


VIAGGIO  S21 

Circa  cinquecento  cavalli  stavano  insellati  alla  porta,  e  i 
cavalieri  andavano  e  venivano  in  gran  numero;  eran  tut- 
ti stivalati,  ed  avevano  delle  scimitarre  pendenti  dalle 
loro  cinture  ^  e  delle  quali  alcune  eran  riccamente  monta- 
te in  oro.  Noi  ci  assidemmo  lungo  il  muro,  ed  avemmo  co- 
modo di  esaminar  la  scena  che  ci  si  presentava ,  V  aria 
marziale  e  il  bellicoso  contegno  di  quelli  Uzbeki .  Ninno 
de^  capi  avea  più  d'un  sol  uomo  addetto  al  suo  servizio,  e 
tutto  annunziava  una  grande  semplicilà  di  costumi  • 

Un  Indiano  appartenente  al  ministro,  entrò  per  annun- 
ziare il  nostro  arrivo^  ed  io  intanto  ripetei  la  mia  istoria  e 
mi  misi  li  stivali ,  tanto  per  esser  calzato  come  tutti  gli  al- 
tri, quanto  per  nascondere  il  collo  del  piede  che  era  d^  una 
pericolosa  bianchezza .  Il  mio  viso  da  luogo  tempo  ab- 
bronzato dal  sole,  aveva  preso  il  colorito  degli  Asiatici,  e 
da  quel  lato  non  temeva  d'essere  scoperto .  L^ufflcial  del- 
la dogana  mi  sosteneva,  ed  io  aveva  avuto  cura  di  bene 
istruirlo  di  tutte  le  particolarità  di  sopra  enunciate  • 

Dopo  un'  ora  d' espettazione  fummo  chiamati  :  —  pas« 
sata  la  prima  porta ,  ci  trovammo  in  una  corte  ove 
eran  i  domestici  ed  i  cavalli  del  capo  :  sei  o  otto  ytisauli 
0  uscieri ,  annunziaron  la  nostra  presenza  a  misura  che 
procedevamo  neir  interno  del  fabbricato.  11  nazir  andava 
innanzi,  s'inoltrò  verso  il  capo,  gli  baciò  la  mano  e  gli 
offri  i  suoi  scialli:  poi  veniva  V  uflzial  della  dogana  con  due 
pani  di  zucchero  bianco  di  Russia,  che  presentò  in  dono  j  e 
siccome  all'  umile  mia  condizione  cònvenivasi ,  io  passai 
ultimo  a  far  atto  d'ossequio,  e  ad  alta  voce  pronunziando 
il  ia/am  aleikam^  mettendo  quindi  le  mie  fra  le  mani  del 
capo ,  le  baciai  secondo  il  costume ,  ed  esclamai  :  taksir , 
modo  usitato  per  esprimer  l' inferiorità  •  Murad  Beg  fece 
atto  d'approvazione,  e  voltandosi  da  una  parte,  disse; 


2»  BURlfBS 

•  ab  !  ah  !  egli  sa  il  salam  !  •  L*  yessaul  fece  allora  un 
segnale  perchè  mi  ritirassi,  ed  io  me  ne  stetti  presso  alla 
porta  colle  roani  incrociate  tra  gli  ultimi  servitori. 

MuradBeg  era  seduto  sopra  una  pelle  di  tigre,  e  stendeva 
le  sue  gaml>e  coperte  da  lunghi  stivali ,  in  onta  a  tutte  le 
regole  dell*  etichetta  orientale.  Egli  se  ne  stava  alla  porta, 
giacché,  per  una  usanza  opposta  a  quella  di  tutte  le  corti 
d^Asia,  quello  è'i  posto  ove  questo  Uibeko  si  colloca,  e 
le  persone  che  vengono  a  visitarlo  passano  nelP  intemo 
deir  appartamento.  —  Murad  Beg  è  uomo  d*  alta  statura , 
di  rudi  fattezze,  con  occhi  sì  piccoli  da  render  bruttura , 
larga  la  fronte  e  rugosa  :  non  aveva  barba,  che  è  T orna- 
mento del  viso  della  maggior  parte  delle  nazioni  d^  Oriente . 
Egli  attaccò  discorso  col  nazir  e  gli  fece  molte  domande 
sopra  Cabul ,  e  poi  sopra  i  suoi  propri  affari;  ed  allora  si 
trattò  della  nostra  povertà  e  della  nostra  condizione.  Toccò 
poi  alfuiBciale  di  dogana  a  far  la  sua  parte ,  il  quale  cosi  si 
espresse  :  >  Il  tuo  schiavo  ha  visitato  i  bagagli  de^  due  Àr- 

•  meni ,  ed  ha  riconosciuto  esser  e$(lino  poveri  viaggia- 

•  tori .  Dicon  tutti  eh'  essi  son  Firinghi ,  e  io  mi  sarei  ti- 

•  rato  addosso  il  tuo  sdegno,  se  gli  avessi  lasciati  par- 
>  tire  ;  ho  perciò  condotto  un  di  loro  ^  per  aspettare  i 

•  tuoi  comandi .  •  —  11  momento  era  critico  :  il  capo  mi 
squadrò ,  e  disse  in  turco  al  doganiere  :  »  —  Sei  tu  sicuro 
ch^egli  sia  un  Armeno?  »  —  Una  seconda  asserzione  lo 
convinse ,  e  allora  dette  ordine  che  ci  fosse  rilasciato  «o 
salvacondotto  per  passar  la  frontiera .  Io  era  in  prossunità, 
e  vidi  il  suo  segretario  preparare  e  sigillare  il  foglio  ;  cre- 
do che  V  avrei  abbracciato  quando  disse  che  tutto  era  fi- 
nito. 

Ora  occorreva  ritirarsi  con  circospezione,  e 'non  dar 
menomamente  a  conoscere  la  gioia  che  sentivamo.  Mu» 


VIAGGIO  '    «5 

rad  Beg  dod  mi  aveva  giudicato  degno  neppnr  d^una 
sua  domanda ,  e  le  mie  lacere  vesti  non  potevan  dare  al- 
cun indizio  sulla  mia  condizione  •  Ciò  non  pertanto  i  suoi 
capitani  e  le  persone  del  suo  seguito  mi  diressero  diverse 
interrogazioni ,  e  il  giovane  di  lui  figlio,  chiamato  Atalik, 
nome  di  trista  memoria ,  mandò  a  cercarmi  onde  cono* 
scere  i  principi  religiosi  degli  Armeni:  mi  domandò  se 
recitavamo  pregliiere;  se  credevamo  in  Maometto,  e  se 
mangeremmo  co^ fedeli.  Io  gli  risposi  che  noi  eravamo 
un  popolo  del  libro  e  che  avevamo  i  nostri  profeti  ;  ma 
quanto  alla  nostra  fede  in  Maometto ,  dissi  che  il  Nuovo 
Testamento  era  stato  scritto  prima  che  questo  personag- 
gio, su  cui  sia  pace,  fosse  comparso  sulla  terra.  Allora 
il  giovine  volgendosi  a'  brahmanisti ,  disse  loro  :  •  Ebbe- 
ne !  questo  pover'  uomo  è  migliore  di  voi .  •  —  Allora 
io  raccontai  al  principe  la  mia  istoria  con  più  confidenza, 
e  gli  liaciai  la  mano  per  V  onore  che  mi  aveva  fatto  in 
ascoltarmi  • 

Noi  non  tardammo  a  uscir  dalle  fortificazioni  e  passare 
il  ponte;  ma  il  calor  del  sole  era  eccessivo  e  ci  fermam- 
mo a  un  giardino  per  riposarci  qualche  ora.  1  brahmanisti 
ci  spediron  de'  viveri  :  continuando  a  far  la  parte  d^  un 
pover^uomo,  io  ebbi  una  parte  del  pilao  del  nazir,  che 
questi  mandommi  e  che  mangiai  con  buon  appetito .  Dopo 
mezzo  giorno  rientrammo  a  Khunduz;  l'officiai  della  do- 
gana cammin  facendo  mi  disse,  che  gli  Uzbeki  eran  pessi- 
ma gente  e  non  meritavan  che  ior  si  dicesse  la  verità  : 
»  ora,  egli  soggiunse,  ovunque  tu  ti  troverai  sarai  si- 
>  curo.  » 

Questo  felice  esito  del  nostro  viaggio  a  Khunduz  mi  ri- 
colmò di  gioia  ;  avvegnaché ,  se  Murad  Beg  fosse  un  sol 
istante  venuto  nel  sospetto  della  nostra  coudizione  reale. 


tS4 


BUR5E9 


ci  avrebbe  Collo  tutto  il  Dostro  denaro  ci  avrebbe  fatto 
soffrire  grandi  angherie  e  ci  avrebbe  forse  fatti  rinchiu- 
dere per  molti  mesi  nella  sua  capitale,  il  coi  clima  è 
tanto  insalubre.  In  ogni  modo,  sarebbe  stato  uopo  abban- 
donar la  speranza  di  continuare  il  nostro  viaggio ,  e  ben 
presto  la  nostra  finta  povertà  sarebbe  tornata  vana,  poiché 
erano  persone  intorno  a  noi  che  avevano  indovinato  la  ve- 
rità del  nostro  stato .  Tutto  quest'  affare  denota  per  parte 
degli  Uzbeki  una  semplicità  sì  grande ,  da  sembrare  ap- 
pena credibile;  ma  non  v'è  popolo  più  ingenuo  di  quello  : 
il  vecchio  cafila  bascl  sebben  fosse  un  musulmano  gra- 
ve ,  riserbato,  di  barba  bianca ,  si  affezionò  grandemente  al 
dottor  Gerard ,  mio  compagno  di  viaggio  ;  cosicché  tutta 
la  corte  di  Murad  Beg  ignorò  completamente  ciò  che  pa- 
recchi brahmanisti  sapevano  bene  come  noi,  cioè  che  era- 
vamo Europei. 

A  Khunduz  alloggiammo  nuovamente  presso  il  mini- 
stro .  —  Questa  città  è  situata  in  una  valle  da  ogni  lato 
circondata  da  monti,  fuorché  al  nord,  ove  la  campagna 
apresi  verso  l' Oxus ,  che  ne  é  distante  una  quarantina  di 
miglia  Khunduz  è  bagnata  da  due  fiumi,  i  qnali  in  seguito  si 
riuniscono  al  nord .  Il  clima  è  sì  insalubre  che  dicesi  pro- 
verbialmente :  —  •  Se  hai  voglia  di  morire,  va  a  Khun- 
•  duz. •  — 

La  maggior  parte  della  vallata  é  così  paludosa,  che  gli 
argini  son  posti  sopra  pile  di  legno  ed  attraversano  i  can- 
neti :  vi  si  coltivan  frattanto  il  grano  e  T  orzo,  come  pure 
il  riso,  io  quelle  parti  che  non  sono  completamente  inon- 
date. Si  dice  che  nella  state  il  caldo  v'é  insopportabile: 
ma  frattanto  la  neve  vi  cuopre  la  terra  per  tre  mesi  del- 
l'anno. 


VIAGGIO  'nr* 

Kbunduz  fu  anlicameote  una  ragguarde?ol  città;  ma 
PaUual  sua  popolazione  noo  oltrepassa  le  1,500  aoìme: 
chiunque  abbia  la  possibilità  di  vivere  altrove  non  vi  ri* 
mane,  sebben  questo  sia  il  mercato  delle  vicinanze.  Il 
capo  non  ci  viene  che  nelP  inverno  :  vi  ha  un  castello  che 
è  circondato  da  un  fosso ,  e  la  piazza  è  bastevolmente  for- 
te; le  mura  son  di  matton  cotti  al  sole;  T eccesso  del  caldo 
li  fa  cadere  in  polvere  ,  ed  obbliga  quindi  a  farvi  continui 
ripari. 

Le  alte  montagne  delP  Hindìi  Kuch,  sempre  coperte  di 
neve ,  sono  al  sud  ed  in  vista  di  Kbunduz  ;  i  monti  più 
vicini  sono  eminenze  non  molto  elevate,  coperte  d^erbe  e  di 
fiori,  ma  spoglie  di  alberi  ed  anco  di  buscioni.  Risalendo  al- 
quanto nella  valle,  non  solo  il  clima  divien  più  salubre, 
ma  gli  abitanti  parlano  eziandio  con  delizioso  trasporto  dei 
boschetti,  de  ruscelli,  de^ frutti  e  de' fiori  del  Badakscian, 
provincia  che  colassù  rimane . 

Mohammed  Murad  Beg,  sovrano  di  Kbunduz,  è  un 
Uzbeko  della  tribù  di  Katghan,  recentemente  pervenu* 
to  al  potere .  Ora  egli  conquista  da  ogni  parte ,  e  possie- 
de tutta  la  vallata  delP  Oxus  *•  esercitava  non  ha  guari 
tempo  la  sovranità  anche  sopra  Balkh ,  per  cui  le  sue  mo- 
nete sono  contate  colla  comune  denominazione  di  questa 
capitale,  che  è  chiamata  la  madre  delle  città.  —  Murad 
Beg  è  onninamente  independente ,  e  regna  ora  sopra  tutti 
i  paesi  immediatamente  situati  al  nord  deir  Hiodù  Kuch . 

Senza  la  formale  approvazione  del  ministro  noi  non  potè-  . 
vamo  uscire  da  Kbunduz ,  e  ci  convenne  aspettare  i  suoi 
comodi  fino  a  tre  ore  dopo  mezzo  giorno .  Inviò  allora  un 
khellat  o  abito  d' onore  al  nazir,  e  una  tonaca  ed  altri  og- 
getti di  vestiario  al  caGla  basci  ed  a  me;  poiché,  per 
quanto  pare ,  non  potevamo  abbandonar  la  casa  degli  ospiti 


vili.  -29 


I 
I 
I 

±a;  b  u  r  n  e  8  1 

4*  un  sì  gran  persooaggio  senca  ricevere  qualche  segno 
della  di  lui  boulà .  Fraltaoto  io  cooobbi ,  che  il  natir  il        | 
quale  ai  era  fioaloieDte  rimewo  dalla  paura,  aveva  deter- 
Hìinalo  di  profittar  per  quanto  poteva  della  generosilìi  del 
mipiatro  ;  al  qual  fine  avea  intelaiata  una  negoziaxiooe , 
per  noieazo  d^  un  suo  domestico,  onde  ottener  il  più  censi* 
derevoi  presente  che  fosse  possibile,  lo  fui  sdegnato  da 
una  condotta  simile  ^  la  quale  avrebbe  potuto  invilupparci 
in  nuove  ambagi,  e  crearci  altre  difficoltà;  ma  quest^  uomo 
vile  ottenne  il  suo  intento  ^  e  fummo  tutti  rivestiti  d^  abili 
d^ onore:  egli  poi  ebbe  anche  un  cavallo.  E  necessario  av* 
vertlre,  che  il  ministro  aveva  in  animo  di  fare  un  viaggio 
a  Cabul,  e  contava  sui  buoni  uffici  della  famiglia  del  na- 
zir.  —  Quanto  a  me  io  non  era  che  spettatore  degli  avve- 
nimenti e  mi  divertiva  ad  osservare  i  tratti  di  carattere 
che  da  essi  venivaoo  tn  evidemta. 

Indossate  le  nuove  vesti ,  montammo  a  cavallo  tre  ore 
dopo  mezzo  giorno,  ed  arrivammo  in  una  sola  gita  a  Ku- 
liim,ove  giugnemmo  rindomani  mattina  estremamente  op- 
pressi dalla  fatica ,  essendo  rimasti  in  sella  per  venti  ore 
consecutive,  lo  viaggiava  (cosa  alquanto  singolare!  )  su 
queiristesso  cavallo ,  che  il  fratello  del  capo  di  Peisciaver 
mi  aveva  dato ,  e  che  egli  mi  aveva  quasi  forzato  ad  no 
cettare  nella  certezza  che  avrebbe  potuto  essermi  utile  per 
trarmi  dMmpiccio  presso  gli  Uzbeki:  un  cavallo  delia  stessa 
razza  aveva  servito  altra  volta  a  Moorcroft  per  fuggire  a 
Talighan.  Qual  coincidenza  singolare,  oche  singolarità  più 
grande  ancora  è  quella  di  questo  dono  ! 

Fu  ben  sincera  la  soddisfazione  che  provai  trovandomi 
col  Gerard  e  tutti  i  nostri  compagni  e  in  veder  la  gioia 
generale  che  il  mio  ritorno  ad  essi  cagionava.  Dopo  aver 
loro  minutamente  raccontato  le  mie  vicende  a  Khunduz  , 


VIAGGIO  ±27 

CeoCai  di  dormire ,  ma  noi  potei  per  soverchia  slaucbez* 
za.  Io  bo  sperimentato,  cbe  quando  la  lassitudine  oltrepas- 
sa un  certo  limite ,  più  non  si  può  gustare  il  sonno  ;  egli 
più  non  ritorna  a  ristorare  e  rianimare  il  sistema  vitale,  se 
non  che  dopo  che  il  corpo  è  stato  ben  stropicciato  e  ri- 
posato ,  e  ristabilito  lo  stomaco  per  mezzo  del  tè,  che  è 
la  bevanda  più  salutare  per  lo  spossato  viaggiatore»  Presso 
gli  Uzbeki  non  vivevamo  spesso  che  di  solo  tè . 

Kulùmè  una  città  più  piacevole  assai  di  Khuoduz;  essa 
ha  bei  giardini  in  gran  numero  e  frutti  eccellenti.  Le  albi- 
cocche, le  ciliegie,  le  more  vi  eran  già  pervenute  alia  loro 
maturità.  —  Inrraltanto,  siccome  non  era  prudenza  il  correr 
nuovi  pericoli,  e  coir  esempio  dello  sciagurato  Moorcroft, 
ci  preparammo  a  partire  V  indomani  mattina .  Rendem- 
mo  dunque  ostensibile  T  ordine  di  Murad  Beg  al  valli  o 
governatore ,  ed  egli  ci  promise  la  scorta  prescritta  per 
accompagnarci  •  Feci  passar  nella  notte  una  parte  del  mio 
oro  alPuiBcial  di  dogana  pe'di  lui  eminenti  servigi,  e 
per  non  essere  scoperto  mi  servii  delP  intermedio  del  na- 
zir  ;  ma  si  può  concepire  M  mio  stupore,  quando  mi  accor- 
si  nella  mattina,  che  di  venti  monete  d'oro  egli  ne  aveva 
ritenute  quindici ,  e  ne  aveva  date  cinque  soltanto  air  lu* 
diano  :  non  era  quello  il  momento  d'una  spiegazione  ;  dopo 
d^aver  constatata  Tesattezza  dei  fatto,  pagai  una  seconda 
volta,  e  partii  daKulùm  in  compagnia  del  nostro  spilor- 
cissimo amico  il  nazir.  Questo  pio  personaggio  ci  fece 
fermar  per  la  strada,  onde  lasciargli  il  tempo  di  leggere  un 
capitolo  del  Corano,  Itbro  che  mai  non  lasciava  nessuni 
viaggi;  egli  lo  teneva  in  un  sacco  sospeso  al  pomo  della 
sua  sella,  e  lo  tirava  fuori  a  ore  fisse . 

Il  Gerard  ed  io ,  ci  Tacemmo  innanzi  lasciando  la  nostra 
gente  colla  caravana ,  che  più  lentamente  procedeva,  e  1 


tìS  BDRNBS 

di  8 ,  dopo  mezzo  giorno,  arrivammo  a  Mazar,  dopo  di 
aver  percorso  30  miglia  da  Kulùm. 

La  campagna  fra  queste  due  città  è  d^uoa  sterilità  spa- 
ventosa :  la  strada  traversa  il  calle  d^Abdù,  che  è  poco 
elevato  ma  è  la  spelonca  di  tutti  i  ladri  del  paese  ,  poiché 
tutti  i  capi  della  contrada  vi  esercitano  il  ladroneccio  .  La 
nostra  scorta  d^  Uzbeki  andò  ad  esplorare  il  passo,  donde 
si  scorge  Mazar ,  che  ne  è  distante  una  quindicina  di  mi  • 
glia;  quindi  ci  lasciò  soli  a  proseguire  il  nostro  cammino. 
Queste  genti  parlavan  della  preda  che  pochi  giorni  innan- 
zi avevan  fatta ,  per  cui  non  posso  dire  che  la  lor  parten- 
za mMncrescesse.  Bovine  di  case  e  d'acquedotti  annun- 
zian  che  quel  paese  fu  un  di  popolato^  ora  è  mancante  di 
acqua,  e  per  conseguenza  d**  abitanti . 

Vedemmo  a  destra  un  magni6co  miraggio  :  era  questa 
una  linea  tortuosa  di  vapore,  grande  quanto  rO&us,  la 
quale  offeriva  l'apparenza  di  quel  fiume.  Ella  pareva  pren- 
dersi giuoco  delle  nostre  fauci  inaridite ,  poiché  da  lungo 
tempo  avevamo  esaurito  V  acqua  degli  otri  che  sempre 
portavamo  con  noi . 

Mazar  racchiude  circa  500  case ,  può  armare  un  mi* 
gliaio  di  cavalieri,  ed  é  independente  da  Balkh  e  da 
Kbunduz;  appartiene  ad  un  prete,  o  mutaualli ,  che  eser- 
cita le  sue  funzioni  in  una  moschea  di  gran  santità,  de- 
dicata ad  Ali.  —  Mazar  significa  una  tomba:  quella  di  que> 
sto  luogo  consiste  in  due  alte  cupole ,  fabbricate  trecen- 
to anni  fa  da  AH  Mirza,  sultano  diHerat.  lo  visitai  la 
moschea,  ne  feci  il  giro,  e  come  pellegrino  lasciai  la 
mia  oblazione.  Se  non  poteva  prestar  fede  alle  leggende  di 
quel  preteso  santuario ,  e  unirmi  con  sincerità  al  popolo 
nelle  sue  devozioni,  poteva  almen  porgere  i  mìei  ringra- 
ziamenti a  Dio  per  la  nostra  recente  liberazione  :   la  riu- 


VIAGGIO  ^ 

nione  alla  preghiera  della  sera  era  namerosa;  e  i  sacer- 
doti seduti  alla  porta ,  dividevansi  il  prodotto  della  giorna* 
ta  moneta  per  moneta  con  alcune  famiglie,  che  per  eredi- 
tà godevano  d^  un  tal  diritto  •  Presentossi  al  mio  cospetto 
un  prete,  e  mi  domandò  perchè  io  non  pregava  cogli  al- 
tri ;  al  che  risposi  non  esser  musulmano  ;  nulladiuieuo  mi 
si  permise  che  io  entrassi  nel  tempio ,  benché  non  fu  pru- 
dente tentare  una  tal  prova .  Nulla  d^  interessante  ofiTriva 
quella  moschea,  nulla  che  dagli  altri  ediOzi  di  simil  gene- 
re diflérisse:  la  sera  venia  illuminata  con  lumiere  di  rame. 
Fu  a  Mazar  che  mori  il  Trebeck,  P  ultimo  degli  sven- 
turati  compagni  del  Moorcrort  :  un  pellegrino  che  viaggia- 
va con  noi  lo  aveva  assistito  negli  ultimi  suoi  momenti ,  e 
ci  condusse  nel  posto  ove  egli  era  sotterrato  :  è  una  picco- 
la tomba  air  ovest  della  citlà  ,  sotto  un  gelso  che  in  quel 
momento  la  copriva  carico  di  frutti .  Quel  giovine  ha  la- 
sciato onorata  ricordanza  delP  eccellenti  sue  qualità  in  tut- 
to il  paese  che  abbiamo  percorso ,  e  non  potei  che  com- 
piangere la  sua  trista  sorte  :  dopo  aver  reso  gli  ultimi  uffi- 
ci aMue  Europei  co^ quali  viaggiava,  dopo  quattro  mesi 
di  tormenti  anch'  egli  soccombè  sulla  terra  straniera  ^  sen* 
za  amico,  senza  soccorso,  senza  consolazione  !  Tutto  ciò 
eh'  egli  possedeva  fu  o  sottratto  da  un  prete  che  faceva 
parte  delia  brigata,  o  confiscato  da' santi  personaggi  del 
tempio ,  i  qnali  sei  tengono  ancora  :  consistevano  i  suoi 
effetti  in  cavalli  di  valore,  in  un  treno  da  campo,  in  da- 
naro, e  in  un  picco!  numero  di  libri  stampati.  Tutti  i  ma- 
noscritti di  Moorcroft  furono  fortunatamente  recuperati  ; 
e  per  giustizia  verso  un  uomo  commendabile  che  sacrificò 
la  sua  vita  alla  passione  pe' viaggi,  questi  scritti  avrebber 
dovuto  esser  da  lungo  tempo  stampati .  I  suoi  danari  non 


3Sa  BCRlIfiB 

cadder  nelle  mani  defili  abitanti  di  Masar  :  può  scuopritfti 
chi  li  ha  ,  Dia  non  è  facile  ricuperarli . 

La  sera  del  9  giu(|[Do,  entrammo  neir  antica  città  di 
Baliih,  che  fa  parte  de^  stati  del  re  di  Bulthara:  fu  d' uo* 
pò  camminar  per  quasi  ite  ore  in  mezso  alle  sne  vaste 
rovine,  prima  d' arrivare  al  caravanserraglio  nella  parte 
abitata  di  questa  madre  delle  città  (  amo  uld  Belai  )  ^  an- 
ticamente sì  grande  • 

Gammin  facendo,  fummo  arrestati  da  dne  Turcoman* 
ni ,  ulfiziali  di  polizia ,  che  ci  visitarono  onde  veder  se  ave- 
vamo del  danaro^  per  tassarlo.  Io  lor  risposi  che  noi  ave- 
vamo venti  tiglià  d^oro  (1)  per  ciascheduno;  e  ne  chiese- 
ro uno  per  ogni  venti ^  in  conrormiià  della  legge  loro^  per 
che  non  eravamo  musulmani.  Pagammo,  e  ricevemmo 
una  quietanza  sigillata  ;  nonostante  la  sera  ritornarono  e 
domandaron  di  più,  giacché,  per  nostra  confessione, 
eravamo  sudditi  di  Europei ,  non  sudditi  d*  un  principe 
musulmano  :  avendo  riconosciuto  che  la  lor  pretensione 
era  legittima ,  pagai  la  somma  ;  ma  io  aveva  una  prov- 
visione d' oro  più  considerevole  di  quella  che  portava  ad- 
dosso.—  Quest^  uomini  non  ci  molestarono  :  il  nostro  ba- 
gaglio e  i  nostri  libri  furon  liberamente  esposti  agli  sguar- 
di e  allo  stupore  della  polizia,  ma  avremmo  voluto  na- 
sconderli se  avessimo  potuto . 

Uno  de' più  dolci  sentimenti  che  provassimo  entran- 
do in  Balkh,  fu  la  sicurezza  d'essere  omai  in  salvo  dal- 
le angherie  del  nostro  nemico  di  Khunduz ,  e  ora  pos- 
so anche  aggiungere  dal  cattivo  modo  di  procedere  del 
nostro  conduttore;   avvegnaché  di   recente  egli  si  era 


(i)  U"  tiglià  vai  dii'iotlo  franchi. 


VIAGGIO  251 

COSI  iadegnafuenle  coadotto,  che  noi  eravamo  decisi  a  doq 
aver  più  io  esso  veruna  confldenza .  Siccome  eravamo  al- 
lora sui  territorio  d*  un  re ,  potevamo  dire  al  nazir  il  no- 
stro modo  di  pensare,  quantunque  fosse  stato  più  pru- 
dente ritenerlo  in  noi . 

Ma  se  V  esperienza  ci  aveva  provato  che  non  più  do* 
vevamoaver  fiducia  in  queiruomo,  ilcafila  basci  al  con- 
trario, per  la  sua  sensata  condotta  e  per  la  sua  fedeltà  ^ 
era  presso  di  noi  nel  maggior  favore  :  egli  biasimò  la  bas- 
sezza del  nazir ,  e  se  ne  mostrò  indignato  ancora  più  di  noi. 
Haiat  era  dotato  d^  una  grande  penetrazione:  non  fu  lieve 
la  mia  sorpresa,  allorché  approssimandoci  a  Balkh  e  ra- 
gionando seco  lui  sui  motivi  che  ci  avevano  fatto  impren- 
dere un  sì  lungo  viaggio ,  io  gli  dissi  che  Bukhara  trova- 
vasi  sulla  strada  d'Europa;  ma  egli  mi  rispose,  che  i 
Firinghi  cercavan  d' aver  notizie  sopra  tutti  i  paesi ,  e 
che  r  immatura  morte  del  Moorcroft  avendo  impedito 
che  si  ottenessero  esatte  nozioni  sul  Turkestan^  noi  era- 
vamo stati  probabilmente  spediti  per  procurarcele  sotto 
apparenze  più  modeste,  poiché  gran  parte  delle  sventure 
che  avevano  oppresso  queir  infelice,  al  modo  sfarzoso  con 
cui  viajzgiava  poteva  attribuirsi .  Io  sorrisi  a  quella  prova 
di  perspicacia,  ed  esclamai  in  tuono  d'ironia:  Bukillal 
(  bravo  !  )  ^  e  lodai  Haiat  della  sua  sagacità .  —  Ma  noi 
eravam  diventati  buoni  amici  ;  e  piuttosto  che  aver  nulla 
a  temere  da  lui,  molto  anzi  avevamo  a  sperar  da^suoi 
buoni  uffici . 


♦#'<^4 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO    OTTAVO 


DEJiCRIZlOKiE  DI  BALKH  —  MOBTE  TROVATE  IN  QUE- 
STA CITTA  —  IL  CAPILA  BASCÌ  —  TOMBA  DI  MOOR- 
CROFT  —  PARTENZA  DA  BALKH  —  L' ANTICA  BATTRIA- 
NA  —  B^iATTBZZA  DI  QUINTO  CURZIO  —  DESERTO  DEI 
TURCOMANI  —  L*  OXt'S  —  MODO  SINGOLARE  Di  TRA- 
VERSARLO —  LA  CAROVANA  —  EIR  —  KL'DAK  —  KIR- 
KlNDGlAlf  ~  KABSCEY  —MALATTIE  NELLA  CAROVA- 
NA —  KARSAN  —  UZBEKi  —  ARRIVO  A  BL'EUARA  . 


Vili. 


30 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO    OTTAVO 


OESCBIZIONB  DI  BALKM  —  MONETE  TROVATE  IN  QUE- 
STA CITTA  —  IL  CAPILA  BAStì  —  TOMBA  DI  MOOR- 
CBOFT  —PARTENZA  DA  BALBI!  —  L*  ANTICA  BATTRIA- 
NA  —  ESATTEZZA  DI  QUINTO  CURZIO  —  DEJìERTO  DEI 
TURCOMANI  —  L'  GIUS  —  MODO  SINGOLARE  DI  TRA- 
VERSARLO —  LA  CAROVANA  —  KIR  —  BUDAK  —  KIR- 
KINDGIAIf  —  KABSCEY  —  MALATTIE  NELLA  CAROVA- 
NA —  BARMAN  —  UZBEKI  —  ARRIVO  A  BUBUARA  . 


Vili. 


30 


BALKH 
E  CONTINVAZIONfi  DEL  VIAGGIO 


oi  rìaiaMionio  per  Ire  giorni  a  Bai* 
i(ii  9  ood'  esaminar  gli  araari  di  qae* 
ita  aoticaineiile  soperba  ciUà*  —  Le 
L'ot»  fue  rofine  eompreodooo  osa  eir* 

conferema  da  20  miglia,  m  ooo  prefeoCaoo  aleno  feali* 
gio  di  magailiceoia  ;  eate  CMMistooo  io  moschee  diroecale 
ed  ia  guasti  aepolcri,  i  qaaH  ediflzi  eraoo  fabbricati  di 
madOBi  diiwccali  al  sok:  aiomi  è  aolerìore  alPepeca  di 
MaoBietto,  «oaDtniMine  Balkb  sì  ?aalì  d^u'anlIcMtà  cbe 
rìsale  mollo  piò  sa  di  quella  della  aiaggìor  parte  delle  cit' 
là  della  terra.  —  I  Persiani,  come  bo  già  dello,  la  rbia' 
man  la  madre  delle  città ,  e  dicon  cb^  essa  f o  fabbricata 


256  BURNBS 

da  Kaiamur,  fondalorc  della  monarchia  persiana.  —  Do- 
po la  conquista  d^  Alessandro  Magno  ella  fiorì  sotto  il  no- 
me di  Bactra^  e  come  capitale  degli  stati  d^una  dinastia 
di  re  greci.  — Nel  terzo  secolo  dell'era  cristiana,  P au- 
torità d^Artaserse  Tu  solennemente  riconosciuta  da  una 
grand^  assemblea  che  si  tenne  aBalkh  nel  Korassan  (1); 
e  continuò  ad  esser  soggetta  air  impero  persiano 9  e  ad 
esser  la  residenza  delFarcimago,  fino  all'epoca  in  cui  i 
settatori  di  Zoroastro  furon  dispersi  dalle  scorrerie  de'ca- 
lifB.  —  I  suoi  abitanti  furon  trucidati  a  sangue  freddo  da 
Gengiskhan^  e  sotto  la  casa  di  Timur  o  Tamerlano,  essa 
appartenne  all'impero  mogoilo:  la  sua  provincia  formò  il 
governo  d'Aureng  Zeb,  nella  di  lui  gioventù.  —  Final- 
mente fu  invasa  dal  gran  Nadir:  —  alla  fondazione  della 
monarchia  de'Durani,  dopo  la  morte  di  questo  conquista- 
tore, cadde  in  poter  degli  Afghani;  e  da  otto  anni  a  que- 
sta parte  è  stata  invasa  dal  re  di  Bukhara,  che  la  fa  go- 
vernar da  un  suo  luogotenente . 

L^  attuai  popolazione  di  Balkh  ,  che  non  eccede  le  2,000 
anime,  componesi  principalmente  d^Afghani,  quindi  di  Ra- 
ra nukari,  specie  di  milizia  che  i  redurani  vi  stabilirono , 
e  vi  sono  eziandio  alcuni  Arabi .  il  capo  di  Khunduz  le  ha 
tolto  una  gran  parte  de^  suoi  abitanti,  e  continuamente  la 
minaccia  ;  cosicché  eglino  si  rifugian  ne'  vicini  villaggi . 
Ella  sembra  aver  racchiuso  innumerevoli  giardini  nel  suo 
vasto  recinto ,  lo  che  accresceva  la  sua  estensione ,  non 
in  proporzione  ai  numero  degli  uomini .  Se  debbo  giudi- 
carne da'  fragili  materiali  impiegati  nella  costruzione  de- 
gli ediOzi  ora  rovinati ,  i  cui  fondamenti  non  sono  che  di 


k\)  Gibboii,  rap.  Vili. 


DIACCIO 


On  cbka  in  csHep  raateli  «....^.^ 
cb^cssi  MB»  ia  éBfommt^  e  k  kr  cmkr  fiut  tutie 
Tvole. — Cm  — r»  éi  lenra  cirwdi  una  parte  éelk  <àtLa  ; 

£1  di  ^  A  émt  Mgfa  lanm  k  rs^im;  al  A  fi 
L'oWb,  Mù  h cìllirfdh,  che  èj^Mf^^èri 

a  ;  li  a  ^eie  asi  pwtra  fi  aura»  buao»  cke  juDcra  «i 

Apercttere  iUU  il  timméà  EaiKJÉw^  wnCin». 
Balkli  è  ìm  ■■&  pùkDnra,  a  sei  miglia  dalie    flMuUf  oe  ^ 

Le  cMipsgBeche  la  firriiiìiiii  cfiraa  noUe  if  putii  m 
le,  iaiift  fané  au  indori  ed  aDe  ro^iae.  —  Q«eilacillii^ 
[iiier  liliiJMii^  r  diieatataper  k  l'irinr  fampijMi  — ■ 
Tera  cava  41  lalIfMi^  che  aan»  di  i^ura  «cbioaiga  a%«ici' 
Baalea  ai  fasÉdrato .  La  autepar  parte  de|;ti  aatieU  ciar- 
dtei  or  aaa»  aegktti  e  pkaì  di  triste  erbe;  gii  acf  aeMii 
fiOMDasecm;au  da«ipù   parte  mv-swi  grufifiì  d' alberi  « 

È  aci papaG  as  cna  rispetta  per  Balkb*,  credeaduewer 
deiai  aao de"^ priaa  pasti  «ila  terra  pupidali^e  beai  ri- 
yafrariaae  sarà  aaa  de'  taalaad  dell'appromnarM  della 
iaedelaMBdo! 

I  Cnriti  di  BaUkfc  rtm  niirlln  liihnadinti  di  arteria  lao 
rtafiaa  ^  specsalaHiiie  le  aUiìDMxrlfte,  che  Ma  ^raaiìe  e<^aie 
k  aMde  ;  pare  kaa  poca  vakre^  polendoseae  eoaiprar 
2,000  per  aaa  rapia:  riiiireficate  eutfacf aa  iiliiarriala  m»- 
BO  aa  cibo  aq oisilo^  sebbea  perkolufio.  —  La  aeie  è  por- 
tala la  graa  yiaaritìi  dalk  aiaalague  ébe  aoao  a  aaa  %eali- 
aa  di  kghe  al  aad  di  BalLh^  e  cj  veude  tatto  Taufio  a  «i- 


238  BORNES 

li  clima  di  Balkh,  benché  molto  insalubre,  non  è  di- 
spiacevole :  nel  mese  di  giugno  il  termometro  non  ascese 
al  di  sopra  di  80»  (2P  31');  il  mese  di  luglio  è  il  più  cal- 
do, ed  allora  è  che  il  grano  matura;  così  la  raccolta  vi 
si  fa  50  giorni  più  tardi  che  a  Peisciaver  •  L^insalubrità  di 
Balkh  è  attribuita  all'acqua,  la  quale  è  talmente  mesco- 
lata con  terra  ed  argilla,  che  sembra  come  un  pantano 
dopo  la  pioggia.  Il  terreno  è  di  color  bigiastro,  simile  alia 
cenere,  ed  è  grassissimo  ;  inumidito  che  sia ,  diventa  vi- 
scoso. —  Si  fan  buone  raccolte  nei  campi  di  Balkh;  la 
paglia  di  grano  v'è  alta  come  In  Europa,  non  già  corta 
come  neir India. 

L'acqua  è  stata  distribuita  in  Balkh  con  molta  industria, 
per  mezzo  d'acquedotti  derivati  da  un  fiume.  Dicesi  che 
vene  fossero  almeno  diciotto;  ma  in  oggi  è  impossibile 
poterli  tutti  riconoscere  :  essi  frequentemente  traboccano 
e  forman  dei  pantani  che  il  sole  presto  dissecca  ;  e  proba- 
bilmente questa  è  la  causa  de' morbi  del  luogo.  Tutte  le 
città  e  le  rovine  antiche  son  forse ,  o  più  o  meno ,  iosa 
lubri:  non  è  frattanto  probabile,  che  tanti  re  e  principi 
abbian  voluto  proteggere  una  città ,  la  cui  posizione  sia  sta 
ta  costantemente  contraria  alla  salute  delPuomo;  ed  in  ve 
ro  Balkh  non  è  in  una  regione  naturalmente  paludosa, 
mentre  è  situata  sopra  un  terreno  alto  circa  1,800  piedi 
sopra  al  livello  del  mare,  e  che  si  abbassa  in  agevol  pendìo 
verso  l'Oxus;  l'acqua  della  sua  riviera  si  perde  molto 
tempo  prima  d'arrivare  aU'Oxus  medesimo. 

Nulla  trascurai  a  Balkh  per  procurarmi  delle  medaglie 
antiche,  che  in  si  classico  paese  non  potevan  a  meno  d'es- 
ser ben  preziose.  Me  ne  furon  portate  diverse  di  bronzo , 
simili  a  quelle  che  io  aveva  trovate  a  Manikiala  nel  Pen- 
dgiab  ;  esse  rappresentavano  una  figura  umana  in  tutta  la 


VIAGGIO  239 

sua  laoghezza ,  eoo  uà  vaso  o  turibolo  nella  destra,  coperto 
il  capo  eoo  UQ  gran  berretto;  il  che  decide,  io  credo, 
rh^ elleno  soo  tutte  d'origine  persiana.  Si  sa  che  Tlndia 
Tormava  una  delle  satrapie  di  Dario ,  e  gli  autori  ci  parlan 
de' vincoli  ch'esisterono  in  antico  fra  i  due  paesi,  e  che 
forse  dilucideranno  l' istoria  di  queste  medaglie .  Il  lavoro 
oe  è  grossolano  ;  e  siccome  differiscon  le  une  dalle  altre , 
parrebbe  che  fosser  piuttosto  semplici  monete  che  meda* 
glie .  Le  persone  che  s^  interessano  dello  studio  di  questi 
monumenti  apprenderanno  che  altre  medaglie  di  simil  na- 
tura sono  state  trovate  nel  India .  Fra  quelle  che  esaminai 
a  Balkh,  alcune  eran  cuflche  ed  arabe,  ed  un*  intiera  serie 
ne  vidi  di  quelle  degF  imperatori  dell'India  :  una  moneta 
d' oro  di  sciàh  Dgihan,  somministrava  vantaggiosa  idea 
deir  abilità  degli  artisti  de^suoi  tempi .  E  cosa  notabile,  che 
ne' paesi  al  nord  deirHindù  Kuch,  la  moneta  attualmente 
in  corso  sia  quella  dei  monarchi  che  regnavano  a  Delhi  pri- 
ma dell'invasione  di  Nadir  Sciàh. 

Il  12  giugno,  la  carovana  arrivò  da  Kulìim  colla  no- 
stra gente,  e  noi  ci  disponemmo  ad  accompagnarla  6no  a 
Bukbara:  avevam  convissuto  per  tre  giorni  col  nostro 
amico  cafila  bascì,  che  ci  portava  riso  e  carne  dal  bazar  ; 
ma  quanto  alla  nostra  cucina  ella  era  fatta  malissimo,  pie* 
colo  inconveniente  però  al  quale  potevamo  sperar  di  rime- 
diare •  Intanto  rendevasi  necessario  di  dar  permesso  al  no- 
stro cafila  basci  di  ritornare  a  Gabul ,  poiché  un  Afghano 
non  potrebb'  esserci  piii  utile  infra  gli  Uzbeki .  Io  era  do- 
lente di  dovermi  separare  da  Haiat  ;  avvegnaché  ei  posse* 
desse  un  carattere  ed  un  naturale  mirabilmente  adattati 
per  trattar  cogli  uomini ,  e  dappertutto  avesse  amici  che 
lo  stimavano  e  lo  rispettavano .  Grandemente  io  temei  di 
non  trovar  più  un  uomo  come  lui ,  capace  di  procurarci 


S40  BURNBS 

alloggio  e  outrimeoto,  purché  non  fosse  umanamente  im- 
possibile, ed  al  bisogno  spacciar  bugie  sulla  nostra  condi- 
zione. In  contraccambio  de^  suoi  buoni  servigi  gli  facem- 
mo de' regali,  il  valor  de^ quali  molto  superava  le  sue 
speranze  ;  e  la  sua  felicità  fu  al  colmo  :  di  più  gli  lasciai 
in  scrìtto  l'attestato  della  nostra  riconoscenza  pe'suoi 
buoni  uffici .  Si  diede  gran  movimento  per  assistere  a'  pre- 
parativi delia  nostra  partenza;  chiamò  in  disparte  il  cafila 
bascì  della  nuova  carovana  e  gli  fece  intendere  esser  di 
suo  interesse  il  ben  servirci.  Aspettò  che  la  carovana  par- 
tisse ,  e  vedendoci  accovacciati  ne'  nostri  gran  panieri , 
impiegati  colà  per  viaggiar  sui  cammelli ,  ci  disse  addio 
e  ci  raccomandò  air  Eterno .  Onde  dare  un  esempio  della 
onestà  di  quest'uomo,  dirò,  che  ritornando  a  Cabul  ei 
trovò  un  coltello  che  avevam  lasciato  in  un  ospizio; 
egli  ce  lo  spedì  per  un  viaggiatore  del  quale  poteva  fidar- 
si, il  quale  andava  aBukbara;  ci  scrisse  nel  tempo  stesso 
una  lettera,  nella  quale  esprimeva  la  sua  riconoscenza  per 
la  nostra  bontà,  di  che  serbava  grata  memoria. 

La  carovana  si  riunì  fuor  della  città,  e  presso  un  luogo 
ben  tristo,  la  tomba  dello  sfortunato  Moorcroft:  fummo 
condotti  a  vederla.  UGuthrie  riposa  accanto  al  suo  com- 
pagno • 

Era  un  bello  splendor  di  luna,  e  non  ostante  ci  fu  diflì- 
cile  di  trovar  il  sito.  Finalmente  i  nostri  occhi  si  diressero 
verso  un  muro  di  terra  che  era  stato  gittalo  sopra  alle  lor 
fosse  a  bella  posta:  i  superstiziosi  abitanti  di  Balkh,  non 
vollero  permetter  che  que'  viaggiatori  fosser  tumulati  nei 
lor  cimitero,  e  non  acconsentiron  che  la  sepoltura  di  que- 
sti stranieri  fosse  prossima  alla  città  se  non  a  condizione 
che  si  celasse,  per  timore  che  un  qualche  musulmano  non 
la  prendesse  per  quella  d' un  vero  credente ,  e  non  invo* 


VIAGGIO  241 

casse  sa  di  lai  le  benedizioni  dell*  Altissimo  in  passarle 
da  presso!  Era  impossibile,  nell'oscarìtà  della  notte,  consi- 
derare ana  simile  scena  senza  abbandonarsi  a  melancoliche 
riflessioni.  UnMntiera  brigata  di  viaggiatori,  sepolti  a  meo  di 
12  miglia  gli  uni  dagli  altri ,  non  era  cosa  da  inspirar  molto 
coraggio  in  noi,  cbe  facevamo  la  medesima  via  ed  eramo 
spinti  daglMstessi  motivi.  Ella  fa  grata  cosa  pe^ viventi  il 
non  soffrire  i  disdegni  e  le  onte  cai  furon  soggetti  i  trapas* 
satì, giacché  niano ci  recò  la  menoma  ingiuria,  sebben  la 
nostra  religione  e  la  nostra  patria  fosser  l>en  note.  Il  corpo 
del  Moorcroft  fa  ivi  portato  da  Andkhui^  ove  mori  ad  una 
certa  distanza  dalle  sue  genti  :  era  accompagnato  da  un 
piccol  numero  deUe  persone  del  suo  seguito,  che  gli  abitanti 
derubarono.  —  Se  egli  mori  di  morte  naturale,  credo  però 
che  non  spirasse  senza  far  nascer  qualche  sospetto  :  niu- 
00  de^  suoi  compagni  Europei ,  ninno  de^  suoi  domestici  di 
confidenza  segui  il  suo  corpo,  che  fu  ricondotto  senza  vi- 
ta sopra  un  cammello  nel  luogo  donde  egli  non  era  assen- 
te che  da  otto  giorni  ;  il  Trei)%k  non  potè ,  a  cagion  della 
sua  salute  vacillante  ^  esaminar  il  cadavere  . 

Noi  partimmo  da  Balkh  a  mezza  notte  ^  con  una  piceo- 
la  carovana  di  venti  cammelli:  i  nostri  cavalli  furon  cam* 
Iriati  con  questi  utili  animali  :  si  ooliocan  sopra  ciascuno 
due  grandi  panieri  chiamati  kadgianoi  ;  il  signor  Gerard 
fo  messo  in  contrappeso  con  un  Afghano,  ed  io  lo  fui 
con  Ghuiam  Husn ,  mio  domestico  indiano .  Da  princi- 
pio questa  specie  di  vettura  ci  parve  incomodissima , 
poiché  i  panieri  non  avevan  che  quattro  piedi  di  lunghez- 

• 

za  e  due  e  mezzo  di  larghezza,  ed  io  ebbi  bisogno  d^un 
poco  d^'atrftità  e  di  cedevolezza  per  adattare  in  questo  spa- 
zio un  corpo  di  cinque  piedi  e  nove  pollici,  ficcato  lì  dentro 


VII! 


31 


242  BURNBS 

come  un  fagotto  di  merci:  ma  I^abitudiae  ci  ebbe  presto 
familiarizzati  co'  balzi  del  cammello  e  '1  ristretto  spazio 
della  vettura ,  e  non  fa  una  piccola  compensazione  il  ve- 
der che  potevamo  leggere  ed  anche  prender  delle  note 
senza  esser  veduti  • 

Dopo  d' aver  percorse  30  oUglia ,  pervenimmo  al  limite 
deir  acqua  di  Balkb ,  traversando  un  paese  dappertutto 
intersecato  da  canali .  Essi  inroducon  un  tal  eflfetto  sulla 
temperatura )  che  la  mattina  il  termometro  scese  al  di- 
sotto di  52®  (8^  88)9  sebbene  le  campagne  fosser  per  due 
terzi  non  coltivate  •  I  nostri  cammelli  pascevansi  avida- 
mente d' un  arboscello  spinoso  che  gli  abitanti  cbiaman 
musce  0  Aw. 

U  linguaggio  d' alcun  geografo  non  potrebbe  con  più 
esattezza  descriver  quel  paese  meglio  di  Quinto  Curzio  ; 
ed  io  notai  sul  luogo  stesso  il  seguente  passaggio  :  — 
L'aspetto  della  Battria^a  oiTre  contrasti  all' infinito; 
in  molti  luoghi  vigne  ed  alberi  fecondi  dan  magnifi- 
ci frutti  di  squisito  sapore;  numerose  sorgenti  (canali) 
irrorano  il  pingue  terreno^  Qui  il  grano  seminasi  nel- 
Je  terre  più  ubertose  ;  le  altre  campagne  somministran 
pascoli  al  bestiame  •  Piì^  lungi,  sterili  arene  occupano 
gran  parte  del  paese  9  e  so vr' esse  regpa  una  trista  ari- 
dità ,  e  r  uomo  non  vi  si  può  nudrire  poiché  alcun  ve- 
getabile non  vi  cresce  —  Allorché  soffia  il  vento  dal 
mar  delle  Indie,  egli  sommo^ve  le  instabili  arene  che  si 
inalzano  in  vortici:  ne*  punti,  ove  esse  si  accumulano, 
forman  masse  a  guisa  di  colline ,  e  le  orme  delle  anti* 
che  strade  dispariscono.  Ma  nelle  regioni  più  ospitali  la 
terra  è  coperta  di  uomini  e  di  cavalli.  —  Battra,  la 
capitale ,  è  situata  sotto  il  monte  Paropamiso ,  e  11  Bat- 


VIAGGIO  245 

»  tro  che  bagna  le  sue  mnra^  dà  il  suo  Dome  alla  prò* 
•  ¥iiicia  (1)  •  * 

Gli  alberi  ^  i  frutti  >  il  grano  di  Balkh ,  hanno  una  gran- 
de celebrità;  e  i  suoi  cavalli  non  sono  men  rinomati.  Seb- 
bene questa  città  non  abbia  fontane ,  e  che  in  oggi  alcu- 
na riviera  non  P  attraversi ,  la  campagna  è  però  interse- 
cata da  canali ,  dedotti  da  uno  di  quei  fiumi  che  scendon 
dalle  vicine  montagne ,  la  cui  acqua  è  divisa  dair  arte 
prima  d'arrivare  alla  città. 

Il  4i  14  giugno  entrammo  nel  deserto,  e  camminammo 
tutta  la  notte  dirìgendoci  verso  POxus.  II. timor  de'ladri 
ci  fece  deviar  dalla  strada  maestra  da  Balkh  a  Kilef ,  luo- 
go ove  ordinariamente  si  tragitta  il  fiume  in  chiatta  j  e 
viaggiammo  atro vesl.  —  Alio  spuntar  del  sole  ci  fermam- 
mo,  ed  allora  scorgemmo  quel  che  ci  si  apparecchiava 
ne'  deserti  del  Turkestan  • 

Le  montagne  dell'  Hindii  Kueh  erano  intieramente  di'- 
sparse  sotto  r orizzonte,  e  un'immensa  pianura ,  simile  ad 
un  oceano  di  sabbia ,  da  ogni  lato  ne  circondava.  Scorge- 
vansi  qua  eia  akune  kkirgahe^  che  son  capanne  tonde  abi- 
tale da  nomadi  Turcomani .  —  Gli  abitanti  erano  in  piccol 
numero:  lo  [straniero  trova  in  essi  a  prima  giunta  un  as- 
petto feroce  e  terribile. 

Ci  fermammo  ip  prossimità  d^  una  di  queste  capanne  : 
t  Turcomani  co'  loro  larghi  berretti  di  pelle  di  montone  in 
testa ,  se  la  passeggiavano  altieramente ,  ina  non  ci  re- 
caron  alcuna  molestia.  Piantammo  il  nostro  campo  nei  loro 
deserti  ;  ivi  trovammo  una  piccola  quantità  d'acqua,  che 
dai  canali  da'  Balkh  perveniva  fino  a  quel  punto.  Noi 


\)  ifuinto  CurMiOt  llb.  Vii,  cap.  4. 


( 


244  BURNBS 

Doo  avevamo  più  né  lelCo,  uè  tenda  di  sorta  alenila  ^  tran« 
ne  una  grossolana  coperta  di  lana  che  mettevamo  intraver* 
sata  sopra  dei  legni  9  e  questo  era  il  tenue  coperto  che 
doveva  ripararci  da' raggi  del  sole;  nella  notte  poi  si  to- 
glieva e  dormivamo  al  bel  sereno  del  cielo.  Il  nostro  nu- 
trimento consisteva  in  pane  ed  in  tè;  i  Turcomani  ri- 
cusan  sovente  di  vendere  i  loro  agnelli ,  credendo  che  ciò 
faccia  torto  alla  loro  ricchena  ;  cosicché  era  d' uopo  gettare 
uno  sguardo  d'invidia  sui  loro  innumerabili  armenti,  bra- 
mando un  agnello  che  non  sempre  ci  era  concesso  •  Gli 
Europei  che  sono  assuefatti  al  nutrimento  animale  soffro- 
no pei  cambiaiùento  di  cibo;  ciò  non  pertanto  trovammo 
il  pane  sufficientemente  nutritivo ,  ed  il  tè,  .che  continua- 
mente bevevamo  y  mangiando  c'era  d' un  gran  sollievo  • 
Quanto  ali*  astinenia  del  vino  e  de'  liquori  spiritosi ,  rico- 
nobbi essermi  piuttosto  salutare  che  incomoda,  e  credo, 
che  non  avremmo  potuto  sopportare  le  vicende  del  clima 
se  ne  avessimo  fatto  uso  • 

Quantunque  avessimo  deviato  dalla  strada  maestra,  par 
nuUaostanto  che  non  avessimo  potuto  intieramente  scansa- 
re quella  de'  ladri  •  Prendemmo  dunque  una  scorta  di  Tur- 
comani  perchè  ci  accompagnasse  fino  all'Oxus,  donde 
non  eramo  lontani  che  d' una  sola  gita  • 

Partimmo  allo  spuntor  del  sole  e  dopo  aver  viaggiato 
quindici  ore  e  percorse  trenta  miglia ,  ci  trovammo  in 
sulle  rive  di  questo  gran  fiume ,  il  quale  io  contemplai  con 
infinito  piacere:  scorreva  maestosamente  dinanzi  a  noi 
nella  solitudine ,  e  la  sua  vista  ci  ricompensava  di  tante 
pene  e  di  tante  inquietudini ,  che  in  avvicinarcene  aveva- 
mo sofferte  • 

Parca  non  fosse  stato  di  tutta  prudenza  l'affidarci  a 
una  guardia  di  Turcomani  in  un  simil  deserto  ;  ma  eglino 


VIAGGIO  245 

ci  cmidauer  pertanto  sani  e  salTi ,  e  coDtentaroDSi  di  far 
poche  domaode  sui  coato  nostro  ;  noo  parlavanche  ii  tar- 
CO)  e  cayalcayan  buoni  cavalli.  Armati  d^nna  sciabola  e 
di  una  lunga  lancia  ^  non  avevan  T  impaccio ,  come  gli  al* 
tri  Asiatici,  degli  scudi  e  delle  fiasche  da  polvere,  che 
pochi  soltanto  portavano  schioppi  :  ammazsavan  il  tempo 
cantando  insieme,  ki  una  lingua  rude  si  ma  non  senza  ar- 
monia ;  e  mi  parvero  offrire  il  bello  ideale  de^  nostri  dra- 
goni leggieri ,  tanto  pio  che  i  lor  l>erretti  davano  alla  bri- 
gala  una  convenevole  uniformità  •  Non  mai  facevan  uso 
che  d^  una  sola  redina  ^  il  che  dava  miglior  aspetto  ai  loro 
cavalli  :  in  seguito  notai ,  che  alcuni  capi  Turcomanni  or- 
navan  la  testa  de'  destrieri  con  rosette  e  striscioline  di 
cuoio  intrecciate  con  oro  e  argento  le  quali  cadevan  dietro 
aD' orecchio  delF animale  e  mirabilmente  Tornavano. 

Fino  ad  un  miglio  e  mezzo  dal  fiume ,  noi  avevam  viag- 
giato in  un  paese  stranamente  inospito ,  orrido  e  assolu- 
tamente privo  d'acqua.  Poca  e  misera  erba  cresceva  su 
quei  monticelli  di  mobile  sabbia  alternata  con  colline  di 
argilla  indurita .  lo  mi  rammenterò  per  lungo  tempo  del 
tristo  nostro  viaggio  nello  avvicinarci  airOxus,  e  degli 
uomini  feroci  che  in  questo  tragitto  ci  accompagnarono . 

Noi  ci  fermammo  sulle  rive  del  fiume ,  presso  il  pic- 
colo villaggio  di  BLhodgia  Sala.  Le  terre  prossime  air  Oxos 
son  tagliate  da  canali  per  un'  estensione  di  quasi  due  mi- 
glia^  ma  son  poco  accuratamente  coltivate  :  non  pertanto 
ccmoficevasi  che  si  era  in  un  paese  tranquillo ,  vedendo  la 
casa  di  ciascun  paesano  distante  da  quella  del  suo  vicino, 
ed  in  mezzo  ai  suoi  propri  campi .  —  Fummo  trattenuti 
per  due  giorni  presso  Khodgia  Sala,  aspettando  che  venisse 
la  nostra  volta  per  passare  il  fiume  nella  chiatta  ^  che  il  dì 
17  trasportò  la  carovana  in  compagnia  della  quale  eramo, 


246  BURNES 

nel  Turkestan ,  cioè  sulla  riva  destra  o  settentrìoliale  del- 
r  Oxus .  Il  fiume  ayea  in  quel  sito  la  larghezza  di  circa 
2,400  piedi,  e  la  profondità  di  venti;  le  sue  acque  fan- 
gose scorrevano  con  una  rapidità  di  tre  miglia  e  mezzo  per 
ora.  Gli  Asiatici  lo  chiamano  Dgihun  o  Amù. 

Singolare  è  il  modo  con  cui  passammo  TOxus,  e  lo 
credo  proprio  del  paese  :  fu  attaccato  un  cavallo  a  cia- 
scun" estremità  del  batteUo,  con  una  corda  legata  alla  cri- 
niera; fu  messa  poi  la  briglia  all'animale,  come  se  si  avesse 
avuto  a  cavalcarlo  j  il  battello  è  spinto  nella  corrente  ,  e, 
senza  altro  aiuto  che  quello  de'  cavalli ,  traversa  in  diritta 
linea  il  canale  più  rapido.  Un  uomo,  a  bordo  della  barca, 
tien  le  redini  di  ciascun  cavallo ,  eecitandido  senza  tìo- 
lenza  a  nuotare:  guidato  in  tal  modo,  l'animale  va  in- 
nanzi senza  difficoltà .  Non  si  fa  uso  di  remo  p^  ajutar 
l'andamento  del  battello;  è  sufficiente  muovere  di  die- 
tro una  pertica  grossolanamente  acconciata ,  onde  impe- 
dir la  barca  di  volgersi  in  giro,  e  dare  a' cavalli  un' poco 
d'aiuto  colla  voce.  S'impiegan  qualche  volta  quattro  ca- 
valli, ed  in  questo  caso  due  se  ne  collocan  posterior- 
mente. Non  è  necessario  addestrarli  a  ciò  anticipatamente  ^ 
poiché  quelle  genti  prendono  indistintamente  tutti  quelli 
che  son  per  passare  il  fiume .  Un  de'  battelli  fu  tratto  da 
due  de'  nostri  stanchi  ronzini  ;  ma  una  barca  che  tentò  di 
seguirci  senza  il  soccorso  di  questi  animali ,  fu  spinta  tanto 
lontano ,  che  bisognò  aspettare  un  giorno  intiero  sulla 
riva  del  fiume ,  finché  non  si  fosse  fatta  risalire  al  campo 
della  nostra  carovana .  In  grazia  di  tale  ingegnosa  maniera 
d' eCTettuare  il  traghetto  valicammo  in  quindici  minuti  quel 
rapidissimo  fiume  largo  un  miglio  e  mezzo  ;  e  se  f  unmio 
soggetti  a  qualche  ritardo ,  questo  successe  poiché  bisognò 
camminare  attraverso  i  banchi  di  sabbia  che  separano  i 


VIAGGIO  347 

rand  deirOxus.  —  Noo  so  qaai  molivi  possano  impedire 
d' adottar  dappertutto  questo  metodo  spedito  per  passare 
i  grandi  fiumi  5  V  uoiformarvisi  sarelibe  un  miglioramento 
inestimabile  nel  paese  al  disotto  dei  moti  Gbati  nell^  India- 
Io  non  aveva  veduto  mai  per  l' innanzi  impiegare  i  cavalli 
a  quest*  uso  ;  ami  aveva  sempre  considerato  9  ne'  miei 
viaggi  neir  India  ^  questo  l>eir  animale  come  d' imbaraiso 
al  passaggio  d*  un  fiume. 

Appena  tragittato  V  Okus  ,  ci  rimettemmo  in  via  alla 
volta  di  Bukbara)  e  ci  fermammo  a  Sciurkhaddak  ^  ìnogo 
disabitato;  vi  trovammo  uua  ventina  di  pozzi,  T  acqua 
de' quali  era  limpida  ma  di  cattivo  gusto  ed  amara . 

U  nostro  modo  di  viaggiare  si  era  fatto  in  allora  mi- 
gliore di  prima .  Noi  partivamo  verso  le  cinque  o  sei  ore 
dopo  mezzo  giorno ,  e  non  ci  riposavamo  piò  fino  alle  otto 
o  nove  ore  della  mattina  seguente  •  Le  gite  non  soperavan 
le  25  miglia ,  poiché  il  caldo  impedisce  ai  cammelli  di  per- 
correre  una  maggiore^  distanza  senza  riposarsi  *  Nella  notte 
faoeano  il  costante  cammino  di  due  miglia  per  orav  ^ 
mono  d' un  paio  di  campanelli,  sospesi  al  pettorale  ed  alle 
oreccbia  dell'animale  più  prediletto,  che  precede  ciascun 
fuiiiar  o  fila  ,  gli  anima  e  li  sollecita .  Del  resto ,  questo 
tintinnio  diverte  e  rallegra;  e  quando  cessa,  perchè  la  ca- 
rovana si  è  fermata,  il  silenzio  che  ne  succede  nel  deserto 
inabitata  è  veramisnte  da  sorprendere  polla  mestizia  pro- 
fonda che  ispira. 

Al  sorgere  come  al  tramontar  del  sole ,  la  carovana  si 
(èrma  perchè  il  pellegrino  possa  far  la  sua  preghiera  ;  e 
il  sonoro  rimbombo  del  grido  allah  akbar ,  chiama  tutti  i 
veri  credesti  al  cospetto  di  Dio:  eglino  si  percuotoo  la 
barba  ,  e  volti  gli  occhi  verso  la  Mecca ,  fauno  le  genu- 
flessioni dalia  religione  loro  prescritte. 


ìm  burnbs 

Noi  restavamo  seduti  contemplando  quest'  azione  soien- 
ne ,  senza  sopportar  né  ingiurie  né  motteggi ,  e  ci  si  osava 
una  tolleranza  clie  avrebbe  fatto  onore  al  paese  piii  inci- 
vilito d^  Europa. 

Una  caravana  offre  buona  e  piacevo!  compagnia,  e  per 
un  uomo  egoista ,  una  quantità  di  lezioni  preziose  •  Ogni 
distinzione  tra  padrone  e  domestico  è  pareggiata;  tutti  e 
due  dividon  le  medesime  cose ,  poiché  il  ravvicinamento 
è  indispensabile  :  i  nostri  servi  mangiavan  con  noi  ne*  me- 
desimi piatti .  Un  Asiatico  del  deserto  non  prende  mai  un 
pezzo  di  pane  senza  offrirne  una  parte  a'  circostanti^  men- 
tre i  musulmani  delPIndia  si  formalizzavano  in  veder  che 
i  loro  correligionari  ci  mettevano  a  parte  de'  loro  cibi ,  e 
liberamente  partecipa van  de* nostri. 

Andammo  in  seguito  a  Kiz  Kudak  ,  nome  che  in  turco 
significa  Pozzo  della  Tergine  :  io  benedissi  la  donzella  che 
l'aveva  fatto  scavare ,  secondo  che  vuole  la  tradizione , 
poiché  per  difetto  d^  acqua  avevamo  molto  sofferto  •  Non 
é  descrivibile  il  piacere  che  provasi  nelP  incontrare  un  bel 
pozzo  di  acqua  dolce  in  mezzo  a  moltissimi  altri  l'acqua 
de'  quali  é  salata  come  quella  di  tutte  le  sorgenti  di  quella 
strada  !  —  Jeri  eravam  mancanti  d*  acqua ,  oggi  di  legna  ; 
e  non  fu  che  raccogliendo  lo  sterco  dei  cammelli  che  pò- 
temmo  pervenire  a  far  bollire  T acqua  pel  nostro  té:  chi 
si  sarebbe  potuto  imaginare  che  fossimo  prossimi  a  Sa- 
markanda  ed  a  Bukhara,  i  paradisi  dell'Oriente!  Noi 
avevam  camminato  tutto  il  giorno  fra  basse  colline,  o 
piuttosto  su  piccoli  poggi  di  una  rena  mobile ,  privi  di  al- 
beri e  d'arbusti,  e  coperti  d' un'arida  gramigna  che  na- 
sce in  un  terreno  duro  e  ghiaioso:  i  pozzi  avevan  circa 
18  piedi  di  profondità.  Incontrammo  in  diversi  punti  della 
strada  deVo6al,  o  caravanserragli,  che  soo  contigui  a  gran- 


VIAGGIO  ^9 

di  cisterne  coperte  chiamate  sardabas  (  vasi  da  rinfre- 
scar acqaa))  le  quali  riceyoo  le  acque  delle  pioggie  per  dis- 
setare i  viaggiatori  ;  in  quei  momento  però  eran  tutte  vuo- 
te •  —  La  temperatura  era  asciutta  e  variabile;  il  termo- 
metro ,  cbe  nel  giorno  sostenevasi  a  103^  (31^  54) ,  nella 
notte  abbassavasi  a  60^  (ìi^  43  ),  ciò  che  produceva  un 
fresco  delÌ2Ìoso  :  in  questa  contrada ,  un  vento  costante 
soflto  generalmente  dal  nord.  —La  nostra  giornata  terminò 
alle  ore  tre  e  venti  minuti ,  e  il  crepuscolo  fu  lungo  e  fre- 
scOi  ciò  che 9  fino  a  un  certo  segno,  ci  compensò  deU^  ar- 
dore de*  raggi  del  soie . 

Uno  de' mercanti  di  tè^  che  faceva  parte  della  carova- 
na,  ci  visitava  frequentemente  nelle  nostre  fermate,  e  pre- 
sto fuouno  seco  lui  in  intima  relazione  •  Era  costui  un 
Khuadgia ,  nome  dato  a^  settatori  de'  primi  califfi ,  e  in- 
siememente  prete  e  commerciante.  Sembrava  compiacersi 
non  poco  della  nostra  conversaiione  e  prendemmo  insieme 
del  tè  sulle  rive  delPOxus^  ove  gli  palesammo  la  verità 
sul  conto  mio  • 

I  nostri  trattenimenti  con  quel  Khuadgia  mi  sommi- 
nistraron  qualche  nozione  sullo  stato  della  letteratura  ira 
gli  Uzbeki.  lo  gli  feci  leggere  una  piccola  opera  persiana 
wtitolata:  Memorie  di  Seiudgia  re  di  Cabul  j  la  quale  era 
scritta  da  quello  sventurato  monarca,  che  me  la  diede ,  e 
contiene  un  minuto  racconto  delia  sua  vita  e  delle  sue 
sventure;  lo  stile  n'è  semplice,  esente  da  citazioni  del 
Corano ,  da  metafore  ed  altre  stravaganze  comuni  ^gh  o- 
riestali  scrittori.  Egli  non  racconta  tampoco  quei  mira- 
coli ,  che  secondo  le  narrazioni  degli  storici  costantemente 
produconsi  in  favor  de'  despoti  delP  Oriente . 

Questo  libro  offriva  realmente  ciò  che  noi  chiame- 
remmo una  narrazione  interessante  d'avvenimenti:  il  Khua- 


vili 


32 


250  BURNE9 

dgia  me  Io  rese  alcuni  giorni  dopo,  dicendomi  esser  quella 
UQ^ arida  produzione,  che  non  ispirava  il  timor  di  Dio,  non 
faceva  menzione  alcuna  del  profeta  ,  ed  era  invece  total- 
mente ripiena  di  cose  personali  e  proprie  dell'autore:  ma 
poiché  quello  appunto  si  era  l'oggetto  del  libro,  mi  par 
che  non  potesse  farne  un  più  grand'  elogio .  Del  resto  il 
Khuadgia  non  è  il  solo  che  abbia  trovato  simili  difetti  in 
opere  di  tal  genere  ;  poiché  un  reverendissimo  personag* 
gio  (1),  che  ci  ha  dato  un  giornale  interessante  ed  ammi* 
rabile  de'  suoi  viaggi  nelP  India ,  é  stato  da  alcuni  biasi- 
mato per  la  sua  mondanità .  Presso  i  musulmani  la  lette- 
ratura limitandosi  esclusivamente  a'mollahi^  non  dobbia- 
mo esser  sorpresi  se  eglino  riprovan  un'opera  che  non  ha 
quella  tinta  letteraria  che  alP  ordine  loro  si  conviene  ;  ma 
presso  di  noi  la  cosa  é  ben  diversa . 

In  prossimità  del  paese  nel  quale  entravamo ,  vivono  i 
Lakai,  tribù  d'  Uzbeki  famosa  per  la  sua  inclinazione  al 
latrocinio.  Un  dettato  in  uso  fra  loro  maledice  chiunque 
muore  nel  suo  letto,  poiché  un  vero  Lakai  deve  perder 
la  vita  In  un  tciapao ,  o  spedizione  di  ruberie.  Mi  é  stato 
raccontato  che  le  donne  accompagnano  i  loro  mariti  in 
queste  scorrerie  ;  ma  narrasi  ancora ,  e  ciò  é  più  probabi- 
le ,  che  le  ragazze  mettono  a  ruba  le  carovane  che  passa- 
no in  prossimità  delle  loro  abitazioni,  —  Questa  tribù  vive 
nelle  vicinanze  d' Bissar ,  strano  paese ,  ove  independenle- 
mente  dalle  amazzoni  de^  Lakai ,  tre  o  quattro  tribù  vici- 
ne han  la  pretensione  di  discendere  da  Alessandro  Magno  ! 

Colla  gita  successiva  pervenimmo  a  Kirkindgiak ,  luogo 
^ve  é  un  casaletto  di  Turcomani  ;  il  paese  non  offriva  più 


(OiJ  vescovo  Hebcr 


I 


I 


VIAGGIO  251 

colline ,  ma  semplici  poggetti  di  para  sabbia  :  la  profon- 
dità de*  pozzi  era  di  36  piedi  dalla  superOcie  del  suolo. 
Gii  armenti   de'Turcomani  pascevan  le  sterili   erbe 

■ 

de^ dintorni;  e  i  cavalli,  i  cammelli,  i  montoni  andavano 
erranti  da  ogni  parte  come  nello  stato  lor  naturale.  Il 
pastore  che  stava  a  guardia  di  quel  bestiame  si  arrestò 
lungamente  presso  al  nostro  campo  :  era  nn  infelice  Per- 
siano,  da  otto  anni  rapito  nelle  vicinanze  di  Mesced,  con 
300  altri  suoi  compatriotti :  egli  sospirava  la  sua  libertà, 
affine  specialmente  di  poter  visitare  la  famosa  moschea  deN 
Pimam  Reza,  nella  santa  città  ove  aveva  veduta  la  prima 
luce .  Pel  passato  chiamavasi  Hohammed ,  poi  questo  no- 
me si  era  cambiato  in  quello  di  Daulet  (il  ricco):  singo- 
iar soprannome  per  un  povero  disgraziato,  ridotto  a  guar- 
dar le  pecore  io  un  deserto,  ed  incessantemente  esposto 
a' raggi  cocenti  del  sole.  Egli  ci  disse,  cbe  i  suoi  padroni 
lo  trattavkn  benissimo  e  oontavano  di  comprar  per  esso 
una  donna,  ma  che  non  avea  speranza  alcuna  di  ricuperar 
la  libertà.  Quel  pover^uomo  ronzava  tutto  il  giorno  intor- 
no alla  nostra  carovana  ^  e  più  volte  espresse  il  vivo  desi- 
derio che  era  in  lui  d' accompagnarci  ;  ma  era  costato 
trenta  monete  d^  oro  al  suo  proprietario,  e  formava  così  una 
parte  non  piccola  del  di  lui  patrimonio . 

Io  intesi  una  controversia  agitata  fra  alcuni  de'  nostri 
negozianti,  rìsguardante  i  cristiani:  erano  essi,  o  non 
erano  infedeli? . . .  Ecco  il  fondo  della  discussione .  Facil. 
mente  si  concepisce  che  io  era  in  preda  ad  una  viva  curio- 
sità per  conoscerne  la  decisione  •  Una  persona  delF  assem- 
blea, (era  un  mollah),  sostenne  ch^  eglino  non  potevan  es- 
sere infedeli ,  poiché  erano  un  popolo  del  libro  ;  ma  qual- 
cheduno  avendo  80g;riua(o  ^  non  creder  dessi  a  Maometto , 
li  soggetto  diventò  piii  complicato.  Da  questa  conversazione 


253  BVRNBS 

appresi ,  che  secondo  una  generale  credenza  tra  i  masul- 
mani  ^  la  religione  loro  sarà  rovesciata  dal  crìstianeaimo  • 
•  U  Cristo  è  vivente ,  dicon  essi ,  e  Maometto  è  morto .  t 
Strano  frattanto  è  '1  modo  loro  di  ragionare  ;  poiché  Ge^ 
sa  9  secondo  essi ,  deve  discender  dal  quarto  cielo ,  e  tut- 
to M  mondo  diventerà  musulmano .  —  Raccontan  queste 
genti  un  rimarchevor  esemplo  di  bestemmia  :  un  uomo  di 
Badaksctan  essendosi  annerito  il  viso^  se  ne  andò  sulla 
strada  maestra  dicendo  a  tutti  quelli  che  passavano ,  •  clie 
avendo  egli  pregato  inutilmente  Dio  per  otto  anni ,  attual- 
mente così  si  mostrava  per  far  onta  al  creatore  in  presenza 
delle  sue  creature  •  »  —  Strano  fanatismo  d*  uno  stolto  ! 

Il  dì  tO  dopo  mezzo  giorno ,  avvicinandoci  alla  città  di 
Karscey,  scorgemmo  mollo  lontano  verso  Pest^  al  mo- 
mento  del  tramontar  del  sole,  un^  enorme  catena  di  mon* 
lagne  coperte  di  neve.  Or^  siccome  eravam  nel  cuor  del* 
Testate 9  la  loro  elevazione  debb^ esser  più  considerevole  di 
quella  che  si  assegna  a  qualunque  altra  catena  al  nord 
deirHindùKuch:  que^  monti  eran  forse  ad  una  distanza 
di  circa  150  miglia .  L*  indomani  mattina  non  li  potevano 
più  distinguer  che  debolmente  ^  e  quindi  non  li  rivedemmo 
più. 

Allo  spuntar  del  giorno  scorgemmo  Toasi  di  Kar* 
scey,  vista  confortatrice ,  dopo  d^aver  percorso ,  fin  dalle 
rive  deir  OxuS)  uno  spazio  di  85  miglia  senza  neppure  un 
albero:  avanzandoci  verso  questa  oasi  eramo  entrati  in 
un  paese  di  pianura  ^  uguale,  ed  assolutamente  nudo;  le 
testuggini,  le  lucertole  e  le  formiche  sembravano  esserne 
i  soli  abitatori . 

A  guisa  di  felicitazione  sul  nostro  arrivo  in  questa  pri* 
ma  città  turca,  un  de' nostri  amici  della  carovana  ci  man- 
dò, come  una  ghiottornia,  due  vasi  di  ketmak  seiàh  o  tè, 


TIA66I0  2» 

sol  quale  il  grasso  cosi  abbondantemente  galleggiava,  che 
io  lo  credei  del  brodo;  era  pertanto  del  tè  condito  con 
grasso  e  sale,  cbe  per  gli  Uzbeki  è  la  bevanda  del  mattino  • 
lo  non  potei  mai  assuefarmi  e  quel  le;  ma  gli  Afghani  no- 
stri compagni  di  viaggio,  ne  parlavan  compia  pomposi  elo* 
gi ,  e  la  maniera  coHa  quale  il  nostro  presente  in  un  mo* 
mento  disparve,  quando  glieP  ofiiìmrao ,  non  ismenti  per 
niente  quest^  espressione  del  loro  gusto. 

0  nostro  arrivo  in  luogo  abitato,  dopo  lunghe  gite  nel 
deserto,  era  per  noi  cagion  di  vivo  piacere  ;  tuttavia,  pro- 
Tammo  ivi  la  disgrazia  a  cui  i  viaggiatori  son  piò  soggetti 
degli  altri  uomini,  voglio  dire  una  malattia.  Da  alcuni 
giorni,  qualcun  di  noi  erasi  lagnato  d^  un  senso  di  disagio: 
appena  entrati  in  Karscey ,  un  fiero  accesso  di  febbre  in* 
tenaitiente  mi  privò  delle  forze  ;  e  ne  fu  affetto  nel  tempo 
stesso  Mobammed  Afi,  e  nel  giorno  appresso  cadder  malati  U 
Gerard  e  due  altre  persone  della  nostra  brigata  •  I  nego- 
zianti e  le  genti  della  carovana  eran  similmente  indispo* 
sti  ;  il  che  ci  fece  arguire,  che  avevamo  acquistato  la  ma- 
lattia o  a  Balkh  o  sulle  rive  deir  Oxus  •  11  timor  della 
febbre  di  Balkh  era  svanito,  e  non  avevam  paventato  di 
aver  in  noi  germe  di  malattia.  Adottammo  il  metodo  di 
cura  che  si  usa  nell*  India  ;  prendemmo  purganti  ed  eme- 
tici ;  quanto  a  me  aggiunsi  delle  dosi  di  chinina  e  ne  ot- 
tenni il  più  felice  resultato.  In  tre  giorni  cessai  di  battere 
i  denti  e  di  ardere  dal  caldo  ;  ma  il  dottore  avendo  persi- 
stito a  curarsi  col  calomelano,  $eeundum  artem^  non  fu 
così  fortunato  e  non  si  liberò  dalla  malattia  che  molto 
tempo  dopo  d^aver  abbandonalo  il  paese.  Uno  de^ nostri 
compagni  di  viaggio,  cbe  era  un  negoziante  di  Bada- 
kscian,  vinto  dall^aflezione  medesima,  arrivato  a  Bukba- 
ra  cessò  di  vivere;  eppure  egli  aveva  più  probabilità  de- 


!254  BURNBS 

gli  altri  di  superar  la  malattia  poiché  offriva  de'  sacrifizi  e 
ricusava  la  chinioa. 

Il  nostro  soggiorno  a  Karscey  si  prolungò  per  tre  o 
quattro  giorni ,  durante  il  qual  tempo  dimorammo  in  un 
giardino ,  senza  aver  altro  letto  che  quello  degli  alberi . 
Era  il  nostro  un  ben  meschino  spedale  ;  ma  potevamo  spe- 
gnere l'ardente  sete,  sott«  una  temperatura  di  108®  (33.** 
76) 9  con  sorbetti  di  ciliegie  preparati  col  ghiaccio,  che  in 
quel  luogo  era  abbondante . 

In  mezzo  a*  guai  della  malattia  fummo  eziimdio  turbati 
da  increscevoli  voci  che  a  nostro  riguardo  si  facevan  circo- 
lare .  —  Ci  fu  detto,  che  il  re  di  Bukharia,  informato  del 
nostro  avvicinamento ,  non  solo  aveva  proibito  che  entras- 
simo nella  sua  capitale,  ma  volea  ancora  opporsi  alla  con- 
tinuazione del  nostro  viaggio.  Questo  racconto  fu  amplili- 
cato:  —  si  aggiunse^  che  degPYessauli,  o  messi  della  corte, 
erano  stati  spediti  per  catturarci;  e  tanto  più  fummo  di- 
sposti a  prestar  fede  a  questi  romori ,  in  quanto  che  que- 
ste gentr  non  ci  fecer  meno  di  tre  visite  per  esaminare  i 
nostri  bagagli ,  il  che  accresceva  le  nostre  inquietudini . 
Noi  c'eravamo  abbastanza  assuefatti  a'  terrori  d'ogni  spe- 
cie, poiché  un  Europeo  che  viaggia  ne' paesi  d'Oriente 
dev'essere  apparecchiato  a  provarne  in  gran  numero  . 

Io  mi  accinsi  a  far  immediatamente  qualche  passo  onde 
prevenire  la  sinistra  impressione  che  per  conto  nostro  ri- 
svegliar si  potesse,  e  scrissi  al  ministro  del  rediBulcha- 
ria  una  lettera,  che  subito  gì' inviai  per  mezzo  di  Solima- 
no, l'Afghano  che  era  a  nostro  servizio .  Impiegai,  parlan- 
do al  ministro,  tutte  le  forme  dell'etichetta  e  delP elo- 
quenza orientali;  e  siccome  eravamo  io  un  paese  di  bac- 
chettoneria, lo  chiamai; —  •  la  torre  dell'islamismo:  la 
t  perla  della  fede;  la  stella  della  religione;  il  dispensator 


VIAGGIO  255 

•  della  giustizia; la  coloona  dello  stato,  t  —  Gli  narrai 
tutte  le  particolarità  che  c^erao  relative;  gli  dissi  che  noi 
avevam  traversato  con  sicurezza  gli  stati  di  molti  altri 
priocipi;  espressi  il  piacere  che  provavamo  nel  trovar- 
ci in  prossimità  di  Bukhara  —  •  la  cittadella  dell'  islami- 
smo •  — .  Terminava  con  esporgli,  che  in  tutte  le  contra- 
de, nelle  quali  avevam  viaggiato,  noi  c^eravam  conside- 
rati come  sudditi  del  sovrano;  e  che  inallora  noi  ci  avan- 
zavamo verso  la  capitale  del  comandante  dei  fedeli  (cosi 
si  qualifica  il  re  di  Bukharia) ,  eh'  è  rinomalo  Gn  ne^  più 
remoti  angoli  delP Oriente,  per  la  protezione  che  a' ne- 
gozianti ed  a'  viaggiatori  concede .  Io  aveva  già  sperimen- 
tato, nelle  precedenti  occasioni,  il  vantaggio  d^essere  il 
primo  a  dar  avviso  del  nostro  prossimo  arrivo ,  e  non  du- 
bitava punto  del  buon  esito  dell'attuale  comunicazione: 
infatti  non  furon  deluse  le  nostre  speranze -^  prima  di 
arrivare  a  Bukhara  scuoprimmo,  che  un  Persiano  della 
nostra  carovana,  cui  la  menzogna  non  dispiaceva,  aveva 
dato  corso  a  quelle  voci,  che  poi  non  avevano  alcun  fon- 
damento •  Il  ministro  ci  rimandò  il  nostro  domestico  inca- 
ricandolo di  dirci ,  che  saremmo  i  ben  venuti  in  quella  ca- 
pitale . 

La  nostra  fermata  a  Karscey  mi  procurò  T  occasione  di 
veder  questa  città;  essa  ha  un  miglio  di  lunghezza  ;  le  ca- 
se a  tetto  piano ,  ma  meschine ,  son  disco3te  le  une  dalle 
altre  ;  bello  è  il  bazar;  la  sua  popolazione  è  di  10,000  ani- 
me. —  Un  fortilizio  di  terra ,  circondato  da  un  fosso  pieno 
d^acqua ,  è  situato  al  sud  •  ovest  della  città ,  e  forma  una 
rispettabii  difesa.  ~  Un  fi  ume ,  che  scende  da  Sceher  Sebs, 
città  lontana  circa  una  cinquantina  di  miglia,  e  celebre  per 
essere  stata  la  cuna  di  Timur,  passa  al  nord  di  Karscey  e 
somministra  agli  abitanti  il  mezzo  d' aver  un  grandissimo 


»6 


BUBNES 


numero  di  giardini  j  adombrati  da  alberi  carichi  di  fratti 
e  da  alti  pioppi  di  beU''  apparenza  9  le  foglie  de'  quali^  agi- 
tate dal  vento,  prendono  un  color  bianco  argentino  quan- 
tunque elleno  sìen  verdi  ;  dò  che  produce  un  effetto  sin* 
gelare  e  piacevole  per  la  vista  •  In  nessun  luogo  i  benef  à 
dell^  acqua  son  tanto  manifesti  quanto  a  Karscey,  che ,  se 
quel  terreno  non  fosse  annaffiato  9  altro  non  sarebbe  che 
un  arido  deserto:  tutto  è  verdeggiante  e  magnifico  sulle 
rive  del  fiumicello  e  de' suoi  rami;  ma  al  di  la  9  tutto  è 
sabbioso  e  sterile.  —  Dopo  la  capitale,  Karscey  è  la  più 
grande  città  della  Bukharia:  La  sua  oasi  ha  circa  22  miglia 
di  lunghezza  ,  ed  il  fiume  si  spande  per  le  campagne  che 
Io  circondano . 

Da  Karscey  andammo  a  Karsan ,  villaggio  che  ne  è  di- 
stante 16  miglia,  situato  air  estremità  deiroasi.  Noi  vi 
arrivammo  in  giorno  di  mercato,  che  nelle  citta  del  Tur- 
kestan ,  siccome  in  quelle  d' Europa ,  suol  tenersi  a  giorni 
fissi.  Vedemmo  molte  persone  che  avanzavansi  verso  la 
folla ,  ma  niun  individuo  camminava  a  piedi ,  eran  tutti 
a  cavallo.  Ella  è  piacevoi  cosa  per  uno  straniero,  il  vede- 
re un  cavallo  trasformato  litteralmente  in  vettura  di  fa- 
miglia, ed  uo  uomo  trottar  colla  moglie  io  groppa:  le 
donne  non  vengon  fuori  se  non  velate  ;  esse  preferiscon , 
come  quelle  di  Cabul,  le  vestimenta  azzurre  alle  bianche, 
e  son  personaggi  d' umore  cupo . 

Noi  ci  trovavamo  intanto  fra  gli  Uzbeki ,  popol  grave , 
pacifico,  di  viso  largo,  di  fisonomia  veramente  turca • 
Essi  bau  la  pelle  bianea  ;  akuni  son  belli ,  ma  la  gran 
massa  del  popolo ,  gli  uomini  almeno ,  son  privi  d' avve- 
nenza; non  ho  vednto  mai  tanti  uomini  di  vecchio  sem- 
biante come  tra  loro.  -- Avevamo  allora  abbandonato  le  tri* 
bù  turcomaone^  che  poco  si  estendono  al  di  là  deirOxus. 


V  1 A  e  6 1  O  257 

Nella  nostra  seconda  gita  da  Karscey,  ci  ferroammo  a 
Karaal  Tappa,  ov^è  un  caravanserraglio  costrutto  da 
Abdallah  re  di  Bukharia,  nel  sedicesimo  secolo,  il  che 
mi  richiamò  alla  mente  P India  e  i  suoi  monarchi .  Pas- 
sammo eziandio  davanti  a  tre  «rrandi  sardabai^  ossieno 
serbatoi,  che  furon  fabbricati  per  ordine  di  questo  prin- 
cipe filantropo,  a  fronte  del  coosiderevoi  dispendio  che 
Importarono  in  un  paese  piano  e  deserto  com^è  questo  ; 
r  acqua  delle  piogge  v^è  condotta  per  mezzo  di  piccoli  ca- 
naletti che  non  di  rado  sono  di  grandissima  estensione. 
Questo  re  Abdallah  aveva  fatto  un  pellegrinaggio  alla  Mec- 
ca, ma  narrasi  ch'egli  sMmaginò  che  quell'atto  di  devo- 
zione  non  fosse  ben  accetto  a  Dio  ;  laonde ,  alBn  di  con- 
ciliarsi il  divino  favore,  costruì  de^  caravanserragli  e  delle 
cisterne  in  tuttM  suoi  stati;  azioni  più  utili  agli  uomini, 
e  per  conseguenza ,  io  oso  crederlo  ,  più  grate  air  Eter- 
no, che  le  edificazioni  delle  moschee  o  delle  tombe . 

A  Karscey  fummo  ra<i({;iunti  da  altri  viaggiatori ,  tra  i 
quali  trovavasi  un  moUah  di  Bukhara,  che  subito  fece  me- 
co conoscenza  :  gli  abitanti  di  questo  paese  son  di  affabi- 
lissime maniere  e  piacevoli  compagni .  NelF  ultima  nostra 
gita  verso  la  capitale,  camminai  a  cavallo  a  Iato  a  questo 
prete;  di  tutta  la  carovana  noi  eravamo  isoli  che  avessimo 
adottato  questa  maniera  di  viaggiare:  egli  mi  diede  deVag- 
goagii  sul  collegio  al  quale  apparteneva  in  Bukhara,  e  mi 
invitò  a  visitar  questo  stabilimento,  al  che  fare  io  non  man- 
cai. L'altro  amico  mio,  iIKuadgia,  prese  poi  presso  di 
me  il  posto  del  mollah ,  e  procurommi  un  grato  diversivo 
tutte  le  sere,  recitandomi  e  spiegandomi  delle  odi  e 
squarci  di  poesia,  ciò  che  a  sollazzo  più  che  ad  edificazio- 
ne giovommi,  essendo  sempre  in  scena  e  usignuoli  ed 
amore .  E  singolare  trovar  tante  composizioni  relative  a 


vili  :« 


iS»  BUHNBS 

questa  passione  in  un  paese  ove  realmente  amore  regna  si 
poco!  —  par  che  it  p(^lo  nonne  sia  penetrato,  e  frattanto 
alcuni  deloro  versi  spirano  un  sentimento,  il  quale  par  che 
la  riveli  quella  passione;  per  esempio  :  »  Io  son  divenuto 
t  amante  d^  una  donzella  che  non  ha  religione .  Quello  è 
»  r amore;  e  che  ha  egli  a  far  colla  religione?  •  —  Ciò 
nullameno  queste  genti  maritansi  senza  essersi  scambievol- 
mente vedute,  senza  saper  nulla  de^  fatti  loro  rispettivi , 
se  tolgasene  il  sapersi  di  sesso  diverso.  Ma  ciò  non  è  tut- 
to :  un  mercatante  che  è  in  paese  straniero,  vi  si  marita 
pel  tempo  che  deve  restarvi,  e  ripudia  la  moglie  quando 
ritorna  alla  sua  patria;  e  F  uno  e  T altro  cercano  quindi 
di  stringer  nuovi  lacci. 

li  nostro  viaggio  dairOxus  a  Bukhara  fu  penosissimo 
ed  estremamente  malagevole:  nel  Cabul  eravamo  stati 
quasi  gelati  dal  freddo,  ora  eravam  quasi  bruciati  dal  cal- 
do :  inoltre,  il  nostro  modo  di  camminare  era  stato  estre- 
mamente noioso ,  poiché  non  essendo  la  celerità  del  cam- 
mello che  la  metà  di  quella  del  cavallo ,  bisognò  impie- 
gar il  doppio  del  tempo  nelle  nostre  gite ,  ciò  che  mag- 
giormente accresceva  la  stanchezza .  L^  unico  cavallo  che 
ci  accompagnava  era  talmente  attratto ,  che  cadde  molte 
volte  prima  d^entrare  in  Bukhara.  D'altronde  noi  marcia- 
vamo di  notte,  e  il  sonno  del  quale  si  gode  sopra  un  cam- 
mello, è  interrotto  e  turbato:  avevamo  bevuto  troppo 
spesso  acqua  cattiva,  e'I  nostro  nutrimento  consisteva  prin- 
cipalmente in  duro  biscotto . 

Ma  tutti  questMncon venienti  eran  per  cessar  presto;  e 
prima  che  fossimo  pervenuti  alle  porte  di  Bukhara,  avean 
ceduto  il  posto  a  riflessioni  di  più  piacevol  natura.  —  Al 
principio  del  nostro  viaggio  non  potevam  pensare  se  non 
con  certa  inquietudine  al  trattamento  che  saremmo  per 


L_ 


VIAGGIO  259 

ricevere  in  questa  capitale,  ed  anche  nella  maggior  parte 
delle  città  lontane  per  le  quali  eravamo  già  passati  ;  ma  a 
misura  che  ci  eravamo  inoltrati  queste  apprensioni  eran 
diminuite  <,  e  gettavamo  indietro  uno  sguardo  di  sorpresa 
sulla  vasta  estensione  di  paese  che  sani  e  salvi  avevamo 
ornai  attraversato.  Bukbara,  che  un  tempo  c^era  sem- 
brata da  noi  tanto  lontana,  attualmente  era  dinanzi  ai 
oostri  occhi  ;  e  il  buon  successo  che  fln  allora  aveva  co- 
ronato gli  sforzi  per  noi  operati,  ci  dava  la  speranza  di 
condurre  Telicemente  a  termine  il  nostro  viaggio . 

Con  tali  sentimenti,  un'ora  dopo  il  levar  del  sole,  il  27 
giugno  1832 ,  ci  trovammo  alle  porte  di  questa  gran  città 
deir  Oriente .  Impertanto ,  V  avvicinarsi  a  Bukhara  nulla 
porgeva  di  sorprendente  :  la  campagna  è  pingue  e  fertile , 
ma  piana  ;  e  gli  alberi  nascondono  le  mura  e  le  moschee, 
che  non  scaopronsi  finché  non  si  è  a  brevissima  distanza. — 
Noi  entrammo  colla  carovana ,  e  smontammo  in  un  quar- 
tiere appartato  e  solitario,  ove  il  nostro  messaggiere  aveva 
preso  a  fitto  una  casa . 


L_ 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO    NONO 


CAMBIA MSHTO  DI  VBSTIAHIO— VISITA  AL  MINISTRO  — 

IL  RBGHI8TAN   O   «RAN    BAZAR    —  80CIBTA*— BAZAR 

DR6LI  SCHIAVI  —  RIGOR  DBLLB  OSSERVANZE    RBLI6I0- 

SB  —  6L'  INDIANI  —  BAGNI  —   CONFERENZA    COL  MINl- 

SiTRO  —  IL  RB— SCHIAVI  RUSSI  —  CONOSCENZE  rATTE  A 
BUE RARA . 


RIIKH4R* 


OSTKA  prima  cura ,  eppeoa  arnva- 
(.  ti,  fu  quella  di  cambiare  il  vestia- 
:  rio,  ed  ODifomiarci  agii  usi  pre- 
scritti  dalle  legni  del  paese.  Una 
supplica  al  ministro  ci  avrebbe  forse  esonerato  da  tal  De- 
cessila; aia  quel  parUto  era  codiodo  a' nostri  principii,  e 
non  ne  titubamuM)  uo  istante  ad  adottarlo.  1  nostri  tur- 
banti cambiaroDS'  io  brutti  berretti  di  pelle  di  montone 
Col  pelo  inlemameute;  buttammo  via  i  nostri  cinturini  o 
kammarband^  per  sostituirfi  un  grossolano  pezzo  di  corda 
o  di  tessuto  di  canapa;  lasciammo  da  parte  Pesteroo 
vestiario  del  paese ,  siccome  le  nostre  calza  ^  essendo  que- 


264  B  U  R  N  B  S 

sti  de^  segni  che  fan  distinguere  P  infedele  dal  vero  cre- 
dente nella  città  santa  di  Bukbara.  —  Sapevamo  inoltre  , 
che  i  soli  musulmani  posson  andar  a  cavallo  nel  recinto 
delle  mura  di  questa  città,  ed  un  intimo  sentimento  ci  di- 
ceva, dover  esser  soddisfatti  se  per  cosi  lieve  sacrifizio  ci 
si  permetteva  di  prolungare  il  nostro  soggiorno  in  questui 
capitale . 

Un  distico,  che  rappresenta  Samarcanda  come  il  para- 
diso delP  universo ,  nomina  ancora  Bukbara  come  la  forza 
della  religione  e  della  fede  ;  ed  empi  e  deboli  siccome  era- 
vamo ,  non  potevamo  desiderar  di  tentare  alcuna  prova 
fra  uomini,  che  in  apparenza  almeno  sembravano  esse- 
re molto  bacchettoni.  —  11  descritto  modo  di  vestire  non 
è  comandato  in  alcuna  parte  del  Corano,  e  non  è  stato 
adottato  in  queste  contrade  che  due  secoli  dopo  il  profe- 
ta, vale  a  dire  quando  i  pregiudizi  d^alcuni  califfi  esige- 
rono che  i  credenti  dovessero  esser  distinti  da  tutti  quelli 
che  non  fossero  musulmani . 

Entrando  nella  città ,  gli  agenti  del  governo  non  visita- 
ron  neppure  il  nostro  bagaglio  ;  ma  venne  nel  corso  della 
giornata  un  uflBcialea  dirci,  che  ci  presentassimo  al  mini- 
stro. Il  Gerard,  non  ancora  guarito  dalla  febbre,  non  potè 
accompagnarmi,  perciò  m^incamminai  cogli  altri  \erso 
r  ark  o  sia  palazzo ,  ove  il  ministro  dimora  solo  col  re .  Io 
non  poteva  riavermi  dallo  stupore  alla  vista  della  nuova 
scena  che  davanti  armici  occhi  si  presentava ,  poiché  eam- 
minammo  quasi  due  ore  per  le  vie  di  Bukbara  prima  d^ar- 
ri  vare  alla  cittadella. 

Fui  subito  introdotto:  il  ministro,  o ,  secondo  la  quali- 
ficazione che  gli  si  dà,  il  kusce  beghi  (signore  di  tutti  i 
beg)è  un  uomo  attempato  che  gode  d^  un  gran  credito  -,  era 
sedente,  in  un  piccolo  appartamento  preceduto  da  una 


VIAGGIO  t65 

corte  particolare .  Egli  noo  mi  concesse  d'assidermi  che  al 
di  fuori  sul  pavimento,  ma  mi  mostrò  nel  tempo  slesso 
tanta  bontà  e  riguardo  nelle  maniere,  che  il  mio  spirito 
rimase  tranquillissimo.  La  durezza  del  mio  seggio,  e  la 
distanza  alla  quale  mi  tenne,  noo  mi  accorarono,  poiché 
suo  Aglio,  che  sovraggiunse  nel  tempo  della  visita ,  si  assise 
anche  più  lontano  di  me.  Io  presentai  al  ministro  un  oriuolo 
d*  argento  ed  una  vesta  di  casmira,  che  espressamene 
te  aveva  portato;  ma  egli  noo  volle  ricever  nulla,  dicen* 
do  non  esser  desso cb^  lo  schiavo  del  re.  M*inlerro<2Ò  poi 
per  quasi  due  ore  sui  miei  propri  affari,  e  sui  molili  che 
mi  avevan  condotto  in  un  paese  tanto  lontano  come  è  la 
Bukharia:  ed  io  risposi,  conformemente  all'*  istoria  ebe  abi- 
lualmeote  raccontavamo,  cioè  che  nloroavamo  o^^ila  no- 
stra patria;  e  mostrai  il  mio  passaporto  rilascialo  dal  go- 
%eroalor  generale  deirindia,  che  il  ministro  lesse  alien- 
Cissimaoiente:  aggiunsi  ^  che  la  Bukbaria  era  una  contrada 
taolo  celebre  tra  le  nazioni  d^Orieule*  che  priueipale  mio 
scopo ^  tenendo  nel  Turkestan  •  era  stato  qudio  di  visitar- 
la. —  •  Ma  quaPè  la  tua  professione?  •  mi  disse  il  mini' 
Siro:  al  c^  risposi^  esser  io  ufficiale  neiresercito  delPlu- 
dia.  • — Or  dimmi ,  soggiunse, qualche  cosa  di  quel  che  sai . 
Egfi  lece  quindi  diverse  osservazioni  Mille  usanze  e  sulla 
fioiitica  deU^ Europa,  specialmente  della  Russia,  e  n'era 
bes  ìdtmtlo .  In  risposta  ad  alcune  domande  sul  nostro 
barrasiio,  giudicai  cosa  prudente  il  confessar  d'avere  un 
sestante^  poicbè  io  era  persuaso  che  i  nostri  effetti  sareb- 
bero visitati:  perciò  era  meglio  farsi  un  merito  della  ne- 
cessita :  gli  feci  similmente  sapere  eh'  io  amava  d*  osservar 
Ir  «Ielle  e  gli  altri  corpi  ceiesti,  essendo  questo  uno  studio 
piacevolÌ!»siuio. 


\iii  ')i 


BDRMES 

Eccitaron  queste  parole  rattenziODe  del  oiinistro, e  mi 
pregò  con  una  certa  gravità  e  con  umil  tuono  di  voce  a 
volerlo  istruire  d' una  favorevole  congiunzione  di  pianeti  ^ 
e  del  prezzo  del  grano  ch^  esaa  indicar  doveva  per  V  anno 
successivo .  Io  gli  dissi  che  le  nostre  cognizioni  in  astrono- 
mia non  ci  procuravano  alcuna  nozione  su  tali  materie  ; 
la  quale  risposta ,  ei  ne  convenne ,  frustrava  le  sue  spe- 
ranze .  In  generale ,  sembrò  soddisfatto  di  ciò  che  gli  esposi 
intomo  alla  nostra  condizione ,  e  ci  assicurò,  della  sua  pro- 
tezione. Ci  avvertì,  che  durante  il  nostro  soggiorno  in  Buk- 
bara  egli  ci  doveva  interdire  V  uso  della  penna  e  dell'  ib- 
chiostro,  poiché  ciò  potrebbe  produrre,  diceva,  che  la  no- 
stra condotta  fosse  presentata  al  re  sotto  uno  sfavorevol 
punto  di  vista,  ed  esserci  nocivo.  Mi  disse  inoltre,  che  la 
strada,  che  mena  al  mar  Caspio  per  Khiva,  era  stata  chiusa 
Tanno  precedente;  e  che  se  avevamo  intenzione  d^entrare 
io  Russia ,  noi  dove vam  prendere  o  la  via  che  da  Bukhara 
va  al  nord,  o  traversare  il  deserto  dei  Turcomani  al  di- 
sotto d^Urghendge,  onde  pervenire  ad  Astrabad  sul  mar 
Caspio . 

Due  giorni  dopo  questa  conferenza,  fui  nuovamente 
chiamato  dal  visir,  e  lo  trovai  circondato  da  un  gran  nu- 
mero di  persone  rispettabili ,  alle  quali  pareva  avesse  de- 
siderio di  farmi  conoscere.  Fui  interrogato  in  modo  da 
farmi  credere  essersi  concepiti  de^  sospetti  sul  nostro  con- 
to; ma  il  visir  mi  disse  in  tuono  d'ilarità:  •  io  suppongo 
che  tu  abbia  scritto  sopra  Bukhara  !  »  —  Avendo  detto  la 
verità  la  prima  volta  io  non  temetti  di  contradirmi,  ed  in- 
genuamente risposi  esser  venuto  per  vedere  il  mondo  e  le 
meraviglie  di  Bukhara ,  e  che  in  grazia  del  favor  del  mi* 
nistro,  io  aveva  passeggiato  per  la  città  ed  aveva  visitato 
i  giardini  che  son  fuori  delle  sue  mura.  Il  solo  ministro 


TIAGGIO  d87 

mi  sembrò  soddisfatto  della  mia  siocerità,  e  mi  disse  che 
gii  avrei  fatto  piacere  se  la  sera  fossi  andato  da  lui  •  Mi 
chiese  se  avessi  a  fargli  vedere  qualche  curiosità  9  sia  del- 
r India,  sia  della  mia  patria;  ma  espressi  il  mio  rincre* 
sctmeoto  per  i^impossibilità,  in  cui  io  era  di  poterlo  su  tal 
oggetto  contentare. 

Ritornando  aHa  mia  abitazione,  mi  venne  io  pensiero 
che  quel  visir  così  curioso  potesse  veder  con  piacere  una 
bussola  di  nuova  invenzione  munita  di  tutto  il  suo  ap- 
parecchio; ma  pensai  pur  anco  ch'ei  potrebbe  considerare 
il  possessore  di  questo  pezzo  di  meccanica  complicata  sotto 
un  aspetto  poco  favorevole  :  ciò  non  ostante  uscii  con  in 
tasca  il  mio  strumento.  Tornato  nuovamente  dal  kusce 
begbi:  ecco  dissi,  una  curiosità,  che,  per  quanto  io  ere* 
do,  è  capace  d^ appagarti;  e  gli  mostrai  la  bussola  che  era 
assolutamente  nuova  e  d^ un  bellissimo  lavoro:  ne  descrissi 
rutilila,  e  gli  feci  osservar  la  perfezione  delF opera .1] 
visir  parve  aver  intierafliente  dimenticato  di  wm  esser  al- 
tro che  Io  schiavo  del  re ,  e  dì  non  poter  perciò  nulla  rice- 
vere ;  poiché  cominciava  a  mercanteggiare  sul  prezzo  del- 
Poggetio ,  quando,  interrompendolo,  lo  accertai  io  aver 
quello  strumento  portato  dair  India  apposta  per  fargliene 
dono,  perchè  aveva  inteso  parlar  del  suo  zelo  per  la  religione 
e  qoesl^  istruaento  lo  metterebbe  in  stato  di  poter  con 
esattezza  trovare  la  direzione  della  Mecca,  e  rettificare  il 
kibli  della  gran  moschea  che  in  Bukhara  faceva  attual- 
mente costruire  ;  che  per  conseguenza  nulla  io  poteva  ac- 
cettarne in  prezzo,  essendo  noi  abbastanza  ricompensati 
col  favore  della  sua  inestimalule  protezione.  Il  kusce  be- 
gbi chiuse  la  bussola  colla  fretta  e  ransieta  d^nn  fanciul- 
lo, e  disse  che  andava  immediatamente  a  portarla  al  re  e 
descrivergli  il  genio  miracokMo  della  nostra  nazione . 


368  BURKBS 

la  questo  modo  io  rimasi  privo  d^  uoa  delle  mie  busso- 
le ,  la  quale  era  uo  belP  istrumeoto  di  Schmakalder;  ma  io 
ne  aveva  an^ altra,  e  penso  si*  converrìi  non  averla  io  sa- 
crificata senza  un  ampio  contraccambio.  Se  fossimo  stati 
inBokhara  sotto  qualche  travestimento,  facendo  uoa  parte 
che  avessimo  impreso  a  imitare,  i  nostri  sentimenti  sareb- 
bero stati  ben  diversi  da  quel  che  erano  in  quel  momen- 
to; simili  a'' gufi,  non  avremmo  osato  farci  vedere  fuor- 
ché la  sera:  ma  dopo  F accennato  incidente,  potemmo 
uscire  e  passeggiare  di  pieno  giorno ,  visitando  ogni  parte 
della  città.  Il  luogo  che  ordinariamente  io  frequentava  la 
sera ,  era  il  Reghistan  :  così  chiamasi  una  spaziosa  piazza 
presso  al  palazzo  che  ne  occupa  uno  de'^lati;  sopra  due 
altri  sorgon  massicci  fabbricati ,  phe  sono  collegi  abitati 
da' dotti;  e  sul  quarto  v'è  una  fontana  zampillante  da 
grandi  alberi  ombrata .  Qui  è  che  gli  oziosi  e  i  narratori 
di  novelle  radunans^ntorno  alle  mercatanzie  d*Asia  e  di 
Europa ,  che  là  si  espongono  in  vendita .  Lo  straniero  non 
ha  che  ad  assidersi  sopra  un  banco  del  Reghistan  per  co- 
noscer gli  Uzbeki  e  la  popolazione  di  Bukhara  :  egli  vi  può 
conversare  cornativi  della  Persia,  della  Turchia,  della 
Russia  del  Turkestan ,  della  Cina,  deir  India  e  deir  Afgha- 
nistan: vMttcootrerà  i  Turcomani,  i  Calmucchi  ed  iKir- 
ghizi  de* vicini  deserti,  siccome  anche  gli  abitanti  di  paesi 
dal  cielo  più  favoriti .  Ivi  potrà  osservare  il  contrasto  che 
gli  offrono  le  gentili  maniere  de' sudditi  dei  gran  re,  e  gli 
usi  grossolani  del  nomade  Turco;  potrà  vedervi  gli  Uzbeki 
di  tutte  le  contrade  del  Marvar-al  •  Nahar,  e  dalla  loro 
fisonomia  speculare  sui  cambiamenti  che  il  tempo  ed  i  luo- 
ghi producono  in  una  famiglia  del  genere  umano. 

L'UzbekodiBukharia,  per  la  sua  miscela  col  sangue 
persiano ,  difficilmente  apparisce  Turco  ;  gli  Uzbeki  del 


VIAGGIO  %9 

Kokand,  contrada  viciDa,  han  rabUo  minore  aUerazio- 
ne;  e  i  naturali  della Kfahia^  P antico Kharism ,  conser- 
vano ancora  nna  crudezza  dì  delineamenti ,  che  loro  è 
particolare:  si  posson  distinguere  da  tutti  gli  altri  pel  loro 
kalpak,  o  berretto  di  pelle  di  montone  nero,  alto  an  piede. 

Una  rossa  barba,  occhi  bigi,  una  pelle  bianca,  atti- 
reranno su  questa  piazza  non  di  rado  lo  sguardo  del  fo- 
restiere: e  la  sua  attenzione  si  fisserà  sopra  qualche  po- 
vero Russo  che  ha  perduto  e  patria  e  libertà ,  e  che  ivi 
mena  una  vita  meschina  nelle  miserie  della  schiavitù.  Di 
tanto  in  tanto  vedrà  un  Cinese  nello  stesso  deplorabile  sta- 
to ;  la  sua  lunga  coda  è  stata  recisa ,  e  la  sua  testa  è  co- 
perta da  unUurbante,  poichfe,  egualmente  che  il  Russo, 
egli  deve  fingersi  musulmano.  Viene  quindi  un  brahminì- 
sta ,  coperto  d*  un  vestiario  che  non  ^li  è  meno  estraneo 
del  paese:  un  berrettino  di  forma  quadra  ,  ed  un  cordone 
in  vece  d'una  cintura,  lo  differenziano  dai  musulmano;  dif- 
ferenze le  quali  siccome  dicono  i  settatori  del  Corano ,  im- 
pediscono che  costoro  non  profanino  le  salutazioni  pre- 
scritte nella  loro  lingua,  indirizzandole  ad  un  Idolatra: 
ma  anche  prescindendo  da  questi  segni  distintivi,  V  India- 
no è  riconoscibile  pel  suo  riservato  contegno ,  e  pegli  stu-  ' 
diati  modi  co*quali  scansa  di  mescolarsi  colla  folla  ;  egli 
non  si  riunisce  che  a  piceni  numero  di  persone,  che  tro- 
vansi  nelle  medesime  circostanze  di  lui . 

L'Ebreo  ha  un  carattere  altrettanto  distinto  che  il  Bra- 
hminista  :  porta  un  vestiario  alquanto  diverso  ed  un  ber- 
retto  oonico  ;  ma  nulla  il  fa  meglio  discernere  de' tratti  del 
viso  sì  conosciuti  e  proprii  del  popolo  ebreo.  Egli  compo- 
ne in  Bttkharia  una  bellissima  razza,  e  nelle  mie  gite  ho 
veduto  più  d'una  donna  che  richiama vami  alla  mente  le 
Rachele  e  le  Rebecche  che  11  genio  de*  pittori  si  è  com- 


STO  B  C  R  !C  B  S 

piaciuto  di  rappresentare  :  i  capelli  che  lor  pendono  ina* 
nellati  snlle  guance  e  sugli  omeri  fan  risaltar  mirabilmente 
la  vaghezza  del  loro  viso  •  Si  contano  in  Bukbara  circa 
4,000  ebrei ,  emigrati  da  Mesced  di  Persia,  i  quali  si  oc- 
cupano specialmente  della  tintura  delle  tele,  e  son  trat- 
tati nel  modo  stesso  de*"  brabministi . 

Un  armeno  smarrito ,  vestito  in  modo  diverso  da^pre* 
cedenti,  mi  porse  unMmaginedi  questa  errante  nazione: 
.  gli  Armeni  in  Bukbara  sono  poco  numerosi  • 

Oltre  gli  uomini  de'quali  ho  fatto  parola,  lo  straniero 
contempla  ne'  bazar  una  massa  di  popolazione  di  bella  sta« 
tura,  bianca  e  ben  vestita;  son  questi  i  mnsulmani  del  Tur- 
kestan. Un  grande  e  albo  turbante,  ed  una  pelliccia  {tdo* 
ga)  di  scuro  colore  sovrapposta  a  tre  o  quattro  altre  del 
medesimo  genere,  son  le  loro  ordinarie  Yestimenta.  Ma  il 
Begbistan  mena  al  palazto,  e  gli  Uzbeki  aman  di  comparire 
dinanzi  al  loro  re  con  vesti  di  seta  variegata,  che  chiamano 
adrass ,  tinti  dei  più  vivi  colori ,  in  modo  che  per  tutt'  al* 
tri  che  per  un  Uzbeko,  sarebbero  insopportabili.  Qualche 
gran  personaggio  si  veste  di  broccato  :  e  si  può  anche 
distinguer  la  gradazione  de^gradi  fra  i  magnati,  poiché  co* 
loro  che  sono  in  favore  entrano  a  cavallo  nella  cittadella, 
mentre  gli  altri  smontano  alla  porta .  Quasi  tutte  le  per- 
sone che  Tanno  a  visitare  il  re  sono  accompagnate  da 
schiavi  classe  quasi  tutta  composta  di  Persiani  o  de'  loro 
discendenti  :  dicesi  che  i  tre  quarti  degli  abitanti  di  Buk- 
bara provengono  da  schiavi ,  poiché  non  si  permette  che 
a  un  piccol  numero  di  cattivi  menati  nel  Turkestan  dalla 
Persia,  di  ritornar  nella  loro  patria;  e  secondo  quel  che 
universalmente  si  crede ,  ve  ne  son  molti  che  non  se  ne 
curano  affatto .  Buona  parte  della  popolazione  di  Bukbara 
non  si  mostra  in  pubblico  senonché  a  cavallo  j  ma^  o  che 


VIAGGIO  271 

8ia  8opra  oo  corsiero,  o  che  sìa  a  piedi,  è  sempre  io  sti* 
▼ali,  e  i  pedoqt  cainaiiDan  sopra  taccili  tanto  alti  e 
stretti ,  che  io  molto  ne  soffriva  noo  solo  nel  passeggiare , 
laa  anche  a  stare  in  piedi  •  Questi  tacchi  sono  alti  diciolto 
linee,  e  l'estremità  inferiore  non  ne  ha  che  sei  di  dia- 
metro !  Tale  è  il  vestiario  naiionale  degli  Uzbeki,  alcune 
persone  di  distiniione  portano  sopra  lo  stivale  una  scarpa, 
che ,  entrando  in  un  appartamento,  si  levano. 

Quanto  alle  donne  9  le  quali  non  devo  obbliare ,  gene- 

lalmente  elle  non  escoa  fuori  se  non  che  a  cavallo ,  e  ci 

sanno  stare  come  gli  uomini  ;  nn  piccol  numero  di  esse  va 

a  piedi  9  ma  tutte  poi  le  son  coperte  da  un  nero  velo  di 

crino .  La  difficoltà  di  vedere  attraverso  a  quest'  inviluppo, 

I       fa  eh''  elleno  guardin  fisso  le  genti  che  incontrano  come  si 

1       fa  in  una  mascherata  •  —  Ma  ninno  deve  loro  parlare  ;  e  se 

passa  qualche  bella  delP  harem  del  re ,  si  è  avvertiti  di  do* 

I       versi  voltar  da  una  altra  parte;  e  rischia  di  buscarsi  un 

eolpo  nella  testa  chi  trascurasse  di  profittar  dell^avviso; 

tanto  le  belle  della  santa  città  di  Bukhara  son  sacrosante  ! 

Potrà  ora  il  mio  lettore  farsi  probabilmente  unMdea 
deU*apparenza  degli  abitanti  di  Bukhara  • 

Da  mattina  a  sera,  la  folla  empie  Taere  di  un  remore 
coafuso ,  e  si  è  storditi  dallo  strepito  che  la  massa  degli 
esseri  umani  in  movimento  produce . 

In  mezio  della  piazza,  le  frutta  sono  esposte  in  vendila 
aU^ombra  d^un  pezio  quadro  di  stuoia  sostenuta  da  una 
sola  pertica.  Si  è  maravigliati  a  vedere  tutti  i  frutlaioli 
continuamente  impiegati  a  vender  uva ,  poponi ,  albicoc- 
clie,  mele  ^  pesche,  pere,  susine,  a  una  folla  di  compra* 
lori  così  fitta ,  che  non  è  senza  difficoltà  potere  aprirsi  una 
via  attraverso  le  strade ,  e  non  vi  si  perviene  che  corren- 
do ad  ogni  momento  il  rischio  d^essere  rovesciati  per  terra 


27S  BURNES 

da  ua  uomo  che  corre  sopra  un  cavallo  od  ud  asino;  i  qua- 
li ultimi  animali  sono  estremamente  belli  e  trottan  benis- 
simo.  locontransi  pure  de^  carretti  di  leggiera  costruzione, 
poiché  le  vie  non  son  tanto  anguste  che  le  vetture  a  ruota 
non  ci  possan  passare  . 

Su  tutt^  i  punti  del  bazar  vi  son  persone  che  fanno  il  tè  ; 
in  luogo  di  vasi  da  tè  usano  di  grandi  urne  d^ Europa, 
le  quali  mantengan  in  caldo  per  mezzo  di  un  tubo  di  me- 
tallo. La  passione  de'Bukbari  pel  tè,  parmi  sia  senza  pari, 
bevendone  essi  a  tutte  V  ore ,  In  ogni  luogo ,  in  una  mezza 
dozzina  di  maniere;  con  zucchero  e  senza,  col  latte  o  senza 
latte,  col  grasso,   col  sale  ec.  ec. 

Dopo  i  venditori  di  questa  calda  pozione ,  vedonsi  quelli 
del  rohat  i  dgian  o  delizia  della  vita:  questue  una  gela- 
tina o  stroppo  d^uva,  mescolato  con  ghiaccio  soppesto:  e 
P abbondanza  del  ghiaccio  è  una  delle  cose  più  gradevoli 
di  Bukbara ,  ove  se  ne  può  avere  Ano  al  momento  in 
cui  la  fredda  stagione  lo  rende  inutile  .  NelPinverno*  si 
ammucchia  nelle  Ghiacciaie ,  e  si  vende  ad  un  prezzo  che 
non  eccede  le  forze  neppur  delia  piò  povera  gente.  Ninno 
in  questa  città  beve  acqua  fuorché  in  ghiaccio ,  ed  è  fa- 
cile vedere  un  mendico  comprarne ,  nel  tempo  che  grida 
esser  miserabile  e  sollecita  la  carila  di  quelli  che  passano. 
Quando  il  termometro  è  a  90®  (  25®  75  ) ,  sì  può  dire  es> 
sere  una  veduta  rinfrescativa  quella  delle  enormi  masse  di 
ghiaccio  colorito,  che  scorgonsi  ammonticchiate  come  col* 
line  di  neve. 

Non  bi  finirebbe  mai  se  enumerar  si  volessero  tutti  i 
mercanti  del  Reghìstan  ;  mi  limiterò  a  dire  che  ivi  trova- 
si da  comprar  qualunque  oggetto:  vi  son  botteghe  di  oreO- 
cerie  e  di  coltellerie  d'Europa,  ma  per  verità  il  genere  è 
inferiore;  v'è  del  tè  della  China,  dello  zucchero  dell'In* 


Si  apre  b  pmnuiM  co*  lolUi  Mcdiierooi ,  colle  iolile  li' 
knìott  éi  le;  e  eMii«aia  di  rafani  e  <fi  asiai  carichi  di 
latta,  ifcitfMjj  d*jrrirarc  prcaaa  b  foUa  aCKceodala: il 
iallam  tcade  im Ricadi  piallcUi.  Milla  Mperficìe  de'qoaK 


VIAGGIO  t73 

dia ,  delie  speiierla  di  Manila  •  Se  ai  ¥ttol^eaieDdere  la  pro- 
pria islniiione  nei  Tarco  o  oel  Pertaano ,  si  pub  andare 
alle  bellegbe  di  libri ,  ove  i  dotti,  o  quelli  che  9i  danno 
Paria  di  esser taK ,  eaaminaiio  ceo  atlenxieoe  le  opere  cbe 
già  son  passate  per  le  Dumi  di  anolli. 

Allontanandomi  la  sera  da  quella  folla  agitata  per  per^ 
▼enìre  alle  coalrade  più  remeta  ,  attraversavo  de**  minori 
basar  fatti  a  volta,  cbe  in  queUs  ore  erao  vuoti  ;  e  passa* 
ve  dnaaozi  a  meaclise  sormontale  da  l>elle  cspole  e  dccou  < 
rate  di  tatti  quegli  ornameati  cbe  da'musulmaai  vengono 
ammessi:  dopo  le  ore  del  baa«r,  elleno  rigurgitano  dalla 
foHa  cbe  per  la  preghiera  della  sera  vi  accorre  •  —  Alla 
porta  dei  collegi,  situati  generataneote  di  faccia  alle  mo- 
acbee ,  vedonsi  gii  studenti  cbe  dopo  k  fatiche  del  giorno 
se  ne  stanno  a  diporto;  costoro  non  sono  ne  cosi  gai,  né 
con  giovani  quanto  gli  alunni  d*  una  università  europea  ; 
naolti  tra  k>ro  son  d*  una  certa  età,  gravi  e  misurati,  più 
ipocriti  forse  ou  nea  nwao  villosi  certamente  de^  gìovaai 
d^altri  paesi. 

Al  crepvfcalo  tutto  questo  gran  moto  cessa,  batte  il 
tamburo  del  re,  ne  rispondo»  altri  in  tuU^  i  quartieri  della 
eitlà;eadnn^ora  Jissata,  none  più  permesso  ad  alcuno 
d^oscir  di  casa  senza  lanterna.  La  peliria  dì  Bukhara  è 
eccelleala,  per  cai  graase  balle  di  mercatanaia  stanno  tatla 
la  notte  per  ogni  strada  davanti  alle  botteghe  colla  mas- 
sima sicarezxa:  il  pie  proCando  silmsio  regna  nella  citta  i^ 
no  air  JndamMJ  mattana,  che  nel  Regbistao  ricomincia  il 


vili. 


35 


274  BURNES 

galleggia  /a  crema  ;  ogni  ragazzo  ne  porta  al  mercato  da 
venti  a  trenta  sopra  a  certe  tavolette  sospese  alle  spalle  per 
mezzo  d' un  bastone  ;  ma  qualunque  sia  la  quantità  che 
apportarvi  se  ne  possa ,  tra  il  tanto  prodigioso  numero  di 
bevitori  di  tè  di  questa  gran  città  ^  in  poco  tempo  spa- 
risce. 

Quasi  subito  dopo  il  nostro  arrivo ,  andai  a  far  visita 
ai  mercanti  di  tè  nostri  compagni  di  viaggio ,  che  erano 
alloggiati  in  un  caravanserraglio,  occupatissimi  a  sballare  ^ 
lodare  e  vendere  la  lor  mercanzia:  essi  maodaron  a  pren- 
dere del  ghiaccio  e  delle  albicocche  al  bazar,  e,  messici 
a  sedere,  facemmo  assieme  banchetto.  Un  compratore,  ve- 
dendomi in  quella  comitiva,  mi  prese  per  un  mercante  di 
tè,  e  mixhìese  la  nota  del  mio  assortimento;  la  qual  di- 
manda fu  di  molto  divertimento  tanto  per  me  cbe  per  i 
negozianti,  i  quali  non  avvertendo  quest' uomo  dell^error 
suo,  continuammo  a  conversare  insieme:  egli  parlò  delle 
notizie  del  giorno,  delle  ultime  conquiste  del  re  a  Sceher 
Sebz,edelie  minacce  de^ Persiani d*" assalir  laBukharia, 
non  sospettando  per  nulla  eh*  io  non  fossi  un  Asiatico . 

Un  altro  giorno,  ricevemmo  in  contraccambio  le  visite 
di  que'  mercanti ,  e  di  altre  persone  ancora  che  venivan 
per  soddisfar  la  loro  curiosità  a  spese  nostre:  e  non  essen- 
doci permesso  di  scrivere ,  era  questo  per  noi  unpiacevol 
passatempo,  essendo  tutta  quella  gente  molto  comunicativa. 
Gli  Uzbeki  sono  un  popol  semplice,  col  quale  sventra  fa- 
cilmente in  relazione ,  a  fronte  del  «ingoiar  tuono  di  voce 
che  hanno,  che  sembra  denotar  disprezzo  o  collera. per  la 
persona  cui  parlano.  Eglino  non  impiegan  giammai  nel 
salutare  alcuna  delie  formole  fra  i  musulmani  usitate;  e 
pareva  avessero  espressioni  d^  altra  sorta,  le  .più  comuni 
delle  quali  sono  :  —  §  Possa  la  tua  ricchezza  aumentarsi  ! 


VIAGGIO  275 

(  danset  %iada  )  o  possi  tu  viver  lungamente  !  (  timr  da^ 
raz).  »  —  Nondimeno,  recitavan  sempre  prima  d^ assider- 
si il  faiùcia  o  preghiera  del  Corano,  stendendo  le  mani 
e  percuotendosi  la  barba  ;  e  noi  facevamo  lo  stesso . 

Diverse  persone  tra  quelle  che  venivano  a  farci  visita , 
maaifestaron  de' sospetti  sulla  nostra  condizione,  e  non 
mostraroD  pertanto  alcuna  ripugnanza  per  conversare  so- 
pra qualunque  materia ,  dalla  politica  del  loro  re  Ano  alle 
cose  del  mercato.  Quale  semplicità  fra  quegli  uomini! 
Essi  credon  che  uno  spione  debba  occuparsi  a  misurar  i 
loro  fortino  i  loro  bastioni;  non  hanno  alcunMdea  del 
valor  d' una  conversazione  •  Con  quella  prontezza  che  ave. 
vano  i  nostri  ospiti  a  dar  delle  risposte,  io  non  mi  sentiva 
infastidito  a  spiegar  loro  gli  usi  dell'Europa;  ma  devo 
consigliare  al  viaggiatore  di  munirsi  d'un  consìderevoi 
fondo  di  simili  cognizioni  prima  di  imprendere  una  pere- 
grinazione nelle  contrade  deir Oriente:  è  necessario  aver 
qualche  nozione  sul  commercio,  sulle  arti,  sulle  scien- 
ze, sulla  religione,  sulla  medicina,  in  somma  sopra  tutte 
le  cose  ;  le  risposte  che  danno  qualche  spiegazione ,  valgon 
sempre  più  di  quella  che  si  limita  ad  un  •  nonne  so  nul- 
la t ,  poiché  V  ignoranza ,  pretesa  o  reale  che  sia ,  è  inter- 
pretata come  un  volontario  disegno  di  nasconder  ciò  che 
si  sa. 

io  volli  profittare  dell'  occasione  che  mi  si  offrì  per  ve- 
dere il  mercato  de'  schiavi,  che  ha  luogo  a  Bukhara  ogni 
sabato  mattina.  Gli  Uzbeki  menan  tuttM  loro  affari  per 
mezzo  delli  schiavi,  che  i  Turcomani  traono  principal- 
mente dalla  Persia .  Queste  povere  creature  vi  sono  espo- 
ste in  vendita,  ed  occupano  una  ventina  di  casotti  dove 
sono  esaminate  come  il  bestiame ,  con  questa  differenza 
ch'elleno  posson  render  conto  di  quel  che  sono.  Andai  dun« 


376  B  C  R  II  B  S 

qiie  una  mattina  a  qael  baxar  ;  non  v'eran  che  ni  di  que- 
st'infelici,  e  fui  testiaione  del  omnIo  con  cui  son  Tenduti. 
Prima  di  tutto  gif  si  domanda  qual  sili  la  loro  parentela , 
dove  sono  stati  fatti  cattiFi,  e  se  eoo  musulmaiii ^  cioè, 
sunniti.  Tale  domanda  si  fa  per  la  ragione  ,  che  gli  Csbeki 
non  consideraDo  uno  sdita  come  on  vero  eredente  ;  come 
tra  i  primi  cristiani,  a  settario  è  per  Iona  più  odioio  d'un 
infedele.  Dopoché  V  aoquirenle  ai  è  assicurat»  che  lo  schia- 
vo è  un  infedele  (kaffir) ,  visita  il  suo  corpo  specialmente 
esaminando  che  non  sia  aflbtto  da  lehbra ,  tanto  comune 
nel  Turkestan  ;  poi  mercanteggia  pel  prezao .  ' 

Tre  giovanetti  persiani  erano  in  vendita  per  trenta  tiglià 
d*oro  (500  fr.)  per  uno:  era  cosa  sorprendente  il  vedere 
la  contentezza  di  qne'  poveri  ragasi  nella  lor  trista  con- 
dizione  !  io  sentii  raccontar  da  un  di  loro  come  lo  avessero 
preso  mentr^egli  guardava  il  suo  gregge  al  sud  di  Mesoed; 
un  altro  che  udiva  una  conversazione  tra  gli  spettatori 
relativamente  alla  vendita  degh  schiavi  in  quel  momen- 
to ,  disse  loro  che  n^  era  stato  rapito  un  gran  nuBoero  ;  e 
il  suo  compagno  soggimise  allora  con  una  certa  emoiio* 
ne:  «  tu  ed  io  siaBM>  i  soli  che  cost  pensiamo ,  a  cagion 
»  dei  nostro  infortunio;  ma  quelle  genti  devon  saper  me- 
•  glio  di  noi  come  stian  le  cose  •  • 

Era  por  colà  unMnfelice  giovinetta,  cbeavea  per  mol- 
to tempo  servito  un  uomo,  il  quale  essendo  ora  diventato 
povero,  trovavasi  costretto  a  venderla.  —  Son  cerio, 
che  non  poche  lacrime  sono  state  versate  «ila  corte  ov'io 
considerava  questa  scena:  nuUadimeno  mi  si  assicurava  da 
ogni  parte ,  che  gli  schiavi  son  trattati  con  dolcezza  ;  e  sic- 
come un  gran  numero  rimane  nel  paese  dopodiè  sono  sta- 
ti liberati ,  par  che  quest'asserzione  debba  esser  vera. 


.^-^ 


VIAGGIO  977 

La  Khìvia  è  qsella  che  ordinariamente  provvede  il  /ba- 
zar éegli  schiavi  a  Bukhara ,  ove  parimenle  vmdonsi  dei 
Cinesi  e  de* Russi,  bm  raranente.  —  Un  l^nropeo  non 
poè  che  provar  un  sentimento  d^  tadignazione  air  idea  di 
questo  traffico  odioso  ,  ma  un  Uzbeko  è  ben  lungi  dal  con- 
cepir simili  pensieri;  egli  crede  di  render  servizio  ad  un 
Persiano  comprandolo,  e  obbligandolo  a  rinnnziare  airere- 
ttofae  sie  religiose  opinioni  • 

in  quella  mattina  io  passai  dal  mercato  degli  schiavi  al 
gran  bazar;  la  prima  cosa  che  colpi  i  miei  sguardi  fu  la 
punizione  de'  musulmani ,  colti  in  fallo  contro  la  religione 
il  venerdì  precedente  :  trattavasi  di  quattro  uomini  ch'era- 
no stati  sorpresi  addormentati  all'ore  della  preghiera,  e  di 
un  giovanetto  che  aveva  fumato  in  pubblico  :  tutti  eran 
legati  gli  uni  agli  altri,  e*l  gioflne  fumatore  apriva  la  mar- 
eia  tenendo  in  mano  la  pipa  (  hukak)  •  L^  ufficiale  di  po- 
lizia li  seguiva,  frustandoli  con  una  soda  coreggia,  e  gri- 
dando ad   alta  voce:  »  O  voi,  seguaci  ddlMsiamismo , 

•  contemplate   la   punizione  di   coloro  che  violano   la 

•  kfge!  • 

Frattanto ,  non  vi  fu  mai  in  nessun  luogo  una  serie 
tale  di  contraddizioni  e  di  assurdità,  come  nella  pratica 
e  nella  teorica  della  religione  a  Bokhara:  si  può  aperta- 
mente comprare  del  tabacco  e  tutto  V  apparecchio  neces- 
sario per  aspirarne  il  fumo ,  ma  se  si  è  veduti  fumare 
in  pubblico  ,  immediatamente  si  ò  tradotti  dinanzi  al  cast 
e  puniti  col  bastone,  o  mandati  a  passeggiar  la  città  sopra 
un  asinelio  col  viso  scarabocchiato  di  nero  per  servire  agli 
^Itri  d*  esempio  :  —  9e  qualcuno  è  sorpreso  a  far  la  cac- 
cia a*  piccioni  in  giorno  di  venerdì,  è  subito  collocato  so- 
pra un  cammello  e  condotto  in  mostra  per  le  vie  coi  cor- 
p  0  del  delitto  appeso  al  collo  :  —  Chiunque  è  veduto  per  le 


?78 


BDRNB8 


Strade  neli*  ora  della  preghiera ,  e  sia  eonvinto  d*  aver 
r  abiCudioe  di  questa  negligeoia,  paga  prima  UD^ammeo- 
da  ed  è  poi  coDdannato  alia  prigionia  ;  e  f  ratt^iDto  de^  scia- 
gurati  frequeotao  la  sera  le  vie ,  per  commettervi  delle 
abbomioazioni  contrarie  al  Corano  non  men  che  alla  na- 
tura .  Insomma  tutte  le  cose  qut  presentano  un  mostruoso 
intreccio  di  contrasti ,  e  niooo  fu  per  me  più  manifesto  di 
quello  della  punizione  de^ colpevoli  ^  che  passavan  con 
tutto  l'apparato  della  pubblicità  davanti  alla  porta  del- 
r  edifizio  in  cui  umane  creature  eran  messe  a  livello  colle 
belve  della  foresta,  in  opposizione  senza  dubbio  colle 
leggi  deir  umanità  e  certamente  non  meno  in  opposizione 
con  quelle  dettate  da  Maométto . 

Gr  Indiani  di  Bukhara  ricercavan  la  nostra  società,  poi* 
che  questi  uomini  parevao  considerar  gP  Inglesi  come  i 
loro  naturali  signori  :  in  tutr  i  paesi ,  che  attraversammo 
vennero  sempre  a  visitarci ,  e  non  vollero  conversar  con 
noi  che  in  lingua  hindustana ,  il  che  costituiva  un  pegno 
di  vicendevole  unione  •  Eglino  parevan  godere  in  questa 
contrada  di  un  grado  tale  di  tolleranza  che  bastava  a  farli 
vivere  felicemente,  quantunque  a  prima  giunta  ia  enume- 
razione delle  restrizioni  alle  quali  son  soggetti ,  potrebbe 
farli  considerar  come  una  razza  perseguitata.  Essi  non 
posson  costruir  templi ,  eriger  idoli ,  né  far  processioni  ; 
non  vanno  a  cavallo  per  la  città ,  e  devou  portar  un  ve- 
stiario distinto  t  pagano  un  dgiza^  o  diritto  dicapitazio* 
ne ,  che  varia  dalle  quattro  alle  otto  rupie  per  anno ,  ma 
che  è  parimente  imposto  su  chiunque  non  sia  musulma- 
no .  Non  mai  devono  uè  insultare ,  né  maltrattare  un  cre- 
dente •  Quando  il  re  passa  pel  quartiere  da  loro  abitato , 
eglino  debbono  uscire,  schierarsi  in  lunga  fila  ed  augu- 
rargli salute  e  prosperità;  e  quando  vanno  a  cavallo  fuor 


VIAGGIO 


279 


delle  mura ,  se  incontrano  il  monarca  od  II  cazi ,  soo  te- 
nuti a  smontare .  Non  è  loro  permesso  V  acquisizione  delle 
donne  come  schiave  ^  perchè  un  infedele  contaminar  po* 
trebbe  una  vera  credente;  e  niun  di  loro  trasporta  la  sua 
famiglia  al  di  làdell'Oxus.  Mercè  questi  sacrifiizi ,  grin- 
diani  vivon  tranquillamente  a  Bukhara  ;  e  in  ogni  coote- 
stasione  o  litigio,  è  loro  resa  giustizia  con  quella  stessa 
equità  che  a* musulmani. 

lo  non  intesi  citare  alcun  esempio  di  forzata  conversione 
alP  islamismo ,  sebbene  da  tre  o  quattro  anni  alcuni  brah- 
ministi  avessero  abbracciato  la  dottrina  del  Corano.  L'^este- 
rior  di  queste  genti  è  estremamente  regolato  e  composto; 
si  sarebbe  tentati  a  supporre  ch^essi  abbian  rinunziato  al 
ridere,  se  giudicasene  dalia  gravità  della  loro  flsonomia. 
Parlano  con  soddisfazione  de^  loro  privilegi ,  e  son  conten- 
tissimi  della  prontezza  colla  quale  posson  guadagnar  del 
denaro.,  quantunque  ciò  sia  ad  onta  deMor  pregiudizi.  Si 
contano  in  Bukhara  circa  trecento  Indiani,  i  quali  vivo* 
no  in  un  caravanserraglio  di  loro  proprietà  ;  eglino  son 
quasi  tutti  nativi  dì  Scikarpur  nel  Sindhi,  e  da  alcuni 
anni  il  numero  loro  si  è  accresciuto.  Gli  Uzbeki,  come 
i  musulmani  lutti,  son  \inti  dal  genio  commerciale  di  que- 
st^uomini,  che  anticipan  per  tenuissimo  benefizio  ragguar- 
devotissime  somme . 

Trovai  tra  gP  Indiani  un  disertore  delFesercito  britanni- 
co a  Bombay  ;  esso  pure  venne  a  vederci  :  egli  era  diserta- 
to per  andare  in  pellegrinaggio  a  tutt^  i  santuari  del  mondo 
brahminico ,  e  in  quel  momento  dirigeva  i  suoi  passi  ver- 
so i  tempH  del  fuoco  aBakii,  sulle  rive  del  mar  Caspio. 
Avea  servito  costui  nel  24''  reggimento  dei  cipay;  ed 
io  che  conosceva  diversi  ufficiali  di  quel  corpo,  intesi 
con  molto  piacere  ripetere  i  loro  nomi  in  cosi  lontana  città. 


SM  EURNBS 

Ascottai  eoa  vivo  interesso  il  raccooto  delle  avventure  e 
da^  viaggi  di  qQOSl'  uomo,  cui  V  idea  ch^io  lo  volessi  de- 
nunziare e  farlo  quindi  arrestare  lo  sgomentò  alquanto:  ma 
io  lo  considerai  come  un  fratello  d^anne,  e  molto  mi 
diverti  quando  ampiamente  mi  raccontò  di  Murad  Beg  ea« 
pò  diKhuoduz,  ch^egli  lo  aveva  seguito  alla  guerra  come 
bombardiere.  Allorchò questo scorritor  di  paesi  venne  per 
la  prima  volta  in  casa  nostra,  era  vestito  da  pellegrino  ; 
ma  r andatura  d*  un  soldato  non  si  sbaglia  ne  andie  a  Badi- 
bara. 

La  casa  nella  quale  eravamo  alloggiati,  era  estrema- 
mente piccola  e  da  tutte  le  parti  dominata  ;  ma  noi  non 
ne  avevamo  rincrescimento  veruno ,  perchè  quest*  incon- 
veniente ci  procurava  T  occasione  di  vedere  una  bellezza 
turca ,  giovine  e  genti)  doma  cbe  passeggiava  sopra  un 
Ticino  balcone,  e  cbe  desiderava  di  potersi maginare  di 
non  esser  veduta  ;  né  fu  trascurata  una  Anta  fuga  da  que- 
ste bella,  che  la  curiosità  spinse  più  volte  a  getter  di 
soppiatto  un**  occhiate  sui  Firinghi .  Siccome  nel  cambio 
il  nostro  guadagno  era  certo,  ella  non  cMocomodava  per 
niente  affatto;  ma  dìsgraiiatemente  essa  trova  vasi  da  noi 
troppo  lonteaa  perchè  potessimo  indirizzarle  qualche  dolce 
parola . . 

Le  donoe  di  Bukhara  tingonsi  completemente  t  denti  di 
nero;  intrecciano  i  loro  capelli  e  II  lascian  cadere  in  lun- 
ghe treccie  sulle  loro  spalle  •  il  loro  vestiario  poco  differi- 
sce da  quello  degli  uomini;  portan  come  loro  delle  pel- 
liccie ,  ma  le  maniche ,  in  luogo  di  servir  per  infilarci  le 
braccia ,  son  ripiegate  indietro  ed  allacciate  insieme .  Au- 
dio nelle  proprie  case ,  porten  per  calzatura  enormi  sti- 
vali di  velhito,  carichi  d^ ornamenti;  ed  è  un  gusto  vera- 
mente strano,  per  creature  che  son  continuamente  rin- 


VIAGGIO 


S81 


chiuse,  r impastoiarsi  con  quegli  stivaloiii  come  se  fossero 
ai  pQDto  di  dover  imprendere  un  gran  viaggio.  Han  la 
testa  coperta  da  grandi  e  bianchi  turbanti ,  il  viso  coperto 
da  un  velo ,  in  guisa  che  più  d^  un  giovine  sembiante  è 
condannato  ad  arrossire  senza  che  altri  se  ne  accorga.  L*oc- 

« 

cupazlone  di  mostrar  nel  più  vantaggioso  modo  la  pro- 
pria bellezza,  occupazione  a  cui  le  donne  in  più  felici 
contrade  consacrano  una  si  gran  parte  del  loro  tempo  ^  è 
quivi  scooosciota. 

Un  uomo  può  uccidere  il  suo  vicino  con  un  colpo  di 
fucile ,  se  lo  vede  al  suo  balcone  in  altre  ore  fuor  di 
quelle  che  sono  stabilite:  Tomicidio  segue  il  sospetto,  per* 
che  le  leggi  del  Corano ,  relativamente  alle  donne,  son 
osservate  nel. più  stretto  rigore.  —  Se  la  gelosia  è  una 
l»assione  raramente  sentita  da*  maomettani ,  ella  è  sostitui- 
ta da  un  vizio  ancor  più  degradante  . 

Durante  il  mio  viaggio  nel  Gabul  j  io  aveva  sovente  go- 
duto  de*  piaceri  del  bagno  secondo  V  uso  degli  Orientali  ; 
questo  godimento  io  me  lo  procurai  anche  a  Bukhara,  ma 
non  potei  profittarne  che  in  certi  dati  luoghi,  avendo 
affermato  i  moUah,  che  l'acqua  di  tali  e  tali  bagni  che 
da  una  donna  o  da  un  infedele  venisse  contaminata,  con* 
vertirebbesi  in  sangue. 

Son  troppo  noti  i  bagni  orientali  perchè  qui  abbia  bir 
sogno  di  farne  la  descrizione  ;  ma  l^operaaione  ne  è  ben  sin- 
golare: si  è  distesi  in  tutta  la  lunghezza,  fregati,  palpati, 
battati ,  e  tutto  questo  rinfresca  é  —  I  bagni  di  Bukhara 
sono  vastissimi:  molte  piccole  cellule  a  volta  circondano 
una  gran  sala  circolare  a  cupola ,  e  sono  scaldate  a  diver» 
se  temperature .  Di  giorno  la  luce  viene  dai  vetri  coloriti 
della  cupola  ;  di  notte ,  una  sola  lumiera  situata  in  basso 
illumina  contemporaneamente  tutte  le  celle .  La  parte  del 


vui. 


36 


BUHNBS 


eircoio,  che  guarda  verso  la  Mecca,  è  Impiegata  come 
moschea ,  e  il  sensuale  maomelCaiio  può  far  la  sva  pre- 
ghiera nel  tempo  che  gode  una  delle  delizie  promesse  in 
paradiso  dal  profeta. 

Esistono  in  Bukbara  diciotto  bagni  ;  ma  solo  un  piecoi 
numero  di  essi  ha  grandi  dimensioni:  nuliadimeno,  la  tota* 
lità  dà  una  rendita  media  di  150  tigHà  o  sia  di  1,000  ru* 
pie  per  cadauno .  Questa  somma  può  servire  a  valutar  la 
quantità  degli  abitanti  ;  poiché  ciascun  individuo  paga  al 
padron  del  bagno  dieci  monete  di  rame ,  135  delle  quali 
equivalgono  ad  una  rupia:  per  conseguenza,  circa  100 
individui  si  posson  bagnare  per  un  tigUà ,  e  150  di  queste 
monete  danno  15,000  persone  per  ciascun  iiagno:  e  sicco- 
me ve  ne  son  18 ,  ne  risulta  che  annualmente  ci  vadano 
270^000  individui  •  Ma  non  se  ne  fa  uso  che  per  una  me- 
tà dell'anno  ;  ne^  mesi  freddi  non  si  usa  illMgno,  ed  i  po- 
veri non  mai  possono  procurasi  una  tale  soddisfazione  in 
alcun  tempo. 

Aggirandomi  perla  città,  non  omisi  d^andare  a  pre- 
sentare i  miei  ossequi  al  ministro,  e  al  terrafaie  di  dieci 
giorni  11  Gerard  Ai  in  istato  d'accompagnarmi:  il  ministro 
non  ci  fece  minor  numero  di  domande  del  naliab  di  Cabul 
sulla  preparazione  delle  medicine  e  de'  cerotti,  e  pregò  il 
dottore  perché  gliela  insegnasse.  Evidentemente  nd  era- 
vamo in  una  regione  piò  civilizzata  e  vicina  all'Europa, 
poiché  il  visir  aveva  rtcovuto  da  Costaintinopdi  della  chi- 
nina ed  altri  medicamenti .  Noi  rimanemmo  col  kutsoe  be- 
ghi ,  mentre  egli  occnpavasi  d*  afturi  ^  e  io  vedemmo  riscuo- 
tere i  dazi  dai  meromti ,  che  in  quel  paese  son  trattati 
con  mollo  favore:  se  portano  delle  pezze  di  tela  il  gabel- 
liere ne  prende  per  dazio  una  sopra  quaranta ,  lo  che  la- 
scia al  mercante  il  suo  profitto,  senza  infastidirlo  pel 


VIA0610 

denaro  eootante  •  Uà  maMBlmaBO  non  ba  che  a  ioTocare 
il  nome  del  pitrfeta,  batterri  la  barba  9  e  diehiararsi  pò- 
▼ero^  per  eiser  esonerato  da  ogni  daiio:  un  nonio  disse 
ayer  de*  testimoni  cbe  proverebbero  egli  esser  oppresso  dal 
deMli,  e  che  gli  addurrebbe:  al  cbe  il  ministro  rispose: 
•  ginra,  non  occorre  testimoni  •  t  L'nomo  si  unifornib  alla 
domanda 9  e  gli  assistenti  esclamarono:  •  Dio  è  grande  I  • 
e  recitarono  il  fatihai  quindi  le  merci  foron  restituite 
senia  pagar  nulla*  Sebben  dispostissimo  a  giudicar  favo- 
revolmente degli  Asiatici,  e  quantunque  a  misura  che 
meglio  li  conobbi  più  guadagnassero  nella  mia  opinione  9 
pure  debbo  confessare  cbe  non  tt  ho  trovati  esenti  dalla 
menzogna  ;  credo  perciò  che  fra  loro  abbian  luogo  non  in- 
frequenti i  falsi  gioramenti . 

Ninn  principe  ba  mai  cercato  di  favorire  e  d' incorag* 
giare  il  commercio  più  dei  sovrani  della  Bukharia.  Sotto 
il  regno deirultimo monarca,  i  dazi  non  pagavansi  finan- 
che la  mereansia  non  fosse  venduta,  nel  modo  stesso  che 
nel  sistema  delle  convenzioni  d^una  dogana  inglese.  Nel* 
r attuale  occasione,  il  visir  si  dihmgò molto  sul  soggetto 
del  commerefo  relativamento  alla  Bukharia  ed  alla  Gran 
Brettagna,  ed  espresse  il  vivo  desiderio  d* accrescere  le  re- 
lazioni tra  i  due  paesi  ;  m'invitò  anzi  a  ritornar  come  am« 
basciatore  a  tale  oggetto,  e  non  dimenticò  di  pregarmi  a 
portargli  un  paio  d""  occhiali  per  suo  uso .  La  nostra  rela* 
zione  era  in  tal  guisa  stabilita  sopra  una  base  da  promet* 
ter  molto  ;  però  io  volli  profittar  della  circostanza  per  di- 
svelare al  kutsce  beghi  il  desiderio  cbe  nudrivamo  di  pre« 
sentare  al  re  1  nostri  omaggi  •  Io  a^eva  toccato  una  corda 
ben  delicata  x  giacché  mi  sembrò  che  il  ministro  temesse 
che  fossimo  incaricati  di  fare  al  monarca  qualche  propo* 
sisione  che  a  hii  non  dovess'  èsser  comunicato.  —  •   to 


284  BURNES 

•  son  da  quanto  P emiro ,  egli  disse  (cosi  ehiainasMl  re); 

•  e  se  non  avete  affari  da  trattar  seco ,  perchè  cercate  di 
»  avei*  che  fare  colia  corte?  •  Io  lo  misi  a  parte  della  no* 
stra  curiosità  su  questo  punto;  ma  a  lui  non  conveniva  che 
avessimo  quest'onore 9  e  ciò  basto  perchè  datai  disegno 
desistessimo . 

Ciò  non  pertanto  9  io  era  risoluto  a  voler  vedere  il  re  : 
e  il  venerdì  seguente  a  meizo  giorno  ^  andai  alia  moschea 
maggiore,  edifizto  costrutto  da  Timor.  Là  vidi  il  monarca, 
che  con  tutta  la  sua  gente  usciva  dalla  preghiera:  egli 
mi  sembrò  avere  circa  30  anni ,  e  mancare  di  prestante 
flsonomia  ;  ha  piccoli  gli  occhi  9  magro  e  pallido  il  viso  : 
egli  era  sempHeemente  vestito  d'una  tonaca  di  seta,  con 
il  capo  coperto  da  un  bianco  turbante  sul  quale  non  di 
rado  porta  un  pennacchino  ornato  di  gemme.  Un  Corano 
è  portato  innanzi  a  lui ,  ch'era  preceduto  e  seguito  da  due 
uscieri  con  mazze  d'oro,  i  quali  gridavano  in  turco:  »  Pre- 
gate Iddio  perchè  U  duce  de'f edeli  si  comporti  rettamente!  » 
U  suo  seguito  non  componevasi  di  più  d' un  centinaio  di 
persone,  la  maggior  parte  addobbate  con  vesti  di  broccato 
di  Bnssia,  e  armate  di  sciabole ,  che  piii  volentieri  chiame- 
rei scimitarre,  ornate  d'oro;  quest'  è  un  segno  di  distin* 
zione  in  quel  paese.  11  re  attuale  ha  piii  fasto  de'  suoi  pre- 
decessori ;  ma  forse  ei  giudica  esser  d' uopo  affettar  umiltà 
in  un  tempio,  ed  al  ritorno  da  una  religiosa  cerimonia.  11 
popolo  scbieravasi  dalle  parti  allorché  egli  passava,  eibat- 
tevasi  la  barba  ed  augurava  pace  al  monarca  :  io  feci  al- 
trettanto • 

Bahador  Khan,  tale  è  il  nome  del  re,  è  molto  rispettato 
da'  suoi  compatriotti  :  all<Nrchè  assunse  il  trono,  cede  ogni 
suo  avere  privato  •  Egli  osserva  con  esattezza  i  doveri  del« 
la  religione,  ma  è  meno  bacchettone  di  suo  padre  Mir 


VIA66I0  385 

Haider.  Si  conforma  in  tutto  ai  precetti  del  Corano ,  e  di 
più  si  pretende  ch^ei  vira  colla  sola  capitazione  imposta 
sogli  Ebrei  e  sogi^  Indiani  :  dicesi  che  le  rendite  del  paese 
sieao  iffifMegate  pel  mantenimento  de^  mollabi  e  delle  mo- 
schee .  Ma  questo  giovine  re  è  ambizioso  e  guerriero ,  e 
parmi  quindi  pin  probabile  ch'egli  impieghi  i  suoi  tesori 
per  mantener  le  sue  truppe  e  per  V  accrescimento  della 
sua  potenza. 

La  vita  di  questo  principe  è  meno  invidiabile  di  quella 
della  maggior  parte  de^  particolari  •  L' acqua  ch'ei  beve  è 
portata  dal  fiume  in  otri  sigillati  e  custoditi  da  due  uflBcia- 
li:  questi  otri  sono  aperti  dal  visir,  e  P acqua  è  prima  as- 
saggiata  dalle  sue  gentil  poi  dal  ministro;  inseguito  l'otre 
nuovamente  sigillato  è  inviato  al  re .  I  giornalieri  cibi  di 
questo  monarca  subiscon  le  medesime  prove  ;  il  ministro 
ne  mangia  e  ne  offre  alle  persone  che  lo  circondano;  e  que- 
ste  aspettano  che  sia  trascorsa  un'ora  per  giudicar  deU 
r effetto  di  questi  alimenti,  i  quali  sono  quindi  rinchiusi 
sotto  chiave  in  una  scatola  e  poi  spediti:  il  re  ha  una  chia- 
ve, il  ministro  un'altra.  Le  frutta,  le  confetture,  ogni  og- 
getto commestibile,  tutto  è  assoggettato  ai  medesimi  saggi; 
talché  non  si  può  gran  fatto  supporre  che  il  buon  re  de- 
gli Uziteki  mangi  mai  una  petanza  ben  calda,  ed  un  de- 
sinare di  recente  preparato.  L' uso  del  veleno  è  comune  ;  e 
fortemente  si  sospetta,  che  l'elevazione  del  re  sul  trono 
ove  ora  si  asside ,  non  sia  Teffetto  di  una  liberale  distribu- 
zione di  dosi  di  tal  genere . — Una  volta  un  Bukharo  mi 
presentò  de'  fichi  ;  ne  presi  uno  e  lo  mangiai,  per  fargli 
vedere  che  io  apprezzava  il  dono  ;  quest'  uomo  mi  avvertì 
d' essere  un  poco  pio  guardingo  in  avvenire  :  •  tu  devi  mi 
•  disse ,  invitar  prima  la  persona  che  offre  una  cosa  a 


r 


m^mm^ 


386  BirmiiBS 

»  maogiarne ,  e  se  ne  mangia ,  puoi  allora  con  tutta  sica- 

•  rezza  seguirne  V  esempio  »  » 

Pochi  giorni  dopo  il  mio  arrivo  aBukhara,  mostrai  de« 
siderio  di  veder  qualcbeduno  degli  sventurati  Rossi  cbo  in 
quel  paese  sono  stati  venduti  é  Una  sera  ^  un  uomo  vigo- 
roso e  di  maschio  aspetto  si  gettò  a^miel  piedi  baciando- 
li  ;  era  costui  un  Busso  chiamato  Gregorio  Puialcov  ;  era« 
no  scorsi  25  anni  dall'epoca  che  Io  ebber  rapito  mentre 
dormiva  in  un  posto  avaniato.  Egli  era  figlio  d^  un  soldato 
ed  esercitava  il  mesUer  di  legnaiuolo .  Io  gli  dissi  che  si 
assidesse  con  noi  e  ci  raccontasse  le  sue  vicende  e  le  sue 
tribolazioni;  era  il  momento  del  nostro  pranzo^  ed  il  pove* 
ro  Gregorio  ci  aiutò  a  mangiare  il  nostro  pilau« 

Quantunque  non  contasse  airepeca  deHa  sua  cattivith 
che  soli  dieci  anni ,  egli  non  aveva  obliato  la  sua  lingua 
materna)  e  ^1  suo  più  ardente  voto  era  quello  di  ritornar 
nel  seno  della  sua  patria.  Pagava  sette  ttglià  per  anno 
al  suo  padrone,  che  gli  permetteva  d^ esercitare  Usuo  me- 
stiere  ^  e  di  ritenersi  tutto  ciò  che  guadagnava  al  di  Ih  di 
questa  somma .  Aveva  seco,  parimente  schiavi,  un  figlio  e 
la  moglie  :  •  lo  son  trattato  abbastanza  bene ,  disse  ;  vado 
»  ove  mi  piace ,  mi  associo  con  tutti,  e  faccio  le  parti  di 

•  musulmano;  ma  il  mio  cuore  arde  di  amor  pella  mia  pa- 
»  tria,  e  vi  servirei  con  gioia  anche  in  un  esercito  soggel* 
»  to  al  più  dispotico  giogo:  se  mi  fosse  dato  soltanto  di  ve- 
»  derla ,  io  morirei  contento  •  Confido  a  voi  questi  miei 
«  sentimenti,  ma  agli  Uzbeki  li  nascondo. —  io  sono  an* 

•  Cora  eristiano  (e  qui  il  pover' uomo  si  fece  il  segno  del- 
»  la  croce  alla  maniera  della  chiesa  greca),  e  vivo  tra  po« 
»  poli  che  di  tutto  cuore  detestano  ogni  uomo  di  questa 

•  fede  j  non  è  che  per  la  mia  tranquUlith  che  mi  dico 

•  musulmano. 


(I)  TroYast  la  retoilone  di  ^piest'  ambasciala  nell'opera  seguente  :  Viag- 
gio da  Orenburgo  a  Bukhara ,  fallo  nei  1820,  dal  Barone  di  Meyendor/f  s 
Parigi  18S«y  I  Tol.  In  8. 


VIAeeiO  387 

Qael  povero  diavolo  avea  praso  tutti  gli  Qgiatatte  le  abi* 
tudini  d' un  Uabako^  a  non  lo  avrei  mai  potuto  distipguere 
che  agli  occhi  cileatri,  la  rossa  harba,  la  cute  bianca . 
Richiese  eoa  molta  pramura  se  vi  fosse  qualche  speranza 
di  Uberaiione  per  lui  e  pe^  suoi  oompagui  ;  ma  altra  con- 
solazione io  non  potei  dargli  ^  se  non  quella  di  farlo  parte- 
cipe di  alcuue  voci  relative  all^ intensione  dell'imperato- 
re di  Russia  di  metter  fine  a  quello  infame  traffico  dei 
schiavi  per  mezzo  d^una  spedizione  armata. 

Egli  mi  disse  che  V  ultima  ambasciata  russa  in  Rukha-  i 
ria  9  sotto  la  condotta  dei  Negri  (1)^  non  era  potuta  per* 
venire  ad  ottenere  il  bramato  intento ,  ma  che  nulla  os- 
tante la  vendita  degli  schiavi  russi  in  Bukharia  era  da  dieci 
anni  cessata;  non  ve  n'erano  neppur  130  in  tutto  il  regno , 
ma  nella  Khivia  9  il  lor  numero  andava  crescendo  come 
pel  passato .  La  totalità  di  quelli  che  trovans^  in  Bukharia 
sarebbe  stata  riscattata  dalP  ambasciatore ,  se  delle  discus- 
sioni religiose  non  fossero  insorte  sulla  convenienza  di  per- 
mettere a  de' cristiani  divenuti  musulmani  di  ricader  nella 
kNTO  idolatria:  imollahi  aveauo  veduto  delie  imagiui  dipin- 
te nelle  chiese  russe ,  e  niun  ragionamento  poteva  rimuo- 
verli dal  credere  che  i  Russi  adorano  gr  idoli  • 

Sopra  ciascuna  materia  esiste  generalmente  una  diffe- 
renza d'opinioni ,  e  quelle  de' Russi  e  de'Bukhari  sulla 
schiavitù  sono  onninamente  opposte:  i  musulmani  non 
credon  di  commettere  un  .peccato  a  ridurre  i  Russi  in 
schiavitù)  sostenendo  che  la  Russia  offre  T esempio  d'un 
paese  intero  di  schiavi  j  specialmente  nel  modo  dispotico 


288  BURNES 

con  cui  son  governati  i  militari,  t  Se  noi   compriam 

•  de^ Russi,  dicon^ essi,  i  Bussi  comprano  sulla  nostra 

•  frontiera,  de'Kbirghizi  KaisalLi ,  clie  son  musulmani , 

>  e  cìrcuiscon  questi  uomini  con  minacce,  con  lusinglie 

•  e  con  speranze  ,  per  far  clie  abbandonino  la  fede  loro 
■  e  renderli  idolatri .  D^  altra  parte ,  considerate  i  Bussi 
»  in  Bukharìa,  il  lor  modo  di  vivere  ,  la  libertà  e  i  co- 

•  modi  di  che  godono  ;  ciò  è  paragonabile  al  pan  nero,  al* 

•  r  inesorabile  tirannia  che  su  di  loro  pesa  nella  propria 

>  patria?  »  •—  Finiron  parlando  ^  della  crudeltà  della  re- 
legazione In  Siberia,  che  non  meotovaron  senza  un  fre- 
mito d' orrore ,  ed  assicurarono,  che  in  molte  circostanze 
il  timor  di  questo  gastigo  avea  spinto  i  Bussi  a  cercar  un 
rifugio  nella  Bukharìa  ! 

Noi  non  tenteremo  di  decider  tra  le  due  parti  ;  ma  è  in- 
vero trista  cosa  per  la  libertà  della  Bussia ,  che  la  possa 
esser  messa  in  paralello  colie  istituzioni  d^un  regno  turco, 
la  cui  pietà  d*" altronde  è  posta  al  pari  delP  afghana  tirannide . 

•  Prescindendo  da^  Bussi,  dagl'Indiani,  e  dagli  Uzbeki , 
la  sfera  delle  nostre  relazioni  si  accrebbe  ben  presto  in 
Bukhara,  e  la  maggior  parte  de'negozianti  afghani  ricerca- 
ron  la  nostra  società:  noi  non  potemmo  fare  a  meno  di  pro- 
vare unMntima  compiacenza,  vedendo  in  che  buona  opi- 
nione fosse  presso  di  loro  il  governo  britannico  nelP  India  r 
uno  di  essi.  Servar  Khan,  ricchissimo  negoziante  di  Lo- 
han  presso  del  quale  noi  non  fummo  mai  introdotti ,  ci 
offrì  denaro  quanto  potesse  abbisognarcene,  e  questo  fece 
in  modo  tale,  che  dubbio  alcuno  non  lasciava  sulla  sua 
sincerità.  Scir  Mohammed,  altro  mercatante  nativo  di  Ca- 
bui,  fu  per  me  d' utilissimo  soccorso,  nelle  nostre  ricer- 
che sul  commercio  delPAsIà  Centrale. 


VIAGGIO  »tf) 

Noi  eravam  costantemeate  assediali  dagli  AfghaDì,  ed 
aoche  dagli  Uzbeki ,  per  aver  delle  note  scrìtte  di  nostro 
pu^Qo,  le  quali  attestassero  che  noi  li  conoscevamo  ;  poi- 
ché essi  credeano ,  che  una  tal  nota  equivalesse  ad  una 
raccomandazione  pegP  Inglesi ,  e  il  possederla  assicurasse 
loro  neir  India,  In  caso  di  bisogno,  un  ricevimento  onore- 
vole .  Cedemmo  ai  voti  di  coloro  che  della  nostra  confi- 
denza credemmo  meritevoli . 

Era  nel  numero  dei  nòstri  amici  Abmed  Dgiui,  nego- 
ziante di  Gasmira,  uomo  abile  e  parlatore  ;  egli  grande- 
mente bramava  che  io  lo  assistessi  nella  preparazione  di 
una  specie  di  cocciniglia ,  che  io  credo  non  si  possa  pre- 
parare fuorché  a  Bukbara.  —  Vera  ancora  Hadgi  Mirak  , 
vecchio  che  aveva  girato  il  mondo  da  Canton  (Ino  a  Co- 
stantinopoli :  questi  portommi  di  soppiatto  autiche  e  pre- 
ziose medaglie  battriane,  che  per  un  Europeo  son  molto 
gradite . 

Tra  le  persone  di  nostra  confidenza,  la  più  intima  era 
forse  il  nostro  ospite  Makhsum ,  mercante  Uzbeko  che 
commerciava  con  Yarkend.  Egli  veniva  ogni  giorno  a 
visitarci,  ed* ordinario  conduceva  qualcuno  de' suoi  ami- 
ci :  devo  citare  un  fatto  per  lui  stesso  onorevolissimo . 
Essendo  egli  molto  comunicativo  ci  aveva  somministrato 
moltissime  vantaggiose  notizie.  A  misura  che  la  nostra  in- 
timità si  accresceva,  io  gli  dirigeva  precise  domande  sulle 
rendite  e  sulle  risorse  della  Bukharia,  sulla  di  lei  estensio- 
ne e  potenza.  A  tal  uopo,  un  giorno  spiegai  in  sua  presenza 
una  piccola  carta  del  paese  ;  egli  mi  soddisfece  in  ogni  pun- 
to, ma  poi  mi  pregò  di  chiuder  lamia  carta,  e  mi  supplicò 
di  non  far  vedere  mai  più  un  tal  foglio  in  Bukhara  ;  av- 
vegnaché immenso  numero  di  spie  circondavano  il  re,  e 
la  vista  di  queir  oggetto  avrebbe  potuto  dar  luogo  a  dispia- 


vili  3 


390  BURNBS 

cevoli  conseguenze .  Non  discontinuo  pertanto,  né  di  far  le 
sue  visite,  né  di  darmi  de' ragguagli .  —  Al  nostro  arrivo, 
il  custode  del  caravanserraglio  aveva  ricusato  di  darci  al- 
loggio, non  avendo  noi  alcuna  qualità ,  poiché  non  era- 
vamo né  commercianti ,  né  ambasciatori  :  ma  Makhsam 
ci  offerì  gentilmente  la  sua  casa.I  suoi  vicinilo  avevano 
con  ciarle  infastidito,  gii  amici  lo  avevano  con  riflessioni 
spaventato,  ed  egli  stesso  aveva  da  principio  tremato  pel 
rischio  a  cui  si  esponeva.  Ora  poli  il  custode  del  caravan- 
serraglio per  vergogna  si  nascondeva  ,  e  Makhsum  gode- 
va della  pienezza  della  nostra  amicizia  :  i  suoi  vicini  im- 
ploravan  la  di  lui  protezione  per  esserci  presentati ,  e  la 
nostra  conversazione  era  ricercata  più  di  quello  che  desi- 
derassimo per  la  nostra  comodità . 


oro^i©**^— 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO  DECIMO 


DESCRIZIONE  DI  BUEHARA  —  STOBIA  DI  QUESTA  CITTA 
—  RIGORE  dell'  ISLAMISMO  —  LETTERATURA  DELL'  A- 
SIA  CENTRALE  ~  COLLOQUIO  COL  VISIR  —  NOTIZIA  SO- 
PRA SAMARCANDA  —  TOMBA  DI  BAHUADIN  —  ANTICA 
CITTA*  —  FAMIGLIA  UZBEKA  --  IL  VENERDÌ  A  BUKHA- 
BA  —  VISITA   DI  CONGEDO  AL  VISIR  ~  PARTENZA  . 


I  • 


J 


iiit'i.:  j«i 


BIKHARU 


A  Storia  tradizionale  degli  Asiatici 
attribuisce  la  foDdazione  della  città 
di  Bukhara  a  Sikaoder  Dhul  Gar- 
Bukiun»  naia  o  Alessaodro  Magoo ,  e  lo  sta* 

to  fisico  dei  paese,  e  la  localtlà,  viene  in  appoggio  del- 
V  opiaiooe  che  questa  città  abbia  avuto  principio  in  epoca 
molto  remota.  Un  terreno  fertile  annaffiato  da  un  fiumi- 
cello  e  circondato  da  un  deserto,  è  come  un  porto  pel  na- 
vicante . 

Bukbara  k  circondata  da  alberi  e  da  giardini  ;  da  una 
certa  distanza  la  non  si  può  vedere:  insomma,  ella  è  un 
luogo  delizioso  di  clima  salubre ,  ma  io  non  posso  esser  del 


294  BURNBS 

parere  dei  geografi  arabi ,  che  ne  parlano  come  del  para- 
diso deir universo.  —  Ferdusi,  il  gran  poeta  persiano,  di- 
ce :  »  Allorché  il  re  vide  il  Mavar  el  Nabar ,  volse  lo  sguar- 
•  do  sopra  un  numero  infinito  di  città.  •  —  E  ciò  può  esser 
vero  in  confronto  delP  Arabia  e  delle  aride  pianure  della 
Persia  :  ma  le  rive  d^alcuni  fiumi  delP  india  ofiron  altret- 
tanta ricchezza,  bellezza  e  fertilità  della  valle  di  Bukhara. 

U  circuito  di  Bukhara  sorpassa  le  otto  miglia  inglesi,  e  la 
sua  Ggura  è  triangolare;  un  muro  di  terra  alto  venti  piedi, 
forato  da  dodici  porte,  circonda  questa  città.  Conforme- 
mente alle  consuetudini  delFOriente,  queste  porle  hanno  il 
nome  dalle  città  o  da'  luoghi  ai  quali  accennano. 

Dal  di  fuori  di  Bukhara  si  scorgon  pochi  de^  suoi  gran- 
di edifizi;  ma  quando  il  viaggiatore  è  penetrato  nel  suo  re- 
cinto, egli  segue  la  via  fra  elevati  bazarri,  fabbricati  di 
mattoni  e  a  volta,  ed  incontra  ogni  specie  di  traffico  in  uu 
quartiere  separato:  qui  i  mercanti  di  mussoline,  là  i  cal- 
zolai ;  un'  arcata  è  piena  di  seterie ,  una  altra  di  tele .  Da 
ogni  parte  oflronsi  a^suoi  sguardi  vasti  e  solidi  edifizi, 
collegi ,  moschee  ed  alti  minaretti . 

1  negozianti  delle  diverse  nazioni  hanno  alloggio  in  una 
ventina  di  caravanserragh  ;  ed  un  centinaio  di  conserve  e 
di  fontane , costrutte  di  pietre  a  scalpello,  provvedon  dì 
acqua  una  numerosa  popolazione .  Bukhara  è  intersecata 
dì  canali  ombreggiati  da  gelsi  i  quali  conducon  Pacqua  dal 
Kohik  ;  una  credenza  invalsa  nel  popolo  merita  d^  esser  rife- 
rita ,  e  questa  è,  che  la  sommità  del  più  alto  minaretto^  che 
8^elevaacìrcal50  piedi,  sia  allo  stesso  livello  di  Samarcan- 
da. Del  rimanente  Bukhara  non  è  che  mediocremente  prov- 
veduta d^  acqua;  il  Gume  scorre  a  sei  miglia  dì  distanza,  e 
il  canale  non  è  aperto  che  una  volta  o^ni  quindici  giorni . 
In  estate  gli  abitanti  di  Bukhara  son  qualche  volta  privi 


VIAGGIO  S95 

d^  acqaa  per  de'  mesi  iotieri ,  e  durante  il  nostro  soggior* 
DO  ^  il  canale  era  stato  asciutto  per  sessanta  giorni  ;  non 
essendosi  sciolta  la  neve  nelle  alte  terre  di  Samarcanda ,  la 
piccola  quantità  d'acqua  del  fiume  veniva  consumata 
prima  d'arrivare  aBokhara.  Perciò,  la  distribuzione  di 
questo  liquido,  indispensabile  per  la  vita,  divien  cosa  della 
più  alta  importanza ,  ed  un  ufficiai  del  governo  è  special- 
mente incaricato  di  tal  dovere.  In  una  parola,  l'acqua 
è  catti va^  e  credesi  cbe  produca  il  verme  di  Guinea,  ma- 
lattia cbe  in  Bukbara  è  fatalmente  comune;  gli  abitan* 
ti  dicon  provenir  essa  dall'acqua,  ed  aggiungono  che  que- 
sti vermi  son  quelli  stessi  che  tormentarono  il  corpo  del 
sant^uomo  e  profeta  Giobbe . 

Appena  evvi  in  tutto  il  recinto  delle  mura  di  Bukbara 
un  giardino  od  un  cimitero  •  Eccettuati  i  pubblici  edifizi, 
quasi  tutte  le  case  son  pìccole  e  non  hanno  che  un  piano , 
ma  vedonsene  molte  le  quali  sono  bellissime.  Alcune  han- 
no le  interne  pareti  di  stucco  elegantissimamente  dipinte j 
altre  bau  delle  volte  a  sesto  acuto  ornate  di  dorature  e  di 
lapislazzuli,  e  gli  appartamenti  ne  sono  eleganti  e  comodi 
al  tempo  stesso.  Le  ordinarie  abitazioni,  tutte  a  tetto  pia- 
no, son  di  mattoni  asciugati  al  sole,  e  sostenute  da  un'ar- 
matura di  legname.  Nei  paesi  d'Oriente,  le  case  non  han 
veduta  all^ esterno,  essendo  da  ogni  parte  circondate  da 
muri. 

11  più  grande  tra  i  pubblici  ediflzi  è  una  moschea ,  che 
occupa  k>  spazio  di  300  piedi,  e  onde  la  cupola  s'innalza 
a  un  terzo  circa  di  questa  quantità:  ella  è  coperta  di  te- 
goli azzurri  inverniciati ,  ed  il  suo  aspetto  ha  della  magni- 
ficenza. Questo  tempio  è  molto  antico,  poiché  la  sua  cupo- 
la danneggiata  da  un  terremoto,  fu  ristaurata  dal  celebre 
Tamerlano;  e  il  minaretto,   che  è  altissimo,  fu   eretto 


^N>  BURNBS 

Panno  542  dell'egira;  anch^esso  è  in  mattoni  distribaiti 
con  ingegnosissimo  disegno:  i  delinquenti  son  precipitati 
dalFalto  di  questa  torre.  Il  principal  sacerdote  è  il  solo  che 
abbia  permesso  di  salirvi,  e  solamente  il  venerdì,  per  con- 
vocare i  fedeli  alla  pref^hiera  ;  poiché  si  teme  che  di  lassù 
si  abbiano  a  scorgere  gli  appartamenti  delle  donne  nella 
città . 

Il  più  beiredifiiio  di  Bukhara  è  M  collegio  del  re  Abdal- 
lab.  Le  frasi  del  Corano  tracciate  sopra  un^alta  arcala 
che  ne  forma  P ingresso^  han  più  di  due  piedi  di  dimen- 
sione  «  e  sono  scritte  soprai  bei  tegoli  verniciati  de**  quali 
ho  parlato.  La  maggior  parte  delle  cupole  sono  ornate  nella 
medesima  foggia,  e  le  ior  sommità  son  coperte  da  nidi 
dei  lagtag^  specie  di  cicogna,  che  frequenta  di  passaggio 
questo  paese  ^  e  che  dal  popolo  è  considerato  come  di  fau- 
sto augurio. 

Parrebbe  che  in  antico  Bukhara  non  fosse  stata  una 
città  molto  considerevole .  La  sua  lontananza  da  tutte  le  al- 
tre parti  del  mondo  musulmano  le  ha  dato  della  celebrità  ; 
ed  essa  fu  d'altronde  una  delle  prime  conquiste  dei  califli. 
E  facile  a  concepire  come  la  numerosa  posterità  de""  pri- 
mi comandanti  de' fedeli  cercasse  la  gloria  in  questi  lonta- 
ni e  deliziosi  boschetti  :  poi  se  ne  sparse  lontano  la  fama 
pel  gran  numero  d'uomini  dotti  e  religiosi  ch'ella  produs- 
se, e  P  epiteto  disceriffa^  o  santa,  le  fu  ben  presto  attri- 
buito da' suoi  devoti  conquistatori. 

Si  considera  come  un  segno  certo  d*^ infedeltà  il  dir  che 
i  muri  delle  fabbriche  di  Bukhara  son  torti;  frattanto  la 
loro  architettura  è  cosi  difettosa ,  che  io  credo  non  si  trovi 
in  tutta  la  città  un  sol  muro  il  quale  stia  in  piombo.  I  sa- 
cerdoti attuali  affermano,  che  in  tutti  gli  altri  paesi  del 
globo  la  luce  scende  dalPalto  sulla  terra,  ma  che  invece 


VIAGGIO  297 

daBukbara  la  santa  la  luce  stessa  sMonalza;  e  pretendono 
cbe  Maometto,  nel  suo  viaggio  al  cielo  inferiore  osservas- 
se questo  fatto,  e  che  gli  fosse  spiegato  dall*  angelo  Gabrie- 
le ,  come  il  motivo  di  questa  denominazione .  Prescinden- 
do dali*  assurdità  manifesta  di  questa  favola ,  mi  limiterò 
a  dire  che  Tepiteto  di  santa  è  piò  moderno  assai  delPepoca 
del  profeta,  poiché  io  ho  veduto  delle  monete  che  noi  por* 
tano,  e  avevan  meno  di  850  anni  d* antichità. 

Bnkhara  esisteva  come  città  al  tempo  di  Kizzil  (Alp?) 
Arslan.  Fu  distrutta  da  Gbinghis  Khan ,  e  minacciata  da 
Hulagn  suo  nipote.  Narrasi  un  aneddoto  relativamente  ad 
alcune  negoziazioni  con  quel  devastatore,  che  io  mi  rioor* 
do  aver  sentito  raccontare  anche  a  proposito  di  qualche 
altra  città.  —  Gli  abitanti  inviarono  al  conquistatore  un 
giovanetto  dotato  di  molta  sagacità,  accompagnato  da  un 
cammello  e  da  una  capra;  allorché  il  guerriero  vide  un  si» 
mil  corteo ,  domandò  perchè  gli  fosse  stato  spedito  per  de- 
putato quello  sbarbatello .  •  Se  vuoi  una  creatura  più  gros- 
»  sa,  disse  il  fanciullo,  eccoti  un  cammello  ;  se  cerchi  del- 

•  la  barba ,  eccoti  una  capra  ;  se  desideri  della  ragione , 

•  ascoltami .  •  Hulagn  prestò  orecchio  a^  savi  discorsi  del 
giovanetto  ;  per  lo  che  la  città  fu  risparmiata  e  protetta ,  e 
concesse  agli  abitanti  la  permissione  d' ingrandir  le  forti- 
flcazioni  di  essa . 

Le  mura  attuali  f  uron  costrutte  da  Rahim  Khan,  a  tem- 
po di  Nadir  Sciàh  ;  e  poiché  V  equità  de'  sovrani  Bukhari 
segue  la  via  delF  accrescimento  della  di  lei  estensione,  que- 
sta città  promette  d*  essere  anche  ne'  secoli  futuri  consi- 
derevole, più  di  quello  che  negli  antichi  non  fosse . 

Profittai  della  conoscenza  che  io  aveva  fatta  di  un  mol- 
lah  venendo  da  Karscey ,  per  visitare  il  collegio  al  quale 
egli  era  addetto,  vale  a  dire  il  medressèi  taxi  Kalam^ 


vili.  38 


298  BDRNBS 

che  è  UDO  de^  principali  ediflii  di  simil  genere  in  Bakhara . 
Questo  sacerdote  e  il  suo  compagno,  che  mi  offerì  del  tè  e 
chiacchierò  meco  lungamente,  mi  fornirono  i  pin  circo- 
stanziati  ragguagli  sulle  istituzioni  di  tal  sorta . 

Si  contano  in  questa  capitale  366  collegi,  tra  grandi  e 
piccoli ,  un  terzo  de' quali  consiste  in  vasti  fabbricati  che 
contengono  da  70  a  80  studenti ,  molti  non  ne  hanno  più 
di  20,  ed  alcuni  10  soltanto .  Questi  edifizi  rassomigliano 
ai  caravanserragli,  consistendo  in  un  fabbricato  quadro  e 
circondato  interiormente  da  un  gran  numero  di  piccole 
celle  chiamate  hudjras ,  le  quali  si  vendono  pel  prezzo  di 
sedici  tiglià,  e  qualche  voltali  valore  ne  ascende  fino  a 
trenta.  Una  retribuzione  fissa  è  devoluta  al  professore,  ed 
una  dote  a -ciascuno  degli  scolari  che  dimoran  nel  recinto; 
i  collegi  posseggono  ricchi  patrimoni,  perchè  tuttM  bazar 
ed  i  bagni  della  città ,  comeppure  la  maggior  parte  dei 
campi  delle  vicinanze ,  furono  comprati  a  tal  effetto  da  pie 
persone . 

Secondo  la  legge ,  la  pubblica  rendita  è  appropriala  al 
mantenimento  della  chiesa;  a  Bukhara  ve  n'è  impiegato 
un  quarto;  e  il  prodotto  della  dogana  è  similmente  tra  i 
preti  diviso .  Si  trovan  nei  coUegi  uomini  di  tutte  le  vicine 
contrade ,  eccettuata  la  Persia  ;  e  gli  studenti  altri  sono 
giovani,  altri  attempati  :  dopo  sette  o  otto  anni  di  studi  essi 
ritornano  in  patria  arricchiti  di  cognizioni  e  di  riputazio- 
ne; alcuni  poi  rimangon  per  tutta  la  lor  vita  in  Bukhara. 
II  possesso  d' una  cella  dà  ad  uno  studente  un  diritto  a 
certi  emolumenti  annui,  pagati  o  dalla  fondazione,  o dalla 
rendita  puMl>lica. 

1  collegi  rimangon  chiusi  la  metà  delPanno  per  ordine 
del  re ,  onde  lasciare  a'  loro  addetti  la  possibilità  d^ an- 
dare a  lavorare  ne^  campi  e  guadagnar  così  qualche  cosa 


VIAGGIO  f99 

che  accresca  la  lor  pensione.  Cosa  penserebbero  i  mem- 
bri de'  collegi  d' Oxford  e  di  Cambridge  dell' occupazione 
di  mietere  il  grano?  La  stagione  delle  vacanze  è  chiamata 
tatti  ^  e  quella  degli  studi  tascil. 

Gli  studenti  hanno  la  facoltà  di  maritarsi ,  ma  non  pos- 
sono menar  le  loro  mogli  ne'  collegi.  Nel  tempo  degli 
studi ,  dal  sorgere  al  tramontar  del  sole  le  scuole  son  sem- 
pre  aperte  ,  il  professore  è  costantemente  al  suo  posto  gii 
scolari  disputano  in  sua  presenza  sopra  de'  punti  di  teolo- 
gia ,  ed  egli  dirige  il  dibattimento.  —  Qualcbeduno  dice  : 
•  Prova  che  v'è  un  Dio  •  9  e  circa  cinquecento  specie  d'ar- 
gomenti si  mettono  in  campo  -,  e  cosi  è  di  tutte  le  altre  ma- 
terie. 

Gli  studenti  si  occupano  esclusivamente  di  teologia;  ella 
tiene  il  posto  di  tutte  le  altre  scienze  ^  essi  sono  assoluta- 
mente ignoranti  degli  annali  storici  della  loro  patria .  Non 
mai  si  vide  un  simil  ragunamento  di  marzocchi  ;  eglino  non 
conformansi'neppure  a' precetti  della  loro  religione ^  ec- 
cettuatane la  preghiera;  ma  hanno  grandi  pretensioni  di 
metodismo  che  eccessivamente  affettano. 

Ho  già  parlato  del  rigore  col  quale  si  esige  a  Bukhara 
che  la  legge  musulmana  sia  praticata;  ne  citerò  ancora  al- 
cuni esempi .  —  Dodici  anni  fa  9  una  persona  che  aveva 
violata  la  legge  si  recò  al  palazzo  e  chiese  d'esser  giudi- 
cata a  tenor  del  Corano  •  La  singolarità  di  vedere  un 
uomo  che  da  se  stesso  si  accusava,  indusse  il  re  ad  ordi- 
nar che  fosse  cacciato  fuori;  ma  l'indomani  l'uomo  ri- 
comparve,  e  di  bel  nuovo  fu  rimandato  indietro.  Tornò 
per  la  terza  volta  al  palazzo  j  confessò  tutti  i  suoi  pecca- 
ti,  e  sgridò  il  re  per  la  sua  lentezza  in  amministrar  la 
giustizia,  che  come  islamita  egli  sollecitava ,  afiSochè  iu 
questo  mondo  piuttostochè  nell'altro  gli  fosse  inflitto  il 


300  BURNES 

meritato  gastigo.  Il  consiglio  de'teologi  fa  adunato:  la  mor* 
te  era  la  pena  che  la  legge  portava ,  e  il  colpevole ,  che 
era  un  mollah,  ad  una  tal  decisione  si  aspettava.  Fa  con* 
dannato  dunque  alla  lapidazione  :  egli  volse  la  faccia  verso 
la  Mecca,  e  coprendosi  il  capo  colla  sua  veste,  ripetè  il 
koloma:  »  Non  v^è  che  un  solo  Dio,  e  Maometto  è  M  suo 
•  profeta  •  —  e  subì  la  sua  sorte.  11  re  era  presente  e  sca- 
gliò la  prima  pietra;  ma  aveva  ingiunto  a' suoi  ufficiali 
che  lasciassero  fuggir  questo  stravagante ,  se  di  fuga  fa- 
cesse qualche  tentativo.  Come  fu  morto,  il  re  pianse  sol 
suo  cadavere;  ordinò  che  fosse  lavato  e  seppellito,  assistè 
al  funereo  convolo ,  e  lesse  T esequie  sulla  tomba.  Rac- 
contasi che  ei  rimaoesse  vivamente  commosso  da  questo 
fatto  ;  e  infino  ad  oggi  de^  versi  ricordano  tra  il  popolo  la 
morte  di  questo  sciagurato ,  che  non  poteva  esser  che  an 
fanatico  od  uno  stolto. 

Un  consimile  avvenimento  successe  anche  in  quest'  an- 
no stesso.  Un  figlio  che  aveva  maledetto  sua  madre  si  pre- 
sentò e  chiese  che  fosse  fatta  giustizia  ;  egli  denunziava 
il  proprio  reato  e  la  madre  il  discolpava  sollecitandone 
il  perdono:  ma  il  figlio  supplicò  per  esser  punito ,  e  T  ule- 
ma ordinò  la  di  lui  morte  :  —  fu  giustiziato  come  un  de- 
linquente in  una  delle  strade  della  città. 

Avendo  un  mercante  recentemente  portato  alcune  pit- 
ture dalla  Cina,  esse  furono  immediatamente  messe  in 
pezzi,  e  11  governo  ne  pagò  il  valore;  poiché  è  contrario 
alla  legge  musulmana  dipingere  il  sembiante  d'una  crea- 
tura che  vive  sulla  terra  • 

Le  nozioni  di  queste  genti  sulla  giustizia  sono  in  alcuni 
casi  molto  singolari.  Un  Afghano  avendo  svaligiato  una  ca- 
rovana ,  fu  condannato  a  morte;  ma  egli  ebbe  la  facoltà 
di  riscattare  il  proprio  sangue ,  conformemente  alla  legge, 


PIAGGIO  sol 

se,  essendo  egli  straniero,  si  esiliasse  dalla  Buktiaria .  Tat- 
tavolta ,  prima  clie  qaest'  aggiustamento  si  effettuasse  un 
secondo  latrocinio  fu  commesso  da  una  masnada  della  me- 
desima oaiione,  per  cui  il  clero  decretò  la  morte  degli  as-  | 
sasMuì  e  siccome  pensò ,  che  il  gastigo  del  primo  delin- 
quente  congiunto  a  quello  degli  altri ,  offrirebbe  un  esem- 
pio piò  efficace  e  piò  salutare ,  restituì  il  denaro  del  ri- 
scatto, cancellò  il  perdono,  e  fece  subir  la  pena  estrema 
a  tutt*  i  colpevoli . 

L'animo  di  noi  altri  Europei  è  indignato  da  simili  arbi- 
trari cambiamenti  :  ma'  non  si  può  dire  cbe  la  punizione 
sia  ingiusta;  e  se  qualche  effetto  ella  produce  nelle  persone 
al  mal  oprare  inclinate ,  certamente  non  è  neppure  sra- 
glonevole.  Qualunque  esser  possa  la  nostra  opinione  sopra 
queste  costumanze  e  queste  leggi ,  elleno  bau  consolidata 
resistenza  e  favorita  la  prosperità  di  questo  paese  ;  in  tutta 
l' Asia  non  ve  n'  ba  un  altro  in  cui  gli  abitanti  sieno  al- 
trettanto protetti  ;  e  quelli  che  non  sono  musulmani ,  non 
hanno  che  a  conformarsi  a  un  piccol  numero  di  usi  pre- 
scrìtti, per  esser  messi  al  medesimo  livello  de* credenti. 
Il  codice  delle  leggi  è  sanguinario ,  ma  pertanto  non  è  in- 
giusto :  se  collochiamo  i  vizi  della  Bukharia  accanto  alle 
sue  leggi  ed  aUasua  giustizia,  molto  avremo  da  condan- 
nare ;  ma  il  popolo  è  felice ,  fiorente  il  paese ,  prospero  il 
commercio,  la  proprietà  protetta!  Cose  che  raramente  si 
trovano  nelle  contrade  soggette  ad  un  assoluto  governo 
com'è  questo  di  Bukharia. 

Un'opinione  prevalente  in  Europa  riguarda  queste  parte 
delPAsia  come  una  delle  antiche  sedi  della  civilizzazione 
e  della  letteratura;  infatti  non  si  può  mettere  in  dub- 
bio ,  che  i  greci  monarchi  della  Battrìana ,  non  avessero 
conservato  nel  loro  regno  di  recente  conquistato,  le  arti  e 


302  BURNBS 

le  scienze  della  loro  patria.  Uà  celebre  istorico,  il  Gibbon, 
ha  enunciato  una  congettura  ;  e  questa  è ,  che  la  maggior 
parte  della  scienza  della  Scizia  e  dell*  India  traesse  Pori* 
gine  da  questi  Greci  monarchi .  Per  ora  noi  non  abbiamo 
ad  esaminar  ciò  che  riguarda  T  India  ;  ma  per  quel  che 
concerne  P  Asia  Centrale  ed  Occidentale,  io  non  posso  con- 
venir nel  parere  di  questo  grande  istorico.  Nel  quinto  se- 
colo dell'era  nostra,  allorché  le  orde  barbariche  invase- 
ro r impero  romano,  una  parte  delle  quali  veniva  dal- 
l'Asia superiore,  queste  regioni  non  avevano  né  arti ,  né 
letteratura:  nelP ottavo  secolo,  quando  le  furon  conquistate 
da^  califfi ,  esse  non  avevano  maggiormente  progredito  né 
in  questa  né  in  quelle  :  nel  decimo  secolo ,  quando  queste 
contrade  avevan  già  dato  nascimento  alla  dinastia  dei  re  Sei- 
dgiukidi,  non  vi  vediamo  che  de* pastori,  i  quali  abbraccian 
V  islamismo  che  i  califfi  avevan  solidamente  stabilito.  Le  ir- 
ruzioni di  Gengiskh^n ,  al  tredicesimo  secolo ,  non  ci  pre- 
sentano qui  che  un^  òrda  di  barbari  ;  e  niun  progresso  vi 
scorgiamo  verso  la  civiltà  nel  seguente  secolo,  sotto  Ti- 
mur  il  devastatore  • 

Tutte  le  citate  invasioni  furono  intraprese  da  uomini 
rozzi;  e  non  é  che  all'epoca  della  morte  di  Timur,cbe 
e'  é  dato  vedere  una  letteratura  nelP  Asta  Centrale .  I  la- 
vori astronomici  d'Ulugh  Beg  hanno  illustrato  Samarcanda, 
e  questo  principe  pub  aver  attinto  dalla  Battriana  la  sua 
scienza;  poiché  ne' primi  tempi  gli  Arabi  non  erano  astro- 
nomi senza  merito,  ed  allora  si  può  riferire  con  più  pro- 
babilità ciò  che  concerne  questa  scienza  a  quel  popolo , 
che  sMmpadronì  di  questa  contrada  dieci  secoli  dopo  i  Ma- 
cedoni • 

In  epoca  posteriore  a  quella  della  casa  di  Timur,  un'al- 
tra tribù,  gli  Uzbeki ,  che  sbucava  dalla  medesima  regione 


VIAGGIO  505 

che  produsse  Attila  e  Geiigiskhan,  similmente  inoDdò  la 
Battriana  ;  ma  questi  non  erau  meno  barbari  di  coloro  che 
mine  anni  innauzi  lì  avevano  preceduti.  E  certo,  che  la  let* 
teratara  ricevè  in  quel  paese  grande  incoraggimento  nel 
secolo  di  Timur;  e  regnando  Baber,  ella  ci  offerse  una 
costellazione  di  poeti  di  merito  distinto ,  e  questo  principe 
stesso,  colle  sue  citazioni  e  co* suoi  versi,  ci  fe^ conoscere 
lo  spirito  del  suo  tempo.  Pare  che  i  suoi  naturali  talenti 
si  perpetuassero  fino  ad  un'  epoca  recente ,  poiché  ancora 
il  popolo  mostra  deir  inclinazione  per  la  poesia:  ma  temo 
che  ornai  ella  non  sia  per  dare  un  eterno  addio  alla  Tran- 
soxiana . 

11  regno  di  Mir  Haider  o  Said  (  il  puro  ) ,  ultimo  re ,  ha 
introdotto  ungerà  di  bigotteria  ed*  entusiasmo  religioso. 
Egli  prese  11  nome  d'emir  al  mumenin  (comandante  dei 
fedeli) ,  e  compiè  le  funzioni  d*  un  prete  piuttostochè  quel- 
le d'un  re:  leggeva  le  preghiere  alla  tumulazione  de'morti, 
disputava  nelle  moschee,  dirigeva  il  servizio  divino  ed  in- 
segnava ne'  collegi  ;  smontava  da  cavallo  nella  strada  per 
render  il  saluto  ad  un  Seid  o  Khuadgia,  ed  impiegava  tutti 
isuoi  momenti  d'ozio  in  religiose  contemplazioni.  —  11 
suo  vicino,  il  khan  di  Kho-khand,  comportavasi  nel- 
ristesso  modo ,  e  si  arrogava  dal  canto  suo  il  titolo  d'etnir 
al  muilemin  (  comandante  dei  musulmani  )  :  ed  ambedue 
daccordo  introdussero  un  nuovo  ordine  di  cose  nel  Tur- 
khestan.  Da  quel  tempo,  i  mollahi  de' collegi  hanno  sde- 
gnato ogni  altra  scienza  dalla  teologia  in  fuori ,  e  rinun- 
ziato ad  ogni  altro  studio  tranne  quello  del  Corano  e  dei 
suoi  comenti. 

Si  pub  dir  che  la  Bukhara  ed  il  Khokhand  compreo- 
dan  tatto  il.Turkestan,  poiché  dessi  sono  i  due  più  potenti 
stati  di  questa  contrada .  Non  si  può  non  sentir  rincresci- 


501  BURNBS 

mento  a  vedere ,  che  i  366  collegi  di  Bukbara  sono  attoal- 
mente  immersi  io  un  complicatissimo  guaizaboglio  dMnu- 
tilissime  polemiche  e  discussioni,  spettanti  argomenti  e 
sofismi  religiosi. 

Una  quindicina  di  giorni  dopo  il  nostro  arrivo  in  Buk- 
bara ,  il  visir  verso  mezzo  giorno  ci  mandò  a  chiamare/e 
c^intrattenne  fino  alla  sera  ;  egli  avea  del  tempo  da  perdere, 
e  prese  le  sue  misure  per  impiegarlo .  Era  in  compagnia  di 
un  gran  numero  d^Uzbeki,  e  le  materie  sulle  quali  ave» 
va  pensato  dMnterrogarci  non  erano  in  niun  modo  ter- 
restri  :  voleva  sapere  se  credevamo  in  un  Dio ,  e  cono- 
scer ìe  nostre  idee  generali  di  religione  •  —  lo  gli  dissi,  che 
secondo  la  nostra  credenza  non  v'era  che  un  solo  Iddio, 
che  era  per  tutto  ed  aveva  inviato  de^ preseti  sulla  ter- 
ra; che  vi  sarebbe  un  giorno  di  giudizio,  che  v'era  un 
paradiso  e  un  inferno .  —  Allora  egli  passò  a  punti  piìi  de- 
licati, come  per  esempio  sul  figlio  di  Dio ,  e  sul  carattere 
profetico  di  Maometto  ;  ma  quantunque  egli  non  potesse 
approvar  V  opinione  de^  cristiani  sopra  nessuna  di  queste 
materie ,  pur  non  si  oBese  della  mia  risposta ,  perchè  sul 
loro  profeta  io  non  mi  espressi  che  con  rispetto  •  — 
•  Adorate  voi  degl'idoli  ?  ■  continuò  egli  a  dire  :  e  quando 
gli  risposi  in  tuono  positivo  che  noi  non  ne  adoravamo ,  ri- 
mase fortemente  sorpreso;  volse  lo  sguardo  ad  alcuni  de- 
gli uditori ,  e  un  di  loro  esclamò ,  che  noi  nascondevamo 
la  verità ,  poiché  facil  cosa  era  il  discoprire  che  portava  - 
mo  sospesi  al  collo  e  idoli  e  croci  •  A  queste  parole  io  seno- 
prii  il  mio  petto,  e  convinsi  tuttM  musulmani  del  loro 
errore;  e  il  visir  sorridendo  disse:  —  •  non  son cattivi, 
non  son  cattivi  !  •  — 

I  domestici  preparavano  il  tè  della  sera,  ed  il  visir  prese 
una  tazza  dicendo  :  ■  Bisogna  che  beviate  con  noi ,  poiché 


VIAGGIO  305 

•  voi  assai  meglio  che  i  Russia  siete  il  popolo  del  libro,  e 

•  sembrate  aver  uoziooi  bastaotemente  esatte  della  veri- 

•  là.  •  A  tale  distioziooe  rispondemmo  col  saluto,  e  suc- 
cessivamente avemmo  Poaor  del  tè  in  tutte  le  nostre  visite 
dal  ministro  •  E  siccome  avevamo  intavolato  il  discorso  in- 
tomo alle  nostre  professioni  di  fede,  egli  si  decise  esaurir- 
lo, per  cui  ci  domandò  se  consideravamo  gli  Armeni  come 
i  Parangonio  \  santi  del  cristianesimo  ;  ma  io  lo  assicurai 
cbe  non  riconoscevamo  in  modo  alcuno  una  tal  supremazia 
presso  questa  setta  primitiva.  —  Poi ,  manifestò  il  suo  stu- 
pore nel  saper  che  noi  facevamo  società  cogli  Ebrei,  essen- 
do eglino,  diceva,  gente  perversa.  L'ostinata  resistenza 
che  gr  Israeliti  opposero  in  Arabia  a  Maometto  sembra 
averli  fatti  cadere  per  sempre  in  disgrazia  nello  spirito 
de^  suoi  settatori . 

Il  ministro  s^  informò  quindi  del  modo  con  cui  noi  tratta- 
vamo i  brahministi  e  i  musulmani  delP India.  Io  gli  risposi 
che  noi  rispettavamo  i  sentimenti  religiosi  degli  uni  e  de- 
gli altri,  che  avevamo  egualmente  rispetto  per  le  pagode 
e  per  le  moschee  e  che  ci  astenevamo  dall'  uccidere  i 
pavoni,  le  vacche  e  le  scimic,  perchè  ciò  era  (^rato  a'pri- 
mi.  —  »  E  egli  vero,  interruppe  il  kusce  beghi ,  che  quelle 

•  genti  adoran  queste  bestie?  —  Non  le  adorano,  ma  le 

•  rispettano,  io  gli  risposi  :  —  Aslagh  ferrolah  (Dio  abbia 
»  pietà  di  noi  !  )  —  •  :  queste  furon  le  parole  che  usclrongli 
di  bocca . 

11  malizioso  personaggio  mi  domandò  allora  se  noi  man- 
giavamo del  porco  ;  era  assolutamente  necessario  di  dar  su 
questo  punto  una  risposta  motivata:  •  Si,  gli  risposi,  ma 
»  son  principalmente  le  povere  genti  che  ne  fanno  uso.  — 

•  Che  sapore  ha?  •  replicò  egli.  — Io  mi  accorsi  della 
sua  finezza,  e  risposi:  •  ho  inteso  dir  che  sia  simile  a  quel- 


VIII.  39 


o06 


BUHNES 


•  lo  del  bove.  »  —  Egli  voleva  sapere,  se  dopo  il  mio  ar- 
rivo a  Bukhara  avessi  mai  provato  a  mangiar  la  carne 
di  cavallo^  conveiiDi  d* averla  gustata  e  d^ averla  trovata 
buona  e  saporita  • 

Ci  domandò  poi ,  se  avevamo  visitato  il  famoso  sepolcro 
di  Bahuadino  presso  Bukhara  ;  ed  appena  ebbi  espresso  il 
desiderio  di  vederlo ,  incaricò  sobito  persona  che  ivi  ci 
accompagnasse,  e  cMnvitò  a  camminar  ivi  piano  piano. 

Fu  poi  il  kusce  beghi  desideroso  di  sapere  cosa  porte- 
remmo a^  nostri  parenti  in  Europa  dopo  sì  lunga  assenza , 
la  qual  domanda  annunziava  il  suo  buon  cuore  *  Io  ripresi , 
che  il  viaggio  durava  troppo  lungamente  per  caricarsi  di 
oggetti ,  che  trarsi  dietro  un  grosso  bagaglio  era  troppo  in- 
comoda cosa,  e  d'altronde  soggiunsi ,  i  soldati  non  son  mai 
ricchi. 

A  queste  parole  il  vecchio  bruscamente  s'alzò  dal  suo 
tappeto  e  dom^Tudò  un  fucile;  me  lo  mise  in  mano  e  mi 
pregò  di  far  r  esercizio  di  squadrone ,  ed  io  volli  compia* 
cerio.  Egli  osservò  che  il  nostro  sistema  differiva  da  quello 
de- Russi,  del  quale  conosceva  qualche  cosa,  e  cominciò 
nell'atto  stesso  a  marciar,  facendo  molte  smorfie,  per 
r  appartamento.  Siccome  noi  stavam  ritti  osservando  que- 
sta scena ,  il  kusce'  beghi  che  era  d' alta  statura  e  di  larghe 
spalle,  gettò  su  di  noi  uno  sguardo  esclamando:  •  Voi 

•  altri  Firioghi  siete  tutti  piccoli;  non  potreste  battervi 
»  contro  un  TJzbeko;  vi  movete  come  bastoni!  •  No  seugì 
quindi  una  conversazione  sui  vantaggi  della  disciplina: 
ina  si  denno  scusar  queste  genti  se  non  ci  credono,  poiché 
non  hanno  avuto  ancora  occasioni  per  giudicarci . 

Il  visir  ci  fece  sapere,  che  una  carovana  preparavasi 
a  partire  pel  mar  Caspio  e  perla  Russia,  e  ch^egli  pren- 
derebbe delle  misure  per  tutelar  la  nostra  sicurezza  se  in- 


VIAGGIO  air 

trapreodessimo  un  tal  viaggio.  Quesf  offerta,  siccome  la 
beoevolenia  e  la  tolleranza  di  questo  personaggio ,  per 
Uzbeko  constderevolissioia ,  fu  a  noi  di  soddisfazione  com- 
pleta. Mostrò  desiderio  il  visir  di  conoscer  lo  stato  delle 
nostre  finanze,  e  la  somma  totale  delle  nostre  spese  giorna* 
Mere;  la  quale  per  poco  considerevole  che  fosse,  era  per- 
tanto inutile  indicargliela  intera  •  Noi  avevamo  de'  fondi 
in  abbondanza  ;  ma  i  nostri  agenti ,  che  erano  Indiani,  tre- 
mavano pel  timore  che  si  potesse  scoprire  chVglino  ci 
somministravano  del  denaro . 

Noi  non  uscimmo  dalla  casa  del  ministro  che  verso  Tim* 
brunir  della  sera:  egli  pregò  il  Gerard  di  visitare  uno  dei 
suoi  figli ,  la  cui  malattia  aveva  resistito  alla  scienza  di 
tutti  i  medici  ;  era  rachitico  ed  in  uno  stato  di  non  lieve 
pericolo:  il  Gerard  avendo  dopo  la  visita  fatto  presentir 
la  morte  probabile  di  questo  fanciullo,  il  visir  ascoltò  ciò 
senza  emozione,  e  dicendo  aver  egli  tredici  figli  ed  altret- 
tante figlie. 

Noi  non  tardammo  di  profittare  delP  occasione  offertaci 
per  visitar  il  sepolcro  di  Bbauadio,  che  non  dista  che  di 
poche  mts^lia  da  Bukhara,  sulla  via  di  Samarcanda. 
*Avrei  desiderato  proseguir  la  mia  gita  fino  a  questa  ce- 
lebre  città ,  ma  non  estimava  prudente  cosa  chiederne  il 
permesso,  per  motivo  della  nostra  situazione  alquanto  prò- 
blematica  • 

Samarcanda  non  è  che  a  120  miglia  da  Bukhara;  e 
mentre  eravamo  aKarscey,  non  rimaneada  noi  lontana 
che  doe  sole  gite.  Fu  d*  uopo  dunque  contentarci  di  ciò 
che  ci  fu  raccontato  intorno  a  quest'  antica  città ,  la  cui 
esistenza  si  può  rintracciare  fino  aUempi  d^  Alessandro 
Magno. 


TM1H  B  D  ft  N  B  8 

Essa  fu  la  capitale  degli  slati  di  Tinnir ,  e  i  principi 
della   saa  casa  ?i  passavano  le   invernali  stagioni.  •  Io 

•  tatto  il  mondo  abitabile,  dice  Baber,  poche  città  sono 

•  così  amenamente  situate  come  Samarcanda.  »  —  Ella  è 
molto  decaduta  dalla  sua  grandezza,  oggi  più  non  essendo 
che  una  città  di  provincia ,  con  otto  od  al  più  dieci  mila 
abitanti  :  campi  e  giardini  occupano  i  siti  delle  sue  strade 
e  delle  sue  moschee;  ma  il  popolo  non  ha  cessato  di  te- 
nerla in  grande  venerazione .  Qualunque  re  di  Bukharia , 
non  è  considerato  come  legittimo  sovrano  fino  a  che  non 
r  abbia  sottoposta  alla  sua  autorità.  Il  possesso  di  Samar- 
canda diviene  il  prim'obbietlo  del  quale  un  monarca  si 
occupi  salendo  sul  trono. 

Sussistono  ancora  alcuni  de^  suoi  edifici  per  proclamar 
r antica  sua  gloria.  Tre  dei  suoi  collegi  sono  ben  fabbri- 
cati, e  quello  che  formava  Tosservatorìo  del  celebre  Ulugh 
Beg ,  è  bellissimo  :  vi  sod  degli  ornamenti  in  bronzo ,  ed 
i  mattoni  che  lo  compongono son  verniciati  o  dipinti.  Nulla 
potei  sapere  sul  famoso  obelisco  che  questo  principe  co- 
strusse,  eccettuatene  alcune  informi  tradizioni ,  secondo 
le  quali  ì  mattoni  erano  messi  Tun  dopo  T  altro  a  misura 
che  Fora  sonava.  Un  altro  collegio,  quello  di  Gheredar 
è  d^una  bella  architettura .  La  tomba  di  Timur  e  della  sua 
famiglia  è  sempre  in  piedi;  i  resti  di  quelP imperatore  ri- 
posano sotto  un^alta  cupola,  le  cui  pareti  sono  adorne 
d^  agate  incrostate . 

La  situazione  di  Samarcanda  con  ragione  è  dagli  Asiatici 
vantata,  essendo  questa  città  prossima  a  basse  collinette, 
in  una  contrada  d'altronde  tutta  piana  ed  uguale.  Sì  rac* 
conta ,  che  la  carta  fu  per  la  prima  volta  fabbricata  a 
Samarcanda;  ma,  quale  immenso  cambiamento,  ora  è 
la  Russia  che  le  fornisce  tale  oggetto  ! 


VIAGGIO  009 

L^  ioibizione  d*  andare  a  cavallo  doq  si  estende  ai  di  là 
del  recinto  di  Bokbara ,  e  i  nostri  domestici  ebbero  la 

soddisfazione  di  montare  sui  nostri  cavallini  6no  alla  por- 
ta della  tomba,  mentre  noi  camminavamo  a  piedi  accanto 
a  loro:  ma  poco  tardammo  ad  aggiugnere  al  sepolcro  di 
Bhauadin  Nakchbend ,  uno  de  più  ^ran  santi  dell'  Asia  mu- 
sulmana, il  quale  fioriva  al  tempo  di  Timur.  Due  pelle- 
grinaggi al  suo  sepolcro  equivalgono,  dicesi,  a  quello 
della  Mecca.  Vi  si  tiene  una  fiera  ogni  settimana,  e  i  Bu- 
kbari  ci  vanno  galoppando  sopra  i  loro  asinelli ,  per  far  le 
iorodevozioni.il  regnante  sovrano,  prima  di  pervenire 
al  trono,  fece  a  questo  santo  il  voto  solenne  di  visitar  la 
sua  tomba  tutte  le  settimane,  se  gli  accordava  il  suo 
aiuto,  ed  altrettante  volte  vi  si  recberebbe  annualmente 
a  piedi  dalla  città.  Credo  che  il  monarca  mantenga  la  prò* 
messa,  poiché  incontrammo  il  suo  baga$(lio  che  partiva  pel 
luogo  ove  egli  doveva  pregare  e  riposarsi  la  notte  •  Non 
vedesi  intorno  a  questa  tomba  ninna  cosa  che  meriti  di 
esser  descritta  ;  il  tutto  si  riduce  ad  una  specie  d^  elevata 
piattaforma ,  presso  la  quale  è  una  moschea  ed  un  gran 
collegio .  Ciascun  pellegrino  fa  il  giro  del  sepolcro  e  bacia 
le  inscrizioni  che  segnan  Tetà  del  santo  e  F  epoca  delia 
morte  di  lui . 

Questo  monumento  è  riccamente  dotato;  i  discendenti 
di  Bhauadino  ne  sono  i  custodi .  Noi  entrammo  nel  sacro 
recinto  senz' altra  cerimonia  che  quella  di  lasciar  al  di 
fuori  le  nostre  pantofole.  Fummo  condotti  presso  il  san- 
t'uomo che  si  prende  cura  delPedifizio,  il  quale  ci  die- 
de del  tè  fatto  con  cannella ,  e  voleva  fare  scannare  un 
montone  per  festeggiarci  :  egli  aveva  tante  malattie  reali 
0  imagìnarie ,  che  dopo  un  consulto  di  due  ore  fummo 
lieti  d^  uscir  dai  suoi  domini! .  Parlò  minutamente  sul  no- 


310  BURNBS 

me  del  santo ,  e  ci  disse  che  aveva  viaggiato  per  IModia  e 
per  r Europa:  e  noi  con  asiatica  gentilezza  rendemmo  te- 
stimonianza della  grande  di  lui  riputazione;  infatti  Bhaua 
dino  è  realmente  celebre  in  tutto  il  mondo  musulmano,  e 
i  pellegrini  Bukhari  son  conosciuti  alla  Mecca  sotto  il  no* 
me  di  Nakshbendi .  —  lo  notai  che  questa  tomba  ^  nel 
modo  stesso  che  la  maggior  parte  degli  ediflzi  delP  istessa 
natura  che  ne' miei  viaggi  ho  osservati ,  era  decorata  delle 
corna  de*  montoni  sul  luogo  sacrificati:  dicesi  ch'esse 
sieno  P emblema  della  potenza;  ed  è  forse  da  quest'uso 
che  deriva  il  titolo  di  dhulearnein^  o  a  due  corna  ,  dato 
ad  Alessandro  Magno,  sebben  noi  sappiamo  ch'egli  que- 
sto ornamento  impiegava  come  figlio  di  Giove  Ammone. 
A  circa  venticinque  miglia  al  nord  -  ovest  di  Bukbara , 
sul  confine  del  deserto ,  trovansi  le  rovine  di  Khodgiao* 
ban,  antica  città,  che  la  tradizione  dice  fondata  dal  ca- 
lifib  Omar:  ma  raramente  le  storie  dei  musulmani  risal- 
gono oltre  il  secolo  del  loro  profeta;  cosicché  la  loro  as- 
serzione non  proverebbe  niente  •  È  facile  procurarsi  delle 
medaglie  io  questo  cantone,  ed  io  ho  la  fortuna  di  possedè* 
re  molti  bei  campioni  che  sicuramente  appartengono  al 
tempo  de'  monarchi  della  Battriana  •  Queste  medaglie  son 
d'argento,  e  della  {grandezza  d'un  mezzo  scudo:  offron 
da  una  parte  una  testa ,  ed  una  figura  seduta  sul  rove- 
scio: l'esecuzione  della  prima  è  perfetta;  l'espressio- 
ne de'  lineamenti  e  lo  spirito  dei  complesso,  fano' onore  al- 
l'epoca  greca,  a  cui  può  dirsi  che  questi  pezzi  apparten- 
gano. Dal  medesimo  luogo  portammo  molte  anticaglie  rap- 
presentanti figure  d'uomini  e  d'animali,  scolpite  sopra 
corniole  ed  altre  pietre  dure  :  in  alcune  di  queste  sono 
caratteri  che  difTeriscono  da  tutti  quelli  che  io  aveva  fi- 
n'  allora  veduti  e  che  rassomigliano  allo  scritto  indiano. 


VIAGGIO  511 

Nelle  mie  ricerche  di  queste  curiosità,  intesi  parlar  di 
petriOcaziooi  ìd  forma  d'uccelli  della  grandezza  presso  a 
poco  d' una  rondine,  le  quali  erano  state  trovate  nelle  mon- 
tanine del  Badaksciao .  Io  non  potei  osservar  questi  pezzi , 
perchè  il  proprietario  era  assente  da  Bukhara:  ma  sono 
tanto  piii  disposto  a  credere  air  esistenza  di  tali  oggetti , 
in  quanto  che  ho  veduto  unMnfinità  di  pietre ,  della  forma 
di  piccole  tartarughe ,  ch^  erano  state  portate  dalle  giogaie 
superiori  delP  Himalaya . 

Non  potei  frattanto  accordar  la  medesima  confidenza  ai 
racconti  che  mi  furon  fatti  d^  una  città  incantata  e  petri- 
flcata^  la  quale,  secondo  i  Bukbari^  è  situata  presso 
Fangolo  sud  -  ovest  del  mar  d'Arai,  tra  Orghendgi  eOrem- 
borgo  :  ella  chiamasi  Barsa  •  Ghilmts ,  ciocché  in  turco 
significa:  andare  e  non  ritornar  mai ,  poiché  tale  è,  di- 
cesi,  la  sorte  de' curiosi . 

In  un  paese,  che,  come  la  Transoxiana,  ha  sommini- 
strato agli  scrittori  orientali  un  si  gran  numero  di  meta- 
fore pel  paradiso,  v^è  da  aspettarsi  de' racconti  degni 
delle  mille  una  notte.  IBukhari  credon  fermamente  alla 
magia ,  ma  cousideraoo  V  India  come  la  sede  di  questa 
scienza:  ni  uno  pertanto  dubita  della  di  lei  esistenza,  e, 
a  sentirli,  quest'arte  è  giornalmente  praticata  a  Surate, 
ove  tutte  le  donne  son  maghe;  mentre  nel  Bengala  soo  ma- 
ghi gli  uomini  •  Eppure  io  ho  passato  due  anni  della  mia 
Tìta  a  Surate,  e  furon  due  anni  di  felicità:  io  vi  conosceva 
un  gran  numero  dMndigeni;  feci  numerose  ricerche  re- 
lativamente a' loro  costumi  ed  alle  loro  popolari  opinioni  ; 
ma  fu  a  Bukhara  che  per  la  prima  volta  seppi  che  le  donne 
di  Surate  erano  streghe  ;  posso  però  afiermare ,  che  se 
elleno  fanno  uso  di  sortilegi,  questi  unicamente  consistono 
nelle  lor  naturali  attrattive.  Del  resto  io  penso ,  che  la  di- 


I 


I 


51t2  BDRNBS 

Stanza  sia  quella  che  dà  luogo  alla  massima  parte  delie  fa- 
vole che  corrono  il  mondo:  AbulFazil  assicurava,  trecento 
anni  fa,  che  nell'India  v^eran  uomini  che  potevao  man- 
giare il  fegato  a qualcheduno;  e  quest'opinione  ha  poi  cir* 
colato,  ed  è  stata  riputata  vera  in  tuttM  paesi  dell' Asia . 

Circostanze  di  particolare  natura  mi  posero  in  relazione 
con  una  famiglia  Uzbeka  di  molta  considerazione  in  Buk- 
bara  :  io  andava  a  farle  visita  il  venerdì .  Questa  fami^^lia, 
originaria  dell'  Dascht  Kaptsciak,  si  era  stabilita  in  Buk- 
haria  da  circa  150 anni:  uno  de^di  lei  membri  era  stato  due 
volte  ambasciatore  a  Costantinopoli ,  ciò  che  faceva  dare 
a  tutti  i  suoi  parenti  il  titolo  di  bi.  Ora  questa  famiglia  fa 
il  commercio  della  Russia,  ove  sofferse  considerevoli  per* 
dite  neir  incendio  di  Mosca  •  Non  credo  che  mai  siasi  ima- 
ginato  che  questa  catastrofe  con  tutt'  i  suoi  orrori  causar 
potesse  delle  calamità  nel  centro  del  Turkestan  ! 

Io  fui  ricevuto  da  questi  Uzbeki  alla  moda  del  loro 
paese ,  e  obbligato  a  tracannare  una  quantità  di  tazze  di 
tè  in  un  giorno  caldissimo  *  Gli  Uzbeki  hanno  un  singoiar 
modo  di  trattare  colle  persone  che  si  riuniscono  presso  di 
loro,  poiché  tocca  al  padrondi  casa  a  far  da  domestico;  egli 
è  quello  che  presenta  tutti  i  piatti ,  senza  toccar  mai  nulla 
finché  tutti  non  abbian  terminato.  Son  uomini  pieni  di 
benevolenza;  e  se  la  bacchettoneria  è  '1  difetto  loro  domi- 
nante, n^é  colpa  Teducazione:  non  ho  mai  veduto  essersi 
manifestata  con  invettive  contro  gli  altrui  sentimenti,  ma  la 
si  può  discoprire  in  ciascun' azione  della  lor  vita,  e  in  tutto 
il  contenuto  della  loro  conversazione.  Venimmo  a  parlar 
della  scoperta  recentemente  fatta  da'^Russi  di  alcune  vene 
d'  oro  fra  'I  loro  paese  e  la  Bukharia:  uno  degP  interlocu- 
tori esclamò  dicendo,  che  le  vie  d' Iddio  sono  impenetra* 
bili,  avendo  celati  questi  tesori  avveri  credenti  e  lasciatili 


VIAGGIO  313 

trovare  quasi  alla  superficie  della  terra  ai  caffiri  od  in- 
fedeli .  Io  sorrisi  a  queste  parole  ,  che  fnroa  pronunziate 
in  modo  da  non  ofiendere ,  poiché  tale  è  il  modo  eoo  cui 
i  Bukhari  si  esprimono  intorno  agli  Europei . 

Allorché  lasciava  quella  conversazione  per  ritornare  a 
casa  mia,  io  era  sorpreso  in  veder  con  quanta  solennità 
si  osserva  II  venerdì  nelle  vie^  questa  rigidità  d'osservan- 
za molto  si  avvicina  a  quella  della  domenica  in  Europa  , 
ed  é  forse  ancor  più  rigorosa ,  poiché  il  venerabii  prelato 
che  é  alla  testa  della  diocesi  di  Londra ,  ebbe  molto  a  bia- 
simare su  questo  punto  tutto  il  suo  gregge  della  metropoli. 
Non  si  può  aprire  in  Bukhara  nessuna  bottega  fin  dopo  la 
preghiera  della  sera,  e  vedonsi  gli  abitanti,  adorni  delle 
loro  vesti  piii  belle ,  in  gran  folla  incalzarsi  per  andare 
alla  moschea .  Hanno  i  musulmani  una  certa  gravila ,  e 
nelle  loro  vesti  é  una  qualche  cosa,  che  allorché  in  gran 
numero  riuniti  sMncamminano  verso  il  tempio  di  Dio  dà 
loro  un  carattere  imponente. 

Era  già  trascorso  un  mese  dacché  eravamo  a  Bukhara; 
per  cui  ne  parve  ormai  tempo  d'occuparci  del  prosegui* 
mento  del  nostro  viaggio:  ma  la  via  che  doveamo  seguire, 
per  Io  stato  di  turbolenza  del  paese,  divenne  un  soggetto.di 
seria  considerazione .  L' oggetto  che  avevamo  in  mira,  era 
quello  di  aggiugnere  alle  rive  del  mar  Caspio, e  desidera- 
vamo d' arrivarvi  più  a  borea  che  fosse  possibile;  frattanto 
insorge van  diflBcoltà  da  ogni  lato.  Eran  setfannì,  che 
nessuna  carovana  non  era  andata  da  Khiva  al  mar  Caspio , 
a  cagion  de' sanguinosi  conflitti  tra  i  Ehi  vani  ed  i  Khir- 
ghizi  delle  steppe  •  Una  carovana  di  Bukhara  trovavasi  a 
Khiva ,  ed  una  d*  Astrakhan  era  a  Manghislak  sul  mar  Ca- 
spio ;  ma  nessuna  delle  due  poteva  progredire ,  finché  un 
qualche  aggiustamento  non  fosse  concluso ,  il  che  si  pò- 


vili.  40 


314 


BUENES 


teva  piuttosto  desiderare  che  sperare .  —  Si  vedrà  in  se- 
guito clie  mal  non  giudicammo  a  non  seguir  quella  caro- 
vana. 

La  strada  di  Astrabad  in  Persia ,  attraverso  ai  territo- 
rio di  Kbiva  y  e'  era  parimente  chiusa ,  poiché  il  Khan 
di  quest'ultimo  paese  si  era  messo  in  movimento  per  opporsi 
a'  Persiani,  e  stando  attendato  al  sud  delia  sua  capitale ,  or- 
dinava che  frattanto  tutte  le  carovane  fossero  ivi  condotte 

Le  vie  per  Morva  e  per  Mesced  erano  aperte  e  più  si- 
cure ;  ci  sembrò  cosa  più  prudente  seguir  la  seconda,  per- 
chè così  avremmo  occasione  di  vedere  una  parte  del  torri* 
torio  di  KM  va,  potremmo  fame  il  tragitto  fino  alle  fron- 
tiere di  Persia ,  e  pervenir  finalmente  sulle  coste  del  Ga* 
spio  pel  deserto  de' Turcomani  •  Tntt'  i  nostri  amici  In* 
diani ,  Armeni ,  ed  Afghani ,  ci  dissuasero  dall'  andar  a 
trovare  il  Khan  di  Khiva ,  che  ci  fu  dipinto  come  ostile 
agli  Europei;  ma  siccome  noi  eravam  determinati  a  voler 
incontrar  ogni  rischio,  e  spingere' innanzi  per  quella  via 
che  a  lui  ci  condur rabide ,  andai  presso  il  ministro  no- 
stro protettore ,  e  lo  informai  delle  nostre  intenaioni .  Egli 
ci  consigliò  ad  unirci  a  una  carovana  di  dugento  cammelli , 
che  era  sul  punto  di  partir  per  la  Bussia ,  e  che  dirìgevasi 
su  Troitsk  città  di  quell'  impero  ;  ma  ciò  poco  conveniva 
ne'  nostri  piani  ;  la  detta  via  era  pur  quella  che  seguito 
aveva  l' ambasciata  russa ,  e  d' altronde  a  noi  non  impor- 
tava d' entrar  nella  Russia  asiatica ,  ma  bensì  di  pervenire 
al  mar  Caspio.  Il  visir  ci  disse,  che  prenderebbe  infor- 
mazioni sulla  partenza  della  carovana ,  e  se  ci  fossemo  de- 
cisi di  prender  quella  via  che  ci  condurrebbe  alla  frontiera 
della  Persia ,  egli  ci  presterebbe  il  suo  appoggio  per  quan- 
to almen  fosse  in  suo  potere .  —  La  carovana  non  aspetta- 
va che  i  suoi  ordini  per  mettersi  in  cammino . 


VIAGGIO  M5 

U  21  taglio  facemmo  la  nostra  Tidta  d*  addio  al  visir 
di  BttÌLhara ,  ed  in  queir  udienza  di  congedo  11  carattere 
di  quest'  uomo  sì  buono ,  mostrossi  sotto  un  aspetto  ancor 
pia  favorevole  che  in  tutte  le  altre  precedenti  conferen- 
ze, nelle  quali  era  stato  pur  tanto  benevolo.  Il  kusce 
begbi  avea  sessanta  anni ,  e  sebben  la  sua  barba  fosse  per 
r  età  incanutita ,  i  suoi  occhi  brinavano  ancora  di  molta 
vivacità:  V  intelligenza  ed  anche  1*  astuzia  trasparivano 
nella  di  lui  flsonomia,  e  quelle  due  qualità  erano  ap- 
punto il  tratto  più  distinto  del  suo  carattere .  Gi  dfaresse 
molte  interrogazioni  suUa  nostra  lingua ,  e  mi  fece  scri- 
vere in  caratteri  persiani  tutti  i  nomi  dei  nostri  numeri , 
da  uno  fino  a  mille ,  comeppure  i  rocaboU  più  ordinari  per 
designar  le  cose  alla  vita  più  indispensabili .  Egli  consacrò 
quasi  un'ora  per  questa  lezione,  e  gli  rincresceva  di  non  aver 
ayuto  occasione  abbastanza  favorevole  per  imparar  IMngle* 
se.  Quindi  mi  fece  scrivere  il  mio  nome  in  questa  lingua, 
lo  presentò  al  Gerard  e  T invitò  a  leggerlo.  Dopo  ciò,  ri* 
tornando  alla  medicina,  considerò  con  molto  piacere  uno 
strumento  per  levare  i  denti ,  e  del  quale  ^i  si  spiegò  il 
meccanismo .  Egli  lo  fissò  sul  legno  della  porta  e  ne  stac- 
cò alcuni  pezzi .  Gi  pregò  poi  di  ritornare  a  Bukhara  come 
ambasciatori  pel  commercio ,  onde  stabilire  col  suo  paese 
relazioni  di  negozio  e  di  amicizia. 

In  questo  fece  chiamare  il  caflla  bascl  della  carovana,  e 
il  capo  de*  Torcomani ,  che  doveva  accompagnarla  per 
salvaguardia  contro  le  aggressioni  della  sua  tribù  :  scrisse 
i  loro  nomi,  e  quelli  delle  loro  famiglie  e  delle  loro  abi- 
tazioni: e  poi  fissandoli  in  volto  disse  loro  :  •  Io  vi  certi  fido 

•  questi  Europei;  se  eglino  correranno  qualche  pericolo, 
»  le  vostre  famiglie  sono  in  mio  potere,  io  le  farò  sparire 

•  dalla  superficie  della  terra .  Non  fate  ritomo  in  Bukhara 


516  BURNBS 

»  se  oon  con  ona  lettera  che  attesti,  sotto  il  loro  si- 

•  gillo ,  che  voi  lì  avete  ben  serviti .  »  Quindi  volgendosi 
a  noi,  continuò  in  questi  termini:  •  Voi  non  mostrerete  il 

•  firmano  del  re  che  io  ora  vi  trasmetto ,  se  non  quando 

•  U  crederete  necessario.  Viaggiate  con  modestia,  non 
»  cercate  di  far  conoscenze ,  giacché  dovete  traversare  un 

•  paese  pericoloso .  Quando  sarete  al  termine  del  vostro 
»  viaggio  pregate  per  me,  perchè  io  son  vecchio  e  vi 

•  voglio  bene .  •  —  In  questo  frattempo  fece  dono  a  eia* 
scun  di  n(H  d^un  vestito,  che  non  era  certamente  d'^un  gran 
valore ,  ma  che  ne  acquistava  uno  ben  considerevole  per 
queste  parole:  •  Non  partite  colle  mani  vuote  ;  prendete 
»  questo  e  nascondetelo .  »  Io  feci  al  ministro  i  piìi  sinceri 
ringraziamenti ,  tanto  in  nome  mio  che  del  mio  compagno . 
Il  kusce  beghi  si  rizzò  in  piedi ,  «d  alzando  le  mani  recitò 
il  fatiha^  e  noi  partimmo. 

Non  ero  ancor  arrivato  alla  mia  dimora,  che  nuovamen- 
te mi  mandò  a  cercare  *,  tornato  da  lui ,  lo  trovai  seduto 
con  una  mezza  dozzina  denomini  ben  vestiti,  i  quali  era 
evidente  cheavevan  parlato  di  noi:  —  •  Sikander  (cosi 
»  mi  chiamavano),  io  ti  ho  fatto  ritornare,  mi  disse  il  ku- 

•  sce  beghi ,  per  domandarti  se  alcuno  v'abbia  mai  m  o- 
»  lestato  in  questa  città  o  v'abbia  estorto  del  denaro  in  mio 

•  nome,  e  se,  lasciandoci,  partite  contenti.  » — Io  risposi 
»  che  noi  eravamo  stati  trattati  con  onorevolissima  ospi- 
talità, che  il  nostro  bagaglio  non  era  stato  neppur  aperto, 
cbe  i  nostri  effetti  non  erano  stati  assoggettati  ad  alcun 
dazio ,  e  che  per  tutta  la  mia  vita  mi  sovverrei  col  senti» 
mento  della  più  profonda  riconoscenza  di  tutte  le  bontà 
delle  quali  nella  santa  città  di  Bukhara  eravamo  stati  ri- 
colmi. 


j 


VIAGGIO  517 

Queste  parole  terminarono  tutt'i  nostri  rapporti  col 
ministro;  però  nulla  mi  resta  più  da  aggiugnere.  Io  mi 
separai  da  qtiest^uomo  rispettabilissimo  col  cuore  viva- 
mente commosso ,  e  facendo  i  più  sinceri  voti ,  che  ancora 
rinnofo,  per  la  prosperità  della  Bukharia. 

Esaminai  allora  il  firmano  rimessomi  dal  visir  :  il  suo 
laconismo  il  rendeva  più  prezioso  ;  egli  supponeva  che  noi 
fossimo  stati  presentati  al  re ,  e  frattanto  noi  non  aveva- 
mo  avuto  la  fortuna  di  goder  di  quest^  onore  :  era  scritto 
io  persiano  e  può  esser  cosi  tradotto  : 

»  Per  volontà  di  Dio,  due  uomini  Firinghi  partono  in 
»  questi  tempi  alla  volta  della  patria  loro.  È  dunque  con- 
»  veniente ,  che  i  custodi  delle  chiatte ,  ed  i  governatori 
•  delle  città  e  dei  territori  del  regno ,  non  oppongano  al- 
»  cun  impedimento  onde  ritornino  nella  loro  patria ,  dopo 
»  aver  veduto  il  re  e  col  di  lui  permesso.  •  —  Munito  del 
»  sigillo  di  Nessir  UUah,  emiro  di  Bukhara. 

La  sera  i  nostri  cammelli  furoo  caricati  ed  eran  pronti 
a  metters*  in  via.  L^ ultima  persona,  che  nella  casa  nostra 
vedemmo,  fu  il  nostr^  ospite ,  che  accorse  in  mezzo  air  im- 
piglio de'  nostri  preparativi  per  dirci  addio .  Egli  mi  recò 
in  dono  un  bel  berretto  egregiamente  lavorato;  non  repu- 
tai  necessario  dirgli ,  che  fra  pochi  mesi  un  total  cambia- 
mento di  vestiario  renderebbe  inutile  il  di  lui  regalo  :  gli 
diedi  io  ricambio  un  paio  di  forbici ,  e  ci  separammo  col- 
le più  grandi  dimostrazioni  d'amicizia.  1  cammelli  parti- 
rono innanzi,  e  noi  traversammo  per  T  ultima  volta  le  vie 
di  Bukhara,  accompagnati  da  un  Uzbeko  di  nostra  cono- 
scenza .  Non  era  facile  distinguerci  dagli  altri  abitanti,  es- 
sendo noi  vestiti  precisamente  alla  lor  foggia  ed  avendo  di- 
sposto il  nostro  viso  conforme  a'  loro  sentimenti.  Io  cammi- 
nava sempre  con  grave  passo,  e  mostrava  in  ogni  evento 


318  BURNBS 

taDto  minor  cariositi,  quaoto  il  grado  arqoale  io  era  per- 
venuto  di  comandare  alla  mia  fiaonomia  il  permetteva  • 

Noi  dunque  non  provocavamo  una  grande  atteniione; 
sebbene  di  tanto  in  tanto  unebreo^  il  cui  vestiario  poco  era 
dal  nostro  dissimile ,  ci  domandava  quanto  tempo  era  che 
eravamo  arrivati. — Non  potrei  dire  d^aver  provato  grande 
rincrescimento  nell^ abbandonare  questa  città,  poichò  an- 
davamo ad  esentarci  da  sospetti ,  ed  a  riacquistar  la  facoltà 
di  cavalcare  e  di  scrivere  •  Nulladimeno  noi  avevamo  fatto 
uso  della  penna  in  tempo  di  notte  ed  a  tentoni^  e  pertanto 
non  senza  timore . 

Raggìugnemmo  la  carovana  distante  un  mezio  miglio  al 
di  là  delle  porte  di  Bukhara ,  e  la  prima  notte  si  passò  al 
bivacco  in  un  campo. 


>»»■ 


SOMMARIO 


DEL   CAPITOLO  UNDEGIMO 


IL  YLkfiGIO  DILLA  CAROVANA  fe  IICTBRROTTO  —  A88UI- 
BLBA  DB'  MBRCAIITI.  ~  IL  PABSB  TRA  BUKHARA  B  L'O- 
XDS  —  C0LLB6AMBIIT0  CO*  TDRGOM ANI  —  I  TURCOM ANI 
BR8ARI,  B  LA  SCHIAVITÙ  NBL  TURKESTAN— ROVINB  DI 
BATKAND— MARCIE  D'ALESSANDRO  MAGNO— RISPOSTA 
DEL  KHAN  DI  KHIVA  — USANZA  DEGLI  UZBBKI  — PRE- 
PARATIVI DI  PARTENZA— LETTERE  DALL'INDIA  . 


FORZATO  SOGGIORIVO  DI  BVKHARIA 


I  opo  tre  Don  lunghe  gite  arrivam- 
,  mo  a   Hirabad ,   ptcciol   villaggio 
[  <l>uaa  veutina  di  case,  situato  oel 
Hjxwiiu  (erritorlo  dì  Karakul,  a  40  mi- 

glia da  Bukhara;  questa  era  la  patria  del  nostro  cafi 
labasci.  —  Qual  contrarietà  non  fu  mai  quella  che  qui 
provammo ,  io  veder  che  U  totalità  de'  nostri  mercaO' 
li  non  voleva  piìi  proseguire  il  viaggio,  perchè  allar- 
mati dal  modo  di  procedere  del  kbao  di  Khiva!  Qi 
sto  potentato,  visitando  le  balle  d''una  carovana  venu' 
la  di  Persia ,  scopri  de'  pieghi  cnotenenti  della  terra  del 
la  santa  Kerbela,  i  quali  erano  stati  messi  al  solito  co. 
me  un  talismano  tra  le  mercanzie,  per  assicurar  loro  un 
felice  tragitto:  ma  questa  precauzione,  opposta  alle  idee 


5%  BCRNES 

de^musulmaoi  ortodossi,  produsse  uo  effetto  oonìDameD- 
le  coQlrario;  che  la  maggior  parte  delle  merci  fu  rubata.'  Or 
siccome  molti  mercanti  della  nostra  carovana  eran  Persia- 
ni, o  almeno  Sciiti,  risolverono  di  non  avventurarsi  a  corre- 
re rischi,  e  di  aspettare  piuttosto  o  la  ritirata  delF «esercito 
Khivaoo,  od  un  salvacondotto  munito  del  sigillo  del  Khan, 
che  assicurasse  la  protezione  de^  loro  effetti .  Quest^  ulti- 
mo partito  sembrava  esser  quello  che  offerisse  il  mezzo 
più  probabile  per  porre  un  termine  alla  nostra  ansietà  ,  e 
fu  discusso  in  una  riunione  generale . 

TuttM  mercanti  si  adunarono  in  consiglio  nella  barac- 
ca  ove  noi  dimoravamo,  per  motivo  che  il  visir  aveva 
avuto  la  bontà  di  far  loro  menzione  di  noi.  Era  invero 
cosa  piacevole  il  veder  tutti  que'  stivalati  Asiatici  delibe. 
rar  sopra  questUmpor tante  soggetto  colla  frusta  in  mano. 
Dopo  alcune  sollecitazioni  ed  alcuni  rifiuti ,  uno  di  questi 
uomini  fu  eletto  per  scrivere  una  lettera  al  generale  del 
khan  diKhiva;  e  subito  assisosi  nel  mezzo  del  cerchio, 
temprò  la  sua  penna ,  promise  di  tracciar  ben  grossi  e 
ben  leggibili  caratteri ,  e  chiese  che  una  sola  persona  della 
compagnia  si  assumesse  V  incarico  di  dettare .  Trascorse 
una  mezz^ora  prima  che  si  fosse  potuto  determinare  qual 
esser  dovesse  lo  stile  deir  inchiesta ,  pel  quale  io  pure  fui 
consultato.  Io  però  risposi  esser  su  questo  punto  d'  un^  as- 
soluta ij^noranza,  poiché  nella  nostra  lingua  noi  ci  di- 
rigevamo agli  uomini  che  esercitano  la  più  eminente  au- 
torità dando  loro  un  titolo  brevissimo ,  e  chiamandoli 
col  loro  nome.  Si  conchiuse  finalmente  determinando,  che 
quest'atto  sarebbesi  disteso  in  forma  di  memoriale,  e  do- 
po non  poche  contestazioni  ne  venne  in  luce  quel  che 
segue: 


W  A  fi  G I O  :^ 

'  <  Doscemmo  molte   particolarità 

liuit  eoo  prender  deirioteresM- 

"':^etti,  di  molli  Ira  quelli  coi 

Lchtfvoli  rebziooi.  1  Domi  delle 

rami  sembrato  che  dod  mai 

ì  ulTrivauii  alWj  of^iurtuaiUà 

Onaxxar ,  cbe  nelli!  accennate 

•te»in>  dr  cerìmnniit ,  era  t-uli 

'autore:  costui  accompagiKiva 

ti  ractfodo  cl«'  consigli  a'»uoi 

<^iimosaccbet![iiati;  ma  non 

aver  egli  precÌ!ie  idet-  iM 

il  appropriato  Ire  lif!lià  di 

■da  della  mercede  dovuta 

uà   turcomaou     Nooo- 

iipagDO  piacevole  e  v 

ra  e  «ij^uroso,  uelIVIà 

tpelto,  TVM  ancor  più 

•la  comiociava  a  rcn- 

1  t[iu*ioeua   ali  u» 

mui  0  «correrìe  per 

iPKiziilbasci,  vale 

:)  aul  ino  capo, 

lBiMlii<re. 

alla    orcupaiioiii 


324  BURNB0 

cielo  e  battendosi  la  barba  proaunziò  la  formola  di  be- 
nedizione. Gli  affari  delle  nazioni  non  posson  esser  trattati 
in  un  congresso  con  gravità  maggiore  di  qaello  che  in  una 
riunione  di  mercanti  questo  noi  fosse  :  eran  tutti  di  serio 
aspetto;  si  facevan  supposizioni ,  si  dicevano  parole  a  mez- 
za voce^  e  si  disputava  sul P espressioni  :  v^  era  scissura  di 
parere  sul  soggetto  in  questione;  uno  raccomandava  un 
tenore  misurato,  P  altro  il  voleva  supplichevole;  e  un  terzo 
voleva  una  circostanziata  narrazione  di  tutto  V  affare:  un 
mollah ,  uomo  intelligente  e  già  provetto  in  età  ,  mostrò 
pili  discernimento  di  tutti  gli  altri  ;  e  V  assemblea  final- 
mente ebbe  il  buon  senso  d'accettar  la  maggior  parte  dei 
suoi  consigli.  Ma  chi  crederebbe ,  che  dopo  questa  scena 
comica  e  seria ,  quelle  genti,  che  tutte  possedevano  una 
certa  fortuna ,  si  ricusassero  di  ricompensare  il  Turco- 
mano  che  doveva  portar  la  lettera  7  Eppure  fu  così  :  egli- 
no  preferiron  d^aspettare  un  mese,  piuttosto  che  diminuire 
i  loro  profitti;  e  finalmente  toccò  a  me  a  pagar  la  spesa. 
Mi  parve  strano  non  poco,  che  eglino  abbandonassero 
tutto  questo  affare  alla  sollecitudine  dei  Turcomani ,  uo- 
mini che  eglino  stessi  come  barbari  ed  assassini  unanime- 
mente consideravano.  Frattanto,  subitochè  il  messaggio 
fu  spedito,  i  principali  mercanti  della  carovana  se  ne  ri- 
tornarono a  Bukhara:  e  noi  fummo  abbandonati  in  un 
oscuro  villaggio  del  Turckestan,  incerti  se  vi  dovremmo 
rimanere,  o  se  ci  restituiremmo  nella  capitale:  finalmente 
ci  attenemmo  al  primo  partito ,  e  ci  rassegnammo  alla  no- 
stra poco  piacevole  situazione . 

Venendo  da  Bukhara ,  avemmo  diverse  occasioni  d*au- 
mentar  le  nostre  cognizioni  sul  paese.  A  quattro  o  cin- 
que miglia  dalla  città,  entrammo  in  una  regione  che 
offriva  gli  estremi  della  fecondità  ad  un  tempo  e  della  ste- 


J 


VIAGGIO  SS5 

Filila .  A  destra ,  la  terra  era  irrigata  da  piccoli  canaletti 
derivati  dal  Kohik:  a  sinistra ,  la  polvere  e  la  sabbia  era- 
no spinte  dal  vento  in  una  campagna  arida  e  solitaria . 

Dopo  d^  aver  camminato  per  una  ventina  di  miglia  nella 
direzione  delf  ovest  -  sud  -  ovest ,  ci  trovammo  sulle  rive 
del  Kohik,  che  i  poeti  ban  chiamato  Zarafscian  (spargente 
oro  )  ;  ma  tal  nome  devesi  attribuire  agP  incomparabili 
benefizi  alle  sue  sponde  concessi ,  piuttostochè  al  pre- 
zioso metallo  che  le  arene  di  quelle  possano  contenere .  La 
larghezza  di  questo  fiume  non  oltrepassa  i  50  piedi  ;  ma 
non  è  guadabile .  Molto  assomiglia  ad  un  canale  ,  giacché 
un  poco  più  basso  le  sue  acque  son  contenute  dentro  ar- 
gini ,  e  con  diligenza  distribuite  pe*  vicini  campi .  La  stri- 
scia di  terra  da  ambe  le  parti  coltivata ,  non  aveva  più 
d'  un  miglio  di  larghezza ,  e  spesso  era  anche  più  stretta^ 
perchè  il  deserto  avanzavasi  molto  verso  le  ripe.  Conside- 
revole vi  appariva  il  numero  deMuoghi  abitati,  e  cia- 
scun casaletto  era ,  siccome  nel  regno  di  Gabul ,  circon- 
dato da  un  muro  di  mattoni  disseccati  al  sole  ;  ma  le  case 
non  erano  né  tanto  stabili ,  né  tanto  pulite  quanto  in  quei 
paese .  Nella  stagione  del  nostro  viaggio ,  cioè  nel  mese 
di  luglio,  tutti  li  spazi  coltivati  eran  coperti  da  prodigiosa 
quantità  di  poponi  giganteschi  detti  di  Bukhara,  i  quali 
doveano  esser  trasportati  dalle  carovane  a  questa  città  . 
Il  suolo  di  questa  contrada  offriva  delle  differenze  ;  in 
prossimità  dei  fiume  era  duro  e  ghiadoso .  Osservai  che 
tutti  i  piccoli  sassi  erano  acuti  ed  angolari  ed  interamen- 
te dissimili  da  quelli  che  aveano  sofferta  V  azione  del- 
V  acqua • 

La  strada  che  percorrevamo  nella  direzione  deir  Oxus, 
ci  slontanò  dal  Kohik  \  tuttavia ,  dopo  aver  traversato  una 
catena  di  dune  della  larghezza  di  tre  miglia,  scendemmo 


326  BURNBS 

nuovamente  sulle  sue  sponde .  —  Il  letto  di  questo  fiume 
era  completamente  secco,  poiché  T  argine  di  Karakul,  che 
passando  avevamo  veduto ,  opponesi  totalmente  in  questa 
stagione  air  uscita  delle  sue  acque .  Riconoscemmo,  che 
invece  di  gettarsi  neirOxus  il  Kobik  forma  piuttosto  un 
Iago,  che  gli  Uzbeki  chiamano  DenghtZi  parola  in  turco 
significante  mare  :  e  noi  alzammo  le  nostre  tende  presso  a 
questo  nappo  d^ acqua.  Le  parti  inferiori  del  Kohik  son 
povere  d^  acqua,  la  quale  non  scorre  sul  territorio  di  Ka- 
rakul senonchè  in  certe  stagioni . 

Noi  viveamo  a  Mirabad  in  mezzo  a^Turcomani,  i 
quali  occupano  il  paese  che  è  tra  V  Oxns  e  Bukhara . 
Essi  non  diGTeriscon  dalla  gran  famiglia  alla  quale  appar- 
tengono ,  se  non  perchè  hanno  abitazioni  Bsse  e  son  sud- 
diti pacifici  del  re  dì  Bukharia.  Una  quarantina  dei  loro 
robats  o  casali  erano  in  vista  di  quello  nel  quale  noi  di- 
moravamo, e  passammo  circa  un  mese  quivi,  conversane 
do  con  quegli  uomini  senza  esser  mai  né  in^^iuriati  né  mo- 
lestati da  essi,  che  altro  non  ci  manifestarono  fuorché 
sentimenti,  desiderii  per  la  nostra  prosperità.  Non  essen- 
do noi  sotto  la  protezione  di  alcuno,  quella  condotta  fa 
il  più  grand^ onore  agli  abitanti  del  Turkestan. 

Aveamo  avuto  a  Bukhara  tutto  V  agio  di  osservare  i 
costumi  e  gli  usi  de'cittadini;  ora  in  questo  casaletto  avem> 
mo  bella  occasione  per  far  delle  osservazioni  sugli  ahi 
tanti  della  campagna .  Le  nostre  relazioni  con  loro  si  sta- 
bilirono per  mezzo  d^Ernazzar,  il  capo  Turcomaoo  a 
cui  eravamo  stati  presentati  a  Bukhara.  Questo  capo  ed 
il  cafila  basci  avevano  P  abitudine  di  venir  da  noi  due  o 
tre  volte  al  giorno,  e  ci  conducevano  sempre  qualcuno 
de'  loro  amici,  che  incontravano  a^  vicini  mercati^  e  ci 
trattenevamo  con  essi,  prende vam  del  té  a  tutte  l'ore. 


VIAGGIO  527 

Con  questo  mezzo  noi  conoscemmo  molte  particolarità 
delle  tribù  turcomaoe;  e  finii  con  prender  delP interessa- 
mento pegli  alTari  e  pel  progetti,  di  molti  tra  quelli  coi 
quali  io  aveva  contratto  amichevoli  relazioni.  I  nomi  delle 
tribù  e  de-  luoghi ,  dei  quali  erami  sembrato  che  non  mai 
mi  sarei  potuto  istruire ,  mi  offrivano  allora  opportunità 
d"  ogni  maniera  di  studio .  Eroazzar ,  che  nelle  accennate 
occasioni  faceva  le  veci  di  maestro  di  cerimonia  ,  era  egli 
stesso  un  personaggio  ben  singolare  ;  costui  accompagnava 
la  carovana,  per  dare  cammin  facendo  de'  consigli  a' suoi 
fratelli,  e  impedire  che  non  fossimo  saccheggiati  ;  ma  non 
andò  guari  che  scoprimmo  non  aver  egli  precise  idee  del 
mio  e  del  tuo^  poiché  si  era  già  appropriato  tre  tiglià  di 
oro  che  m^  aveva  chiesti  come  parte  della  mercede  dovuta 
al  cafila  basci,  il  quale  era  pure  un  turcomano.  Nono- 
stante, Ernazzar  fu  per  noi  un  compagno  piacevole  e  van- 
taggioso. Era  un  uomod^alta  statura  e  vigoroso,  nelPetà 
di  cinquant^anni  circa,  di  maschio  aspetto,  reso  ancor  più 
prestante  per  bellissima  barba  che  Tetà  cominciava  a  ren* 
der  canuta .  Avea  adottato  nella  sua  giovinezza  gli  usi 
della  sua  tribù,  di  fare  cioè  delle  allaman  o  scorrerie  per 
predare  nel  paese  degli  Hezaresi  e  de^Kizzilbasci,  vale 
a  dir  de* Persiani;  alcune  terribili  cicatrici  sul  suo  capo, 
attestavan  delU  pericolosa  natura  di  quel  mestiere. 

Ora  però  Ernazzar  aveva  rinunziato  alle  occupazioni 
della  guerra ,  ed  alle  propensioni  della  sua  razza  pella  ra- 
pina ;  ma  sebbene  egli  avesse ,  siccome  i  Turcomani  rifor* 
mati  ed  inciviliti,  trasportata  la  sua  famiglia  a  Merva,  la 
sua  presenza ,  i  suoi  discorsi  eran  pur  sempre  quelli  d' un 
guerriero;  egli  aveva  per  molti  anni  scortato  le  cara- 
vane  che  andavano  in  Persia  od  al  mar  Caspio ,  e  sotto  un 


3i8  B  D  R  N  B  S 

tal  conduttore  noi  avemmo  frequenti  occasioni  di  osser- 
vare il  popolo  interessante  al  qaale  esso  apparteneva . 

Il  caflla  basci  era  uomo  meno  sociabile,  ed  inoltre  era 
molto  affaccendato;  ma  noi  non  potevamo  non  fare  il  con- 
fronto tra  Ja  sua  indifferenza  per  noi  e  la  benevolenza 
del  vecchio  afghano  Haiat:  malgrado  le  ingiunzioni  del 
visir  di  Bukhara ,  il  cafila  bascì  ci  lasciò  nella  nostra  ri- 
tirata dimora,  e  parli  co' suoi  cammelli  per  andare  a  fa- 
re una  provvisione  di  sale  sulle  rive  delfOxusjnon  fuvvi 
che  r  ozioso  Ernazzar,  che  si  prendesse  qualche  cura  di 
noi . 

Uno  de' più  notabili  tra' Ture omani  che  ci  visitasse, 
fu  Subhan  Verdi Ghilitch  (la spada  data  da  Dio),  uomo 
d'età  matura ,  di  burbero  umore,  di  viso  assai  rabicon* 
do  sebben  dichiarasse  di  non  assaggiar  mai  la  bevanda 
dal  profeta  proibita.  Egli  non  parlava  che  il  turco,  e 
sapendo  io  ben  poco  di  quella  lingua  aveva  bisogno  d' un 
interprete;  ma  dopo  alcune  visite  c'intendemmo  Tun 
l'altro  abbastanza  bene,  e  quindi  niuna  visitami  faeea 
tanto  piacere  quanto  quella  di  Verdi ,  cbe  descriveva  con 
animato  stile  com^egli  avesse  aggredito  i  Kizzilbasci  •  • 
•  Secondo  un  nostro  proverbio ,  diss^  egli ,  un  Turcoma- 
t  no  a  cavallo  non  conosce  né  padre  né  madre .  •  Una 
strofa  turca  cbe  recitò  con  enfasi,  fa  compiutamente  cono- 
scere i  sentimenti  della  sua  stirpe . 

»  I  Kizzilbasci  han  dieci  torri  ;  ma  non  è  in  ciascuna 
torre  che  un  solo  schiavo  georgiano  ! 

»  Qual' è  dunque  la  potenza  de' Kizzilbasci 7  Su!  su! 
assaltiamoli  !  • 

Verdi  è  della  tribù  de'  Salori ,  la  più  nobile  dei  Turco* 
mani  ;  egli  era  solito  dire,  che  la  sua  razza  aveva  fonda- 
to r  impero  degli  Osmanli  a  Costantinopoli  ;  e  nulla  v^è 


VIAGGIO  3S9 

I  d^  improbabile  in  tale  affermaiione:  d^allrondef  le  tradi- 
zioni eome  le  erédeoie  d^ao  popolo  neritan  lempre  d'es- 
ser mensiottate. 

Qoel  Tureomano  gongolava  di  gioia ,  aUorchè  gli  feci 
minatamente  raccontare  il  alodo  con  cui  rapiva  i  KixziU 
bacsi  ;  egli  era  dolente  cbe  V  età  saa  più  non  gli  permet- 
tesse di  far  guerra  a  queir  infedeli  •  Gli  anni  non  aveano 
elle  debolmente  calmato  i  suoi  pregindiii  ^  poicbè  egli 
diceva  :  che  se  tali  azioni  eran  contrarie  alle  leggi  di  Dio  e 
del  Corano ,  non  dubitava  però  che  alcuni  digiuni  ac» 
compagnati  da  qualche  preghiera  non  fosser  sufficienti  ad 
espiare  i  suoi  peccati. — Verdi  era  possessore  di  branchi 
di  pecore  e  di  cammelli  ;  e  siccome  gli  anni  non  permet- 
tevangli  pio  di  continuar  le  sue  ruberie,  il  figlio  aveva 
occupato  il  suo  posto  nel  mestiere  •  Mi  diceva ,  cbe  quelle 
pecore  e  que^  cammelli  valevan  tanti  schiavi  ;  e  che  aveva 
comprato  tal  cavallo  per  tre  uomini  ed  un  fanciullo ,  e 
tar  altro  per  due  ragazze,  ec.;  perchè  questo  è  il  modo 
con  cui  i  Turcomani  sogliono  valutar  le  cose  •  Io  rideva 
a  misura  cheli  masnadiero  partitamente dicevam'  il  prez- 
zo de*  suoi  animali  ;  e  lo  pregai  a  farmi  sapere  qual  sa* 
rebbe  stato  il  mio  valore,  se  fossi  divenuto  schiavo  d' un 
Tureomano  :  ma  egli  rispose  esser  noi  troppo  brava  gen* 
te  per  diventare  schiavi ,  e  non  potei  sapere  quanto  ci  va- 
lutasse. Intanto  gli  dissi:  i  Certamente,  se  cadesse  nel 

•  numero  dei  tuoi  schiavi ,  tu  non  vendi  un  Seid ,  sa* 

•  ero  discendente  del  santo  profeta,  che  la  pace  sia  con 

•  lui  •  «  —  «  E  che  !  rispose;  il  Corano  stesso  non  è  egli 
t  venduto  ?  E  perchè  dunque  io  non  dovrei  disporre  d*  un 

•  infedele  Seid ,  che  colia  sua  eresia  fa  dispregiar  la  sua 

•  religione?  • 


vili.  42 


o30 


BURNES 


Vi  soD  degli  uomiDi  d'  uq  carattere  disperato  ^  ed  è  gran 
6orte  che  sien  tra  loro  divisi ,  altrimeoti  sarebbero  trop* 
pò  grandi  i  mali  ch^eglino  inflìgge rebbono  al  rimanente 
del  genere  umano!  La  gran  vfamiglia  de'Torcomani  vive 
errante  dalle  coste  del  mar  Caspio  fino  aBalkb,  cambian- 
do dimora  secondochè  varia  d^  inclinazione. 

La  tribù  colla  quale  vivevamo  è  chiamata  ^f^artjve- 
demmo  per  la  prima  volta  in  una  contrada  musulmana  le 
donne  senza  velo ,  usanza  generale  presso  i  Turcomani. 
Io  non  aveva  incontrato  in  nessun  altro  paese  donne  di  for- 
me più  pronunziate  e  più  robuste  :  eikno  sono  le  compa- 
triotte  della  bella  Rossane,  che  incantò  Alessandro .  Eroaz- 
zar ,  per  romper  l' ozio,  divenne  amante  d'una  di  queste 
bellezze  :  ei  si  diresse  a  me  per  avere  un  incantesimo  che 
gli  assicurasse  P  affetto  della  donzella ,  tenendo  per  indubi- 
tato che  fosse  io  mio  potere  favorirlo  ;  ma  non  potei  che 
ridere  e  dell*  amore  e  della  semplicità  del  vecchio  !  —  Que- 
ste donne  portan  de' turbanti ,  l'ampiezza  de'quali  è  ancor 
più  considerevole  presso  le  lor  vicine  al  sud  dell'  Oxus. 

Presso  gli  Ersari  esistono  quasi  tutte  le  costumanze  dei 
Turcomani;  ma  la  lor  vicinanza  a  Bukhara  contribuisce 
al  loro  parziale  incivilimento.  Noi  aveamo  nella  nostra 
carovana  una  mezza  dozzina  di  Turcomani  della  riva 
meridionale  dell' Oxus:  se  questi  figli  del  deserto  praticao 
l'ospitalità  ne' propri  lari,  e' non  dimenticano  esser  dessa 
a  loro  stessi  dovuta  quando  sono  in  estraneo  paese;  perciò 
gli  Ersari  ebber  realmente  ragione  di.  dolersi  del  forzalo 
soggiorno  della  nostra  carovana  a  Mirabad.  Qualcuno  della 
brigata  portava  ogni  mattina  Ja  sua  sciabola  in  casa  di 
qualche  Turcomano  ;  il  che  ,  presso  questi  popoli ,  iodica 
che  il  padron  di  casa  deve  scannare  un  montone ,  e  che  i 
forestieri  lo  aiuteranno  a  mangiarlo  :  ed  è  impossibile  il  ri- 


VIAGGIO  331 

flolare  od  eludere  il  convito  che  ha  luogo  la  sera.  ìioi 
Doo  eravamo  invitati  a  queste  riunioni  unicamente  com- 
poste di  Turcomani;  ma  delle  focacce  della  festa  c^eran 
frequentemente  mandate. 

In  moltissime  occasioni  ci  fu  dato  d^ osservare  le  buone 
maniere  di  quelle  genti  verso  di  noi  :  non  ignoravano  che 
eravamo  Europei  e  cristiani ,  e  nonostante  parlando  di  noi 
ci  davan  il  nome  di  escian  ,  che  è  il  termine  di  rispetto  im- 
piegato nel  dirigersi  a'Khuadgi ,  uomini  d^  un  carattere  sa* 
ero .  Un  Persiano  che  visita  il  Turkestan  deve  congiunger 
le  mani  nel  far  la  preghiera;  e  conformarsi  ad  altri  usi 
ancora,  de' quali  alcuni  non  son  troppo  puliti:  ma  in  ri- 
cambio della  sua  condiscendenza  a  tali  pratiche,  ha  diritto 
alla  tolleranza  ed  alla  protezione  del  governo.  Un  cristia- 
no che  parla  delP islamismo  con  rispettose  che  scansa  le 
religiose  questioni ,  assicurasi  un  consimile  trattamento.  Il 
Persiano  è  obbligato  per  la  sua  credenza  a  condursi  in 
questo  modo:  •  Se ,  dice  la  sua  legge,  vi  son  settanta  sciiti 
»  ed  un  sunnita,  per  motivo  di  lui  tutta  la  brigata  deve 
•  velarsi.  «  —  Siccome  noi  non  eravamo  impediti  da  re- 
gole  di  tal  genere,  così  potevamo  tranquillamente  confor- 
marci agli  usi  de  Turcomani,  poiché  i  pregiudizi  d'una 
naxione  han  sempre  de*  diritti  al  rispetto. 

Quantunque  il  villaggio  di  Mirabad  non  contasse  che 
una  ventina  di  case ,  pure  v*  erano  otto  schiavi  Persiani  ; 
sembra  che  questi  esseri  sventurati  siano  sparsi  per  tutt'  i 
paesi  in  ugual  porzione.  Vengono  impiegati  a  lavorare  i 
campi  :  io  quel  tempo  eran' occupati  a  finir  la  raccolta , 
sebbene  il  termometro  segnasse  96^  (28^  42)  neirinterno 
delle  case  •  Tre  o  quattro  fra  costoro  avevan  l' abitudine 
di  farci  delle  visite  :  essi  mi  confidaron  delle  lettere  pe'  lo- 
ro parenti  in  Persia ,  le  quali  furono  a  questi  in  seguito 


353  BORNES 

Irasmessa.  Molti  schiavi  pervengono  a  forza  di  risparmi 
ad  accumulare  una  somma  sufficiente  per  redimersi  :  il 
Persiano  è  più  avido  di  guadagno  dell^UibeliO)  e  pronto 
sempre  a  cogliere  ogni  occasione  ctie  pub  dargli  profitto  • 
Due  o  tre  schiavi  di  Mirabad  avevano  riunito  delle  somme 
capaci  a  liberarli;  frattanto,  ancorché  il  loro  progetto 
fosse  ben  decisamente  quello  di  profittar  d' una  cireoetania 
qualunque  per  ritornare  in  seno  della  loro  patria ,  pure  io 
non  ho  mai  sentito  nelle  diverse  nostre  conversazioni ,  che 
si  lamentassero  del  trattamento  che  subivano.  E  vero  che 
alcuni  de^  loro  padroni  non  vogliono  che  eglino  facciano  le 
loro  preghiere,  né  che  osservino  i  giorni  di  festa  prescritti 
dal  CSoraoo,  perchè  quest' atti  di  divozione  li  priverebbero 
d^una  parte  decoro  schiavi;  ma  d'altronde  questi  non  son 
mai  percossi ,  ed  anzi  son  vestiti  e  nutriti  come  se  facea* 
seir  parte  della  famiglia ,  e  non  di  rado  ricevono  atti  di  ve* 
ra  bontà  •  Dicesi ,  che  T  uso  di  ridurre  i  Persiani  in  schia* 
vitù  era  prima  delP invasione  degli  Uzbeki  sconosciuto , 
ed  alcuni  affermano  che  non  risale  a  più  su  di  100  anni  • 
La  leggenda  narra,  che  alcuni  preti Bukhari  essendo  an* 
dati  in  Persia,  sentirono  che  visi  nominavano  con  disprez* 
zo  pubblicamente  i  primi  tre  califfi:  al  loro  ritorno ,  il  si* 
nodosunnita  pronunciò  un  feivao  decreto,  che  permette* 
va  la  vendita  di  simili  eretici,  il  Chardin  ci  fa  inoltre  sa- 
pere ,  che  quando  un  Persiano  scocca  una  freccia ,  escla- 
ma :  »  Possi  tu  trafiggere  il  cuore  d^  Omar  !  •  —  Io  ho  sen« 
lito  numerose  espressioni  di  questo  genere ,  e  poiché  ilrac* 
conto  de'mollahi  bukhari  è  vero,  i  Persiani  si  sono  attirate 
le  calamità  che  attualmente  subiscono. 

Si  narra ,  che  non  ha  guari  tempo  uno  de^  principi.  Per- 
siani ,  scrivendo  al  Khan  di  Kbiva ,  mandogli  i  quattro  li- 
bri che  i  oiusulmaDi  rìguardao  come  sacri .,  cioè  :  il  Penta- 


VIAGGIO 

tenoo,  i  Salmi  di  David,  il  Vangelo  ed  il  Corano,  e  lo  pre* 
gò  indicargli  in  quale  di  questi  libri  erano  le  leggi  della 
achiayitù,  tale  quale  è  praticata  contro  i  Persiani .  li  Khan 
risolvè  la  diflteoltà  rispondendo ,  quello  esser  un  semplice 
uso,  dal  quale  egli  non  aveva  assolutamente  iotentione  di 
dipartirsi  :  —  e  siccome  i  Persiani  non  son  forti  abbastan« 
la  per  farlo  cessare,  è  probabile  che  duri  anqora,  a  detri- 
mento e  scorno  del  loro  paese . 

Tutti  i  viaggiatori  han  notato ,  che  la  schiavitù  p/esso 
i  musulmani  differisce  considerevolmente  da  quella  a  cui 
van  soggetti  Negri  io  America,  e  tale  osservaxione  è  esat- 
ta;  ma  il  ratto  degli  abitanti  della  Persia,  e  il  loro  fonato 
esilio  in  fra  stranieri  presso  i  quali  né  i  pregiudizi  loro  ^ 
né  le  loro  crederne  son  rispettate ,  questo  barbfrissimo 
procedere  non  è  una  violazione  de' diritti  deil^  umanità 
meno  odiosa  di  quello  che  non  sia  la  Tratta  stessa  de' Negri . 

Se  i  costumi  e  gli  usi  del  popolo  in  mezzo  al  quale  noi 
viveamo,  erano  soggetto  interessante  delle  nostre  osser* 
vazioni,  non  dobbiamodimenticare^  che  anche  tra  le  per* 
sone  della  carovana  trovavansene  alcune,  specialmente 
fra  quelle  che  eran  rimaste  come  noi  a  Mirabad  piutto» 
stocbè  ritornare  a  Bukbara,  le  quali  mentanone  sia  fat* 
ta  menzione.  Questi  tali  eran  nativi  di  Merva,  nei  deser* 
to;  o,  piuttosto  discendevano  da  una  colonia  di  gente,  che 
scikh  Murad,  una  quarantina  d^ anni  addietro,  aveva  for* 
zataa  venire  a  Bukbara,  ove  essi  compongono  la  parte  pili 
laboriosa  della  popolazione.  Non  eran  costoro  uomini  di 
considerazione  :  di vertivaosi  in  un  modo  veramente  orien* 
tale ,  passando  quasi  tutte  le  ore  d'ozio  a  raccontare  istorie 
e  ad  imitar  la  pompa  ed  il  fasto  del  re  ^di  Bukharia  :  uno 
faceva  la  parte  del  monarca ,  il  secondo  quella  d' un  solle* 
citatore ,  un  terzo  puniva  ;  e  cosi  impiegavano  le  intiere 


oot  BUHNBS 

giornate  abbandoQaodosi  ad  una  ioesauribile  allegria.  La 
sera  radunavansi  fuor  della  casa  ^  per  ascollare  il  suoqo 
d^una  chitarra  o  de^  canti 'tarchi  :  tutto  ciò  accadeva  io 
modo  diverso  da  quel  che  io  altri  paesi  io  aveva  veduto  ; 
il  caotante  si  mette  talmente  vicino  a^  suonatori,  che  i 
ginocchi  di  questi  toccano  ì  suoi,  di  guisa  che  quando  fa 
sentire  i  suoi  accenti  il  suono  sembra  essergli  trasmesso  da 
un  conduttore  vivente .  Il  turco  parla  una  lingua  marzia» 
le  ed  armoniosamente  sonora;  mi  fu  detto  che  quel  bardo 
cantava  T amore,  soggetto  cbe  sott'ogni  clima  si  ripete. 

La  nostra  piccola  brigata  non  offriva  forse  minor  motivo 
alla  curiosità  edalla  riflessione,  che  gli  uomini  tra  i  qua- 
li eravamo:  la  sera,  in  sulf  imbrunire,  tiravamo  le  no- 
stre stqie,  le  stendevamo ,  le  riunivamo,  onde  potere,  pa- 
droni e  servitori,  Tar  cuocere  i  nostri  alimenti  e  fare  il 
nostro  desinare  in  quel  breve  circuito .  In  lontana  contra* 
da,  in  un  villaggio  oscuro  del  Turkestan,  noi  dopmivamo 
a  cielo  scoperto ,  vi  veamo  senza  scorta ,  e  nulladimeno  pas- 
savamo intere  settimane  senza  contese  e  senza  molestie . 
Prima  di  trovarsi  in  una  posizione  simile  ^  le  idee  vaghe  e 
confuse  cbe  se  ne  formano  ne  generano  molte  ben  stngo* 
lari;  ma  una  volta  che  vi  si  è,  ella  sembra  tutr affatto 
naturale . 

In  qualunque  luogo  che  avevamo  visitalo,  eravamo  stati 
in  poter  degli  abitanti  ;  ed  un  balordo,  un  matto,  e  di 
questi  è  buon  numero  in  ogni  paese,  avrebbe  potuto  in 
un  sol  colpo  distruggere  tutti  i  nostri  piani ,  tutt'  i  progetti 
pili  sanamente  concepiti.  Mescolati  sempre  alla  popoiazio* 
ne ,  quel  contatto  ci  poneva  costantemente  in  perìcolo:  nul- 
ladimeno, noi  eravamo  felicemente  scampati  da  tutti .  Una 
concatenazione  di  circostanze,  per  vero  dire  fortuite  né  pò* 
tevamo  non  riconoscer  per  tali ,  ed  in  Qne  lo  stato  di  tran- 


VIAGGIO  5S5 

qailiità  delle  contrade  che  avevamo  percorse,  erano  sta* 
te  la  gran  causa  della  nostra  buona  sorte;  giacche  la  fi- 
dacia ,  la  prudenza ,  sebben  sieno  le  qualità  più  indispen- 
sabili per  un  viaggiatore  in  paesi  straziati  dai  tumulti  e 
dalle  fazioni,  elleno  pure  divengono  inutili .  L'esperienza 
ci  provò  inoltre  il  nostro  torto,  a  non  mandare  ad  effetto 
nel  corso  della  nostra  peregrinazione  alcuni  de*  piani  pre« 
venti vamente  adottati ,  poiché  riconoscemmo,  che  il  far 
la  parte  d'un  Asiatico  non  è  poi  tanto  difficile  quanto  io 
aveva  supposto  •  Gli  uomini  che  avevamo  veduti  non  eran 
d'un  carattere  eccessivamente  indagatore;  tuttavia,  se 
fui  convinto  che  questo  piano  era  praticabile,  pensai  d'al- 
tronde eh'  egli  non  ci  avrebbe  procurato  dei  momenti  di 
soddisfazione  abbastanza  frequenti .  Se  non  aveamo  corso 
pericoli,  questo  doveasi  attribuire  al  poco  volume  del  no- 
stro bagaglio,  benché  i  nostri  utensìli  di  cucina,  per  poco 
numerosi  che  fossero ,  mi  facesser  qualcbe  volta  deplorar 
le  abitudini  e  le  tendenze  del  nostro  paese. 

Noi  vìveamo  effettivamente  all'Asiatica,  ed  avemmo 
molti  buoni  pranzi  donatici  dai  kabobi  del  bazar  ;  nulla- 
dimeno,  il  mio  fedele  Ghulam  Husn,  un  tempo  mio  prin- 
cipal  domestico,  ed  allora  mio  cuocq  e  mio  factotum^  si 
sovveniva,  credo  io,  de' cibi  più  saporiti  cb'eì  mi  aveva 
veduto  mangiare,  e  si  provvedeva  al  bazar  delle  cose  che 
potevano  appagar  maggiormente  il  nostro  gusto:  più  volte 
noi  gli  proibimmo  queste  ricerche  ;  maancheaBukhara, 
avemmo  la  nostra  colezione  di  pesce,  d'ova,  di  caffé,  di 
confetti  e  di  frutta  :  —  non  bisogna  creder  tuttavia ,  che 
fossimo  costantemente  in  sì  splendido  modo  serviti  • 

La  nostra  brigata  era  considerevolmente  diminuita  in 
confronto  di  quello  ch'ella  era  sulle  rive  dell'Indo.  Uno  de* 
grindiani  nostri  compagni  ci  aveva  abbandonati  a  Gabul , 


o36 


BURNBS 


ed  ivi  il  vento  glaciale  deli^HiDdìi  Kuch  aveva  spaventato 
anche  il  CaBmirano,  domestico  del  Gerard.  Non  abbiamo 
quindi  elle  a  render  pih  am|ria  giùstiiia  alla  paziento  perse  • 
veranza  degli  uomini  che  con  noi  rimasero:  il  giovine  Indiano 
di  Delhi)  MohanLall)  era  il  piii  rimarchevole:  egli  mostrò 
per  r intrapresa  nostra  un  ardore  ed  un  interesse  j  che  nel- 
r  India  sono  ben  rari  :  tenne  questi  per  mio  ordine  un  cir* 
costanziato  giornale  di  tutti  gli  avvenimenti;  ed  oso  crede- 
re, che  questo  lavoro  fisserebbe  e  meriterebbe  molte  at- 
tenzione se  fosse  pubblicato.  Prima  d' arrivare  a  Bukhara , 
egli,  se  era  interrogato  rlspondea,  che  andava  a  raggiungere 
i  suoi  amici  in  quel  paese;  ed  allorché  fummo  arrivati  da 
quella  città,  rispondeva,  ch'ei  camminava  verso  i  suoi 
parenti  a  Herat .  Il  povero  Mohammed  Ali,  del  quale  ho 
avuto  pio  tardi  a  deplorar  la  perdite,  generalmente  fin- 
geasi  per  un  pellegrino  che  andava  alla  Mecca,  e  pubbli- 
camente non  aveva  con  noi  che  poche  o  punto  comunica- 
zioni.  —  Nel  nostro  ritiro  di  Mirabad,  sotto  Faizurro  cielo 
e  sereno  deUa  notte,  era  impossibile  sottrarsi  intieramente 
a  molte  riflessioni ,  che  rendevano  ancor  più  vaga  la  gra- 
devol  natora  del  clima ,  e  piò  caro  il  successo  che  aveva 
fin  allora  felicemente  coronato  i  nostri  tentativi . 

Non  omettemmo  d^  estender  le  nostre  ricerche  alto  an* 
tichità  delle  vicinan»,  e  fummo  fortunati  abbastanza  per 
incontrar  le  rovine  di  Baikund,  che  fu  una  delle  più  an- 
tiche città  del  Turkesten .  Essa  è  distante  appresso  a  poco 
SM)  miglia  da  Bukhara,  e  sembra  fosse  anticamente  irro- 
rate da  un  lungo  acquedotto ,  i  cui  avanzi  si  possono  an- 
cor  rintracctere*  In  miMstoria  manuscritte  di  questo  pae- 
se, la  quale  è  intitolate  iVisTNiAAt,  che  comprai  a  Bukhara 
e  di  cui  ho  fatto  dono  al  comitato  pelle  tradu/Jooi  delle 
opere  orientali  a  Londra ,  si  parla  di  Baikund  come  d'una 


VIAGGIO  33T 

cilU  più  anlica della  capitale  della  Bukharia,  e  vf  si  dice 
che  fosse  formata  dalla  riuDione  d' UD  migliaio  di  robati 
0  gruppi  d^  abìtaziooi  :  aarravisi  inoltre  cbe  abitarooo 
jQ  essa  molti  mercaotì  cbe  facevano  il  commercio  colla 
Cina  e  coli' Oceano,  sebbene  la  parola  deria  io  quest'ul- 
timo caso  adoperata  possa  significar  l' Oxus .  In  tempi 
posteriori ,  cioè  verso  l'anno  210  dell'egira,  vi  si  rife- 
risce, che  quando  un  Buliharo  andava  a  Bagdhad  aooun- 
liavasi  come  abitante  di  Baikuod .  —  L' istoria  descrive 
questa  città  come  conriderevoIlBsima;  ed  aggiunge,  cbe 
molto  ella  ebbe  a  soffrir  dagl*  Infedeli  dei  paesi  del  nord,  i 
quali  la  Invasero  nella  fredda  stagione;  infine  Arsan  Kban 
Ti  fabbricò  un  palano  e  ristaurò  gli  acquedotti.  E  qui 
una  circostanza  richiama  alla  memoriali  passaggio  d'An- 
nibale attraverso  alle  Alpi  :  sembra  che  Bailiund  fosse  fab- 
bricata sopra  un  monticello  tanto  duro  da  resistere  agli 
strumenti  degli  operai  ;  per  conseguenza  essi  umettarono 
lo  scoglio  con  burro  ed  acelo ,  e  così  finalmente  cedette 
alla  loro  perseveranza ,  giacché  eglino  lo  distrussero  sul- 
l'estensione  d'un/ar«aM,  che  corrisponde  a  tre  miglia 
e  mezzo  inglesi .  La  citte  moderna  di  Bailiund  è  deserta  ; 
i  muri  di  qualcheduoo  de'  suoi  edlfizi  sono  i  soli  avanzi 
del  suo  splendore  antico . 

Polche  tutto  quel  cbe  precede  1'  epoca  della  egira  ri- 
mane presso  i  musulmani  inviluppato  di  favole ,  è  d' uopo 
ricorrere  ad  altre  opere  e  ad  altre  lingue  per  la  storia  di 
Baìfcuod,  residenza  d' Afrasiab  e  degli  aalichi  re  del  Tur- 
Itestan.  Non  mi  fu  possibile  procurarmi  qualctie  cosa  de- 
gli avanzi  di  questa  città  ;  d'altronde  non  puletii  durml 
«  questa  ricerca  con  sicurezza. 

Noi  forse  non  slam  pervenuti  ad  una  soddisfacente  con- 
clusione relativamente  aBailtund,  né  saremo  probabii- 


338  BURIIES 

mente  pia  fortunati  spiegando  alcuni  passi  degli  storici 
d^  Alessandro  ;  ma  un  piccol  numero  di  fatti  relativi  al 
Kobil£,  che  irriga  il  territorio  di  BolLhara^  meritano  atten- 
zione. Questo  fiume  è  sempre  citato  dai  Greci  sotto  il  nome 
di  Polyiimetus ,  e  Àrriaoo  così  lo  descrive  :  »  Quantunque 

•  egli  volga  abiwndaoti  acque ,  perdasi  di  vista  e  nasconde 
»  il  suo  corso  neUa  sabbia.  •  £  Quinto  Curdo  da  un  al- 
tro lato  ci  dice  :  t  ch'egli  si  getta  in  una  caverna,  e  che 
»  il  romore  della  sotterranea  corrente  ne  indica  il  cor- 

•  so.  »  —  Il  modo  con  cui  le  nostre  carie  faano  finir 
questo  fiume,  non  è  conforme  alla  realtà  (1),  poiché 
elleno  lo  rappreseotaa  eimie  congingnentesi  all'  Oxus,  men- 
tre  spinge  le  sue  acque  in  un  lago,  siccome  ho  più  sopra 
avvertito  ;  ma  durante  una  gran  parte  dell*  anno ,  il  Ko« 
hik  è  troppo  poco  considerevole  per  aprirsi  una  via  altra* 
verso  le  arene ,  e  perciò  vi  si  perde  *  Mi  aziardo  dunque 
a  dire ,  che  noi  abbiam  verificato  la  fedeltà  dell^  espres- 
sione d^  Arriano,  il  quale  dice  :  questo  fiume  i  perduto  nelle 
arene  ^  mentre  d'aUra  parte  non  troviam  contradtziooe 
in  Quinto  Curzio,  che  ne  conduce  le  acque  in  una  caverna 
o  in  un  lago  ;  e  questue  il  DengUz ,  che  ha  una  lun^Mzza 
di  25  miglia.  —  11  villaggio  che  noi  abitavamo  è  per  con* 
seguenza  sitoato  sopra  un  terreno  classico  ;  poiché  sappia- 
mo, che  Alessandro,  dopo  che  alcune  squadre  del  suo  eser- 
cito furoo  diefatte  da  Spitamanes ,  inseguì  questi  fino  al 
sito  in  cui  il  PolyttmeiuB  perdesi  nelle  sabbie  del  deserto, 
teatro  di  qud  disastro  !  E  veramente,  noi  avevam  biso- 
gno di  tutte  queste  classiche  rimembranze,  per  vincer 
la  noia  del  nostro  prolungato  soggiorno  a  Mirabad. 


(I)  Le  ctrte  rtuse  offrono  però  mia  grand' esiUein  su  quealo  pmie 


li 


I 


I 


VIAGGIO  330 

Un  altro  passo  di  Quinto  Carxio,  dod  meno  interessan- 
te ,  merita  una  pio  particolar  meniione  dopo  che  ne  lessi 
uno  slmile  in  un  manoscritto  che  acquistai  a  Bulihara,  e 
che  contien  la  descrizione  di  questa  città  •  —  Quaodo  Ales- 
sandro si  fu  spinto  nel  territorio  di  Baiarla  ^  che  si  ri- 
guarda corrispondere  alla  Bokharia  attuale  ^  o  almeno  do* 
Teva  trovarsi  in  questa  direaionO)  P  isterico  si  esprime 
così  :  •  Nulla  prova  più  la  barbara  opulenza  che  regna  io 
queste  contrade,  della  vastità  delle  foreste  nelle  quali 
gii    animali  selvaggi  delle  specie  più  grandi  son  rin- 
chiusi. Si  sceglie  un  bosco  spazioso,  nel  quale  nume* 
rose  e  perenni  sorgenti  animano  le  prospettive;  si  cir- 
conda con  un  muro,  e  vi  si  elevano  qua  e  là  delle  torri 
per  i  cacciatori  •  Dicevasi ,  che  in  uno  di  questi  recinti  9 
la  cacciagione 9  da  quattro  generazioni  in  poi,  non  era 
stala  disturbata .  Alessandro ,  entrov vi  con  tutto  il  suo 
esercito,  ed  ordinò,  che  le  bestie  che  vi  si  trovavano 
fossero  inseguite  fin  ne'Ioro  covili .  (  1.  Vili ,  cap.  I  )  • . 
Fu  in  questa  scorreria,  che  Alessandro  abbattè  un  liooe  ; 
ma  ai  tempi  nostri  il  re  delle  foreste  non  abita  piti  la  Tran- 
soriana. 
Il  paragrafo  dello  storico  |ilersiaao  è  cosi  concepito  : 
Questa  è  la  descrizione  di  Scemsabad,  che  qui  fu  fab- 
brìcata  dal  re  Scemseddin.  Egli  comprò  un  terreno  di 
noa mezza  farasanga  d* estensione,  cbe  fece  disporre 
a  giardini  e  verzieri,  e  vi  edificò  case  di  squisito  splen- 
dore ;  egli  vi  fece  scavar  canali  ed  acquedotti ,  e  vi 
spese  una  somma  enorme  di  denaro  :  chiamò  questo  luo« 
go  Scemsabad  •  Vi  costrosse  inoltre  un  serraglio  per  gli 
animali  e  lo  circondò  di  muraglie  lunghe  un  miglio; 
vi  fece  portare  de^coloflibi  e  degli  uccelli  di  tutte  le 
specie;  Vi  fece  similmente  entrar  le  bestie  selvagge  della 


540 


BCRRBS 


•  campagna,  come  il  lupo,  la  volpe,  il  cinghiale)  il 
»  cervo  ed  altri  aaimali  ;  separò  quelle  che  erano  am- 
»  mansite  da  quelle  che  erano  feroci ,  e  circondò  queste 
»  con  muro  più  elevato  ailinchò  non  potessero  fuggire. 

•  Quando  il  reScemseddin  morì,  il  fratello  di  luiKhizìr 
»  Khan  gli  successe  sul  trono;  e  questi  pure  accrebbe  le 
»  fabbriche  di  Scemsabad ,  ed  aumentò  la  quantità  degli 
»  animali  del  serraglio  che  il  defunto  fratello  aveva  eret- 
«  to.  » 

L"* opera,  dalla  quale  ho  estratto  questo  brano;  offre 
diversi  curiosi  ra<;gua$i[li  sulle  stato  primitivo  del  paese 
circonvicino  a  Bukhara,  che  chiama  positivamente  la 
valle  del  Sogd^  e  dice  essere  stato  anticamente  un  bosco 
destinato  alla  caccia  «  Nei  divertimenti  di  Scemseddin^ 
molto  tempo  dopo  il  periodo  de' re  Greci,  riscontriamo 
ancora  quel  gusto  pel  barbaro  splendore  che  fissò  P  atten- 
zione degP  istorici  d*  Alessandro . 

Il  10  agosto  verso  mezza  notte,  mentre  cominciava- 
no a  disperar  del  ritorno  del  nostro  messaggio  spedito  al 
campo  de^Khivani  fummo  risvegliati  dal  grido  ìT allah 
acbar^  che  mandavano  una  mezza  dozzina  di  Turcoma- 
ni,i  quali  accompagnavano  il  loro  compatriotta,  appor- 
tatore della  lieta  novella  che  M  capo  di  Khiva  non  impedi- 
va alla  nostra  carovana  dì  progredire  »  Un  sudicio  pezzo 
di  carta,  scritta  dalPyuz  bascì,  conteneva  tal  avviso, 
r  autenticità  del  quale  io  non  era  certamente  portato  a  con- 
testare, il  grido  solenne,  che  di  notte  tempo  aveva  inter- 
rotto il  nostro  sonno,  avrebbe  potuto  in  altri  momenti  ca- 
gionarci inquietudine  ;  ma  ornai  sapevamo  che  desso  non 
era  che  la  I>enedizione  invariabilmente  data  da  tutti  gli 
Uzbeki  e  Turcomani  alle  persone  a  cai  si  avvicinano  •  In 
altri  paesi  musulmani  quella  usanza  è  ristretta  alle  ceri- 


VIÀGGIO  341 

mooie  praticate  alla  morte  d^uo  parente;  ma  nel  Turke- 
stan la  religione  si  mescola  in  tatti  gli  affari  della  vita  : 
qaando  qaaicbedano  viene  a.  vedervi ,  comincia  a  recitar 
il  faiika  od  il  primo  versetto  del  Corano,  felicemente  com- 
pendiato nella  parola  allah  ^  accompagnata  dal  gesto  di 
battersi  la  barba  ;  qaando  siete  di  partenza  per  un  viag- 
gio, tutt' i  vostri  amici  vengono  a  darv'il  faiiha;  qaan- 
do prestate  giuramento,  tutti  gli  astanti  recitano  il  fatiha\ 
se  incontrate  un  conoscente,  si  ripete  il  faiiha*^  e  questo 
popolo  si  devoto  non  mai  lo  dimentica  al  fin  de* suoi  pasti. 
Pare  dunque  cbe  gli  Uzbeki  sieno  la  nazione  più  religiosa 
della  terra ,  poiché ,  anche  nelle  occasioni  di  minima  im- 
portanza ,  essi  pronuniian  le  sacre  parole  della  loro  fede  • 
Noi  facemmo  sedere  il  Turcomano  e  la  sua  banda ,  ed 
ascoltammo  le  notizie  dell^  armata  Khivana ,  che  ci  fecer 
concepir  la  speranza  di  traversarla  con  sicurezza:  offrim- 
mo al  messo  del  tè ,  ed  un  Au&aA ,  che  io  feci  girare  con 
perseverante  attenzione ,  perchè  ninno  nel  Turkestan  non 
può  trar  più  che  un  sol  buffo  dalla  stessa  pipa,  che  si 
trasmette  subito  al  suo  vicino  e  fa  così  il  giro  della  con- 
versazione. —  Fu  deliberato  nel  nostro  piccolo  congresso, 
che  il  Turcomano  farebbe  bene  ad  andare  a  Bukhara  per 
portar  la  nuova  a^  mercanti  della  carovana  :  egli  ci  fece 
una  narrazione  spaventevole  del  deserto  al  sud  delPOxas, 
e  dell*  estrema  difficolta  per  poter  trovar  la  strada ,  che 
navoli  di  sabbia  agitati  dal  vento  nascondevano .  Non  è 
uopo  che  io  racconti  le  sue  avventure,  giacché  siamo  per 
entrare  noi  stessi  in  quest'  inospita  regione  :  ma  ci  uni- 
formammo a*  suoi  consigli  prendendo  in  affitto  due  cam- 
melli di  più,  i  quali  caricar  si  dovevano  di  otri  pieni 
d^ acqua,  la  qual  provvisione  era  reputata  necessaria  pri- 
ma d^  abbandonar  TOxus . 


542 


BURNBS 


Il  nostro  soggiorno  nelle  vicinanze  di  Karakul  si  era  prò* 
laogato  fino  alla  noietà  d^ agosto;  e  se  non  dovessi  esser 
sollecito  di  discorrer  sopra  molte  altre  materie ,  potrei  en- 
trar qai  in  alcuni  particolari  su  quest^  angolo  di  terra,  clie 
provvede  di  pelli  d'agnello  il  Turkestan,  la  Cina,  la 
Persia  e  la  Torchia. 

La  carovana  fu  incontanente  riunita  davanti  alla  nostra 
abitazione,  e  la  mattina  del  16  agosto  comparvero  ottanta 
cammelli  per  dirigere  verso  rOxusil  loro  cammino:  eran 
tutti  carichi  delle  preziose  pelli  del  piccol  territorio  di 
Karakul,  ove  avevamo  passato  circa  un  mese  trai  man- 
driani turcomani ,  che  non  parlavan  che  di  velli  e  del  lo- 
ro prezzo  al  mercato.  Tra  il  nuooero  delle  cose  che  arriva* 
ronda  Bukbara,  fummo  piacevolmente  sorpresi  in  trovar 
un  piccini  piego  con  sopra  il  mio  indirizzo  ;  egli  contene- 
va tre  gazzette,  ed  una  lettera  amabilissima  del  mio  amico 
Àllard  di  Lahora.  Questo  piego  era  stato  tre  mesi  per 
via;  e  ci  cagionò  ineffabil  contento ,  dopo  d'esser  rimasti 
per  cosi  lungo  tempo  in  un^  assoluta  ignoranza  di  quello  che 
nel  mondo  accadeva:  noi  non  avevamo  più  letto  una  gazzetta 
dopo  il  nostro  tragitto  delPIndo  successo  verso  la  metà  del 
precedente  mese  di  marzo;  ed  era  ad  uno  straniero  che  an« 
davam  debitori  di  quello  che  allora  ci  perveniva.  Era  cu- 
rioso il  vedere  in  una  di  quelle  gazzette  un  lungo  articolo 
relativo  air  infelice  Moorcroft,  Il  quale  ci  aveva  preceduti 
in  queste  remote  contrade.  Da  questa  lettura  sapemmo, 
che  tutti  prendevano  un  vivo  Interesse  per  que'  paesi  ove 
allora  soggiornavamo,  e  che  la  società  di  geografia  di  Lon- 
dra avea  preso  la  risoluzione  di  salvar  dairobbFio  la  por- 
zione degli  scritti  di  quel  viaggiatore ,  e  si  accingeva  a  ren- 
derli di  pubblico  diritto . 


VIAGGIO  ^13 

CoQ  queste  circostanze  dinaozi  a  noi,  ed  anche  neir as- 
senza di  lettere  de^  nostri  compatriotti ,  facemmo  la  lieta 
riflessione,  che  nella  nostra  peregrinazione  non  saremmo 
obliati.  Era  pur  tuttavia  impossibile  d^ allontanar  intera- 
mente la  rimembranza  della  sorte  di  quel  viaggiatore  scia- 
gurato, di  cui  avevam  lungamente  seguite  le  tracce  ;  nuo- 
vamente egli  offrtvasi  ai  nostri  sguardi  sotto  i  più  vivi  co- 
lorì ,  e  questi  ragguagli  ci  venivan  dal  luogo,  donde  meno 
ce  li  aspettavamo. 


SOMMARIO 


DEL  CAPITOLO   DODICESIMO 


SI  VA  IflIfAJfZI  VBB80  L'OXW— DCIIB  —  VIGLIACCHE- 
RIA DB'llBGOZIANTI  BUE  B  A  Al  —  L*  GIUS  —  T8CIABDG1- 
Ul  —  IL  IMttBBTO—  SCHIAVI  ~  LA  CABAVAJIA  —  POZZI 
PI  BHAL«in  — PBBICOLl  DBL  DB8BBT0~1L  MlBAfiOIO— 
IL  LATTB  M  CAHBLLA  —  «LI  ITTCBttUI  BD  1  TCBCO- 
MAin  NOMADI  —  BOVIBB  Di  CASTBLU  —  MVB6HAB  — 
CAMPO  TUBCOMAHO  —  UFFICIALI  HHIVAKI  —  SITUA- 
ZiOIfB  PBBCABIA. 


?ll|. 


44 


Ó48  BURNBS 

piotameote  prive  di  vegetaiione:  la  loro  formaiiODe  è  di 
una  notabile  UDiformita  ;  conaervavaa  tutte  la  figura  e  la 
forma  d^un  Terrò  di  cavallo,  col  bordo  esteriore  rivolto 
verso  il  nord 9  dalla  qual  parte  soffia  il  vento  io  quel  pae- 
se :  io  quella  direziooe  il  mooticello  cadeva  in  dolce  pen- 
dìo,  mentre  r  interno  era  io  variabilmente  ripido;  perchè 
le  mobili  arene  prendon  sempre  la  lor  situazione  secondo 
i  Venti  cbe  dominano  :  niuna  delle  dune  aveva  più  di  15 
o  20  piedi  d* altezza ,  e  tutte  riposavano  sopra  stabile  base  • 

Il  vento  era  forte  ;  e  le  particelle  di  sabbia  j  portate  da 
un  monticello  alP  altro,  volteggiando  nel  semicerchio  pren- 
dean  T aspetto,  attesa  la  luce  de' raggi  del  sole,  di  un 
lago  di  purlssim* acqua;  la  quale  apparenza  ha  dato  luo- 
go, io  credo,  alPopintone  delle  onde  incantate  del  deserto. 
Il  termometro,  che  da  principio  era  salito  a  100®  (30^ 
SO  ),  discese  la  notte  a  70®  (  1 6®  87  )  in  mezzo  alle  dune  • 
Ho  sempre  osservato ,  che  le  vicissitudini  del  caldo  e  del  | 
freddo  non  erano  in  niun  altrojuogo  più  considerevoli  co*  | 
me  in  mezzo  alle  arene .  ' 

Un'ora  dopo  il  levar  del  sole,  questa  strada  terribile        , 
si  canbiò  in  verdeggianti  campagne  irrorate  dali'Oxus,        ' 
nelle  quali  noi  camminammo  serpeggiando  per  quattro 
miglia;  finché  ci  attendammo  sulla  riva  del  fiume,  ove 
ci  mettemmo  al  coperto  dal  sole  sotto  i  panieri  de^  cam- 
melli. 

Noi  eravamo  giunti  suirOxos  presso  Betik,  che  è  di-       j 
rimpetto  a  Tsciardgiui,  uno  de^uoghi  di  traghetto  in 
chiatta  dei  più  frequentati  fra  la  Persia  ed  il  TurlKOStan  :       { 
egli  offeriva  dunque  tutte  le  possibili  agevolezze  pel  tra- 
gitto; le  bestie  ed  i  bagagli  faroii  situati  ne' battelli ,  e       | 
presto  pervennero  all'opposta  ripa.  L'appaltatore  de'  di- 
ritti  della  dogana  scannò  un  montone,  ed  invitò  la  mag. 


VIAGGIO  NEL  DESERTO  DE'TIJRCONAM 


L  16  agosto,  a  m«tzo  gioroo,  par- 
I  Umilio  verso  l'Oxus ,  che  era  di- 
I  staole  27  miglia  al  sud.  —  Per- 
corse 10  miglia,  ci  fermammo  la 
sera  ad  ud  piccai  villaggio;  e  quindi,  a  mezza  notte ,  ci 
rimettemmo  in  via  con  un  bel  sereno  di  luna. 

Durante  uua  gran  parte  delia  notte,  traversammo  va- 
ste campagne  coperte  di  mobile  rena  disposta  a  dune, 
die,  pel  loro  colore  ed  apparenza,  esattamente  rassomi- 
gliavano a  quelle  delle  coste  dell'Oceano.  La  cinta  di 
queste  duoe  che  iocontrasi  fra  Bnlchara  e  rOxus,  ha  uoa 
larghezza  che  varia  da  12  a  15  miglia:  elle  eran  com- 


350 


BURNBS 


Ogni  paese  la  legge  è  fecooda  in  interpretazioni,  e  il  re  di 
Bukbaria,  mentre  preservava  il  suo  tesoro  da  ogni  per* 
dita,  ebbe  il  vantaggio  di  comparir  eziandio  pieno  di  sol- 
lecitudine per  la  vita  de'^veri  credenti. 

Nel  mentre  che  ci  preparavamo  per  imbarcarci,  ebbi 
un  esempio  della  vigliaccheria  de^  mercanti  bukbari  ;  io 
ne  aveva  già  vedute  delle  prove ,  e  molte  più  ancora  suc- 
cessivamente ne  vidi .  La  nostra  barca  mancava  di  cavalli 
chela  tirassero,  e  fu  proposto  di  prenderne  a  fitto;  io 
volentieri  ne  convenni ,  dicendo  che  saremmo  stati  con- 
tentissimi di  contribuir  per  la  nostra  parte  a  questa  spesa; 
ma  così  non  V  intendevano  i  negozianti ,  cbe  pretendevano 
che  tutta  la  tassa  posasse  sopra  di  noi  soltanto  ;  io  ricosai 
perentoriamente ,  e  cosi  V  imbarco  si  operò  senza  cavalli, 
quantunque^  la  quota  di  ciascun  passeggiero  non  ascendesse 
a  un  quarto  di  rupia,  e  uno  de*  mercanti  avesse  merci 
per  un  valore  di  sopra  3^000  tiglià.  Una  volta  pertanto 
che  furon  soiP acqua,  il  timore  li  rese  meno  avari  del* 
r impiego  del  nome  di  Dio,  di  quello  che  noi  fossero  stati 
del  denaro  sulla  terra  j  queste  invocazioni  nulla  lor  costa- 
no,  e  la  spesa  dei  cavalli  avrebt>e  diminuito  di  qualche 
soldo  i  loro  eventuali  profitti  !  —  1  negozianti  di  queste 
contrade  non  bau  nessuna  delle  idee  liberali  tanto  comuni 
in  Europa  presso  gli  uomini  della  stessa  professione:  io 
son  disposto  ad  attribuir  questa  sordida  avarizia,  al  sor- 
vegliar che  fanno  da  loro  stessi  alla  vendita  delle  lor  mer- 
canzie ,  ed  air  esser  testimoni  di  tutte  le  spese  cb^esse  oc- 
casionano . 

Traghettammo  l'Oxus  sanie  salvi,  ancorché  senza  ca- 
valli ,  e  non  m^  inerebbe  che  quest^occasione  addimostrasse 
a^  nostri  compagni  di  viaggio  la  nostra  borsa  esser  mai 
fornita  e  corrispondesse  in  tal  modo  alle  nostre  misere  ve- 


VIÀGGIO  251 

sti  ed  al  mescbioo  nostro  equipaggio .  Uo  Persiano  ,  che 
ba  l'idea  di  dover  traversare  il  Dgihua  seaza  cavalli  sì  de- 
solava, effettuò  il  suo  passaggio  io  un  battello  munito  di 
remi  9  e  diede  una  gratificazione  a' tiarcaiuoli  perchè  si 
affrettassero  a  farlo  pervenire  all'altra  sponda:  egli  venne, 
pallido  in  viso,  per  ricevere  i  nostri  complimenti  per  la 
sua  bravura.  —  Quest'  uomo  divenne  inseguito  uno  de^  no- 
stri migliori  amici. 

L'Okus  aveva  in  quel  punto  una  larghezza  di  1,950 
piedi,  ed  in  alcuni  punti  25  e  29  piedi  di  profondità  ;  di 
modo  che ,  era  ptii  stretto  a  un  tempo  e  più  profondo  che 
nel  punto  ove  f  avevamo  innanzi  attraversato:  le  sue  rive 
eran  bassissime  ed  intieramente  coperte  da  una  pianta 
che  ostruisce  i  fossi .  Si  pescano  in  questo  fiume  pesci  di 
enorme  grandezza,  che  pesano  fin  cinque  e  sei  quintali,  e 
soo  della  specie  dei  siluri  ;  gli  Uzbeki  se  ne  cibano.  Al  di 
là  deirOxus  noi  eravamo  a  sei  miglia  di  distanza  daTsciar- 
dgiui ,  città  che  avevamo  in  vista ,  e  che  mantiene  rela- 
zioni di  commercio  con  Urghendge  per  mezzo  della  navi- 
gazione . 

L'Oxus  è  particolarmente  menzionato  sotto  questo  no 
me  dagr  istorici  d'Alessandro;  ma  sembra  non  esser  mai 
stato  conosciuto  sotto  qnesta  denominazione  dai  popoli 
dell*  Asia  \  essi  lo  chiamano  Dgihun  e  Amu .  Gli  antichi 
scrittori  ci  fan  sapere,  che  Alessandro,  venendo  daBat- 
tra  o  Balkh  ,  s^ avanzò  verso  quel  fiume  attraverso  di  un 
paese  che  annunziava  la  potenza  del  sole  estivo  che  àrdea 
la  sabbia.  La  distanza  daBattra  all'Oxus  è  segnata  da 
essi  di  400  stadi ,  il  che  è  esatto ,  né  ci  spacciaron  fa* 
volo  sulla  sua  larghezza:  Arriano  dice,  cbe  era  di  6  sta- 
di ,  ed  in  questa  parte  del  suo  corso ,  abbiam  riscontrato 
essa  esser  di  2,484  piedi  •  Io  credo  che  si  possa  seguire 


35t  tUftHBS 

io  Qaioto  Garziola  topografia  delle  rive  ddl'Oxas;  in- 
falli  si  vedoD  de^monticelli  bassi  ed  appuotati  in  prossi- 
mità di  questo  luogo  di  passaggio ,  e  leggiamo  clie  Ales- 
sandro fece  aeceodere  de^  fuochi  in  luoghi  elevati ,  •  afflo* 
t  che  i  guerrieri  rimasti  indietro  e  la  retroguardia  po- 
•  tesser  vedere  che  non  eran  lungi  dal  campo»  •  ÀI  disolto 
di  Kilef  non  vi  son  mooticelli .  —  Quinto  Curzio  dice  , 
che  r  Oxos  è  un  fiume  fangoso  e  trasporta  molto  limo  ; 
ed  io  ho  trovato  che  la  sua  acqua  contiene  un  quarante- 
simo d*  argilla  • 

Quanto  al  nome  della  città  di  Maraeanda^  molto  egli  si 
approssima  a  quello  della  moderna  città  di  Samarcanda. 
Gli  antichi  storici  descrivono  Maraeanda  grande  70  stadi 
di  circonferenza,  vale  a  dire  appresso  a  poco  qasnto  quella 
di  Bukhara  9  che  noi  abbiam  veduto  eccedere  le  otto  mi- 
glia inglesi ,  ossiano  64  stadi  greci  •  Il  carattere  dei  popoli 
di  questa  contrada  j  in  secoli  così  remoti ,  è  tracciato  in 
questi  termini  :  •  esercitano  il  ladrocinio  e  vivon  di  spo- 
B  gli.  •  Quest* espressioni  dello  storico,  ci  mostrano  T  in- 
dole naturale  di  queste  genti  • 

Troviamo  scendendoli  fiume  i|  nome  de^£Aorasmi\  abi- 
tanti del  paese  [governato  da  Farsamane;  nel  qaal  nome  si 
riconosce  facilmente  quello  del  regno  di  Kharasm ,  rovo, 
sciato  da  Dgingbiz .  «—  Più  in  alto,  gP  istorici  antichi  par- 
lan  d' una  regione  abitata  dai  Paraeiaeae ,  la  quale  dove- 
va  esser  montuosa,  poiché  vi  si  tratta  diabeti  e  del  for- 
midabile scoglio  di  CAorienes,  Questue  il  cantone  alpestre 
di  Kartaghin,  siccome  per  similitudine  di  nome  e  di  sitoa- 
liooe  si  scorge,  lo  penso  che  il  presente  Sceher  •  Sel>s  cor- 
risponde aii^  antico  Zeriaipes  ;  e  potrei  continuar  a  mol- 
tiplicar le  cohicidenze,  ma  non  reputo  tei  soggetto  alto  ad 
ecciterà  un  generale  interesse  • 


VIAGGIO  353 

Nella  successila  roatlioa,  ci  mettemmo  ia  cammino  alla 
volta  di  Tsciardgiui ,  che  su  tolte  le  nostre  carte  vedesi 
mal  a  proposito  sulla  riva  destra  o  settentrionale  deirOxus. 
Questa  città ,  governata  da  un  Calmucco ,  è  situata  io 
amena  posizione  sul  confine  del  coltivato  col  deserto; 
è  dominata  da  una  bella  fortezza  costrutta  sopra  un  pog- 
gio, la  quale  dicesi  che  abbia  resistito  a  Timor;  ma  il  suo 
stato  attuale  non  è  atto  a  far  concepire  alta  idea  della  sua 
forza  9  né  della  potenza  di  questo  conquistatore.  La  po- 
polazione di  Tsciardgiui  non  oltrepassa  le  quattro  o  cinque 
mila  anime  ,  una  gran  parte  delle  quali  vive  errante  sulle 
rive  deirOxus  durante  la  stagione  estiva.  Noi  ci  fermam* 
mo  colà  per  quattro  giorni,  essendo  questo  Tultimo  Ino* 
go  incivilito  tra  la  Bukbaria  e  la  Persia. 

Nel  tempo  della  nostra  dimora  cadde  un  giorno  di  mer- 
cato; io  andai  al  bazar  col  turcomano  Ernazzar,  per  ve- 
der la  riunione  di  tutti  questi  uomini,  tra^ quali  passai 
senza  che  alcun  mi  osservasse;  l'aspetto  loro  mi  diverti 
più  che  le  mercanzie  che  vendevano ,  che  per  ogni  riguar- 
do eran  cattive:  consistevan  esse  in  coltelli,  selle,  briglie, 
tela,  coperte  da  cavalli ,  ec. ,  il  tutto  fabbricato  nel  pae- 
se ;  quel  che  vi  si  trovava  di  merci  europee ,  riducevasi 
a  grani  di  vetrerìa  e  berretti  d'indiana,  che  presto  furon 
venduti:  v^era  pure  una  gran  quantità  di  lanterne,  e  vasi 
di  rame  di  tutte  le  dimensioni. 

Coloro  che  facevano  il  commercio  a  minuto  di  molti  di 
questi  oggetti  stavano  a  cavallo  ;  tutti  quelli  che  compra- 
vano eran  sopra  i  loro  corsieri  :  in  questo  modo  si  va  al 
bazar  nel  Turkestan/  Nelfattuale  circostanza,  non  vede- 
vasi  una  sola  donna  né  col  velo ,  ne  senza .  La  maggior 
parte  delle  persone  che  vi  si  trovavano,  eran  Turcomani 


vili  iS 


354 


BURNES 


deirOxus,  coD  io  testa  i  lor  berrettooi  di  pelle  di  monto* 
De,  simili  a  quelli  degli  abitanti  della  Rhivia. 

Circa  tremila  individui  trovavansi  nel  bazar,  e,  seb- 
bene illradìco  fosse  attivissimo,  non  v^era  né  romore, 
né  confusione.  L^uso  d^aver  de' giorni  di  mercato,  sco- 
nosciuto neir  India  e  nel  paese  degli  Afghani ,  è  generale 
nel  Turkestan,  e  vi  anima  probabilmente  il  commercio^ 
o  vi  è  almeno  comodissimo  ;  poiché  tutti  gli  abitanti  del 
paese,  per  molte  miglia  in  giro,  in  queste  occasioni  vi 
si  radunano:  ognuno  si  considera  come  in  obbligo  d'inter- 
venirvi. Le  diverse  merci  son  disposte  e  collocate  in  lo- 
chi particolarie  distinti,  con  altrettanta  regolarità  che  a 
Bukhara:  qui  si  può  aver  del  grano,  là  delle  frutta;  da 
questa  parte  la  carne,  dall'altra  la  tela  ;  e  così  d'ogni  ri- 
manente. 

Le  vie  son  si  anguste  ,  che  il  mercato  ordinariamente  si 
tiene  in  un'estremità  della  città.  Lo  stesso  era  a  Tsciard- 
giui,  di  modo  che  tutto  quel  che  ha  bisogno  d'essere  mes- 
so in  mostra,  è  steso  per  terra.  —  Il  mercato  dora  dalle 
undici  ore  del  mattino  fino  alle  quattro  della  sera:  cioè  nel 
maggior  caldo  della  giornata.  Ciascheduno  aveva  fatto  le 
sue  provvisioni  a  Tsciardgiui:  otri,  orci,  brocche  e  vasi 
d'ogni  sorta  atti  a  contener  dell'acqua,  tutti  erano  stati 
riempili  fino  agli  orli  in  grazia  de'  canali  derivati  dall' Oxus. 

11  22,  a  mezzo  giorno,  ci  rimettemmo  in  cammino. 
Non  avevamo  percorso  ancora  due  miglia,  che  entram- 
mo nel  gran  deserto  il  quale  separa  le  due  regioni  d'Iran 
e  di  Turan  .  È  consuetudine  nel  Turkestan,  che  quando 
si  viaggia  si  parta  a  mezzo  giorno  per  riposarsi  al  tramon- 
tar del  sole:  dopo  un  riposo  di  due  ore,  e  rindispensabil 
tazza  di  tè,  si  riprende  il  cammino  e  si  arriva  ordinaria* 
mente  allo  spuntar  del  giorno  al  luogo  della  fermata . 


VIÀGGIO  ^^ 

Dopo  il  nostro  riposo  della  sera,  pervenimmo ,  al  sorger 
del  sole 9  a  Karaul,  pozzo  d'acqua  salmastra  profondo 
trenta  piedi  e  circondato  di  alberi  :  eravamo  allora  a  22 
miglia  da  Tsciardgiui.  Il  paese  offriva  tutto  un  deserto, 
reso  ineguale  da  monticelli  di  sabbia,  ma  meno  privo  di 
erbe  e  di  macchioni  di  quello  che  è  al  nord  dell' Oxus. 
Per  la  forma  e  distribuzione  queste  dune  rassomigliano  a 
quelle  che  ho  precedentemente  descritte  :  la  sabbia  era 
movevolissima ,  non  polverosa ,  e  i  cammelli  colle  lor  some 
dolcemente  sdrucciolavano  luogo  le  pendici .  Incontrava* 
mo  di  tanto  intanto  qualche  strato d^ argilla  indurita,  co- 
me se  quelle  dune  avessero  riposato  sopra  una  base  di  quel- 
la materia. 

Trovammo  sovr'essa,  agli  orli  delle  dune,  il kasara^ 
arboscello  simile  al  tamarisco^  ed  il  salan ,  specie  di  gra- 
migna. Vedemmo  parimente  il  kazzak  e  il  karaghan ,  arbo- 
scelli spinosi,  che  il  cammello  mangia  con  avidità.  Nep- 
pure una  goccia  d'acqua  vedemmo  in  tutto  il  tragitto;  nep- 
par  un  vestìgio  d' abitazione ,  tranne  i  ruderi  d^  un  forte 
che  anticamente  servi  di  posto  avanzato  agli  abitanti  del- 
le rive  deirOxus.  1  deserti  di  Dgesselmira  e  di  Parkar, 
neir  India,  sembraronmi  insignificanti  al  paragone  a  questo 
immenso  oceano  di  sabbia. 

Nessuna  prospettiva  è  più  imponente  di  quella  d'un  de* 
•erto:  l'occhio  si  riposa  con  interesse  profondo  sulla  lunga 
fila  di  cammelli ,  a  misura  ch^essa  prosegue  il  suo  cammino 
sinuoso  a  traverso  la  spaventevol  solitudine  :  alcuni  han  ri- 
so sulla  metafora  che  chiama  il  cammello  navfV;/i'o  del  de- 
serto ;  ma  ella  è  pertanto  esatta  :  gli  oggetti  viventi ,  comu- 
nicano un  interesse  polente  alla  inanimala  natura  . 

In  mezzo   alla  nostra  via  attraverso  il  deserto,  incon 
trammo  sventurati  Persiani  ch^  erano  stati  presi  da^  Tur. 


r 


comaoi,  i  quali  aodavaDoaveoderli  aBukhara:  cinque  di 
loro  erano  ifisieme  iDcatenati ,  ed  avanzaiaosi  ìd  mczio 
alle  sabbie  ammooticchiate .  La  nostra  carovana  alzò  un 
grido  f^eneraledi  compassione  passando  dinanzi  aquest' in- 
felici, che  non  furono  insensibili  alla  nostra  simpatia;  man- 
darono un  grido  di  dolore  e  lanciarono  uno  sguardo  dì  ram* 
marico,  allorché  si  videro  dinanzi  gli  ultimi  cammelli 
della  carovana,  che  andavano  nella  patria  loro,  lo  era  sopra 
uno  di  quelli  della  retroguardia,  e  mi  fermai  per  udire  il 
tristo  racconto  di  que^ cattivi:  eglino  erano  stati  presi 
da^Turcomani,  poche  settimane  innanzi,  aGhain,  presso 
Mesced,  nel  momento  in  cui  la  coltivazione  de"*  loro  cam 
pi  li  aveva  fatti  uscir  dalle  proprie  case.  Essi  erano  stanchi 
e  sitibondi  :  io  diedi  loro  quel  che  potei,  cioè  un  popone 
era  ben  picciola  cosa,  ma  fu  ricevuto  con  gratitudine 
Quale  spaventevole  idea  farsi  non  doverono  quegli  esseri 
sventurati,  del  paese  nel  qukie  entravano  percorrendo  un 
simil  deserto  ! 

I  Turcomani  non  mostran  molta  compassione  po'*  loro 
schiavi  Persiani;  e  qual  altro  trattamento  aspettarsi  da 
uomini  che  passan  la  loro  vita  vendendo  i  loro  simili  !  Egli- 
no non  somministrano  ad  essi  alimenti  ed  acqua  fuorché  in 
piccola  quantità, col  fine  chela  debolezza  lornon  permetta 
la  fuga;  ma  non  esercitan  su  di  loro  alcuna  crudeltà.  Fu 
raccontato  che  lor  recidevasi  il  tendine  del  tallone,  e  lega<- 
vasi  una  corda  intorno  del  collo  ;  ma  questi  racconti  sono 
in^opposizione  colla  verità  ,  poiché  le  mende  risultanti  da 
queste  ferite  minorerebbero  il  valor  dello  schiavo  •  Questi 
sfortunati  cattivi  patiscono  una  ben  più  terribile  calamità, 
la  perdita  cioè  della  patria  e  della  libertà. 

Arrivando  la  mattina  al  punto  della  nostra  fermata, 
avemmo  luogo  d'osservar  la  composizione  della  nostra ca- 


VIAGGIO 


357 


rovaoa:  contai  più  di  80  cammelli ,  e  circa  150  persone  ^ 
fra  le  quali  eran  molti  ricchissimi  negozianti ,  che  accom» 
pagnavano  le  lor  merci  a'  mercati  della  Persia:  alcuni  viag 
giavano  dentro  a' panieri  accomodati  sopra  i  cammelli, 
altri  cavalcavano  bei  cavalli,  ed  altri  montavano  degUasio 
ni;  ma  neanche  il  più  misero  individuo  non  andava  a  pie* 
di.  1  cavalieri  precedevano  i  cammelli,  e  quando  n'erano 
lontani  sdraiavansi  sulla  sabbia  colla  briglia  del  cavallo  in 
mano, ristorandosi  d'alcuni  momenti  disonno  fioche  la  ca- 
rovana non  li  raggiugnesse .  Era  questa  una  scena  assoluta* 
mente  nuova  per  noi  e  curiosa  • 

Erano  nella  truppa  una  diecina  di  Persiani ,  che  avean 
vissuto  molti  anni  in  schlavitii  nel  Turkestan ,  e  che  dopo 
aver  riscattata  la  loro  libertà,  ritornavau  di  soppiatto  nel- 
la lor  patria.  Questi  erano  incantati  dalle  nostre  domande, 
e  durante  il  viaggio  molti  concepiron  per  uoi  dell'attacca* 
mento:  ci  porta van  de'  poponi,  scannavano  gii  agnelli,  at« 
tiogevanci  l'acqua,  ed  eran  sempre  a  nostra  disposizione  • 
Alcuni  erano  stati  rapiti  fino  a  tre  riprese,  ed  altrettante 
volte  si  eran  riscattati  ;  giacché  gli  Uzbeki  sòn  soggetti  ad 
esser  frequentemente  ingannali  daMoro  schiavi  che  riesco- 
no a  gabbarli,  e  nel  loro  servizio  guadagoan  del  denaro, 
lo  conversai  con  parecchi  di  essi  :  il  racconto  delle  attua- 
li loro  inquietudini ,  non  era  meno  affliggente  di  quello  dei 
loro  passati  patimenti:  gli  uomini  che  gode  van  il  piif  no- 
tabi!  credito  nella  carovana ,  ne  avevano  scelti  diversi  per 
invigilare  a  una  parie  delle  lor  mercanzie,  oode  di  essi 
si  faeesse  minor  caso, e  perchè  fosser  considerati  piutto- 
sto come  commercianti ,  che  come  schiavi  emancipati ,  es* 
sendochè  un  mercante  persiano  in  una  carovana  è  general- 
mente al  sicuro:  ma  ad  onta  di  tale  aggiustamento  de'  ri'» 
baldi  a  cuore  indurito  avevan  vociferato  sulle  rive  del- 


558  BURNBS 

r  Oxus  ;  UQ  Persiano  era  stato  costretto  a  far  ritorno  a 
Bukhara,  ed  altri  non  avevan  traversato  il  fiume  se  non 
con  difficoltà .  La  minima  insinuazione  indirizzata  agli  abi- 
tanti della  Khivia ,  avrebbeli  probabilissimamente  impe- 
diti di  proseguire  il  loro  viaggio;  ma  era  ciascheduno  ben 
istrutto  della  condotta  che  doveva  tenere  •  Quali  dolci  sen- 
timenti debbono  esser  quelli  di  questi  uomini  nelP avvici- 
narsi alla  Persia!  Un  di  loro  mi  disse ^  che  quando  fu  stra- 
scinato in  schiavitù  aveva  moglie  e  numerosa  prole  :  era 
rimasto  22  anni  cattivo  9  e  non  aveva  mai  più  sentito  par- 
lar  d^alcuno  de^suoi  dopo  queir  epoca!  se  alcuni  sono 
ancora  viventi ,  il  padre  apparirà  in  mezzo  a  loro  come 
uno  spettro  che  esce  dalla  tomba  !  !  Non  era  men  commo- 
vente Pistoria  d^un  altro  di  que' Persiani  :  era  stato  preso 
con  tutta  la  sua  famiglia  e  tutti  gli  abitanti  del  suo  villag- 
gio, presso  Turscich;  e  venduto  da  un  capo  delKhorassan 
a^  Turcomani ,  che  in  quella  circostanza  menarono  a  Buk- 
hara  più  di  cento  creature  umane.  Arrivati  a  Maimana  , 
luogo  situato  sulla  strada ,  furon  ceduti  ad  altri  Turco- 
mani,  e  Analmente  venduti  a  Bukhara.  Colà,  questo  scia- 
gurato Persiano  vide  cader  nelle  mani  d'un  Uzbeko  la 
propria  moglie ,  nelle  mani  d^  altri  i  Agli ,  ed  egli  stesso 
divenne  la  proprietà  di  diverso  padrone .  Un  uomo  y  che 
sentiva  d'esser  uomo,  lo  restituì  in  libertà  perchè  credè 
di  far  cosa  buona  in  faccia  a  Dio  :  il  povero  Persiano  sta- 
va in  agguato  in  Bukhara,  come  un  uccello  presso  al 
suo  nido  devastato ,  nella  speranza  di  poter  redimere  gli 
altri  membri  della  sua  famiglia;  ma  non  essendoci  potuto 
riuscire  ,  tornava  alla  sua  patria  ond' eccitar  la  compas- 
sione e  la  pietà  di  coloro  che  lo  avevano  conosciuto  in 
prospero  stato.  Se  narrar  volessi  tutti  i  mali  che  i  nomadi 
e  masnadieri  Turcomani  infliggono  al  genere  umano ,  il 


VIAGGIO  558 

cuore  de*  miei  lellori  sarebbe  lacerato,  poiché  bisogne- 
rebbe  iotenerirsi  Gno  alle  lacrime. 

Partendo  da  Karaul,  abbandonammo  la  strada  princi- 
pale delle  carovane ,  la  quale  conduce  a  Merva,  e  ne  pren- 
demmo un'altra  che  si  dirijie  alP ovest  nel  deserto,  e  non 
è  punto  frequentata.  Noi  non  avevamo  avuto  la  facoltà 
della  scelta ,  perchè  V  ufficiale  che  comanda  V  armata  Khi- 
vana  ci  spedì  un  messaggio  per  menarci  al  suo  campo: 
ci  eravamo  in  tal  modo  gettati  negli  artigli  del  lione, 
ma  essendo  noi  senza  alcuna  protezione,  fu  giuocoforza 
rassegnarci.!  mercanti  avevan  l'aria  d^essere  assai  più 
di  noi  contrariati  • 

Dopo  l'ordinaria  fermata,  la  mattina  del  23  arrivam- 
mo al  pozzo  di  Balghui ,  che  è  unico  e  piccolo:  il  suo  dia- 
metro è  di  quattro  piedi,  e  la  sua  profondità  simile  a 
quella  del  pozzo  di  Karaul ,  dal  quale  è  distante  24  mi- 
glia; i  Turcomani  non  lo  rinvennero  che  dopo  un  tortuoso 
cammino  di  alcune  ore.  L^ acqua  è  buona  ed  in  un  mo- 
mento lo  vuotammo;  cosicché  fu  d'uopo  aspettar  fino  alla 
sera  perchè  si  fosse  potuto  nuovamente  riempiere. 

Lungo  il  nostro  tragitto ,  il  deserto  abbondava  di  ce- 
spugli ma  difettava  assolutamente  di  acqua;  ed  altri  es- 
seri animati  non  vedemmo,  senonchè  topi,  scarafaggi,  e 
qua  e  là  qualche  uccello  solitario .  Superai  delle  dune  che 
sorgevano  ad  un'  elevazione  di  sessanta  piedi ,  e  a  quest'  al- 
tezza elleno  son  sempre  nude,  perchè  credo  che  niun  ve- 
getabile possa  vivere  in  una  situazione  talmente  scoperta  • 
I  monticelli  più  elevati  erano  a  otto  miglia  circa  di  di- 
stanza dal  luogo  della  fermata  e  chiaroansi  chir  i  chutr 
(latte  di  cammella)  dietro  qualche  illusione  a  quest'utile 
animale.  Il  color  della  sabbia ,  che  è  quarzosa,  nulla  offri- 
va di  particolare .  Non  v'era  né  erba, né  pianta  strisciante  ; 


360  BUR1IB8 

ciascuo  arboscello  separatamente  cresceva,  e  Terba  di 
cui  più  sopra  ho  parlato,  oon  si  trovava  cbe  in  grup- 
pi. Il  calor  delia  sabbia  sMoalzava  Odo  al  grado  150  (53® 
30  )  e  quello  dell'atmosfera  eccedeva  i  lOO^"  (  30  20)  :  — 
fortuna  che  il  vento  soffiava  senza  discootiouare  :  credo 
che  sarebbe  impossibile  di  traversar  questa  regione  di 
state 9  se  cessasse  di  ventare-,  e  la  perseveranza  colla 
quale  il  vento  soffia  da  una  sola  parte,  è  rimarchevole  in 
una  contrada  mediterranea:  vero  è  che  avevam  delle  mon* 
lagne  da  tutte  le  parti,  fuorché  al  nord^  ma  per  poter  ar- 
restare il  vento  sono  troppo  lontane . 

La  nostra  carovana  avanza  vasi  con  passo  fermo  ed 
Uguale  in  mezzo  alle  sabbie,  e  non  so  concepire  cbe  cosa 
possa  contribuire  a  trattenere  Pandamento  d'*un  cammello 
nel  deserto.  Si  percorrevan  due  miglia  ed  un  ottavo  (3,740 
yardi)  per  ora:  inseguito  ho  riscontrato  che  il  giudizio- 
so Voloey  iodica  la  distanza  di  3.600  yards  come  quella 
dell'ordinaria  giornata  di  queir  animale  nelle  sabbie  del- 
l' Egitto  e  della  Siria . 

Avevamo  sentito  parlar  per  T innanzi  de**  deserti  al  sud 
deirOxus,  ed  in  quel  momento  avevamo  il  mezzo  di  far- 
cene  un'  idea  dietro  le  nostre  proprie  osservazioni .  Vedem- 
mo gli  scheletri  de^  cammelli  e  de' cavalli  morti  per  sete  ; 
questi  ossami  erano  imbianchiti  per  razione  del  soie.  La 
natura  delle  strade  o  sentieri,  fa  che  facilmente  si  perdano; 
e  una  volta  che  sia  smarritala  via  battuta,  il  viaggiatore  e 
la  sua  spossata  cavalcatura  ordinariamente  periscono.  Una 
circostanza  di  questo  genere  era  accaduta  pochi  giorni 
prima  della  nostra  partenza  da  Tsciardgiui:  —  tre  uomini , 
che  veni  van  dal  campo  Ehi  vano,  avevan  perduta  la  stra- 
da ;  la  loro  provvisione  d' acqua  essendo  esaurita,  due  ca- 
valli soccomberono  alF ardente  lor  sete,  e  gli  sciagurati 


VIAGGIO 


361 


viaggiatori  apriroo  la  vena  del  cammello  che  loro  restava 
e  ne  succhiarono  il  sangue:  il  nutrimento  che  loro  som- 
ministrò tale  risorsa ,  diede  ad  essi  tanta  forza  da  poter 
pervenire  a  Tsciardgiui,  ove  però  il  cammello  mori.  Fatti 
simili  9  frequentemente  accadono.  Il  khan  diKhiva,  in  uno 
degli  ultimi  suoi  viaggi  a  traverso  il  deserto ,  perde  circa 
dugento  cammelli  carichi  d^  acqua  e  di  viveri  per  le  sue 
genti  •  Faceva  scavar  pozzi  a  misura  che  inoltravasi  ;  ma 
Pacqua  v^era  poco  abbondante.  1  cammelli  pazieutissi- 
mamente  sopportavau  la  sete  ^  ma  è  un  error  del  volgo  il 
creder  ch'essi  possan  vivere  molti  giorni  senza  bevanda: 
generalmente  languiscon  prima ,  eppoi  al  quarto  giorno 
moiooo,  e  succombono  anche  prima  di  questo  termine  se 
il  caldo  è  molto  intenso. 

Preso  riposo  un  giorno,  partimmo  allo  spuntar  del  so- 
le; e  meno  una  stazione  di  breve  durata,  proseguimmo  il 
nostro  cammino  fino  air  indomani  alfora  medesima.  — 
Noi  avevam  percorse  35  miglia,  e  ci  fermammo  a  Sirab , 
pozzo  la  cui  acqua  è  fetida;  di  pozzo  in  pozzo  ne  aveva* 
mo  cercato  invano  della  migliore. 

Pareva  progredendo  alPovest,  che  i  maggiori  poggi  di 
sabbia  scomparissero.  Il  deserto,  ancorché  presentasse  i 
medesimi  tratti  di  prima  ^  non  era  più  che  una  pianura 
arenosa,  ondeggiante^  ineguale  e  quk  e  là  coperta  di  buscio- 
ni:  in  alcuni  puntiti  terreno  era  salso ,  ma  qualche  tem- 
pò  dopo  d'essere  stata  attinta  Tacqua  era  buona.  —  Ap« 
pena  messici  a  sedere ,  Ernazzar  venne  a  trovarci  per 
aver  la  sua  tazza  dì  tè  ;  niuno  scolaro  non  fu  mai  tanto 
ghiotto  dello  zucchero  quanto  questo  canuto  serdar  Tur. 
cornano;  io  gliene  dava  spesso,  per  aver  il  piacere  di  ve* 
derglielo  sgretolar  co^suoi  denti,  ma  alcuni  tra  i  mercanti 
si  maravigliavano  a  vederlo  prodigato  ad  un  tal  uomo: 


I 


vni 


46 


36S 


BUBHES 


io  però  mi  trovava  sempre  beato  della  di  lui  compagnia , 
poiché  Io  considerava  come  P  unico  veicolo  che  potesse 
esistere  tra  noi  ed  i  barbari  che  andavamo  ad  incontrare . 
Egli  d' altronde  ci  raccontava  le  notizie  della  carovana ,  e 
costruiva  di  tutte  le  particolarità  del  paese,  sapendo  che 
noi  le  notavamo  per  iscritto .  Ernazxar  non  e'  ingannò  mai, 
cosicché  lo  zucchero  che  divorava  non  era  che  una  ben 
piccola  paga  pei  suoi  servigi  ;  e  per  contraccambio  alle 
nostre  compiacenze ,  ci  promise  di  darci  una  cosa  squi* 
sita ,  allorché  perverremmo  al  primo  campo  di  Turcoma- 
ni  :  io  non  mi  aspettava  niente  meno  che  del  kimmis  o  del 
buza  (latte  di  giumenta,  o  liquor  fermentato);  ma  egli 
mi  portò  dei  latte  di  cammella,  che  é  l*unica  bevanda  dei 
Turcomani  :  si  mescola  con  delPacquae  quindi  gli  si  leva 
il  flore ,  e  si  chiama  tchal  ;  un  gusto  salato  ed  amaro .  La 
parte  più  leggera  di  questo  latte  é  considerata  da  quelle 
genti  come  una  piacevole  bevanda ,  ma  a  me  sembrò  agra 
ed  aspra.  Io  credeva  che  gii  Uzt^eki  ed  i  Turcomaui  beves 
sero  il  latte  di  cavalla  ed  i  Uquori  fermentati^  ma  sì  gli 
uni  che  gli  altri,  in  uso  fra  i  Kirghizi  che  vivoo  tra  la  ca- 
pitale di  questo  stato  e  la  Bussia ,  sono  invece  sconosciuti 
in  Bukharìa . 

Una  carovana  rappresenta  completamente  una  repub 
blica;  tuttavia  non  credo  che  la  maggior  parte  delle  re- 
pubbliche  sieno  tanto  ben  regolate  :  de^  nostri  ottanta 
cammelli ,  molti  appartenevano  a  differenti  persone;  v>ran 
quattro  caQla  basci,  e  nullaostante  niua*  alterco  insor- 
geva giammai  sulla  disposizione  e  sull'ordine  della  marcia; 
egli  é  nn  punto  d^  onore  V  aspettarsi  reciprocamente  V  un 
r altro:  allorché  un  cammello  butta  giù  la  sua  soma,  gli 
altri  tutti  si  arrestano  fin  ch'ella  non  sìa  rimessa,  e  si 
ossen^a  con  soddisfacimento  questa  universal  simpatia  • 


VIAGGIO  365 

I  senlimeDti  che  ci  anifloavaiio  reDde?aii  piacevole  questo 
modo  di  viaggiare  )  poiché  i  rilardi  elie  aopraggiuDgono 
SODO  assai  men  frequeoti  di  quel  clia  si  supponga .  Quaoto 
più  vissi  cogK  abitaoti  dell'  Asia  nella  sfera  che  loro  è  pro- 
pria ,  e  tanto  maggiormente  concepii  di  loro  vantaggiosa 
idea.  Non  vedesi  nella  Europa  incivilita  quella  naturai  ge- 
nerosità cbe  induce  un  Asiatico,  qualunque  ne  sia  il  gra- 
do ,  a  divider  col  suo  prossimo  ogni  boccone  di  quei  che 
mangia  ;  almeno  presso  i  musulmani,  per  quel  che  riguar- 
da  r ospitalità,  non  esiston  nomini  d^alto  paraggio  ed 
uomini  da  nulla  ;  il  khan  si  nudrisce  semplicemente  come 
il  plebeo ,  e  non  accosta  cibo  alla  sua  bocca  senza  cbe  pri- 
ma ne  abbia  fatto  parte  a  quelli  che  gli  stanno  d*  intor- 
no. A  me  pure  è  molte  volte  toccato  di  ricever  tali  se* 
gni  di  bontà ,  tanto  per  parte  del  ricco  come  del  povero , 
giacché  di  nulla  si  gode  se  non  in  società,  —  Ma  qua! 
differenza  tra  questi  sentimenti  e  quelli  che  dominano  i 
bigotti  della  classe  inferiore  disila  Gran  Brettagna  !  Questo 
scambievole  aOctto  tra  gli  Asiatici  non  è  soltanto  limitato 
al  negoaianle  che  viaggia,  ma  esiste  ancora  nelle  città  e 
nelle  campagne  !  È  cosa  veramente  deplorabile  cbe  la  ci* 
viltà  con  tutti  i  suoi  vantaggi  non  ci  conservi  ancora  que- 

I 

ste  vii  tii:  i  popoli  bai  bari  sono  ospitali,  gr  inciviliti  non  son 
che  garbati;  ma  T ospitalità  congiunta  a  maniere  gentili  è 
cosa  ancor  più  meritoria . 

Una  carovana  offre  in  ogni  tempo  un  quadro  inleressan 
tot  gli  espedienti  usati  dagli  uomini  pti,  per  impedir  che 
non  fossimo  ritenuti  nel  deserto  de' Turcomanì ,  meritan 
d^ esser  citati.  La  nostra  linea  era  troppo  eslesa  perchè  ad 

I       an  appello  generale  tutti  potesser  fermarsi  per  la  pre- 
ghiera; quindi  air  ora  comandata  vedovasi  ciascun  uomo, 

I       osul  suo  cammello  o  nel  suo  paniere,  che  indirizzava  a 


364  BURNES 

Dio  la  preghiera  nel  modo  più  conveniente  che  poteva , 
io  adempì  mento  di  questo  dovere  •  La  legge  del  profeta 
permette  al  fedele  di  far  Fabluaione  colla  rena  se  manca 
r  acqua  :  e  '1  dorso  d*  un  cavallo  o  d'  an  cammello  ^  è 
per  la  preghiera  una  posiaiooe  tanto  conforme  alla  legge 
quanto  la  piii  magnifica  mo$ch.ea  d*  una  città  • 

Il  quadro  che  la  nostra  carovana  presentava  allorché 
pervenivamo  al  luogo  della  fermata  y  era  animato  ad  un 
tempo  ed  aggradevole:  gli  Uibeki  non  abbeverano  i  loro 
cavalli  che  quando  questi  animali  ban  caldo;  ma  in  que- 
sto via$rgio  ^  siccome  appena  arrivati  ripartivamo  subi- 
tO)  però  permettevasi  accavalli  di  spegner  la  loro  sete  in 
qualunque  tempo;  ma  per  prevenire  ogni  sinistro  efletto 
che  succeder  ne  potesse,  il  cavaliere  montava  subito  sul- 
Tanimale,  e  lo  faceva  galoppare  per  monti  e  per  valli, 
per  un  tratto  di  diverse  miglia;  il  quale  esercizio,  dicevan 
gli  Uzbeki ,  portava  V  acqua  alla  temperatura  del  corpo 
deir  animale  riscaldalo.  La  sveltesza  d'alcuni  cavalieri  e 
la  leggerezza  delle  lor  selle ,  alcune  non  essendo  pio  gran* 
di  di  quelle  che  impiegaosi  per  le  corse ,  davauo  a  queste 
gite  un  vivissimo  interesse . 

Colla  gita  successiva,  arrivammo  a  mezza  notte  a 
Utchghui  (  i  tre  pozzi  ),  che  difficilissimamente  potemmo 
trovare  •  Camminammo  ora  a  diritta  ora  a  mancina,  e^ 
neir  oscurità,  i  Turcomani  smontarono  onde  riconoscer 
la  strada  nella  sabbia  testendo  colle  lor  mani;  ma  avevam 
quasi  perduta  la  speranza  di  poterla  in  venire,  e  ci  prepa- 
ravamo a  bivaccare,  quando  i  latrati  d^un  cane,  ed  una 
risposta  da  lontano  alle  nostre  grida  ripetute ,  dissiparon  le 
nostre  inquietudini,  e  in  pochi  momenti  fummo  attendati 
presso  un  pozzo,  ove  incontrammo  alcuni  Turcomani  no* 
madi ,  i  primi  che    avessimo  veduti  dopo  il    passo  del- 


VIAGGIO  365 

rOxtts.  L^aeqaa  di  questo  potio  era  amara  \  Duiladimeoo 
que*  pastori  parevano  essere  iodiOereDti  a  questa  qualità  . 

Il  paeae,  a  misura  che  cMuoltravamo  preseotavasi  Sem* 
pre  più  diverso  ^  e  diventava  più  piano  e  meno  arenoso , 
ma  offriva  sempre  un*  alternati  va  di  dossi  e  di  fondi: 
scoprimmo  in  uno  di  questi  delle  pietruzze  rosse  ad  angoli 
acuti,  che  assomigliavano  alquanto  alle  piriti  ferruginose. 
La  profondita  de*  pozzi  scavati  in  quelle  depressioni  non 
eccedeva  i  30  piedi:  —  dia  è  di  300  nei  deserto  del- 
l' India . 

L'indomani  mattina  i  Turcomani  riunìrons'inloroo  a 
noi .  Nulla  turbava  le  nostre  relazioni  con  essi ,  perchè 
eglino  completamente  ignoravano  chi  fossimo ,  e  la  pre- 
senza d^Ernaizar,  nostra  guida  ed  uomo  della  loro  tribù  ^ 
era  una  aofficiente  attrattiva  per  que* figli  del  deserto. 
Eglino  parlaroo  del  pungente  freddo  deir  inverno  in  quel 
paese ,  e  ci  assieuraron  che  la  neve  copriva  qualche  volta 
la  terra  a  un'altezza  d'un  piede;  noi  pure  avevamo  real- 
mente provato  un  abbassamento  di  10  gradi  nella  tempe- 
ratura, dopo  la  nostra  partenza  dalle  rive  dell' Oxus. 

Già  eravam  prossimi  agli  accampamenti  del  khan  di 
Khiva,  i  quali ,  a  quanto  sembra ,  eran  sulle  rive  del 
Murghab  o  fiume  di  Merva,  molto  disotto  al  luogo  di 
questo  nome  ^  ed  a  30  miglia  circa  dal  punto ,  in  cui  era- 
vamo. Partiti  a  mezzo  giorno,  ci  trovammo  al  tramontar 
del  sole  circondati  da  rovine  di  forti  e  di  villaggi  attuai* 
mente  abbandonati ,  sparsi  in  gruppi  sopra  una  ^asta  pia-        [ 
nura .  lo  aveva  osservato  che  noi  gradatamente  uscivamo        | 
di  mezzo  alle  dune  ;  e  quest'  indizi  delle  opere  dell'  uomo        \ 
cbe  noi  scorgevamo,  eran  gli  avanzi  dell' antica  civiltà  del 
famoso  regno  di  Merva,  o  Merù ,  come  i  nostri  storici 
V  hanno  erroneamente  chiamato.  Prima  di  giungere  a  questi        { 


306  BCRNBS 

vestigi ,  molti  segni  ci  avevao  indicato  cbe  olivamo  faor 
deiroceanodi  sabbia;  Tra  gli  altri  avevani  TedaCo  panar 
sopra  di  noi  numerosi  stormi  d'uccelli^  insali)  nel  modo 
stesso  che  fan  conoscere  al  nocchiero  non  esser  tontana 
una  terra  ^  recavano  a  noi  la  soddisfaiione  di  sapere^  che 
dopo  una  corsa  di  150  miglia  attraverso  di  un  arìdo  de* 
serto,  ove  aveamo  orribilmente  soflerto  per  difetto  d' a- 
equa ,  eramo  ben  tosto  alla  6oe . 

Dopo  una  $iiornala  di  cammino  fatto  con  tempo  fresco 
e  piacevole  sopra  una  superficie  perfettamente  piana,  re* 
ststente  e  dappertutto  cosparsa  di  farti  e  di  rovine,  per  re- 
nimmo  T indomani  mattina  a  Qn'o6a  o  vasto  campo  Tur* 
comano ,  presso  le  rive  del  Murghab ,  che  portava  il  nome 
di  Shuadgia  Àbdallah  ^  e  la  coi  popolazione  venne  tutta 
fuori  dinanzi  alla  carovana.  Noi  prendemmo  posizione 
sopra  un  poggio  a  500  piedi  circa  di  disCanaa,  ed  i  mer* 
canti  ci  consigliarono  a  mescolarci  con  loro  ed  a  tenere  «n 
contegno  umile  e  modesto  ;  noi  accettammo  il  consiglio  • 
Poco  tardarono  i  Turcomani  ad  arrivare  in  folla  :  cbieaer 
del  tabacco,  e  portavano  in  cambio  de' carichi  di  poponi  i 
squisiti:  noi  ne  affettammo  alcuni  e  li  mangiammo  in  com-  I 
pagaia  dei  cammellieri  e  degli  schiavi,  non  curando  i  raggi  ! 
del  sole,  quantunque  dir  non  possa  che  ciò  non  fosse  a  de* 
trimento  della  nostra  carnagione  che  già  era  abbronzata  • 

Intanto  scoprimmo,  che  il  campo  khivano  era  auU^op» 
posta  riva  del  fiume  ^  il  quale  non  era  guadabile  se  non 
che  in  alcuni  punti  «  I  mercanti  si  decisero  eflettuar  subito 
il  tragitto  con  tutti  ì  cafiia  bascì ,  ed  impiegar  tutt'i  loro 
mezzi  per  conciliarsi  le  buone  grazie  delfuf fidale  co« 
mandante,  perchè  il  khan  era  ritornato  a  Kliiva  pochi 
giorni  innanzi.  Lor  principale  oggetto  sembrava  esser 
quello  di  sodisfare  al  pagamento  de^  dazi  sul  luogo  slesso 


I 


VIAGGIO 


367 


ove  eravMoio  aiteadati  9  perchè  niun  di  loro  si  curava 
di  separarsi  dalla  sua  proprietà  in  prossimità  d'un  di- 
slaccameoto  venuto  d^Urghendge.  Se  que' mercanti  alza- 
roD  preci  al  cielo  pel  buon  esito  del  loro  disegno ,  posso 
dir  che  le  nostre  non  furoo  meno  ferventi  y  ed  in  con- 
seguenza la  deputazione  parti  accompagnata  dai  voti  di 
tutti  pel  suo  felice  successo .  Noi  rimanemmo  fra  gli  oi 
palloi  (  custodi  )  della  carovana . 

Al  sopraggiuQger  delia  notte  stendemmo  le  nostre  co* 
perte  sotto  un  cielo  puro  e  sereno ,  e  dormimmo  senza 
timore  e  senza  inquietudini  presso  il  campo  di  cacciatori  e 
venditori  d' uomini  nostri  vicini;  il  quale  stato  di  sicu- 
rezza era  rimarchevolissimo  io  questo  paese  ed  in  mezzo 
ad  un  tal  popolo;  ma  un  Turcomano,  ancorché  possa 
prender  parte  ad  una  spedizione  di  ruberia  e  distinguervisi 
perla  sua  incomparabile  abilità,  non  commette  un  ladro 
cioio  a  sao^^ue  freddo  ed  al  suo  naturale  poco  conforme. 

Or  che  mi  cade  io  acconcio  di  parlar  un  poco  del  de  * 
serto  che  avevamo  attraversalo  per  venir  sulle  rive  del 
Murghab,  dirò,  che  sotto  il  punto  divista  militare ,  la 
scarsezza  deir acqua  è  grave  inconveniente:  in  alcune 
parti  i  pozzi  son  distanti  gli  uni  dagli  altri  36  miglia, 
e  Tacqua  di  essi  ò poto  abbondante  ed  amara:  quella  che 
avevamo  trasportata  dalle  rive  delPOzos,  non  era  meno 
nauseaute  di  quella  del  deserto,  poiché  la  non  si  può 
serbare  che  negli  otri,  i  quali  si  è  obbligati  spalmar  di 
olio  perchè  non  si  fendano  ;  ma  quel  grasso  si  mescola  al- 
r acqua,  la  quale  poi  si  altera  talmente ,  che  i  cavalli  stessi 
ricusan  di  beveria:  il  difetto  d'acqua  buona  è  veramente 
una  tormentosa  privazione. 

Durante  il  cammino,  molte  persone  della  carovana, 
specialmente  i  cammellieri,  furono  attaccati  da  ottalmie 


3G8  BUHXBS 

ed  io  suppongo  che  questa  malattia  fosse  originata  dalla 
rena,  dalla  polvere 9  e  dalla  lace  troppo  viva.  Laoode  è 
cosa  dubbia,  che  con  tanti  ostacoli  fisici,  con  tanti  pic- 
coli iacomodi  de'  quali  ho  fatta  la  enameraiione,  nn  eser- 
cito possa  attraversare  il  deserto  in  quella  parte  •  1  sen* 
tieri  arenosi  e  malagevoli ,  giacché  non  si  pnò  dir  che  vi 
sia  strada,  potrebbero  esser  resi  praticabili  pe' cannoni 
situando  delle  Tascioe  sulla  sabbia;  ma  Terba  per  gli  ani* 
mali  è  estremamente  rara ,  per  cut  il  piccol  numero  dei 
cavalli  che  accompagnavan  la  carovana  rimasero  spossati 
ed  attrappiti  prima  d^  arrivare  al  fiume.  Un  cavallo  che 
\iaggia  con  un  cammello,'  non  può  affrettare  il  passo  ;  co* 
sicché  un  esercito  non  potendo  aver  corso  piìi  rapido  di 
quella  d^una  carovana,  non  tarderebl>e  ad  esser  oppresso 
dalle  fatiche  •  Ci  fa  saper  V  istoria ,  che  molti  eserciti  han 
traversato  questo  deserto  e  vi  hanno  combattuto  ;  ma  esst 
consistevano  in  schiere  di  cavalleria  leggiera,  che  poteva 
operarci  suoi  movimenti  con  motta  rapidità:  bisogna  os 
servare, che  tra  noi  non  era  neppur  un  pedone.  La  ca- 
valleria leggiera  potrebbe  passare  in  questo  deserto  per 
divisioni  e  per  strade  separate,  poiché  iodependentemeote 
dalla  strada  che  conduce  a  Blerva,  ve  ne  son  due  altre,  una 
air  est,  r  altra  air  ovest:  ma  sarebbe  in  ogni  tempo  un 
difficile  impegno  per  un  corpo  considerevole  d^  uomini 
r  andare  dal  Murgbab  sulfOsus,  poiché  la  nostra  caro- 
vana di  ottanta  caramelli  vuotò  sempre  i  poni ,  i  quali 
sarebbe  d^  altronde  agevole  nasconderli,  ed  anche  colmare 
i  serbatoi  poco  abbondanti  :  ma  ne^ luoghi  in  cui  P  acqua 
non  é  che  a  30  piedi  dalla  superficie  del  suolo ,  un  capi- 
tano dotato  d^  energia  può  rimediare  a' suoi  bisogni,  poi- 
ché ne  abbiamo  un  esempio  nella  marcia  del  khan  di 
Klìiva  fino  alle  rive  deIHurghab. 


VIAGGIO  369 

Or,  dopo  avere  scriUo,  forse  prolissamente ,  sul  tra* 
gitto  di  questo  deserto ,  potrò  io  domaodare  a  me  stesso 
chi  mai  tentò  di  valicarlo,  e  sulla  strada  di  qual  conqui- 
statore presentemente  egli  si  trovi  7  Non  è  sulla  via  tra 
rindiae  F  Europa;  e  se  i  discendenti  degli  Sciti  e  de' Parti 
cercan  d^  invadere  i  loro  respettivi  territori,  e  di  esercitar 
gli  uni  contro  gli  altri  la  tirannide,  essi  lo  possono  senza 
forse  eccitar  T attenzione  de' fieri  Britanni  • 

L^oba,  o  campo  de'Turcomani  presso  il  quale  ci  fer- 
mammo, ci  presentò  una  scena  assolutamente  nuova  t  con* 
sisteva  in  150  khirgahi  o  mobili  capanne  di  forma  conica, 
situate  sopra  un  terreno  elevato  ;  eran  distribuite  senza 
alcun  ordine,  e  si  sarebbe  detto  esser  elle  altrettanti  gi* 
danteschi  alveari ,  onde  le  pecchie  poteano  parere  i  bam- 
bini^  tanto  erane  copioso  il  numero:  io  ammirai  la  prò* 
diglosa  quantità  di  quei  futuri  masnadieri . 

I  Turcomani  avevao  tutti  in  capo  il  talpak,  berretto 
di  pelle  di  montone ,  e  di  forma  conica  o  quadrata  alto 
un  piede;  egli  sta  meglio  assai  del  turbante,  e  dà  ad 
una  schiera  di  que^ nomadi  T  apparenza  d' un  corpo  mili- 
tare e  disciplinato.  Quelle  genti  amano  con  passione  le  ve- 
stimenta  di  vivaci  colori,  e  scelgono  le  gradazioni  del 
rosso,  del  verde  e  del  giallo  pei  loro  tsciapcan  o  abiti 
ondeggianti . 

Eglino  se  la  passeggian  neghittosamente  tutto  il  giorno 
nel  loro  campo  ;  ed  invero,  che  cosa  hanno  essi  da  fare  , 
senonchè  viver  del  prodotto  delP  ultima  loro  rapina?  Non 
han  che  piceni  numero  di  campi  coltivati ,  e  pochi  pastori 
800  sufficienti  a  guidare  al  pascolo  i  loro  innumerevoli  ar* 
menti:  i  cani  stessi  ne  stanno  a  guardia  per  loro.  Que- 
st^animali,  mansueti  pei  padroni ,  sono  per  uno  straniero 
feroci;  hanno  ispido  il  pelo,  e  sembrano  appartenere  alla 


vili.  47 


570 


BURNBS 


razza  de'  masliai  ;  veDdansi  a  caro  prezzo,  anche  presso  quel 
popoli  slessi . 

Le  marziali  abitudini  de^  Turcomanì  mi  serobraroo  tanto 
più  sorprendenti^  in  quaoto- che  avevano  sgoml>rato  dai 
bttscioni  il  circuito  del  loro  campo  ad  un  miglio  tulio  al* 
l'intorno.  Io  credo  eh* eglino  li  avesser  tagliati  per  servi r« 
sene  ad  uso  dilegua;  ma  frattanto,  la  rassomiglianza  di 
questo  spazio  vuoto  ad  una  piazza  d'arme,  o  ad  uo  luogo 
destinato  alle  evotaiiioni ,  non  era  meno  reale  • 

Non  debbo ,  parlando  de'  Turcomani,  obliar  le  donne: 
la  loro  acconciatura  di  capo  farebbe  onore  aJle  nostre  eie* 
ganti,  in  una  festa  di  ballo;  e  consiste  in  un  gran  turba»* 
te  bianco  della  forma  d'uno  sriakò  militare,  ma  più  alto, 
coperto  di  una  ciarpa  rossa  o  biancha ,  che  ricade  fìno  alla 
cintura.  Alcune  di  queste  donne  avean  la  carnagione  biao* 
caed  erao  belle;  mettono  diversi  ornamenti  ai  loro  capelli, 
che  scendono  intrecciati  sulle  loro  spalle.  Il  loro  orna* 
mento  di  iesta  è  forse  tropp*alto;  ma  generalmente  esse 
son  d^ elevata  statura ,  e  siccome  non  velansi  mal ,  torna 
lor  motto  bene.  Portano  una  lunga  veste  .^  obe  scende  fino 
alia  noce  del  piede,  la  quale  ne  riman  coperta  del  pari 
che  la  vita,  e  que'due  punti  sono  considerati  siccome 
la  regola  della  bellezza;  le  nazioni  le  più  remote  le  une 
dalle  altre,  per  la  lingua  loro  non  difleriscooo  più  cbe 
pe*  loro  usi  e  pei  lor  gusti . 

La  deputazione  che  era  andata  al  campo  Khivano ,  ri* 
tornò  r  indomani  col  luogotenente  deiryuzt>asc\  o  centu- 
rione, la  cui  aria  soltanto  agghiacciò  il  cuore  a*"  mercanti. 
Fino  a  quel  momento  non  era  stata  levata  alcuna  tassa  ; 
tutto  era  fin  allora  rimasto  neU' incertezza.  •—  U  luogote* 
nenie  era  un  uomo  di  bell'età ,  con  un  granialpak  piantalo 
sulla  testa  in  guisa  di  berrettone  militare  :  era  accompa- 


VIAGGIO 


371 


guato  da  uua  schiera  di  TurcomaDi  del  deserto,  tra  ì  quali 
trova  vasi  ud  ca|ioo  aksakal  (letteralmeote  barba  bianca) 
deila  graa  tribò  di  Sarak.  1  mercanti  Cecero  8«si4er  la  de- 
putazioDe  Del  posto  d* onore:  parlaroe  aJ  laogoteaente  co* 
■K  avesscr  parlato  allMstesso  yuz  in  persona ,  e  gfi  regala- 
roo  del  tè  e  del  tabacco ,  delle  seterie ,  della  tela,  deir  uva 
secca  e  dello  zucchero*,  poi  esposero  le  lero  mercanzie . 

Così,  feceogmioo il  suo  regalo:  noi  maodammo  un  poco 
d'uva  pas»  ed  un  pezzo  di  zucchero ia  segno  d^ omaggio. 
Seduti  a  piccola  distanza  ne^  nostri  panieri  ^  fummo  testi- 
moni di  tutta  la  scena.  L'yuz  bascl,  nomeclie  impiegar 
debbo ,  dirigendo  la  parola  a  tutte  le  persone  della  carova- 
na^  disse  loro  nel  modo  il  pio  ingenuo  :  eb*  egli  aveva  ordif- 
■e  di  levar  la  tassa  legale  del  quarantesimo ,  ma  che  non 
farebbe  ad  aprir  le  balle;  laonde,  •  il  miglior  partito  da 

•  prendere 9  soggiuose^  è  quello  di  dir  la  verità;  poiché 

•  se  ho  motivo  di  dubitar  di  qualcuno  di  voi ,  io  lo  esa* 

•  minerò,  e  sarete  segno  all'  ira  del  khan  d*  Urghendge 
»  mio  signore  o  padrone .  • 

Quest'arringa  fu  ascoltata  con  terrore;  io  credo  che  al* 
cuoi  dichiarassero  quantità  di  mercanzie  maggiore  di  quella 
che  realmente  possedevano  ;  e  per  quanto  potei  giudicar* 
ne,  uiun  deviò  dalla  verità .  Fu  chiesta  una  penna  e  delP in- 
chiostro, e  r  assemblea  cominciò  a  stendere  una  lista  delle 
merci ,  il  che  non  era  molto  agevol  cosa  • 

Nel  mentreche  i  negmianti  disputavao  sopra  i  tigliàj  ed 
accarezzavano  Pyuz  bascì,  noi  ce  ne  stavamo  pieoameote 
tranquilli  e  facevam  le  viste  di  dormir  profondamente;  ma 
io  non  sono  però  mai  statola  vita  mia  più  sveglio  d^ allora , 
ed  era  abbastanza  vicino  per  poter  tutto  vedere  e  tutto  as* 
cokare.  Molte  domande  furon  fatte  sul  conto  nostro,  e  i 
principali  mercanti  parlaron  di  noi  con  serio  contegno  e 


372  BURNES 

eoa  boQlà:  qoq  avevam  fatto  loro  anticipata  lezione,  ed  in- 
tanto piacque  ad  essi  dire  che  eravamo  Indiani  di  Cabul, 
diretti  in  pellegrinaggio  a^  pozzi  di  fiamme  di  Bakù ,  sul 
mar  Caspio:  così,  noi  eravamo  stati  successivamente  In • 
glesi,  Afghani,  Uzbeki,  Armeni,  Ebrei,  ed  or  passavamo 
per  indiani.  —  Questi  Turcomani  sono  uomini  semplici  e 
non  sogliono  interrogar  mai  rigorosamente . 

Appena  che  la  nostra  condizione  e  i  nostri  aiTari  fu- 
ron  discussi ,  V  aksakal  si  staccò  dalla  compagnia  e  ven- 
ne ad  assidersi  vicino  a  noi:  dissi, che  il  nome  d*  aksakal 
significa  barba  bianca^  ma  quella  di  questo  personaggio 
era  pertanto  abbastanza  nera  \  esso  portava  una  magnifica 
veste  scarlatta  guernita  di  pelo,  e  giammai  il  colore  della 
nostra  divisa  nazionale  non  mi  sembrò  formidabile  quanto 
sul  suo  dosso  •  Egli  parlava  un  poco  il  persiano,  e  mi  disse: 
•  Voi  siete  del  Gabul?  •  lo  risposi  accennando  di  si  colla 
testa:  il  dottore  si  stese  nel  suo  paniere  voltandogli  le  spal- 
le, e  P aksakal  si  diresse  ad  un  Afghano,  che  era  uno 
de' nostri,  della  qua!  cosa  fui  contentissimo,  perchè  ciò 
doveva  mantenerlo  nella  sua  illusione. 

Dicesi  che  gli  abitanti  della  Khivia  sieno  di  tutti  i  Tur* 
comani  i  più  ostiU  agli  Europei ,  tanto  perchè  trovansi  vi<* 
Cini  alla  Russia,  quanto  perchè  sanno,  che  i  Persiani,  che 
minacciano  il  loro  paese,  sono  aiutati  da  questa  potenza: 
eglino  ignorano  che  in  E^uropA  esistono  nazioni  diverse  9 
e  coosideran  tutti  gli  Europei  come  loro  nemici. 

Non  m*  increbbe  il  veder  che  il  turcomano  scegliesse 
un  altro  gruppo  per  soggetto  delle  sue  interrogazioni ,  e 
noi  rimanemmo  contentissimi  ch^egli  ci  avesse  veduti,  in* 
terrogati,  e  non  avesse  scoperto  niente  .  Tutta  questa  sce* 
na  mi  parve  un  vero  enigma,  essendoci  noi  mescolati  co- 
me Europei  tra  i  Turcomani  della  carovana ,  ed  essendo 


di  bft  ■aTÉUier»  ri^yriiinaif  z  na  (ui&lu  càn  ìmiHtrtu? 
fa  ifprr  -ttfianliii  cn^»  ■■  iiifnii  i  r  .1  ài!^r*ii«i^  ^010:112  w 
ho  deMe  ngiiMU  per  creiliinu  cfl*  i»  ^Hia  «itii  ik.iau  ìl  SLii  v^ 

nero  di  dove  mia  avrumno  sai  4ov;Ui»  atìp^fiunr^u^  D. 
DoaliDcanU  k»!i  ci  f«!C»  cnitfiidr  d^i  OA^iuru  pi£r  pii$ar 
la  lassa  «ielle  aerei  ene  aiU  $ii«i  parteszi  «^  i  j  vea  »9«K*uai 
di  far  passare  xa  caoiraòòaaiti»,  •{.i^inLJiii^.ie  Lr;à  aoL  :u::a 
fosse  siate  9;ffpQiAàtMi^  ed  avei^e  ricevuti»  «{uoài  Lu.i;a  U 
soBiaa  4ei  fiilo  de'sUfM  camnieiii  :  a  U^t  eiTecia  <ci  àpeiil 
qoaldbeduao  per  Càrci  iire  cne  U  carova«2a  :iai'ifi:2>4£  isUia 
IralteMila  per  cagiiiie  loélray  iit  aoa  ^  ai eààùiio  pn^àUXi» 
dei  tjgb*  Queste  fa  aa  Baineate  Koiti»  crilici»  per  ser^ 
barela  aartra idìffnTiaae :  ma  era  ioaule  il  Ituneau» 
della  bassezza  di  <{3e!»tii  auMia  di  precedere^  e  sanate  iUlii 
peggio  ài  dar  ad  inreniiere  che  m'eravamo  offeiH.  p^^osii 
cbe  akiui  tiglìa  fos^er  wiBoieati  per  q'i«i  brìccuae. 

La  aera  »i  avanzava  ^  e  la  nostra  iieg<i)ziaiioae  ct}irjii2 
basci  Kbi^aoo  avvùrioava^  ai  §\io  termiae.  Que!»to  per« 
sooa^iiio  [n<!ai^^  piti  di  iv'O  ti^hà  d'oro;  i  mercanti  tutù 
lo acconpa^narooo  fiao  al  sqo  cavallo^  e*l  ssguiroa  cogfi 
occhi  al  di  b  de'iimili  del  noc^tro  campo  ;  tale  è  il  timor 
deiraolorità  io  qae:>to  laogo,  e  la  poteoia  anche  del  più 
cattivo  soggetto  che  n^e  rivestito . 

Soirimbrooire  i  mercanti  vennero  a  farci  vìsita^  • 
raccontarono  bevendo  una  tazza  di  tè,  gli  avvenimenti 
dd  giorno.  ?foi  dovevamo  molli  ringraziamenti  a  tllah* 
dad,  Dzbeko,  eda  Ab<]al9  persiano;  aia  avevam  purea 
ringraziar  tulli,  essendo  noi  Tenuti  con  tutti  in  intimità* 


Allorcbè  i  cavalieri  della  carovana  passavao  presso  di 
mentre  si  cammiDava,  gridavamo:  •  Eh  !  Mirza,  come 
•  va?  •  Pochi  tra  loro  sapevano  che  il  nonse  di  ilftrxa  Sikan- 
der  che  essi  mi  davano  (  Alessandro  il  segretario) ,  era  ben 
meritato ,  poiché  io  co^ieva  tutte  le  occasioni  deHe  quali 
poteva  segretamente  profittare:  per  far  uso  della  penna  e 
deirìnchioslro,  e  come  fedel  segretario,  minutameote 
descrivevo  tutte  le  loro  azfooì . 

In  quei  giorno  io  mi  sentii  soddisfatto  del  genere  urna 
no;  perchè  Analmente  avevamo  la  libertà  di  proseguir  il 
nostro  viaggio.  I  Bukbari  mi  assienravano,  cb* eglino  in- 
teressavansì  a  favor  nostro  per  ordine  del  kusee  begfai  loro 
ministro  ed  i  Persiani ,  e  nella  caravana  eran  molti,  te- 
mevano P amicizia  che  lega  Abbas  Mina  agringlesi .  — 
Per  me ,  io  non  credeva  che  nessuno  ài  qtie'  grandi  per- 
sonaggi facesse  di  noi  gran  caso;  ma  ella  era  cosa  por 
grata  il  sapere ,  che  ben  dirersi  erano  ì  sentimenti  dei  no- 
stri compagni. 


^^^I^C^*^^ 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO   TREDICESIMO 


a.  MrmtBAl «eri  a  —  é.LLAMU  —  OILIUBNZE  DEI 

TCmCOMJi?(l  PE'lXttO  CAI  4UJ~IL  DCSBBTO— VOBTtCft 
M  TX5TO— TUAE  EtCTATE  VCLUk  mSIA -- H|RA<^' 
GIO—  riA^TE  »iX  DCSiarO—  CSA^ZB  db' TISCOH 4^1  ■ 
LOBO  CA?fZO«  — L0«0  CASB  —  LORO  FESTE  —  PkUff^ 
lA  DI  SC1ABAK  —  |}««K£S<iO  IX  PERSIA  —  Mi  /frf  R  «  v 
OSSIA  DERBE^D  —  TICÌ5A5ZB  DI  MESCED  —  ^fft%,- 
«BrRKHA5l— AKABCniA  DEL  PAESE  . 


L 


à 


COIVTIIVDA  IL  VI4GGI0 
iVEL  DESERTO  DE'TIIRCOMAIVI 


L  dì  29  agosto,  di  buoniggim'ora, 
parlimioo  lietamente  ,  e  seguimino 
il  corso  del  Hurghab  per  dodici 
miglia  prima  di  poterlo  attraver- 
sare. Riscootrammu ,  che  questo  fiume  aveva  240  piedi 
di  larghezza  e  5  di  profoDdità  e  che  scorreva  tra  due 
dirupate  sponde  d'argilla  eoa  una  rapidità  di  5  miglia 
perora.  Finalmente  il  passammo  ad  un  cattivo  guado, 
ove  il  fondo  argilloso  era  tutto  buche;  il  qual  luogo  si  chia> 
ma  Àlicka  :  per  lutto  quel  tragitto  non  vi  bod  villaggi . 

Il  Murghab  trae  la  sua  origine  dai  monti  di  Hezarè; 
si  è  lungamente  creduto  che  si  unisse  alfOxus,  oppur  si 
gettasse  nel  mar  Caspio  ;  le  quali  due  opinioni  sono  ugual- 


:)78  B  U  R  N  E  S 

mente  erronee  ,  poiché  egli  forma  un  lago,  ove  si  perde 
50  miglia  al  nord  ovest  di  Merva .  In  altri  tempi  era  rin- 
cbiuso  da  un  argine ,  saperlormeote  a  questo  luogo  ;  il 
che  dava  modo  di  poter  derivare  la  maggior  parte  delle 
sue  acque  per  annaffiar  quella  regione,  e  fece  sorger  la 
detta  città  a  quello  stato  d**  opulenza  e  di  ricchezza  di  che 
anticamente  godeva  :  ma  or  son  quarantacinque  anni  in 
circa,  che  quest'argine  fu  distrutto  da  sciàh  Murad,  re  di 
Buliharia ,  e  che  il  fiume  più  non  compartisce  che  alle 
terre  situate  nelle  immediate  sue  vicinanze  il  benefizio 
delle  sue  acque;  queste  terre  son  coperte  dagli  oba$  dei 
Turcomaoi ,  non  essendovi  villaggi  permanenti .  Fin  ove 
giugne  r irrigazione,  la  vegetazione  è  magnifica:  lìdgia- 
nari  (  holcus  sorghum)  ha  uno  stelo  più  voluminoso  d*  un 
grosso  bastone ,  e  gli  spazi  non  coltivati  presentan  grasse 
pasture  pel  bestiame,  come  anche  arbusti  spinosi  pei  cam- 
melli in  questo  paese  immensamente  numerosi . 

Al  disopra  di  Merva,  il  paese  vien  chiamato  Marulsciak 
e  passa  per  essere  insalubre  ;  almeno  il   proverbio  dice: 

•  Prima  che  Dio  ne  abbia  avuto  la  nuova ,  Tacqua  del 
9  Marutsciak ha  ucciso  Tuomo  !  •  —  Questo  fiumeè  VEpar- 
dwi  d' Arriaoo  ^  nome,  che ,  per  quanto  leggo  in  un  auto- 
re antico,  significa  irrigatort^  e  qui  non  è  mal  applicato.  — 
Parrebbe  inoltre,  che  lo  storico  avesse  conosciuto  il  corso 
di  questo  fiume ,  meotre  ci  dice,  che  %  VEpardus  ,  sicco- 

•  me  molti  altri  gran  fiumi,  nasconde  le  sue  acque  nella 
»  sabbia  (!)•» 

Il  contrasto  per  noi  provalo  nel  passare  da  un  arenoso 
deserto  sulle  sponde  d^un'acqua  corrente  fu  singolarmente 


l'I    Airiiiiio,  Kb.  IV,  cap.  6. 


VIAGGIO  579 

piacevole;  ciascuno  oe  era  incantatole  gli  animali  stes- 
si parevao  sensibili  a  questo  cambiamento.  Durante  tutta 
la  giornata,  le  rive  del  Murghab  presentarono  un  teatro 
di  divertimento  e  d^ allegria;  i  Turcomani  immerge vaasi 
nell'acqua  co'  loro  cavalli ,  e  la  maggior  parte  degli  uomi- 
ni della  carovana  si  divertivano  in  prossimità  del  fiume  ; 
e  per  maggiormente  divertirci,  promettemmo  un  tunga^ 
clìeè  una  moneta  del  valore  d'un  terzo  di  rupia,  in  ri* 
compensa  a  chi  fosse  il  primo  a  traversare  il  Murghab. 
Questa  somma,  meschina  per  tutto  altrove,  ma  enorme 
nel  luogo  ov' eravamo,  fu  solennemente  depositala  nelle 
mani  d^  un  comitato  ;  credo  che  fosse  perfin  pronunziata  la 
benedizione  :  presentaronsi sedici  competitori.  Il  premio  fu 
vinto  da  un  Turcomaoo  di  Soiarak ,  il  quale  ebbe  V  arte 
di  cercar  r acqua  profonda  per  notarvi  più  rapidamente. 

Eravamo  intanto  nelle  vicinanze  di  Merva ,  e  molte  per- 
sone della  carovana ,  nelP  accostarsi  al  fiume  dtchiararon 
di  scorger  la  collina  elevata  del  suo  castello  ora  io  rovine . 
Invano  io  lo  cercai  co$(li  occhi  ;  ma  gli  altri  spettatori , 
che  avevano  ardente  brama  di  riveder  la  loro  città  natia, 
desideravan  forse  potersi  persuadere  di  contemplarla  • 

Io  udii  il  racconto  che  quelle  genti  mi  fecero  delle  pro- 
dezze d* un  certo  Bairan  Khan,  e  d^un  corpo  scelto  di  700 
uomini ,  che  lungamente  resisterono  contro  le  armi  degli 
Uzbeki  della  Bukbaria,  sin  tantoché  sclàbMurad,  con 
uno  stratagemma  di  guerra  finalmente  li  debellò,  e  portò 
via  per  forza  tutta  la  popolazione  nella  sua  capitale .  Con 
non  minor  piacere  prestai  orecchio  alle  gesta  dell'eroine  di 
Merva,  spose  e  figlie  de'  valorosi  guerrieri  :  narrasi  e  ere- 
desi,  che  in  un'occasione,  in  cui  l'esercito  bukharo  inva* 
se  il  territorio  di  Merva,  durante  l'assenza  di  BairamKbau 
e  dei  suoi  compagni,  queste  donne  si  armarono  e  vola- 


380  BURNBS 

roDo  contro  il  oemico.  Gli  Uzbeki ,  iDtimoriti  alla  vista  di 
truppe  cb^  eglino  credevano  d*aver  sorprese  ,  precipitosa- 
mente ruggirono,  abbandonando  la  vittoria  a  quelle  eroine 
virtuose  :  né  questo  è  T  unico  esempio  di  trionfo  delle  don* 
ne  sugli  uomini  !  —Gli  abitanti  di  Merva  han  perdutoli  lo- 
ro paese  e  la  loro  independenza,  ma  conservanola  stessa 
riputazione  di  valore  che  caratterizzava  i  loro  antenati^ 
anch'oggi,  quand'essi  abbandonano  il  paese,  le  loro  valo- 
rose compagne  son  detenute  a  Bukhara  come  pegno  di 
lor  fedeltà,  e  non  possono  passar  T Oxus  sotto  alcun  pre- 
testo . 

Qui  noi  venimmo  in  cognizione  dì  alcune  circostanze^ 
che  esigevan  prudenza  e  circospezione ,  e  che  parvero  ec- 
citar  fondatissìme  inquietudini .  Quando  i  nostri  deputati 
giunsero  al  campo  de*  Khivani  i»  il  capo  di  questi  occupa- 
vasi  a  spedire  una  schiera  di  350  uomini  verso  la  frontie- 
ra della  Persia,  per  farvi  bottino.  Le  nostre  genti  eran 
giunte  bastevolmente  in  tempo  per  dare  a  quegli  assassini 
il  fatiha  d' uso;  poiché  fosser  quali  si  vogliono  ì  lor  senti- 
menti eglino  non  potevan  che  mostrarsi  contenti  delle  no- 
stre intenzioni .  L' yuz  basci  invitò  in  presenza  de^  nostri 
i  Turcomani  a  star  di  buon  animo,  e  a  non  dimenticar  la 
bell'opera  alla  quale  venivan  chiamati,  né  i  tiglià  d^oro 
che  andavano  a  raccorre  nel  paese  de^  Kizzilt>asci.  •  An- 
•  date,  esclamò  egli,  e  menate  il  principe  reale  di  Persia, 
»  ristesso  Abbas  Mirza,  ai  pie  del  khanHazrat!  » 

In  un  momento  gli  Allamani  furono  a  cavallo ,  e  un  dei 
mercanti,  che  sembrò  dar  saggio  evidentemente  del  suo  buon 
senso,  pregò  la  formidabii  masnada  a  risparmiare  la  caro- 
vana: Pyuz  basci  diede  lor  delle  istruzioni  a  tal  oggetto. 

Ma  ora  le  nostre  genti  scuotevan  la  testa ,  ed  ave* 
van  r  aria  d' esser  poco  disposte  a  metter  alla  prova  V  o- 


VIAGGIO  sai 

nestà  d^  uomini  di  tal  fatta  ;  riaDdavan  nella  lor  mento 
tutte  le  particolarità  deirav ventura,  e  sembravano  in  preda 
a  timorosa  afSizione .  Come  faciente  parte  della  carovana  , 
io  non  potei  far  a  meno  di  domandar  sctiìarimeoto  sulle  be- 
nedizioni COSI  gratuitamente  da  Dio  implorate  a  favore 
di  una  tal  orda  di  masnadieri .  —  •  Veramente  ^  escla- 
»  mò  un  Persiano,  io  invocai  il  nome  del  profeta;  ma 
»  ciò  fu  perchè  que'  furfanti  di  rapitori  e  venditori  d^uo* 
•  mini  non  ritoroasser  mai  più .  •  Ernazzar,  il  nostro  con- 
duttore, disse  che  fu  abbomìnevole  Taver  in  tal  modo 
usato  il  primo  versetto  del  Corano  ;  tanto  egli  è  facile  rac- 
comodare il  rituale  d^  una  religione  a^  propri  personali  de- 
sideri ! 

Il  Gerard  ed  io ,  eravamo  certamente  i  soli  di  tutta  la 
carovana,  che  desiderar  potessimo  di  veder  que' feroci 
Allamani:  ma  per  buona  fortuna,  oso  pur  dirlo,  la  nostra 
curiosità  non  fu  soddisfatta! 

Poiché  SI  numerosa  schiera  era  in  campagna,  fu  deciso 
che  ci  dirigeremmo  sopra  Sciarak ,  graud^  accampamento 
de^  Turcomani;  e  che  ivi  aspetteremmo  le  risultanze  della 
loro  spedizione ,  desiderando  meglio  i  mercanti  della  caro* 
vana  sentirne  parlare  che  esserne  testimoni .  La  masnada 
era  stata  istruita  di  non  avanzarsi  che  a  piccole  giornate, 
siccome  sogliono  usarne  i  Turcomani  nelle  loro  scorrerie , 
laonde  il  suo  ritorno  era  atteso  pel  giorno  decimo  dalla 
partenza . 

Il  29  agosto,  noi  camminammo  per  Io  più  io  una  dire- 
zione contraria  a  quella  dei  giorno  precedente ,  lungo  la 
riva  opposta  del  Murgbab,  che  seguimmo  pel  tratto  di 
circa  16  miglia.  Facemmo  nuovamente  alto  presso  i  Tur* 
comant  a  Kandgiukulan,  uno  de' loro  accampamenti.  — 
Yi  vendo /amiliarmente  con  essi,  potemmo  raccoglier  su  di 


L 


3S2  BVRNBS 

loro  molte  particolarità.  I  Turcomani  fan  parte  della  grao 
nazione  turca:  nullaostante  diSTeriseono  dagli  Uzbeki  e  de* 
dicans' ioterameote  alla  vita  pastorale.  Questo  popolo  è 
composto  di  molte  considerevoli  tribìi ,  tutte  reclamanti 
un'origine  comune;  noi  avevamo  veduto suiPOxus gli  Ersa* 
ri ,  ed  ora  ci  trovavamo  colla  tribù  de'  Saraki ,  al  di  là 
della  quale  sono  i  Salori .  Dalla  parte  del  mar  Caspio  sono 
i  Taka,  i Gokhlani  e gl'Yamudi,  tutte  grandi  tribù;  delle 
quali  terrò  discorso  a  misura  che  anderemo  innanzi  . 

Un  de'nostri  Saraki  aveva  passata  la  sua  vita  a  far  delle 
scorrerìe  in  Persia,  ed  in  quell'odioso  traffico  egli  aveva 
acquistato  una  perfetta  cognizione  della  lingua  di  quel  pae- 
se ,  dimodoché  io  potei  istruirmi  de'  veri  sentimenti  d'un 
masnadiere  Turcomano.  Questo  Saraki  chiamavasi  Nur- 
nias,  ed  aveva  fatto  parte  di  grandi  e  piccole  masnade; 
ultimamente  era  ritornato  con  tre  schiavi ,  eh'  erano  stati 
tolti  da  soli  sei  cavalieri.  Mi  raccontò,  che  i  masnadieri 
avvicinavansi  alla  Persia  a  lente  e  corte  gite  ;  che  arrivati 
alla  frontiera  aggiravansi  per  giornate  intere  intorno  ad  un 
castello  onde  spiare  la  favorevole  occasione  di  fare  una 
cattura;  che  se  non  si  presentava  alcuna,  allora  spingeano 
la  mattina  una  punta  ne' campi,  ove  son' occupati  i  pa* 
stori  ed  i  contadini ,  e  portavan  via  con  prontezza  tutti 
quelli  che  potean  afferrare;  e  che  se  fossero  stati  caldamente 
inseguiti,  allora  abbandonavano  un  cavallo  di  ricambio ^ 
poiché  ne  hanno  sempre  uno  per  ogni  due  cavalieri ,  e 
portavan  via  gli  schiavi  di  maggior  valore. 

In  queste  scorrerie,  tutto  dipende  dalla  velocità  dei  ca- 
valli ,  ed  é  perciò  che  i  Turcomani  prodigan  loro  tante 
cure.  Numias  preparava  in  quel  momento  il  suo  cavallo 
per  una  nuova  spedizione.  La  vita  e  la  fortuna  d'un  Tur- 
comano sono  identiflcate  coi  suo  corsiero  ;  quindi  si  con- 


VIAGGIO 

cepisce  come  debb* averne  premora.  Il  cav 
seco  loi  il  cibo  necessario  per  la  soa  cavakalora  e 
niesM,  siccome  orzo  pane  e  farioa:  ad 
qualche  volta  sotterra  queste  due  ollioie  derrate ,  in  Ino- 
ghl  a  lui  beo  noti,  per  riprenderle  al  ritorco  dalla  sua 
scorreria,  il  Turcomano ,  ritornando  al  natio  soo  deierto, 
è  in  tal  modo  provveduto  di  viveri^  sebbea  sia  stalo  as- 
sente dal  soo  campo  per  più  settimane  ,  e  divide  foesle 
aostanze  colle  vittime  delle  sue  depredazioni 9  ad  aiealre 
che  le  trascina  in  una  spaventosa  servito. 

Nella  lista  delie  umane  miserie,  poche  ve  ae  ioao  che 
si  faccian  cosi  crudelmente  sentire,  e  le  cai  coasegaenze 
maggiormente  distruggan  la  dooMStica  felici tii,  quanto  il 
barbaro  sistema  del  ratto  degli  ooaiini  :  e  per  terrìbili  che 
sieno  le  sciagure  che  per  esso  prodaeoasi  ai  rapiti,  pure 
sembra  non  rechi  alle  orde  crudeli  die  lo  mettono  in  pra- 
tica ninno  de*" comodi  e  godimenti  deBa  vita:  desse  vivon 
coperte  di  cenci  ed  io -mezzo  alle  prìvazloai,  e,  stando  alle 
apparenze,  non  traggono  alcun  vantaggio  dbUe  loro  deva- 
stazioni. 

Orribile  è  lo  spavento  cbe  i  Tarcoamaì  inspirano  agli 
abitanti  delle  contrade  vicine  al  loro  deserto;  né  ciò  deve 
sorprendere ,  mostrando  eglino  ael  loro  pericoloso  mestiere 
un  gran  coraggio  e  una  energia  perseverante:  non  si  può 
eoo  ammirare  la  loro  abilità ,  e  ricoaoscere  il  valore  da 
essi  adoperato ,  nel  tempo  cbe  si  compiaage  la  trista  sorte 
degli  sventurati  paesi  contro  i  quali  essi  spiegan  la  loro 
prodezza. I  costumi  e  le  asanzede'Tareomani,  neir odioso 
impiego  che  fan  delle  proprie  forze  contro  i  loro  simili, at- 
terrano i  più  santi  priocipii  dell^maaa  natura;  laonde  non 
recherà  sorpresa,  che  questo  popolo  aia  estraneo  al  senti- 
mento deir  onore,  conosciuto  sovcate  dalle  barbare  na- 


584  BURNBS 

zioDì.  t  II  Turcomaoo,  dicono  geoeralmente gli  Asiatici)  è 

•  come  un  cane  ;  non  si  può  farlo  star  fermo  che  con  un 

•  tozzo  di  pane;  dateglielo  dunque  (tale  è  la  massima  del 
t  viaggiatore),  e  passerete  senza  esser  molestati.  • 

1  Turcomaoi  han  riputazione  di  perQdi  e  traditori ,  e 
ciò  non  a  torto.  —  I  Persiani  ban  fatto  dementativi  per 
metter  un  termine  a  queste  continue  escursioni  de' Turco- 
maoi; ma  i  loro  sforzi  sono  stati  inutili,  vivendo  questi 
In  un  deserto  ove  son  sicuri  :  d^  altronde,  la  prontezza  con 
cui  vendono  gli  schiavi  ne**  bei  paesi  al  di  là  delle  loro  de- 
solate regioni,  incoraggisconii  a  continuar  nelle  loro  rapi- 
ne. Alcuni  sono  stati  presi  nelle  loro  scorrerie  in  Persia; 
si  esige  per  essi  un  esorbitante  riscatto ,  che  i  lor  parenti 
trovan  sempre  il  mezzo  di  pagare. 

Un  Turcomano  passa  la  sua  vita  in  spedizioni  di  la- 
droneggio, o  ne'  preparativi  per  compierle  ;  ed  è  un  fatto 
vergognoso,  che  i  capi  delKhorassan  abbiano  da  lungo 
tempo  conchiusa  una  lega  colpevole  con  que^  nemici  della 
loro  religione  e  della  loro  patria ,  per  far  cadere  nelle  ma- 
ni di  essi  un  maggior  numero  di  sventurati  Persiani  ^  e 
condannarli  ad  un'eterna  schia\itù.  L'avarizia-  è  il  più 
detestabile  de'  nostri  vizi  ! 

Or  che  eravam  fuori  del  potere  delle  truppe  Khivaue , 
i  mercanti  della  carovana  s'adunarono  in  consiglio:  pian- 
sero il  danaro  che  bisognava  spendere  in  una  nuova  tas- 
sa ,  e  pensarono  a' mezzi  di  ricuperarlo.  Parve  alla  mag- 
giorità, che  i  Firinghi ,  cioè  il  Gerard  ed  io,  sopportar  do- 
vessimo una  parte  del  peso  ;  per  conseguenza ,  la  sera 
venner  tutti  a  trovarci  per  farci  noti  i  loro  desideri,  e 
pregarci  di  pagar  un  quarto  di  tutt'i  diritti.  Siccome  Tim- 
porto  de' regolari  diritti  di  dogana  ascendeva  ad  una  buo- 
na somma,  questo  aveva  impegnato  V  uiGciale  a  rinunziare 


VIAGGIO  38^ 

alla  retrìbuzioDe  ordinaria  su  ciasGun  paio  di  paoieri: 
per  cui  Doi  eravam  certameate  esooerati  da  qualunque 
specie  dMmposizione  :  inoltre  ci  fu  esposto  io  quel  momen- 
to, cbe  PuGciaie  Kbivanoera  stato  comprato  con  uno  sbruf- 
fo di  dieci  tigiià.  Le  quali  cose  ben  ponderate,  a  noi  sem- 
brò giusto  e  ragionevole  d^ entrar  per  la  nostra  quotalo 
quella  spesa ,  ed  in  conseguenza  offrii  la  somma  delF ordi- 
naria tassa  d^  un  tigiià  per  ciascuno  de^  nostri  cammelli , 
poiché  ciò  d^  altrettanto  diminuirebbe  le  spese  generali  del- 
la carovana.  Questo  punto  esigeva  dal  canto  nostro  discre- 
zione e  giudizio,  giaccbè  un  completo  rifiutoavrebbe  con- 
vertito in  nemica  una  truppa  amica,  e  d'altronde  aveamo 
necessità  d^ economizzare  il  nostro  denaro.  Neirattoal  con- 
giuntura io  ebbi  la  fortuna  di  conciliarci ,  per  mezzo  della 
mia  concessione,  i  principali  mercanti:  molti  ve  n'aerano 
cbe  volevano  che  pagassemo  il  quarto  di  ciò  ch'aera  sla- 
to computato  perla  tassa  straordinaria;  ma  noi  avendo 
provalo  cbe  alcuna  spesa  addizionale  non  era  slata  falla  per 
cagion  nostra,  e  cbe  i  diritti,  presenti  o  asseoli  cbe  fossi- 
mo, sarebbero  stati  imposti  ugualmente^  ricusai  di  9t* 
consentire  a  questa  pretensione,  e  rappresentai  noi  non 
esser  che  sempiici  viaggiatori  e  loro  espili  in  paese  stra- 
niero ,  e  cbe  però  contavamo  sulla  loro  iodolgenza  e  giu- 
stizia. 

Nel  momento  in  cui  la  conversazione  era  a  qocslo  pon- 
to, Ernazzar  arrivò  per  protestar  coolro  FoUraisgio  fatto 
air  ospitalità ,  pel  reclamo  che  ci  s^  indirizzava:  tutUvIa  io 
mi  era  ornai  rassegnato ,  ed  aveva  data  la  mia  parola  •  Tra 
que'  popoli,  i  diritti  dello  straniero  soo  rìspellatissimi ;  le 
grida  del  maggior  numero  cessarono,  e  piò  m»  si  udiron 
che  le  vociferazioni  de'  più  poveri  confliefraaoti ,  I  qua- 
li, non  avendo  se  non  che  mezzi  limilali,  erao  più  crudel- 


vili. 


10 


386 


BURNBS 


rneote  abbattuti  pe^  dazi  che  da  loro  esigevansi.  La  condì- 
zìooe  d^  Europeo  poco  conviene  ad  un  viaggiatore  in  quei 
paesi  ;  poiché  sempre  supponesi  possessore  d' immense  ric- 
chezze, quantunque  possa  esser  ridotto  alia  povertà;  un 
Asiatico  nelle  sue  spese ,  nulla  ha  di  comune  colle  idee 
d'un  Europeo. 

Or  cominciammo  il  nostro  viaggio  nel  deserto  alP ovest 
del  Murghab,  e  percorremmo  uno  spazio  di  37  miglia.  11 
paese  diflerisce  interamente  da  quello  che  è  sulla  riva  op- 
posta del  flume:  circa  alla  metà  del  tragitto  il  deserto 
scomparve  e  presentossi  una  superfice  piana,  uguale,  du- 
ra,  e  quest'  aspetto  non  si  cangiò  più .  I  cammelli  avan- 
za vansi  sopra  quattro  linee  di  fronte ,  e  noi  seguivamo  il 
medesimo  ordine . 

Questa  regione  mi  richiamò  alla  mente  ciò  che  nel  Co- 
tch  chiamasi  il  Ben  :  nulladimeno,  scorgevansi  qua  e  là  dei 
gruppi  di  piante ,  che  mancano  affatto  in  quella  singoiar 
contrada.  Il  paese  era  privo  d^ acqua;  ciò  non  pertan- 
to vMncontrammo  molti  avanzi  di  carovanserragli  e  di 
cisterne,  che  il  filantropo  Abdallah  Khan  di  Bukhara, 
vi  aveva  fatto  anticamente  fabbricare.  In  questo  can- 
tone, e  specialmente  sulle  rive  del  Murghab,  patimmo  una 
costante  successione  di  turbini ,  che  inalza van  la  polvere  a 
notabile  altezza,  e  scorrevan  sulla  pianura  come  delle 
trombe  sul  mare.  11  volgo,  neirindia,  conosce  questi  fe- 
nomeni sotto  il  nome  di  diavoli'^  e  portan  via  qualche  vol- 
ta fino  i  tetti  delle  case  :  ma  io  non  li  aveva  veduti  mai 
tanto  formidabili  e  frequenti  come  nel  deserto  dei  Tur* 
comani,  ov'essi  sembravan  prodotti  da' sbuffi  di  vento, 
poiché  V  aria  non  era  messa  in  moto  fuorché  dal  vento  del 
nord,  che  costantemente  soffia  in  queste  solitudini. 


VIAGGIO 


387 


La  maUina  del  di  1.^  settembre,  nel  momento  in  cui 
facemmo  la  fermata  a  Kalarni ,  castello  in  rovine ,  scor- 
gemmo le  montagne  del  Kborassan  Persiano.  Dacché  viag- 
giavamo sulle  rive  del  Morgbab ,  io  aveva  osservato  che 
dalla  parte,  nella  quale  quei  monti  sorgevano,  l'atmosfera 
era  nubilosa,  quando  li  vedemmo  apparivano  ancor  nebu* 
losi. 

Un  magniBco  miraggio  si  offri  a^ nostri  sguardi  nella 
direzine  di  quelle  montagne  nel  momento  in  cui  le  scor- 
gemmo. Si  aveva  dinanzi  un  Hume;  se  ne  potevan  seguire 
il  corso  e  le  ripide  sponde  :  ma  a  misura  che  il  sole  b*  in 
nalzava  sulP orizzonte,  quest'apparenza  spariva,  ed  altro 
non  rimase  fuorché  la  piana  e  trista  campagna  ov'  erava- 
mo attendati.  Le  alte  rive  del  fiume  non  avevan  reale  esi- 
stenza, e  r  acqua  altro  non  era  che  un  vapore  percosso  dai 
raggi  del  sole  che  refletteva. 

A  misura  che  noi  ci  avvicinavamo  a  Scìarak,  distingue- 
vamo che  il  paese  Innalzavasi  per  gradi,  abbencbè  in  mo- 
do quasi  impercettibile .  Agli  arbusti  precedentemente  no- 
minati succederooo  il  tamarisco  e  la  spina  del  cammello , 
che  nel  deserto  non  crescono.  Il  piò  singolare  tra  i  vegeta- 
bili che  vedemmo ,  fu  quello  chiamato  ghik  tsctnak  in  lin- 
gua turca,  che  letteralmente  significa  coppadel  cervo:  que- 
sta pianta  ha  la  forma  della  cicuta  o  dell'assafetida,  e  un 
odor  disgustoso:  una  foglia  che  inguaina  lo  stelo,  circon* 
da  ciascun  de' suoi  nodi  o  le  sue  articolazioni:  le  acque 
delle  pioggie  della  primavera  si  riuniscono  in  questa  natu- 
rai coppa,  e  forniscono  al  cervo  una  fresca  bevanda  ;  tale 
almeno  è  la  popolare  credenza ,  e  T  origine  del  nome .  Ve* 
demmo  poi ,  ne'  monti  ali*  est  di  M esced ,  una  pianta  a  que- 
sta molto  simile:  una  resina  che  rassomìgiiavasi  al  sego 


388 


BURNBS 


trasudava  da' suoi  pori;  — essa  vegetava  tra^  scogli  come 
un  vegetabile  aoouo. 

Nelle  ultime  nostre  gite^  Doi  avevamo  seguito  la  mede- 
sima strada  che  aveva  preso  la  masnada  di  Turcomani  che 
avanzavasi  verso  la  Persia  ;  ma  fu  con  vivo  sentimento 
di  gioia ,  che  finalmente  perdemmo  la  traccia  di  quella 
frotta  di  ladroni  :  dietro  quello  che  potemmo  scoprire ,  es- 
sa si  era  allontanata  dalla  strada  maestra  che  conduce  a 
Mesced .  Se  noi  T avessimo  incontrata,  sarebbeci  necessa- 
riamente stato  d' uopo  intavolar  nuovi  negoziati;  e  non  è 
tanto  facii  cosa  il  soddisfare  air  esigenza  di  que^ furfanti  • 
Gli  Allamani  raramente  aggrediscono  una  carovana;  ciò 
non  pertanto  si  sa  in  modo  positivo,  ch'eglino  hanno  scan- 
nato una  brigata  di  viaggiatori  su  quella  stessa  strada  che 
noi  percorrevamo.  Uomini  barbari,  con  armi  in  mano, 
che  sono  i  più  forti ,  non  possono  esser  contenuti . 

Dopo  avere  intieramente  perduta  la  traccia  de'  nostri 
Allamani ,  tutto  ad  un  tratto  ne  incontrammo  un  picco! 
distaccamento  di  sette,  che  torna van  da  una  spedizione 
ch'era  andata  a  vuoto:  eran  tutti  giovinotti  ben  armati  e 
ben  vestiti  alla  turcomana,  con  lancia  e  sciabola  j  non  por- 
tavan  archi  ed  avevan  un  sol  cavallo  di  ricambio .  La  lor 
brigata  era  stata  sconfitta;  quattro  de' loro  compagni  eran 
caduti  in  mano  de' Persiani.  Eglino  raccontaronci  i  loro 
disastri ,  e  ci  domandaron  del  pane ,  che  loro  fu  accorda- 
to .  Io  vorrei  che  tutte  le  loro  spedizioni  avessero  simil  ri- 
sultamento  ! 

11  giorno  2,  al  sorger  del  sole,  arrivammo  a  Sciarak  , 
dopo  aver  percorse  70  miglia  in  44  ore,  compresivi  i 
riposi  :  noi  non  avevam  camminato  in  quest'  intervallo  più 
che  32  ore  :  alcune  volte  il  passo  de*  cammelli  era  di  due 
miglia  e  mezzo  per  ora,  cosa  che  ancora  io  non  aveva 


TIAGGIO 


3S» 


▼edato.  Questi  aDìmali  erin  lutti  nnschi  ^  che  rrfde^ 
sieno  pia  atti  delk  femoiioe  a  sopportar  la  fatica .  La  no* 
stra  caroYaoa  si  feroiò  presso  ad  uo'  aotica  toiutKi^  sornion* 
tata  da  ao^ alta  cupola;  e  fu  deciso  che ^  fiotautoclìè  ((li 
Allaaiaoi  teneTano  io  campagna,  la  prudenia  consigliava  a 
non  proseguire  il  viaggio:  rìsohemmo  per  consegueiua  di 
dormire  a  Sciarak ,  quantunque  quel  luogo  altro  non  sìa 
che  il  principal  covile  de^  ladroni  turcomani  •  Questa  con- 
dotta  era  veramente  paradossale ,  gìacciiè  noi  ci  stabili  va* 
monel  bel  meuo  de^  ladri  per  isfuggire  quelli  di  fuori  :  ma 
frattanto ,  non  godendo  noi  che  di  poca  Influenta  nella  ca* 
rovana ,  fu  giocoforEa  piegarci  al  voto  generale .  Le  mer* 
canzie  furono  stivate  intorno  alla  tomba  ;  le  nostre  genti 
preser  posto  sovr'esse,  e  durante  la  notte  i  cammelli  ed 
i  cavalli  formarono  una  terza  barriera .  Tali  furon  gli  ag- 
giustamenti presi  per  la  nostra  sicurezza ,  e,  come  si  ve* 
drà,  non  eran  superflui . 

Di  giorno  i  Torcomani  ventano  in  folla  intorno  a  noi;  es- 
si ci  portavano  delle  tonache  di  pelo  di  cammello  che  noi 
comprammo  volentieri;  ma  frattanto,  neppur  un  solo  in- 
dividuo appartenente  alla  carovana  osò  dlscostarsene:  ed 
infatti,  come  poteva  accader  diversamente,  quando  ad 
ogni  momento  scorgevamo  gli  Allamani  che  passavano  e 
venivano  dinanzi  a  noi ,  e  quando  sapevamo  che  il  princi. 
pai  mezzo  di  sussistenza  per  quel  popolo  è  la  rapina  7 

Lo  stabilimento  de^Turcomani  a  Sciarak  consìste  in  un 
piccolo  e  cattivo  forte,  quasi  diroccato  e  posto  sopra  un 
poggio  ;  è  sotto  la  protezione  di  quello ,  che  la  maggior 
parte  degli  abitanti  han  situato  la  loro  dimora.  Yi  so- 
no alcune  case  di  terra  fabbricate  dagli  ebrei  di  Mesced^ 
i  quali  trafflcan  con  questo  popolo  :  quanto  a'Turcomanl, 
eglino  alloggiano  in  khirgahi^  o  baracche  coniche,  proprie 


À 


390  BURNBS 

della  loro  tribù .  Esse  soo  di  legno ,  circondate  di  stoie  fatte 
di  canne,  e  superiormente  coperte  di  feltro  annerito  dalla 
fuliggine .  — Sciarak  è  11  soggiorno  de^Turcomani  Salori, 
i  più  nobili  della  nazione  •  Vi  son  domiciliate  duemila  fa- 
miglie ,  che  in  caso  di  necessità  posson  mettere  in  campa- 
gna un  eguai  numero  di  cavalli  del  miglior  sangue.  Quan- 
di eglino  non  sono  in  caso  di  far  fronte  aMoro  nemici,  ri- 
f uggonsi  nel  deserto  che  hanno  davanti ,  ed  aspettan  che 
la  tempesta  sia  passata .  Essi  prestano  debole  e  dubbia  ob- 
bedienza alla  Kbivia  ed  alla  Persia;  ma  la  sola  forza  mi- 
nacciante può  piegarli  alla  sommissione  .Mentre  noi  erava- 
mo a  Sciarak ,  queste  genti  tenevano  in  catene  un  ambascia- 
tore persiano,  e  rifiatavano  al  khan  di  Khiva  la  sua  parte 
de^ diritti  di  transito,  che  nel  mese  precedente  gli  avevan 
promesso,  allorché  trova  vasi  nelle  lor  vicinanze:  esempi 
che  spiegano  la  natura  della  lor  fedeltà . 

I  Salori  son  governati  da  dodici  dctakal^  i  quali  son  dei 
capi  di  famiglia  ;  ma  non  obbediscono  particolarmente  a 
nessuno. 

II  paese  vicino  a  Sciarak  è  ben  irrigato  da  acquedotti 
derivati  dal  ruscello  di  Tedgend,  la  cui  acqua  un  poco 
salmastra  è  impiegata  a  fertilizzar  le  campagne:  il  terreno 
estremamente  grasso,  è  adattatissimo  air  agricoltura,  e 
i  grani  che  vi  son  seminati  germogliano  senza  bisogno  di 
lavoro  di  sorta.  La  messe  è  abbondante  e  i  contadini 
la  raccolgono  da  veri  repubblicani  ^  senza  pagare  alcuna 
imposizione  •  Gli  abitanti  hanno  una  tradizione ,  secondo 
la  quale ,  Adamo  coltivava  la  terra  a  Sciarak ,  che  era  il 
suo  giardino,  mentre  a  Serendib  in  Geylan  era  la  sua  abi- 
tazione f 

La  campagna  non  è  abbellita  neppur  da  un  albero ,  da 
un  solo   buscione,  perchè  i  Turcomani  disprezzano   il 


i- 


VIAGGIO  391 

giardinaggio .  Le  raccolte  di  rrumenlo  e  di  dgiuari  yi  soa 
copiosissime  e  i  poponi  non  sono  inferiori  che  a  quelli  di 
Bukhara  • 

Due  giorni  dopo  il  nostro  arrivo  a  Sciarak,  mentre  ci 
rallegravamo  della  prossima  prospettiva  di  terminar  Teli- 
cernente  il  nostro  viaggio,  ci  prese  un  allarme,  che  provò 
che  le  nostre  speranze  eran  per  lo  meno  premature  •  Udo 
de' capi  del  luogo,  si  presentò  nella  parte  del  campo  ove 
noi  eravamo,  e  disse  alP Badgi,  uno  degli  uomini  del  no- 
stro seguito,  di  andare  a  parlamento;  eglino  erano  a  me 
tanto  prossimi ,  che  io  potetti  ascoltare  il  loro  colloquio . 
Intavolò  quegli  una  lunga  serie  di  domande  sul  conto  no- 
stro; poi  gli  raccontò,  che  alcune  persone  della  nostra  ca* 
rovana  lo  avevano  assicurato  esser  noi  possessori  di  gran- 
di ricchezze,  e  che  avevamo  viaggiato  nelle  più  remote 
regioni  del  Turkestan. 

•   —  Così  essendo  le  cose ,  continuò  a  dire ,  non  posso 

•  accordar  loro  il  permesso  di  proseguire  il  cammino, 

•  senza  aver  prima  ricevuto  gli  ordini  d' Aliuh  -  Kuli , 
»  il  khan  di  Kbiva,  relativamente  ad  essi.  •  —  Questo 
terribile  aonunzio,  sarebbe  stato  ancora  piò  spaventevo- 
le ^  se  il  Turcomano  non  avesse  aggiunto ,  partendo  :  • 

•  gli  aksakal  miei  compagni  ignorano  che  questi  stranieri 
»  troviosi nella  carovana,  ed  eglino  forse  penseranno,  che 
»  la  mia  benevolenza  meritar  possa  qualche  segno  della 

•  riconoscenza  loro.  » 

Il  caso  era  serissimo  ,  poiché  ci  rivelava ,  che  nella  ca- 
rovana eran  genti  verso  noi  mal  disposte  e  perchè  era  evi* 
dente  che  i  Turcomani ,  se  volevano ,  potevan  mandar  ad 
eBetto  tutte  le  minacce  delF aksakal.  Era  quindi  necessa« 
rio  prender  immediate  le  opportune  misure, ed  io  mene 
occupai  nel  momento. 


393  BURNBS 

Erano  Delia  carovana  una  mezza  dozzina  di  ricchi  mer* 
canti  ;  io  andai  a  trovar  i  due  principali ,  che  ho  già  no- 
minati, e  loro  narrai  T affare  con  tutta  schiettezza;  avrei 
volentieri  ricorso  ad  Ernazzar,  ma  questo  Turcomano 
essendosi  fatto  cittadino  aveva  molto  perduto  di  quel  ere* 
dito  dei  quale  si  poteva  supporre  che  godesse  tra^  suoi 
compatriotti;  però  non  gli  confidai  questa  circostanza  9  se- 
nonché  dopo  il  nostro  arrivo  a  Mesced  •  —  Io  mi  accorsi 
che  il  mio  racconto  cagionò  ne'  mercanti  una  viva  inquie- 
tudine, e  nuovamente  mi  convinsi,  che  questi  uomini 
avevano  realmente  a  cuore  la  nostra  sicurezza.  Eglino  esa- 
laron  la  lor  collera  contro  il  delatore,  e  chiarissimamente 
espressero  i  timori  che  lor  cagionavano  il  visir  di  Bukhara 
da  un  lato,  ed  il  principe  reale  di  Persia  dalF altro .  Uno 
dì  essi  mi  consigliò  di  mostrar  subito  il  firmano  del  re  di 
Bukharia;  io  però  fui  di  diverso  parere  su  questo  punto, 
e  Topinione  del  suo  compagno  meglio  convenne  nella  mia: 
Abdul  sMncaricòdi  negoziar  la  pastura  d^un  can  di  Tur* 
cornano.  Pur  nullameno  è  facile  il  concepire,  che  questa 
circostanza  era  per  noi  poco  ricreativa:  nonostante  era 
indispensabile  di  far  buona  cera  onde  meglio  combatter 
ledifBcoltà,  e  frustrar  se  fosse  possibile  la  speranze  dello 
scellerato  che  ci  aveva  traditi . 

La  prima  notizia  della  mattina,  fu  quella  della  perdita 
d'un  bel  cavallino  nero,  che  nella  notte  c'era  stato  ruba- 
to^ quantunque  fosse  legato  ad  un  pinolo:  in  questo  paese 
si  suole  incatenar  la  gamba  del  cavallo  ad  una  caviglia  di 
ferro,  che  poi  chiudesi  con  un  lucchetto  ;  ma  noi  non 
avevamo  adottato  una  tal  precauzione.  —  Quest'accidente 
mi  dispiacque  quanto  una  maggiore  disgrazia,  poiché  quel 
piccolo  animale  mi  aveva  seguito  fin  da  Punah,  città  del 
centro  dell' lindia,  e  mi  aveva  portato  io  molti  disastrosi 


VIAGGIO  395 

Tiaggi  ;  laoDde  dod  posso  dir  quanto  fossi  accorato  di  do- 
yerlo  lasciare  io  un  paese  come  quello ,  ed  io  simili  mani. 
Tutta  la  carovana  si  riunì  per  esprimere  il  rincrescimento 
che  qaesto  furto  aveva  cagionato,  e  fui  assicurato  che 
avrei  ricuperato  il  cavallo  o  il  suo  valore  ;  ma  essi  non 
comprendevano  che  per  me  egli  era  inestimabile. 

Intanto  io  fui  obbligalo  ad  occuparmi  d^ altre  cose,  e 
fu  per  me  sorgente  di  reale  consolazione  sapere,  che  ave* 
vamo  soddisfatte  le  domande  e  placate  le  minacce  del- 
Taksakal  per  mezzo  d^uo  moderatissimo  sacrifizio:  egli 
divenne  possessore  della  nostra  provvisione  di  tè,  e  noi  vi 
avremmo  volentieri  aggiunto  anche  lo  zucchero  se  fosse 
bisognato  :  questo  pegno  di  pace ,  accompagnato  da  due 
tiglia  d^oro,  del  valore  di  circa  sei  rupie  e  mezzo  ciascuno, 
contentò  un  capo  che  tenevaci  in  suo  potere!  Egli  chiama- 
vasi  Dunmas,  era  Paksakal  di  300  famiglie,  e  un  di  quelli 
che  prendevan  parte  al  bottino  ed  dlle  retribuzioni  di  Scia- 
rak.  In  questa  difflcii  congiuntura,  grandi  obbligazioni 
avemmo  verso  AbduI ,  che  per  caso  conosceva  quel  Tur- 
cornano:  noi  ci  eravam  cattivati  la  benevolenza  di  Abdul 
con  soli  atti  di  civiltà. 

Intieramente  rassicurati,  ci  abbandonammo  di  miglior 
animo  ai  nostri  studi  sopra  i  Tu rcomaui,  sui  quali  raccolsi 
ragguagli  verameute  caratteristici.  Eglino  non  contraggo- 
no il  vincolo  coniugale  con  formalità  tanto  semplici  quanto 
quelle  de^li  altri  musulmani ,  poiché  la  comunicazione  tra 
i  due  sifssi  non  è  ristretta  ;  di  maniera  che  nasce  fra  loro 
deir attaccamento  che  poi  divien  dell'amore.  Ma  la  figlia 
d'un  Turcomand  ha  un  prezzo  molto  elevato:  per  cui 
ramante  che  dispera  di  far  un  acquisto  legittimo,  toglie  la 
bella  io  groppa  del  suo  corsiero ,  e  vola  al  campo  vicino, 
ove  la  coppia  è  unita  e  la  separazione  diviene  impossibile.  I 


vui.  50 


308  BORNBS 

de  vano  tre  grosse  ghiande  di  sela^  di  difftreiiti  colori  e 
delicatameote  lavorate  da  quaiclie  mano  giovine  e  gen- 
tile •  —  In  una  parola^  P appartamento  e  la  sua  mobilia  non 
indicavano  al  certo  esser  f  nella  la  dimora  di  gente  masna- 
diera  ed  errabonda  :  ma  Trattanto  il  mio  ospite  mi  spiegò, 
come  tutta  la  casa  potesse  esser  trasportata  sul  dosso  d^on 
cammello  eia  mobilia  sopra  un  altro ,  colla  massima  faci* 
lità  .  —  Manifestai,  tornato  alla  carovana,  la  mia  sorpresa 
per  ra$;iatezza  della  quale  io  era  stato  testimonio;  ma  i 
miei  compagni  mi  dissero ,  cbe  io  non  doveva  esser  mara- 
vigliato di  questo  lusso,  poiché  i  Turcomani  eran  de' man- 
giatori denomini  (adatn  khor)^  e  che  ad  essi  il  nutrimento 
non  costava  niente.  Molti  altri  popoli  sono  stati  chiamati 
cannibali  dietro  espressioni  simili  a  questa  ^  ma  i  mercanti 
volevan  soltanto  significare ,  che  t  Turcomani  tiravan  la 
loro  sussistenza  dal  prodotto  della  v«ndita  degli  uomiai  • 
Prima  che  uscissi  dalla  tenda,  il  nostro  ospite  mi  pre- 
sento ^  secondo  P usanza i,  del  pane  e  de^ poponi;  io  ne  man* 
giai  In  compagnia  del  Gerard  e  di  quindici  altri  Turcomani 
ch'erano  entrati.  Queste  genti  tagliano  i  poponi  con  molta 
desterità  e  pulizìa;  con  un  sol  movimento  del  loro  coMel* 
lo  e$Klioo  separan  la  polpa  dalla  scorza,  che  non  è  piùgros* 
sa  di  quella  d^un^arancia;  poi  dividono  il  frutto  in  dodici 
fette.  Per  una  mezz^ora  ascoltai  la  lor  con versazlone ^  la 
quale,  per  quanto  potei  comprendere,  aggiravasi  sugli  schia- 
vi e  sui  cavalli .  Mi  presero  per  un  uomo  dei  Cabul,  a  ca* 
gioQ  della  tela  che  lo  portava  a  guisa  di  turbante;  né  io 
li  tolsi  dal  loro  errore.  Si  aliaron  tutti  allorché  me  ne  an- 
dai ,  e  mi  dissero  addio  con  tutt^  i  riguardi  ad  un  buon 
musulmano  dovuti.  Anche  sapendo  la  verità,  forse  non  mi 
avrebbero  insultato,  ma  mi  avrebber  oppresso  a  forza  di 


VIAGGIO 


3K> 


per  uscir  dal  Sciarak,  éovraggiuDse  il  padrone;  ma  la 
celerità  del  cavallo  ^  che  co»i  soveole  era  stato  impiegato 
a  portar  via  i  suoi  compatriotti ,  servì  a  maraviglia  il  fug- 
gitivo; fu  iosegaito^  Hia  noo  raggiuoto*.  Cosi,  per  un 
atto  di  disperato  ardimento ,  redense  la  sua  libertà ,  la- 
sciando riofelice  Turcomanoa  piangerla  perdita  deUa  mo- 
glie ^  della  figlia 9  del  cavallo  e  dello  schiavo. 

Ho  detto  di  sópra ,  che  il  nostro  campo  a  Sciarak^  era 
presso  la  sepoltura  d^  un  santone  musulmano.  Visse  2S4 
aoDt  innanzi  e  chiamavasi  AbduI  FaziI  Husn ,  come  da 
un^  inscrizione  del  suo  sepolcro  si  vede  ;  egli  è  ancora  in 
venerazione  presso  i  Turcomani  •  Colui  che  cade  malato 
invoca  il  santone;  quello.cbe  ba  il  cavallo  o  il  cammello 
malato ,  fa  il  giro  della  tomba ,  e  spera  che  eoo  sia  per 
mancargli  il  desiderato  soccorso.  I  Turcomani  non  hanno 
moschee  :  essi  recitano  le  loro  preghiere  nelle  lor  tende , 
oppure  air  aria  aperta  nel  deserto ,  senza  fare  abluzioni  e 
senza  stendere  tappeti.  Non  hao  che  un  piceni  numero  di 
sacerdoti ,  il  clero  essendo  presso  di  loro  poco  onorato,  ed 
essi  poco  zelanti  settatori  del  profeta.  Mancanti  d'un^edu- 
cazione  capace  di  calmar  la  foga  delle  loro  passioni ,  gli 
uomini  non  sono  suscettibili  di  pietà,  e  le  donne  non  ten- 
gono in  pregio  alcuno  la  pudicizia  •  Gli  uomini  si  occupan 
delle  faccende  del  di  fuori,  e  le  donne  lavorano  nelP  in- 
terno delle  abitazioni  • 

1  Turcomani  costituiscono  un  popolo  alternativamente 
dedito  air  atti  vita  ed  immerso  neU'indolenza.Fuordicasa 
loro  mostrano  un^ estrema  vivacità,  ed  infingardi  e  pol- 
troni stan  sempre  a  zonzo  nel  proprio  paese  :  aman  molto  i 
cavalli,  e  si  compiacciono  a  cantar  canzoni  in  nuore  di  que- 
sti animali.  La  sera  io  prestava  orecchio  ai  panegirici  del- 
ie prodezze  del  cavallo  t$eiapra$li  e  del  cavallo  karughli^ 


596  BDftNBS 

soggetti  d^  elogi  seoza  fine  •  La  parola  karughlì  significa 
guerriero  egualmeote  che  cavallo;  ma  quando  ha quest^ ul- 
timo senso,  ella  designa  una  razza  famosa,  che  a  quanto 
dtcesi ,  in  oggi  è  spenta .  Inquanto  poi  al  termine  di  Ucia- 
prasli^  sebbene  ei  voglia  dir  soltanto  agile,  pure  si  ap- 
plica ad  un  cavallo  particolare  rinomato  per  la  sua  bellezza . 
Avrei  desiderato  poter  citare  qualche  canzone  turco- 
mana;  ma  aSciarak  non  ho  potuto  raccoglier  che  le  stan- 
ze seguenti: 

In  serbo  io  tengo  un  arabo  destriero 
Pel  di  della  battaglia:  air  ombra  di  esso 
Starommi  ;  e  intanto,  un  valoroso  e  fiero 
Eroe  cadrà  sotto  i  miei  colpi  oppresso  •  — 

Si  serbi  un  arabo 

Agii  destriero  ; 

Lo  scudo  ferreo 

S*  impugni  altero 

Della  battaglia  il  di . 

Karugbli  ! 
11  dì  della  battaglia  e  dei  periglio 
Tenderò  V  arco  e  starò  fermo  in  sella  : 
Niun  fia  che  me  ne  tolga  :  unifico  figlio 
Son  io ,  fratel  non  ho,  non  ho  sorella.  — 

Si  serbi  un  arabo 

Agii  destriero  ; 

Lo  scudo  ferreo 

S'impugni  altero 

Della  battaglia  il  dì: 

Karughlì  ! 


▼lAQGlO 

S""  io  respiro^  disciolgoasi  del  monte 

1  ghiacci  ^  e  calao  giù  per  la  valWa  ; 

S*  io  piango  ,  gli  occhi  miei  sod  lar$;a  fonte  : 

E  Giona   il  Pari^  un  (A  così  dicea:  — 

Si  serbi  un  arabo 

Agii  destriero: 

Lo  scudo  ferreo 

S*  impugni  altero 

Delia  battaglia  il  di: 

Karughli  ! 

Dopo  lo  sgomento  provato  a  Sciarak,  non  dovevamo 
desiderare  d'  aver  molte  relazioni  cogli  abitanti  ;  ma  io 
era  estremamente  curioso  di  vederli  :  ed  avendomi  detto 
Ernazzar,  che  io  era  invitato  in  casa  d^  un  suo  amico  j 
senza  esitare  ce  lo  accompagnai. 

Fui  piacevolmente  sorpreso  a  veder  questi  nomadi  vive* 
re  (almen  cola)  con  un  certo  lusso.  Il  kbirgah^  ossia  la 
tenda  ^  era  alta  e  spaziosa  ^  essendo  d"*  un  diametro  di  25 
piedi:  i  lati  eran  difesi  da  un  graticcio  e  il  tetto  era  for- 
mato di  tavole  che  finivano  in  una  apertura  circolare  di 
circa  tre  piedi  di  diametro^  a  traverso  della  quale  pas- 
sava la  luce  :  il  suolo  era  coperto  di  feltri  o  di  tappeti 
delle  più  ricche  manifatture^  esimili  al  voluto.  De^tappeti 
a  frange  eran  similmente  sospesi  intorno  intorno  alla  tenda, 
ciò  che  i' ornava  con  certa  eleganza ,  e  il  loro  pregio  ere- 
bceva  per  essere  stati  lavorati  dalle  mani  delle  mogli  e  del- 
le figlie  del  nostro  ospite.  Da  un  lato  della  tenda  era  un 
picco!  guardaroba,  in  cui  le  donne  della  fanriglia  teneano 
le  loro  vesti ,  e  al  disopra  stipavan  le  coperte  sulle  quali 
dormivano  ;  queste  erano  d*  un  tessuto  di  seta  e  di  cotone 
a  vari  colori.  Dalla  circolare  apertura  della  sommità,  pen* 


„■ 


402  BCRIIES 

se  avesser  corso  sulla  ghiaia;  ma  essi  erano  stati  tre» 
dici  giorai  ia  moto,  eoo  molto  strapazzo  e  poco  oatrimeo- 
to .  Ma  intanto  ammirando  la  bravura  di  questi  uomini , 
cosa  pensar  de^  Persiani  clie  sono  accampati  a  men  di  duo 
giornate  di  cammino  da  Uesced  ^  sotto  gli  ordini  delf  erede 
presuntivo  del  trono ,  la  cui  armata  conta  20,000  soldati  ! 

Il  ritorno  degli  AUamani  ci  avrebbe  fatto  levar  il  cam- 
po nelPatto,  se  alcune  persone  paurose  non  avessero 
sparsa  la  voce  che  la  metà  degli  assassini  aspettavano  la 
nostra  carovana  sulla  frontiera  di  Persia.  La  nostra  par* 
tenza  fu  dunque  an^altra  volta  differita  ;  ciò  che  siogo* 
larmente  mi  contrariò,  perchè  io  non  mi  trovava  punto  he* 
ne  in  quel  luogo.  Non  avemmo  per  dieci  giorni  né  tenda 
né  altro  ricovero  fuorché  i  logori  muri  d'una  secchia 
tomba  piena  di  rettili  $  e  sebben  la  terra  fosse  stata  sempre 
il  nostro  letto,  ed  avessimo  da  luogo  tempo  cessato  d^es* 
ser  molestati  daMolori,cui  va  soggetto  un  uomo  civilizzato 
dopo  occasionali  bivacchi,  ora  noi  sentivano  il  peso  di  quel- 
la condizione  non  potendo  stendere  neppure  un  tappeto  per 
timore  di  non  apparir  troppo  ricchi  ai  Torcomaui,  che 
costantemente  e  fisamente  ci  guardavano  e  spesso  dirige- 
vanci  in  proposito  suggestive  domande .  Il  nostro  pane  era 
parimente  più  duro  delle  focacce  di  farina  di  vena,  e  di 
più  era  di  cattivo  sapore  •  C^era  diflScilissimo  il  poter  leg- 
gere o  scrivere  in  qualunque  ora  nel  giorno  ;  il  tempo 
enormemente  ci  pesava  e  ia  nostra  pasienia  era  ali*  estre- 
ma prova. 

Durante  il  nostro  forzato  soggiorno ,  apprendemmo  che 
un  cammello  era  arabbiato,  non  so  se  per  tedio  o  per  qua- 
lunque altra  causa  che  ignoro:  il  povero  anhnale  spuma- 
va, gemeva  e  ricusava  di  prender  cibo;  ci  fu  narrato  il 
caso ,  essendo  stato  deciso  che  il  cammello  era  in  preda 


VIAGGIO  403 

del  diavolo  e  non  v^era  quindi  rimedio:  ma  finalmente  que- 
ste genti  ricorsero  air  espediente  di  spaventarlo,  col  far* 
gli  passar  davanti  agli  occhi  una  torcia  accesa,  e  brucian- 
dogli  alcuni  manipoli  di  canne  e  ginestre  sotto  le  nari  :  ap« 
pllcarongli  ancora  un  ferro  rovente  sulla  testa  ,  e  Fani* 
male  si  trovò  benissimo  di  questa  rigidissima  cura ,  che 
avea  per  iscopo  di  bruciare  il  diavolo  cbe  ^alloggiava  io 
COM  vi]  creatura. 

Al  floe,  IMI  settembre,  dopo  d^essere  stati  per  dieci 
giorni  trattenuti  a  Sciarak  ^  allo  spuntar  del  sole  lieta- 
mente  ne  uscimmo.  Fino  alP ultimo  momento  i  Turco- 
mani  furon  fedeli  al  loro  carattere  :  ci  avevano  accorda- 
to il  permesso  di  sloggiare  dal  campo  «  ed  avevan  conve- 
nuto d  imporci  una  tassa  ath  prima  fermata;  già  erava-. 
mo  in  cammino,  quando  ci  spedirono  un  ordine  d^  arrestar 
la  carovana,  e  chiesero  un  tiglià  e  mezzo  per  cavallo,  che 
è  r  ordinario  diritto  di  transito  per  una  scorta  fino  alla 
frontiera  di  Persia.  La  truppa  non  ci  accompagnò  che 
per  poche  miglia ,  e  quindi  annoiata  se  ne  tornò  indietro  : 
lo  sbrigarcene  cosi  bene  non  ci  fu  di  alcun  dispiacere.  La 
nostra  carovana  si  era  aumentata  pel  congiungimento  di  due 
altre,  che  erano  arrivate  nel  tempo  del  nostro  soggiorno  ; 
di  maniera  cha  formavamo  un  corpo  considerevole  •  lo 
credo  che  nel  numero  vi  fosser  più  timidi  che  coraggiosi  ; 
vi  si  vedevano  uomini,  donne,  fanciulli  ^  mercanti ,  pel- 
legrini e  schiavi  emancipati;  eranvi  Uzbeki ,  Arabi, 
Persiani,  Afghani,  Indiani*  Ebrei ^  Belutsci^  Ca^mirani, 
Turchi  e  Turcoiriani  ;  un  Nagai,  un  Kirghizo  nomade  di 
Pamer,  e  Aoalmenle  uol  Europei .  Yi  si  trovava  inoUre  una 
giovine  p«^rsiana  delPelk  di  circa  quindici  anni,  che  ave- 
vamo raccolta  a  Sciarak,  e  che  dicevano  era  d' incompa- 
rabil  bellezza:    ella  era  stata  rapita  da'Turcomani*,  ma 


404  BDRNBS 

le  di  lei  attrattive  vioser  P avarizia  di  quelli,  e  colui  che 
Paveva  presa  volle  da  principio  conservarla;  tuttavolta  , 
l'arrivo  della  nostra  carovana  e  di  tanti  mercanti  tentò 
la  sua  cupidigia,  ed  offri  di  vender  quella  parte  del  tuo 
bottino  ;  un  commerciante  di  Teheran  la  comprò  pel  prez* 
zo  di  77  tiglià  d'oro,  e  la  povera  fanciulla,  che  poche  ore 
innanzi  poteva  andare  e  venire,  veder  qualcbeduno  ed  es- 
serne veduta,  fu  imballata,  a  rigor  di  termine,  in  un 
paniere.  Essa  cessava  d^ essere  schiava  e  diventava  sposa  , 
avvegnaché  poco  importa  che  pel  pausato  ella  potesse  aver 
avulo  un  altro  marito  ;  certo  è ,  che  chiunque  scappa  dalle 
mani  de^  Turcomani  si  può  dir  rigenerato.  La  bella  di  cui 
parlo  si  abbandonò  al  primo  mercante  che  la  visitò ,  di- 
chiarando, per  impegnarlo  a  comprarla  più  volentieri,  che 
avrebbe  abbraciato  quella  fede  che  più  fosse  piaciuta  al 
suo  compratore .  Questa  giovine  persiana  non  è  la  prima 
del  suo  sesso  che  abbia  cambiato  di  dottrina  nel  tenopo  stes- 
so che  di  nome*. 

La  sera  facemmo  alto  ad  una  cisterna  lontana  18  mi- 
glia da  Sciarak ,  di  cui  era  ancora  visibile  il  forte  essendo 
piana  la  campagna  per  la  quale  avevamo  camminato,  o 
soltanto  iitlerroUa  da  sabbiosi  poggeiti  •  Al  terzo  miglio, 
traversammo  il  sassoso  ed  allora  asciutto  letto  del  piccol 
flume  di  Tendgeud,  che  ha  la  sua  sorgente  nelle  vicine 
montagne  e  perdesì  nelle  arene.  Non  è  uè  il  flume  di  He- 
rat,  nel  Oxus,  non  esistendo  quivi  un  corso  di  acqua 
tanto  considerevole  quanto  nelle  nostre  carte  si  osserva. 
L'acqua  che  rimaneva  nelle  pozzanghere  era  salsa  come 
una  gran  parte  del  terreno. 

Quivi  si  osservano  degli  avanzi  di  civilizzazione;  ma 
non  abitanti,  né  campi  coltivati.  Circa  le  otto  ore  della 
sera,  ci  rimettemmo  in  via  al  lume  della  luna   piena;  e 


VIAGGIO 


405 


dopo  aver  percorse  sette  o  otto  miglia ,  eatramiiu)  nelle 
gole  tra  le  nioatagne,  e  ci  trovaoimo,  un  poco  dopo  il 
sorger  del  sole,  a  Muzderan  o  Derbeiid,  posto  avanzato 
de' Persiani  distante  45  miglia  da  Sciarak.  Neir  ultima 
parte  del  nostro  cammino  aveamo  seguito  certe  gole  pro- 
fonde,  ove  corroosi  per  parte  degli  Allamani  gravi  risclii  ; 
perciò  il  timore  ci  fece  raddoppiare  il  passo  :  tutti  i  oostri 
strumenti  di  guerra  erano  pronti  e  le  micce  accese  ;  al  più 
leggiero  romore  la  carovana  si  fermava  ^  aspettandoci  da 
un  momento  air  altro  un  incontro  eo'  Turcomani . 

Dopo  una  notte  di  continue  inquietudini ,  non  so  de- 
scrivere con  qual  piacere  scorf^essimo  le  torri  di  Derbend^ 
undici  delle  quali  coronan  la  cresta  de^ monti  e  comanda- 
no il  passo  !  Yi  erano  alcuni  soldati  delle  truppe  irregolari 
del  gran  re ,  primi  tra  de^  suoi  sudditi  che  sul  suo  terri- 
torio si  fosser  presentati  a^ nostri  sguardi.  L'ultima  ag- 
gressione dei  Turcomani  li  aveva  inviliti  ;  poiché  quest'era 
la  truppa  che  aveva  perduto  i  cavalli  e  qualcuno  de^suoi 
uomini  come  di  sopra  dicemmo . 

Valicato  il  passo  di  Derbend,  la  nostra  carovana  si  ar- 
restò  ne* campi  al  di  là  del  forte  di  Muzderan^  che  è  so- 
pra uno  sprone  isolato  del  pianoro  ^scendendo  le  gole.  Anti- 
camente questo  luogo  fu  popolato;  ma  da  alcuni  anni  il 
lihan  di  Khiva  portò  via  in  massa  i  suoi  sventurati  abi- 
tanti e  fece  spianar  le  loro  opere  di  difesa .  Quel  posto,  se 
fosse  riattato,  potrebbe  protegger  la  via  per  la  Persia. 

Una  bella  sorgente  termale  scaturisce  al  disotto  di  Muz- 
deran: Tacqua  della  medesima,  unita  a  quella  d** alcune 
altre  sor^^enti ,  scavasi  un  canale  nella  valle ,  ove  vedonsi 
ancora  i  giardini  e  gli  alberi  fruttiferi  degli  infelici  che 
ne  furono  discacciati . 


406  BDKHB8 

Dopo  un  si  luogo  soggiorno  in  meizo  a  desolate  e  sqoal* 
lide  campa$;oe ,  questa  contrada  ci  parve  deliziosa .  Ci  fa 
mostrata  nelle  gole  una  caverna ,  sa  cui  molte  favolose 
storie  raccontanai:  pretendesi  che  non  abbia  teroiHie.  Ella 
fu,  non  è  molto ,  il  teatro  de  stragi  e  di  calamità  orren 
de  :  gli  abitanti  di  Huzderao,  incalzati  dal  khan  di  Kbfva  ^ 
vi  si  rifugiarono;  ed  allorché,  uscirono 9  furon  trucidati 
0  mandati  in  eterno  esilio  come  le  pecchie  che  sbucan  dal 
loro  coviglio,   al  di  là  del  Deserto. 

II  nostro  arrivo  sul  territorio  persiano  fu  di  gran  gioia 
per  moltMndividuI  della  carovana,  i  quali,  benché  nativi 
della  Bukharta,  erano  però  di  religione  sciiti,  lo  credeva, 
che  una  volta  usciti  delia  città  santa  di  Bukhara ,  fosse  per 
Stempro  finita  con  questi  luoghi  santi;  ma  la  città  alla  volta 
della  quale  camminavamo ,  Mesced  i  Mukbaddas(lf«ice<< 
la  santificata)^  ci  parve  da  tutto  ciò  che  se  ne  diceva, 
che  per  santità  ella  superasse  Bukhara  stessa  .  Ci  fu  an- 
nunziato,  che  quando  arriveremmo  a  scorger  le  sue  cu- 
pole dorate,  ciascuno  gelterebbesi  in  ginocchioni  per  pre- 
gare. Quivi  i  Persiani  cominciarono  a  parlare  altamente 
della  lor  fede^  che  per  sì  lungo  tempo  avevan  dissimula* 
ta:  noi  potemmo  giudicar  dello  spirito  del  luogo  dalPaoed 
doto  seguente ,  che  un  uomo  dalla  carovana,  che  certo  non 
era  letterato,  raccontò:  —  Un  mercante  recentemente  veou* 
to  a  Mesced  aveva  di  soverchio  caricato  uno  de' suoi  cam* 
meli  ;  il  povero  animale,  arrivato  appena  in  città  sea  fug- 
gì  subito  al  sepolcro  del  santo  imam  Reza,  ed  ivi  esalò 
le  sue  querele  •  EglNnspirò  senza  dubbio  un  vero  rispetto 
a^  sacerdoti  del  sepolcro,  giacché  eglino  imbrancaronlo  coi 
loro,  r  ornaron  di  gualdrappe  e  di  campanelli ,  ed  accorda- 
rongli  la  preeminenza  sopra  tutti  gli  altri .  Il  mercante  con- 
fesso  la  sua  crudeltà ,  implorò  il  suo  perdono,  e  V  ottenne 


VIAGGIO  «: 

abbaadoBando  il  suo  cammello.  —  Ud  Europeo  deve  sempre 
aìcoKare  ed  ammirar  novelle  di  lai  sorla;  ed  ancorché  sia- 
8i  affermalo,  tulla  fede  del  Corano,  che  la  religioa  di 
Maometlo  Don  6  appoggiata  sopra  i  miracoli,  pare)  suoi 
wUatori  noa  ammetloa  questa  dottrina,  ed  aliegau  le  cen* 
lomila  deviaziooi  dalle  leggi  della  natura  mani  restatesi 
ia  favor  della  musulmana  credenza .  Avendo  parlato  pres< 
so  gli  Uzbeki  del  Corano  e  del  suo  contenuto ,  che  con* 
fessa!  non  aver  letto  che  in  una  traduzione:  —  •  uomo 
semplice  che  sei,  mi  fu  risposto,  com''i  e;;li  mai  poisibi- 
te  di  recar  questo  santo  libro  iu  un'altra  lingua,  mentre 
ogni  lettera  d*o;ni  parola  che  vi  si  trova,  ha  un  senso  par- 
ticolare e  distìnto ,  die  non  può  esser  compreso  senonctiè 
ueH'ori([iuale? . . .  ■  —  Non  volli  Inseguito  avventurarmi 
più  nemmenoa  far  pompa  delle  mie  cognizioni  relaiivameo' 
le  alla  BiM>ia  ;  poiché,  se  da  un  lato  si  rintuzzava  la  mia 
scienza  concernente  il  Corano,  dall'altro  sentiva  dir  per 
la  prima  volta,  che  T antico  ed  il  nuovo  lestameoto  erano 
solamente  nel  Corano,  nel  quale  vennero  incorporati;  e 
che  i  libri  che  gli  ebrei  ed  i  cristiani  davan  per  autentici, 
aoneran   che  fulsiticazioni  ripiene  dVrrorì  ! 

Le  soperchierie  de' preti  musulmani  ricorda»  le  frodi 
deMralì  de' sei'otl  di  barbarie  :  ma  almeno  io  Europa  gli 
ecclesiastici  comprendono  realmente  il  linguaggio  delle 
sante  scritture,  mentre  presso  i  musulmani  molti  mollabi 
«anno  appena  leggere,  e  nulla  iutendon  della  verdone  che 
hanno  colto  gli  occhi.  Vi  son  pt-r  conseguenza  molli  uomi- 
ni letterali  ;  ma  questi  componuon  classi  distinte,  delle 
quali  una  ba  intelligenza,  l'altra  no:  ma  appunto  i  più 
ignoranti  non  esitano  a  parlar  del  Ioni  prt'kan  »ci|)i'ri',  per- 
cbè  la  lettura  del  Corauo  è  una  subii  [iie  u<:i'U|>a2iuiii!  vhe 
scancella  I  piìi  enormi  peccati . 


i 


408  BURNES 

Noi  DOQ  potevamo  ancora  considerarci  come  perfetta- 
mente sicuri  sotto  la  protezione  di  Mesced  la  santa  ,  che 
è  a  sole  3S  miglia  da  Muzderan  ;  perciò  non  ci  mettemmo 
in  cammino  Ano  all'  imbrunir  della  notte .  Al  momento  della 
partenza  io  uccisi  una  tarantola,  specie  di  grosso  ragno , 
che  se  la  passeggiava  sul  mio  tappeto  :  le  sue  zampe  rasso* 
migliavano  a  quelle  d^uno  scorpione,  e  il  suo  corpo  a  quello 
d^un  ra|i[uo;  mi  si  attestò  la  sua  natura  velenosa,  ma  i  nostri 
compagni  asserirono  ,  che  invece  di  mordere  essa  slancia* 
va  il  suo  veleno . 

In  poco  tempo  risalimmo  la  tortuosa  vallata  del  Tedgend, 
che  allora  era  irrigata  da  un  hel  rusci-llo.  Avevamo  co- 
minciato la  nostra  giornata  con  un  sentimento  di  terrore, 
ed  or  sopraggtuuse  un^avveutura,  che  aumentò  la  celerità 
della  nostra  marcia .  Verso  mezza  notte  il  ragliod^un  asino 
annunziò  agii  spiriti  deboli  che  eravamo  In  prossimità  di 
creature  umane,  mentre  ivi  non  ve  ne  dovevan  esssere. 
Il  grido  di:  •  Allaman  !  Allaman  !  »  si  sparse  colla  rapidità 
del  baleno ,  e  in  un  istante  la  carovana  tutta  prese  T aspet- 
to d**  un  reggimento  in  aperta  colonna ,  che  si  chiude  in 
doppia  marcia  per  formare  un  quadrato  •  I  cammelli  del 
vanguardo  incontanente  accoccolaronsi,  e  gli  altri  si  schie 
raroDO  indietro.  Le  micce  furon  dappertutto  accese,  sguai 
nate  le  sciabole,  caricate  le  pistole,  ed  i  poveri  mercanti , 
per  collera  e  per  timore  fatti  quasi  frenetici ,  caracollava- 
no dinanzi  alle  lor  balle  di  mercanzie .  La  porzione  della 
carovana  che  non  era  armata  prese  posto  fra  i  cammelli , 
che  in  numero  di  centoventi  formavano  un  passabii  qua- 
drato .  —  L^  inquietudine  era  grande  e  generale  :  gli  schiavi 
eran  compresi  da  maggior  terrore  di  tutti  gli  altri,  lor 
essendo  nota  per  esperienza  la  sorte  d' un  cattivo  presso  i . 
Turcomani.  Dopo  un  quarto  d*ora  di  aspettazione  e  di 


VIAGGIO  409 

trepidanza ,  qualcbeduno  della  caroTana  scoprì ,  cbe  i  pre- 
tesi Allaraaoi che  tanto  spaveolo  ci  cagiona vaoo,  non  eran 
che  una  banda  di  venti  poveri  Eimakt  nomadi,!  quali 
torna van  da  raccoglier  sulle  montagne  il  burghum^  che  è 
una  sostanza  tintoria.  Queste  genti  erano  assai  più  spa* 
ventate  di  noi ,  giacché  il  loro  pìccol  numero  facevagli  evi- 
dente la  inferiorità  nella  pugna,  e  la  schiavitù  dopo  la 
sconfitta  se  fossimo  stati  de^Turcomani.  Appena  fu  cono* 
scinto  lo  sbaglio ,  un  grido  di  gioia  fece  rialzare  i  cammel- 
li, e  la  carovana  riprese  il  suo  corso  con  una  rapidità  dop- 
pia di  quella  che  ha  ordinariamente  ;  sette  a  otto  cammelli 
si  avanzavan  di  fronte .  Non  ci  fermammo  nel  luogo  del 
consueto  riposo,  ma  si  spinse  più  innanzi  per  una  diecina 
di  miglia,  quando  il  giorno  incominciava  a  cadere .  Subito 
dopo,  preso  un  poco  di  cibo,  ci  mettemmo  nuovamente  in 
movimento,  e  un  poco  dopo  mezzo  giorno  pervenimmo  a 
Ghuzkan,  primo  Villaggio  abitato  in  Persia,  distante  14 
miglia  da  Meseed . 

Noi  restammo  a  Ghuzkan  per  alcune  ore;  il  che  ci 
diede  occasione  d^ osservar  l'estrema  gioia  de^ poveri  schia- 
vi emancipati,  che  finalmente  toccavan  la  lor  contrada  na< 
tia.  Diversi  mercanti  dieder  vesti  e  denaro  per  aiutarli  ad 
arrivare  ne^ propri  lari,  e  noi  pure  con  piacere  ci  unim- 
mo ai  caritatevoli  sentimenti  della  carovana:  pochi  ducati 
bastaron  a  fornire  a  que^  meschini  una  gran  dose  di  feli- 
cità. —  Ghuzkan  è  abitato  da  un  migliaio  di  Teimuri,  cbe 
sono  una  tribù  d'Eimaki:  son  poveri  mascalzoni,  che  cuo- 
pron  le  loro  gambe  con  strisce  di  tela  in  luogo  di  calze, 
e  portano  io  capo  berretti  bruni  di  pelle  di  montone .  Tut- 
ta la  popolazione  usci  fuori  per  vederci  passare ,  e  molti 
di  que^Persiani  mestamente  ci  domandarono,  se  apporta- 
vamo qualche  lettera  deMor  parenti  o  amici  schiavi  nel 


vili.  V2 


410  B  U  R  N  E  S 

Turkestan  .  Raramente  i  Turcomani  risparmiano  Gbuzkan 
nelle  loro  scorrerie  ;  nell'  ultima  eglino  vi  avevan  rapito 
sei  fanciulli,  ed  avevano  ucciso  quattro  uomini . 

Fa  veramente  meraviglia  come  umane  creature  si  ostini- 
no adabitare  in  un  luogo  simile:  però  il  cìrcolo  deVillaggi 
intorno  a  Mesced,  sempre  più  tutti  gli  anni  si  ristringe.  In 
questa  infelice  contrada  ogni  campo  è  munito  di  una  tor- 
re, eretta  dal  coltivatore  come  un  ricovero,  ove  all^ av- 
vicinarsi de' Turcomani  può  rifugiarsi.  Ma  di  grazia, 
che  stato  sociale  è  quello  che  esige  T  impiego  delP aratro 
insieme  e  della  sciabola  nel  medesimo  campo  ! 

Sul  cader  della  notte  si  caricarono  i  cammelli ,  e  mol  • 
to  prima  del  levar  del  sole  eravamo  alle  porte  di  Mesced, 
con  grande  nostra  gioia  ed  immenso  piacere  di  que^poveri 
sohiavi  Persiani ,  il  cuore  de^  quali  aveva  palpitato  ad 
ogni  passo  che  avevan  fatto  verso  la  loro  patria . 


i 

I  ' 

I 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO  QUATTORDICESIMO 


ARRIVO  A  MBSCBD  —  CONFERENZA  CON  KHOSRU  MIRZA 
—  SEPOLCRO  dell'imam  RBZA  —  TOMBA  DI  NADIR 
SCIA*H  —  ILLUMINAZIONE  —  PARTENZA  DA  MBSCED  — 
KUTSCIAN  —  CAMPO  DEL  PRINCIPE  —  UPPICLALI  EURO- 
PEI —  ARRAS  MIRZA  —  PROGETTI  PER  L'  AVVENIRE  — 
L'  AUTORE  SI  SEPARA  DAL  GERARD  . 


IL  KHORASSAIV 


L  14  settembre,  allo  spuntar  del 
giorno,  IroTammo  la  nostra  caro- 
V  aoa,  che  eoo  loquìeta  impazieu- 
za  aspettava  sotto  le  mura  di  He- 
8ced.  Al  sorger  del  sole  furon  portate  le  chiavi  delle  por- 
te; subitocbè  ci  furono  aperte,  una  nuova  scena  si  pre- 
sentb  istantaneamente  a'  nostri  sguardi ,  con  una  rapidità 
tale  da  non  averne  esempio  fuorché  nelle  teatrali  rap- 
presentanze .  Noi  avevamo  abbandonato  il  deserto  e  1 
nomadi  Turcomaol  che  lo  percorrono;  e  con  regolar 
marcia  ci  facevamo  Innanzi  per  una  popolatissima  cit- 
tà,  i  cui  abitanti  guardavanci  coli' attenzione  della  cu- 


4t4 


BUBNBS 


riosità.  Noa  avevam  più  davanti  gli  occhi  i  larghi  visi  e  i 
turbanti  ancor  più  larghi  dei  Turchi  e  degli  Uzbeki  ;  ma 
contemplavamo  i  Kizzilbasci,  che  con  viso  sparuto  ed 
affilato,  con  in  testa  un  berretto  di  pelle  di  montone 
sotto  al  quale  inanellati  capelli  passavano  indietro,  ci  sta- 
van  guardando  a  bocca  aperta  e  colle  mani  in  tasca . 
La  via  nella  quale  eravamo  entrati  era  spaziosa  e  bella  ; 
un  acquedotto,  ombreggiato  da  alberi  la  traversava;  la 
magnifica  cupola  e  le  torrette  dorate  del  sepolcro  del- 
l' imam  Bega  terminavano  la  prospettiva .  Una  schiera  di 
120  cammelli  si  diresse  lungo  questo  viale,  ed  entrò  nel 
vasto  carovanserraglio  degli  Uzbeki  :  noi  li  seguimmo  ; 
ed  essendoci  assisi  sul  balcone,  potemmo  esaminar  P ani- 
mata scena  che  nella  sottoposta  corte  ci  si  presentava;  ma 
la  folla  aveva  inondato  quest^  inmienso  edifizio,  e  ci  fu  gio- 
co forza  cercare  un  alloggio  in  più  modesta  casa ,  che  a 
poca  distanza  trovammo  • 

Abbas  Mirza,  principe  reale  di  Persia,  era  in  quel 
tempo  ne^  dintorni  di  Mesced  ;  e  sebben  questa  contrada 
non  fosse  stata  visitata  che  da  piccol  numero  d'Europei , 
potemmo  sapere  che  degli  ufficiali  inglesi  erano  al  servizio 
di  sua  altezza  reale .  Per  questo,  io  mi  affrettai  di  spedire 
un  espresso  al  campo,  che  era  distante  100  miglia:  fummo 
frattanto  piacevolmente  sorpresi  nel  ricever  un  messaggio 
di  madama  Shee ,  moglie  del  Capitano  Shee ,  la  quale  era 
in  quel  momento  a  Mesced  ;  e  ci  fu  vie  maggiormente 
grato  per  venirci  consegnato  dalle  mani  d' un  uomo  che 
parlava  la  nostra  lingua,  e  che  era  sergente  neir  arma- 
ta del  principe. 

Dacché  oravamo  usciti  dall'  India,  non  avevam  più  sog- 
giornato in  alcun  punto  ove  trovassimo  tanti  comodi  quan- 
to a  Mesced;  vi  fummo  ricolmi  di  dimostrazioni  di  gen- 


VIAGGIO  415 

tilezza  e  d^alteozione.  Abbandonammo  con  piacere  il  bar- 
baro costume  di  mangiar  colle  dila  9  e  sebbene  la  nostra 
bella  ostessa  fosse  una  Georgiana  che  non  sapeva  che  il 
Persiano,  c^imaginammo  un^  altra  volta  d^esser  nella  so- 
cietà del  nostro  paese . 

Io  non  tardai  ad  andare  a  passeggiar  per  la  città ,  e  in- 
dirizzai i  miei  passi  verso  V  ark  ossia  la  cittadella  :  v'  in- 
contrai con  mia  sorpresa  Khusru  Mirza,  figlio  del  principe 
reale ,  il  qual  giovine  era  stato  inviato  dal  suo  avo  a  Pie* 
troburgo ,  nella  circostanza  delPuccisione  delFambasciator 
russo  in  Persia  •  Egli  è  governatore  di  Mesced  quando 
suo  padre  è  in  campagna .  Parvemi  ch^  egli  avesse  molto 
profittato  del  suo  soggiorno  io  Europa;  esso  conversò  meco 
per  circa  uo^ora,  mi  fece  molte  interrogazioni  sopra  i  no- 
stri viaggi ,  eppoi  scherzò  sulla  mia  barba  e  sopra  il  no- 
stro vestiario ,  assicurandomi  che  tutto  ciò  sarebbe  oggetto 
di  grande  curiosità  nella  mia  patria.  Volle  sapere  se  io  era 
cattolico  o  protestante,  e  nuovamente  manifestò  la  sua 
maraviglia ,  pensando  al  come  potessimo  esser  pervenuti 
sani  e  salvi  in  Persia.  M'invitò  a  tornare  a  rivederlo  Pio. 
domane ,  ed  io  non  esitai  a  profittar  deir  invito ,  dietro 
la  favorevole  impressione  che  in  questa  prima  conferen- 
za io  avea  sul  principe  prodotta . 

Allorché  arrivai  T  indomani ,  presso  questo  principe  , 
nella  cittadella,  egli  era  occupato  a  disbrigar  degli  afiari  : 
il  cerimoniale  necessario  osservare  per  avvicinarsi  a  questo 
rampollo  della  famiglia  regnante,  è  altrettanto  carico  di 
formalità  quanto  se  si  trattasse  del  sovrano  del  paese;  egli 
ama  molto  di  discorrere,  e  mi  dette  conto  di  moltissimi 
particolari  sul  suo  viaggio  in  Russia,  esprimendosi  in  ter- 
mini pieni  di  elogi  sull^educazione  e  le  gentili  maniere  delle 
dame  di  queir  impero.  Una  persona  del  suo  seguito,  che  mi 


416  BURNBS 

parve  goder  di  qualche  privilegio ,  esclamò  che  sua  altezza 
non  polrebb^  essere  scusata  giammai  d^  esser  tornata  in 
Persia  senza  uno  di  quegli  angioli;  il  principe  replicò  esst^r 
ciò  impossibile,  e  se  ne  riferì  a  me  stesso:  io  fui  in  co- 
scienza obbligato  a  dirgli,  che  un  personaggio  del  suo  rango 
avrebbe  potuto  ottener  la  più  illustre  sposa. 

Khusru  Mirza  mi  sembrò  delFetà  di  circa  23  anni.  Egli 
è  dotato  di  doni  naturali  che  gli  danno  grandi  vantaggi  su- 
gli altri  Persiani  ;  fui  sorpreso  e  maravigliato  della  sua  ca- 
pacità e  della  perspicacia  delle  sue  osservazioni.  Egli  mi 
domandò  se  Parte  antica  della  pittura  sul  vetro  era  stata 
ritrovata,  se  i  nostri  progressi  nella  scultura  potevan  farci 
considerar  come  pervenuti  a  rivalizzare  co^  Greci,  e  fi- 
nalmente se  il  liocorno  era  stato  più  veduto  in  qualche 
angolo  del  mondo.  Mi  fece  quindi  delle  interrogazioni  per 
sapere  se  fosse  più  difficile  introdurla  disciplina  fra  trup- 
pe irregolari,  o  un  nuovo  sistema  di  leggi  e  di  governo  in 
un  paese  barbaro.  »  Presso  gli  Europei,  egli  diceva,  tutto 

•  è  fondato  sull^istoria  e  sull'esperienza;  ma  in  Persia  si 

•  è  mancanti  dì  queste  guide .  La  Persia ,  che  prima  del 
«  secolo  di  Maometto  godeva  d' una  supremazia  inconte* 
»  stabile ,  è  ora  immersa  nella  bacchettoneria  e  trovasi 

•  nello  stato  del  maggior  torpore  ;  ella  non  ha  altra  lette- 
»  ratura  che  il  Corano,  in  Europa  gli  uni  studiano  la  Bib- 

>  bla,  altri  consagransi  alle  scienze;  in  quanto  però  alla 
"  religione,  ho  notato,  chele  persone  d'alto  ceto  che  in 

>  Russia  ho  frequentate ,  ne  avevan  troppo  poca.  »  — 
lo  debbo  confessare,  che  provai  un  vivo  piacere  io  sentir 
parlare  questo  giovine  in  modo  tanto  assennato;  poiché 
colui  che  conosce  la  propria  ignoranza,  ha  fatto  già  il  pri- 
mo passo  verso  un  miglioramento. 


VIAGGIO 


417 


Non  è  d*uopo  che  faccia  una  miDUla  descrizione  di  He- 
'  0ced ,  poiché  leggeseoe  uaa  buonissima  ed  esattissima  nel* 
r  ammirabii  libro  del  Fraser  sai  Khorassao  (1  )•  —  La 
saota  citlk  di  Mesced  è  fabbricata  iatorno  al  sepolcro  del* 
r  imam  Resa ,  quinto  discendente  d' Afì  :  tre  strade  che 
spiccanst  da  questo  sepolcro  si  prolungano  in  diverse  di* 
reaioni;  due  son  larghe  e  spaziose,  adombrate  da  begli 
alberi  ed  animate  da  acque  correnti .  Una  catena  tesa  a 
traversole  vie,  a  300 piedi  dalia  sepoltura,  racchiude 
il  bazar  e  le  ricchezze  di  Mesced ,  e  tien  discosto  il  be« 
stiamo  e  gii  altri  animali  da  questo  luogo  santificato. 
Ivi  è  che  la  popolazione  si  è  agglomerata^  poiché  gli 
altri  quartieri  della  città  sono  in  rovina;  e  sebbene  il 
suo  recinto  sia  di  7  miglia,  io  non  posso  estimare  a  più 
di  40,000  il  numero  de'  suoi  abitanti  :  la  maggior  parte 
del  terreno  rinchiuso  é  consagrata  ad  un  cimitero-,  giac- 
ché si  crede,  che  i  morti  possano  vicino  ad  un  imam  ri- 
posare più  in  pace:  ed  un'  altra  buona  parte  del  terreno 
é  occupata  da  ombreggiati  giardini  attissimi  a  ricreare  1 
viventi  •  Si  direbbe  che  gli  abitanti  di  Mesced  bau  piacere 
di  scavar  la  terra:  in  qualunque  casa  si  voglia  entrare, 
bisogna  scendere;  e  si  assicura,  che  la  stessa  terra  eslratta 
da  questi  scavi,  serve  poi  a  costruire  e  riparar  P abita- 
zione^ 

La  città  é  beo  provveduta  d^  acqua  per  mezzo  d'acque- 
dotti e  di  cisterne.  Raccontano  i  naturali  del  Turkestan, 
che  l' imam  Reza  andò  a  dimorar  a  Mesced  per  motivo 
della  perversila  degli  uomini  che  vi  abitavano,  onde  con-* 
vertirli.  Gli  Uzbeki  hanno  una  canzone,  secondo  la  quale: 


(l'i  Narrative  offtjourney  InloKhorasan  In  1821  22,  by  J.  B.  Fraser.  Lon- 
don, 1S25,  I  TOl.  In  4.« 


VOI 


53 


418 


BURKBS 


>  se  Mesced  dod  aveste  T  azMriccia  sua  capala  9  sa- 
»  rebbe  la  eloaca  di  tutto  il  meodo.  »  Air  apposto  i  Per* 
siani ,  eoo  lioguaggio  poetico  descrivon  questa  città  come 
•  il  luotfo  più  illoflitntto  di  tolta  la  soperflcie  del  globo^ 
»  percliè  i  raggi  del  creator  dei  moodo  vi  nspleodoDO .  «  — 
Gbi  si  farh  giudice  tra  le  due  parli  ?  A  Sukbara  uoo  sciita 
si  dà  per  soooita  ;  a  Mesced  ho  sunoila  desidera  di  pas« 
sar  per  sciita  ! 

lo  mi  feci  preasura  di  correre  al  sepolcro  delPiaiam  ; 
imperocché  oellemie  passeggiate  a  Mesced  noa  fui  ioqaie*- 
tatodaalcuDO  degP  iooooveDieoti ,  che  la  bacchettoneria 
e  la  dìflUtefiia  sembrano  aver  coslaotemeate  suscitato  al 
Fraser .  La  spoglia  asortale  di  Beia,  riposa  nel  bei  meno 
delia  città ,  sotto  «uà  cupola  dcoraU  la  cui  niagni6cenia 
none  paragonabile  che  a  quella  di  due  torrette  rivestite 
d'oro  bruatlo,  le  quali,  ripercosse  da^rag^ri  del  sole 9 
spandono  una  luce  sfaviUaute*  Una  spatiosa  moschea  9  tinto 
d'acKurro,  eleva  la  sua  cupola  e  le  sue  torrette  in  prossi- 
mità del  sepolcro,  fabbricato  da  Golmr  -  Sciàh  disceo* 
dente  del  famoso  Timor  o  Taraeriaao  •  Il  pellegrino  che 
\isito  questo  sepoltura,  prima  deve  percorrere  il  baiar  e 
attraversar  la  catena  che  vi  è  tesa  ^  poi  entra  nel  santua» 
rio  che  non  paò  esser  yiolato  neppure  per  arrestorvi  il  pio 
gran  delinquente  ;  quindi  passa  per  la  porto  maggiore  cen- 
tinaia «  e  si  trova  in  un  vasto  monumeoto  quadrangolare, 
opera  del  ftraode  Abbas  e  luogo  di  riposo  pei  vivi  e  pei 
morti:  egli  è  circondalo  da  piccole  camere^  oosas  un  caro* 
vanserraglio ,  e  serve  di  m$dre$$i  o  collegio;  il  pavimento  è 
formato  dalle  lapide sepolerafi^  ohe  cuopreno  i  resti  degli 
uomini  che  per  divozione  0  per  desiderio  han  chiesto  d'es* 
sere  in  quel  luogo  sotterrali .  Gli  archi  e  le  pareti  di  que- 
sr  edilizio  sono  ornali  di  tegoli  inverniciati,  che  molto  as* 


.  ! 


!    ! 


I 


I 


VIAGGIO  419 

somigUaiie  agli  smalli,  ed  haanoan^apparenzadi  ricchezza 
e  di  puliiMDlo  che  diletta .  Sul  lato  occidentale  trovasi  Tin- 
greseo  della  tooiba ,  che  coadaoe  sotto  un*  alta  volta  gotica 
magoificameote  dorata  e  adorna  di  s|ieccbi  incrostati  nel 
maro ,  illumioali  dopo  il  tramonto  del  sede  da  lumiere 
sospese  alla  volta  • 

È  interdetto  agl^  infedeli  d*  oltrepassar  questa  soglia , 
a  menochè  non  sieno  travestiti  ;  la  mia  curiosità  fu  vinta 
dalla  prudenza  ;  avrei  potuto  fuggirmene  tra  la  folla  ^  ma 
avrei  anche  potuto  essere  scoperto;  desistei  dall'  inoltrar* 
mi,  sebbene  abbia  sentito  che  la  bellezza  di  quel  luogo  sia 
pur  meritevole  che  si  corra  qualche  rischio  • 

Lo  splendor  di  ciò  che  vede,  accresce  la  devozione  del 
pellegrino  il  quale  entra  nella  tomba  per  una  porta  d'argen- 
to :  dicesi  che  il  sepolcro  sia  preservato  dal  contatto  de'pro- 
favi  da  unMnferriata  di  ferro  e  rame,  cui  sono  attaccate 
delle  piastre  d'argento  e  di  legno,  nelle- quali  si  leggono  e 
preghiere  e  formule  di  beaedizione .  Innumerabili  lampade 
d'oro  pendon  sopra  la  tomba  dell' imam,  le  quali  si  ac- 
cendon  ne'  giorni  delle  feste  de'  santi  onde  onorar  queste 
solennità,  e  nel  tempo  stesso  somministrar  a^  preti  l'occa- 
sione di  spiegar  con  vantaggio  le  ricchezze  e  le  gioie  dagli 
uomini  pii  a  questo  sepolcro  offerte  • 

Dal  lato  opposto  è  la  bella  moschea  di  Gohar  Sciàh ,  ove 
ifotrai  senza  esitare.  E  questo  un  magnifico  pezzo  d'ar* 
chitettura:  T arcata,  nella  quale  è  situato  il  mihrab^  os« 
sia  la  nicchia  volta  verso  la  Mecca ,  è  magnificamente  or* 
nata  e  contesta  del  pia  delicato  lavoro  •  Due  torrette  tur* 
chine,  che  maestosamente  sorgonda'due  lati  dell' edifi- 
aio ,  ne  fan  risaltar  maggiormente  la  bellezza . 

Fuori  del  sepolcro  dell'  imamReza,  Mesced  non  possie- 
de altro  ootabil' monumento  ;  vi  si  vedono  alcuni  collegi 


4a0  BURNES 

ed  un  vasto  carovaoserraglio  non  lerminatoy  e  ye  ne  sono 
ancor  altri  venti  nei  diversi  quartieri  della  eìtììit  ma  ella 
è  il  luogo  ove  nacque  ed  ebbe  tomba  il  gran  Nadir  Sciàb, 
e  ciò  basta  per  esser  famosa  in  tutto  V  Oriente.  Questa 
tomba,  oggid\  profanata 9  è  solamente  riconoscibile  dalle 
rovine  del  monumento  che  altre  volte  la  preservava  dair in- 
temperie dell'aria,  ed  è  ancora  oggetto  di  maggior  inte- 
resse pel  viaggiatore.  Quel  campo  è  per  le  meditazioni  di- 
rette  a  questo  luogo  abbandonato  !  Le  fontane,  i  fiori  che 
il  circondarono,  scomparvero;  il  pesco,  che  al  ritorno 
della  primavera  fioriva,  .cadde  sotto  i  colpi  deIPazia;i 
salci  piangenti  ed  i  cipressi  furono  spezzati  !  •—  Solo  un  in- 
dustrioso coltivatore  ha  seminato  de^napi  nel  sito  stesso  che 
quegli  alberi  occupavano. .  .  —  Ombra  di  Nadir,  qual 
gran  cambiamento  operato  è  successo  in  questi  luoghi  ! . . . 
Air  uomo,  il  cui  potente  braccio  conquassò  i  regni  d^O- 
r lente ,  fu  ricusato  dopo  la  sua  morte  il  breve  angolo  di 
un  giardino,  che  P  affetto  de^suol  figli  aveagli  eonsagra- 
to  !  !  !  —  Questa  fu  la  ricompensa  di  colui  che  liberò  la 
sua  patria  da  uno  straniero  usurpatore,  e  che  tanto  ebbe 
a  cuore  il  bene  de^suoi  compatriotti  !  ! 

Ma  il  bene  d'uno  stato  non  comprende  necessariamente 
quello  di  tutti  i  membri  di  questo  gran  corpo;  e  Nadir 
percosse  colle  violenze  del  dispotismo  la  famiglia  che  gli 
successe  nelP imperio!  Maltrattò  il  fortunato  personaggio 
che  s' impadronì  poi  del  suo  regno,  scacciandone  i  suoi  fi- 
gli .  —  Agk  Mohammed  Khan  Khodgia ,  era  stato  mutilato 
nella  sua  gioventù  per  ordine  di  Nadir  Sciàh  t  ma  egli  ave- 
va nonostante  conservato  i  sentimenti  d'uomo,  e  per  ven- 
dicarsi dell'affronto  ricevuto  ordinò  che  fosse  esumalo  il 
corpo  di  colui  che  glielo  aveva  fatto  infliggere .  La  tradi- 
zione aggiunge)  cb'ei  mandasse  le  ossa  di  Nadir  a  Tebe- 


I 


I 


VIAGGIO  421 

ran ,  e  comandasse  che  fosser  deposte  sotto  la  scala  che 
coeduce  alla  sala  d^udieoza,  afflochè  i  cortiglaoi  e  tutte 
le  genti  potessero  calpestarle  •  Non  è  difficile  concepire  il 
dispetto  d^ un  monarca,  a  cui  eraoo  stati  tolti  barbara* 
t  mente  i  segni  della  virilità;  e  se  il  suo  risentimento  su- 
scita il  nostro  biasimo  ^  egli  non  ha  pertanto  men  dritto 
alla  nostra  simpatia .  Mohammed  Khao ,  eunuco ,  sbarazzò 
il  suo  paese  dal  flagello  dei  cortigiani  del  palazzo . 

Alcnni  disceodenti  diNadirsoooaocor  viventi  aHesced) 
ma  ciechi  e  poveri .  —  La  persooa  che  mi  raccontava  que- 
8ti  particolari ,  ajrgionse  ch'eglino  spesso  s'indirizzavano  a 
lui  per  aver  del  pane  . 

Dopo  breve  tempo  ricevemmo  una  risposta  alla  nostra 
lettera  diretta  al  campo  del  principe  reale,  e  fummo  iuvi- 
tatia  andar  a  presentare  i  nostri  omaggi  ad  AbbasMirza: 
egli  81  era  di  recente  impadronito  di  Kutscian,  che  è  repu- 
tata come  una  delle  più  forti  piazze  della  Persia .  —  Que- 
sta notizia  cagionò  in  Mesced  estrema  gioia,  che  si  mani- 
festò per  ogni  maniera  di  possibili  dimostrazioni  :  la  città 
fu  illuminata  per  tre  successive  notti ,  imperocché  dal 
tempo  di  Nadir  in  poi,  niun  monarca  aveva  soggiogato  i 
capi  del  Khorassan  .  Noi  desinammo  alla  persiana  con  Ab- 
dui,  nostro  antico  compagno  di  viaggio  e  negoziante  a 
Mesced;  e  quindi  uscimmo  per  andare  a  vedere  le  illumi- 
nazioni.  Fra  le  io\enzioni  che  la  circostanza  suggerì, 
quella  che  maggiormente  ammirai  era  parto  dell'ingegno 
d*  un  beccaio  :  egli  aveva  collocato  sopra  una  diecina  di 
montoni  dei  lumi  dietro  alPadipe  della  coda,  che  aveva 
tagliuzzata  io  piccole  strisce:  io  molto  Io  avrei  lodato  della 
sua  felice  idea,  se  avesse  potuto  far  si  che  la  carne  di 
quegli  animali  non  rimanesse  arrostita .  —  Vidi  in  una 
strada  uoMmagìne  sospesa  in  aria;  io  supposi  naturalmente 


422  BURNES 

che  fesse  quella  del  capo  Kurdo  preso  a  KoUciao  ;  ma  era 
invece  il  maledetto  Omar .  Glie  scandalo  fu  quello  per  i 
sunniti  di  contemplare  un  de'  loro  sa^U  califfi  così  igno- 
minioaamente  appiccato  fra  il  cielo  e  la  terra  !  Ma  ivi  non 
era  alcun  de*  miei  amici  di  Bukhara  per  comunicarmi  i 
suoi  commenti  sopra  tale  iniquità .  —  Indepeodratemenie  | 
da  questa  effigie  al  patilmlo,  vedemmo  un  uomo  appeso 
realmente  ad  una  trave  che  traversava  Ja  via,  circon- 
dato da  vivissima  luce,  lo  non  potei  scorger  come  la 
cosa  fosse  accomodata,  giacché  il  personaggio  aveva  una 
corda  intorno  al  collo ,  agitava  i  piedi  e  dimena  vasi  come 
un  vero  impiccato .  —  Mentre  la  folla  considerava  questo 
curioso  spettacolo ,  un  buObne  appiccicò  uaa  dozainn  di 
candele  alla  testa  d' un  montone ,  che  quindi  abbandonò 
in  mezzo  alla  strada;  e  F animale  ai  apri  per  forza,  sia 
colle  capate  ^  sia  colle  fiaccole ,  un  passaggio  tra  la  mol- 
titudine. —  Intanto  lo  spettacolo  di  questMUuininazioae  nel 
cuor  deli*  Asia,  si  assomigliava  più  di  quello  che  avessi  po- 
tuto mai  credere  a  quelli  d*  Inghilterra . 

Noi  facemmo  i  nostri  preparativi  di  viaggio  pel  cam« 
pò,  e  ci  accomiatammo  da  tutti  i  nostri  amici  e  conoscen- 
ti  di  Bukhara  :  andammo  a  vederli  quasi  tutti  ai  caro- 
vanserraglio  ^  ove  prima  di  separarci  bevemmo  insieme 
una  tazza  di  tè  •  Molli  tra  coloro  che  erano  stati  liberati 
dalla  schiavitù  vennero  a  visitarci,  ed  avemmo  il  piacere 
di  salutarli  come  uomini  liberi.  Io  mi  separai  con  dolore 
daErnazzar,  e  gli  consegnai  una  lettera  pel  visir  del  re  di 
Bukharia  :  siccome  vi  si  conteoevan  delle  notizie  del  Kho- 
rassao,  parve  orgoglioso  d' esserne  il  portatore,  e  mostrò 
un  vivo  desiderio  di  partir  subito.  Ora  che  non  avevamo 
più  tanto  da  temere  di  passar  per  ricchi,  vestimmo  Er« 
nazzar  tuttodì  nuovo,  e  generosamente  il  ricompensammo 


VIAGGIO  4S3 

dì  tuli' i  saoi  servigi;  nel  momeoto  io  cui  egli  ci  abbau* 
dODÒ)  gli  misi  una  pistola  aita  ciDtora,  e  quantuoque  que- 
st'  anne  fosse  di  fabbrica  molto  ordinaria ,  ella  sembrò  un 
dono  magaiSco  fer  un  Tarcomaoo.  —  Molte  lettere  ave- 
^a  parimente  a  scrivere  a* nostri  amici  del  Turkestan,  ai 
quali  aveva  proveaso  le  mie  nuove:  compiei  la  mia  pro- 
messa con*  sincero  piacere ,  imperocché  a  s\  gran  distan- 
la  da  essi,  ed  a  più  grande  ancora  da^ nostri  amici ^di 
quella  parte  delPIndo,  io  ni  rammentai  delle  influite  di- 
mostrazioni di  bontà  e  di  benevolenza ,  che  contribaito 
avevano  al  nostro  soddisfacimento  ed  alla  nostra  felicità 
mentre  tra  loro  vivevamo ,  e  che  io  dimenticar  non  po- 
teva. 1  nostri  penaieri  furoo  più  piacévoli  forse  a  Me- 
sced  che  io  tutto  ii  corso  del  nostro  viaggio,  poiché  ave* 
vamo  la  speranza  di  riveder  ben  presto  i  nostri  com- 
patrioUi ,  e  perchè  il  rimanente  della  nostra  intrapresa 
a  paragone  di  quella  che  s^era  compita  era  facilissima. 
Eravamo  allora  nella  possibilità  di  poter  convenientemente 
e  decentemente  vestire,  senza  esser  obbligati  a  pagare 
troppo  caramente  questa  parte  de' comodi  della  vita. 

Dopo  una  settimana  di  dimora  a  Mesoed ,  ne  partimmo 
il  23  seltenAre.  Risalimmo  il  fiume  del  suo  nome  fino  ad 
Emirabad,  che  n'^è  distante 40  miglia.  Sorpresi  dalla  notte 
prima  d' arrivare  alla  stazione ,  stendemmo  le  nostre  co- 
perte di  feltro  in  nn  campo,  ove  bivaccammo.  Alcuni 
lami  ci  fecero  conoscere  che  altri  viaggiatori  trovavansi 
\icini  a  noi ,  e  da  questi  potemmo  comprar  delia  biada 
pe^nostri  cavalli.  ^  A  ana  dozzina  di  miglia  da  Mesced, 
eramo  passati  davanti  alle  rovine  di  Tusé,  che  fu  antica- 
mente la  capitale  del  Khorassan  ;  gli  abitanti  emigrarono 
a  Mesced.  La  vallata  che  bagna  il  fiume,  il  quale  risali- 
vamo, è  fertile;  la  vista  di  que^ vasti  campi  irrigati  da 


4^4  BURNBS  I 

I 

piccoli  canali  io  un'  arida  contrada  era  per  noi  un  io-        ; 
caDlo .  Emirabad  che  noi  aoo  scorgemino  ^  è  una  piana 
torte:  Abbas  Mirza  se  o^era  impadronito  un  mese  prima 
del  nostro  arrivo ,  dopo  un  assedio  di  cinque  settimane , 
Essa  è  nel  territorio  di  Tscinaran. 

Moi  continuammo  a  risalir  la  vallata  pel  tratto  di  60 
miglia,  e  il  terzo  giorno  dopo  la  nostra  partenza  da  Me- 
sced  arrivammo  aKutscian.  Dicesi  che  questo  cantone 
sia  il  più  freddo  del  Kh<Mrassan  ;  il  che  non  è  dilDclle  a 
credersi,  poiché  nel  mese  di  settembre,  al  sorger  del 
sole,  il  termometro  scese  a  29^  (  —  1^  33)  :  e  siccome  T  a* 
equa  entrava  in  ebollizione  a  206^(85^),  ne  argomentam- 
mo che  eravamo  a  4,000  piedi  al  disopra  del  livello  del 
mare.  —  La  larghezza  della  vallata  variava  da  12  a  20 
miglia;  alle  falde  delle  montagne  v^ erano  degli  spazi  ver* 
deggianti  ove  crescono  buonissimi  frutti;  ma  la  campagna 
è  in  generale  arida  e  nuda,  e  le  alture  sono  spoglie  d'al- 
beri ed  anche  di  buscioni  :  elle  sorgono  a  2,000  e  3,000 
piedi  al  disopra  della  valle . 

Noi  attraversammo  molti  villaggi ,  i  quali ,  a  causa  della 
guerra  contro  iKurdi,  trovammo  abbandonati:  le  strade 
erano  asciutte  ed  eccellenti .  Incontrammo  un  gran  nnmero 
di  soldati  che  ritornavano  a^  propri  lari ,  essendo  termi- 
nata la  campagna;  eglino  ci  fecer  concepire  nna  favorevole 
idea  delle  soldatesche  del  Khorassan ,  essendo  essi  armati 
di  veri  fucili  ed  in  buono  slato,  ciò  che  daCabul  in  poi 
io  non  aveva  più  veduto.  Gli  uomini  eran  di  piccola  sta- 
tura ,  ma  io  non  aveva  sotto  gli  occhi  che  gVHdgeri  o  mi- 
liziotti  del  paese. 

Noi  arrivammo  al  campo  d^AbbasMirza^  un  poco  prima 
di  mezzo  giorno,  e  nuovamente  ci  trovammo  con  degli  Eu- 
ropei :  il  nostro  travestimento  era  cosi  completo ,  che        ' 


VIAGGIO  425 

fummo  obbtigfati  a  farci  coooscere  ,  quaatunqne  fossimo 
aspettati.  Facemmo  colazione  col  capitano  Sliee,  col  Baro- 
wski,  col  Bee,  che  preseotemente  compoQ{{ono  il  corpo 
degli  uiBciali  ai  servizio  dei  principe.  Qual  dolce  soddi- 
afaziooe  fu  quella  ciie  provammo  a  sentir  la  lingua  della 
nostra  patria  e  saper  gli  avvenimenti  clie  dopo  la  nostra 
lunga  assenza  si  erano  in  essa  operati ,  non  può  intenderlo 
che  colui  elle  compì  lunglii  viaggi  in  lontani  ed  inospiti 
paesi  ! 

Noi  giungevamo  in  un  momento  interessante:  lapiazzù 
non  essendo  siala  presa  clie  da  pochi  giorni,  noi  cammi- 
nammo tra  le  fascine ,  i  gabbioni,  le  trinciere,  le  mine, 
le  opere  avanzate ,  le  batterie ,  i  cammini  coperti,  ed  altri 
lavori  d^un  esercito  d'assedio.  Nulla  di  più  tristo  del- 
l'aspetto de^ baluardi  delia  città:  il  parapetto  era  stato 
quasi  distrutto,  molte  torri  eran  saltate  in  aria,  tutte 
battute  in  breccia  a  cannonate  ;  i  soldati,  lìl)eri  da' peri- 
coli della  campagna,  con  incuria  e  trascuraggine  colma- 
vano ii  fosso,  che  era  una  barriera  d*un  genere  formi» 
dabilissimo ,  avendo  35  piedi  di  profondità  e  20  di  lar- 
ghezza ,  ma  nel  fondo  restringevasi .  L' armata  del  princi* 
pe  aveva  stabilito  un  alloggiamento  attraverso  a  quel  fos- 
so; cosicché  alcune  ore  di  più  avrebber  deciso  della  sorte 
di  quella  fortezza ,  quando  ii  suo  comandante  si  rese  a  di- 
screzione. Kutsciau  ha  un  miglio  e  mezzo  di  circùito, 
ed  era  stata  difesa  da  8,000  soldati  ;  quindi  V  assalto  ne 
sarebbe  slato  sanguinosissimo:  la  caduta  di  Kutscian  deve 
essere  intieramente  attribuita  agli  ufficiali  europei  ^  la 
scienza  e  T  abilità  de' quali  furono  egregiamente  secon- 
date e  sostenute  dalle  fatiche  e  dagli  sforzi  de'  Persiani . 

NeHa  serata,  il  capitano  Shee  ci  presentò  al  principe 
reale.  Abbas  Mirza  andava  a  fare  IMaspezione  del  suo  parco 


vili.  51 


496  BUR^TES 

d'arliglieria ,  e  P  iocontrammo  per  la  strada  .Egli  ci 
ricevè  colle  più  affabili  e  graziose  cnaniere;  si  congratulò 
eoo  Doi  del  buon  successo  del  nostro  viaggio  per  paesi 
ch'^ei  non  avrebbe  creduto  aecessibili  agli  Europei;  e 
quindi  ci  assicurò  che  le  nostre  pene  erano  ornai  finite  , 
una  volta  ch'eravamo  entrati  in  un  paese  ove  la  nostra 
nazione  era  rispettata.  Io  ringraziai  il  principe  della  sna 
bontà,  eppoi  brevemente  risposi  alle  interrogazioni  che  fe- 
ce sopra  i  paesi  da  noi  attraversati.  —  In  quel  frattempo  ci 
trovammo  dinanzi  alla  sua  artiglieria:  tutta  la  sua  corte 
era  rimasta  a  una  cinquantina  di  passi  dietro  di  noi  ;  Ab- 
bas  Mirza  fece  un  segnale ,  e  sei  od  otto  persone  si  fecero 
innanzi:  egli  ce  ne  presentò  due  come  suoi  figli ,  e  ci  disse, 
che  r  altro  era  Beza  Kuh  khan,  comandante  della  for- 
tezza espugnata;  v'era  parimente  un  altro  capo  Kurdo,  e 
Yar  Mohamed  Khan  ministro  dì  Herat.  —  Quale  spettacolo 
fu  per  noi  quello  di  questo  fiero  capo  di  Kurdi,  ridotto  ora 
a  rendere  omaggio  al  suo  vipcitore  davanti  air  artiglieria 
che  lo  aveva  forzato  ad  arrendersi  !  Sembra  che  questa  pa- 
rata fosse  stata  comandata  per  procurargli  la  vista  del 
parco,  e  noi  eravamo  arrivati  nel  momento  opportuno  per 
essere  testimoni  di  questa  scena . 

Il  principe  disse  volgendosi  a  me:  •  Bisogna  che  tu  veda 
la  mia  artiglieria.  •  — Allora  passammo  seco  lungo  la  li- 
nea, esaminando  ciascun  cannone  a  misura  che  ce  ne  av- 
vicinavamo. Abbas  Mirza  si  dava  ogni  pena  per  spiegar 
tutto  ciò  che  lo  riguardava  ;  le  domande  e  V  aspetto  dello 
sventurato  Beza  fecer  nascere  più  d' un' osservazione  ac- 
compagnata da  sorriso.  Quel  principe  decaduto  aveva 
r  aria  smarrita  e  credo  che  facesse  le  viste  d' esser  pazzo . 
Egli  chiese  al  principe  di  fargli  regalo  d*  un  grosso  mor- 
taio che  tutti  ammiravamo;  Abbas  Mirza  gli  rispose,  che 


VIÀGGIO 


427 


non  dovea  pia  iogerìrd  di  quelle  cMe.  I  caniMMil  ch'aerano 
stati  presi  colla  forteiia  erano  schierati  lo  lioea  col  ri- 
manente  deir artiglieria:  questi  pezzi  d^ artiglierìa  eran 
lussi,  ed  erano  stati  fusi  nel  1784;  essi  erano  stati  tolti  al 
regnante  re  di  Persia.  Il  capo  Kurdo  pretese  di  non  li  ri- 
conoscere; e  quando  gli  fu  raccontata  la  loro  istoria ,  egli 
osservò  che  eran  buoni  abbastanza  per  Kulscian .  Nei 
piedi  di  questo  capo,  io  non  avrei  consideFato  come  un  di- 
sonore Tesser  forzato  ad  arrendermi  sotto  razione  d^un 
pareo  di  trentaeioque  cannoni  da  4  a  32,  tutti  in  buo- 
nissimo stalo .  —  li  prìncipe  assistè  inseguito  agli  eserci- 
zi di  questo  corpo,  e  rese  completamente  giustizia  al 
merìto  del  capitano  Lindsay ,  ora  sir  Knrìco  Bethume , 
FufBciale  inglese  che  lo  aveva  organizzato,  e  del  quale 
egli  parlò  con  bontà .  Fu  cosi  terminata  la  cerimonia,  e 
ci  ritirammo  pienamente  soddisfatti  della  nostra  conferen- 
za coir  erede  presuntivo  del  regno  •  Mi  fece  pena  il  suo 
aspetto  :  egli  dev'  essere  stalo  un  bellissima  uomo,  ma  ora 
è  malandato  ed  ha  T  aria  d* un  vecchio;  non  può  pio  te- 
nersi dritto  ;  1  suoi  occhi  gemicano  e  le  sue  guancie  soo 
rugose:  era  vestito  con  semplici  tè ,  e  camminava  con  una 
oiazza  in  mano,  il  suo  6glio  maggiore ,  Mohammed  Mir- 
za,  era  presente  ;  questo  principe  non  ha  uè  l^leganza 
delle  maniere  né  la  dignità  di  suo  padre;  nonostante  è  un 
uomo  piacevole  (1). 

L'indomani  mattina  fummo  ad  ossequiare  il  prìncipe 
reale  nella  sua  tenda  :  egli  era  occupato  col  suo  ministro, 
il  Kaira  makam  ;  molte  altre  persone  stavano  in  piedi  in- 
torno a  lui:  ninna  pompa,  niun  fasto  distingueva  un  si 


(I)  HohaaoDcd  Ulna  é  mìtiakanàt  re  di  Penia 


4f8  BURNE8 

gran  personaggio  •  Quando  ebbe  aggiustali  gli  affari  ^  dei 
quali  ai  occupava  9  ragionò  con  noi  di  polilica ,  e  parlò 
dell' incomparabil  vantaggio  cbe  sarebbe  per  lunghi!- 
terra  a  sostener  la  Persia  ;  mi  raccomandò  ^  che  quando 
fossi  di  ritorno  nella  mìa  patria,  spiegassi  Tattnale  silua- 
zione  del  regno  persiano,  la  quale,  benché  egli  fosse 
alla  testa  d' un  esercito  vittorioso ,  era  intralciatissima^ 
non  avendo,  mi  disse,  il  necessario  denaro  per  pagare 
i  suoi  soldati .  Io  risposi  al  principe ,  die  con  dispiacere 
sentiva  i  particolari  delle  difficoltà  che  lo  angustiavano, 
e  che  non  poteva  che  augurargli  ch^egll  tutte  le  superas- 
se. Non  gli  rivelai  il  mio  pensiero,  contiderando  il  pa* 
gamento  d^  una  somma  di  denaro  a  no  tal  governo  come 
daunosa  al  nome  ed  alFouor  della  Gran  Brettagna,  giac- 
ché egli  tendeva  piti  ad  abbassar  la  nostra  riputazione 
neir  Asia,  di  quello  che  le  nostre  imprese  militari  oeirindia 
non  avesser  contribuito  ad  innalzarla .  Ma  il  discorso  del 
principe  non  mancava  tuttavia  d*  una  certa  dose  di  scal* 
trozza  ;  ed  invero  egli  gravemente  mi  assicurò ,  essersi 
messo  in  campagna  per  impedir  che  gli  Uzbeki  non  rapis- 
sero i  suoi  sudditi  per  venderli  come  schiavi:  il  motivo 
era  certamente  lodevole ,  ma  notate  la  conclusione  :  •  Per 

•  conseguenza,  ho  diritto  air  aiuto  della  Gran  Brettagna; 
»  poiché  se  voi  spendete  annualmente  delle  migliaia  di 
»  lire  sterline  per  abolire  il  commercio  dei  schiavi  in 
»  Affrica ,  io  merito  la  vostra  assistenza  io  questo  paese 

•  ove  esistono i  medesimi  motivi  per  V  esercizio  della  vo- 
»  atra  filantropia.  *  io  fui  mera  vigliato  dal  candore  e  dalla 
serietà  di  questo  ragionamento,  che  il  principe  aveva  senza 
alcun  dubbio  preso  ad  imprestito  da  qualche  gazzetta  in- 
glese o  da  qualche  Inglese  suo  amico  ! 


VIAGGIO  429 

Abbas  Mirza  passò  ioseguilo  ad  altre  malerie  :  m' in- 
terrogò sulla  mta  educazione,  e  sulle  note  che  io  aveva 
raccolle  risguardanii  le  acooosciute  oootrade  per  le  quali 
aveva  viaggiato:  •  Gooosco  il  vostro  uso,  diss'egli;  ed  è 
»  la  vostra  perseveraoza  a  conformarvìsi ,  che  ha  iooal- 
»  xato  la  vostra  nazione  a  si  allo  grado  d'iocivilimen- 
•  to .  »  —  Mi  domandò  se  nelle  mie  escursioni  avess^  in- 
coiitrato  mai  delle  patate  ;  e  sulla  mia  risposta  negativa  ^: 
me  oe  fece  vedere  con  gran  soddisfazione  un  paniere  rn 
colmo,  raccolte  da  quelle  ch^ egli  stesso  aveva  coltivate* 
Teran  bellissime,  e  certamente  davano  a  questo  principe 
uo  titolo  bastante  per  esser  ricevuto  membro  onorario  da 
una  società  d*  orticultura. 

Col  vero  spirito  d'un  cortigiano,  il  principe  ritornò 
agli  Uzbeki  e  a^  diversi  paesi  del  Turkestan ,  de*  quali  egli 
credeva  ch^  io  avesse  esatta  conoscenza  •  Volle  sapere  se 
avessi  trovato  la  spiegazione  di  certi  passi  della  storia  di 
Timur ,  ovf»  parlasi  deir operazione  di  scavare  una  mina 
sotto  una  torre ,  per  quindi  distruggerla  col  fuoco:  io  non 
era  preparato  per  rispondere  a  una  tale  domanda;  feci 
menzione  del  fuoco  ^reco  impiegato  all'assedio  di  Costane 
tinopoii;  e  dissi  che  Timur  era  vicino  alla  China,  ove 
credesi  che  Farle  di  fabbricar  la  polvere  da  cannone  fosse 
ai  SQOi  tempi  conosciuta:  io  ignorava  allora,  che  le  torri 
minate  di  sotto  fosser  sostenute  da  armature  di  legname , 
e  che  quando  a  quelle  si  dava  fuoco,  il  bastione,  mancan- 
do d'appoggio,  necessariamente  cadesse.  Risposi  in  ap^- 
presso  alte  domande  del  principe,  circa  le  usanze  degli 
Uzbeki  :  egli  sorrise  a  sentire  il  loro  orrore  pel  tabacco  ^ 
mentre  pubblicamente  ne  vendevano  ;  e  mi  raccontò,  che 
i  domestici  d'un  inviato  che  gli  era  stato  recentemente  spe- 
dilo dalla  Khivia  ,  aspiravano  il  fumo  a  misura  che  usciva 


J 


430  BUftlfBS 

dalla  bocca  del  loro  padrone  !  lo  noo  era  mai  stato  lesti- 
moDio  nel  Tarkestan  di  uo*  aiiooe  taoto  vigliacca  e  cor* 
tigiaoesca.  Mentre  ieooi  discorso  al  principe  delle  idee 
morali  degli  Uibeki,  e  degli  esempi  di  persone  cbe  si  ac- 
cusano da  loro  stessi,  egli  mi  raccontò  un  fatto  simile  ri* 
ferito  nella  vita  d'Alt.  Una  donna  incinta  chiese  la  morte 
in  espiazione  de' suoi  peccati  ;  li  califlb  gli  disse,  che  tor- 
nasse dopo  la  nascita  dei  fanciullo  che  portava  nel  suo 
grembo:  essa  ricomparve  dopo  il  parto,  e  nuovamente  si 
accusò;  ed  egli  ordinò  cbe  fosse  lapidata ,  ma  ordinò  pure, 
che  chiunque  non  andasse  esente  dalla  più  piccola  macchia, 
non  ardisse  d^  alzare  una  pietra:  per  cui  dovette  egli  stesso 
eseguir  la  sua  sentenza  •  —  Io  dissi  al  principe,  che  mi 
rincresceva  di  non  aver  conosciuto  queslMstoria ,  imperoc- 
ché io  1^  avrei  raccontate  agli  Utbeki . 

Abbas  Mirza  mi  pregò  di  son^ministrargli  delle  notizie 
sulle  risorse  del  paese  vicino  a  Sciarak ,  che  '  tra  non 
molto  egli  aveva  intenzione  di  visiterò  ;  ed  io  prontemente 
gliele  diedi. 

Durante  questa  conferenza,  mi  parlò  di  geografia  e  di 
matematiche ,  chiamando  queste  scienze  co^  loro  nomi ,  e 
mostrò  eziandio  una  passabile  istruzione  nella  prima:  egli 
parlò  della  Nuova  Olanda  ;  ma  non  mi  diede  alcun  lume 
sopra  uno  de*  suoi  piani  di  predilezione ,  che  è  quello  di 
spedire ,  quando  salirà  sul  trono  (1/ ,  In  quella  remote 
contrada  tuttM  suoi  fratelli  e  i  suoi  nipoti;  non  mai  fu 
imaginato  progetto  più  chimerico  di  questo  ! 

Avendogli  in  seguito  espresso  il  desiderio  di  continuare 
il  mio  viaggio  verso  il  mar  Caspio ,  passando  per  le  tribù 


(I)  Mentre  quest'opera  stampavasl  lu  Inghilterra,  giunse  in  Europa  H 
ootliia  della  morte  di  AbiMS  IDru. 


VIAGGIO  4M 

Tarc<vnaDe  che  vivono  in  Perda ,  il  principe  mi  asdcorò, 
con  in6nita  gentileiia  ^  cbe  io  poteva  visitar  qualunque 
cantone  del  regno  clìe  pia  mi  piacesse  :  egli  si  dilungò  so* 
pra  i  pericoli  d^un^ escursione  tra^Turcomaoi  :  tuttavia 
comandò  ad  un  suo  segretario,  di  preparar  un  ra^m  (or* 
dine),  che  mi  guarentisse  sicurezza  e  protezione  e  mi 
propose  di  mettermi  in  compagnia  d^  un  khan  che  andava 
io  quelle  parti:  offrivamo  pure  una  lettera  per  suo  fratello, 
il  principe  del  Mazaoderan ,  e  fece  annunziare  a  suo  figlio, 
che  trovavasi  allora  nel  suo  campo ,  che  io  mi  dirigeva 
alla  volta  di  quella  provincia.  —  Prendemmo  quindi  con- 
gedo da  Abbas  Mirza,  contentissimi  di  quella  conrerenza« 
lo  non  posso  dire  aver  concepita  una  molto  alta  idea  dei 
suoi  talenti  ;  ma  non  pertanto  essi  evidentemente  lo  collo- 
cavano al  disopra  della  mediocrità ,  quantunque  dicasi  che 
ne^  suoi  consigli  egli  sia  soggetto  air  influenza  altrui:  — 
d'altronde  egli  è,  in  tutta  T estensioo del  termine,  uomo 
d'eccellenti  maniere. 

Molte  persone  del  campo  vennero  a  ferci  visita;  T  ani- 
mata scena  che  ci  circondava  era  infinitamente  Interes- 
sante per  noi  •  Trovammo  colà  due  Persiani  cbe  avevano 
soggiornato  in  Inghilterra ,  ed  erano:  Mirza  Babà,  Thakim 
basci ,  e  Mirza  DgiaflBer  \  tutti  e  due  sospiravano  i  giorni 
che  avevan  passati  nella  nostra  patria  ;  eglino  vi  eran  con* 
siderati  come  oggetti  di  curiosità ,  e  quivi  vivevano  oscuri 
in  mezzo  a""  loro  compatriotti.  Mirza  Babà  è  uomo  spiri- 
toso ed  amabile;  non  ho  mai  incontrato  un  Asiatico  che 
si  avvicinasse  quanto  lui ,  pel  linguaggio  e  pel  modo  di  prò* 
cedere ,  ad  un  Inglese  ben  nato .  Io  scherzai  seco  sopra 
Badgi  Babà  (1),  opera,  che  ha  estremamente  offesi  i  Per* 

(t>^È  questi  un*  opera  di  slr  Giovanni  Malcolm. 


432  BURNBS 

siaot;  e  Mirza  Babà  mi  asiicorò  che  griaglest  ooq  cono- 
sce vaao  bene  quel  popolo:  ma  io  noo  posso  esser  del  suo 
parere,  imperocché  vidi  successivameote  in  Persia  molte 
cose,  le  quali  mi  provarono,  che  fautore  d*  Badgi  Babà 
non  si  era  sempre  ingannato  • 

Dopo  il  nostro  arrivo  nel  Kliorassan,  il  Gerard  mio 
compagno,  aveva  progettato  d^ andare  da  Mesced  a  He- 
rat,  di  là  a  Candahar^  e  poi  ritornare  a  Cabul  invece  di 
progredir  verso  ii  mar  Caspio.  L'oggetto  principale  del 
nostro  viaggio  lo  aveamo  quasi  intieramente  compilo:  la 
viadiHerai,  che  gii  prometteva  interessanti  ragguagli, 
era  stata  percorsa  senia  sinistri  da  Arturo  Conolly  (1), 
luogotenente  di  cavalleria  al  Bengala  ed  ufficiak»  intrapren- 
dente, siccome  ancora  da  tutti  gli  uiBciali  francesi  al  ser- 
vizio di  Rendgit  Sing.  Ci  preparanuno  per  conseguenza  a 
separarci,  dopo  una  lunga  e  penosa  peregrinazione  che  in- 
sieme  avevam  fatta ,  pel  lusso  di  otto  mesi  •  E  facile  ima- 
ginarsi  quali  fossero  allora  i  nostri  sentimenti  ;  ma  noi  ci 
lasciammo  colla  convinzione  d^aver  quasi  completamente 
terminato  il  progetto  primitivo  delia  nostra  impresa,  e  che 
tanto  air  oriente  che  alFoccideute  i  più  seri  pericoli  eran 
passati. 

A  Kutsciau,  permisi  al  gioviue  Casmirauo,  Mobuo 
Lai ,  di  ritornarsene  nelf  India  col  Gerard.  Solimano,  mio 
fedel  domestico  afghano ,  che  mi  aveva  accompagnato  fin 
da  Lodiana^  mi  chiese  egli  pure  licenza,  ed  io  glief  accor- 
dai ;  e^  non  sapeva  uè  leifgere  né  scrivere ,  ma  serbò  in 
modo  esempla  rissimo  i  miei  segreti  e  ^1  mio  denaro,  in 


(I)  11  ConoKy  ha  pubblicato  la  relazione  del  suo  viaggio;  essa  é  iotltolata. 
Journey  io  the  norlh  of  India  overland  from  England.  —  Londoo  1S34 ,  2 
voi. ,  in  8. 


VIAGGIO 


455 


mezzo  a  circostanze  favorevolissime  per  tradirmi;  erasi 
mostrato  degno  della  mia  piena  confldenza,  e  gli  espressi, 
ai  momento  della  partenza ,  i  sentimenti  della  mia  appro- 
vazione senza  riserva  e  del  mio  sìncero  alTetto. 

Profittai  deir  occasione  che  oflVrivamisi,  per  scrivere  a 
tutti  i  miei  amici  del  Gabul ,  ed  anche  al  Mabaradgiàh 
Reodgit  Sing.  Vi  sarebbe  dai  canto  mio  presunzione,  se 
m^imaglnassi  che  luttM  gran  persona<!gi  acquali  diressi 
delle  lettere  fossero  miei  arnici ,  per  grandi  che  fossero 
state  le  loro  protestazioni  d^ attaccamento;  tuttavia,  met- 
tendo anche  da  parte  i  sovrani  e  i  governatori  de'  paesi 
e  delle  città,  nel  novero  dermici  corrispondenti  v'era 
una  lunga  lista  d^uomini  dabbene  e  rispettabili,  e  punto 
non  esito  a  dichiarare  che  desidero  che  per  me  faccian  dei 
voti. 

Non  sarà  fuor  di  proposito,  che  qui  nomini  le  per- 
sone alle  quali  in  quella  circostanza  io  scrissi,  perchè 
tutte  ci  avevano  prodigato  a  suo  tempo  atti  di  bontà  e  gen- 
tilezza . 

Al  Kucb  beghi a  Bukhara 

Al  Serdar  Dost  Mobammed  Khan     .     •     . 
Al  Nebad  Dgiabbar  Khan  ...... 

Al  Serdar  Khan  Lohani ,  di  Cabul    •     . 
Al  Serdar  Sultano  Mobammed  Khan  .     . 

A  Pir  Mobammed  Khan    ) 

é.  e  'A\M  u  j  17  u  s"<>"  fratelli 

A  Seid  Mobammed  Khan    | 

A  Murad  Ali  Khan  Nazir   •     .     .    .     . 

AGhuIamKadirKhan  )  figli  di  Gazi  Mollah 

A  Mir  Alem.     .     .      )  Husn 

A  Toghi  Hosn  Cabuli Lodiana 

A  Scir  Mobammed  Khan  (  suo  figlio  )    .     •      Bukhara 


a  Gabul 
a  Kara 


a  Peisciaver 


vili. 


oa 


434  BURNBS 

Al  Mollah  Rabio  Sciàh  Casmiri  .... 

Al  Naib  Hobammed  Scerif. ^  ^*'*"' 

A  Mian  Fazi]  Hag  Sahibzadè Peisciaver 

Al  Haharadgiàh  ReodgiI  Sing Lahora 

Al  Serdar  Lena  Siog MadgiUa 

Al  Serdar  Hari  Singat Attok 

A  Mirza  Seid  Ibn  Yar  Mohammed  Balkhi.  Bukhara 


SOMMARIO 

DEL    CAPITOLO   QUINDICESIMO 


PABTB?fZA  DA  KUTSCIAN —  L'aTBAK  —  BUD6INUBD  — 
DISClPLI?fA  TLRCOMATIA  —  TBIBU  DB*  GHIBBILI  — 
BAlfDA  TI7RC01IA?fA  —  TURGOMA?fI  GOKLANI  —  LO- 
BO USI  —  TURCOMANI  DEL  CASPIO  —  GANTI  NAZIO- 
NALI db'  TURCOMANI  —  ASTRABAD  —  PBSTB  SULLR 
BIVB  DSL  MAR  CASPIO  —  GIARDINO  D'aGHRAFP  —  IL 
MAZRNDBRAN   —  ABITANTI    DI  QUBSTO  PAESI    — 


VIAGGIO 

TRA  I  TIIRCOHANI  DEL  MAR  CASPIO 


L  dì  29  settembre ,  dissi  addio  al 
mio  compagno  di  viaggio  e  agli  uf- 
!  flciali  iDglesi  al  servizio  del  pria- 
uiinWd  cipe,  dirigendo  i  miei  passi  ver- 

so le  rive  de)  mar  Caspio.  Avendo  raggiunto  Hamza  Khan, 
recentemente  nominato  governatore  de*  Turcomani  cbe 
abitano  all'  est  di  questo  mare  sul  territorio  persia- 
no, mi  imbattei  in  una  truppa  di  circa  trecento  uo- 
mini, composta  di  Kurdi,  di  Persiani  e  di  Turcomani. 
Le  inquietudini  per  la  mia  personale  sicurezza  alle  qua- 
li per   sì   lungo  tempo  era  stato  in  preda,  eransi  posso 


438  BURNBS 

dir  completamente  dissipate,  imperocché  tutte  le  per- 
sone che  mi  circondavano  eran  da  me  considerate  co- 
me amiche  .  II  mio  vestiario  diede  luogo  a  molli  sbagli 
nella  truppa,  e  dopoché  mi  fui  fatto  conoscere  al  Khan 
pel  Firinghi  che  il  principe  aveva  raccomandato  alle  sue 
cure ,  mi  sentii  tutto  portato  ad  unirmi  a  questi  Orientali, 
come  fossi  un  di  loro,  perchè  cosi  mi  sarebbe  stato  più 
facile  di  osservar  tutta  quella  gente  a  mio  belPagio .  Dopo 
una  camminata  di  26  miglia,  bivaccammo  al  di  là  di  Sci- 
ruan,  fortezza  circondata  da  un  fosso  pieno  d^  acqua  ;  essa 
doveva  essere  smantellata  per  ordine  del  principe  :  ma  il 
picco!  numero  di  lavoranti  impiegati  in  quest'opera  di  di- 
struzione, mi  fece  supporre  che  sarebbe  presto  abbando- 
nata, e  che  questa  piazza  diverrà  tra  breve  una  delle  mol- 
te spelonche  dei  ladri  del  Khorassan . 

Noi  seguimmo ,  fino  a  una  diecina  di  miglia  da  Bund- 
giurd ,  le  rive  delP  Atrak,  fiume  che  ha  la  sua  sorgente 
presso  Kutscian  ;  noi  le  lasciammo  nel  punto  che  la  cor- 
rente procedeva  diritta  alFovest  non  dissimile  da  un  pic- 
colo ruscello,  ed  attraversammo  di vers^  eminenze  tra  le 
montagne .  Finalmente  dopo  una  gita  di  38  miglia  per- 
venimmo a  Bundgiurd,  grande  città  situata  in  un^am- 
pia  valle:  è  questa  la  residenza  d^un  capoKurdo,  che, 
all^ avvicinarsi  del  principe,  fece  prudentemente  atto  di 
sommissione  ;  per  questa  condotta  piena  di  discerni- 
mento ,  potè  conservare  il  possesso  della  sua  fortezza . 
Vedemmo  quivi  per  la  prima  volta  gFIliati,  tribù  nomada 
del  Khorassan  :  un  migliaio  delle  lor  tende  nere  era  spar- 
so ne^  dintorni  :  mi  parve  ch^  eglino  poco  differissero  dai 
Ghildgi  del  Gabul . 

Andando  a  Bundgiurd,  incontrammo  numerose  torme  di 
paesani  che  rientravano  ne'  loro  villaggi ,  dai  quali  eran 


( 


VIAGGIO  439 

fuggiti  al  Gomiociar  della  guerra  ;  la  fortUDa  del  princi- 
pe ricooduceyali  a^  loro  tetti .  Quelle  povere  genti  ci  fer< 
mavauo  per  sapere  i  particolari  della  guerra  ;  ma  le  don- 
ne  e  i  fanciulli  non  potevao  persaudersi  che  non  fossimo 
assassini  Kurdi.  NelPanno  precedente  non  c^era  stata  rac- 
colta; nonostante,  se  il  paese  ritorna  in  stato  di  pace,  egli 
può  di  bel  nuovo  godere  di  una  felice  prosperità .  Dapper- 
tutto la  guerra  produce  effetti  disastrosi ,  ma  V  esser  pro- 
tetti da  un  armata  persiana  è  cosa  terribile:  il  nemico 
eh'  ella  combatte  trovas'  in  miglior  condizione ,  poiché  non 
è  soggetto  a  requisizioni  per  somministrar  vittovaglie ,  ed 
altre  provvisioni  ;  ma  il  nutrimento  del  suddito  obbedien- 
te è  istantaneamente  divorato  ! 

A  quattro  miglia  da  Bundgiurd  uscimmo  dair  ampia 
vallata  in  cui  questo  luogo  è  situato  ,  ed  entrammo  nelle 
montagne  ;  quelle  del  sud  eran  coperte  di  pini .  La  tempe* 
ratura  era  fresca  ma  piacevole ,  e  scorgevaosi  molti  spazi 
egregiamente  coltivati  fra  le  aride  montagne:  i  vigneti  di 
Sareuan ,  in  una  profonda  valle ,  hanno  incantevole  aspet- 
to; ed  abbenchè  il  paese  fosse  montuoso,  la  strada  era 
eccellente. 

Dopo  una  gita  di  36  miglia  ,  arrivammo  a  Kila  khan , 
nel  territorio  di  Simalghao,  che  è  copiosamente  irrigato 
da  ruscelli  che  scendono  da' monti.  Eravamo  allora  sul 
confine  de^  Turcomaoi  Taki,  che  costantemente  fan  delle 
scorrerie  fra  Mesced  e  Teheran  attraversando  sempre  le 
montagne  e  le  strade  per  le  quali  viaggiavamo  .  Ma  la  no- 
stra comitiva  consisteva  in  dugento  Turcomani  delle  tribù 
di  Gokan  e  d*  Yamud ,  che  avevan  servito  nelParmata  del 
principe,  e  che  allora  erano  in  congedo  ;  ma  fin  dal  secondo 
giorno  dopo  la  nostra  partenza  dal  campo  avemmo  un  sag- 
gio delle  loro  inclinazioni  ;  avendo  incontrato  una  banda  di 


i4(»  BCRNBS 

paesani  che  aodavano  a  venderle  loro  uva,  percossero  spie- 
tatamente quelle  povere  genti  e  rapiron  la  maggior  parte 
di  tutto  CIÒ  che  neMoro  panieri  si  trovava:  la  preda  fu  di- 
visa per  ugual  porzione  tra  loro  ,  e  colui  che  aveva  coope- 
rato  alla  cattura  non  ebbe  più  grossa  parte  di  quello  che 
trovavasi  al  retroguardo  ^  ed  anche  a  me  stesso  portarono 
una  parte  della  loro  rapina.  Invano  il  khan  procurò  di  re- 
primer simili  violenze^  poiché  egli  non  esercitava  su  quel- 
le genti  alcuna  autorità.  A  Sareuan  finalmente  questi  sac- 
cheggiatori  riceverono  un  energico  avvertimento:  ì  paesa- 
ni, usciti  in  forza,  accopparono  uno  de**  predatori ,  e  i 
suoi  compagni  ne  furono  spaventati  ;  non  potei  a  meno 
di  gioir  segretamente  del  loro  disastro. 

Son  pur  lunghe  le  giornate  del  Khorassan,  esclama  il 
viaggiatore  che  ha  camminato  dal  sorgere  al  cader  del  soie, 
e  che  estenuato  pella stanchezza,  non  può  più  tenersi  a  cavai- 
losenonchè  reggendosi  a)  pomo  del  davanti  della  sua  sel- 
la !  L^  Europeo  che  cammina  galoppando  non  può  farsi 
una  giusta  idea  della  fatica  d^  una  corsa  di  40  miglia  nel 
Kborassan,  ove  bisogna  andar  sempre  di  passo,  ed  ove 
al  fine  della  giornata  non  trova  uè  albergo ,  oè  ristoro . 
»  Per  la  testa  del  profeta,  disse  un  uomo  della  nostra  co- 

•  mitiva,  neiravvicinarci  al  luogo  in  cui  dolevamo  fer- 
»  marci,  questa  strada  è  più  lunga  delle  budella  d' Omar , 

•  giacché  il  mio  dorso  e  le  mie  ginocchia  son  diventate 
»  insensibili .  •  A  tal  bizzarro  paragone  proruppi  in  uno 
scroscio  di  riso,  e  compatii  alle  doglianze  di  colui  che  si 
lamentava:  —  »  Pidrsokhta!  (che suo  padresia inceneri- 

•  to  !  )  continuò  a  dire  il  dolente  Persiano ,  non  sono  mai 
»  stato  cotanto  stracco  !  •  —  V^ erano  nella  nostra  truppa 
molte  persone  facete  :  ma  dopo  una  osservazione  d^alcuni 
giorni ,  il  Persiano  mi  parve  un  essere  assai  migliore  nella 


VIÀGGIO  441 

saa  patria  che  nei  paesi  stranieri  ^  ove  la  sua  vanità  è 
iosoppor  labile . 

Dopo  UD  viaggio  di  38  miglia ,  pervenimmo  al  villag- 
gio  di  Scihabai;  ma  quantunque  il  paese  sia  fertile ,  vi 
cercammo  invano  gli  abitanti  •  La  tribù  de^Ghireili  aveva 
in  altri  tempi  coltivato  questo  terreno,  e  vi  aveva  fatto 
pascolare  i  suoi  armenti  ;  frattanto  in  questo  paese  sì  con- 
siderano, a  quanto  pare,  gli  esseri  umani  come  una  prò- 
prietà  della  quale  si  può  disporre  come  di  quella  dei  ca« 
valli;  polche  Agà  Mohammed  Khan  aveva  trasportato 
tutta  la  sua  gente  nel  Mazenderan .  Cosi  i  grassi  pascoli 
di  quella  regione  restavan  negletti;  e  d'altronde  ,  qual 
abitante  della  campagna  avrebbe  voluto  stabilir  la  sua  di* 
mora  presso  ai  Turcomani  Taki,  le  tende  de* quali  sor* 
gono  a  piccola  distanza  ai  di  là  delle  montagne?  Neppur  noi 
non  ci  credevamo  sicuri  in  compagnia  di  quegli  uomini  tan« 
to  proclivi  alla  rapina. 

In  tultM  nostri  bivacchi,  io  non  avevo  mai  dormito 
sulP umido  terreno;  ma  in  quella  mattina,  svegliandomi, 
mi  sentii  tutto  assiderato  e  intirizzito  per  la  rugiada  e  per 
P  umidore;  non  pertanto  il  sole  asciugò  le  mie  vestii  ed  un 
eccellente  cordiale  prevenne  ogni  sinistra  conseguenza .  — 
Viaggiavamo  trai  monti  or  salendo,  or  discendendo;  il 
paese  era  selvaggio,  pittoresco  e  romantico;  qualche  mi- 
sero  pino  sorgeva  sul  Ganco  di  quelle  montagne,  che  gene* 
ralmente  non  eran  coperte  che  da  un'  erba  folta  e  mlnu* 
ta.  La  poca  gente  che  vi  si  vedeva  era  alTabile,  e  discor* 
reva  volentieri;  che  si  può  esiger  di  più,  nelle  aride  e 
malsicure  regioni  del  Kborassan  7 

Un  Turcoroano,  che  volle  meco  far  conoscenza,  mi  do* 
mandò  bruscamente  per  la  strada  le  notizie  della  Bukharia, 
rrconoscendo ,  io  credo,  nel  mio  abito  il  vestiario  di  quella 


vili,  56 


442 


BURNB8 


contrada.  Egli  m*  indirizzò  la  parola  in  persiano,  la  qual 
lingua  per  quel  che  penso  era  ad  esso  quanto  a  me  atra- 
niera:  —  »  Io  sono  un  Firinght ,  t  gli  risposi  :  —  il  Tur 
coniano  allora  fece  avanzare  il  suo  cavallo  replicando:  — 

•  Su  via  !  tu  vuoi  burlarli  di  me  :  i  Firioghi  non  poi  tan  la 

•  barba    unga  ;  e  la  tua  testa  rapata ,  e  tutto  il  tuo  ve* 

•  stiario,  smeotiscon  le  tue  parole .  •  —  Fu  invano  eh*  io 
procurai  di  convincerlo  della  verità:  egli  Analmente  es- 
clamò: «sunnita  o  sciita ,  chi  sei  tu? 

•  Alla  buon'^ora,  tu  vuoi  dunque  che  assolutamente  io 
sia  musulmano  !  E  cominciai  subito  a  nominare  i  primi 
quattro  califfi ,  essendo  questo  il  segnale  di  riconoscenza 
de^ sunniti;  e  tuttM  Turcomani  son  di  questa  fede.  A  que- 
ste parole  il  mio  interlocutore  rispose;  —  •  Bravo ,  lo  sa* 
pevo  che  io  avevo  ragione  !»  —  E  camminammo  insieme 
incantati  Funo  dell* altro.  Continuai  a  far  la  parte  Ghiera 
stato  forzato  a  prendere:  ma  non  bastava  pel  Turcomano 
Taver  saputo  qual  fosse  la  mia  religione;  egli  prett*se  in- 
dovinare anche  la  mia  patria ,  che  doveva  esser  Gabul. 
Non  lasciai  fug<^{r  quest'occasione  per  ben  conoscere  i  Tur- 
comani, nel  paese  de'  quali  di  bel  nuovo  entravamo. 

Il  mio  nuovo  amico  si  slanciò  a  precipizio  in  mezzo  ad 
una  banda  de'  suoi  compatriotti,  per  correr  dietro  ad  una 
pernice (ftaift)  che  si  era  levata  accanto  a  noi:  non  è  poi 
tanto  difficile,  quanto  a  prima  vista  si  supporrebbe,  il 
prendere  questi  uccelli;  e  la  quantità  che  ne  fu  portata  il 
dimostrò.  Questi  kabk  volano  a  unao  due  riprese,  rara- 
mente a  tre, ed  allora  si  agguantano.  Quella  caccia  fu  mol- 
to gradita  a' Turcomani  ^  ed  io  pure  fui  a  parte  della  loro 
soddisfazione  ,  senza  però  unirmi  al  loro  divertimento.  Le 
lunghe  lance  delle  quali  erano  armati ,  la  lor  singolare 
attività,  r agilità  che  a  cavallo  dispiegarono,  mi  sommi- 


VIAGGIO  413 

nistraroo  rimagine  dei  loro  tseiapai^  cioè  delle  loroscor* 
rerie  per  andare  alla  caccia  delle  umane  creature  :  il  ca- 
valiere turcomaoo  «  allorché  galoppa  ^  si  curva  in  avanti 
sulla  sella  «  il  che  gli  da  untarla  precipitata  estremamente 
interessante.  —  Tutto  questo  spettacolo  era  degno  delPan- 
Uco  paese  de'  Parti,  che  in  questo  momento  attraversavamo, 
lo  notai  tra^Tureomanl  un  uomo  che  camminava  con 
lentezia^  e  se  n*  andava  canterellando,,  mentre  le  sue  brac- 
ciac  le  sue  gambe  sembravan  batter  il  tempo;  un  istru- 
mento  simile  ad  un  $Uar  o  liuto  servi  a  convincermi  che  io 
aveva  Analmente  trovato  quel  che  cercava,  un  bardo  tur- 
comano.  •  —  Salam  aleichom  !  dissalo  al  bardo;  ed  egli 
mi  rese  cortesemente  il  saluto .  Ma  oimè  !  la  nostra  con- 
versazione rimase  Fi  perocché  il  bardo  altra  lingua  non  sa* 
peva  che  il  turco,  ed  io  non  ne  sapeva  se  nonché  tanto 
quanto  bastasse  ad  istruirlo  della  mia  ignoranza.  Ma  l'istin- 
to inspirò  al  bardo  V  uf  flcio  che  io  desiderava  vedergli  as- 
sumere,  ed  esso  cantò  un*  aria  della  sua  tribù  ;  però  il  pas* 
so  de' nostri  cavalli  non  permette  vagli  Fuso  del  suostru* 
mento.  —  In  tutt*  i  paesi  la  musica  è  dispendiosa!  Ecco  che 
il  bardo  comincia  a  interrogarmi  sulla  sua  ricompensa , 
facendomi  conoscere  non  dover  egli  dare  invano  una  pro- 
va dell'arte  sua.  Un  Interprete  che  venne  in  mio  soccor- 
so gli  disse ,  che  ne  otterrebbe  un  buon  pilao  per  la  sera  ; 
ma  il  Turcomano  guardando  indietro  esclamò:  •  —  e  chi 
mai  dunque  farà  cuocer  questo  pilao  per  un  uomo  che  non 
ha  neanche  un  domestico?  •  —  Era  questi  un  buon  avviso 
per  do%er  viaggiar  con  un  certo  treno.  Il  bardo  si  tratten- 
ne indietro  per  informarsi  chi  io  fossi  :  la  sera  ebbi  il  pia- 
cere di  regalargli  il  pilao,  ed  allontanare  i  suoi  dubbi  sulla 
mia  solventezza  ;  ed  ei  mi  promise  in  contraccambio  di 
farmi  far  conoscenza  co**  trovadori  della  sua  tribù. 


444  BURNBS 

A  6  mi^^liada  Sciahbaz,  dicemmo  addio  alle  mootagne  ed 
alle  vallate  per  le  quali  avevamo  si  lungamente  vìa$|[giato,  e 
scendemmo  in  una  piccola  gola  ovets  la  sorgente  dei  Gurgan^ 
ed  ove  camminammo  per  vie  tortuosissime  senza  scorgere 
alcun  se^no  di  incivilimento.  Al  fin  della  giornata  mi  tro* 
vai  con  piacere  in  mezzod"*  Turcomani  :  erano  della  tribù  di 
Gokhan,  che  numera  novemila  famiglie .  Nulla  di  più  b«llo 
della  regione  nella  quaP  entravamo  ;  le  mootagne  eran  vesti- 
te d'alberi  fino  alla  lor  sommità,  e  i  colori  dei  diversi  foglia- 
mi delle  piante  mostravaosi  sì  nitidi  e  svariati,  che  appena 
sembravan  naturali.  Un  ruscello  scorreva  per  la  valle, 
ove  quasi  tutti  gli  alberi  fruttiferi  spontaneamente  vi  cre« 
scono  ;  il  fico,  il  melagrano ,  la  vite,  il  lampone ,  il  ribes 
nero,  il  nocciuolo  ,  germogliavano  dappertutto:  dipoi  av- 
vicinandoci al  campo  de^  Turcomani  vedemmo  anche  vaste 
piantazioni  di  gelsi.  -  I  gruppi  delle  tende  erano  sparsi 
suir erbetta  sui  bordi  del  ruscello,  e  la  nostra  comitiva 
fece  alto  ad  uno  di  questi  attendamenti  sur  un  prato  ver- 
deggiante ,  situato  alle  falde  d^  una  montagna  che  nascon- 
deva le  sue  cime  nelle  nubi ,  ed  era  rivestila  di  una  ma» 
gnifica  verzura. 

1  Turcomani  riceverono  il  nuovo  loro  governatore  eoo 
tutti  i  segni  di  rispetto ,  e  designarono  un  certo  numero 
di  tende  per  suo  uso  ;  a  me  pure  ne  fu  benevolmente  as- 
segnata una ,  e  per  la  prima  volta  dopo  la  mia  partenza 
dair  India ,  eccettuatone  il  mio  soggiorno  al  campo  di  Ab- 
bas  Mirza ,  potei  fra  i  Turcomani  ricoverarmi  sotto  una 
tenda.  Mi  furon  offerte,  siccome  usano  cogli  ospiti,  delle 
focaccia  col  butirro  e  de^  poponi ,  ed  ebbi  cosi  uno  splendi- 
do pasto . 

Assistemmo ,  scendendo  per  la  valle ,  ad  uno  spettacolo 
interessante,  quello  cioè  dei  ricevimento  fatto  da  una'orda 


VIAGGIO  445 

al  SUO  akiokal  o  capo ,  che  da  KuUcian  era  venuto  eoo 
noi .  Noi  noQ  avevamo  vedalo  in  esso  che  uo  feroce  Tur< 
comano,  e  quanto  a  me  io  avea  poco  curato;  ma  quivi 
egli  acquistò  una  posizione  distintissima  ed  un^  autorità 
veramente  patriarcale  •  Egli  era  stato  chiamato  all' arma- 
ta dal  principe  reale ,  e  ora  se  ne  tornava  a^ropri  lari .  — 
Quattro  miglia  prima  d^ arrivare  al  campo,  una  folla  di 
Tarcomani  si  avanzò  verso  di  noi  per  seco  congratularsi 
del  suo  ritorno:  tutti  eran  a  cavallo ,  uomini,  donne,  fan- 
ciulli; molti  versaron  lagrime  di  gioia  nel  baciargli  la  ma- 
DO.  Più  lungi,  in  una  parte  ombreggiata  della  valle,  una 
truppa  di  migliore  apparenza  del  rimanente  era  scesa  da 
cavallo  «  e  si  era  schierata  con  ordine  :  era  questa  la  fa- 
miglia deir  aksakal ,  il  quale ,  quando  le  fu  presso  saltò  a 
terra  colla  vivacità  d^  un  giovanetto,  si  precipitò  innanzi, 
ed  abbracciò  successivamente  quattro  fanciulli  che  erano 
i  suoi  flgliuoli.  Questa  scena  fu  veramente  patetica  :  gli 
spiritosi  e  lepidi  Persiani^  che  si  eran  pel  passato  divertiti  ; 
ad  imitare  alcune  delle  azioni  e  delle  esclamazioni  de^  Tur-  ' 
comani,  stettero  muti  a  queir  ardente  manifestazione  d^  af- 
fetto ;  tra  que^  fanciulli ,  tre  non  avevano  ancor  dieci  an- 
ni ;  e  non  pertanto  montavano  arditamente  i  loro  cavalli , 
ed  uniroosi  alla  nostra  cavalcata . 

Là  non  eran  campane  per  annunziar  molto  lungi  la  gioia 
che  quel  giorno  cagionava  a^Turcomani  Gohklani  ;  ma  fu 
grande  a  giudicarne  dai  segni  più  evidenti  del  loro  con- 
tento .  Una  truppa  de'  loro  compatriotti  tornava  sana  e  sai* 
va  dal  teatro  della  guerra;  Torda  erasi  da  tutte  le  parti 
ragunata;  e  a  misura  che  que^Turcomani  prendevao  posto 
nel  nostro  relroguardo,  eglino  ci  davano,  a  noi  spettatori 
iudiflTerenti ,  il  sincero  saluto deir amicizia.  Le  donne  gri- 
davano :  ikoc&  ghildi!  (siate  il  ben  venuto!  )  e  nel  mentre 


4^  BUR19BS 

che  passavamo  dinanzi  a  loro  incrociavansi  le  mani  sul  pel* 
to  per  prova  della  loro  siocerità . —  lo  non  sono  stato  mai 
testimone  d*  una  dimostrazione  di  gioia  più  universale  • 

Un  cavaliere  ancor  più  contento^  comparve  col  suo  ca« 
vallo  che  soccombeva  sotto  un  carico  di  Focacce;  e$*li  le 
distribuiva  a  tutte  le  persone  che  incontrava  ^  dicendo:  — 
»  Prendi; ciò  è  buono  agli  occhi  di  Dio;  prendilo,  tu  sei 
•  un  ospite  ed  uno  straniero .  •  —  Era  impossibile  il  restar 
freddo  ad  una  simile  scena;  e  se  potessi  con  termini  più 
espressivi  dipinger  gli  avvenimenti  di  quella  giornata  pres* 
so  i  Turcomaoi,  son  eerto  che  produrrei  le  più  piacevoli 
emozioni  :  e  frattanto  lo  parlo  di  que*  Turcomaui  senza 
freno  e  senza  leggi,  che  non  vivon  che  di  ladronecci  e  di 
rapine!  Tanto  gli  è  vero, che  il  carattere  dell* uomo  offre 
dappertutto  un^  indefinibile  miscela ,  sebben'evìdentissima , 
d*  inconseguenze  e  di  con  tradizioni . 

Il  khan  che  io  aveva  accompagnato ,  era  seriamente  oc- 
cupato deMoveri  del  suo  nuovo  impiego.  Recava  buone 
notizie  a*  Turcomaui:  eslino,  che  son  soliti  derubar  tutti, 
erano  stati  depredati  dalla  soldatesca  del  Mazenderan ,  la 
quale ,  recandosi  alt*  esercito ,  aveva  saccheggiato  il  loro 
territorio:  ma  il  principe  aveva  ordinato ^  che  gli  si  ri* 
mettesse  uno  stato  delle  loro  perdite  ;  cosicché  il  khan  ^ 
portando  quest^annunzio  da  un  accampamento  alPallro  ot« 
tenne  pertutto  buonissime  accoglienze.  —  Io  passai  seco 
quattro  giorni,  e  potei  così  osservare  a  tutto  mio  comodo 
gli  usi  e  le  costumanze  del  popolo  eh*  egli  era  destinato  a 
governare.  Niuua  occasione  esser  poteva  più  favorevole, 
essendo  da  pertutto  ben  ricevuti,  e  trovandomi  trasse- 
guito  d*un  gran  personaggio. 

La  tribù  de^Turcomani  Gohklaniè  oggi  soggetta  alla 
Persia,  che  da  36  anni  a  questa  parte  T  ha  tratta  sotto  la 


VIAGGIO 


447 


sua  supremaiia.  Quantuoque  non  obbediscano  che  eoo  ri- 
pugoaoza,  oooostante  stao  fermi,  ed  ban  cambiato  le  loro 
abitudini  di  rapina^  colle  pacifiche  occupazioni  deiPasri* 
coltura:  però  non  giunsero  ancora  quello  stato  di  agiatezza 
e  di  abbondanza ,  che  presso  i  Turcomani  di  Sciarak  io 
aveva  ammirato. 

La  tribù  degP  Yamudi,  situata  tra  loro  ed  il  mar  Caspio , 
è  stata  similmente  soggiogata  dalla  Persia;  ma  la  forza  di 
essa,  che  si  fa  ascendere  a  più  di  ventimila  famiglie,  la 
mette  in  istato  di  resistergli  e  spesso  di  sollevarsi .  —  1 
Gohklani  non  hanno  alcuna  potenza  politica:  mai  Turco* 
mani  Taki,  che  al  nord  son  limitrofi  delle  due  tribù  or 
ora  nominate,  mauteugonsi  dalla  Persia  independenti . 

Le  costumanze  de*  Turcomani ,  non  difieriscono  da  quel- 
le delle  orde  vicine  a  Bukhara  ;  sennonché  si  accostano 
maggiormente  a  quelle  de*  popoli  inciviliti.  Le  loro  donne 
nascondono  il  viso  fin  sotto  la  bocca ,  quantunque  non  pos- 
so dire,  che  le  personali  attrattive  di  quelle  che  ho  veduto, 
eccitar  possano  un  giovine ,  anche  il  più  temerario ,  a  sol- 
lecitare un  bacio  o  la  vista  delle  lor  labbra  vermiglie: 
quanto  al  vestiario  elle  assomigliano  più  alle  Persiane  che 
alle  donne  del  deserto. 

Nelle  nostre  corse  da  una'accampamento  air  altro,  incon- 
trai un  uomo  d' una  sessantina  d' anni  che  attirò  la  mia  at- 
tenzione, osservando  che  ciascuno,  a  misura  che  egli  si 
avanzava  ^  smontava  da  cavallo  ed  andava  a  baciargh  la 
mano;  il  vecchio  dava  in  ricambio  la  sua  benedizione:  — 
era  questi  un  seid  (urcomano.  Un  Persiano,  sorpreso  dal- 
Tarla  di  curiosità  colla  quale  io  osservava  quel  che  acca- 
deva, disse  ad  alta  voce  al  vecchio  che  io  era  un  Euro- 
peo,  ed  incontanente  entrai  in  conversazione  con  esso  lui  • 
Egli  portava  il  nome  di  Mohammed  Ghilitch,  nome  di 


• 


448  BUENB8 

oon  grato  significato,  corrispondeodo  a  seiabla  di  Mao- 
metto  ;  ciò  ooo  pertanto ,  il  general  rispetto  che  gli  si 
mostrava  aveva  addolcito  i  suoi  modi,  e  l^età  mitiga* 
to  avea  la  sua  voce  ;  i  suoi  sentimenti  finalmente  ood 
poteao  elle  piacere  .  Egli  mi  domandò  ,  se  tott'i  Frao- 
cesi  eran  cristiani ,  ed  avendogli  risposto  aflermativamea- 
te,  mi  disse:  •  Bene  sta  che  ciascun  segua  la  propria  cre- 

•  denza:  un  ebreo,  un  cristiano,  un  musulmano  non  sa- 
»  ran  più  che  uno  dopo  la  lor  morte.  •  >~  La  nostra  con- 
versazione si  aggirò  In  seguito  sopra  i  Turcomani:  egli  de- 
plorò il  loro  uso  di  vender  gli  uomini,  giacché  la  dtfierenza 
di  religione  non  forniva  giusti  motivi  per  operare  con  tal 
crudeltà,  t  E  uo*inclinazione  della  loro  stirpe,  mi  disse, 

•  imperocché  le  loro  tendenze  son  viziose  e  non  ascoltano 
»  alcuno  de^  miei  consigli .  Ma  io  parlo  ad  un  Firinghi  ! 

•  esclamò,  bruscamente  interrompendosi:  io  ooo  ne  aveva 
t  mai  veduto  neppur  uno  l  e  come  sarebbe  ciò  possibile 
t  in  cosi  remota  contrada? —  Ov'é  il  paese  de'  Franchi, 

•  ov^è  il  deserto  dei  Turcomani  !  —  V'ha  da  esser  qualche 

•  cosa  di  particolare  nel  nostro  destino,  continuò  egli  a  di* 

•  re,  come  parlando  a  sé  stesso,  che  cosi  ci  ha  guidati 

•  r  un  verso  T  altro  :  le  nostre  anime  {joh  )  deggiooo  aver 

•  insieme  comunicato  in  un  altro  mondo,  per  ritrovarsi  in 

•  questo.  •  —  Qoest* osservazione  mi  parve  singolare. 
Dopo  d'aver  camminato  per  circa  tre  miglia  V  uno  ac* 

canto  air  altro,  noi  ci  fermammo  ad  un  mucchio  di  terra, 
in  mezzo  al  quale  era  ficcata  una  pertica:  ne  avevamo  in* 
contratì  e  molti  altri  simili.  —  •  Cos^é  questo?  Diss'io. 

•  È,  rispose MohammedGhilitch,  un yiis^;  questo  mon- 

•  ticello  indica  il  luogo  ove  un  uomo  é  morto  ed  é  slato 

•  sotterrato  ;  i  Turcomani  passandovi  da  presso  ripetono 
t  una  formola  di  benedizione,  e  speran  la  benevolenza 


V  1  A  ti  G  I O 


440 


•  del  defttoto  :  questa  è  tra  ooi  uo'aotica  costumanza,  ed 
»  a  misura  che  t'inoltrerai,  molti  di  questi  mouticelli  si 

•  offrirauDO  a*  tuoi  sguardi.  • 

Questi  semplici  moDumeoti  non  soo  delle  tombe,  non 
80D  che  piccole  eminenze  innalzate  in  onore  de^  morti.  Io 
suppongo  che  tale  usanza  provenga  da'^Mogolli;  ma  non 
ebbi  occasione  di  fare  ulteriori  ricerche  sopra  questo  sog- 
getto.  —  Il  rispettabii  seid  si  diresse  verso  la  sommità  di 
UD  monte,  ovverà  la  sua  dimora:  aveva  sei  Agli.  Mi 
slrtnse  la  mano,  mi  diede  la  sua  benedizione,  mi  augurò 
UD  felice  ritorno  nella  mia  patria;  secondo  il  costume  dei 
suoi  compatriotti  raccomandommi  a  Dio,  e  quindi  ci  se- 
parammo . 

Uscimmo  finalmente  dalla  valle  del  Gurgan  e  sboccam- 
mo nella  pianura  situata  alPest  del  mar  Caspio.  —  La 
veduta  era  magnifica:  a  sinistra,  sorgevano  a  coosidere- 
voPaltezza  i  monti  disposti  in  groppi,  ed  eran  fino  alla  lor 
cima  coperti  di  foreste  e  di  verdura:  a  dritta,  steodevansi 
le  vaste  e  verdeggianti  campagne,  bagnate  dalPAtrak  e 
dal  Gurgan,  tutte  cosparse  degP innumerevoli  campi  dei 
Turcomaoi,  ed  animate  da  spesse  torme  di  bestiami.  A 
una  certa  distanza  da  noi  slanciavansi  in  verso  il  cielo  le 
gigantesche  moniai^ne  delPEIburz,  e  pareva  eh* elleno  li- 
mitassero la  pianura  d** altronde  sterminata.  —  Un  simil 
quadro,  ben  fatto  per  piacere  a  chiunque  II  contempli, 
aveva  ancor  maggiori  attrattive  per  un  viaggiatore  uscito 
da*  deserti  delia  Scizia . 

Prima  di  prender  congedo  dal  khan,  ei  volle  appagare 
la  mia  curiosità  intorno  a*  trovadori  turcomani,  man- 
dando a  cercare  due  baksci  perchè  udir  mi  facessero  i  loro 
poetici  accenti  e  T armonia  della  loro  lira.  Quest^'stru- 
mento  era  una  grossolana  chitarra   a  due  corde;  e  con 


vili. 


57 


450  BUBNBS 

es^o  s^accompagDavano  per  caotare  le  loro  arie  nazionali 
io  lingua  turca  •  li  primo  fu  un  canto  sopra  un  aggres- 
sione de^ Turcomani  Taki  contro  i  Persiani.  Lalradozlo- 
ne  che  ne  do  farà  concepire  un^  idea  d^  un  canto  di  guerra 
Turcomano . 


I  TUBCOHÀNl  TAKl  à'KURDI. 

Lutf  Ali  Khan  !  passò  la  tua  grandezza  : 
Begler  (1)!  ecco  Fora  del  tuo  servaggio! 
La  mia  falange,  che  ai  iciapao  (S)  è  avvezza  , 
Si  armi  e  sia  pronta  al  mattutino  raggio . 

Agitata  dal  fervido  destriero 
Del  Turcomano,  sorgerà  la  polve 
De^ostri  campi  desolati:  il  Gero 
Taka  vi  sperde  tutti  e  vi  travol?e! 

Le  t»elle  vostre  figlie  fien  rapite; 
Grazie  ne  reoderemo  al  grande  Iddio  ! 
Cadrà  Mesced  colle  sue  torri  avite  ; 
Sì  alzerà  fino  al  cielo  il  nome  mio . 

Or,  della  capra  (3)  rammentate  iranno? 
Anno  sarà  di  strage  e  di  rapina . 
Tutte  vostre  speranze  in  fumo  andranno 
Nel  Gorassan;  si  tutto  andrà  in  rovina! 


(1)  signore  o  capo. 

(2)  SpeUiziooe  di  rubrrta . 

(3)  Modo  di  cantar  gii  anni  presso  que<tl  popoli . 


_j 


VIAGGIO 


451 


Fuj^gi  a  Teheran,  fuggi ,  o  sciagurato 
Begler!  Ceotomiei  Adi  a  te  dMotoroo 
Staraooo  intenti  sempre,  e  trascinato 
Sarai  dinanzi  a  me  con  onta  e  scorno. 

Begler  !  a  Khiva  io  porterò  i  tuoi  figli , 
Ed  ogni  tuo  poter  vedrai  svanito  ; 
Se  hai  fior  di  senno ,  ascolta  i  miei  consigli , 
O ,  non  più  in  tempo,  ne  anderai  pentito: 

Manda  dunque  in  tributo  un  giovinetto 
£  una  doniella,  prima  che  nei  piano 
Si  adunino  imiei  prodi:  io  questa  aspetto 
Obbedienza,  che  neghereste  invano . 

1  Kurdi ,  quantunque  formino  una  tribù  persiana,  non 
sono  meno  de'  Turcomani  dediti  alla  rapina.  Essi  rispon- 
dono ai  Turcomani  coi  canto  seguente: 


1  KUBDI  A   TURCOMANI  TAKl  . 


Vano  capo  dei  Talci!  un  luogo  esiste  , 
Che  ha  nome  Arltadi,  e  da  gran  tempo  il  tieni  : 
Lunga  pezza  il  godesti;  or  giunto  è  il  triste 
Momento  di  sloggiar  ;  soo  nostri  beni. 


Di  Nisaù  nel  pian  sorger  vedrai 
Le  nostre  tende;  esterrefatto,  il  suono 
Di  nostre  trombe  fuggitivo  udrai  ! 
Dove  i  tuoi  prodi  cavalieri  or  sono? 


45S  BCRNBS 

localzati  per  mooti  e  per  valli 
Sodo  io  fuga,  son  vìoti ,  smarriti  ; 
Calpestati  da'* nostri  cavalli, 
Soo  confusi  coi  morti  i  feriti  : 
Ed  Jotaoto  le  vostre  donzelle 
Noi  fisiamocoD  avido  sguardo; 
E  più  veloci  che  scoccato  dardo. 
Le  più  care  involiamo  e  le  più  l>elle . 

Chiusi  neli^armi,  i  prodi  miei  guerrieri. 
Battuti  i  baluardi  ed  atterrate 
Le  tue  fortezie,  correranno  altieri 
Alle  mura  d^  Akkal,  che,  fulminate 
Dai  nostri  bronzi ,  in  cenere  riduKe 
Crude!  vedrai,  ed  in  un  di  distrutte. 

Sarò  duce  d' esercito  possente , 
E  volerò  di  Maimana  al  campo  ; 
Pel  sabbioso  deserto  la  tua  gente 
Sparir  vedrai,  dell'armi  nostre  al  lampo  : 
FeriCi  al  pie,  le  fauci  inaridite , 
Dove  fuggite  mai?  dove  fuggite? 

Ove  tu  fugga ,  ovunque  ti  nasconda , 
Sull^  irto  monte ,  nelP  arenoso  piano , 
Odel  Giassarte  oltre  la  rapid^onda, 
Un  nascondiglio  cercheresti  invano  ; 
Ed  in  mia  man,  soonBtto,  e  semivivo, 
Tu  co'  tuoi  Ogii  ne  verrai  cattivo  • 


Non  tardai  molto  ad  abbandonare  I  Turcomani  :  scesi 
verso  Astrabad  per  la  pianura,  evitando,  per  quanto   mi 


V' 


r 


VIAGGIO 


4» 


fa  possibile^  ogoi  comuoicazioDe  cogP  Yamudi ,  i  quali  mi 
eraoo  stati  dipioli  meoo  pacifici  de^  Groliltlaui .  Io  oe  io- 
contrai  diverse  bande,  le  quali.,  aocorchè  qoq  fossi  pia  in 
compagnia  del  Itban  e  viaggiassi  solo ,  certo  non  si  con* 
dussero  scortesemente.  —  Dopo  percorse  80  miglia^ 
scorgemmo  Astrabad^  il  cui  aspetto  è  imponente.  A  pie  dei 
monti)  sur  uno  de'  quali  è  il  diroccato  forte  d^  Hamauaran , 
luogo  delia  scena  de' persiani  romanzi,  estendesi  la  vasta 
pianura  de'Turcomani.  Il  mar  Caspio  non  si  poteva  che 
debolmente  distinguere^  essendo  ancor  distante  una  venti- 
na di  miglia . 

Noi  eravam  passati ,  cammin  facendo,  dinanzi  al  Gum- 
baz  Kaus ,  aita  cupola ,  cbe  per  quanto  si  suppone  ^  è 
sorta  sulle  rovine  delP  antico  Gurgan .  Dicesi  che  questo 
luogo  fosse  anticamente  legato  col  mar  Caspio  per  mezzo 
d*una  linea  di  fortezze,  chiamata  lanat  numa  (pioggia 
maladetta),  perchè  la  maledizione  era  pronunziata  contro 
chiunque  osava  oltrepassarla  per  entrar  nel  paese  de*  Tur- 
comani^  di  cui  essa  segnava  il  confine .  • —  Gli  abitanti  ci 
parlaron  delle  guerre  de*  tempi  antichi ,  quando  le  acque 
del  Gurgan  e  dell'  Atrak  correvan  tinte  di  sangue  ;  essi 
si  esprimeano  frequentemente  per  metafore ,  a  guisa  dei 
poeti . 

Ad  Astrabad,  smontammo  ad  un  carovaoserra$(lio,  e  pas- 
sammo due  giorni  ben  tristi  in  questa  cùlà  della  peste . 

L'hanno  precedente  questo  flagello  aveva  devastato  quella 

città,  e  ione  percorsi  senza  alcun  sentimento  di  piacere 

le  vie  deserte.   La  metà  delie  case  e  delle  strade  eran 

chiuse,  precisamente  per   mancanza  d'abitanti;  tutla 

la  popolazione  non  eccedeva  le  4,000  anime.  Quel  terri- 

btl  morbo  aveva  ivi  regnato  con  una  violenza  spavento* 

vole,  ed  in  molte  famiglie  di  dieci  e  di  dodici  persone , 


I 


I 


4IU  BUB1IB9 

D^  eran  rimaste  due  o  tre  soltanto.  I  malati,  a  cui  il  bub- 
bone scoppiava,  qod  morivauo,  ma  lasciava  orrìbili  cica* 
tricì,  che  si  sarebber  credute  cooseguenxa  di  ferite  d^armi 
da  fuoco .  Parea  che  quelle  genti  fosserài  familiariizaCe 
colla  morte ,  ancorché  la  malattia  fosse  scomparsa;  il  cata- 
letto,  che  aveva  servito  alle  inumazioni ,  era  deposto  lungo 
la  strada ,  ed  lo  vidi  alcuni  che  lavavano  un  cadavere  a 
un  de'  pozai  della  strada ,  presso  a  delle  botteghe  di  frot* 
la;  io  mi  allootanai  velocemente  da  quello  spettacolo,  e 
mentre  io  camminava  per  quelle  vie  solitarie ,  elleno  rina- 
bombavaoo  dal  calpestio  del  mio  cavallo. 

Astrabad  è  un  luogo  di  poca  importanza  :  un  fosso  a  sec- 
co ,  ed  un  riparo  di  terra  di  circa  due  miglia  di  circonfe- 
renza lo  circondano  :  vedonsi  neli^  interno  degli  spazi ,  che 
per  nulla  assomigliano  a  un  quartiere  d^ una  città, ma  cbe 
piuttosto  rappresentan  la  campagna. 

Astrabad  fu  la  cuna  della  famiglia  dei  Kadgiari ,  la  qua- 
le attualmente  regna  in  Persia.  L^Hanway  ci  fa  sapere, 
che  al  principio  del  decimottavo  secolo  ella  era  un  gran 
centro  di  commercio:  ma  la  sua  prosperità  è  minorata,  ed 
ora  non  vi  son  più  che  soli  quattro  ospizi  e  dodici  botteghe 
soltanto,  nelle  quali  vendonsi  delle  tele.  La  sua  situazione 
è  vantaggiosa,  non  essendo  distante  dal  mar  Caspio  che  so- 
le 12  miglia .  Il  magnifico  argine  costrutto  da  sciàh  Abbas, 
che  ancora  sussiste ,  mantiene  le  comunicazioni  colle  pro- 
liùcìfi  al  sud  di  quel  mare,  li  suo  commercio  colla  Khivia 
oggi  è  insignificante;  poiché  una,  o  al  più  due  carovane 
d' un  centinaio  di  cavalli,  bastano  per  T  annuo  negozio  con 
quella  contrada.  11  paese  intermedio  é  abbandonato  al  di- 
sordine; si  possono  con  più  sicurezza  spedir  le  mercan- 
zie facendo  fare  ad  esse  il  giro  della  costa  orientale  del 
mar  Caspio,  e  sbarcandole  sotto  la  latitudine  dì  Khiva. 


VIAIÌISIO 


4S5 


11  clima  d^ Astrabad  è  amido  ed  ingrato;  le  piog$[e  vi  sod 
così  frequenU,  che  riesce  diiBcilissimo  il  maolcDer  ritto 
UD  muro  di  terra:  laonde^  per  riparare  a  questMoconve- 
Diente  è  stato  inventato  un  processo  molto  ingegnoso .  Si 
colloca  sulla  sommità  del  muro  una  stuoia  di  canne ,  che 
si  cuopre  di  tòrra  e  ^i  si  piantan  de'  gigli ,  i  quali  mera- 
vigliosamente vi  crescono  e  la  preservan  dalP acqua.  Seb- 
bene Astrabad  sia  situata  sotto  Tistesso  parallelo  di  Kut- 
scian ,  il  termometro,  che ,  al  levar  del  sole,  qui  scendeva 
al  disotto  del  punto  di  congelazione,  là  si  manteneva  a 
QQo  ^i2<»43)Del  mese  d^ ottobre:  la  dilferenza  d^ eleva- 
zione  al  disopra  del  livello  del  mare  scioglie  il  problema. 
RaccolgoDsi  ad  Astrabad  arancie,  cedri,  fichi  ed  altri  frut 
ti  propri  delle  calde  regioni . 

Da  Astrabad  io  mi  diressi  verso  il  mar  Caspio,  ove  per- 
venni dopo  un  viaggio  di  30  miglia,  passando  per  Nokao* 
da ,  villaggio  composto  di  case  sparse .  Avremmo  potuto 
arrivar  al  mare  più  presto  ;  ma  io  aveva  una  commendatizia 
pel  Khan  di  questo  luogo,  e  da  un  altro  canto  desiderava 
di  veder  r  argine  del  gran  scièh  AbtMis:  desso  è  ancor 
sulBcien temente  in  buono  stato,  e  pare  che  avesse  una  jar* 
ghezza  di  dodici  piedi  e  fosse  costrutto  con  pietre  rotonde  ; 
attraversa  una  folta  foresta,  ove  il  fico, la  vitelli  mela- 
grano crescono  spontaneamente.  Questa  beiP opera  reste- 
rà senza  dubbio  ,  similmente  che  quelle  de^  Romani^  il 
monumento  più  durevole  della  magoitlcenza  di  Abbas  . — 
Senza  questa  strada  la  provincia  di  Mazanderan  sarebbe  per 
motti  mesi  assolutamente  impraticabile. 

Il  khan  di  Nokanda  mi  accolse  con  molta  alTabilità:  co- 
stui era  uomo  estremamente  comunicativo,  e  parente  dei 
khan  col  quale  io  aveva  viaggiato  tra*  Turcomanì .  Egli 
mi  diede  un  pranzo  alla  persiana,  e  mi  fece  un'iutìuilà 


496  BIRUBS 

di  complimeoti  secoodo  la  moda  del  paese;  in  ricambio  io 
lo  assicurai  che  T  ospite  d^uaa  serata  era  ud  amico  di  ceo- 
t^  aoni . 

Le  foreste  del  Mazaaderan  mi  avevano  in  fin  allora  im« 
pedita  la  vista  del  mar  Caspio,  che  non  vidi  fino  airiodo* 
mani  roaltioa,  quando  Donneerà  distante  che  d^un  solo 
mezzo  miglio .  Non  posso  ridire  T  aspetto  magnifico  eh*  egli 
presentommi^  dopo  d'aver  cosi  luogameote  sospirato 
listante  di  poterlo  contemplare,  mentre  da  Delhi  io  corre- 
va verso  le  sue  sponde  !  Egli  volgeva  i  suoi  flutti  come 
POceano:  una  mezza  dozzina  di  piccoli  navigli,  chiamati 
gammi ^  erano  ancorati  a  poca  distanza  da  noi  ;  cMmbar* 
cammo  col  khan  sopra  uno  di  questi  legni ,  e  ci  spingem* 
mo  allegramente  in  alto  mare,  per  contemplar  quella  bella 
costiera.  Abbordammo  un  piccol  legno  russo,  il  cui  capi- 
tano, saputo  che  io  era  un  Europeo,  si  levò  il  suo  berretto 
di  pelle  ed  ofiTrimmMn  regalo  un  pezzo  dì  storione  arrostito: 
non  posso  dir  che  fosse  molto  buono;  ma  fui  compensato  da 
quel  saluto^  da  quella  conversazione,  che  da  tanto  tempo 
pio  non  ascoltava.  Que^ bastimenti eran  tutti  di  costruzio- 
ne russa,  con  due  altieri  e  con  vele  quadre:  gli  arnesi 
n^ erano  eccellenti.  Secondo  un^ opinione  generalmente  ac- 
creditata, le  acque  del  mar  Caspio  si  sono  abbassate  sulla 
costa  meridionale  :  da  dodici  anni  a  questa  parte ,  elleno  si 
son  ritirate  di  circa  36  piedi;  co'  miei  propri  occhi  ne  ho 
veduta  la  prova. 

Gli  abitanti  mi  dissero ,  che  al  di  dentro  della  linea  di 
scogli  che  forma  la  baia  d'Astrabad,  T  acqua  del  Caspio 
è  dolce,  meotrechè  altrove  è  salsa:  ma  siccome  TAtrak 
ed  il  Gurgan  han  colà  la  loro  imboccatura,  è  facile  il  ren** 
der  conto  di  quella dilfereoza.  I 


VIAGGIO 


457 


lo  non  abbandonai  le  rive  dì  questo  mare,  senza  pro- 
curar di  veri6care  le  opinioni  relative  al  suo  livello ,  che 
evidentemente  è  più  basso  di  quello  dell'Oceano:  un  ter- 
mometro,  che  sulla  riva  deir  Oceano  entra  in  abulliziooe 
a  212^0  un  terzo,  non  v^ entra  quivi  chea  213<^  edue  ter- 
zi: fiche)  secondo  PHumboldt^ denoterebbe  unadepres- 
sione  di  800  piedi;  ma  ciò  è  troppo,  lo  peraltro  non  impie- 
gai un'acqua  convenevole  per  tal  esperienza ,  e  mi  limito 
a  dire  ^  che  il  mio  saggio  corrobora  r  opinione  relativa  alla 
depressione  di  questo  mare  interno,  e  nulla  più. 

Avendo  preso  congedo  dal  khan  di  Nokanda,  m'incam- 
minai verso  Achraf ,  nel  Mazanderan ,  uno  dei  luoghi  di 
predilezione  di  scikb  Abbas  e  di  Nadir  Sciàh  •  L' Hanway , 
che  il  vide  or  son  novantanni,  Tha  descritto  benissimo; 
ma  tutt'  i  belli  edifizi  de'  quali  egli  parla ,  sono  stati  distrut- 
ti quantunque  il  materiale  di  cui  erano  fabbricati  avesse 
potuto  farli  sussistere  per  de'  secoli.  Ne  restan  bastanti  ve- 
stigio per  lasciare  una  favorevole  idea  del  gusto  del  mo- 
narca persiano,  poiché  è  evidente  eh' essi  erano  d'untar- 
chitettura  pura  e  leggiera,  e  di  genere  che  deve  caratte- 
rizzar ville  deliziose  io  mezzo  a  giardini .  Un  magnifico  ba- 
cino, e  tutti  gli  acquedotti ,  son  conservati  benissimo,  e  i 
cipressi  nell'  invecchiare  son  pervenuti  ad  una  grand'  altez- 
za* La  situazione  di  questi  giardini  è  superba;  vi  si  gode 
di  una  bellissima  veduta  del  mar  Caspio  • 

Incontrammo  ad  Achraf  una  brigata  di  pellegrini  di 
Bukhara  e  di  Khiva  che  vennero  ad  alloggiar  nel  nostro 
carovanserraglio .  Sapemmo  da  essi  ^  che  la  carovana  rus- 
sa destinata  per  Manghislak ,  era  stata  depredata  dai 
Khirghizi  dieci  giorni  dopo  la  sua  partenza  da  Khiva.  Sai* 
za  i  consigh  del  visir  di  Bukhara  noi  saremmo  andati  in 
compagnia  di  quella    carovana ^  e  se  .fossimo  riusciti  ad 


vili. 


58 


458  BURNBS 

attraversar  Khiva,  saremmo  statMnviluppati  Dell' accea- 
nata  catastrofe^  che  ebbe  luogo  fra  quella  città  ed  il  mar 
Caspio.  I  pellegrini  raccontarou  quanto  il  loro  viaggio  da 
Khiva  ad  Astrabad  era  stato  diflBcile  e  penoso,  e  quanti 
pessimi  trattamenti  ebbero  a  soffrire  da^  Turcomani .  lo  mi 
rallegrai  meco  stesso  di  non  essere  stato  sordo  ai  consigli 
che  mi  erano  stati  dati . 

Ad  un  mìglio  al  di  là  di  Achraf  trovammo  il  grandmar- 
gine  sbarrato ,  ed  un  paesano  seduto  con  un  bastone  in 
mano  per  impedir  che  si  passasse:  era  questi  tutto  il  con 
tiglio  di  santtòd' Achraf.  Apprendemmo  quivi  perla  pri- 
ma volta ,  che  la  peste  menava  strage  a  Sari  capitale  del 
Mazanderan ,  ove  avevo  progettato  di  trattenermi . 

Noi  continuammo  il  nostro  viaggio .  Essendoci  riposati 
ad  un  villaggio  distante  due  miglia  da  Sari,  ivi  ricevemmo 
la  conferma  delP  esistenza  della  peste  .  Io  era  allora  sulla 
strada  di  Balfruch,  città  d^uoa  qualche  importanza,  ove 
sperava  veder  nel  suo  porto  sul  mar  Caspio  un  maggior 
numero  di  navigli  russi ,  ed  estender  sempre  più  le  mie 
cognizioni  su  questo  mare  e  su  questa  nazione;  ma  attesa 
la  presenza  dell'orrendo  morbo  cambiai  suir istante  i  miei 
piani ,  e  mi  preparai  ad  una  precipitosa  ritirata  dalle  rive 
del  Caspio  e  dal  Mazanderan  • 

L' indomani  mi  posi  sulla  strada  maestra  di  Teheran , 
girando  le  mura  di  Sari ,  ove  mi  avvenni  in  un  dispiace- 
vol  sinistro  :  il  nostro  cammino  ci  condusse  ad  un  cimite- 
ro, ove  due  giovani  scavavano  una  fossa  per  due  cadaveri 
giacenti  presso  di  loro  :  un  tale  spettacolo  mi  fece  fremer 
di  orrore,  poiché  i  due  sciagurati  de'  quali  vedeva  le  re- 
liquie ,  erano  vittime  delia  peste  :  ma ,  qual  fu  il  nostro 
stupore ,  allorché  i  beccamorti ,  indirizzandoci  la  parola , 
supplicaronci  ad  a^isterli  come  buoni  musulmani  a  fare 


VIAGGIO  4S9 

a  qoe^ cadaveri  le  usate  abluzioni  !  t  Avrete  pel  vostro  io- 
comodo  cinque  sahib  ftarant  (circa  tre  rupie);  »  ci  dice- 
vano. —  Noieravam  tutti  io  un  tetro  silenzio;  nessun  ri- 
spose: ma  affrettando  il  passo  de^  nostri  cavalli  ^  rapida- 
mente ci  allontanammo  da  Sari . 

Un  anno  prima  del  nostro  arrivo^  questa  città  avea  così 
orrendamente  sofferto  per  la  peste  che  non  vi  era  rimasto 
più  che  trecento  abitanti  ;  i  Persiani  son  persuasi  che  non 
si  possa  esser  attaccati  dalla  peste  che  una  sola  volta.  — 
In  quella  circostanza  era  in  Sari  troppo  poca  gente,  per- 
chè la  malattia  potesse  molto  allargarsi  ;  certo  appariva 
però  ch^essa  non  era  che  sopita.  Mi  fu  detto  che  Panno 
precedente  ella  era  stata  portata  da  Balfruch  ad  Astrakhan; 
e  questa  notizia  fece  svanire  il  desiderio  che  in  me  era  di 
vedere  Balfruch. 

Durante  il  nostro  cammino ,  fummo  raggiunti  da  un  abi- 
tante d^  Astrabad,  che  andava  a  Teheran  ;  il  quale  mi  die-« 
de  minuti  ragguagli  sulla  peste  delPanno  passato  ;  egli  ave- 
va perduto  un  figlio,  ed  era  stato  affetto  dalla  malattia  uni- 
tameote  alla  moglie ,  la  quale  nudrita  un  fanciullo  :  essa 
non  discontinuò  V  allattamento,  e  ^1  fanciullo  scampò  dal 
flagello.  Il  morbo  non  giunse  al  suo  più  elevato  periodo  fi- 
no al  decimo  giorno  dair invasione,  ed  era  invariabilmen- 
te accompagnato  da  delirio.  Quest^uomo  raccontò,  che  avea 
dovuto  subir  Tatroce  spettacolo  di  veder  il  corpo  del  suo 
figlio  trascinato  alla  porta  da  una  diecina  di  gatti ,  i  quali 
non  potè  allontanar  che  a  gran  fatica;  mi  assicurò ,  che, 
secondo  la  sua  opinione,  moriva  maggior  numero  di  im 
pestati  per  la  voracità  de^  cani  e  de^  gatti ,  e  per  la  fame, 
di  quello  che  per  effetto  della  malattia  ;  niuno  vuole  avvi- 
cinarsi ad  una  casa  infetta .  ed  i  malati  stessi  ricusan  d^ as- 
sistere i  più  gravi  malati .  La  peste  e  V  umana  natura  son 


le  Stesse  in  ogni  paese;  nulla,  come  questo  flagello  deva- 
statore,  mette  più  presto  alla  prova  le  passioni  e  gii  afletU  • 

Il  nostro  soggiorno  nel  Mazanderan  era  per  finire .  El- 
la è  questa  una  contrada  poco  piacevole  ;  il  clima  è  sì  umi- 
do ,  che  gli  abitanti  vi  son  soggetti  alle  febbri  quotidiane 
e  terzane,  alle  paralisi ,  alle  idropi  ed  a  molti  altri  malori  : 
essi  hanno  un  colore  giallognolo,  e  i  fanciulli  son  deboli  e 
rachitici .  Questo  paese  è  pieno  di  serpi  e  di  rane;  ma  per 
altro  i  primi  non  sono  velenosi  ed  appartengono  alle  specie 
acquatiche  :  si  vedon  correr  da  ogni  lato ,  strisciando  e 
serpeggiando  ;  e  son  della  grossezza  d^  un  frustone .  Qua- 
si ad  ogni  passo  il  vostro  cavallo  scompiglia  gran  numero 
di  rane,  che  invano  qua  e  là  saltellano  per  nascondersi  • 
Y^è  SI  forte  umidità,  che  il  riso  ivi  non  si  sega  colla  fal- 
cinola come  negli  altri  luoghi  ove  esso  si  coltiva  ;  il  graoo 
si  taglia  un  poco  al  disotto  della  spiga,  poi  si  colloca  solfe 
Stoppie  perchè  vi  si  dissecchi  altrimenti  marcirebbe. 

il  Mazanderan  è  altronde  una  provincia  di  gran  fertili- 
tà; la  canna  da  zucchero  vi  prospera,  ma  sembra  che 
non  traggasi  altro  profitto  dal  suo  succo,  se  non  quello  di 
venderlo  semplicemente  convertito  in  melassa,  li  cotone 
vigorosamente  vi  germoglia ,  e  dappertutto  vi  si  allevano 
i  hachi  da  seta  :  i  frutti  vi  son  buoni^  e  molti  spontanea- 
mente vi  crescono  •  Vi  si  vedono  boschi  interi  di  melagra- 
ni ed  i  frutti,  alquanto  appassiti,  sono  esportati  come  ra- 
rità in  altri  paesi  • 

L^ aspetto  de^  paesani  none  miserabile,  sebben  presenti- 
no untarla  infermiccia:  eglino  inviluppano  le  loro  gambe 
con  strisce  di  tela,  che  fissano  da  uno  zoccolo  con  alcune 
corde  allacciate ,  e  passe^^giaa  per  le  fangose  lor  vie  in  tal 
modo  calzati  :  dicono  che  questa  calzatura  è  preferibile  agli 
stivali ,  perchè  nella  sera  quella  si  asciuga .  Gli  uomini 


VIAGGIO 


401 


portano  mantelli  di  color  cupo;  le  doooe  suo  generalmeute 
vestite  di  rosso:  i  quali  due  colori,  per  quel  che  credo, 
soD  per  loro  di  più  facile  preparazione.  Molti  han  de' ber- 
retti di  feltro  invece  che  di  pelle  d' agnello . 

Le  case  della  campagna  son  soffogate  dal  vigor  della  ve- 
getazione :  vedonsi  da  ogni  parte  poponi ,  zucche  ed  altre 
specie  di  piante  striscianti  inerpicate  sui  muri  e  sui  tetti . 
Ciascuna  casa  ha  un  giardino  ed  è  circondata  da  una  siepe 
di  gelsi:  nella  massima  parte  sorgono  sopra  piuoli  di  legno 
a  considerevol  altezza  dalla  terra,  onde  prevenire  i  ma- 
lefici effetti  deir umidità.  —  Gli  abitanti  passano  i  mesi 
d^ estate  e  d^ autunno  sulle  montagne,  ove  coltivano  il  ri- 
so,  e  vivono  in  certe  capanne  provvisorie  che  chiamano 
yailak^  per  distinguerle  dalle  loro  abitazioni  ordinarie  che 
nominan  kichlak. 


Q'/afi^ 


SOMMARIO 


DEL    CAPITOLO   SEDICESIMO 


USCITA  DAL  MAZAIIDBRAN— GOLE  DI  GADUK—riEDZ-  I 

KOB  —  UN  KURDO  —  TE  HERAN  —  L'  AUTORE  E  PRESEN- 
tato al  re  —  partenza  da  teheran  —  l'autore 
s'imbarca  per  l'india— termine  del  viaggio. 


VIAGGIO 

m  PERSIA  E  RITORIVO  A  BOMBAY 
NELL'  INDIA 


I  L  villaggio  d*Aliabad,  abbando- 
E  Dammo  la  via  dell*argÌDe  dì  sciàh 
[  Abbas,  12  miglia  distante  da  BaU 
fruch;  e  spiogendoci  al  sud  verso 
le  idootagne,  entrammo  nella  bella  vallata  che  Irrora  il 
Tilar.  Prima  d'abbandonar  questo  basso  paese,  scorgem- 
mo le  nevose  cime  del  Demavend . 

La  valle  del  Tilar  ha  un'estensione  di 60  miglia  ;  è  que- 
sto il  passo  piii  considerevole  del  Hazaoderan  :  Sciàb  Ab- 
basvl  fece  tagliar  nella  roccia  una  strada  lunga  10  mi- 
glia,  la  quale  è  praticabile  ancora,  quanluoque  non  sia 


466  BDRNBS 

coDveDuto  alla  politica  de*suoi  successori  il  farla  riparare. 
1  nostri  cavalli  vi  s'^immcrgevano  nel  fango  InGno  al  petto, 
e  se  f  elh  Ali  Sciàh  conoscesse  soltanto  la  metà  delle  ma- 
ledizioni e  delle  imprecazioni  che  i  mulattieri  piover  fanno 
sul  suo  capo  e  sulla  sua  barba,  è  certo  cb^ei  la  farebbe 
subito  riattare,  per  la  pace  delPanima  sua.  L* aspetto  di 
questa  valle  è  eniinentemeote  pittoresco  e  romantico:  le 
montagne  son  coperte  d*  alberi ,  e  il  mormorio  dell* acqua 
che  scorre  a  più  ceutioaia  di  piedi  al  disotto  della  strada  , 
produceva  un  effetto  sommamente  piacevole.  A  mezza 
strada  attraversammo  il  Tilar,  sopra  un  ponte  chiamato 
Pul  i  Safaed ,  ed  abbandonammo  la  folta  e  fronzuta  vege* 
tazione  del  Mazanderan . 

Uscimmo  Analmente  dalla  valle  per  le  gole  di  Gaduk  , 
che  conducono  suir alto  piano  della  Persia.  Per  sboccar 
dalla  valle ,  la  salita  fu  continua  e  graduata;  aFiruzkoh  , 
ci  trovammo  nuovamente  a  6  000  piedi  sopra  del  livello 
del  mare .  A  misura  che  ci  facevamo  più  vicini  al  colle,  da 
ciascun  lato  sorgevan  precipizi  che  formavan  maestosi  di- 
rupi: r  angustia  del  passo  fece  nascere  in  antico  Pidea  di 
fortificarlo.  ~  Questa  è  la  scena  romantica  cantata  dal- 
l'Omero  persiano  Ferdusi.  Ci  fu  indicata  la  caverna  del 
Devi  t  Safaed ,  o  demonio  bianco,  comeppure  il  luogo  ove 
egli  dal  valoroso  Rustam  fu  ucciso.  Alcuni  compagai  di 
viaggio,  che  cammin  facendo  eraisi  riuniti  a  noi,  recita- 
ron  de'  versi  dello  Sciàh  Nameh^  e  le  loro  osservazioni  spes 
so  mi  divertirono  :  non  pensa van  essi  alla  viva  imagina- 
zione d^un  Poeta  nazionale;  ma  compiangevano  anzi  il 
secolo  attuale ,  che  più  non  aveva  come  quelli  da  evi  fu 
preceduto,  né  giganti,  né  Rustani. 

La  sommità  del  colle  era  freddissima,  e  dicesi  che  nel 
Pin  verno  sia  non  dirado  fatale  al  viaggiatore.  Sciah  Abbas 


VIAGGIO 


Afft 


▼i  feee  costruire  uo  bagno  ed  an  ospizio^  ma  questi  due 
edifiri  oggi  SODO  in  rovina . 

A  me  sembra  chele  gole  di  Gaduk  siano  identicbe  colle 
porte  de]  Caspio  (  Pila  Caspia  ) ,  che  Alessandro  Magno 
attraversò  inseguendo  Dario .  La  loro  distanza  da  Rhages 
o  Bei ,  aulica  città  vicina  alla  moderna  di  Teheran,  era, 
dicesi,  di  due  giorni  di  cammino;  infatti  il  viaggio  è  di  90 
miglia.  Io  ho  precedentemente  notato  quello  esser  il  maggior 
passaggio  del  Mazanderan,  e  notai  essere  stato  argomento 
di  canto  pel  più  gran  poeta  della  Persia.  Alessandro,  pren- 
dendo quella  via,  arrivò  ad  Hecaiompylos  ,  donde  si  spin- 
se nella  Partla .  Strada  facendo  attaccò  i  Taburi:  del  re- 
aio,  è  un  fatto  oltre  modo  straordinario ,  che  sulle  mo- 
derne  monete  del  Mazanderan  quella  provincia  sia  chia- 
mata  ancora  Tabaristan. 

Dalle  gole  di  Gaduk,  passammo  in  una  triste  vallata 
chiusa  da  nude  montagne  ^  alla  sua  estremità  trovasi  Fi* 
ruzkoh ,  villaggio  e  fortezza,  sotto  ad  un  nudo  scoglio  alto 
300  piedi:  il  qual  luogo  mi  richiamò  alla  memoria  Bamian, 
essendoché  molle  abitazioni  fossero  scavate  nella  rupe , 
ove  i  paesani  tengono  nelF  inverno  i  loro  armenti.  Il  cli- 
ma vi  è  crudo ,  e  per  cinque  mesi  dell'anno  è  il  suolo 
coperto  di  neve . 

Qual  differenza  nelP  aspetto  degli  abitanti  !  Altrove  eran 
bruni  o  gialli,  ma  quivi  eglino  ave van  rosee  e  vermiglie 
le  guance  :  io  non  so  se  la  nostra  elevazione  al  disopra 
delle  basse  pianure  del  Mazanderan  influisse  sulla  cozion 
della  carne;  ma  il  fatto  si  è,  che  lassii  ci  facea  d^  uopo 
del  doppio  del  tempo  per  cuocere  il  nostro  pilao:  forse 
derivava  anche  dalla  qualità  della  carne,  di  natura  coria- 
cea ;  un  vecchio  montone  era  probabilmente  caduto  sotto 
al  coltello  del  beccaio . 


468  BDftHBS 

Gli  abilanti  del  Mazanderan  son  creduti  ì  più  semplici 
dei  Persiani;  e  noi  ci  divertimmo  alquanto  alle  spalle  di 
uno  de*  nostri  compagni  di  viaggio ,  che  ci  chiese  un  me- 
dicamento che  valesse  a  troncar  gli  accessi  d' una  feb- 
bre  intermittente  della  quale  soffriva:  gli  diedi  della  chi- 
nina ;  ed  avendo  colto  inseguito  un^  occasione  per  doman- 
dargli come  avesse  trovato  gustoso  il  sapore  di  quella 
droga  amarissima:  •  non  ha  gusto  alcuno  »  rispose:  — 
ciò  addiveniva  dalF  averla  egli  inghiottita  nel  foglio  che 
la  conteneva  ! 

Pervenimmo  in  tre  gite  a  Teheran ,  distante  90  miglia 
da  Firuzkoh.  I  carovaoserragli  di  questa  parte  della  Per- 
sia, non  son  altro  che  pessime  capanne  ;  il  viaggiatore  vi 
si  alloggia  accanto  al  suo  cavallo.  —  La  campagna  era 
arida ,  rattristante  e  miserabile ,  scarsissimo  il  numero 
de'  villaggi.  Nulla  annunziava  la  prossimità  della  capitale 
d^  un  re^no . 

Presso  Baumein ,  ultimo  luogo  di  fermata ,  ci  successe 
un  caso  che  merita  d*  esser  riferito.  Un  de'  miei  yabù  o 
cavalli  avendo  soccombuto  sotto  la  sua  soma ,  io  andai 
al  villaggio  per  comprarne  un  altro;  fu  conchiuso  il  mer- 
cato,  e  pagai  il  prezzo  delP  animale  nelle  mani  d' un  Rur- 
do  9  col  quale  aveva  contrattato  :  io  mi  preparava  a  pro- 
seguire il  mio  viaggio,  allorché  quest'uomo  mi  disse: 

•  Vuoi  tu  prendere  anche  il  mio  mulo ,  in  cambio  del  tuo 

•  yabii  attrappato  nelle  gambe ,  contandomi  la  differeo- 
»  za  ?  •  Nel  corso  della  conversazione  che  segui ,  rico- 
nobbi che  il  Rurdo  prendevami  per  un  abitante  del  Ko- 
rassan,  e  che  era  per  ciò  stesso  inutile  il  dirgli  che  io 
era  un  Europeo.  Certo  che  aveva  molto  desiderio  del  suo 
mulo  io;  e  siccome  lo  considerava,  egli  con  tuono  solen- 
ne esclamò.  »  Or  su  !  siccome  siam  tutti  e  due  buoni  mu- 


VIAGGIO  469 

>  salmani)  termiDiamo  il  negozio  e  non  cerchiamo  d'in- 

>  ganoarci  l^un  P altro!  »  Volentierissìmo,  risposi;  e  do- 
po poche  altre  parole  tutto  rimase  aggiustato .  Più  tardi 
scoprii  9  che  il  mulo  aveva  la  schiena  fracassata:  il  mio 
cavallo  era  affetto  da  malattia  ÌDCurabile ,  ma  questa  era 
stata  visibile  tanto  pel  Rurdo  che  per  me.  Ecco  come  fu 
aggiustato  r  affare  tra  due  buoni  mfisulmani^  ben  decisi 
di  trattarsi  con  tutta  lealtà  V  un  verso  V  altro  •  E  però  da 
riflettere ,  che  non  è  in  Persia  soltanto  che  hanno  luogo 
affari  di  simil  sorta. 

Il  21  ottobre ,  un  poco  prima  della  mezza  notte ,  partii 
per  arrivar  più  presto  che  fosse  possibile  alla  capitale  dei 
re  de^  re:  ma  a  che  giovommi  la  mia  fretta?  Allontanatici 
appena  di  pochi  passi  dall'ospizio  ^  cadde  la  soma  di  sul 
mulo,  e  nel  mentre  che  quella  ri  mette  vasi  al  suo  posto , 
un  cavallo  a  forza  di  scalciare  gettò  via  la  sua .  Avevam 
riparato  a  que'disastri,  in  una  notte  della  più  fitta  oscuri- 
tà,  e  stavam  per  riprendere  il  nostro  cammino ,  quando 
ci  accorgemmo  che  un  cavallo  Qrasi  sbandato ,  e  ciò  che 
maggiormente  recavami  inquietudine  si  era,  che  quello 
portava  le  mie  note,  le  mie  carte  e  tutti  i  miei  fogli. 
Ammutolii  in  udir  quella  trista  nuova  in  mezS:o  arrapa- 
ci Rurdi ,  e  nel  momento  in  cui  le  diiBcoltà  del  viaggio 
parevano  esser  al  loro  termine;  ma  dopo  una  mezz'ora 
di  ricerche,  finalmente  T animale  fu  ritrovato:  mi  rimi- 
se in  cammino  ed  nsai  ogni  buona  diligenza  fino  alle  porte 
di  Teheran  ,  ove  a  mezzo  giorno  arrivai . 

Mi  diressi  subito  verso  il  palazzo  dell'ambasciata  in- 
glese, ove  mi  presentai  alla  porta  esterna  come  un  fi- 
ringhi  .  Ma  non  tardai  ad  incontrarmi  con  slr  Giovanni 
Campbell ,  nostro  inviato  alla  corte  di  Persia ,  e  passai 
seco  e  coli*  amabile  sua  famiglia  molti  giorni  piace volis- 


470 


BURNBS 


8imi:  —  oh  quanto  mi  fu  dolce,  dopo  si  lODgo  viàggio , 
quella  benevola  ed  ospitale  accoglienza  ! 

Io  fui  da  liei  principio  condotto  al  cospetto  dei  piedi- 
stalli  dello  staio ,  vale  a  dire,  presso  i  ministri  del  gabi- 
netto persiano  ;  ed  inseguito  ebbi  1^  onore  d^  esser  presen- 
tato al  re,  il  di  26  d*  ottobre*  —  Io  aveva  veduto  il  gran 
mogol  in  persona,  i  monarchi  di  Gabul  e  di  Bukbaria,  ed 
altri  eminentissimi  personaggi  ;  ma  in  trovarmi  davanti 
al  sovrano  della  Persia,  io  fui  ben  maggiormente  soddi* 
sfallo.  La  kiblah  aletn^  ossia  raltrazioo  del  mondo,  cosi 
è  che  il  re  vien  qualificato,  stava  assiso,  in  una  sala  tutta 
ricoperta  di  specchi  :  noi  eravamo  ancor  lungi  dallo  splen- 
dor del  suo  aspetto,  quando  ci  avanzammo  e  facemmo 
un  saluto:  avanzatici  ancora  un  poco,  facemmo  un  altro 
saluto:  khoch  amedid  (  siate  i  ben  venuti)  !  esclamò  il  re 
ad  alta  voce.  —  Saliti  alcuni  gradini,  ci  trovammo  in 
presenza  del  principe  •  >  Damagh  i  sciurna  tsciak  est  (  le 
»  vostre  menti  sono  eglino  disgombre)  ?  »  disse  il  monarca 
con  voce  sonora .  Noi  ci  mettemmo  in  un  angolo  opposto 
a  quello  ove  era  lo  sciàh,  e  rispondemmo  quindi  a  questo 
complimento  con  un  saluto . 

Sir  Giovanni  Campbell,  il  capitano  Macdonald  ed  io 
componevamo  un  gruppo,  ai  due  lati  del  quale  stavano  i 
mìoislri  •  Lo  sciàh  era  distante  una  quaraolioa  di  piedi  da 
noi ,  ed  una  quantità  d' oggetti  di  cristallo  malamente 
assestati  come  fossero  in  una  bottega,  ci  separavano  dal  re 
de' re:  le  lumiere  pendevano  dalia  soffitta  in  sì  gran  nu- 
mero, che  ci  pareva  d*  essere  in  un  gran  magazziuo 
di  cristallerie;  e  tanto  eran  frequenti  gli  oggetti  di  vetro  in 
quella  sala ,  che  prima  che  si  desse  principio  ad  alcuna 
conversazione,  fummo  avvertiti  di  sostener  le  nostre  spade, 
onde  non  avessero  a  rompere  qualche  cosa,  e  singoiar- 


VIAGGIO  471 

meote  gli  specchi  incastrati  nel  moro  dietro  di  noi  •  — 
»  Intende  egli  11  persiano?  disse  il  re  ad  uno  de^snoi  mi- 
»  Distri.  •  Belè ^  belè^  (sì^  si)  fa  la  risposta  ;  egli  parla 
turco  y  afghano,  hindustano,  persiano  e  molte  altre  lingue. 
Mon  avrei  tardato  frattanto  a  cadere  in  impiccio ,  se  lo 
sciàb  avesse  scelto  il  suo  materno  idioma  •  —  >  Tu  hai  fat- 
to uà  viaggio  lungo  e  difficile  !  •  mi  disse  il  re  in  un  mo- 
do sì  aflEsJiile,  e  con  aria  di  tanta  benevolenza ,  che  io  non 
mi  sentiva  preso  da  alcuna  soggezione j  e  cominciai  a  con- 
ver^r  coir  asilo  del  motido  .  M' invitò  a  nominar  le  città 
che  aveva  visitate ,  ed  io  ne  terminai  la  lunga  lista  di- 
cendo, che  per  la  Dio  mercè  era  finalmente  arrivato  alP  au* 
gusta  capitale  ove  egli  risedeva .  Io  questo,  il  monarca ,  in 
atto  di  sorpresa  ^esclamò:  —  »  Benissimo  !  un  Persiano  non 

•  avrebbe  mai  fatto  altrettanto:  ma  che  mai  potè  impe* 

•  gnarti  ad  affrontar  i  pericoli  e  le  fatiche  d*  un  tal  viag- 
t  gio  ?  —  La  curiosità.  —  Hai  tu  viaggiato  come  Euro- 

•  peo  ?  —  Si.  —  Ciò  ti  dev'^esser  costato  mollo  denaro!  » 
U  monarca  rise  di  cuore  allorché  gli  raccontai,  che  mercè 

due  ducati  d^  oro  e  un  poco  di  tè ,  eravam  potuti  scappar 
dalle  mani  dei  Turcomani . —  *  Hai  preso  delle  note  sul  tuo 

•  viaggio?  —  Si,  ho  misurato  le  montagne,  ho  esami- 
t  natole  strade,  ho  scandagliato  i  fiumi.  »  —  Queste 
»  genti  son  deMioni!  esclamò  maravigliato  il  monarca, 
t  Belè ,  belè  ripeterono  i  suoi  ministri,  son  delle  tigri,  son 
t  de'Rustam !  —  Dammi  un'idea  degli  affari  dell'Afgha- 

•  nistan  :  dimmi  qual  sia  la  potenza  del  capo  di  Cabul , 
»  e  de'  suoi  fratelli .  • 

Io  soddisfeci  a  tutte  queste  domande,  aggiugnendo  da 
buon  cortigiano ,  che  quel  capo  era  debitore  della  sua  po- 
tenza a'Persiani^i  quali  egli  aveva  saputo  attrarre  ne' suoi 
interessi  •  Lo  scìàh  s' informò  del  loro  numero  e  della  tri- 


472  BURNB8 

bii  a  cui  apparteaevaoo  j  e  su  questo  punto  pure  io  gli 
diedi  i  desiderati  ragguagli.  iDdirizzommi  in  seguito  inter- 
rogazioni consimili  sopra  tutti  i  capi  fra  V  India  e  la  Per- 
sia, e  sulla  strada  che  traversa  T  Binda  Kuch,  e  spe- 
cialmente sulle  dimensioni  delFOxus,  ch^egli  chiamava 
Dgihun,  e  considerava  come  il  più  gran  fiume  del  mon- 
do ;  fece  menzione  de*  deserti  che  le  sue  acque  traversa* 
no  5  e  volle  saper  se  quelli  fosser  praticabili  per  un  eser- 
cito. 

Parlò  quindi  lo  sciàh  degli  abitanti  della  Bukharìa,  e 
mi  domandò  se  la  prossimità  di  Abbas  Mirzaalle  loro  fron- 
tiere li  avesse  impauriti:  è  inutile  chMo  dica  d'  aver  su- 
bito risposto  :  t  essi  tremano ...»  —  I  ragguagli  che  di^i 
sopra  i  preti  o  mollahi  fecer  sorridere  lo  sciàh ,  e  quando 
pronunziai  le  parole  dVmtr  al  mumenim^  comandante 
de^  fedeli,  titolo  che  prende  il  re  di  Bukharia,  il  viso  dello 
scikh  espresse  il  dispregio .  —  »  Hai  tu  mangiato  della  carne 
»  di  cavallo  nel  tempo  che  eri  presso  gli  Uzbeki?  —  Si, 
»  e  non  ha  cattivo  gusto,  risposi  •  •—  Ma  come  hai  tu  fat- 
•  to  per  trarti  d^  impiccio  co'Turcomani?  —  Ho  gettato 
»  al  cane  un  pezzo  di  carne ,  e  sono  scampato  dalle  sue 
»  mascelle.  » 

Dopo  una  breve  interruzione  nel  nostro  colloquio,  lo 
sciàh  mi  chiese  qual  era  stata  la  cosa  più  sorprendente  che 
avevo  veduta  ne^miei  viaggi .  In  una  corte  ove  la  vanità 
dominava,  Toccasione  era  troppo  favorevole  ;  laonde  io  ad 
alta  voce  risposi:  tO  centro  deW universo ^  qual  vista  mai 
t  ha  potuto  uguagliar  ciò  che  in  questo  momento  contem* 
»  pio  7  Lo  splendor  del  re{;ale  tuo  aspetto  o  attrazione  del 
t  mondo!  •  — Lo  sciàh  fece  un  segno  d^approvazione  ^ 
cui  successe  per  parte  de' suoi  ministri  un  plauso  clamoro* 
so,  dimostrazione  che  manifestava  il  soddisfacimento  del 


I 


TIAGGIO  473 

iDonarca  e  àe!*  pùdùiaìli  dello  staio.  »  —  Ma  qual'è  lacit- 

•  tà  che  piò  rba  recato  stupora  ?  »  seguitò  a  dire  il  re. 

—  Dopo  il  mio  slancio  d''  adalaxiooe,  io  doveva  dare  uoa 
precisa  risposta^  e  dissi:  cbe  Cabul  era  il  paradiso de^ nostri 
viaggi.  —  Lo  sciàh  chiese  io  particolar  modo  notizie  di 
Balkh,  e  dello  stato  presente  di  queir  antica  madre  deUe  cit- 
tà. —  •  Sei  tu  stalo  presentalo  al  principe  reale?  •  disse  il 
re. —  S\^  sua  altesea  reale  mi  ha  addimostrato  uoa  par- 

•  Ucolare  bontà  ^  io  farmi  traversare  il  paese  de^  Turco- 

•  mani  in  compagnia  d'nn  khan .  —  Dimmi  j  che  pensi  tu 

•  di  Kutsclan?!  —  Tale  domanda  mi  somministrava  oc- 
casione di  compiacere  al  vecchio  monarca ,  dandogli  con- 
tessa de' successi  di  suo  figlio  ;  ed  in  ciò  feci  molto  risaltar 
le  cose  5  colla  formidabii  descrizione  cbe  diedi  della  forza 
di  quella  piazza. —  >  Il  oaib  Sultaoet  (cosi  chiamava  Ab- 
»  bas  Mirza)  sarà  egli  io  caso  di  prendere  Sciarak  e  di  ri- 

•  durre  i  Turcomani  di  quella  regione?  —  Certamente  egli* 
»  no  cadranno  a*  suoi  piedi .  —  Quella  piazza  potrà  ella 
»  nutrire  il  suo  esercito?  •  —  lo  feci  allora  renumerazione 
delle  risorse  di  quel  luogo.  —  Uno  de'  ministri  ampliar  vo- 
lendo i  ragguagli  dallo  sciàh  richiesti ,  disse  che  Sciarak  era 
il  giardino  d' Adamo,  il  quale  ebbe  Pabitudine  di  venir  da 
Serendib  (Geylan)  per  coltivarlo!  !  Io  aveva  inteso  parlar 
di  questa  tradizione,  ma  essa  non  era  entrata  nella  catego- 
ria delle  notizie  per  me  credute  adequate  ad  istruire  il  re. 

•  Che  opinione  hai  tu  dell^esercito  di  mio  figlio;  ò  egli 
»  possente?  •  —  Risposi  affermativamente.  —  >  Dimmi 

•  francamente  il  tuo  parere  sulto  stalo  suo.  >  —  loaggiunsi, 
che  gli  abiti  e  1^ armamento  delks  truppe  eran  logori;  ma 
che  nel  tempo  presente  oiuna  asiatica  potenza  sarebbe  for- 
te bastantemente  per  resìstere  a  simili  truppe,  che  i  re- 


<        centi  successi  avevan  di  nuovo  ardore  animate. 


vili.  60 


474  tURNBS 

Il  re,  riloroando  allora  a^  miei  propri  affari,  mi  doman- 
dò dove  avessi  intenzione  d'andare.  Gii  risposi,  che  sarei 
ritornalo  oelP India:  non  mi  diresse  pih  sa  tal  proposilo 
ulteriori  domande.  Volle  saper  come  avessi  viaggiato  nel 
Turkestan:  ed  io  gii  risposi  che  mi  aveva  portato  un  cam- 
mello; il  che  lo  fece  sorrìdere.  —  Dopo  una  conversaiione 
sopra  diversi  so$rgetti ,  ed  un  ricambio  di  complimenti  tra 
lo  sciali  e  rinviato  britannico ,  uscimmo  dalla  sala  d'^udieo* 
za ,  facendo  i  medesimi  saluti  e  conformandoci  alle  me- 
desime cerimonie  come  nell'entrare. 

Feth  Ali  Sciàh  non  ha  aspetto  di  vecchio ,  quantunque 
sia  vicino  ai  settsnt^  anni:  la  sua  voce  è  piena  e  sonora, 
è  ben  dritto  nella  persona,  ed  ha  molta  digniUi  nel  sem- 
biante: grande  era  la  semplicità  del  suo  vestire;  i  suoi 
abiti  eran  di  drappo  nero ,  che  molto  non  fiìì  si  addice- 
vano, e  non  facevano  punto  risaltar  la  sua  barba,  questa 
maraviglia  dell' Oriente:  lo  trovai  in  si  buono  stato  di  sa- 
lute, che  non  mi  sorprenderebt>e  se  ejzli  sopravvivesse  a 
suo  figlio  Abbas  Mirza  (1).  Dicesi  ch'egli  ricorra  all' es- 
ienza  di  perle  e  di  pietre  preziose ,  che  impiega  come 
un  tonico ,  per  sostener  le  cadenti  sue  forze  :  i  medici  del- 
rOriente  hanno  un'illimitata  fiducia  in  questa  panacea . 

Io  era  incerto  allora  a  qual  partito  appigliarmi  ;  era 
titubante  cioè  fra  l'Asia  e  l'Europa,  sebbene  avessi  detto 
al  re  che  mio  divisamento  eradi  ritornare  oellMndia:io 
provava  viva  tentazione  di  fare  il  viaggio  di  Costantino- 
poli ,  dalla  quale  citta  non  distavo  che  venti  giorni  di  cam  - 
mino:  avesse  voluto  Iddio  che  mi  fossi  abbandonato  a 
quella  tendenza  !  poiché  seppi  più  tardi  che  io  era  stato  ri* 


(1)  Questa  congettura  si  é  verifìcata:  ma  dopo  la  pubblicazione  del  libro 
del  Bunies  è  pervenuta  in  Europa  la  notizia  della  morte  di  Fetb  Ali  Sciàh . 


VIAGGIO  475 

chiamato  in  Europa  da  quella  capitale:  ma  Dìo  dod  volle. 
Tuttavia  riconosceva  di  aver  raggiunto  lo  scopo  del  mio 
viaggio;  ed  ora  piò  non  mi  rimaneva  che  dirigermi  verso 
riodia^  per  mettere  in  ordine  i  materiali  che  aveva  raccolti . 

E  perciò  io  partiva  da  Teheran  il  primo  novembre  ;ma 
confesso  che  ciò  non  accadde  senza  rincrescimento ,  dopo 
d'aver  passato  dieci  giorni  in  mezio  air  amichevole  so- 
cietà y  che  aveva  avuto  la  fortuna  d^  incontrarvi. 

Pervenni  sulla  costa  del  golfo  Persico  passando  per 
Ispahan ,  Sciraz  e  Bender-Buscir:  visitai  strada  facen- 
do la  tomba  di  Giro  e  le  rovine  di  Persepoli ,  non  perituri 
avanzi  d^aDtlcbltà.  Magnesia  strada,  ed  il  paese  che  tra- 
versai ,  sono  stati  troppo  sovente  descritti  per  non  esiger 
neanche  transitorie  osservazioni.  Né  tampoco  avventurerò 
r  esposizione  de^  miei  sentimenti  sugli  abitanti ,  dopo  Pini  • 
mitabile  ritratto  che  nel  romanzo  dM/i  Babà  o'è  stato 
dipinto  :  prescindendo  dal  suo  fondo  favoloso,  quesf  opera 
mi  sembra  offrire^una  vera  e  al  tempo  stesso  fedele  pittura 
de^  costumi  de^  moderni  Persiani .  Ho  letto  piii  tardi  i 
viaggi  del  Fraser  in  questo  paese ,  ed  oso  dire,  per  quan 
to  sono  in  stato  di  giudicarne,  che  essi  contengon  la  più 
esatta  descrizione  della  Persia,  che  in  questi  ultimi  tempi 
sia  stata  pubblicata.  Se  i  fatti  ed  i  sentimenti,  da  questo 
intelligente  ed  assennato  viaggiatore  esposti ,  fosser  ge- 
neralmente conosciuti ,  si  avrebber  più  giuste  idee  sullo 
stato  d' infiacchimento  e  sulla  vacillante  posizione  di  quel* 
r impero,  e  meglio  sarebbero  apprezzati  il  di  lui  peso  ed 
influenza  nella  politica  bilancia  del  mondo  • 

Arrivando  a  Buscir,  trovai  che  il  Blanc,  agente  brit- 
tannieo  nel  golfo  Persico ,  aveva  avuto  la  gentilezza 
di  ritardar  fino  al  mio  arrivo  la  partenza  del  Clive ,  va- 
scello da  guerra  della  compagnia  inglese  delle  Indie .  lo  mi 


476  BOnUBS 

affrettai  ad  loiiMircarnii ,  e  il  dì  10  decembre  dissi  addio 
alla  Persia  • 

Il  nostro  tragitto  da  Buscir  a  Bombay  fu  piacevole  :  il 
MacdoDald)  capilanodel  Clive^  nulla  trascurò  per  render- 
celo grato  ed  interessante*  —  Se  riconoscemmo,  clieilmare 
d^Oman,  dalle  acque  d^  un  turchino  cupo  e  dalle  sterili  ri*- 
ve,  era  stato  soggetto  di  lodi  esagerate,  dalla  parte  di  poeti 
dominati  dall'  imaginazione,  non  fu  senza  un  qualche  pia* 
cere,  che  gettanimo  uno  Sguardo  suii'  isola  d'^Ormos,  in 
altri  tempi  sì  famoso  emporio  del  commercio,  come  suirio- 
colta  e  scabra  costa  delP Arabia,  sulla  baia  pittoresca  di 
Mascate ,  e  sulle  aride  sponde  del  Mekran  • 

Il  dì  18  gennaio  1833,  lasciavamo  cader  Tancora  nel  porto 
di  Bombay ,  ove  passsmmo  il  resto  del  mese  in  quarantina  • 

Partii  quindi  senza  indugio  alla  volta  di  Calcutta,  onde 
presentare  il  resultamento  dermici  viaggi  a  lord  Gugliel- 
mo Bentinck,  governator  generale  dell'India. 

Non  mi  fermerò  a  riflettere  sopra  i  senlimeuti,  che  dopo 
sì  lunga  e  penosa  peregrinazione ,  rientrando  io  quel  pae* 
se  io  provava.  Nel  partirne,  vedeva  in  prospettiva  tutto 
.ciò  che  neUempi  antichi  e  moderni  suscitar  poteva  del^ 
r  interesse  ,  ed  inOammar  rimaginaisione:  la  Battriana, 
la  Transossaoa,  la  Scizia  e  la  Partia^  il  Khartsm,  ilKho- 
rassan  e  V  Iran  !  -^  Ora  noi  avevam  visitato  tutte  queste 
contrade;  avevam  seguita  la  maggior  parte  della  strada 
de^  Macedoni ,  percorsi  i  regni  di  Poro  e  di  Tassila  t  ave- 
vamo navigato  sullMdaspe,  traversato  il  Caucaso  india- 
no, e  soggiornato  nella  famosa  citta  di  Balhk,  doode  1 
greci  monarchi ,  a  considerevoi  distanza  dalle  Accademie 
di  Corinto  e  d' Atene,  aveano  anticamente  sparso  tra  II  ge- 
nere umano  e  nel  mondo,  la  cognizion  delle  scienze  e  delle 
arti  e  quella  della  loro  istoria.  Noi  aveamo  contemplato  il 


teatro  delle  guerre  d' Alessaodro,  e  delle  ìdvujoqì  di  Gen- 
gis  khao  e  dj  TdmerlaDO,  barbari  e  rozzi  conquistatori  ; 
siccome  pare  ì  luoghi  delie  guerre  e  de*  piaceri  di  Ba- 
ber  ,  tali  quali  egli  DelPardeote  e  delizioso  stile  delle  sue 
memorie  li  ba  descrìlli.  Nel  ooslro  viaggioalle  spiaggie  del 
mar  Caspio  avevam  seguita  la  strada  medesima  sulla  qua- 
le Alessandro  aveva  inseguito  Dario  :  e  ritornando  verso 
l'India,  costeggiammo  la  spiaggia  del  Mekran,  che  corri- 
sponde alla  Gedrotia.  Finalmente,  ci  eravamo  trovali  io 
quelle  medesime  acque  nelle  quali  aveva  navigato  Nearco, 
V  ammiraglio  della  flotta  del  Macedone  eroe . 


FINK  DEIXÀ  SECONDA  PARTE 


INDICE 


DELLA  SECONDA  PARTE 


JL/    Autore , Pag.       9 

Dedica »     17 

CAPiTOto  Pjiimo  —  Lahora »     19 

Partenza  da  Delhi  —  Veduta  dell*  Hiinalaya  —  Il  Setledge  ^~ 
Altari  d'  Alessandro  —  Ingresso  nel  Pendgiab  —  Il  Mand* 
già  —  Antichi  canali  —  Patti  —  Castello  d*  un  capo  Seiko  — 
Labore  —  Visita  al  Maharadglàb  -^  Suo  campo  —Conversa- 
zione con  questo  principe  —  Caccia  —  Ritorno  a  Lahora  — 
Festa  della  primavera  —  Servigi  resi  dall'  Allard  e  dal 
Court  —  Udienza  di  congedo  —  Istruzioni  del  Court  . 
Capitolo  Secondo  —  Viaggio  nel  Pendgiab  fino  all'  Indo  ,  »  53 
Partenza  da  Lahora  —  Riduzione  del  no&tro  bagaglio  —  Ve- 


kW  I5DIGB 

(luta  ddr  Hìmabja  -  11  Tsccnab  .  H  Dgialcm  .  Pcod 
Dtakn  Kao  —  Sue  antichità  _  Jlooli  ab»  —  M<ido  d' cstnr- 
re  il  sale  ^  Villaggi  delle  sponde  del  Dgiale»  —  Teatro 
ddla  bai  taglia  di  Poro  —  Isole  aalanti  —  Forte  di  Rotas— 
Tope  di  Manikiala  —  Medaglie  e  anticliità  —  Taxila  —  Ba- 
tìI  pendi  *.  Indisi  che  aonaqanano  il  fior  dd  territorio  in- 
diano   Gole  di  Margalla  —  Veduta  ddl*  Indo  —  Si  passa 

questo  fiume  a  guado  —  Attok  . 

Camtolo  Tebio  —  Peisciaver »    89 

Ir^resso  nell'  Afghauislan  —  Misure  di  precauzione  —  Let* 
lera  di  congedo  a  Renc^t  Sii^  —  Campi  di  battaglia  — 
Peisciaver  —  Carattere  del  capo  —  Modo  in  coi  gli  Afghani 
passano  il  venerdì  —  Il  capo  e  la  sua  corte  —  Passeggiate 
nel  Peisciaver —  Caccia  alle  quaglie —  II  Mollah  Na<^ìh  — 
Antichità  —  Opinione  sui  Tope  —  Preparativi  di  par- 
tenza . 

Catitolo  QrA.BTO —  Fia^f^io  da  Peisriiwer  a  Cubiti     .  ...»  117 

I  Khiben  ..  Pa^sa^'o  del  fiume  di  Cabul  —  Caravana  — 
Avventura  —  Montagne  —  Colloquio  con  ou  capo  Mo- 
mando — Vento  pestilenziale —  Antichità —  Dgialalaliad  — 
Montagne  nevose  —  li  Biilabagh  ^  Gondamak  —  Pae- 
se   freddo  —  Nimla  —  Modo  di   cnrare  i   cavalli  —  I^ia- 

gdalok Ghildgi    nomadi  —  Scene  pastorali  —  Gole  di 

Lata  Bend  —  Cabul  —  Mohamroed  So^rif ,  nostro  con- 
duttore . 

Capitolo  Qcitfo  —  Cabul     •  137 

II  Kahab  Dgebbar  Kan  —  Preseolazióoe  al  capo  di  Cabul -^ 
Tomba  dell*  imperatore  Baber  —  Cabul  —  Tradizioni  » 
Armeni  —  Divertimenti ,  giardini,  frutti  —  II  Baia  Hissar  — 
Difi*erenza  degli  usi  dell*  Europa  e  dell'  Asia  —  Tontba  di 
Timur  Sctah  —  Segreti  e  alchimia  —Orìgine  degli  Afgha- 
ni—I Kattìn  —  Mercanti  di  Scikarpur  —  Aggiustamento 
relativo  alle  nostre  finanze  —  Incivilimento  —  Facilità  pel 
commercio  . 

Cafitolo  Sesto  —  Le  montagne  nei>ose  dell*  Hindù  Kuch  .   .  »  171 
Partenza  da  Cabul  _  Il   Cafila    Bascì  ^  Dgelraiz  —  Val- 
lala del  fiume  di  Cabul  —  Passo  d*  Uniia  —  Effetto    della 


INDICE  481 

neve  —  Hczaresi  ~  Passo    d'Hadgigak    e  di  Kalii — Ba- 
mìan    e    suoi   colossi  —  Usciamo    dall' Afghanistan  .*  Pas- 
so di  Dandan   Scikan  —  Pietà  degli    Uzbeki  —  Opìaione 
degli  Asiatici  sulP  Europa  —  Passo  di  Kara  Ruttai  —  Av- 
venture   Terribili  Gole  —  Khuiùm  —  Pianure  del   Tur- 
kestan . 
Capitolo  Settimo  —  F'ìaggio  a  Khundiiz  ed  a  Baìhk    .  .  pag.  205 
Difficoltà  a  Khuiiiin  —  Quadro  delle  sventure    del    Moor- 
croH  —  Partenza  per    KhunJuz —  Avventura    notturna  — 
Conto  che    l'autore    rende    di   se    medesimo  —  Impru- 
denza  del   conduttore  —  Modo    di  bevere    il  tè  —  Confe- 
renza col    capo   di   Khunduz  —  Partenza    da    questa    cit- 
tà —  Partenza  da  Khuihm  —  Pericoli  della  strada  di  Balkh  —. 
Miraggio  —  Mazar  —  Tomba    di    Trebeck   —  Arrivo    a 
Balkb. 
Capitolo  Ottavo  —  Balkh  e  continuazione  del  viaggio ...»  233 
Descrizione  di  Batkli —  Monete  trovate    in  questa  Città  — 
Il    Cafìla    Basci  —  Tomba  di     Moorcroft  —   Partenza    da 
Balkh  —L'antica  Battriana  —  Esattezza  di  Quinto  Curzio  — 
Deserto  dei  Turcomani  —  L'Oxus  —  Modo  singolare  di  tra- 
versarlo —  La  Carovana  —  Kir —  Kudak  —  Kirkindglak   — 
Karscev  —  Malattie   nella  carovana  —  Karsan  —  Uzbeki  — 
Arrivo  a  Bukhara  . 

Capitolo  Nowo  —  Buhhara »  261 

Cambiamento  di  vestiario  —  Vìsita  al  ministro  —  II  Regbì- 
stan  o  Gran  B;izar  —  Società  —  Bazar  degli  Schiavi  —  Rigor 
delle  osservanze  religiose  —  Gl'Indiani  —  Bagni —  Confe- 
renza col  ministro  —  lire — Schiavi  Russi — Conoscenze 
fatte  a  Bukhara . 

Capitolo  Decimo  —  Bukhari a *  291 

Descrizione  di  Bukhara  —  Storia  di  questa  città  —  Ri- 
gore dell*  Islamismo  —  Letteratura  dell*  Asia  Centrale  — 
Colloquio  col  Visir  —  Notizia  sopra  Samarcanda  —  Tom- 
ba di  Bahuadin— Antica  città  —  Famìglia  uzbeka  —  Il 
venerdì  a  Bukhara  —Visita  di  Congedo  al  Visir -•  Par- 
tenza . 


vnf. 


60* 


482  INDICE 

C  A  ITOLO  Cndccimo  ^  For  zoio  soggiorno  in  Bukharia  .  .  pag.  319 
n  viaggio  della  Carotana  e  inteiroUo  -^  Assemblea  dei 
mercauti«- Il  paese  (ra  Rukham  e  1' Oxds -~  Col  legamen- 
to coi  Turcomani  —  I  Turcomani  Ersnri  e  U  schiaTt* 
tu  oel  Turkestan  —  Rovine  di  Baykand  _  Marcie  d'Ales- 
sandro Magno  —  Risposta  del  khan  di  Khiva  —  Usanza 
degli  Uzheki  —  Preparativi  di  partenza  —  I^ettere  deì- 
r  India . 

Capitolo  Dodicesimo  -"  P^iaggio  nel  deserto  dei  Turcomani .  »  345 
Si  va  innanzi  verso  1*  Oxus  -*  Dune  _  Vigliaccherìa  de'  ne* 
gozianti  Bukhari  —  L*  Oxus  —  Tsclardgiui  —  Il  deserto  *• 
Schiavi — La  Carovana  .«  Pozzi  di  Bhalgui  Pericoli  del 
deserto  _  Il  miraggio  _  Il  latte  di  camelia  _  Gli  Utcegui 
ed  i  Turcomani  nomadi  ^.  Rovine  di  castelli  ^  Murghah  . 
Campo  turcomano  —  Ufficiali  Khivani  -.  Situazione  pre* 
caria . 

Capitolo  Thedicesimo  —  Contìnua  il  viaggio  nel  deserto  d^ 

Turcomajii »  375 

Il  Murghab  —.  Merva —Allarme -*  Diligenze  dei  Turcomani 
pe'loro  cavalli  —  Il  deserto  -^Vortice  di  vento —  Terre  eie» 
vate  della  Persia  —  Miraggio  —  Pianto  del  deserto  --.Usan- 
ze de*  Turcomani Loro  canzoni  .^  LiOro  case  .^  Loro   fé* 

ste  — Partenza  da  Sciarak  —  Ingresso  in  Persia  —  Muzderap 
ossia  Derhend  — Vicinanze  di  Mesced  —  Schiavi  Ghurkha- 
ni  —  Anarchìa  del  paese  . 

Capitolo  Quattordicesimo  —  Il  Khovassan »  411 

Arrivo  a  Mesced  — Conferenza  con  Khosru  Mirza  _ Sepol- 
cro dell* Imam  Reza—  Tomba  di  ISadir  Sciàh  —Illumina- 
zione—  Partenza  da  Mesced  —  Rutscian  —  Campo  del  prin- 
cipe —  Ufficiali  Europei  —  Abbas  Mirza  —  Progetti  per  I*  av- 
venire —  L'  autore  si  separa  dal  Gerard  . 

Capitolo  Quindicesimo  —  Viaggio  tra    i  Turcomani  del  mar 

Caspio »  455 

Partenza  da  Kutsciàn  —  L'  Atrak  -.  Budginurd  ~  Disci- 
plina Tui-comana  —  Tribii  de*  Ghireili  —  Banda  Turcoma- 
na  —  Turcomani  Goklani  —  Loro  usi  —  Turcomani  del 
Caspio  —  Canti  nazionali  de'  Turcomani  —  Astrabad  ^  Pc- 


INDICE 


4sr> 


ste  sulle  rive  del  mar  Caspio  -1  Giardino  d'  AchraiT-.  Il 
Maxaoderan  —  Abitanti  di  queato  paese . 
CikPtTOLO  Sedicesimo  —  F'iaggio  in  Persia  e  ritorno  a  Bombay 

nelV  India pag. 

Uscita  dal  Mazanderan  —  Gole  di  Gaduk  —  Firuzkoh  ~ 
Un  Kurdo  ^ Teheran  —  L'Autore  è  presentato  al  re—  Par- 
tenza da  Teheran  —  L*  Autore    a*  imbarca  per    1*  India 

Termine  del  viaggio  . 


463 


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JAN  3  0  1939